Destra di Popolo.net

IL 40% DEGLI ITALIANI GIUSTIFICA BOTTE E VIOLENZE SESSUALI: I RISULTATI CHOC DELLA RICERCA DEMOSCOPICA

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

EMERGE UN QUADRO VERGOGNOSO DI UN PAESE PATRIARCALE, BIGOTTO E RETROGRADO CHE CALZA A PENNELLO CON L’ELETTORATO SOVRANISTA

I dati choc che emergono da una ricerca demoscopica realizzata da AstraRicerche con Rete antiviolenza del Comune di Milano e Gilead Sciences Italia alla vigilia del 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne hanno mostrato che, innanzitutto, “devono essere risolti in via prioritaria da chi può”, sia se si parla di violenza fisica (60.8%), sia se si parla di quella psicologica (57.8%). Ma la cosa più sconcertante è che “schiaffeggiare la moglie non è violenza” per un italiano su 4.
Si tratta di stalking, catcalling, discriminazione di genere e disparità. A destare ulteriore sconcerto è che a giustificare botte e abusi sessuali, in particolare in famiglia, siano anche le vittime, proprio le donne.
I numeri sono drammatici: l’89% delle donne subisce violenza da parte di un famigliare: il 74% di coloro che maltratta veste i panni di mariti, conviventi, fidanzati o ex e il 68% di questi ultimi è di nazionalità italiana.
Ma circa tre persone su dieci, per AstraRicerche, non considerano violenza “dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro”; tra le donne, ne è convinto il 20%, mentre la percentuale sale al 40% per gli uomini.
Ancora, un italiano su tre non considera violenza forzare la partner a un rapporto sessuale se lei non ne ha voglia; lo pensano circa quattro uomini e tre donne su dieci.
E ancora, un italiano su quattro pensa che non si possa davvero considerare una forma di violenza “commentare un abuso fisico subito da una donna affermando che è meno grave perché gli atteggiamenti di lei, il suo abbigliamento o aspetto comunicavano che era ‘disponibile’”. A pensarlo sono in maggioranza gli uomini (30%), ma anche la percentuale delle donne è significativa (20%).
Meno del 40% delle donne, inoltre, stando a una ricerca Ipsos per WeWorld, sono consapevoli di aver subito una forma di molestia almeno una volta nella vita; tuttavia, il 70% delle lavoratrici ha subito discriminazioni in ambito lavorativo, più del 40% dichiara di aver subito una forma di violenza e/o molestia oppure un atto violento o una forma di controllo in una relazione sentimentale o famigliare.
Tra coloro che dichiarano di non aver mai subito molestia, invece, una su 5 dichiara a fine indagine di aver subito almeno tre forme di molestia all’interno di una relazione sentimentale/famigliare.
La violenza contro le donne è quotidiana, 89 al giorno subiscono reati, il 62% sono maltrattamenti in famiglia e pure recidivi (dati Polizia di Stato), i femminicidi sono dall’inizio dell’anno 103 (in aumento rispetto al 2020) e le donne che denunciano sono di più rispetto al passato, ma solo il 27% (dati Donne in rete contro la violenza) intraprende un percorso giudiziario.
Il tutto mentre il piano triennale anti-violenza istituzionale è scaduto nel 2020 e non è stato ancora rinnovato e i fondi ai centri sono bloccati.
“Numeri – hanno commentato gli stessi estensori della ricerca – che raccontano di un’Italia patriarcale, in cui c’è ancora tanto da fare in termini di informazione e sensibilizzazione. Una questione culturale che non è appannaggio dei soli uomini, ma che riguarda anche le donne.
Cosa fare?
“Il quadro generale che emerge – spiega Cosimo Finzi, direttore AstraRicerche – è quello di un’Italia ancora ancorata su certi retaggi, ma consapevole che la violenza di genere esiste ed è una questione prioritaria da affrontare. Lo dimostra il dato sulla percezione della parità di genere, definita come ‘condizione nella quale donne e uomini ricevono pari trattamenti, con uguale facilità di accesso a risorse e opportunità, indipendentemente dal loro genere sessuale’: solo per il 18,8% degli intervistati la parità di genere in Italia è reale, pienamente raggiunta”.
Sulle modalità per combattere il fenomeno della violenza gli italiani optano per la soluzione “culturale”: promuovere conoscenza e rispetto delle donne nelle scuole, di ogni ordine e grado. Al secondo posto inseriscono l’intervento sul welfare pubblico: orari di lavoro, offerta di servizi, sussidi per l’acquisto di servizio di asilo nido, riconoscimento del lavoro domestico. A seguire, i percorsi di empowerment femminile per le vittime di violenza quali sostegno psicologico, attività sull’autostima e la consapevolezza, supporto al reinserimento lavorativo e nella società (17,1% e 53,2%) e, infine, una legge che renda obbligatorio un periodo di paternità di 2-3 mesi (9,1% e 26%)”.
(da agenzie)

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STADIO ROMA, A PROCESSO IL TESORIERE DELLA LEGA CENTEMERO, IL RENZIANO BONIFAZI E DE VITO

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

IL REATO CONTESTATO E’ FINANZIAMENTO ILLECITO: 250.000 EURO ALLA LEGA, 150.000 A BONIFAZI

Vanno a processo a Roma Giulio Centemero, deputato della Lega, Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, ora iscritto a Italia Viva, e l’ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito.
Il gup di Roma Annalisa Marzano ha rinviato a giudizio 13 persone nell’ambito del filone sul finanziamento illecito legato all’inchiesta sullo stadio della Roma, tra cui anche l’imprenditore Luca Parnasi. La prima udienza è fissata per il 21 dicembre davanti all’ottava sezione.
In particolare, in questo filone di indagine legato ai finanziamenti alla politica che sarebbero partiti dalla società Pentapigna di Parnasi, Centemero è accusato di finanziamento illecito: sotto la lente degli inquirenti ci sono 250mila euro erogati tra il 2015 e il 2016 in due tranche all’associazione Più Voci, associazione presieduta dal deputato del Carroccio. A Centemero e Parnasi la Procura contesta anche il reato di autoriciclaggio per soldi trasferiti a ‘Radio Padania’.
Per l’ex tesoriere del Pd, Bonifazi, l’accusa è di finanziamento illecito ed emissione di fatture per operazioni inesistenti: in questo caso la Procura contesta 150mila euro ricevuti dalla Fondazione Eyu, presieduta all’epoca dei fatti da Bonifazi.
Nel procedimento si sono costituiti parti civili fra gli altri Campidoglio e Regione Lazio.
(da agenzie)

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L’IDEATORE DEI CORTEI NO VAX: “HO SOLO 1,64 EURO, AIUTATEMI A PAGARE GLI AVVOCATI, SONO NELLA MERDA”

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

VAI A BUSSARE ALLE SEDI DEI SOVRANISTI CHE TI HANNO TENUTO LO STRASCICO

Ha lanciato un appello ai suoi «adepti» per raccogliere fondi per sostenere le spese legali: “Sono sempre stato incensurato e ad oggi sono nella mer… perché devo pagare avvocati per Daspo e denunce e come tutti devo fare la spesa e…”
Dopo essere finito nell’occhio del ciclone ora la parabola Zeno Gabriele Molgora, 28 anni ancora da compiere, casa alla Bovisa, tatuatore per passione, passato da dipendente Amsa, sembra essere discendente.
La vicenda la si può sintetizzare tutta attraverso gli ultimi post della chat Telegram dove ha pubblicato l’estratto del suo conto in banca con un misero +1,64 euro di saldo.
Ora ha lanciato un appello ai suoi «adepti» per raccogliere fondi per sostenere le spese legali: «Sono sempre stato incensurato e ad oggi sono nella mer… perché devo pagare avvocati per Daspo e denunce e come tutti devo fare la spesa e soprattutto fare stare bene mia figlia».
E dov’e’ il problema? Basta andare a bussare ai portoni delle sedi dei sovranisti che ti hanno mandato avanti e vedrai che sarai ricompensato.
Nato dal nulla sull’onda del movimento No pass è stato tra i primi ad apire chat Telegram e gruppi Facebook contro il certificato verde. Ha creato anche un simbolo, un cerchio con una x nel mezzo, che somiglia vagamente a una croce celtica. Ha partecipato alle manifestazioni a Roma come a Milano.
È stato in questi mesi anche in televisione rivendicando il suo ruolo di amministratore delle chat che a suon di migliaia di iscritti (una di 33 mila) rilanciavano le iniziative contro il green pass in tutta Italia. Ha difeso anche gli estremisti come il leader di Forza nuova Giuliano Castellino, quello dell’assalto alla Cgil romana, pur prendendone le distanze. Ha parlato di «un movimento di popolo» in lotta contro «le ingiustizie e la dittatura».
Ha vestito i panni di chi, d’improvviso, era passato da una vita nell’ombra alla vetrina di telecamere, richieste di interviste, messaggi di adorazione via social. Una recluta autoproclamatasi generale di un esercito invisibile.
Negli ultimi giorni, secondo la ricostruzione degli investigatori della Digos e del pm Alberto Nobili, Zeno Molgora aveva rilanciato una grande iniziativa nazionale da organizzarsi sabato 27 novembre a Milano «per ridare forza e morale ai suoi manifestanti che stanno subendo ingiustizie gratuite».
Una appello a «trovare metodi di protesta nuovi ed eclatanti» dopo gli ultimi due (falliti) tentativi di corteo in piazza Fontana. Un po’ chiamata alle armi sull’onda delle derive violente viste negli ultimi giorni in Olanda, e un po’ un disperato tentativo di resistere per esistere, visto che il movimento No pass milanese forte di cortei con più di 10 mila persone è andato sgretolandosi dopo la stretta imposta dal Viminale.
Le ultime parole di Zeno sembrano lo struggente pianto di chi insegue un amore ormai lontano più che l’incitamento di un comandante ai suoi soldati: «Il corteo di Milano purtroppo è quasi spento dopo 16 settimane consecutive di cortei con immagini spaziali che hanno fatto il giro del mondo dando speranza a milioni di persone», scriveva dopo il flop della manifestazione di sabato 20 novembre: «Serve la massima partecipazione, indietreggiare sulla libertà di manifestare vuol dire rinunciare completamente alla propria dignità».
Quando la mattina di mercoledì 24 novembre gli agenti della Digos hanno bussato alla sua porta per eseguire un decreto di perquisizione per istigazione a delinquere è stato come se la sua parabola discendente fosse davvero arrivata al fondo
Molgora era già stato indagato e daspato a settembre dal questore Giuseppe Petronzi in qualità di organizzatore di uno dei primi cortei No pass «non autorizzati» e da allora non aveva più partecipato alle manifestazioni del sabato milanese. Ma ha continuato «con una martellante campagna mediatica» a sostenere e amplificare la protesta No pass e No vax via social: «Un’intensa attività di proselitismo ed incitamento allo svolgimento di iniziative illegali», come la definiscono i magistrati.
Già nel corso dei primi accertamenti sul suo telefono è emerso che Molgora aveva scaricato e inviato ad altre persone file con mille certificati green pass intestati a ignari cittadini. Motivo per il quale è adesso indagato anche per ricettazione, insieme ad altri due No pass già identificati dagli agenti della Digos. Durante la perquisizione gli hanno trovato un coltello alla Rambo, un tirapugni e la questura ha deciso il ritiro delle due armi che aveva in casa in quanto titolare di porto per uso sportivo.
(da agenzie)

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QUANTE SONO LE PERSONE CHE NON SI SONO ANCORA VACCINATE IN ITALIA?

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

ECCO I DATI REALI SUDDIVISI PER FASCIA D’ETA

Il governo accelera sulle terze dosi per affrontare la quarta ondata di contagi che sta colpendo tutta Europa. L’Italia fino a questo momento sembra essere stata meno colpita rispetto ad altri Stati, come la Germania o l’Austria: un dato che, secondo l’esecutivo e diversi esperti del mondo scientifico, è da riferire all’alto tasso di vaccinazione nel nostro Paese.
Come si legge nel report del governo aggiornato al 23 novembre, infatti, 45.490.030 hanno completato il ciclo vaccinale: si tratta dell’84,23 % della popolazione over 12, cioè quella che può ricevere il vaccino.
In totale questa platea è formata da 54.009.944 persone. Ma quante sono allora quelle che non si sono vaccinate nel nostro Paese? Vediamo un po’ di numeri.
Nel totale, quindi, sono 8.519.914 i non vaccinati in Italia.
Tra questi chiaramente sono comprese anche delle persone che non si possono vaccinare visto il loro quadro clinico.
Bisogna poi contare che, anche se ridotto, è compresa anche una quota di persone che hanno fatto la prima dose, ma non hanno completato il ciclo vaccinale.
I numeri, al di là di queste precisazioni, variano molto da fascia di età.
Partiamo dalla più giovane: tra i 12 e i 19 anni la platea è di 4.627.514 e ad aver completato il ciclo vaccinale (quindi ad aver ricevuto la seconda dose o la dose unica) sono 3.205.931 persone. Questo significa che devono ancora essere vaccinate 1.421.583 persone.
Quanti sono i non vaccinati tra i 20 e i 49 anni
Tra i 20 e i 29 anni la platea si allarga: sono 6.013.709 persone, di cui 5.090.840 vaccinate. Numero che lascia fuori 922.869 non ancora vaccinati. Numeri simili per la fascia 30-39 anni: 5.449.289 persone hanno completato il ciclo vaccinale su un totale di 6.794.332. In questa categoria anagrafica abbiamo quindi 1.345.043 non vaccinati. In quella successiva invece sono 1.695.529: su una platea totale di 8.783.291 i vaccinati sono infatti 7.087.762. Tra i 20 e i 49 anni abbiamo quindi 3.963.441 persone che non si sono ancora vaccinate.
Gli over 50 non vaccinati sono oltre 3 milioni
I cinquantenni sono la platea più ampia se guardiamo alla suddivisione per fasce di età: tra i 50 e i 59 anni ci sono 9.649.960 di persone. Di queste 8.190.495 si sono vaccinate, altre 1.459.465 invece non ancora. Nella fascia anagrafica successiva, tra i 60 e i 69 anni su una platea totale di  7.553.486 persone, di cui 6.672.480 che hanno completato il ciclo vaccinale. Non sono quindi ancora immunizzate 881.006 persone. Dei 6.019.293 di persone tra i 70 e i 79 anni, 5.476.797 sono vaccinate: non lo sono 542.496. Infine, per quanto riguarda gli over 80, dei 4.568.359 ben 4.262.112 sono vaccinati: restano quindi fuori 306.247 persone.
In totale, gli over 50 non ancora immunizzati sono 3.189.214. Contando che si tratta della categoria più a rischio di malattia grave e ricovero in caso di infezione, al di là di quanto possa accelerare il governo sulle terze dosi, abbiamo ancora una platea piuttosto ampia di over 50 che non hanno ricevuto nemmeno una dose o non hanno completato il ciclo vaccinale, restando quindi più vulnerabili al virus.
(da Fanpage)

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MUSUMECI SI SMARCA DALLA MELONI: “PER TUTELARE LA COMUNITA’, LO STATO HA IL DOVERE DI LIMITARE LA LIBERTA'”

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

PER LA MELONI IL GREEN PASS E’ UNA MISURA DIABOLICA, IL GOVERNATORE DELLA SICILIA E’ INVECE FAVOREVOLE A RESTRIZIONI

In Italia si è deciso di virare verso il Super green pass, che ha trovato assenso nella stragrande maggioranza dei politici italiani. Ovviamente la Meloni, che continua a far sponda a no-vax e no-pass lo ha definito ‘diabolico’. Tuttavia Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia, lo ha promosso a pieni voti:
“Lo Stato è il grande padre di famiglia e ha il dovere di tutelare la propria comunità: sono convinto che in alcuni particolari casi lo abbia il diritto-dovere di sospendere momentaneamente alcune libertà individuali se l’adozione di questo drastico, speciale e temporaneo provvedimento dovesse servire a salvaguardare interessi generali”.
Questa l’opinione espressa dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, nel corso di ‘Omnibus’, su La7, in merito all’ipotesi di misure restrittive per i non vaccinati contro il Covid.
Su questa posizione tutti i presidenti di Regione “sono d’accordo” perché, ha aggiunto il governatore, “c’è la necessità di adottare, dopo tanti mesi di vana campagna di persuasione, misure più restrittive”.
Musumeci ha poi aggiunto: “Sono passati tanti mesi e sappiamo che c’è uno zoccolo duro di oltre sette milioni di italiani. In questa fascia c’è una larga parte di cittadini che hanno bisogno ancora di convincersi perché refrattari e diffidenti. È probabile che una misura ulteriormente restrittiva possa convincere i refrattari”.
(da agenzie)

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LEGA IN CRISI DI NERVI, SALVINI MINACCIA, POI APPROVANO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

ORE DI TENSIONI INTERNE, LA CONSEGNA DEL SILENZIO DEL SEGRETARIO

Forti tensioni con la Lega, rientrate all’ultimo momento con un compromesso su misure e durata del super green pass. E con il voto unanime alle misure in Consiglio dei ministri.
L’ipotesi di una super stretta di Natale, con il “2G” valido anche in zona bianca fa fibrillare Matteo Salvini. Dirama il suo no alla prospettiva: troppo dure le restrizioni per i non vaccinati, troppo brusca la posizione da digerire per la Lega.
Più che una svolta, sarebbe una capriola. Il vertice del partito è in agitazione, la premessa delle soluzioni “di buon senso” concordate tra il Capitano e i suoi governatori parte dalla zona arancione, quella dei ristoranti chiusi, non prima.
Parte un giro di telefonate che coinvolge Palazzo Chigi, i governatori con in testa Fedriga che è stato il regista del pressing dei territori sul governo per il doppio binario. L’opzione è disertare il consiglio dei ministri del pomeriggio, o almeno astenersi. Togliere le impronte digitali del Carroccio da quel decreto, prendere le distanze dall’incremento di rigore.
Il Capitano sente i fedelissimi in video-conferenza – i capigruppo parlamentari Molinari e Romeo, il vice Lorenzo Fontana, Fedriga stesso – e dirama l’ordine del silenzio stampa: solo l’inner circle è autorizzato a commentare.
Parte subito l’avvertimento. Alle 11,30 Giancarlo Giorgetti, capo delegazione e uno dei ministri più in sintonia con Draghi, non va alla cabina di regia.
Neppure il titolare del Turismo Garavaglia, a lui vicinissimo. A esprimere le “riserve” politiche sul giro di vite con qualsiasi colore è il sottosegretario all’Economia Stefano Freni (il successore di Durigon), che aggiunge le perplessità più generali sull’inasprimento dell’attuale sistema.
Tuttavia, fa sapere di confidare in una soluzione rapida del problema. Da via Bellerio filtra che non ci sono distinzioni di “sensibilità” tra Salvini e i suoi ministri.
L’indicazione che esce dall’incontro dei rappresentanti dei partiti con Draghi però è ancora quella del “massimo rigore”. Lo sostengono Speranza, Franceschini, Gelmini: il quadro dei contagi non consente esitazioni. Il nodo della zona bianca interdetta ai non immunizzati resta in campo. Oltre la cortina del silenzio, filtrano le tensioni. E le trattative con Palazzo Chigi, i ministri Gelmini e Speranza, gli altri governatori (e i sindaci). Finché alle 15 è Giorgetti ad annunciare la schiarita: “Parteciperò al Consiglio dei ministri”. Poi l’accordo sulle misure e il via libera di tutti i partiti, Lega compresa.
(da Huffingtonpost)

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SUPER GREEN PASS, ECCO COSA NON POTRANNO PIU’ FARE I NO VAX

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

NIENTE STADI, RISTORANTI, BAR, FESTE E DISCOTECHE, MA PER ASSURDO POSSONO ANDARE AL LAVORO E NEI NEGOZI

Le nuove norme sul green pass rafforzato – dal 6 dicembre al 15 gennaio, ma con possibilità di proroghe – taglieranno fuori i No Vax da una serie di attività.
Sara indispensabile essere vaccinati o guariti per poter accedere a spettacoli, eventi sportivi, bar e ristoranti al chiuso, feste e discoteche in zona bianca e gialla.
Il Green pass base, insomma – ottenuto con un tampone negativo – non sarà più sufficiente. Ulteriori limitazioni per i No Vax saranno previste invece per le eventuali zone arancioni (i vaccinati saranno esclusi).
I No Vax poi avranno bisogno di un tampone negativo per entrare negli alberghi, negli spogliatoi per l’attività sportiva e per salire su mezzi di trasporto ferroviario regionale e trasporto pubblico locale.
Sarà obbligatoria invece la vaccinazione per il personale amministrativo della sanità, per docenti e personale amministrativo della scuola, militari, forze di polizia, soccorso pubblico dal 15 dicembre. E sempre dalla stessa data scatterà il richiamo obbligatorio per le professioni sanitarie, già previste per legge.
Il governo ha poi insistito sul tema dei controlli spiegando che andranno potenziati. “C’è la sensazione che questi controlli vadano rafforzati, c’è tutta una aneddotica sui mancati controlli, bisogna potenziarli. Tutte le forze di sicurezza, i vigili urbani, saranno impiegati con un impianto diverso dal passato”, ha detto il premier Mario Draghi. “E bisogna muoversi”.
(da agenzie)

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APPROVATO SUPER GREEN PASS: ANDRA’ IN VIGORE IL 6 DICEMBRE

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

LIMITAZIONI PER CHI NON E’ VACCINATO…. OBBLIGO VACCINO PER FORZE DELL’ORDINE E INSEGNANTI

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sul super green pass. Il provvedimento, secondo quanto si apprende, è stato approvato all’unanimità in Cdm. Anche i ministri delle Lega avrebbero dato il loro assenso.
Cosa prevede il testo approvato? Le nuove norme sul “green pass rafforzato” saranno in vigore dal prossimo 6 dicembre al 15 gennaio.
Nel dettaglio, il “green pass base” sarà obbligatorio anche per alberghi, spogliatoi per l’attività sportiva, trasporto ferroviario regionale e trasporto pubblico locale.
Al contrario, l’accesso a spettacoli, eventi sportivi, bar e ristoranti al chiuso, feste e discoteche, cerimonie pubbliche sarà consentito in zona bianca e gialla solo ai possessori di “green pass rafforzato”. Inoltre, ulteriori limitazioni della zona arancione saranno valide solo per chi non possiede il “green pass rafforzato”.
Il super green pass entra in vigore il 6 dicembre e funzionerà così:
– si ottiene solo con vaccinazione o guarigione;
– la validità del green pass “rafforzato” scende da 12 a 9 mesi;
– dal 6/12/2021 al 15/1/2022 valgono le nuove regole transitorie per le zone colorate;
– il green pass “base” sarà obbligatorio dal 6/12 anche per: alberghi, spogliatoi per l’attività sportiva, trasporto ferroviario regionale e trasporto pubblico locale;
– l’accesso a spettacoli, eventi sportivi, bar e ristoranti al chiuso, feste e discoteche, cerimonie pubbliche sarà consentito in zona bianca e gialla solo ai possessori di “green pass rafforzato”;
– ulteriori limitazioni della zona arancione valide solo per chi non possiede il “green pass rafforzato”;
– vaccinazione obbligatoria estesa a personale amministrativo sanità, docenti e personale amministrativo scuola, militari, forze di polizia, soccorso pubblico dal 15/12;
– richiamo obbligatorio per professioni sanitarie dal 15/12;
– rafforzamento sistema dei controlli: entro 3 giorni dall’entrata in vigore del dl, i Prefetti sentono il Comitato provinciale ordine e sicurezza, entro 5 giorni adottano il nuovo piano di controlli coinvolgendo tutte le forze di polizia, relazionando periodicamente.
Norme che non sono cambiate:
– la mascherina resta non obbligatoria all’aperto in zona bianca e obbligatoria all’aperto e al chiuso in zona gialla, arancione e rossa. Sempre obbligatorio in tutte le zone portarla con sé e indossarla in caso di potenziali assembramenti o affollamenti;
– restano invariate le tipologie e la durata dei tamponi.
(da agenzie)

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IL DIRETTORE DELLA RIANIMAZIONE DI BERGAMO: “DA NOI I POSTI SONO DI NUOVO TUTTI OCCUPATI”

Novembre 24th, 2021 Riccardo Fucile

“SI SCELGA TRA IL RISCHIO MINIMO DI VACCINARSI E QUELLO DI MORIRE”

Quando a marzo 2020 la pandemia di Coronavirus dilagava nel Nord Italia, mettendo in ginocchio la Lombardia, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si lavorava dalle 12 alle 14 ore al giorno.
I posti nel reparto di terapia intensiva erano in tutto 120, molti dei quali ricavati da reparti che nulla avevano a che vedere con la rianimazione.
A raccontarlo è Fabrizio Fabretti, direttore dell’Unità di Anestesia e Rianimazione che ancora oggi si occupa dei pazienti Covid. «È stato un dramma», ha detto a ilfattoquotidiano.it, «non dimenticheremo mai quei giorni. Il problema, però, è che le cose sono tornate a peggiorare».
Infatti nelle ultime settimane c’è stato un sensibile incremento dei ricoveri nel reparto di Malattie infettive, così come in area critica. «Riusciamo a dimettere qualcuno, ma poi arriva un nuovo paziente. A oggi, i posti letto sono tutti occupati. E se il trend è questo, dovremo aumentarli. La Lombardia ha aumentato i posti letto, da oggi, a 75, e solo due sono liberi (domenica i ricoverati erano 61, ndr). Negli altri ospedali della Bergamasca si stanno attrezzando con ulteriori spazi per la degenza».
Neanche a dirlo, «circa nove pazienti su dieci non hanno ricevuto alcuna dose». Inoltre, «nel 90% dei casi, chi entra in terapia intensiva ed è vaccinato esce sulle proprie gambe. Senza vaccino, la percentuale scende di molto. L’età media varia dai 50 agli 80 anni, ma abbiamo avuto anche 35-40enni. Dietro alle persone che non si vaccinano ci sono le motivazioni più disparate. In genere c’è la paura. Gli irriducibili, quelli iper convinti, di solito sono pochi».
A questo punto, e con la quarta ondata che incombe, «si tratta di scegliere – ha concluso Fabretti – tra un rischio minimo, vicino allo zero, e un rischio molto più consistente. Chi non vuole vaccinarsi, si faccia convincere da chi vede pazienti Covid in fin di vita, che non hanno altre comorbidità, ma solo danni ai polmoni, e fa il possibile per curarli. Non sto parlando solo dei rianimatori, ma anche degli infermieri, che fanno un grandissimo lavoro, di grande sacrificio, anche fisico, e che voglio ringraziare pubblicamente».
(da agenzie)

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