Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
SOSPENSIONE SENZA STIPENDIO, PREZZI CALMIERATI SUI TAMPONI IN FARMACIA… OBBLIGO ANCHE PER DEPUTATI E SENATORI
Dal 15 ottobre, il Green Pass sarà obbligatorio per andare a lavoro, sia nel pubblico che nel privato.
L’Italia sarà il primo paese europeo a prevedere l’obbligo di certificazione verde nella maggioranza dei luoghi di lavoro.È quanto deciso durante la cabina di regia, riunita in mattinata a Palazzo Chigi, tra il premier Draghi e i rappresentanti delle forze politiche di maggioranza.
I lavoratori del pubblico che saranno obbligati a mostrare il Green Pass per andare a lavoro sono circa 3.2 milioni. Una buona parte di loro, quelli della scuola e il personale sanitario, sono già obbligati ad avere la certificazione.
Ora anche funzionari e impiegati dei ministeri e delle amministrazioni regionali e locali dovranno adeguarsi.
Nell’elenco delle sedi dove l’obbligo sarà in vigore ci saranno anche la presidenza del Consiglio, i ministeri, le autorità indipendenti, l’agenzia delle Entrate, il Demanio, i Monopoli e gli enti di previdenza.
L’obbligo scatterà anche per forze armate, forze dell’ordine e comparto giustizia (magistrati e dipendenti dei tribunali). Anche deputati e senatori, per accedere al Parlamento, dovranno esibire il Green Pass.
Privati
I lavoratori dipendenti nel privato rappresentano la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani, circa 15 milioni. Ed è qui che si vedranno i maggiori effetti dell’obbligo, dato che ad oggi sono quasi 4 milioni i privati che non si sono vaccinati. Numerose le categorie coinvolte: i titolari e i dipendenti di tutti i locali come bar e ristoranti al chiuso, piscine, palestre, cinema e teatri.
C’è anche il capitolo trasporti: la certificazione verde è già obbligatoria per viaggiare su navi, aerei, bus, metropolitane, taxi e treni a lunga percorrenza.
Ora anche quelli che lavorano su questi mezzi dovranno avere il Green Pass. L’obbligo scatterà nelle fabbriche e negli studi professionali (avvocati, architetti ecc.). Le partite IVA e le persone impegnate in attività di volontariato dovrebbero rientrare nel perimetro del decreto. Lo stesso vale per parrucchieri, estetisti, negozianti e artigiani.
Anche i collaboratori domestici, come colf e badanti, dovranno avere il certificato per continuare a lavorare. Lo smart-working è il nodo da chiarire: non è ancora chiaro se il governo imporrà l’obbligo di avere il Green Pass anche ai lavoratori da casa. Ma è chiaro che per chi lavora con la modalità dell’alternanza casa-lavoro, la certificazione sarà obbligatoria. La certificazione verde sarà obbligatoria anche per i lavoratori esterni, sia nel pubblico che nel privato.
Tamponi
I tamponi, necessari per ottenere la certificazione se non si è guariti e non ci si è sottoposti al vaccino, saranno a carico dei lavoratori, non dello Stato. Il governo imporrà alle farmacie un prezzo calmierato, 15 euro, con l’eccezione dei lavoratori sotto i diciotto anni, che dovrebbero pagare 8 euro.
Per ottenere il green pass il test dovrà essere effettuato ogni 72 ore se si tratta di un molecolare, per gli antigenici restano le 48 ore. Tamponi gratuiti per tutti i lavoratori che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi.
Controlli e sanzioni
La procedura di controllo del certificato dovrebbe essere la stessa di quella già adottata nella scuola. Il lavoratore dovrà mostrare il Green Pass insieme ad un documento d’identità al responsabile incaricato del controllo, o al proprio datore.
Per velocizzare i controlli, si utilizzerà una Super App, sul modello di quella utilizzata a scuola. Senza Green Pass non si potrà essere licenziami, ma l’accesso al luogo di lavoro sarà vietato. In quel caso, il dipendente sarà considerato ‘assente ingiustificato’.
Le sanzioni per chi non ha la certificazione verde saranno severe e cambieranno dal pubblico al privato: per il dipendente pubblico senza certificato, trascorsi cinque giorni da assente ingiustificato, scatterà la sospensione senza stipendio.
Per i privati, invece, lo stop al compenso parte dal primo giorno: nel provvedimento si legge che se i lavoratori “comunicano di non essere in possesso della certificazione verde o qualora risultino privi al momento dell’accesso al luogo di lavoro, sono sospesi dalla prestazione lavorativa, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, e, in ogni caso, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento”.
Per chi sarà ‘beccato’ sul luogo di lavoro senza Green Pass, o con una certificazione fasulla, scatteranno multe da 600 a 1500 euro.
I guariti dal Covid non dovranno più attendere 15 giorni dalla prima dose di vaccino anticovid per avere il green pass ma lo otterranno subito dopo la prima somministrazione. L’articolo 4 comma 3 modifica infatti la normativa attuale sostituendo il passaggio in cui si affermava che la certificazione era valida “dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione” con le parole “dalla medesima somministrazione”.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
HA SOSTITUITO L’ALTRO LEGHISTA ADRIATICI, AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER L’OMICIDIO DI YOUNS
L’odio razziale e la violenza sono elementi ormai che la Lega non riesce più a
nascondere, come dimostrano queste chat prima dell’omicidio di Voghera.
“Finché non si comincerà a sparare, sarà sempre peggio”.
E’ quanto scriveva un mese prima dell’omicidio di Youns El Boussettaoui il neo assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera Giancarlo Gabba, leghista, alla sindaca Paola Garlaschelli e ai colleghi di maggioranza, compreso Massimo Adriatici, coinvolto un mese dopo nell’omicidio dell’extracomunitario.
Era il 26 giugno e in una chat interna alla giunta si sta discutendo della centrale piazza San Bovo e di alcuni problemi legati all’ordine pubblico nella cittadina pavese.
Nel botta e risposta, Simona Virgilio, assessore all’Istruzione del Comune di Voghera, segnala ai colleghi: “Davanti all’Africa market mega assembramento con tantissimi individui con bottiglie in mano, non si riesce neanche a passare”.
A rispondere è proprio Giancarlo Gabba, della Lega, che all’epoca ricopriva il ruolo di assessore all’Urbanistica: “Finché non si comincerà a sparare, sarà sempre peggio”.
Interviene a questo punto la sindaca Garlaschelli che chiede se non possa chiamare qualche agente della Polizia Locale. “Temo che anche il buon Massimo (Adriatici) non sappia più come affrontare il problema con i nostri poliziotti”, conclude l’assessore Gabba.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
ORMAI E’ UNA BARZELLETTA, SCAPPA A OGNI INCONTRO
Nuovo confronto per i candidati sindaco di Roma nell’aula Giulio Cesare. Al dibattito, organizzato dalle Acli di Roma e provincia per la presentazione del rapporto Cantiere Italia, hanno partecipato la sindaca Virginia Raggi, Roberto Gualtieri e Carlo Calenda. Assente invece Enrico Michetti, candidato del centrodestra.
«Possiamo fare un cartonato o un comitato `trovateci Michetti´» ha commentato ironicamente Carlo Calenda mentre i fotografi scattavano.
«Ormai è una barzelletta: Enrico Michetti scappa ancora da un confronto. Oggi un’altra volta la sua sedia è vuota. Chiamiamo `Chi l’ha visto?´. Davvero triste che il candidato della Lega Nord fugga da ogni dibattito. #MichettiScappaTour» scrive su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi, postando una foto con gli altri candidati.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
LO PARAGONA AL CERTIFICATO SULLA PUREZZA DELLA RAZZA
Continua il singolare rapporto tra Lega e governo di cui la Lega è azionista,
politicamente parlando. Se Salvini vive ormai da tempo nell’occhio del ciclone, le sue posizioni sono molti giorni di lotta e sempre meno di governo, i leghisti non hanno nessun dubbio invece sulla parte da caldeggiare.
La nuova eroina che paragona la linea del governo a quella di Hitler è Franca Mattiello, prossima consigliera del Comune di Monticello Conte Otto nei pressi di Venezia.
“Parlerò molto volentieri di questioni amministrative quando sarò insediata ufficialmente, ma non di questo – ha detto -. E devo fare un appunto a voi giornalisti, tutti, di carta stampata e televisione: vi siete attaccati come mastini al discorso del Covid, come se non esistesse nient’altro al mondo, come se non si morisse di altro”.
Il paragone come spesso accade non ha nessun senso. In questi anni di Covid in cui lei, la futura consigliera Mattiello inspiegabilmente avrebbe voluto parlare d’altro, il rapporto tra le misure di contenimento della pandemia e il nazismo è stato fatto tante volte. Sempre in maniera inopportuna, sia chiaro.
L’ultima è la vicinanza tra Ahnenpass e green pass.
Il primo è una misura adottata dai nazisti per certificare la purezza della razza negli anni del genocidio degli ebrei, una definizione a volerla tradurre sarebbe quella di certificato genealogico. L’altro, è il green pass.
Mattiello mette sullo stesso piano di uno strumento utilizzato dai nazisti a mo’ di lasciapassare con il nostro certificato. Il tutto in pasto ad un gruppo di complottisti e no vax.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
TOLTO IL SALUTO AD AMICI E PARENTI NO VAX, SONO SOPRATTUTTO I PIU’ GIOVANI
Se vi è scappato di dire o pensare almeno un volta in questi mesi “toglierò il saluto a tutti quelli che conosco che non sono vaccinati” o di essere arrivati alle estreme conseguenze di tagliare davvero i ponti con amici e parenti no vax o boh vax, non sentitevi soli.
D’altronde il personaggio più illustre ad aver adottato questa strategia è Jennifer Aniston, che ha detto in un’intervista di agosto con la rivista InStyle di aver “perso alcune persone nella mia routine settimanale che si sono rifiutate o non hanno rivelato” il loro stato vaccinale.
”È complicato perché ognuno ha diritto alla propria opinione, ma molte opinioni non sono basate su nient’altro che sulla paura o sulla propaganda”, ha detto Aniston, definendo il fatto che ci sia ancora un “gran numero di” persone contrarie alla vaccinazione “un vero peccato”.
Da un recente sondaggio di The Harris Pole, poi, pare che circa 1 terzo degli americani vaccinati abbia optato per la decisione radicale di non rivolgere più la parola a chi ha rifiutato la dose di siero anticovid.
Il sondaggio, condotto dal 10 al 12 settembre tra 1.920 adulti statunitensi, ha rilevato che un 33% degli intervistati vaccinati aveva in qualche modo “tagliato i legami o terminato le relazioni con” almeno alcune persone non vaccinate nella loro vita.
Di questi, l′8% ha affermato di “non avere intenzione di socializzare di nuovo con loro”, l′11% ha dichiarato di aver tagliato i ponti ma che li vedrebbe di nuovo se facessero il vaccino e il 14% parla ancora con la persona non vaccinata, ma non la vedrà di persona.
Un ulteriore 27% ha affermato di non aver tagliato i ponti, ma si dice sconvolto dal fatto che la persona non vaccinata abbia preso questa decisione, mentre il 39% non ha tagliato i ponti e crede che sia una “scelta personale”.
A stupire è che la percentuale più alta di coloro che hanno scelto di prendere provvedimenti nei confronti dei non vaccinati, siano i giovanissimi, i cosiddetti appartenenti alla Generazione Z (il 47% ha in qualche modo tagliato i legami); a seguire i Millennial (53%), i Democratici (46%), le persone che vivono negli Stati Uniti occidentali (43 %), gli americani nelle aree urbane (48%) e gli occupati (42%).
I più grandi psicologi del comportamento che hanno a lungo studiato il fenomeno dei No Vax, ci raccontano che molto spesso dietro la scelta di non vaccinarsi si annida la paura e che non è opportuno argomentare con rabbia le proprie posizione per far loro cambiare idea, quanto cercare di persuaderli con dati di fatto e prove a sostegno della tesi. E infatti, sempre secondo il sondaggio, circa il 41% degli americani ha tentato questa strada prima di gettare la spugna. Il 26%, invece, ha affermato di aver provato ma “di aver rinunciato abbastanza in fretta”.
Tra coloro che hanno provato a parlare con i propri familiari, solo il 18% ha affermato di essere riuscito a convincerli a farsi vaccinare, il 25% ha avuto familiari “ricettivi” e ora stanno considerando la vaccinazione, il 16% ha affermato di aver iniziato una discussione, ma ben il 41% ha dichiarato di non essere disposto a cambiare idea.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
DA FERRERO A LORO PIANA PREMI DA 2.200 E 3.380 EURO AI DIPENDENTI PER GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI
Gratificare i propri dipendenti e stimolarli a lavorare meglio, riconoscendo il loro
valore e impegno. Per riuscirci, oltre agli encomi verbali, esistono i premi di produzione.
Si tratta di gratifiche retributive ai singoli dipendenti erogate per scelta del datore di lavoro o, in taluni casi, previste dal Contratto collettivo nazionale di lavoro per il raggiungimento di specifici obiettivi aziendali
Anche in epoca Covid gli esempi non mancano. Due grandi aziende nostrane, ambasciatrici del made in Italy nel mondo, hanno appena raggiunto un accordo coi sindacati per premiare economicamente i risultati raggiunti dai loro lavoratori. Si tratta di Ferrero e Loro Piana.
La “fabbrica della Nutella” distribuirà ai propri dipendenti in Italia, circa 6 mila tra impiegati ed operai (restano esclusi i dirigenti, ndr) nella busta paga di ottobre un importo medio di circa 2.200 euro (leggermente variabile rispetto alla sede di lavoro). Il premio è determinato dall’andamento di due parametri: il risultato economico, unico per tutta l’azienda (che concorre a determinare il 30% del premio); il risultato gestionale (70% del premio) legato all’andamento specifico di ogni stabilimento.
Nel corso dell’ incontro in videoconferenza, la multinazionale di Alba e i sindacati hanno analizzato gli andamenti di mercato, le prospettive produttive aziendali, i programmi di investimento per gli stabilimenti e le unità aziendali italiane, le tendenze occupazionali nonché le iniziative previste dal vigente Accordo Integrativo Aziendale.
Azienda e sindacati hanno espresso piena soddisfazione per tutte le attività fatte a garanzia della tutela e sicurezza dei lavoratori. In un anno caratterizzato ancora dagli effetti della pandemia Covid 19 – spiega in una nota la Ferrero – l’attenta attuazione di tutte le misure di sicurezza previste dalla legislazione e dai protocolli nazionali, ha consentito a tutti i dipendenti di lavorare in piena sicurezza; l’azienda e le organizzazioni sindacali hanno espresso piena soddisfazione per tutte le attività fatte a garanzia della tutela e sicurezza dei lavoratori.
Premiati invece con 3.380 euro i lavoratori di Loro Piana, principale azienda artigianale al mondo nella lavorazione del cashmere, della vigogna e della lane extrafini.
″È un grande risultato quello raggiunto con la firma del contratto integrativo nel Gruppo Loro Piana, per la prima volta applicato a tutti i 1.500 lavoratori del gruppo in tutti gli stabilimenti del territorio nazionale″. Così Sonia Paoloni, Raffaele Salvatoni, Daniela Piras, segretari nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil commentano l’intesa raggiunta con l’azienda.
Ma per i lavoratori di Loro Piana non finisce qui. Oltre a “consolidare, migliorare ed estendere” il premio di produttività che arriverà a circa 3.880 euro per ogni dipendente, a tutti i lavoratori è stata infatti dedicata grande attenzione al tema dei diritti individuali: raddoppiato il congedo retribuito da 3 a 6 mesi per le vittime di violenza di genere; favorita la genitorialità con 5 giorni di permesso retribuito aggiuntivi rispetto ai termini di legge per il padre per la nascita del figlio; garanzia per il part-time al rientro dalla maternità. Sono stati, inoltre, raddoppiati i permessi studio in funzione della formazione continua del lavoratore. È stato aumentato il contributo al fondo di previdenza complementare dello 0,5% a totale carico dell’azienda.
“Un insieme di miglioramenti normativi – spiegano i sindacati – che rispondono alle richieste contenute nella piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di settore del tessile abbigliamento, sottoscritto il 28 luglio scorso. Miglioramenti questi ancora attesi a livello nazionale ma che rappresentano sicuramente un apripista per le altre aziende e potranno essere inseriti nel prossimo rinnovo contrattuale″, concludono i sindacati.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
CALENDA NON SFONDA E RISPOLVERA UN VECCHIO TORMENTONE, BUONO PER TUTTE LE STAGIONI
Come la storia della Sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno se la piglia.
La “vita politica” di Guido Bertolaso – per scelta sua, a volte, e per quella degli altri – è sempre stata un “vorrei ma non posso” o un “potrei ma non vogliono”.
E dopo che il suo nome era stato fortemente caldeggiato da Matteo Salvini per la sua candidatura a sindaco di Roma, l’ex capo della Protezione Civile torna a essere un tormentone di fine estate. Questa volta a tirarlo in ballo non è il centrodestra, ma Carlo Calenda.
“Vorrei subito Guido Bertolaso commissario straordinario e vicesindaco al decoro urbano. L’ho detto che chiamo soltanto i migliori”.
Un annuncio, che non ha nulla di definitivo, fatto dal leader di Azione – e candidato a Sindaco di Roma – nella sua intervista rilasciata al settimanale “Chi”.
Insomma, dopo il corteggiamento di Salvini respinto al mittente, l’ex capo della Protezione Civile (protagonista anche della gestione della campagna vaccinale in Lombardia) torna a essere un nome spendibile per una possibile giunta capitolina guidata da Calenda.
E potrebbe essere un commissario straordinario o un vicesindaco con delega al decoro urbano. Nella stessa intervista, infatti, il leader di Azione – dopo aver criticato il suo candidato Roman Pastore, reo di apparire in ogni foto con il “pataccone” (un orologio di lusso) sempre in primo piano – ha spiegato uno dei punti forti della sua campagna elettorale: “Tra le prime cose da fare a Roma c’è un piano di pulizia straordinaria, partendo da 5 mila nuovi spazzini presi tra coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza. Il termovalorizzatore dell’Acea. La revisione generale della metropolitana”.
E questi compiti potrebbero finire nelle mani – in caso di vittoria – di Bertolaso. Calenda, inoltre, ha ribadito che non cercherà nessuna alleanza e apparentamento con le forze politiche avversarie al primo turno. Dice che non c’è spazio per il MoVimento 5 Stelle né, tantomeno, con il Partito Democratico. Tutta colpa del reddito di cittadinanza.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
“QUESTA E’ LA MEDICINA, NON FACCIAMO MIRACOLI, MI SPIACE. ALTRIMENTI VADA A LOURDES”
I salotti televisivi sono sempre più una bolgia in cui si chiede un parere su tutto a
tutti. E nell’ultimo anno e mezzo, quello della pandemia, questa tendenza si è acuita sempre più.
Ci siamo trovati davanti a esperti “costretti” a dover discutere con i politici del complotto, smentendo in diretta le loro dichiarazioni, ma anche a trasmissioni che hanno dato spazio a personaggi privi di cultura medico-scientifica che pontificano su vaccini e pseudo-cure.
L’ultimo episodio (per il momento, perché accadrà sicuramente anche nel futuro più prossimo vista questa tendenza) di questo lungo “drama” televisivo ha coinvolto Matteo Bassetti contro Paolo Brosio a Zona Bianca, su Rete4.
“Lo conosce un farmaco che ha il cento per cento di efficacia? Io non lo ho ancora conosciuto. Se lei ce l’ha il farmaco ideale prende il premio Nobel. Perché un antibiotico che funziona al cento per cento non esiste, un anti-tumorale che funziona al cento per cento non esiste, un anti-ipertensivo che funziona al cento per cento non esiste”.
La discussione prosegue per alcuni secondi con Paolo Brosio che mantiene la sua posizione scettica riguardo l’eventualità di un obbligo vaccinale (in discussione da settimane, ma più a livello mediatico che a livello governativo).
Ma il discorso di Bassetti contro Brosio prosegue, con i due che continuano ad accavallarsi senza lasciare spazio l’uno all’altro.
Il giornalista/opinionista televisivo continua a ribadire la sua contrarietà all’obbligo perché sostiene che il vaccino non dia la certezza (al cento per cento, mantra di questo breve estratto) di non infezione – senza sottolineare l’effetto sulla prevenzione delle forme più gravi della malattia Covid -, mentre l’infettivologo prova a spiegare quali siano i principi alla base di ogni prodotto medicale e farmaceutico: “Questa è la medicina, mi spiace. Sennò si va a chiedere il miracolo a Lourdes. E non non facciamo i miracoli”.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile
LE PAROLE DEL PONTEFICE SUL VOLO DI RITORNO DALLA SLOVACCHIA
Da settimane Papa Francesco ribadisce la necessità di sottoporsi al vaccino anti-Covid per liberarci da questa pandemia, ma i suoi appelli sono rimasti inascoltati anche nelle alte sfere del Vaticano.
A parlare dei cardinali no vax è stato lo stesso Pontefice durante il volo di ritorno verso Roma, dopo il viaggio che lo ha portato a visitare Ungheria e Slovacchia.
Le sue parole sui membri della Chiesa che hanno rifiutato l’immunizzazione rappresentano un’aspra critica nei confronti di chi ha deciso di non fidarsi della scienza.
“Anche nel collegio cardinalizio ci sono negazionisti e uno di questi è ricoverato con il virus, ironia della vita. Non so spiegarlo bene, alcuni hanno paura” a vaccinarsi perché i vaccini “non sono sperimentati, ma si deve chiarire e parlare in sincerità. In Vaticano tutti vaccinati, tranne un piccolo gruppetto si deve capire come aiutarli”. Il riferimento è anche al Cardinal Burke, ricoverato da settimane in terapia intensiva dopo aver contratto il Covid.
Il prelato, in alcune sue dichiarazioni pubbliche, si era dichiarato prima no mask e poi contro il vaccino, tirando in ballo la bufala dei feti utilizzati per la produzione dei prodotti anti-Covid.
Poi l’infezione nella settimana di Ferragosto e il ricovero in gravi condizioni in ospedale. Dal Vaticano non sono trapelate ulteriori notizie sulle condizioni di Burke, ma Papa Francesco – rispondendo alle domande dei cronisti sul volo di ritorno dalla Slovacchia, tagli corto con un affondo: “Uno di questi (i negazionisti che fanno parte del collegio cardinalizio, ndr), poveretto, è ricoverato col virus. È l’ironia della vita”.
(da agenzie)
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