Destra di Popolo.net

RIACE, IL CONSIGLIO DI STATO DA’ TORTO A SALVINI: “IL PROGETTO SPAR NON DOVEVA ESSERE REVOCATO”

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

L’ATTO ILLEGITTIMO E’ COSTATO ALLO STATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO, MENTRE 80 OPERATORI SOCIALI HANNO PERSO IL LAVORO E 300 MIGRANTI SONO STATI ABBANDONATI A SE STESSI… TUTTO PERCHE’ IL MODELLO DI ACCOGLIENZA DI RIACE DAVA FASTIDIO ALLA FOGNA RAZZISTA

Dopo il Tar di Reggio Calabria anche il Consiglio di Stato boccia il ricorso del Viminale sul caso Riace. È stato respinto, infatti, l’appello che il ministero dell’Interno aveva promosso contro l’annullamento del provvedimento con il quale, nell’ottobre 2018, era stato revocato il progetto Sprar.
La sentenza è arrivata nei giorni scorsi e l’unico dato certo è che per la seconda volta, i giudici amministrativi danno ragione al Comune di Riace e a quel modello di accoglienza dei migranti realizzato dall’ex sindaco Mimmo Lucano.
La sua sospensione da sindaco avevano dato la stura alla decisione del ministero dell’Interno, guidato all’epoca da Matteo Salvini, di revocare i progetti Sprar che, appena un mese prima, erano stati approvati dallo stesso Viminale.
Ricostruendo la vicenda, il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero aveva applicato 34 punti di penalità al Comune di Riace, decidendo a distanza di qualche settimana di revocare i benefici accordati all’ente nel 2016 facendo così saltare un finanziamento annuale di oltre 2 milioni di euro per un progetto triennale che prevedeva l’accoglienza di 165 immigrati. Il tutto senza spiegare nel dettaglio quali erano le problematiche contestate al Comune (che aveva anticipato le somme) e senza concedere un termine per sanare la situazione.
Secondo il ministero dell’Interno, infatti, la revoca era da considerare l’esito di una nota del 28 febbraio 2017. Per il Viminale quello era un avviso di sfratto, per il Consiglio di Stato era semplicemente “un atto risalente a quasi due anni prima, privo dei requisiti di sostanza e di forma”.
Tra l’altro, nella sentenza firmata dal presidente Franco Frattini e dal giudice Stefania Santoleri c’è scritto che “il rapporto di collaborazione tra il Comune di Riace e il ministero risaliva a moltissimi anni prima in quanto il Comune di Riace aveva iniziato fin dal 1998 a prestare assistenza e protezione ai richiedenti asilo e mai erano stati adottati provvedimenti lesivi a suo carico”.
Il Consiglio di Stato, quindi, sposa quanto stabilito dal Tar che, bacchettando il Viminale l’anno scorso aveva definito la revoca dei finanziamenti Sprar un atto “palesemente irragionevole e contraddittorio”.
Una revoca che, al netto dei tweet di Salvini, ha avuto un costo non solo economico, ma anche umano: basta pensare agli oltre 300 migranti andati via dallo Sprar e per i quali le cooperative hanno speso circa 100mila euro tra contributi di fine progetto, pocket-money arretrati e viaggi.
Soldi che non sono mai stati rimborsati e che si sommano ai debiti delle cooperative (che dovevano essere saldati con i fondi bloccati dal Viminale) e ai contenziosi con i proprietari delle case affittate per ospitare i rifugiati.
Per non parlare degli oltre 80 operatori sociali di Riace che hanno perso il lavoro. Adesso le lancette ritornano indietro di due anni e il Comune di Riace dovrà essere reinserito nel sistema Sprar dal ministero dell’Interno.
“Il giudizio su Riace l’hanno dato il mondo e i rifugiati che qui hanno trovato una dimensione di umanità”. È il commento di Mimmo Lucano che si definisce contento “per la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato quanto stabilito da Tar e quanto, ancora prima, rivendicato da noi. Dopo quella revoca, abbiamo mandato la rendicontazione del 2017 e del 2018. Quei soldi che ci spettavano, cosi come quelli del Cas, non sono mai arrivati. Speriamo che adesso, la prefettura (che non ha mai risposto alle nostre lettere) e il ministero dell’Interno finalmente rispettino la sentenza del Consiglio di Stato”.
“Mi domando solo – conclude Lucano – chi pagherà, umanamente, per tutti quei migranti che con il provvedimento dell’ex ministro Salvini hanno dovuto abbandonare Riace rischiando di finire nelle baraccopoli come è stato per Becky Moses che è morta a San Ferdinando? Chi pagherà per una scelta politica studiata attentamente per delegittimare e distruggere quello che Riace rappresentava. Oggi i giudici ci danno ragione. Ma ancora nessuno ci ha chiesto scusa”
(da Il Fatto Quotidiano)

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GIORGETTI HA GIA’ IL SUO PIANO: TORNARE AL NORD SFRUTTANDO IL FLOP ALLE ELEZIONI

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

TRASFORMARE IL PARTITO IN UNA FORZA TERRITORIALE MODERATA, SUL MODELLO DELLA CSU BAVARESE E STOP ALLA FEDERAZIONE

La frattura con Giancarlo Giorgetti? “Un’invenzione. Mentre i giornali si occupano di ipotetiche spaccature, noi insieme stiamo cercando di non tornare alla legge Fornero”. La pensate allo stesso modo sul futuro della Lega? “Assolutamente sì“.
Questa è la versione ufficiale, ribadita da Matteo Salvini ancora una volta a Radio Anch’io.
Poi ci sono i retroscena, sempre più insistenti dopo l’intervista a La Stampa di lunedì in cui il ministro dello Sviluppo, sconfessando la linea del leader, ha lodato Draghi (“Lo vorrei a Chigi per sempre”), ha endorsato Calenda al posto di Michetti nella corsa al Campidoglio (“Ha le caratteristiche giuste”), ha affossato l’idea di Berlusconi al Quirinale (“L’interesse del Paese è che ci vada Draghi”) e ha tributato gli onori al fondatore Umberto Bossi (“Tutto quello che so l’ho imparato da lui”).
Il segretario si sente accerchiato, convinto che l’affondo di Giorgetti e la contemporanea uscita della notizia dell’indagine per droga su Luca Morisi siano parte di un complotto per farlo fuori dalla guida del partito.
E sul Corriere della Sera una ricostruzione di Francesco Verderami si spinge a dare per iniziato – in anticipo – il prossimo congresso della Lega: “Giorgetti lo ha aperto prima ancora che chiudessero le urne, scommettendo su una sconfitta del disegno salviniano alle amministrative. Se il voto dovesse consegnare al Carroccio un risultato sotto il 10% al Centro e al Sud, tramonterebbe infatti l’obiettivo di una forza a dimensione nazionale“.
A quel punto, secondo il Corriere, il piano del ministro sarebbe un “ritorno alle origini”, cioè a un partito territoriale: ma in una forma più matura della vecchia Lega Nord, “sul modello della Csu bavarese, sganciato dalle logiche sovraniste e ancorato al Ppe”.
Un percorso in cui si inseriscono a pennello i guai di Morisi, il guru della Lega salviniana, inviso alla vecchia guardia che lo accusa di aver snaturato l’identità del partito ancorandola al populismo da social, e finito sul banco degli imputati per il recente calo di consensi.
“L’inventore della Bestia era più tollerato che amato dalle eminenze del partito”, scrive Pietro Senaldi su Libero. “Quando si è al Governo serve un’altra narrazione: sono in tanti a pensarlo nel Carroccio, e altrettanti pensano che l’inchiesta di Verona sia in qualche modo funzionale allo scopo”.
Anche il no di Giorgetti all’ipotesi di Berlusconi capo dello Stato, secondo Verderami, “è parte del disegno, perché mira a far saltare la federazione di centrodestra a cui aspira Salvini, indicando invece a un pezzo di Forza Italia la strada per un’aggregazione dell’area moderata insieme ai centristi, a Renzi e a Calenda, citato non a caso per la corsa al Campidoglio”.
A proposito della corsa al Quirinale, sembrano risalire le quotazioni dell’attuale premier: dopo l’endorsement di Giorgetti, a favore del suo trasferimento al Colle si sono schierati il ministro della Pa Renato Brunetta (Forza Italia) e un altro nome di peso leghista, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia.
Mentre Giorgia Meloni chiude ancora una volta al bis di Mattarella: “Non si può utilizzare come prassi la riconferma, significa ripetere una politica che abdica alle sue responsabilità”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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SALVINI E’ PRONTO A “DARE CONSIGLI” ALLA LAMORGESE: SU COME SI SEQUESTRANO LE PERSONE E SI VIOLA IL DIRITTO INTERNAZIONALE?

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DEGLI INTERNI DISPONIBILE A UN INCONTRO: “HO 45 ANNI DI ESPERIENZA NEL CAMPO E AGISCO SEMPRE CON L’EQUILIBRIO NECESSARIO”

“Prima o poi” un incontro con Matteo Salvini “si farà ma non so dire” quando.
La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, intervenendo al “Festival delle citta’” a Roma, ha dato la sua disponibilità a incontrare il leader della Lega.
Una risposta che il segretario del Carroccio aspettava da tempo, dopo mesi di attacchi e critiche nei confronti della ministra soprattutto riguardo alla gestione dei migranti. “Nel frattempo ci sono dei risultati che rivendico, come quello con la Tunisia. Penso di aver fatto davvero tutto e di avere un buon rapporto anche con i colleghi europei, insieme stiamo portando avanti una linea comune di noi Paesi più esposti”.
Lamorgese ha aggiunto: “Sono stati mesi complicati, a parte che per quello che mi veniva riversato addosso, per la gestione di un problema complesso. Avere una serie di manifestazioni contro certo non è piacevole – ha osservato – Mi sono chiesta cos’è che non ho fatto? Ho esperienza in questo ambito, l’ho fatto per 45 anni e sono problemi che ho cercato sempre di affrontare con l’equilibrio necessario”.
(da agenzie)

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GIUSTIZIA SOVRANISTA: MIMMO LUCANO CONDANNATO A 13 ANNI E 2 MESI, IL DOPPIO DELLA RICHIESTA DEI PM

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

GRAN PARTE DEI REATI CONTESTATI ERANO STATI CASSATI DAL GIP PER “VAGHEZZA DEL CAPO D’IMPUTAZIONE” E DALLA CASSAZIONE: “NESSUN INDIZIO DI COMPORTAMENTI FRAUDOLENTI”… I PROSSIMI GRADI DI GIUDIZIO RENDERANNO ONORE A MIMMO E LO TOGLIERANNO A QUALCUNO

L’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano è stato condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi, quasi il doppio della pena richiesta dell’accusa.
Nel 2018 Lucano era stato al centro di un’inchiesta della procura di Locri che ha ipotizzato l’esistenza di un sistema criminale dentro quello che era stato ribattezzato il “paese dell’accoglienza” dei migranti.
L’ex sindaco era accusato di essere il promotore di un’associazione a delinquere che aveva lo scopo di commettere “un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace”.
Lucano era sotto processo anche per abuso d’ufficio, truffa, falsità ideologica, turbativa d’asta, peculato e malversazione a danno dello Stato.
Il pm Michele Permunian aveva chiesto 7 anni e 11 mesi di pena. Nel corso della requisitoria l’accusa aveva affermato che “numerose conversazioni dimostrano in modo netto che l’agire, anche illecito, di Lucano è determinato da interessi di natura politica”. In altri termini, aveva proseguito il pubblico ministero, “non era importante la qualità dell’accoglienza ma far lavorare i riacesi così da conseguire, quale contraccambio, un sostegno politico elettorale”.
Nel chiedere la condanna, il pm Permunian aveva aggiunto “A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”.
Tesi sempre contestata dall’ex sindaco di Riace, oggi candidato a consigliere regionale a sostegno di Luigi de Magistris.
Gran parte dei reati addebitati a Lucano erano stati cassati dal gip Domenico Di Croce che, nell’ottobre 2018, ha rigettato la richiesta di arresto formulata dalla Procura sottolineando “la vaghezza e la genericità del capo d’imputazione”.
Solo per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per alcune irregolarità nell’appalto del servizio di raccolta dei rifiuti (che nel piccolo Comune della Locride veniva effettuato con gli asinelli), nell’ottobre 2018 il gip aveva disposto i domiciliari per Lucano, poi trasformati in divieto di dimora dal Tribunale del Riesame e ancora dopo annullati dalla Cassazione.
Secondo la Suprema Corte, che aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare, non c’erano indizi di “comportamenti” fraudolenti commessi dall’ex sindaco. Eppure, al termine del dibattimento, il Tribunale di Locri presieduto dal giudice Fulvio Accurso ha ritenuto che Lucano sia responsabile di quasi di tutti i reati per i quali è stato indagato e lo ha condannato a risarcire diverse centinaia di migliaia di euro.
L’accusa che ha più scosso Lucano è stata quella della concussione ai danni di Francesco Ruga, un negoziante di Riace che prima lo ha denunciato e poi in aula si è rimangiato tutto.
“Prima dell’arresto io non sapevo nemmeno cos’era la concussione”, si era sempre difeso l’ex sindaco di Riace che, prima di finire ai domiciliari, aveva pure denunciato Ruga perché gli mandava messaggi minatori.
Il commerciante era il teste chiave dell’accusa ma per il Tribunale del Riesame “avrebbe dovuto essere sentito con le garanzie previste dal codice di rito”. In altre parole, oltre a essere “inattendibile” in quanto “pare evidente l’atteggiamento di astio” nei confronti dell’ex sindaco, l’accusatore di Lucano doveva essere iscritto nel registro degli indagati. Evidentemente anche per il Tribunale la testimonianza di Ruga è stata definita “genuina”, come dalla Procura che all’improvviso, prima di interrogarlo, ha archiviato le quattro denunce sporte da Lucano e dagli altri imputati nei suoi confronti perché “è trascorso troppo tempo dalla proposizione della querela ad oggi per cui è impossibile acquisire dati”.
Mimmo Lucano era in aula oggi per la lettura del dispositivo. “Sono amareggiato. Non me l’aspettavo. – ha commentato a caldo – Non ho proprietà e non ho nulla. Non capisco questa cosa. Ho speso la mia vita per rincorrere i miei ideali, contro le mafie. Mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra. Oggi finisce tutto. È una cosa pesantissima. Non so se per i delitti di mafia ci sono sentenze così. Io mi aspettavo una formula ampia di assoluzione. Voglio ringraziare l’avvocato Mazzone che non c’è più e gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Pisapia che mi hanno difeso gratis. Io non avevo i soldi per pagare gli avvocati. A me mancano i soldi per vivere, come farò a estinguere questa condanna?”.
(da agenzie)

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MA E’ NORMALE CHE GILETTI PORTI IN TV “IL DENTISTA CHE DICE DI CURARE IL COVID”?

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

A QUANDO CLOWN E SALTIMBANCHI?

La vasta eco del no vax italiano che in Irlanda ha convinto un suo amico – affetto da Covid – ad abbandonare l’ospedale in cui era ricoverato per affidarsi alle (non certificate) cure domiciliari ha smosso molte coscienze, ma sembra non aver varcato le sorti degli studi di La7.
Ieri sera, tra gli ospiti della prima puntata della nuova stagione di “Non è l’Arena” c’era anche Andrea Stramezzi, il dentista che dice di essere in grado di curare il Covid. E lì, nello studio di Massimo Giletti, è andato in scena un acceso confronto con il virologo Fabrizio Pregliasco.
Il tema è sempre lo stesso: quello delle presunte cure domiciliari che, nella maggior parte dei casi, non sono state approvate.
I medicinali citati nel corso della trasmissione sono sempre gli stessi (compresa la famosa ivermectina, bocciata da tutte le istituzioni mondiali che si occupano di farmaci).
Ed è lì che Andrea Stramezzi dice di aver curato – ciascuno con una terapia ad hoc – persone di tutte le età. Cita centenari e ultra-centenari. Una serie di commenti che hanno provocato l’immediata reazione del virologo Fabrizio Pregliasco.
Poi, nel bel mezzo della discussione, l’intervento di Massimo Giletti: “Mi pare evidente ci siano posizioni assolutamente diverse”.
Insomma, il conduttore de Non è L’Arena ha scoperto l’acqua calda (così come è stata inutile la chiosa finale di Vittorio Sgarbi).
Il vero problema, però, è il dare spazio – in prima serata – a opinioni che sono state smentite dalla scienza, con personaggi che parlano senza presentare uno straccio di prova delle loro teorie.
Perché gli studi sulle cosiddetta “cure domiciliari” contro il Covid sono stati fatti, si stanno facendo e si faranno. Per il momento nessun medicinale è stato ritenuto consono a queste terapie. Lo dice la scienza a livello mondiale.
Ma le televisione italiana continua a dare spazio a fantasiose teorie che poi portano a casi, tra i tanti, come quello accaduto in Irlanda.
(da aNextQuotidiano)

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SCHILLIRO’ DA GILETTI DICE COSA ANCORA PIU’ GRAVI CHE IN PIAZZA

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

E DAI SPAZIO A NO VAX E NO GREEN PASS

Era in piazza, anzi sul palco, durante la manifestazione dei no Green Pass a Roma per noi. Lo ha detto Nunzia Alessandra Schilirò, ospite di Massimo Giletti a Non è L’Arena.
La vicequestore, finita nel mirino delle polemiche (e delle indagini interne alla Polizia), ha ribadito la sua posizione anche negli studi di La7. Lo ha fatto, però, infarcendo il suo discorso con bufale già smentite in passato, ma che sono alla base di chi continua a protestare contro la certificazione verde parlando di illegittimità e anti-costituzionalità.
Rispondendo alla domanda sul perché la vicequestore ritenga illegittima la certificazione verde, Nunzia Alessandra Schilirò ha detto: “A parte che vìola la dichiarazione universale dei diritti umani, vìola la carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, vìola l’articolo 36 del decreto istitutivo del Green Pass a livello europeo che dice che il Green Pass non può essere mai uno strumento di discriminazione”.
Poi prosegue. “Quindi, al di là di tutto questo, c’è un motivo che mi sta particolarmente a cuore: il Green Pass vìola la nostra Costituzione. E io ho giurato sulla Costituzione, quindi per me non era soltanto un diritto essere lì (fa riferimento alla sua partecipazione alla manifestazione contro la certificazione verde a Roma, ndr). Io non esercitavo solamente i miei diritti della Costituzione, ma anche un dovere”.
Ma no, non era un “dovere” per lei essere lì su quel palco.
Per tanti motivi: il primo riguarda proprio il famoso “articolo 36” che, oltre a non essere uno dei punti fondamentali di quel decreto istitutivo, dice ben altro. Innanzitutto, come detto, non è una norma ma fa parte dei “considerando” inseriti all’interno del decreto (per capire di cosa si parla basta leggere il testo e la ricostruzione fatta da Pagella Politica nelle scorse settimane).
Per quel che riguarda la mozione di incostituzionalità: sarà la Consulta a esprimersi, ma al momento si tratta di una legge che – proprio per aver giurato sulla Costituzione – deve esser fatta applicare proprio dalle forze dell’ordine, senza presupposti ideologici.
Insomma, negli studi di La7 la vicequestore Schilirò ha detto cose ancora più gravi rispetto a quanto dichiarato nella piazza romana.
(da NextQuotidiano)

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BERLUSCONI E’ UNA SENTENZA: “SALVINI O MELONI PREMIER? MA NON SCHERZIAMO”

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

“VOGLIO TORNARE IN CAMPO”… “MORISI? AVEVA SOLO IL DIFETTO DI ESSERE GAY”

“Senta, siamo sinceri: ma se Draghi va a fare il presidente della Repubblica poi a chi dà l’incarico di fare il nuovo governo? A Salvini? Alla Meloni? Ma dai, non scherziamo”.
Più che una battuta è una sentenza nel colloquio di Silvio Berlusconi, che ieri ha compiuto 85 anni, con il direttore della Stampa, Massimo Giannini.
“Sto bene, sto molto bene, e sono pronto a tornare in campo. E sa che le dico? Ce n’è bisogno, con questa penuria di classe dirigente che abbiamo…È chiaro che abbiamo problemi, ma proprio per questo voglio tornare in campo al più presto. Anche in questo caso mancano i leader…”.
“Finalmente mi sento in forma”, dice il Cavaliere aggiungendo: “E sa qual è la buona notizia di oggi? È che forse già da lunedì prossimo i medici mi daranno via libera per tornare a Roma, dove voglio riprendere subito a lavorare, per rilanciare Forza Italia e per unire il centrodestra”, ma “non è solo il centrodestra che è in difficoltà, è tutta la politica italiana che è in confusione totale. Anzi, le dirò di più: lo è tutta la politica internazionale. Guardi quello che sta succedendo in Europa, guardi quello che sta succedendo soprattutto in Germania, dove di fatto non ha vinto nessuno e Scholz pretende di formare il suo nuovo governo. Ma io lo conosco bene il signor Scholz, e le assicuro che è un politico modesto. Troppo modesto per guidare un grande Paese come la Germania, che esce dai sedici anni di Angela Merkel”.
Per Berlusconi a destra serve un partito unico, dove l’anima “moderata” e occidentale di Forza Italia deve bilanciare quella “populista” della Lega e di Fdi. “Nelle democrazie mature di tipo anglosassone, le idee del centro e della destra democratica sono espresse da un solo partito, come i Repubblicani negli Stati Uniti o i Conservatori nel Regno Unito. Un partito nel quale convivono anime diverse e dove vi è una virtuosa competizione interna. Io credo che non sia un sogno quello di realizzare un partito simile anche in Italia”.
E poi dice la sua sul caso Morisi. “Ma sì, è chiaro che questa vicenda è un danno per Salvini e per la Lega. Quando c’è di mezzo la droga, poi, ci si fa sempre del male. Però se andiamo a vedere bene, alla fine il caso politico non esiste. Stiamo sempre a parlare di lesbiche e di omosessuali. In fondo Morisi che ha fatto? Aveva solo il difetto di essere gay”, ha aggiunto Berlusconi.
Amen
(da agenzie)

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L’UOMO CHE HA VENDUTO CASA A MORISI: “LO SAPEVANO TUTTI DEI FESTINI”

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

“GENTE CHE NON SI IMMAGINA, TUTTO L’OPPOSTO DI LUI SEMPRE TIRATO”

Su La Stampa troviamo anche il racconto di Andrea Lieto, l’uomo che ha venduto l’appartamento di Belfiore a Luca Morisi.
“Non era una novità, per chi abitava lì. Sia chiaro, non era gente che schiamazzava. Le feste c’erano da anni. Dopodiché, la frequentazione che ho avuto con Morisi è stata limitata. Chiedeva di fare determinati lavori, di parlare con l’architetto, col capo cantiere. O con me. Una persona sicuramente intelligente, piacevole, molto controllata, come modi, come tutto. Assolutamente non aggressiva, nulla a che vedere con la sua Bestia. Molto brillante, nel ragionamento. Le prima volte, io avevo ricevuto delle informazioni dalla signora che all’epoca abitava al piano sotto, che mi disse: ‘Morisi, che va in giro sempre bello tirato, ogni tanto capita qui con della gente che non s’immagina… che, insomma… sono tutto il contrario di lui’”.
Le feste in casa Morisi, dunque, non erano una novità
(da agenzie)

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COSA DIREBBE ALESSANDRO ZAN A MORISI: “SAREBBE UN BELLISSIMO RISCATTO SE TRAMUTASSE L’ODIO CHE HA DIFFUSO IN UNA BATTAGLIA SUI VALORI”

Settembre 30th, 2021 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO PARLA DELL’EX GURU DI SALVINI

Il deputato, firmatario della legge contro omotransfobia, misoginia e abilismo, parla dell’ex guru di Salvini e di come la campagna mediatica della Lega contro il sui ddl si basi sull’ipocrisia
La campagna mediatica della Lega contro il suo disegno di legge per contrastare l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo è stata feroce.
A gestirla, almeno fino allo scorso 1° settembre (data ufficiale delle sue dimissioni) era quel Luca Morisi, lo spin doctor adesso indagato con l’accusa di presunta “cessione di sostanze stupefacenti”.
Una vicenda giudiziaria che ha svelato anche un lato – strettamente personale – dell’esperto di comunicazione. Una storia che spinga Alessandro Zan a dare un consiglio a “La Bestia” che, per moltissimo tempo, ha fagocitato odio e indignazione nei confronti di chi non si ferma al concetto di “famiglia tradizionale”.
Intervistato dal quotidiano La Repubblica, il deputato del Partito Democratico ha definito “orribili” le parole utilizzate del senatore della Lega Simone Pillon nei confronti di Luca Morisi (“La giustizia divina ha fatto il suo corso“), sottolineando come questo tipo di speculazione dialettica sia insita nel dna di chi lavora con e per la Lega, come reso evidente – per esempio – anche dal caso Cucchi.
Ma quello che ha colpito di più Alessandro Zan – viste le ultime vicende – è la doppia morale di chi milita nel Carroccio. Perché, come sottolineato da lui stesso nel suo libro, all’interno del partito che si mette l’etichetta sul petto di “difensore della famiglia tradizionale” ci sono anche esponenti omosessuali che devono vivere – per motivi politici e di opportunità – la propria sessualità nell’oscurità.
Tra di loro, vista la comunicazione aggressiva fatta sui social per contro della Lega e di Matteo Salvini, c’era anche Luca Morisi. Ma oggi, alla luce dei fatti più recenti, Zan si rivolgerebbe a lui come un fratello: “Ha parlato di fragilità irrisolte, e quindi gli direi di volgere tutta questa carica negativa che ha contraddistinto la Bestia, tutto quell’odio, in una battaglia sui valori, in un sentimento positivo. Sarebbe un bellissimo riscatto”.
(da NextQuotidiano)

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