Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
DECINE DI PAGINE PRELEVATE DIRETTAMENTE DAI PROGRAMMI DI ALEMANNO, MELONI, PARISI, DRAGHI E BLOG VARI
A meno di dieci giorni dalle elezioni, continua a far discutere il programma elettorale di Enrico Michetti. Secondo quanto riportato Domani il documento, pubblicato sul sito del candidato del centodestra a sindaco di Roma dopo un’attesa di settimane, risulterebbe in larga parte copiato dalle fonti più disparate.
Usando un’applicazione antiplagio, il quotidiano ha scoperto che le 121 pagine che conterrebbero le idee di Michetti per la città comprendono decine di parti prelevate direttamente da programmi di Gianni Alemanno e Giorgia Meloni, oltre che diversi siti e blog.
Il software Turnitn, usato per scoprire i plagi in ambito accademico, indica che oltre il 13 percento delle parole usate nel programma sono copiate senza indicare la fonte originaria.
Il documento, articolato in 22 sezioni che vanno da “Roma Capitale tra le capitali del mondo” a “Roma capitale amica degli animali”, contiene anche una frase copiata direttamente dal discorso di insediamento di Mario Draghi, nella parte sul pubblico impiego. Secondo il presidente del Consiglio, e anche Michetti, la formazione dei dipendenti pubblici avverrà “anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati”.
Nel suo programma l’avvocato, diventato celebre per i suoi interventi all’emittente locale Radio Radio, copia anche parti del programma del centrodestra per le elezioni comunali di Milano nel 2016.
Nelle sezioni dedicate alla sicurezza e alla famiglia Michetti copia infatti il programma di Stefano Parisi, uscito sconfitto nel confronto da Beppe Sala nel voto di cinque anni fa.
Anche la sconfitta di Alemanno nel 2013 offre ispirazione a Michetti, che ha prelevato diverse proposte dal programma dell’ultimo sindaco del centrodestra, sotto processo per traffico di influenze illecite, come la costruzione di un “secondo polo turistico”, la lotta all’evasione fiscale e la razionalizzazione della spesa.
Tra le parti originali, si distingue la proposta di organizzare incontri con gladiatori e crociati nel centro storico. “È possibile organizzare scene quotidiane con i crociati a Castel Sant’Angelo, Guardie medievali in giro per Trastevere, scuola di gladiatori di fronte al Colosseo, simulazione dell’uccisione di Giulio Cesare in Largo Argentina dove ricevette i colpi da Bruto, carri di musici rinascimentali, ricostruzione dei trionfi dei comandanti all’Arco di Costantino, processioni di vestali”, riporta il programma di Michetti nella sezione dedicata alle proposte culturali.
Il programma elettorale è stato pubblicato solo lunedì scorso sul sito della campagna elettorale, dove prima non era accessibile, dopo la polemica scatenata dall’altro candidato sindaco Carlo Calenda. “Una presa in giro dei cittadini così non me la ricordo”, ha dichiarato il leader di Azione, che aveva diffuso sui social un video che mostra il tentativo di un utente di trovare, senza successo, le proposte di Michetti. Secondo il candidato espresso da Fratelli d’Italia e sostenuto da Lega e Forza Italia, il programma era già stato depositato presso il comune in occasione della presentazione delle liste.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
“NESSUNA IMPRESA E’ MAI FALLITA PER UNA PATRIMONIALE”
Stefanie Bremer ha ereditato 10 milioni di euro a soli 32 anni. Esponente di
Taxmenow, un movimento di giovani milionari tedeschi, austriaci e svizzeri che hanno deciso di denunciare i propri privilegi fiscali, chiede di aumentare le imposte sui grandi capitali per colmare le disuguaglianze e finanziare investimenti green. “Nessuna impresa è mai fallita e nessuno è finito sul lastrico per una patrimoniale”, dichiara Stefanie
“Anche se una persona lavora giorno e notte con molta probabilità non diventerà mai ricca come lo siamo noi. Il mito che se lavori duramente, non prendi vacanze e non spendi troppo potrai arrivare alla condizione in cui alcuni di noi sono semplicemente nati, è una leggenda”.
A rompere il silenzio, in un’intervista pubblicata sul secondo numero del settimanale di The Post Internazionale – TPI sui privilegi dei super ricchi in Germania è l’ereditiera tedesca Stefanie Bremer, che insieme al movimento di milionari #Taxmenow si batte per l’aumento delle tasse di successione e l’introduzione di una patrimoniale per finanziare lo Stato sociale.
“La ricchezza viene generata grazie ai servizi che offre il pubblico: i camion che consegnano i prodotti delle aziende infatti viaggiano su strade costruite dallo Stato, le aziende impiegano persone formate in scuole o università statali, la loro salute dipende dai medici e dagli ospedali e via dicendo”.
Quando si tratta di pagare le tasse però, più sei ricco e meno paghi e questo Bremer lo racconta chiaramente.
“I ricchi possono permettersi un consulente fiscale qualcuno che spieghi loro come evitare di pagare le tasse, mentre le persone a reddito medio-basso le pagano e basta”. Il fenomeno della disuguaglianza sociale si è rafforzato anche in Germania durante la pandemia.
Oggi l’uno per cento della popolazione tedesca possiede il 35 per cento della ricchezza.
Siamo lontani dai dati più preoccupanti provenienti da Oltreoceano, ma se anche in un Paese come la Germania le disuguaglianze si allargano allora il problema non è da sottovalutare.
(da TPI)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
GOVERNISTI E MOVIMENTISTI: LA NUOVA MAPPA INTERNA DELLA LEGA
Governisti contro movimentisti. L’estensione del Green pass è stata l’occasione per far esplodere definitivamente i contrasti all’interno della Lega. In mezzo c’è finito il leader, Matteo Salvini, diventato di colpo bersaglio di due fuochi amici. In bilico tra la ricucitura e lo strappo definitivo.
Da un lato, come accennato ci sono i governisti, più vicini al mondo imprenditoriale, dall’altro i sostenitori di un partito a carattere nazionale, fedele allo schema promosso da Salvini. Sono pretoriani dell’euroscetticismo, critici contro le restrizioni imposte dalla pandemia.
E intanto, mentre la disputa si infiamma, la Lega perde pezzi. L’ultima in ordine cronologico a salutare la compagnia è stata l’eurodeputata Francesca Donato. Emblema di un affanno ormai chiaro a tutti.
A gettare acqua sul fuoco, ha provato il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari. La sua nota è arrivata soltanto il giorno dopo le assenze leghiste al voto di fiducia sul decreto legge che estendeva il Green pass. La tesi di difesa sosteneva che la maggioranza dei deputati avesse partecipato al voto. Il ritardo, tuttavia, non è passato inosservato.
Sebbene ogni spiffero di divisione venga rispedito in fretta al mittente, come è stato ribadito a Tag43: «Nessuna scissione all’orizzonte, su certi temi c’è una diversità di vedute. Ma nient’altro». Salvini resta leader, dunque. Tra i corridoi della Camera, però, il futuro provano a ipotizzarlo diversi leghisti, in discorsi spesso condivisi con gli alleati di Forza Italia che recitano più o meno così: «Dopo le Amministrative ci sarà un Salvini più moderato, in stile Giorgetti. Non ha alternative di fronte alle richieste del mondo produttivo»
Giancarlo Giorgetti, l’opera del leghista di governo
E Giancarlo Giorgetti è sicuramente il principale esponente della Lega di governo, il regista dell’operazione che sta portando il Carroccio su posizioni meno intransigenti. Da ministro dello Sviluppo economico, è grande sponsor dell’esecutivo guidato da Mario Draghi e benedetto, ancora una volta, da Confindustria e dal mondo produttivo settentrionale.
Tra Giorgetti e il presidente del Consiglio «c’è una grande stima reciproca», raccontano da Palazzo Chigi, e un feeling che si sta sempre più consolidando. Il numero uno del Mise può contare su solide sponde all’interno del Consiglio dei ministri.
Anche il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, è allineato sulle posizioni giorgettiane, che respingono le tentazioni di avvicinarsi alla galassia no-pass.
La ripresa del turismo passa proprio dalle tutele introdotte dalla certificazione. Erika Stefani, ministra per la Disabilità, è un’altra sostenitrice dell’azione di Draghi sulla pandemia, insieme alle sottosegretarie, Vannia Gava, e Tiziana Nisini.
Ma la vera forza è rappresentata dai presidenti di Regione. Su tutti c’è Luca Zaia, presidente del Veneto, che ha scandito: «Il Green pass è libertà». Parole che lo hanno messo dall’altra parte della barricata rispetto a Salvini. Tanto che prendono forma le voci di una possibile sfida congressuale, al momento smentita dal diretto interessato.
Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, non è certo più tenero: «Nessuno spazio ai no-vax nella Lega», ha sottolineato. Anche il numero uno della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha benedetto il certificato: «È una garanzia per l’economia». Insomma, i principali titolari di incarichi di governo, dal nazionale al locale, sono schierati a favore delle misure volute Draghi. E non solo.
La storica graniticità dei gruppi parlamentari, infatti, sta venendo meno.
Alla Camera il capogruppo Molinari, nonostante la necessità di fare equilibrismo, è annoverato tra gli uomini di Giorgetti, stesso discorso per il presidente dei senatori, Massimiliano Romeo.
A Montecitorio Cristian Invernizzi e Massimiliano Panizzut sono sostenitori dell’ala istituzionale di Giorgetti, così come al Senato l’ex grillino Stefano Lucidi e il sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio.
In questo caso però si cerca la mediazione: «Il green pass non è la soluzione a tutto». E questi sono solo i nomi principali, che si sono comunque esposti sulla questione. Molti altri, soprattutto eletti al Nord, sono allineati alle idee di Giorgetti. È il caso di Paolo Grimoldi.
Claudio Borghi, capofila di euroscettici e no Green pass
Ma la spaccatura c’è, eccome. L’ala sovranista, quella che continua a essere anche euroscettica, mastica amaro. Il deputato Claudio Borghi, legato politicamente alla Donato, è il capofila dei critici verso l’estensione del green pass. Ed è uno dei volti mediatici della protesta e del dissenso interno.
Tra quelli che, secondo quanto si vocifera, inizia a credere sia meglio la scissione, come scritto in una conversazione interna da Marco Zanni, capogruppo della Lega nell’Europarlamento.
Al fianco di Borghi, proprio come è stato nelle battaglie contro l’euro, c’è il senatore Alberto Bagnai. A Palazzo Madama siede inoltre Roberta Ferrero, organizzatrice di un convegno in cui sono state illustrate le cure alternative al Covid-19. Tra cui l’impiego dell’antiparassitario ivermectina.
L’ex sottosegretario, durante il primo governo Conte, Armando Siri rientra nelle fila dei contrari alla certificazione ed è a pieno titolo nell’ala movimentista. Altri nomi forse meno noti, ma altrettanto ostili, sono quelli di Matteo Micheli, Guido De Martini, Vito Comencini, Alessandro Pagano e Dimitri Coin.
E in mezzo chi c’è? Di sicuro il deputato ligure Edoardo Rixi, che cerca un punto di caduta, affiancando Salvini, che, dal canto suo, vorrebbe sposare la causa sovranista, ma si ritrova a dover seguire i governisti. Vicino al leader, nonostante tutto, rimangono i fedelissimi: Lorenzo Fontana, Claudio Durigon, Igor Iezzi e Dario Galli. Quelli che seguirebbero ovunque il loro capitano.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
LE MOTIVAZIONI NELL’ORDINANZA DI ARRESTO
Pensavano a comprarsi un’auto nuova e a programmare le vacanze, oltre a
congratularsi tra loro per i soldi che avrebbero avuto.
È quanto emerge dall’ordinanza del Gip di Brescia che ha ordinato l’arresto per due delle tre figlie di Laura Ziliani, l’ex vigilessa del Bresciano il cui cadavere è stato trovato dopo tre mesi dalla scomparsa.
Si tratta di Silvia e Paola Zani, una impiegata e l’altra studentessa. A finire in carcere anche il fidanzato della figlia maggiore, Mirto Milani.
La donna è scomparsa da Temù, in provincia di Brescia, l′8 maggio e il suo cadavere è stato ritrovato tre mesi dopo tra la boscaglia non lontana dal paesino. Secondo il giudice i tre sospettati dell’omicidio hanno mostrato un’efficienza criminale e una “freddezza non comune” nel commettere un fatto di “indicibile gravità” per un movente “esclusivamente economico”. Insomma, l’unico obiettivo era impadronirsi del patrimonio della vittima.
Dalla ricostruzione del gip e dall’indagine della Procura di Brescia, l’omicidio della Ziliani è stato premeditato con largo anticipo.
Infatti il fidanzato della sorella maggiore, prima della scomparsa della vittima ha fatto ricerche online su come uccidere le persone e come compiere “delitti perfetti”. Questa lunga preparazione, secondo il giudice, ha permesso agli indagati di celare per lungo tempo la morte della donna e di depistare le indagini a loro carico”.
Secondo gli inquirenti la notte tra il 7 e l′8 maggio 2021, Silvia – insieme alla sorella Paola e a Mirto – avrebbe “somministrato alla madre del bromazepan, sostanza di cui i tre avevano la disponibilità. Secondo gli investigatori, quando la vittima è stata uccisa, si trovava sotto l’influenza di tale composto idoneo a compromettere le capacità difensive.
E proprio durante una perquisizione in casa delle due sorelle che condividono l’appartamento con Mirto Milani, è stato trovato un flacone contenente Bromazepan Sandoz pieno fino ad un terzo.
Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che Silvia se lo era procurato nella casa di riposo dove lavora e l’aveva provato per vederne gli effetti riferendo “alla sorella di essere stata malissimo e di non voler ripetere l’esperienza”.
Ma c’è di più, secondo l’ordinanza del gip, i tre già avevano tentato di avvelenare la donna. Infatti la richiesta di arresto per i sospettati “dedica un paragrafo al malore che Laura Ziliani ha avuto dopo una passeggiata molto impegnativa in Presena, occorsa alla metà di aprile, cui era seguita una cena a Temù durante la quale, secondo l’ipotesi accusatoria, la stessa era stata avvelenata dagli odierni indagati con una tisana”.
A sostegno di questa ipotesi “sono state richiamate le dichiarazioni del compagno Riccardo Lorenzi e del vicino di casa Giuseppe Ruscelli circa le condizioni del tutto anomale nelle quali versava la Ziliani a distanza di due giorni dalla cena in questione” che “dimostrano come l’episodio in questione altro non fosse che il prodromo dell’omicidio, consumatosi nella notte dell′8 maggio 2021”.
Per il gip l’arresto è stato inevitabile perché, spiega nell’ordinanza, “il pericolo di reiterazione del reato contestato risulta non solo dalla eclatante gravità del fatto, ma altresì dalla efficienza criminale dimostrata dagli odierni indagati i quali, in una sola notte, si sono liberati del cadavere della vittima e, il mattino successivo, hanno iniziato a chiamare i soccorsi e portato avanti una ricostruzione del tutto alternativa dei fatti, anche a fronte delle indagini dei Carabinieri, dimostrando una non comune freddezza a dispetto della giovane età e dell’incensuratezza”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA RIVELAZIONE DEL SETTIMANALE TPI CHE PUBBLICA LE CHAT CHE PROVANO L’APPOGGIO ALLE ELEZIONI EUROPEE DEL 2019
Michetti chi? Quello che votava Gualtieri.
Proprio così, i due candidati a sindaco di Roma che, secondo i sondaggi, si giocheranno l’elezione al ballottaggio del 18 ottobre sono stati fino a poco tempo fa “quasi amici”.
Nel 2019, infatti, il candidato del centrodestra sostenne l’ex ministro del Pd alle elezioni Europee.
La clamorosa rivelazione è di The Post Internazionale (Tpi) che nel nuovo numero del settimanale in edicola da oggi pubblica in esclusiva le chat con l’endorsement di Michetti fatto a un uomo dello staff di Gualtieri.
Dai testi su WhatsApp si vede che Enrico Michetti non solo si fece inviare il materiale elettorale dell’allora eurocandidato dem presso la sede della Gazzetta amministrativa (la piattaforma online da lui fondata che si occupa di pubblica amministrazione), ma addirittura assicurò al suo attuale avversario come minimo “una cinquantina di voti”.
In questa vicenda quella “cinquantina di voti” garantiti da Michetti sicuramente ha pesato poco in termini aritmetici, ma molto in termini politici.
A una settimana dalle elezioni nella Capitale, l’ennesima gaffe (oltre al programma pubblicato sul sito in terribile ritardo e le fughe continue dai dibattiti pubblici) del candidato scelto e fortemente voluto da Giorgia Meloni potrebbe costargli cara.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
IL MINISTRO FINANZIA LA LEGA NORD INSIEME A GARAVAGLIA E CALDEROLI. I CONTIGUI A SALVINI VERSANO A “LEGA SALVINI PREMIER”
I ministri Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia, ma anche Roberto
Calderoli, da una parte, che versano per la vecchia Lega Nord.
Ogni mese, puntualmente, entrano nelle casse del partito i bonifici da tremila euro. Sull’altro fronte c’è invece il leader Matteo Salvini, con la maggioranza dei dirigenti, che destinano il contributo economico al partito gemello, la Lega per Salvini premier: stessa cifra, ma soggetto e simbolo diverso, seppure sotto lo stesso tetto politico, guidato sempre dal Capitano.
Un’evidenza che sancisce l’esistenza pratica delle due leghe, una che guarda al nord, al ceto produttivo ed è fervente sostenitrice del governo Draghi, fino ad applaudire all’introduzione e all’estensione del green pass. E l’altra Lega che porta avanti posizioni sovraniste, dalle battaglie no-euro (poi accantonate) a quelle più recenti contro le restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19.
Non a caso, proprio sul rafforzamento della certificazione verde, c’è stata una lacerazione. Tanto che l’eurodeputata Francesca Donato ha deciso di uscire dal partito (leggi l’articolo), attaccando: “Prevale la linea di Giorgetti”. Troppo per le sue posizioni contrarie vicine ai no-vax. A condividere le sue idee ci sono tanti altri malpancisti, a cominciare dal deputato Claudio Borghi e del senatore Alberto Bagnai, che però sono ancora nella Lega.
Così se l’ipotesi di strappo definitivo è stata rinviata dopo i ballottaggi per le Amministrative, la scissione leghista potrebbe essere già iniziata nelle casse, nei soldi versati mensilmente dai parlamentari.
La Lega, infatti, riceve tremila euro, ogni mese, dagli eletti, per rimpinguare i bilanci e consentire le attività politiche. Una pratica comune a tutti i partiti. Ma nel caso specifico esistono due diversi soggetti: la Lega Nord, fondata da Umberto Bossi nel 1991, e la Lega per Salvini premier, creata nel 2017, sull’onda dell’ambizione di diventare un partito nazionale.
Di fatto la Lega Nord, il vecchio Carroccio, è diventata la bad company, con il fardello dell’inchiesta sui 49 milioni di euro (che stando alle ultime notizie potrebbe essere archiviata) ed emblema di un progetto superato politicamente dopo il posizionamento sovranista di Salvini. Che per questo ha fondato l’altro soggetto, rifacendo tutto da zero. Così, da anni, la Lega Nord ha perso il sostegno economico dei parlamentari, vedendo diminuire costantemente gli introiti. Alcuni, però, non hanno mai fatto mancare il loro supporto: tra loro ci sono Giorgetti e Garavaglia.
I due ministri, oggi indicati come il motore dell’ala governista, dal 2019 (da quando vengono rendiconti i versamenti) hanno sempre creduto nel vecchio Carroccio. Tuttora, mentre sibilano i venti di scissione, versano i soldi alla struttura partitica che fu di Bossi, tenendola di fatto in vita.
E insieme a loro figurano altri esponenti leghisti: sorprende che il tesoriere del partito, Giulio Centemero, si accodi con il contributo alla Lega Nord. Altri nomi di rilievo sono il deputato Igor Iezzi, il senatore Roberto Calderoli e gli europarlamentari Angelo Ciocca e Mara Bizzotto.
Al di là dei nomi, i numeri parlano chiaro: solo a luglio sono arrivati circa 60mila euro nelle casse del vecchio Carroccio, grazie ai versamenti di Giorgetti&Co. Cifre che sicuramente non possono competere con la Lega per Salvini premier, che invece può contare sulle donazioni della stragrande parte degli eletti leghisti.
Una lunga lista che include Borghi e Bagnai, ma anche tanti altri, come i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. E chissà che tra le due leghe, alla fine, non si arrivi a una separazione. Del resto i simboli diversi già sono a disposizione: non ci sarebbe bisogno di rifare un partito daccapo.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
GIORGETTI E ZAIA NON LO SOPPORTAVANO PIU’
Il Casaleggio di Salvini lascia. Luca Morisi, professore a contratto all’università di Verona e creatore della “Bestia” del Capitano, ovvero la squadra di comunicatori che ha aiutato sui social network il segretario della Lega con Alessandro Paganella negli ultimi anni e direttore del web della Lega, ha deciso di lasciare l’incarico.
«Ringrazio tutti per l’interesse e l’amicizia: sto bene, non c’è alcun problema politico, in questo periodo ho solo la necessità di staccare per un po’ di tempo per questioni famigliari», ha fatto sapere lui in un messaggio in chat.
Ma dietro le parole di circostanza ci sono due spiegazioni diverse che circolano nel Carroccio per la decisione dell’ex guru del web. Che non è improvvisa anche se è stato improvviso l’annuncio arrivato ieri, mentre nella Lega ancora si discuteva dell’addio di Francesca Donato.
La prima spiegazione sussurrata in queste ore è che Morisi fosse a disagio nel sostenere la linea No vax (o meglio: Free Vax, qualunque cosa ciò voglia dire) del Capitano.
Secondo fonti interne al Carroccio citate ieri dall’agenzia di stampa AdnKronos Morisi non condivideva le ambiguità sulla vaccinazione anti-Covid portate avanti da una parte dei leghisti, contrari anche al Green pass. Da qui, secondo alcuni, la decisione di scendere dalla nave del Capitano.
Mollando la macchina di propaganda online che negli anni era cresciuta dai 18 mila ai 4 milioni e mezzo di fans. Riuscendo anche nell’impresa – non così scontata, visto che di regola essere famosi su Facebook è come essere ricchi a Monopoli – di capitalizzare il risultato in voti nelle elezioni europee del 2019 che hanno incoronato il Carroccio come primo partito d’Italia.
Consigliere provinciale della Lega Nord dal 1993 al 1997, Morisi aveva abbandonato la politica per dedicarsi all’insegnamento (è laureato in filosofia e teneva un corso di informatica filosofica). Poi nel 2015 la folgorazione sulla via di Matteo e la costruzione della gioiosa macchina da guerra dei social network che a colpi di «invasioni» dei migranti e di «risorse boldriniane» era arrivata fino al ministero dell’Interno, con emolumenti di tutto rispetto per Morisi (65 mila euro l’anno) e il suo socio Paganella (85 mila).
Negli ultimi due anni la Bestia ha speso 400 mila euro in sponsorizzazioni su Facebook. E ha trovato una sede piuttosto curiosa: via delle Botteghe Oscure a Roma, sede del sindacato Ugl ma soprattutto ex storico indirizzo della segreteria del Partito Comunista Italiano. Con un contratto pagato dal gruppo della Lega in Senato
Vittima dei No vax o dei governatori?
Ma perché Morisi ha mollato Salvini? «Era nell’aria da un po’, da tempo si era allontanato anche come presenza fisica — racconta a Repubblica un leghista di lunga data e ben addentro all’inner circle di Salvini — . Essendo una persona estremamente intelligente e sensibile Morisi ha capito che un ciclo era finito. E ne ha tratto le conseguenze».
Quello che non è chiaro è se il guru di Salvini abbia anche lasciato l’incarico nella segreteria della Lega che ricopre dal 2020. E proprio facendo leva su questo oggi La Stampa fornisce un’altra chiave di lettura al gesto di Morisi.
Il quotidiano spiega che tra gli uomini della vecchia guardia del Nord vicini a Giancarlo Giorgetti, quando si cercavano le cause delle difficoltà del Carroccio, il nome di Morisi veniva scandito con insistenza. In molti lo volevano fuori dalla Lega.
E nell’ultima settimana, nelle varie interlocuzioni tra Giorgetti e i governatori leghisti – secondo quanto risulta alla Stampa – una frase più di ogni altra ha martellato nelle chat e nelle telefonate: «Matteo viene consigliato male».
E chi consiglia Salvini se non Morisi? Anche il governatore del Veneto Luca Zaia, sempre ascoltato all’interno del partito, avrebbe chiesto di «tornare a parlare con le imprese e con la gente, ascoltare le loro paure, e seguire meno il sentiment dei social». Perché non si può – lamentavano in risposta alcuni colonnelli del Nord – vivere la politica come una corsa dietro a Giorgia Meloni, in una «guerra continua su Facebook».
Secondo questo punto di vista la Bestia e il suo intercalare sui social danneggiano la costruzione di un grande partito di centrodestra. E mettono in pericolo l’attrattiva del Carroccio presso il voto dei moderati. Per questo Morisi se ne è andato. E adesso in molti attendono anche le dimissioni dalla segreteria. Che suonerebbe proprio come una resa.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
FAI UN’INCHIESTA SU DURIGON E SENZA ESSERE INDAGATI TI OSCURANO
Nella giornata di oggi Fanpage.it ha ricevuto un decreto del tribunale di Roma
che dispone il sequestro tramite oscuramente dell’inchiesta Follow The Money fatta su Claudio Durigon e sui fondi della Lega, i famosi 49 milioni.
Il fatto è grave, come sottolinea il giornale tramite un articolo e un video usciti oggi a opera del direttore Francesco Cancellato, perché si tratta del sequestro e dell’oscuramento preventivo di un contenuto giornalistico per reato di diffamazione: un provvedimento che, in un paese democratico in cui vige una Costituzione, non dovrebbe esistere e che non è mai accaduto prima.
Si tratta, infatti – come sottolinea la redazione stessa – di una pratica che limita la libertà di stampa e che lede al diritto di tutti quinti i cittadini italiani.
L’inchiesta incriminata in via preventiva è quella su Durigon e i fondi della Lega, in particolare un video in cui Durigon – parlando con un interlocutore – affermava che non c’era necessità di preoccuparsi dell’inchiesta della Procura di Genova sui 49 milioni di euro sottratti dalla Lega allo Stato poiché il generale della Finanza (Giuseppe Zafarana n.d.R) l’avevano messo loro.
Un’inchiesta che ha fruttato querele e diffide, come spesso capita nel mondo giornalistico, un diritto a procedere che Fanpage difende: «Chiunque si ritenga offeso o diffamato dai nostri articoli ha diritto di far valere le sue ragioni in un Tribunale, e ci sono un giudice e tre gradi di giudizio per accertarlo», afferma il direttore nel video.
Sequestro e oscuramento in via preventiva sono vietati dalla Costituzione
Si tratta dell’articolo 21, che afferma che “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”.
Il sequestro è autorizzato solo qualora si ipotizzino reati diversi dalla diffamazione e, sottolinea Cancellato, «non è il nostro caso» poiché la verità in merito alla questione non è ancora stata accertata e non si tratterebbe di un procedimento preso in via cautelare. A confermarlo ci sono anche diverse sentenze della Corte di Cassazione. L’inchiesta giornalistica sarà messa offline, quindi, senza alcuna condanna o alcun accertamento in merito e senza aver interpellato prima né gli autori del servizio né il direttore della testata. Fanpage ha comunicato che contesterà la decisione del tribunale.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO AVER SUBITO VARIE INTERRUZIONI, ALLA FINE CONTE SBOTTA
“A dieci metri da qui c’è banchetto della Lega… gli chieda dei 49 milioni”. Così il leader M5S Giuseppe Conte, rivolgendosi a un contestatore durante il comizio a sostegno della sindaca di Roma Virginia Raggi, a Villa Lazzaroni.
Conte visibilmente irritato per essere stato più volte interrotto ha invitato il contestatore ad allontanarsi più volte “Faccia la cortesia”, ha provato a dire l’ex presidente del Consiglio.
Per poi alla fine lasciare spazio alla battuta che ha ricevuto da parte dei suoi ascoltatori un consenso tangibile palesato dagli applausi.
Virginia Raggi ha provato a bissare il numero rivolgendosi al contestatore e aggiungendo di chiedere anche una recensione sui mojito, e dando un assist per un’ulteriore gag: “Dal mojito non si è ancora ripreso” ha infatti risposto il capo del Movimento 5 Stelle.
Conte comunque ha provato prima anche a intavolare qualche argomentazione prima di arrendersi: “Il green pass? Bisogna completare la campagna vaccinale, lei ci deve rispettare… Su questo non bisogna scherzare, la sofferenza l’abbiamo toccata con mano, una sofferenza che ci ha distrutto dal punto di vista economico e sociale”.
(da agenzie)
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