Novembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUN IMMUNIZZATO SOTTO I 60 ANNI E’ FINITO IN TERAPIA INTENSIVA
Chi non si vaccina rischia di contagiarsi sei volte di più rispetto agli immunizzati se ha meno di 39 anni. E quattro volte di più dai 40 anni in su.
Questa è l’analisi dell’Istituto Superiore di Sanità sull’incidenza dei positivi al Coronavirus su 100 mila abitanti.
Il dossier sulle infezioni dice anche che nessun immunizzato tra i 12 e i 59 anni è finito in terapia intensiva nel periodo oggetto di studio.
Mentre la categoria più a rischio è quella degli over 60.
Per questo ha ragione chi parla di “pandemia di non vaccinati”, anche se la locuzione è stata utilizzata dal ministro della Salute tedesco Jehns Spahn per descrivere la situazione dell’emergenza Coronavirus in Germania.
In Italia invece la situazione per ora è ancora sotto controllo. Ma il rischio è che la curva ricominci a salire proprio a Natale. Quando le occasioni di socialità aumenteranno e il governo non ha intenzione di imporre restrizioni.
I No vax rischiano la vita
Nei numeri analizzati dall’Iss c’è la differenza tra chi ha ricevuto l’immunizzazione e chi no. Il Corriere della Sera spiega oggi che l’analisi si effettua in base all’incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti nella coorte dei vaccinati e in quella dei non vaccinati. L’Iss spiega che «tra i 12 e i 59 anni in rianimazione non è finito alcun vaccinato e rimangono molto basse le percentuali di ospedalizzati».
Mentre, spiega ancora il quotidiano, nella fascia d’età tra i 60 e i 79 anni «emerge che il vaccino continua a proteggere quasi totalmente dal ricovero in rianimazione».
Dal 25 settembre al 25 ottobre scorso nella fascia d’età tra i 12 e i 39 anni ci sono stati 404 nuovi contagiati tra i non vaccinati, 70 tra i vaccinati. I ricoverati sono 13 contro 0,7, in terapia intensiva lo 0,75 contro zero.
Tra i 40 e i 59 anni invece 354 contagiati erano No vax e 89 immunizzati; 28 contro 1,3 è il rapporto per l’area medica e tre contro zero per le terapie intensive.
Tra i 60 e i 79 anni i nuovi contagiati No vax sono 300, i vaccinati 77; ricoverati 65 no vax contro 5 e 12 contro 0,5 sono in terapia intensiva.
Infine, tra gli over 80 i contagiati non vaccinati sono stati 388, quelli immunizzati 95. In ospedale sono finiti 160 No vax e 21 Sì vax, in terapia intensiva otto contro uno. Tradotto, questo significa che i non vaccinati rischiano di contagiarsi da 4 a 6 volte in più, di essere ricoverati 20 volte in più fino ai 59 anni e 12 dai 60 in su.
Per quanto riguarda le terapie intensive «i non immunizzati rischiano 30 volte in più fino a 59 anni, 21 volte in più tra i 60 e i 79 anni, 8 volte in più per gli over 80».
Su 5 ospedalizzati, tre sono senza vaccino contro i due che invece l’hanno fatto. Per le terapie intensive la distanza è ancora maggiore: in rianimazione più di due pazienti su tre non hanno fatto la vaccinazione contro il Covid.
(da Open)
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Novembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
COME CI SI DEVE REGOLARE
Mentre Ema annuncia in tutta Europa l’arrivo ufficiale della quarta ondata, il
generale Figliuolo in Italia fornisce le direttive per la campagna vaccinale dei richiami. Il Green pass della dose booster durerà 12 mesi
La campagna vaccinale anti Covid sembra essere arrivata a un altro giro di boa.
Per proteggersi dalla stagione invernale e dalla quarta ondata, ufficialmente annunciata da Ema in tutta Europa, ora serve la dose del richiamo.
Una decisione condivisa dagli enti regolatori nazionali e internazionali non perché i vaccini abbiano smesso di funzionare contro la malattia grave (riescono a sconfiggerla ancora oltre il 90% evitando ricoveri e decessi) ma perché sembra essere diminuita (e non svanita) l’efficacia contro l’infezione meno sintomatica.
Altrettanto importante per evitare la circolazione del virus e quindi contagi ed eventuali nuove varianti. Il generale Francesco Figliuolo chiama di nuovo tutti i cittadini a rapporto, invitando gli hub vaccinali a impegnarsi nell’ennesimo sforzo di una campagna vaccinale che non può fermarsi.
Chi deve rispondere all’appello? E quali sono le modalità per ricevere la dose cosiddetta booster di vaccino anti Covid?
Chi può ricevere il richiamo
Il rafforzamento dell’immunità contro Covid-19 per ora in Italia è prevista per tutta la popolazione over 60. Il criterio ribadito poche ore fa da Figliuolo è quello anagrafico. Si parte dai più anziani facendo eccezione solo per le altre due categorie incluse nella campagna vaccinale dei richiami e cioè operatori sanitari e soggetti fragili, dove per “fragili” si intende tutte le persone immunodepresse, quelle affette da patologie come sclerosi, obesità grave, diabete.
Come ricevere la dose booster
Anche per la terza dose sono attive i canali finora aperti dalle Regioni: si può prenotare il richiamo via internet sui siti dedicati alla campagna vaccinale o per telefono, ai numeri pensati ad hoc dai sistemi sanitari territoriali. Non solo. Il generale Figliuolo poche ore fa ha anche raccomandato a tutti gli hub vaccinali del Paese di garantire l’accesso diretto, e quindi senza necessità di prenotazione, per chiunque voglia ricevere la dose del richiamo e che faccia parte delle categorie finora previste. Il terzo metodo di recluta sarà quello delle “chiamate attive“: è il sistema sanitario regionale a dover chiamare le persone per cui è previsto il booster in modo da incentivare la prenotazione e accelerare il ritmo delle somministrazioni.
Quale vaccino si riceverà
Per chi sei mesi fa è stato immunizzato con Pfizer o con Moderna, il richiamo consisterà in una terza dose di uno dei due vaccini. Per Pfizer sarà previsto un dosaggio intero, per Moderna metà dose rispetto a quella ricevuta nelle prime due somministrazioni. La stessa cosa succederà anche a chi ha ricevuto il vaccino Astrazeneca: il richiamo sarà comunque effettuato con i due vaccini a mRna, e quindi Pfizer e Moderna. L’ 1,6 milioni di immunizzati da almeno sei mesi con l’unico monodose autorizzato in Europa, e cioè il Johnson & Johnson, seguiranno l’iter di tutti gli altri, ricevendo stavolta un vaccino a mRna. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato come la vaccinazione eterologa, e quindi con dosi di preparati differenti, sia altrettanto efficace e sicura. Il ministero della Salute infine ha aperto la campagna dei richiami anche per tutti i vaccinati con prodotti autorizzati fuori dal confine europeo: chi ha ricevuto almeno sei mesi fa dosi di Sputnik, Sinovac e Sinopharm potrà accedere alla somministrazione di un richiamo di Pfizer o Moderna già dopo 28 giorni dalla seconda dose e ottenere così il Green pass come tutti gli altri. Allo scadere dei sei mesi dall’ultima iniezione, la dose booster non sarà invece sufficiente e il soggetto dovrà cominciare da capo il ciclo vaccinale con due dosi di mRna.
Quanto durerà la protezione
Così come a conclusione del ciclo vaccinale nella prima fase di campagna, anche per la dose di richiamo il ministero della Salute prevede l’emissione di una nuova Carta verde. Il Green pass della dose booster varrà per altri 12 mesi.
(da Open)
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Novembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
SPERANZA, FIGLIUOLO E CTS ACCELERANO PER CONTRASTARE LA PANDEMIA DEI NON VACCINATI
Il Governo accelera sulla terza dose. Con le somministrazioni delle prime dosi che procedono a rilento (- 40% secondo il report settimanale di Gimbe, pari in media a meno di 15mila inoculazioni giornaliere) e uno zoccolo duro di persone che non vogliono saperne di vaccinarsi, la strategia sembra essere diventata quella di puntare sul booster per frenare l’avanzata di una nuova ondata pandemica.
D’altronde, sull’argomento, virologi e esperti sono concordi. Come aveva detto Battiston in una recente intervista a HuffPost, infatti, “la partita è questa: si sta creando un consenso sempre più vasto intorno alla terza dose che dovrebbe essere data a più persone possibili, nel più breve tempo possibile”.
Perciò inutile cercare di convincere coloro che non si vaccineranno mai, piuttosto bisogna mirare ad “alzare il muro di protezione dei vaccinati quasi al 100% con la terza dose”, evitando che il virus continui così a circolare e a mutare.
Una strategia condivisa sia dal Cts che dal Generale Figliuolo che si sono pronunciati sulla necessità di velocizzare la campagna vaccinale addizionale e di allargare la platea dei vaccinabili al più presto.
Lo stesso ha fatto Speranza: “Dobbiamo accelerare sulla terza dose che è un pezzo fondamentale della nostra strategia e dobbiamo insistere perché con essa alziamo il livello di protezione soprattutto nei più fragili”.
Ad oggi, infatti, questo richiamo è indirizzato agli over 60, ai residenti delle Rsa e al personale sanitario ad almeno sei mesi di distanza dal completamento del ciclo vaccinale, oltre a tutti i fragili chiamati alla vaccinazione ad almeno 28 giorni dall’ultima dose ricevuta. Nei giorni scorsi si ragionava se far rientrare anche docenti e categorie più esposte e abbassare la soglia d’età agli over 50.
A distanza di qualche ora, però, questo ulteriore passo in avanti, sembra non bastare più. ”Entro la fine dell’anno è un’ipotesi ragionevole e plausibile l’abbassamento dell’età per la somministrazione della terza dose, al momento riservata agli over60, in modo che si parta per tutti quanti”, ha spiegato il Professor Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità a Sky Tg24, aggiungendo però che “al momento l’attenzione va concentrata e focalizzata sull’offrire la dose booster agli ultra sessantenni, ai fragili e a coloro che hanno ricevuto il vaccino J&J”.
Ma è la terza dose “per tutti quanti” su cui si concentra l’attenzione delle autorità sanitarie. Per moltissimi vaccinati al di sotto dei 60 anni, infatti, i 180 giorni dalla seconda dose sono in scadenza: basti pensare a coloro che hanno ricevuto Astrazeneca.
Perciò, se non dovessero rientrare nella soglia di età a cui è destinato ad oggi il booster, finirebbero per trovarsi “scoperti”, almeno nella percentuale (quantificata intorno al 20% per i vaccini a mRna, ancora minore per gli altri) di copertura mancante, rischiando, non la malattia grave, ma di essere contagiati e di contribuire, anche se in misura parziale, alla circolazione del virus, con tutto ciò che ne consegue.
Quanto sta avvenendo in alcuni paesi europei, d’altronde, con “la cosiddetta ‘pandemia dei non vaccinati’” indica “con forza la necessità di incrementare il ritmo di somministrazione delle terze dosi” e di “proseguire con il completamento dei cicli primari”, ha fatto sapere il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo in una circolare con la quale chiede alle Regioni di “rinforzare l’opera di informazione e sensibilizzazione sulla vaccinazione” anti covid. Perché in Italia, nonostante al momento nessuna Regione abbia superato le soglie critiche negli ospedali, i numeri stanno crescendo.
Stando sempre all’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, infatti, aumentano ancora nuovi casi di Covid-19 in Italia (+16,6%) ed i ricoveri (+14,9%) e s’inverte la tendenza delle terapie intensive (+12,9%). L’aumento si riflette anche sugli ospedali: aumentano i ricoveri in area medica (+388) e in terapia intensiva (+44). Sono stabili i decessi (257 vs 249).
(da agenzie)
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