Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
ANDRY BILECKY: ”SONO DI DESTRA, COMBATTO PER LA MIA PATRIA”… UN CORPO SPECIALE DI 1.300 UOMINI, CI SONO ANCHE ITALIANI
«Noi a Kiev possiamo dare ordini, ma ieri sono morti due soldati ucraini e 18 sono stati
feriti. Non c’è esercito al mondo che sopporti l’ordine di non difendersi». Risponde così in un’intervista a Repubblica Andry Bilecky, 42 anni, fondatore del Battaglione Azov che ha accumulato encomi militari e denunce.
«Negli ultimi giorni il governo ha disposto ordini molto severi, e tutto il mondo ha visto che a sparare era il lato opposto del fronte. Ma il soldato che vede morire i suoi commilitoni ovviamente ignora l’ordine del generale. E lo stesso fa il capo responsabile dei suoi uomini».
Ne ha circa 1260, dice, tra questi fino a poco tempo fa c’erano quattro italiani. Ma soprattutto, fa sapere, i suoi non accetteranno mai amputazioni territoriali dell’Ucraina: «Impossibile. Due milioni di ucraini sfollati non rinunceranno mai a tornare nelle loro case. E comunque la Russia non si fermerà. Dovremo lottare ovunque».
Bilecky risponde anche alle accuse di tortura: «Mi ricordo un “prigioniero” che non abbiamo mai catturato e ci accusava di averlo torturato. Non conosco guerre in cui una parte non accusi l’altra di crimini di guerra».
Dice che non è nazista e che il fascismo è stato inventato in Italia: «I nostri simboli? Qualsiasi bastone che incroci un altro bastone somiglia a una svastica. Se poi mi chiede come la penso io, lo dico chiaro: sono di destra. Fine».
E nemmeno si sente antisemita: «Assolutamente no, sono un convinto sostenitore di Israele: il suo modello di società e di difesa è molto vicino al modello ideale per l’Ucraina. Diversi ebrei hanno combattuto con noi, E abbiamo avuto anche tre antifascisti. Le opinioni personali non contano, conta difendere il Paese».
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
DEDICATO A CHI SI SCANDALIZZA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA, QUESTI SONO 22 IMPRENDITORI… HANNO PERCEPITO 460.000 EURO PER POI ACQUISTARE BENI DI LUSSO
La Guardia di Finanza di Monza ha denunciato ventidue imprenditori della provincia per aver percepito illecitamente contributi a fondo perduto per l’emergenza.
Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle i denunciati avrebbero ricevuto illecitamente oltre 460 mila euro, utilizzati principalmente per acquistare beni di lusso o “godersi la vita”.
I finanziamenti erano erogati dall’Agenzia delle Entrate ed erano destinate dal Decreto Rilancio alle imprese colpite da cali di fatturato dovuti al Coronavirus.
Secondo le fiamme gialle uno di loro ha ottenuto il denaro e lo ha usato per finire di pagare il finanziamento per l’acquisto di un Rolex.
In sei, secondo quanto è emerso, hanno percepito contributi a fondo perduto, richiesti telematicamente all’Agenzia delle Entrate, per un totale di 237 mila euro, tra cui l’amministratore unico di una società di impiantistica elettrica di Giussano, che avrebbe incassato 147 mila euro, il titolare di una cooperativa che ha firmato un’istanza di contributo a fondo perduto per circa 50 mila euro e due rappresentanti legali di due società sportive brianzole, beneficiarie di oltre 28 mila euro.
In sette, infine, hanno ottenuto finanziamenti bancari assistiti da garanzia per complessivi 210 mila euro, senza averne diritto.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
ORA GLI INFAMI STANNO CON I CRIMINALI IMPERIALISTI
Da che mondo è mondo destra è uguale a patriottismo. E da che mondo è mondo destra
è anticomunismo. Ovunque ma non in Italia, strano paese in mezzo al Mediterraneo in cui ogni destra possibile, da quella estrema di Fratelli d’Italia a quella moderata di Forza Italia passando a quella populista della Lega, declina la sua azione politica inneggiando ai peggiori nemici dell’Occidente.
Se l’amicizia personale tra Silvio Berlusconi e Putin potrebbe non avere nulla di politico, è invece sotto gli occhi di tutti l’innamoramento ideologico per lo zar di Mosca di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. In questo decennio non è passato anno in cui i due non abbiano sentito il bisogno di dichiarare la fatale attrazione verso l’uomo che vuole rifondare l’impero sovietico riconquistando pezzi di nazioni che si sono liberate dalla morsa moscovita. E in questi giorni non passa ora in cui queste bruttissime destre italiane non si dicono pronte a vendersi agli interessi di Mosca per qualche tonnellata di gas in più.
La destra eroica che sognava la riunificazione sulle “Strade d’Europa”, che cantava “Europa Nazione” contro tutto e tutti, è diventata una
destra bottegaia che ragiona sempre e comunque con la paura della pancia vuota. Vale la pena ascoltare il grido di dolore per questa giravolta esistenziale che uno come Enzo Raisi, già deputato di Alleanza Nazionale, già assessore della giunta Guazzaloca a Bologna, pezzo di storia della destra italiana (consiglio la lettura del suo “La casta siete voi” con la prefazione di Gianfranco Fini), ha lanciato su Facebook: “Molti di quelli che con me cantavano ragazzi di Buda ragazzi di Pest, che piangevano ricordando la figura di Jan Palach pare che oggi dei ragazzi di Kiev proprio non gliene frega niente stanno con i loro Caini di allora e di oggi… è proprio un mondo che va alla rovescia”.
Farebbe ridere se non fosse una bestialità culturale il tradimento di chi, come Giorgia Meloni, svende in nome di un sovranpopulismo servo ciò che della propria storia non andava buttato: l’anti totalitarismo, l’utopia di un’Europa “imperiale”, forte e unita, la lotta pressoché solitaria contro il mondo uscito da quella Yalta che aveva appaltato al blocco sovietico metà Europa continentale, fino a Berlino, fino alla bolognese via Stalingrado.
Vale allora la pena di ascoltare per intero lo sfogo social di Enzo Raisi, perché no, non è detto che la storia della destra debba finire così, in braccio ai nemici di un tempo, senza che nulla sia cambiato se non il proprio vuoto ideale: “Quando Putin – scrive Raisi- ci ha preso per i fondelli dicendo che la sua era solo una manovra militare i filo putiniani tutti a dire “avete visto i guerrafondai erano Biden e il suo governo gne gne…”. Ora che Putin ha dimostrato con i fatti che ci prendeva per i fondelli e ha riconosciuto le due regioni ucraine che si sono dichiarate indipendenti e ha cominciato a mandare le truppe per l’assalto finale i filoputiniani “eh si ma è colpa degli americani..”.
Che l’Ucraina sia uno stato libero, democratico e indipendente e che vuole giustamente scegliere di tornare ad essere uno stato europeo, come sempre è stato nella storia, a lor signori non gliene frega nulla. È sempre colpa degli americani, di Biden e gne gne. Poi toccherà ai paesi Baltici e riusciranno a dire che i russi hanno diritto a uno sbocco sul mare…”. Fino all’atto di accusa finale: “Ma almeno abbiate il coraggio – ancora Raisi – di dire quello che avete in testa, vi piace Putin, il suo sistema autoritario, i suoi oligarchi corrotti che lo sostengono. Non trovate sempre la scusa degli americani, almeno siete più credibili, l’uomo forte vi è sempre piaciuto. Ma a noi che da destra la scelta democratica l’abbiamo fatta non con le parole ma con i fatti, quelli come Putin ci fanno schifo”.
Applausi. Applausi scroscianti. Perché no, la destra italiana non può essere solo quella che applaude inebetita quando i cavalli dei cosacchi si abbeverano alla fontane di Roma. E di Praga. E di Kiev…
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
ALTRO CHE SEDICENTI PATRIOTE DEL CAZZO
Per le mamme che incontra accompagnando i suoi gemellini di due anni all’asilo è semplicemente Yulia. Per la sua unità invece è “bilka”, scoiattolo. Bilka non è un soldato qualunque. Bilka è il miglior cecchino delle forze armate ucraine.
Mamma di quattro figli – oltre i due gemellini, un figlio di 14 e uno di 16 anni – Yulia si è arruolata nel 2014, quando, scoppiata la crisi in Crimea, ha iniziato a leggere su internet storie di cecchine, soprattutto russe. E ha deciso di dare così il suo contributo all’Ucraina. Imbracciando un’arma di precisione. Voleva – confessa Yulia al Corriere della Sera che la intervista – “difendere la patria”.
Ma prima di diventare lo “scoiattolo” delle forme armate ucraine, Yulia si è “arruolata” tra le forze civili. “Era poco, sempre troppo poco”. Così Yulia decide di fare di più. È andata su internet. E qui ha iniziato a leggere storie di cecchine, soprattutto russe. Donne spaventose. Allora Yulia si è arruolata come volontaria. “Primo fucile un SVd Snaiper Dragunov russo, calibro 7,62”. Alla domanda se fa la cecchina per femminismo, Blika annuisce, aggiungendo però che lo fa anche “per difendere la patria”. L’ha fatto per 5 anni. Ora è nella riserva, ma in pre allerta. E si dice pronta a tornare. Un Sbroiar ucraino che – specifica lo “scoiattolo”, forse con una nota di orgoglio nazionale – ha un tiro utile di 800 metri come il russo Dragunov, ma è più preciso.
A Blika piace fare la mamma, però confessa: “credo di poter essere più utile là fuori a difenderli con il fucile che chiusa in casa”. E Yulia non è l’unica mamma che ha imbracciato un fucile per difendere i propri figli, e la propria patria.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
“ORGOGLIOSO DELLA MIA GENTE E DEL MIO PAESE”
“Insieme vinceremo, gloria all’Ucraina!”: Andriy Shevchenko, ex stella del Milan e già ct
dell’Ucraina, interviene così – con un post sui social e l’immagine dei confini del suo Paese con la bandiera nazionale – dopo i venti di guerra con la Russia nelle ultime ore.
“Sono sempre stato orgoglioso della mia gente e del mio paese – scrive Sheva – Abbiamo attraversato molti momenti difficili e negli ultimi 30 anni ci siamo formati come nazione. Una nazione di cittadini sinceri, laboriosi e amanti della libertà. Questa è la nostra risorsa più importante. Oggi è un momento difficile per tutti noi. Ma dobbiamo unirci! Insieme vinceremo!”.
(da agenie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
”EUROPA DIVISA MILITARMENTE E POLITICAMENTE”
In una conversazione con Il Foglio l’ex presidente della Commissione Ue ed ex premier, Romano Prodi, esprime grande preoccupazione per il precipitare della situazione in Europa.
“Il discorso fatto lunedì da Putin era un discorso arrogante, triste, pericoloso – dice Prodi- E’ un discorso che ci fa rimpiangere la stagione della Guerra fredda, durante la quale l’angoscia della tragedia infinita non permetteva alle piccole tangibili tragedie di manifestarsi con la forza d’urto che stiamo vedendo in queste ore. Putin ha ripescato il leninismo, la Grande Russia, e ha usato la retorica della nostalgia per spingere se stesso verso il limite più estremo a cui può arrivare senza dover sparare un solo colpo. Ha fatto un atto di guerra, ma non ha fatto ancora la guerra, e sta giocando una partita da pokerista”.
Per Prodi l’Europa arriva a questo drammatico appuntamento solo formalmente unita. “Siamo divisi militarmente, siamo divisi politicamente, abbiamo di fronte a noi solo un’unità economica e di conseguenza quando succedono grandi incidenti non si riesce a fare molto – sottlinea Prodi-. Il coltello dalla parte del manico oggi ce l’ha Putin. Le reazioni dell’Europa, non per cattiveria, non per mancanza di volontà, ma non potranno mai essere sufficienti, se parametrate a quello che sta facendo la Russia. E sfortunatamente, se di fronte ai grandi problemi del mondo non si è uniti, allineati cioè anche nella difesa degli interessi strategici, le democrazie liberali rischiano di fare un passo indietro e rischiano di osservare in modo passivo i passi in avanti delle democrazie illiberali”.
§L’ex presidente della Commissione Ue osserva: “Penso a cosa potrebbe significare per le democrazie liberali l’avvicinamento progressivo tra due paesi come la Russia e la Cina. Quando, ai miei tempi, lavorai all’allargamento dell’Unione europea, da presidente della Commissione, Putin mi disse che per lui l’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione europea, dal punto di vista economico, non era un problema. La sua ossessione era la Nato. Lo ripeteva sempre”.
(da Huffingtonpost)
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