Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
L’EUROPARLAMENTARE SUI MEDIA CONTINUA A RIMEDIARE BRUTTE FIGURE
La leghista amata dai negazionisti che è stata zittita in più occasioni dagli esperti per aver sponsorizzato anche l’ivermectina che avvelena gli americani e per aver irriso la morte di un medico per Covid, si dice pronta a lasciare la Lega.
Lo ha detto in una intervista rilasciata al Foglio.
“Sto facendo dei ragionamenti. Mi sono presa qualche giorno per riflettere. Non mi riconosco più nella Lega e, come me, tantissimi elettori. E i risultati si vedranno alle prossime elezioni”.
Insomma, possiamo dire che l’europarlamentare no vax Francesca Donato saluta il Carroccio e se ne va? “Guardi, potrebbe essere tutto. C’è un mondo che si sente deluso da questo atteggiamento della Lega al governo: l’estensione del green pass è una legge fascista”.
E ancora rispondendo all’intervistatore: “Sono calma. E’ che io non sono lo zerbino di Draghi. Non posso stare zitta davanti a chi calpesta i diritti degli italiani”.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
AL PRIMO TURNO L’ULTIMO SONDAGGIO: MICHETTI 27%, GUALTIERI 25%, RAGGI 23%, CALENDA 21,5%
A Roma, come in tanti altri comuni italiani, si voterà per le elezioni amministrative
il prossimo 3 e 4 ottobre. Mancano quindi due settimane esatte, e nonostante la campagna elettorale – soprattutto nella Capitale – sia entrata ampiamente nel vivo, con dibattiti tra i candidati ed eventi a carattere individuale, il programma di Enrico Michetti, che rappresenta il centrodestra nella corsa al Campidoglio, ancora non esiste.
“Ancora non è stato pubblicato, ma il programma c’è”, ha rassicurato l’uomo scelto da Giorgia Meloni. “Abbiamo pubblicato alcune sintesi – ha aggiunto – perché la coalizione è composta da sei partiti e quindi abbiamo davvero smussato gli angoli. Credo che domani mattina lo pubblicheremo”.
Parole che però risalgono allo scorso 14 settembre. Ad oggi, 18 settembre, del programma di Michetti non c’è alcuna traccia.
Lo ha fatto notare un altro candidato al Campidoglio, Carlo Calenda, che sui social ha pubblicato un video in cui, provando ad accedere alla sezione dedicata sul sito di Michetti, si viene rimandati a una schermata con la scritta “pagina in allestimento”. ”Ma vi rendete conto? Davvero vi rendete conto? Un candidato senza programma a 15gg dalle elezioni. Provate a comparare la situazione di Roma con questa presa in giro. Che cosa c’è di serio, onorevole o decente in tutto ciò?”, ha commentato il leader di Azione.
Il candidato del centrodestra ha provato a snocciolare alcuni punti, tra i quali “rimettere in sesto la macchina amministrativa”, “mettere in sicurezza la situazione dei rifiuti, dei trasporti e del decoro urbano” e “dedicarci alla sicurezza”, ma senza un documento per punti in cui vengano spiegate quali siano le priorità e come si intenda perseguirle restano soltanto parole.
In un tempo in cui la politica si basa prima sulla comunicazione e poi sui fatti, una gaffe del genere appare ancora più sconcertante oltre che esemplificativa di quanta leggerezza e sufficienza avvolgano Michetti.
Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per Porta a Porta il suo risultato è stimato tra il 25 e il 29%, mentre il centrosinistra guidato da Roberto Gualtieri sarebbe tra il 23 e il 27%.
Segue il sindaco uscente Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle tra il 21 e il 25%. Infine l’ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda con la sua lista oggi avrebbe tra il 19 e il 23%.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
SPARO’ DALLA FINESTRA A UN LADRO IN FUGA: DOPO AVERLO COLPITO ALLE SPALLE, INVECE CHE CHIAMARE I SOCCORSI LO CARICO’ IN AUTO E LO ABBANDONO’ IN UN FOSSATO… SALVINI: “ANDRO’ A TROVARLO IN CARCERE”. OTTIMA IDEA, COSI’ TI AMBIENTI
Nel 2013 alcuni ladri entrarono nel giardino di Walter Onichini, macellaio padovano di Camponogara, e provarono a rubargli l’auto. L’uomo prese un fucile e sparò contro uno dei malintenzionati, ferendolo. Si trattava del trentenne Elson Ndreca, albanese, che si trovava in Italia illegalmente dopo essere stato espulso.
Successivamente, lo caricò in auto e lo abbandonò in un fosso. Soltanto in un secondo momento diede l’allarme, permettendo ai medici del pronto soccorso di salvargli la vita. Questi sono i fatti, ricostruiti dagli inquirenti ed accertati nel corso di un lungo processo per tentato omicidio al quale la Cassazione pochi giorni fa ha messo definitivamente la parola “fine”: condanna a 4 anni e 11 mesi.
Per Onichini si sono spalancate le porte del carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia, ma la notizia ha fatto anche partire le campagne attive di Lega e Fratelli d’Italia, che si sono ovviamente schierati dalla parte del macellaio invocando la “legittima difesa”.
“Andrò a trovarlo in carcere”, dice il leader della Lega, mentre da Fratelli d’Italia la solidarietà è arrivata ancora più forte.
I senatori Luca De Carlo (coordinatore per il Veneto) e Galeazzo Bignami si sono già recati a Santa Maria Maggiore e il primo ha anche detto di star valutando “se esistono i presupposti per chiedere la grazia”. Facoltà che avrebbe il Presidente della Repubblica, ma che non può essere esercitata durante il semestre bianco.
“Non è tollerabile – ha aggiunto – assistere ancora al paradosso tutto italiano che vede chi si difende in galera e chi delinque in libertà”.
Non è chiaro quale parte del “difendersi” implichi lo sparare una fucilata alle spalle, il caricare un uomo ferito in auto e nasconderlo poi in un fossato. “Volevo portarlo in ospedale ma mi ha minacciato con un cacciavite alla gola”, fu la difesa di Onichini: ma il cacciavite non è mai stato ritrovato, mentre ci sono le prove che l’uomo insieme alla moglie abbia lavato via il sangue dalla macchina e dal cortile prima di chiamare i carabinieri.
La differenza pare ovvia: quello di “tentato omicidio” è un reato ben più grave rispetto al furto, che tra l’altro non fu portato a compimento per le fucilate di Onichini esplose dal balcone che dà sul giardino.
“Non sparare, me ne vado”, fu la frase detta da Ndreca e sentita da un testimone prima che il secondo colpo sparato dal macellaio lo colpisse al fianco. Rimarrà in carcere per almeno un anno: nel 2022 i suoi legali chiederanno la messa in prova ai servizi sociali.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
LA SINDACA PRENDE LE DISTANTE DA CHI DELIRA
“Preferisco morire di Covid che piegarmi al vostro ricatto”. I no-vax si spingono
sempre più in là con le loro strambe teorie sul vaccino e se a farlo è una consigliera comunale la vicenda assume contorni ancora più inquietanti.
A brandire la spada dell’ennesima crociata contro la campagna di immunizzazione questa volta è stata Ilaria Brunelli, consigliera comunale della maggioranza di centrodestra a Bassano del Grappa.
Ha affidato al suo profilo Facebook il ragionamento totalmente insensato e antiscientifico che l’ha portata alla decisione di non farsi somministrare il siero: “Messaggio al governo, ai presidenti di regione e ai loro seguaci – ha scritto – mesi fa valutavo l’idea di vaccinarmi. Ma l’aggressività e la coercizione che adottate sono così abnormi che ho deciso che non mi vaccinerò per nulla al mondo. Lo faccio per me ma soprattutto per gli adolescenti e i giovani a cui il vostro farmaco fa più male che bene”.
Voleva vaccinarsi, in sintesi, ma ha cambiato idea per la “coercizione abnorme adottata”, come se fosse stato imposto un obbligo che in Italia invece non c’è.
La consigliera si è anche detta disposta a rinunciare a tutte le attività che – ad oggi – richiedono il green pass per essere svolte: ristoranti, cinema, teatro, convegni e persino al lavoro.
La sindaca di Bassano Elena Pavan si è immediatamente dissociata dalla posizione della sua capogruppo. “Prendo fermamente le distanze da quanto ha dichiarato Ilaria Brunelli – ha detto – e invito i concittadini a vaccinarsi, come ho fatto io stessa, insieme ai miei familiari. Per quanto riguarda possibili conseguenze politiche si tratta di una presa di posizione individuale che non condivido, ma che non va sovrapposta al ruolo amministrativo”.
Più forte la reazione del Partito Democratico locale, che con un comunicato del responsabile Luigi Tasca ha chiesto alla sindaca di “cacciare Brunelli dalla sua maggioranza qualora la consigliera non chieda scusa e non rettifichi le sue dichiarazioni”.
La consigliera ha successivamente rivendicato quanto affermato, ma ha specificato di essersi espressa a titolo personale: “Lo faccio per i giovani e per la loro libertà, perché sono profondamente contraria al green pass. Non ho scritto che vorrei veder la gente morire, ma che sarei disposta a mettere in gioco la mia vita per un diritto sacrosanto. Non sono contro il vaccino, sono contro la coercizione e contro uno strumento che esercita un ricatto psicologico ed economico sui non vaccinati”.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
POI IN SERATA CERCA DI RIDIMENSIONARE LA MINACCIA
“Se entro lunedì tutti i partiti della coalizione non versano le quote per la campagna elettorale, convoco una conferenza stampa e annuncio che mi ritiro dalla tenzone elettorale. Così non si può andare avanti”. Chi parla è Luca Bernardo, candidato sindaco di Milano del centrodestra. Lo sfogo del direttore del Dipartimento di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli è di venerdì.
Un sonoro registrato inviato alla chat su Whatsapp ai coordinatori delle forze della coalizione, prima di una riunione. Bernardo non usa giri di parole e scandisce: “Se entro questa settimana non arrivano da tutti partiti almeno 50mila euro a testa per andare avanti con la campagna elettorale, che sta costando molto di più, mi ritiro. Ringrazio i partiti che lo hanno già fatto, ma se troverò sul conto corrente della campagna elettorale un riscontro diverso e non vedrò la sintonia da parte di tutti, torno a fare il mio lavoro che mi piace molto”.
Aggiungendo subito dopo. “Non servono telefonate o chiacchiere, io ci sto mettendo la faccia e per questo da un mese sono sotto attacco”.
Contattato al telefono, il candidato sindaco di Milano del centrodestra conferma: “E’ tutto vero, ma si è trattato di un sollecito. Lunedì il nostro mandatario controllerà se i fondi sono arrivati, ma è stato un gioco delle parti, non mi ritiro e non mi arrendo. Nel caso li risolleciterò. Ho solo detto ai partiti che mi appoggiano che se la benzina finisce la macchina si ferma. E come se io andassi a comprare il latte dal lattaio senza soldi”.
La doccia fredda è piovuta sul centrodestra, che ora sta cercando di metterci una pezza. Stando ad alcune indiscrezioni, ad irritare Bernardo sarebbe stato il ritardo con cui Forza Italia e i centristi di Maurizio Lupi starebbero facendo arrivare le loro quote di finanziamento. Circa 30 mila euro a testa, di cui finora solo la Lega avrebbe versato 10mila euro.
Altri dieci dovrebbero arrivare lunedì. Per il centrodestra, il caso si chiuderà entro il fine settimana. Una nuova tegola su Bernardo, che pochi giorni fa ha perso anche il portavoce per “incompatibilità professionale”.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
ESAURITO IL SUO BACINO ELETTORALE DA CUI PESCARE
Sempre al primo posto, ma in calo o in stallo, con lievissime oscillazioni al ribasso.
Gli ultimi sondaggi dipingono così il partito di Giorgia Meloni.
Secondo la supermedia settimanale elaborata da YouTrend per Agi, Fratelli d’Italia ha perso lo 0,4%, attestandosi al 20,3%.
Sempre sul podio, sempre sopra la Lega, ma con un accenno di flessione.
Che sia l’inizio di una discesa o, semplicemente, la conferma di un consenso che si è consolidato? E, soprattutto, le posizioni prese da Giorgia Meloni – apertamente contro il green pass, con qualche occhiolino verso i no vax – giocheranno a suo favore, in prospettiva futura, o saranno un boomerang?
Lasciando un attimo da parte le elezioni – il 2023 è lontano – l’immediato va analizzato anche guardando allo stato di salute degli altri partiti. Lega in primis, dalla quale Fd’I ha rosicchiato più di qualche consenso.
“Al di là dei singoli sondaggi che possono dire poco – spiega all’Huffpost Sofia Ventura, politologa e docente all’Università di Bologna – possiamo sicuramente registrare un elemento: il partito di Giorgia Meloni è stabile da parecchie settimane e per cambiare questa tendenza dovrebbe accadere qualcosa, qualche sconvolgimento”. Che, però, all’orizzonte non si vede.
Così come difficile è immaginare che il consenso per la Meloni possa salire ancora: “Possiamo ipotizzare – continua Ventura – che Fd’I abbia raggiunto il proprio potenziale di voto. Giunti a questo livello, che comunque non è un risultato da poco, è chiaro che ci siano difficoltà ad andare oltre. Una parte dei consensi acquisiti di recente viene dalla Lega e, in misura minore, da M5s e Forza Italia. Evidentemente questa porzione di elettorato è finita”.
L’altra parte dei novelli sostenitori di Giorgia Meloni è da ricercare, però, altrove. Le esternazioni sui vaccini e sul green pass, continua la politologa, “le hanno permesso un’ulteriore avanzata. Possiamo dire con una campagna netta, sistematica, abile, su questi temi, ha raschiato il fondo di quel barile, facendo spostare dalla sua parte molti no vax e no green pass. Ma evidentemente anche quella spinta si sta esaurendo”.
L’elettorato della Meloni, è sempre bene ricordarlo, non è certamente composto da soli scettici nei confronti del vaccino. E, proprio per questo, sottolinea Ventura, il suo atteggiamento “potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, facendo allontanare alcuni sostenitori”.
Non certamente quelli che si identificano nella destra radicale, perché legati a valori di cui comunque Fd’I continua a sventolare la bandiera, ma di chi, pur votando a destra “non ha radici e quindi potrebbe essere infastidito da certe posizioni”.
Ma parliamo, comunque, di cifre residuali: “Da qui al 2023 potrebbe succedere di tutto, ma io credo che confermerà la sua forza elettorale. Non perderà l’elettorato acquisito”. Anche quello più vicino a posizioni complottiste sul virus.
Claudio Cerasa, direttore del Foglio: “Credo che Giorgia Meloni, così come Matteo Salvini, avranno delusioni alle amministrative. Nel lungo periodo non paga la strategia anti Draghi”.
E poco importa se Fratelli d’Italia ha dalla sua chi non condivide le politiche del governo sul Covid, perché “si tratta di una piccola parte di elettori”.
Il giudizio del giornalista sul partito di opposizione è netto: “In un momento in cui l’Italia va verso la crescita, esporsi contro il governo Draghi significa essere disposti a diventare impopolari. E, peggio, venire considerati un riferimento per i no vax significa condannarsi all’irrilevanza”.
Cerasa immagina per Meloni “un futuro poco roseo”. Che, a suo parere, condividerà con quello che nei fatti è il suo rivale leghista: “Entrambi si troveranno di fronte al fatto che per loro il meglio è passato. Per Salvini forse un po’ di più”.
Saranno anche avversari nei sondaggi – oltre ad aver preso strade diverse in relazione al governo Draghi – ma il segretario del Carroccio e la leader di Fd’I sono alleati, insieme con Forza Italia, alle elezioni.
E le prossime politiche, seppur lontane, saranno una sfida. Più per gli equilibri interni che per il risultato finale: “Se dovesse vincere la coalizione di centrodestra – spiega ancora Sofia Ventura – si porrà il problema della premiership. E non sono così sicura che la Lega sia disponibile a lasciarla alla Meloni”.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DELLA USL: “IL CONTAGIO METTE A RISCHIO , ILVACCINO E’ SICURO PER LE DONNE IN GRAVIDANZA”
Tre donne con meno di trent’anni malate di Covid sono state intubate a Treviso. Nessuna di loro era vaccinata. Il direttore dell’Usl Francesco Benazzi: “Il contagio mette a rischio il nascituro, il vaccino è sicuro per le donne in gravidanza mentre il Covid è infido”. La storia è stata raccontata dal Corriere della Sera.
A destare ulteriore preoccupazione nei medici del Ca’ Foncello il fatto che tutte e tre le donne, tutte e tre rigorosamente non vaccinate, sono incinte tra la ventesima e la ventottesima settimana. Le tre donne hanno meno di trent’anni, quindi le statistiche di guarigione sono dalla loro parte, ma i medici non escludono che l’aggravarsi delle condizioni possa portare a un aborto spontaneo. Le tre, tutte di origine nordafricana, si erano presentate in momenti diversi in pronto soccorso con febbre e difficoltà di respirazione contagiate probabilmente nell’ambito familiare. Dopo un breve controllo sono finite nei rispettivi reparti con il casco dell’ossigeno.
Molti gli appelli per sensibilizzare le donne in gravidazna. Quello che sta facendo la differenza è lo spauracchio di sanzioni pesanti per lavoratori e datori di lavoro che non sono in regola con il certificato verde.
Con l’introduzione del decreto legge sul cosiddetto «Total Green Pass» a partire dal 15 ottobre, i centri vaccinali sono stati infatti presi d’assalto. In meno di 48 ore le prenotazioni nella provincia di Treviso sono aumentate del 40% crescendo al ritmo di circa 300 richieste al giorno. Alla luce di questi numeri entro il 30 settembre dovrebbe essere immunizzato oltre il 74% della popolazione trevigiana comprendendo anche i bambini sotto i 12 anni e le persone che non si possono vaccinare.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
CORTEI NON AUTORIZZATI MANOVRATI DA ESTREMISTI DI VARIO COLORE E COMPARSE CON SERI PROBLEMI DI ADEGUAMENTO AL MONDO CIVILE, LA POLIZIA STA A GUARDARE
«Avanti tutta finché la dittatura non sarà distrutta». Questa una delle frasi urlate
dal corteo di No Green pass e No vax riunito a Milano per protestare contro l’estensione dell’obbligo della Carta verde e contro i vaccini.
Da piazza del Duomo la marcia non autorizzata si è diretta in Via Orefici per poi giungere in via Dante. L’obiettivo era quello di congiungersi con la manifestazione autorizzata all’Arco della Pace, provocando nel frattempo non pochi disagi al traffico e ai mezzi pubblici diretti in centro e bloccati.
La sfilata di protesta però ha sfidato le direttive della questura non fermandosi all’Arco ma continuando a marciare verso la sede milanese della Rai in corso Sempione.
La rabbia dei manifestanti si era espressa nelle ultime ore sui gruppi Telegram dopo l’iscrizione nel registro degli indagati delle 29 persone che lo scorso sabato 11 settembre avevano preso parte alle stesse proteste documentate anche da Open.
A questo proposito la questura di Milano aveva prescritto per le proteste di oggi 18 settembre che le manifestazioni No Green pass avvenissero solo in forma statica in piazza Sempione. Ma in circa 3 mila hanno sfidato il divieto. L’allerta è massima, soprattutto per le modalità di azione diffuse nei gruppi online «no dittatura»: «Secchi di benzina contro gli agenti».
Anche a Roma il gruppo di No Green Pass sfila per le strade della capitale soprattutto contro l’ultima decisione del governo di estendere l’obbligo di Carta verde nei posti di lavoro pubblici e privati. Al grido di «Rivoluzione» i manifestanti continuano a marciare alla presenza delle autorità presenti sul luogo della manifestazione. «Libertà di salute, libertà di pensiero, libertà di lavoro, no al Green pass», ha continuato a gridare la folla.
Dopo un presidio iniziato a metà pomeriggio, il corteo dei No Green pass a Torino è partito da Piazza Castello contando circa un migliaio di partecipanti. La folla chiede «un processo come a Norimberga» per tutti i creatori della «dittatura sanitaria paragonabile al nazismo».
Sventolando bandiere tricolore, la folla ha sfilato alla presenza anche dei banchetti allestiti dagli anarchici e dagli antagonisti delle case occupate torinesi per la vendita di materiale di «controinformazione».
Dopo poco tempo il furgone degli anarchici è passato in testa al corteo con microfoni e casse acustiche. «Ora più che mai è necessario alimentare sacche di disobbedienza e resistenza» hanno detto gli esponenti del movimento No Tav, anche loro presenti in piazza.
A Padova il corteo dei No vax e No Green pass grida: «Giù le mani dai bambini». Il riferimento è alle ultime dichiarazioni degli enti regolatori, sia americano che europeo, sull’imminente via libera per la somministrazione dei vaccini a mRna anche nei giovanissimi dai 6 mesi fino agli 11 anni d’età.
In piazza Costituzione a Cagliari i No vax e no Green pass si sono riuniti inveendo contro «i giornalisti corrotti» e invocando per loro il perdono «perché non siamo demoni ma spiriti di luce».
La manifestazione è continuata con gli slogan antiscientifici e anti governo. «Non siamo cavie», hanno gridato i presenti, rimasti orfani del loro solito luogo di raduno in piazza Garibaldi dove invece è stato organizzato un open night vaccinale.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2021 Riccardo Fucile
RISPONDONO IN 10.000 ALLA MOBILITAZIONE PER I 500 OPERAI LICENZIATI DALL’AZIENDA INGLESE
La storia che ha portato migliaia di persone a manifestare tra le vie di Campi Bisenzio (provincia di Firenze) è cominciata il 9 luglio.
È questo il giorno in cui 422 lettere di licenziamento sono arrivate agli operai della Gkn, una fabbrica di componenti di automobili gestita da una multinazionale con sede a Redditch, Inghilterra.
Nelle lettere si certificava di fatto la chiusura della fabbrica. Le motivazioni sono tutte di tipo economico: «Totale disequilibrio tra costo di produzione e valore di vendita», dice la lettera. E da qui che è cominciata l’occupazione della fabbrica: gli operai hanno deciso di aprire un’assemblea permanente.
Un modo per tenere presidiata la struttura e impedire che lo stabilimento venga smantellato. «Se davvero qui chiuderà tutto sarà difficile riciclarsi, molti di noi sono ultracinquantenni», spiegano i lavoratori al quotidiano La Nazione.
Da qui è cominciata una protesta arrivata fino alla manifestazione di Campi Bisenzio di oggi. Oltre 10 mila persone sono arrivate per dimostrare solidarietà agli operai licenziati che nel frattempo sono arrivati a 500. Non solo.
Le voci della protesta chiedono di rimettere al centro del dibattito politico i diritti dei lavoratori: «Allo stato attuale noi respingiamo la richiesta che l’azienda fa di cassa integrazione per cessazione. La Gkn è un’azienda che va bene, che ha commesse, è un’operazione finanziaria dettata da un fondo», spiega Francesca Re David, segretaria della Fiom. In testa al corteo lo striscione originale della 22° Brigata Garibaldi “Vittorio Sinigalia”, una scritta bianca su sfondo rosso diventata lo slogan di questa vertenza: «Insorgiamo».
Le reazioni politiche e la fabbrica chiusa per Conte
Il 16 settembre l’ex premier e ora capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte è arrivato a Campi Bisenzio per entrare nella fabbrica a parlare con gli operai. I responsabili della protesta hanno deciso di non farlo entrare: «Dal 4 agosto non abbiamo avuto più notizie dal governo. Vogliamo la sospensione della procedura di licenziamento. Poi si discute il resto», ha spiegato Matteo Moretti della Rsu di Gkn. Intanto sono parecchi gli amministratori locali che si sono schierati a favore degli operai.
Il sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi ha firmato un’ordinanza per impedire ai camion di avvicinarsi alla fabbrica, così da ostacolare lo smantellamento: «Voglio dare un segnale amministrativo e politico chiaro che non accettiamo lo smantellamento dello stabilimento da parte della proprietà».
Il supporto è arrivato anche dal ministro del lavoro Andrea Orlando: «Ho sentito il sindaco di Campi Bisenzio e i miei uffici hanno contattato i sindacati, il Mise si sta muovendo per verificare le condizioni in cui è avvenuto l’episodio, ma si tratta di modalità che non possono essere accettate e su cui bisogna trovare tutti gli elementi per scongiurarle».
Il minuto di silenzio per l’operaio morto
La manifestazione è cominciata con un minuto di silenzio. A Campi Bisenzio la sera di venerdì 17 settembre un uomo è morto sul posto di lavoro. Giuseppe Siino aveva 48 anni e lavorava alla Alma, un’azienda specializzata nella produzione di moquette. Dalle prime ricostruzioni sembra che l’uomo sia stato schiacciato da un rullo poco dopo le 21. Il macchinario è stato subito messo sotto sequestro. Giuseppe Siino aveva una moglie e una figlia di 13 anni.
(da Open)
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