Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
GLI STRANI AFFARI DEL PRIMO, IL PASSATO DI AGENTE SEGRETO DEL SECONDO
«O Vladimir Vladimirovic». Due appelli fotocopia per due leader fotocopia. L’unica
differenza era nella cravatta: l’una bordeaux, l’altra scura. Per il resto, per evacuare la popolazione e chiedere a Mosca d’essere riconosciuti, sabato scorso Denis&Leonid sono andati in onda alla stessa ora di Mosca, sulla stessa tv di Mosca e con lo stesso abito che avevano già indossato il 6 dicembre, a Mosca, alla grande festa di Russia Unita.
La grande serata della loro incoronazione. Un abbraccio che somigliava già a un’annessione. Vodka e aragoste: «Benvenuti a casa!», aveva agitato la mano un altro leader fotocopia, Dmitry Medvedev, l’avatar di Vladimir Putin.
Fu quella cerimonia sfarzosa – il tesseramento al partito putiniano dei leader delle due repubblichette, Donetsk e Lugansk – ciò che gli Usa temevano, e un po’ s’ aspettavano, per lanciare il primo allarme al mondo: tempo due mesi, stupì tutti la Casa Bianca, e vedrete che la Russia riconoscerà la strana coppia, invadendo l’Ucraina Due mesi e mezzo dopo, rieccoli qui.
Leonid Pasechnik e Denis Pushilin. Le pedine (dice Putin) o i pupazzi di questo war game. Quando i media ucraini li citano, li chiamano «i terroristi separatisti» ed elencano gli articoli 109, 110 e 258 del Codice penale, che comminerebbero loro quanto meno l’ergastolo.
Ma Pasechnik, 51 anni e un passato nei servizi segreti di Kiev, dal 2017 presidente della Luganskaja Respublika (per tutti: Lnr), ancora s’ offende: «Io sono un militare e ho un codice di comportamento – disse una volta – ricevetti anche una medaglia perché avevo rifiutato una tangente», gesto peraltro nobilissimo in un Paese corrottissimo.
Era un’altra vita, quella: Leonid s’ è sempre sentito ucraino per caso, lo chiamano «Magadan», dalla città dei gulag staliniano che s’ affaccia sull’Oceano Pacifico, perché da ragazzino c’era cresciuto e s’ era forgiato nella nostalgia di tutto quel che sapeva di Russia.
Che ci faceva uno come lui, nella Lugansk che Brezhnev in persona aveva intitolato all’eroico Maresciallo Vorosilov e al più fedele esegeta dello stalinismo? Che poteva farci Leonid Pasechnik con un’Ucraina come quella uscita dalla rivoluzione del 2014, con un Paese che sognava l’Occidente? Destino parallelo e diverso, l’altro presidente.
Che di militare non ha mai avuto proprio nulla: Denis Pusilin, 40 anni, poca voglia di studiare, qualche strano affare con una finanziaria accusata d’avere truffato 10 milioni di russi, un’esperienza da pasticciere alla fabbrica «Dolce Vita», quando nel 2018 diventò il capo delle Donetska Respublika (per tutti: Dnr), nelle prime foto si fece notare soprattutto per i blazer blu elettrico e i completi argento domopak in mezzo alle mimetiche dei suoi soldati.
Aveva già tentato una carriera a Kiev, fondando un partito filorusso votato dallo 0,08%. La rivolta di Maidan lo sorprese disoccupato, lo folgorò sulla via di Mosca e ne fece la fortuna politica.
Può quest’ imminente dramma avere due attori così? Non è detto. La Novorossija di Donetsk e Lugansk, in tutto due milioni e mezzo d’abitanti, somiglia più alla vecchia Unione Sovietica che a una nuova Russia. E i leader durano meno d’uno sparo: ne hanno ammazzati sei in otto anni.
«Magadan» Pasechnik salì al potere con un golpe: dopo aver circondato per tre giorni la casa del suo rivale, Igor Plotnitsky, gli fece firmare una lettera di dimissioni «per motivi di salute». Pusilin invece divenne capo quando l’amico fraterno del Cremlino, il presidente Alexander Zakharchenko, ultimo sopravvissuto delle rivolte separatiste del 2014, saltò per una misteriosa autobomba piazzata al suo caffè preferito di Donetsk, il «Separatist». Ieri sera, Denis&Leonid si sono sintonizzati sull’ora di Mosca e si son goduti lo show tv dello Zar di tutte le Russie, comprese le loro. Sono entrati nella storia, a Putin piacendo.
(da il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
ORA E’ DIVENTATA PURE ESPERTA DI POLITICA ESTERA
Prima era sull’Europa – che ora rappresenta nelle vesti di Europarlamentare -, poi sulla pandemia e sui vaccini. Ora sulla crisi tra Russia e Ucraina e le tensioni nella regione del Donbass.
La verità, quella alternativa alla “narrazione mainstream”, la ha sicuramente Francesca Donato (a scanso di equivoci, si tratta di ironia).
L’ex leghista, infatti ha sentenziato – ovviamente sui social – come l’intero universo televisivo (lo stesso che la ospita un giorno sì e un giorno no) stia raccontando una versione faziosa di quel che sta accadendo tra Mosca e Kiev. Perché, ovviamente, lei ha un’idea tutta sua su questa vicenda.
“La narrazione dei fatti sul Donbass in onda sulle nostre reti televisive è come al solito faziosa e priva di alcuna attendibilità”. Questa la sentenza di Francesca Donato sul suo attivissimo profilo Twitter. Niente più pandemia, niente più vaccini. Svestiti i panni da virologa (senza apparenti meriti scientifici) l’Europarlamentare eletta con la Lega (prima di essere cacciata) non spiega i motivi di questa sua tesi. Anzi, lo fa con parole e pensieri di altri utenti. Ma perché ha questo pensiero sulla situazione nel Donbass e sulla crisi tra Russia e Ucraina?
Vedendo i suoi retweet si ha una risposta a questa domanda: i fuochi d’artificio. L’Eurodeputata, infatti, sostiene che i festeggiamenti nel Donbass dopo che Putin ha ufficializzato il riconoscimento delle Repubbliche indipendenti di Lugansk e Donetsk siano l’esatto simbolo di come la narrazione italiana sui “venti di guerra” su cui soffia il Cremlino sia del tutto fuori luogo e faziosa.
Perché lei, ovviamente, sta dalla parte di Putin. Ovviamente, occorre ricordarlo, quelle due cittadini – che confinano proprio con l’ultimo avamposto Sud-Occidentale della Russia – siano al centro di tensioni da anni, con i separatisti filo-russi a guidarli. Quei festeggiamenti in strada, dunque, sono una diretta conseguenza di tutto ciò.
(da NetQuotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
NON APPREZZA L’APPOGGIO A DRAGHI E LO FA ”PER COERENZA” (NON PERCHE’ I VOTI DELLA LEGA SI SONO DIMEZZATI)
Giorgio Bontempi: è lui la persona che ha contribuito a aumentare le tensioni tra Lega e Fratelli d’Italia, visto che il partito di Giorgia Meloni sta portando dalla sua parte qualche leghista al quale piace di più la linea del partito che sta all’opposizione mentre la Lega sta nel governo Draghi..
Giorgio Bontempi, sindaco di Agnosine, Comune nel bresciano, dopo 25 anni lascia la Lega ed entra in Fratelli d’Italia. Il suo approdo nel partito di Giorgia Meloni è stato ufficializzato oggi in una conferenza stampa al Pirellone, alla quale hanno partecipato, oltre allo stesso Bontempi, anche la coordinatrice regionale di Fdi, Daniela Santanchè, l’assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato ed altri esponenti come il consigliere comunale milanese Andrea Mascaretti.
“Questo ingresso di Bontempi ha un significato particolare”, dice Santanchè. “Un libero professionista- continua- che ha costruito insieme alla Lega parte di un percorso. Ma avendo scelto in maniera chiara il campo del centrodestra, le sue difficoltà nascono da un credo politico contrapposto al fatto di governare con il Pd e con il M5S”. Infatti, “noi con loro pensiamo di essere incompatibili su tutte le questioni- aggiunge la coordinatrice regionale di Fdi- c’è una parola che vince su tutte le altre: coerenza”.
Parla anche Bontempi: “Non si cancellano in un giorno 25 anni con la Lega- commenta il sindaco- la mia è stata una decisione sofferta e inevitabile. Entro in Fdi in maniera molto rispettosa, per dare un contributo importante e rappresentare degnamente il centrodestra”.
Ma soprattutto, fa eco Bontempi alle parole di Santanchè, “per un valore fondamentale: la coerenza”. Sentirsi parte di un progetto, questo cerca il sindaco: “Cosa che, in pochi giorni, ho percepito in Fdi e che non avevo percepito prima”.
(da NetQuotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
IL SINDACO: ”PROPOSTA VERGOGNOSA E RAZZISTA, QUI GLI STRANIERI LAVORANO E SONO INTEGRATI”
Fa discutere la proposta di due consiglieri comunali leghisti di Caltanissetta – Valeria
Visconti e Oscar Aiello – che in un’interpellanza al sindaco Roberto Gambino (in quota Movimento 5 Stelle) hanno richiesto “di affiggere, a tappeto, sui muri delle vie, nei bar, davanti le scuole e gli ospedali, un’ordinanza-decalogo con le principali regole comportamentali, da far rispettare agli extracomunitari che sconoscono, a causa delle diversità culturali, il modo corretto e sano della vita cittadina, e che in quel modo sarebbero aiutati a rispettare la città e i cittadini che li accolgono”.
Nessun riferimento ai cittadini nisseni, che pure contribuiscono alla situazione di degrado in cui versa il centro storico.
Una sorta di “regolamento ad hoc” per chi non è del posto, come i tanti componenti delle comunità afghane e pakistane, allegata alla richiesta di combattere il disagio cittadino con un aumento della segnaletica stradale e col ripristino dell’illuminazione.
Un’interpellanza che il sindaco Gambino ha definito “razzista”, senza troppi giri di parole.
“Caltanissetta è una città accogliente – ha dichiarato – e questa interpellanza è gravissima e vergognosa. Nessuno può permettersi di dire una cosa del genere che crea scompiglio sociale. Gli stranieri sono perfettamente integrati nella nostra città“.
Il primo cittadino ha ricordato come uno dei due proponenti in quota Lega, la consigliera Visconti, fosse in precedenza iscritta al Movimento 5 Stelle: “Se avesse scritto una cosa del genere quando apparteneva al Movimento 5 Stelle, sarebbe stata espulsa, non è tollerabile un comportamento del genere”.
“Risponderò con i fatti all’interpellanza – ha aggiunto Gambino – visto che i 20 milioni di euro di rigenerazione urbana riguarderanno soprattutto il centro storico e contribuiranno alla sua rinascita”. Parole di condanna da parte della sezione nissena dell’Anpi: “Siamo profondamente indignati per queste affermazioni che rimandano a pagine oscure della storia del nostro Paese”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
CASO STRANO: ACCUSATA DI AVER FATTO FAVORI A 45 ATTIVITA’ BALNEARI
Sedici misure cautelari, tra cui anche una destinata alla sindaca di Sabaudia Giada Gervasi, sono state eseguite in mattinata dal nucleo investigativo dei carabinieri di Latina. Nel procedimento, che coinvolge amministratori, funzionari pubblici e imprenditori si contestano, a vario titolo, i reati di corruzione, peculato e falso ideologico.
In particolare, alla prima cittadina di area centrodestra, vengono contestati 11 episodi di turbativa d’asta e uno di corruzione. In totale sono una ventina le persone finite nel registro degli indagati. La prima cittadina è stata eletta alle amministrative del 2017 sostenuta da liste civiche.
Nel 2018, in occasione delle elezioni Provinciali, la civica Gervasi era stata invece sostenuta anche da Matteo Salvini e dal Carroccio (che però in Comune siede all’opposizione).
Secondo quanto emerge da una nota diffusa dal procuratore di Latina Giuseppe De Falco, tutte le quarantacinque attività balneari presenti sul lido di Sabaudia avrebbero goduto, nel tempo, di favoritismi e privilegi all’interno del Comune di Sabaudia.
In base a quanto accertato dagli inquirenti “alcuni dipendenti pubblici sarebbero, in concreto, i titolari di alcuni stabilimenti e chioschi oggetto di favoritismi”.
L’attività di indagine, condotta dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dai sostituti Antonio Sgarrella e Valentina Giammaria, è iniziata nel novembre 2019 a seguito dell’incendio alla centrale termica dell’Ente Parco Nazionale del Circeo e alle minacce al Comandante della Stazione Carabinieri Forestali “Parco di Sabaudia”. L’episodio venne condannato anche dall’allora ministro all’Ambiente Sergio Costa che sul Blog delle Stelle lo definì “un atto vile” e “un gesto volto a condizionare chi ogni giorno lavora e lotta per la tutela della legalità e dell’ambiente”.
Le indagini sono durate più di sette mesi e, si legge ancora nella nota della procura, “hanno accertato e ricostruito undici episodi di turbativa d’asta, la formazione di innumerevoli atti falsi, nonché condotte corruttive che sarebbero state poste in essere dal sindaco di Sabaudia e da amministratori comunali, in concorso con imprenditori e funzionari comunali”.
Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori “è finita soprattutto la Coppa del Mondo di canottaggio, che si sarebbe dovuta svolgere a Sabaudia nel 2020, con riferimento alla quale appaiono favorite ditte compiacenti all’amministrazione comunale, sia nella realizzazione del campo di gara sia nell’affidamento del servizio di manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica, per un giro di affari di circa 1 milioni di euro“.
(da il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
IN CALO IL TG1 E L’INGUARDABILE TG2 SOVRANISTA… MARETTA AL TG3
Falsa partenza in Rai per i telegiornali dell’era del nuovo ad Carlo Fuortes. Il Tg1 guidato
da Monica Maggioni, molto gradita a Palazzo Chigi sull’asse Garofoli-Funiciello (rispettivamente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e capo di gabinetto di Mario Draghi) nei primi tre mesi della sua direzione viaggia a una media d’ascolti inferiore a quella del suo predecessore Giuseppe Carboni, nominato in quota al Movimento 5 stelle sotto la precedente gestione Foa-Salini.
Fatta eccezione per la settimana di Sanremo, negli altri giorni, soprattutto nell’edizione principale del tg della rete ammiraglia, quella delle 20, il segno è sempre quello del meno.
Ma ciò che preoccupa di più in azienda (e ha fatto scattare l’allarme del sindacato) sono le tante figure professionali rimaste senza incarico dopo l’arrivo di Maggioni. Oltre all’ex direttore Carboni, ci sono l’ex vicedirettore Filippo Gaudenzi, l’ex capo della segreteria di redazione Giuseppe Caserta e l’ex capo del Politico Natalia Augias. Quattro nomi e quattro stipendi pesanti su cui potrebbe accendere il faro la Corte dei Conti visto che poi ci sono altri giornalisti della testata che svolgono più funzioni.
Al loro posto alcuni fedelissimi della direttrice provenienti da Rainews e quelli segnalati dalla politica (vedi Nicola Rao in quota Fratelli d’Italia).
In più alcuni con il doppio incarico: oltre alla direttrice-conduttrice, stesso raddoppio di funzioni per Francesco Giorgino (vicedirettore e conduttore) ed Elisa Anzaldo (caporedattore centrale agli Speciali e conduttrice).
Preoccupa il calo di ascolti del Tg2 di destra-centro diretto da Sangiuliano
Preoccupa anche il calo degli ascolti per il Tg2 del confermato Gennaro Sangiuliano. Il telegiornale della destra-centro sta scendendo a livelli mai toccati prima: venerdì 18 febbraio è andato addirittura sotto il 5 per cento.
Mentre il giorno prima era toccato a Tg2 Post, l’approfondimento che segue l’edizione serale delle 20.30, scendere sotto la soglia psicologica del 3 per cento, per l’esattezza solo il 2,9. Al settimo piano di viale Mazzini si sta cercando di correre ai ripari cambiando il traino, ovvero il programma che precede il telegiornale di prima serata. Al posto dei classici e fidelizzati telefilm, si pensa a un game show o comunque a un programma stile “Battute”. Basterà a risollevare il glorioso tg di Andrea Barbato e Antonio Ghirelli o serviranno interventi più drastici?
Maretta tra la redazione del Tg3 e la direttrice Simona Sala
Infine ascolti in calo ma anche tanta maretta al Tg3 dove non c’è feeling tra la redazione e la direttrice Simona Sala, in quota metà Pd e metà 5 stelle corrente Luigi Di Maio. Clima teso nei corridoi della palazzina di Saxa Rubra, toni della voce alti, risultati deludenti. Alla direttrice si contestano soprattutto due cose: il voler inseguire sempre il Tg1 snaturando l’anima tradizionalmente di sinistra del telegiornale. E poi le continue apparizioni televisive molto spesso nei canali della concorrenza (vedi Otto e mezzo dell’amica Lilli Gruber) lasciando così sguarnita la plancia di comando.
(da tag43.it)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
UNA MENTALITA’ MASCHILISTA PATETICA, L’INFLUENCER RISPONDE PER LE RIME
In seguito al viaggio di lavoro a New York di Chiara Ferragni, per partecipare alla New York Fashion Week, l’influencer si è scagliata contro il titolo di Leggo che ha messo in contrapposizione il suo comportamento e quello di suo marito Fedez, rimasto a casa a badare a Leone e Vittoria, e definito come “babysitter” piuttosto che essere semplicemente un padre.
“Una mamma che lavora perché deve essere giudicata negligente?”, ha scritto Ferragni in una story su Instagram. “Una mamma che si sente bene con il proprio corpo – ha aggiunto – perché deve sentirti in colpa? Una mamma che non dimentica di essere anche donna, moglie, lavoratrice, figlia, amica, perché deve essere discriminata? Come madre, imprenditrice e donna ho la fortuna di poter dedicare molto più tempo alla mia famiglia e ai miei bambini di quanto sia concesso alle donne che lavorano sotto un capo, ma non è comunque abbastanza per un certo tipo di giornalismo maschilista e tossico. Noi donne dobbiamo ancora una volta fare il doppio per essere apprezzate la metà. A me stessa e a tutte voi dico: non rinunciamo a lottare e a pretendere di essere considerate al pari degli uomini”.
Il modo in cui Leggo ha presentato la notizia è: “Chiara Ferragni e Fedez, lei vola a New York e si trasforma in Catwoman. Lui resta a Milano a fare il baby sitter (poi cambiato in “papà”, ndr)”. Se la prende con “un certo tipo di giornalismo”, che sembra giocare sui pregiudizi degli italiani nei confronti del suo lavoro. Oltre a contestare il fatto che a parti invertite non siano mai state fatte insinuazioni simili. Anche fosse andata a impersonare veramente Catwoman per lavoro – cosa che non ha fatto, tutto nasce da una didascalia con la quale Ferragni ha accompagnato alcune foto pubblicate sui social con indosso un abito nero aderente – quale sarebbe stato il problema?
(da NetQuotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
IL COMANDO DEI CARABINIERI FAREBBE MIGLIORE FIGURA SE CHIEDESSE SCUSA E ANNULLASSE UNA MULTA ASSURDA
La vicenda di Mertcan, 20 anni, multato in bicicletta perché non aveva con sé la
mascherina dopo un diverbio con i carabinieri, sta sollevando un’ondata di solidarietà. In tanti si sono detti pronti a pagare la multa al giovane operaio che la mattina dell’8 febbraio, alle 7.30, stava andando a Nichelino, in bici, per iniziare il suo turno in fabbrica.
Quella mattina aveva incrociato una pattuglia dei carabinieri in corso Moncalieri: “Uno dei militari – racconta – ha spalancato la portiera senza guardare mentre passavo in bici e ho rischiato di cadere”, aveva raccontato il ragazzo che aveva reagito a quell’episodio protestando e allontanandosi. I carabinieri, che hanno poi ricostruito la vicenda descrivendo quelle proteste come molto colorite tra offese e insulti, hanno fermato il giovane poco dopo e hanno accertato che non aveva con sé la mascherina che non era obbligatoria pedalando ma lo era, anche all’aperto, in caso di fermata. “Io però avevo trovato un passante disposto a regalarmene una”, aveva precisato Mertcan ma questo non è bastato a evitargli il verbale.
Il giovane guadagna 600 euro al mese: con quei soldi aiuta la famiglia, mamma, papà e un fratellino di 7 anni, a mantenersi e pagare le spese. Il verbale da 280 euro che gli è stato consegnato equivale quasi a metà del suo stipendio. Lui ha pagato subito per paura che la sanzione, dopo cinque giorni, aumentasse fino a 600 euro ma ora molte persone stanno scrivendo alla redazione di Repubblica per chiedere come poter far per risarcire il ragazzo della somma che ha già pagato. Mertcan ha ricevuto anche un’offerta di assistenza legale.
La solidarietà è arrivata da tutt’Italia. I primi sono stati una coppia di Foligno, Maurizio Lalleroni e sua moglie Francesca Ridolfi, entrambi presenti sui social e contattabili, che hanno lanciato un appello su Facebook dopo aver parlato con il ragazzo. “Vogliamo aprire una sottoscrizione in suo favore per restituirgli la somma che ha già pagato – scrivono – Mertcan ci ha lasciato il suo conto corrente, ci ha ringraziato: chiediamo di contattarci a chi fosse interessato a unirsi alla nostra proposta e al nostro contributo”.
“Sono un medico – commenta un’altra delle persone che hanno contattato la nostra redazione – non sono No Vax, No mask, anzi, ho la tripla dose e giro anche all’aperto con mascherina anche senza obbligo, ma credo che le ingiustizie e le sopraffazioni siano intollerabili”, .
Nemmeno l’operaio si aspettava una tale mobilitazione.” Sono molto contento per questa ondata di solidarietà che sto ricevendo, non me l’aspettavo. Ho letto molti commenti su questa vicenda e vorrei ringraziare a uno a uno chi mi sta sostenendo – dice – È una storia che mi ha amareggiato, che ha messo in difficoltà me e la mia famiglia per la cifra che abbiamo dovuto pagare, ma la risposta della gente mi sta dando tanta fiducia”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 21st, 2022 Riccardo Fucile
LA PARTITA DELLA LEGGE ELETTORALE E GLI ALFIERI DEL PD CHE PUNTANO ALLA MAGGIORANZA URSULA
È davvero il tempo di pensieri mai fatti, come ha detto Renato Brunetta a Paola Di Caro sul Corriere di ieri? È davvero realistico e magari auspicabile che dopo l’unità nazionale ci sia ancora l’unità nazionale? E che dopo Mario Draghi, senza per ora tirarlo per la giacca, ci sia ancora perlomeno il suo metodo, quello che sta portando l’Italia fuori dalla pandemia e dalla crisi economica?
È una lunga partita politica dalle mille derivate quella che accompagna il Paese alle elezioni del 2023, sempre che strappi improvvisi non facciano precipitare la situazione in un ricorso anticipato alle urne. Non c’è dubbio che l’idea di questo percorso attraversi trasversalmente i partiti che sostengono il governo.
Nel Pd se ne fanno riservatamente alfieri dirigenti come il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, l’ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci e il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che non manca di mantenere rapporti di ottimo vicinato con il leghista che Guida il Veneto, Luca Zaia.
Ci sono poi Dario Franceschini e Goffredo Bettini, che guardano a un’evoluzione europeista di almeno parte della Lega, se non tutta, che tornerebbe buona in caso di pareggio.
Ma su tutti c’è il disegno di Enrico Letta, che si sta ritagliando in modo certosino il ruolo del federatore di una larga alleanza: sì a Carlo Calenda stando attento a non perdere i Cinque Stelle, lucidità al di là dei pregressi personali per dialogare con Matteo Renzi, disponibilità a dare ruolo e a raccogliere la spinta degli amministratori locali.
Tutto questo nella previsione che non sarà facile, e forse nemmeno auspicabile, cambiare in senso proporzionale la legge elettorale. Con l’idea di provare a vincere, nella convinzione che un centrodestra litigioso sia tutt’ altro che imbattibile.
Il pensiero di Renato Brunetta, e anche di Mara Carfagna, è esplicito. Come del resto quello di Giovanni Toti, Luigi Brugnaro, Gaetano Quagliariello, che guardano con interesse al metodo Draghi.
E comunque Forza Italia, con Silvio Berlusconi, è solidamente intenzionata a ridurre lo spazio delle tentazioni sovraniste e populiste di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Calenda ha dimostrato alle amministrative di Roma di avere una fetta importante di popolo dalla sua parte, e a guardar bene non è neanche un signor no, vista l’apertura al secondo turno verso Roberto Gualtieri.
I Cinque Stelle, almeno in parte,lo vedono come un bau bau, ma lui fa appello alle forze che sostengono il governo e lascia aperto uno spiraglio: se cambiano, dice, si può provare a costruire. Ed eccoli i Cinque Stelle, che attraversano il passaggio più difficile dalla loro nascita. La diarchia, con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, è evidente e non sanabile. I toni ora sono più bassi per evitare lo sbriciolamento del Movimento.
Quindi, almeno per ora, niente scissione ma scontro di linee opposte sì, e si starà a vedere come finisce. Intanto si invita a guardare alle prossime comunali di Palermo, con la Sicilia che si appresta a tornare laboratorio politico, come tante volte nella storia repubblicana.
Il tentativo è quello di individuare un candidato da maggioranza Ursula, quindi senza Salvini e Meloni, e chissà, forse appunto con i Cinque Stelle. Divisi tra la tentazione di tornare alla splendida solitudine delle origini, con il rischio di un’illusione passatista, o guardare a una politica di alleanze che da cosa faccia nascere cosa.
Nel fronte di Di Maio c’è comunque l’idea che ogni progetto futuro debba fare a meno della Lega, dove, nonostante le buone intenzioni del fronte del Nord, che con Giancarlo Giorgetti e i governatori punta al cambio di passo, al timone c’è sempre Salvini.
Il leader leghista si appresta a incontrare Draghi, gli garantisce pieno sostegno sul Pnrr, rifiuta anche solo l’idea di essere un sabotatore, rivendica che sul Green pass come sulle bollette il suo apporto sia stato costruttivo, non fa mistero di non condividere l’azione del ministero dell’Interno, garantisce che mai e poi mai staccherà la spina.
Ma è anche convinto che dopo le elezioni dovrà esserci un governo politico e si muove in due direzioni: un lavoro di ricucitura, a partire dalle amministrative, per portare il centrodestra unito al voto, e un’operazione di rasserenamento nel partito, offrendo maggiore collegialità. Chi vuole tornare anche in futuro all’unità nazionale, insomma, non lo farà con i suoi voti. Con Giorgia Meloni non si sono ancora ripristinati rapporti diretti, dopo il gelo seguito all’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale.
Ma Salvini non ha intenzione di rispondere con polemiche alle polemiche. Chiede però che la leader di Fratelli d’Italia maturi un atteggiamento rispettoso nei confronti della sua partecipazione al governo. A meno che non intenda far da sola, consegnando all’irrilevanza un eventuale successo elettorale.
(da il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »