Febbraio 15th, 2022 Riccardo Fucile
IL CAPO DELLO STATO: “HO SEGUITO SOFIA GOGGIA, HO VISTO QUANTI SACRIFICI HA FATTO. A LEI I MIEI PIÙ VIVI APPREZZAMENTI”
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una telefonata al presidente del Coni
Giovanni Malagò ha voluto inviare un messaggio agli Azzurri impegnati alle Olimpiadi di Pechino, che hanno finora conquistato 13 medaglie.
“La prego di rivolgere alle atlete e atleti italiani i miei complimenti per i risultati sinora conseguiti e per il comportamento avuto in queste Olimpiadi. Siete stati molto bravi, continuate così”.
Mattarella si è soffermato in particolare su Sofia Goggia, capace di conquistare un argento nella discesa libera dopo un grave infortunio: “Un particolare saluto va a Sofia Goggia. L’ho seguita, ho visto quanti sacrifici ha fatto per tornare dopo l’infortunio. A lei i miei più vivi apprezzamenti, ovviamente da estendere ai tecnici, ai dirigenti e alle federazioni. Al vostro rientro in Italia vi aspetto al Quirinale”.
Lo stesso Mattarella ha poi fatto i complimenti personali alla Goggia, che ha risposto emozionata al telefono: “Scusa pres, avrei voluto portarti un oro, ma sarà per la prossima volta”, sono le parole riportate da Sky.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2022 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI SOFIA GOGGIA DOPO L’IMPRESA
C’era un vecchio claim di un’azienda che produce abbigliamento sportivo: “Impossible is nothing”.
Quel motto ha accompagnato la vita e le competizioni di moltissimi personaggi che hanno fatto la storia di tantissime discipline e riassume al meglio l’impresa di cui si è resa protagonista a Pechino la nostra Sofia Goggia.
Ventitré giorni dopo l’infortunio rimediato nel Super G di Coppa del Mondo a Cortina, con la distorsione del ginocchio sinistro con una lesione parziale del legamento già e una piccola frattura al perone, ha vinto l’argento alle olimpiadi invernali in corso in Cina.
Una medaglia d’argento non casuale, figlia di un lavoro continuo e di una determinazione che incarna in pieno lo spirito olimpico.
Perché in tanti si sarebbero arresti di fronte all’ennesimo infortunio, ma Sofia Goggia ha lottato per essere a Pechino e quel secondo posto – dietro alla campionessa del Mondo in carica di discesa libera, la svizzera Corinne Sutter – vale oro. Anzi, più di un oro.
“Ho dato tutto quello che potevo. Sono stata davvero felice della mia sciata. Sentivo che la velocità c’era nella parte alta perché saltavo molto ovunque. Mi dispiace per l’ultima parte, sentivo che forse in alcune parti della pista avevo un po’ di vento contro, ma è qualcosa che non puoi controllare. Alla fine sono felice del mio risultato, perché essere qui alle Olimpiadi dopo il mio incidente a Cortina non era affatto garantito. È comunque una medaglia. È ancora una grande medaglia. È una medaglia incredibile per la condizione degli ultimi 20 giorni. Mi sono sempre detta che se fossi riuscita a superare la prova che mi è stata data dopo Cortina, questa caduta, probabilmente la gara di discesa sarebbe stata la parte più facile per me. Ho trovato una forza incredibile dentro di me, e viaggiavo con una sorta di luce. Sono contenta di aver dato tutto per essere qui oggi, sono contenta e grata di aver potuto ottenere un’altra medaglia, e sono contenta di me stessa”.
Perché quei piedi che ora sono saliti sul secondo gradino del podio olimpico hanno rischiato di non salire neanche a bordo dell’aereo in direzione Pechino. Ventitré giorni fa quella caduta rovinosa a Cortina e quell’infortunio che è andato a toccare quel ginocchio già operato nel 2013.
Ma adesso Sofia Goggia è lì, medaglia d’argento davanti alla superba Nadia Delago che ha conquistato il bronzo nella sua prima partecipazione olimpica (da sottolineare anche l’ottimo quinto posto di Elena Curtoni). Un podio da storia (il primo con due italiane nella discesa libera, il secondo dopo l’oro e il bronzo di Nadia Ceccarelli e Karen Putzer nel Super G di Salt Lake City nel 2002). Venti anni dopo, anche senza il metallo più prezioso, è ancora storia.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2022 Riccardo Fucile
A TRE SETTIMANE DAL GRAVE INFORTUNIO VINCE L’ARGENTO NELLA DISCESA LIBERA OLIMPICA
Impresa per Sofia Goggia, e storica doppietta per l’Italia nella libera ai Giochi di Pechino.
Sulla “Rock” di Yanqing, la campionessa bergamasca – a soli 23 giorni dal pesante infortunio al ginocchio subito a Cortina -, è riuscita a conquistare nella discesa la medaglia d’argento che mai come stavolta vale oro.
A completare il successo azzurro c’è il bronzo di Nadia Delago, podio olimpico alla sua prima partecipazione nella rassegna a cinque cerchi.
La Sofia nazionale, costretta a rinunciare al ruolo di portabandiera proprio per l’incognita sulle sue condizioni fisiche, e volata in Cina con più dubbi che certezze, è passata dalla disperazione alla gioia e al traguardo si è lasciata andare a un urlo liberatorio per l’impresa messa a segno.
L’oro, conquistato 4 anni fa a Pyeongchang, è distante solo 16 centesimi e lo vince la svizzera Corinne Suter. Per Goggia si tratta della seconda medaglia olimpica consecutiva.
“Ho dato tutto quello che potevo. Sono stata davvero contenta della mia sciata – le parole dell’azzurra -. È ancora una medaglia. È ancora una grande medaglia. È una medaglia incredibile per le condizioni degli ultimi 20 giorni”. Al terzo posto Nadia Delago che, scatenata nell’ultimo tratto della pista, è andata a prendersi un bronzo super.
Per l’Italia è la medaglia numero 13 a Pechino: nella storia dello sci mai due azzurre erano salite sul podio olimpico nella discesa (a Salt Lake nel 2002 era successo in supergigante con l’oro di Daniela Ceccarelli ed il bronzo di Karen Putzer). Ottima prova anche per Elena Curtoni che ha chiuso quinta.Undicesimo posto per Nicol Delago.
“Una grandissima Italia! – ha esultato il presidente del Coni, Giovanni Malagò che ha seguito la prova delle azzurre dalle tribune dell’impianto cinese – Un risultato eccezionale che conferma la forza delle nostre velociste. Due medaglie che fanno la storia. Non ci sono parole per l’argento di Sofia: considerando come è arrivata qui e come era la situazione finora pochi giorni fa, la sua prestazione è encomiabile”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
FINORA ERA NOTO ALLE CRONACHE PER NON AVER PAGATO 100 MULTE PER INFRAZIONI AL CODICE DELLA STRADA PER UN IMPORTO DI 16.000 EURO
Nudo in terrazza, con i piedi nella neve, le braccia larghe e sullo sfondo le montagne: Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Giunta delle elezioni della Camera e componente della commissione Giustizia – nonché ex coordinatore regionale del partito di Giorgia Meloni – ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto che sta facendo discutere. “Non fa freddo, non fa freddo!”, ha scritto mostrando la sua capacità di sopportazione delle basse temperature.
Maschio dal 1998 al 2002 è stato consigliere comunale a Verona con Alleanza Nazionale. Fu rieletto nel 2007 a sostegno del sindaco Flavio Tosi, e rieletto nel 2012 con la lista Tosi per Verona.
In Fratelli d’Italia dalla costituzione del partito nel 2013, per tre anni ne è stato responsabile regionale. Come riporta il Fatto Quotidiano, si è già parlato di lui in passato. Da presidente del consiglio comunale venne fuori che non aveva saldato circa cento multe per infrazioni del codice della strada, per un totale di 16mila euro. Pagò dopo che la vicenda divenne pubblica, rilanciata dai media. Le opposizioni si chiesero come fosse possibile che nessuno gliene avesse mai chiesto conto.
Sul fronte politico, il centrodestra a Verona è in cerca di un accordo per le elezioni comunali che dovrebbero tenersi nella tarda primavera di quest’anno. Non c’è ancora unione d’intenti sul nome di Federico Sboarina. Dall’altro lato dello schieramento c’è Damiano Tommasi, ex calciatore e presidente dell’Associazione italiana calciatori, che si è detto disponibile a essere il candidato sindaco di una coalizione di centrosinistra. Una mossa accolta con favore dal PD e da Azione, in attesa di capire il parere del Movimento 5 Stelle.
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
CASI PSICHIATRICI: LA TEORIA DEL COMPLOTTO E IL PROCESSO CHE NON ESISTE
Stefano Montanari, volto noto negli ambienti No vax, ha pubblicato un post Facebook
dove insinua che il premio Nobel Luc Montagnier sarebbe stato “tolto di mezzo” per un motivo ben preciso.
Secondo teorie cospirazioniste, il 12 febbraio avrebbe dovuto rilasciare delle “testimonianze scomode” al processo Norimberga 2 in corso in Canada.
Esisterebbe un complotto mondiale, volto a usare i vaccini contro il nuovo Coronavirus, per compiere non meglio precisati «crimini contro l’umanità»? Un’infarinatura sui presunti “capi d’accusa” ce li aveva forniti poco tempo fa la moglie di Montanari, Antonietta Gatti, in un video caricato nella stessa piattaforma. Quello che i coniugi omettono di precisare è che non esiste un processo internazionale in corso.
Per chi ha fretta:
Montanari ipotizza che abbiano ucciso Montagnier per non farlo testimoniare in un processo chiamato Norimberga 2, senza fornire fonti.
Esiste un “Gran giurì” privato in Germania organizzato dall’avvocato Fuellmich che, secondo fonti No vax, avrebbe coinvolto come testimone il Nobel francese. Tale iniziativa non ha alcun valore giuridico né scientifico.
In Canada c’è stato il tentativo da parte di gruppi No vax di intentare causa contro presunti crimini contro l’umanità legati alle vaccinazioni, ma tali iniziative non hanno mai portato all’apertura di un processo.
Non esiste e non è in corso alcun processo internazionale denominato “Norimberga 2”.
Analisi
Riportiamo alcuni passaggi chiave della narrazione di Montanari:
Forse qualcuno ricorderà che solo pochi giorni fa io proposi una specie di quiz con il quale domandavo ai miei pochissimi lettori chi, a loro parere, sarebbe stato il prossimo “scocciatore” a lasciare quella che nei momenti d’oro era la “valle di lacrime”. Ecco il nome: Luc Montagnier che, senza che si sappia più di tanto, se n’è andato. […] Il 12 febbraio si aspettava il Nobel 2008 in Canada per testimoniare al processo chiamato Norimberga 2, un processo che serve soltanto ad ostacolare la vera scienza, e questo per turpi fini.
Perché c’è stato un processo di Norimberga
Il primo processo di Norimberga si svolse subito dopo la Seconda guerra mondiale. Vennero così condannati i crimini contro l’umanità di cui si macchiarono i gerarchi nazisti e altri ufficiali e funzionari del Terzo Reich, nei processi successivi che si tennero nella stessa città. Quindi si parla dei processi di Norimberga. Tra i crimini più gravi il genocidio di circa sei milioni di ebrei nei campi di concentramento. Gli ebrei non potevano scegliere di convertirsi e giurare fedeltà al regime. Inoltre, i principi razzisti erano scientificamente infondati. Non esistono le razze umane, né è esistita l’emergenza che secondo i nazisti avrebbe giustificato l’Olocausto. Era solo una fantasia cospirazionista.
Oggi ci troviamo ad affrontare una pandemia i cui riscontri sono emersi in tutto il mondo, portando alla produzione di migliaia di documenti scientifici. Le campagne vaccinali generalmente non sono obbligatorie. Nessuno inserisce in un libro nero chiunque sia scettico su sicurezza ed efficacia dei vaccini. Al massimo si sospende qualcuno dal posto di lavoro, al quale tornerà a emergenza conclusa. Soprattutto, nessuno va in giro a deportare e uccidere chi ha idee No vax.
Esiste una Norimberga 2?
Quando i nostri colleghi internazionali hanno cercato le fonti riguardanti “Norimberga 2”, sono giunti a un nulla di fatto. Diversi No vax si paragonano impropriamente agli ebrei vittime dell’Olocausto invocando quindi una «nuova Norimberga», che vedrebbe alla sbarra i gerarchi della «dittatura nazi-sanitaria» accusati di aver violato il Codice di Norimberga, pensato per scongiurare ben altri orrori. È abbastanza facile intuire che sia poco probabile l’esistenza di un processo del genere. I colleghi di Full Fact hanno ricostruito la vicenda, frutto di narrazioni che circolano da almeno un anno negli ambienti No vax d’Oltreoceano:
È stata presentata una denuncia alla Corte penale internazionale contro il governo israeliano – continua Full Fact -, sostenendo che il suo programma di vaccinazione violi il Codice di Norimberga, sebbene Reuters abbia recentemente smentito le affermazioni secondo cui la corte avrebbe “accettato” questa accusa. Allo stesso modo, i rapporti secondo cui un tribunale canadese ha stabilito che chiunque tenti di costringere qualcuno a farsi vaccinare può essere perseguito ai sensi del Codice di Norimberga sono stati smentiti.
Cos’è realmente Norimberga 2?
Allora forse la pista dei processi veri e propri è sbagliata. Non è che per caso Montanari ha omesso un particolare importante nel suo post? In passato sono già esistiti dei tribunali simbolici, frutto di iniziative ben più autorevoli, come il Tribunale Russell. Si chiamava così perché frutto di una iniziativa promossa nel 1966 dal filosofo e logico matematico Bertrand Russell; lo stesso che firmò assieme ad Albert Einstein un manifesto contro le armi nucleari. La funzione di questo «tribunale» era simbolica. Aveva lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale contro i crimini (veri o presunti tali), commessi da diverse potenze occidentali.
Una cosa del genere può essere organizzata da chiunque, anche da personaggi non proprio paragonabili ad Einstein e Russell. Basta avere i mezzi e un pubblico che prende sul serio l’iniziativa. Troviamo diversi siti Web che parlano di un intervento di Montagnier previsto il 12 febbraio, presso un «Gran giurì» della Peoples´ Court of Public Opinion. Tale iniziativa si fonderebbe sul «diritto naturale» e risulta organizzata in Germania dall’avvocato Reiner Fuellmich.
Il Canada non sembra c’entrare affatto, è solo un ingrediente della narrazione cospirazionista, che in quanto tale mette tutto assieme in un unico amalgama. Da una parte esistono gruppi No vax, che tentato di fare causa in Canada contro i presunti crimini dei “vaccinatori”; dall’altra c’è l’iniziativa di un avvocato tedesco, che noti siti cospirazionisti hanno ingigantito: come InfoWars.
Differenze col processo di Norimberga
Fuellemich era già noto per le sue affermazioni volte a sminuire la pericolosità della pandemia. Si trovano filmati in Rete dove l’avvocato apre i lavori del «processo». Le sue affermazioni negazioniste ci aiutano ad avere un’idea dei “capi d’accusa” (il grassetto è nostro):
Non esiste una pandemia di corona, ma solo un test PCR “plandemico” alimentato da un’elaborata operazione psicologica progettata per creare un costante stato di panico tra la popolazione mondiale – continua Fuellmich -, Questa agenda è stata pianificata da tempo. […] Il suo precursore senza successo è stata l’influenza suina circa 12 anni fa, ed è stata inventata da un gruppo di persone psicopatiche e sociopatiche super ricche che odiano e temono le persone allo stesso tempo, non provano empatia e sono spinte dal desiderio di ottenere il pieno controllo su tutti noi, la gente del mondo.
L’unica “analogia” col processo di Norimberga originale è l’idea che esista una cospirazione mondiale. Questa sarebbe frutto dell’attività di poteri forti super ricchi. Secondo i nazisti erano gli ebrei. La differenza sostanziale è che alla sbarra finirono quelli che credettero ciecamente a questa narrazione. Resta da capire per quale ragione dei “poteri forti” avrebbero dovuto uccidere Montagnier solo perché doveva testimoniare in una simulazione di processo, frutto dell’iniziativa di un personaggio ampiamente screditato.
Conclusioni
Al momento non sono note le causa della morte di Montagnier. Negli ambienti No vax è circolata la voce di una sua partecipazione come testimone a un Gran giurì, prevista per il 12 febbraio. Impropriamente definita Norimberga 2, questa iniziativa non ha alcun valore giuridico. A questa narrazione si unisce quella di una iniziativa canadese, altrettanto infondata. L’ipotesi avanzata da Montanari, in base alla quale qualcuno avrebbe ucciso Montagnier per non testimoniare, alla luce di tutto questo appare decisamente improbabile.
(da Open)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
SALVINI CONTRADDICE GIORGETTI, RENZI ATTACCA CONTE E CALENDA GLI RISPONDE: “TU DOV’ERI?”
A gettare benzina sul fuoco è stato il premier Mario Draghi pochi giorni fa parlando di un sistema senza controlli e frodi miliardarie. Ora il Superbonus 110% continua a spaccare le forze di maggioranza.
Nella mattinata di oggi, 14 febbraio, il capo della Lega Matteo Salvini ha detto: «Il Superbonus è uno strumento assolutamente efficace, stiamo lavorando per rinnovarlo aumentando la possibilità della cessione del credito».
A questo proposito l’obiettivo secondo Salvini è evitare il blocco della cessione del credito, che in alternativa, «provocherebbe il blocco dell’intera edilizia, l’unico settore che sta davvero correndo in questo momento».
Una posizione che si pone in contrasto con quanto detto da Draghi in conferenza stampa ma non solo. Il disaccordo sul Superbonus è anche interno allo stesso partito di Salvini, che commenta anche la posizione del vicesegretario federale della Lega e ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. «Non sono d’accordo con lui. Giorgetti dice che non basta il Superbonus. Ovvio che non basta, ma è fondamentale andare avanti sulla via del Superbonus per aiutare gli italiani e un settore come l’edilizia».
Renzi: «Leggi scritte malissimo»
A dire la sua sulla questione anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi. L’attacco principale è al governo Conte, «colpevole di aver scritto malissimo le leggi che hanno permesso le frodi». Sulla scia di quanto il premier Draghi aveva detto sulla legge, Renzi affonda ancora il colpo sull’operato del governo Conte. «Se vi fossero tra noi, ancora, inconsolabili nostalgici del governo Conte vorrei mostrare loro i dati sulle frodi che sono state permesse da leggi scritte malissimo come quelle del governo Conte (110 per cento ma anche bonus facciate)».
Nel botta e risposta sul Superbonus di esponenti e parti politiche è intervenuto anche il leader di Azione Carlo Calenda. Il post scritto su Twitter è rivolto proprio a Renzi e alle aspre critiche pronunciate contro la legge del Superbonus.
«Leggi scritte a approvate dal Governo di cui Matteo Renzi e Italia Viva facevano parte. Stesso inaccettabile atteggiamento dei 5S sul Tap. Io non c’ero e se non c’ero dormivo non funziona», ha dichiarato Calenda, «questo non fa bene alla credibilità della politica».
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
LA RABBIA CONTRO I DISERTORI: “LEONI SUI SOCIAL, POI NON VENGONO IN PIAZZA”
L’appuntamento era alle 14, ma al Circo Massimo non si è vista anima viva. Quando sono
le 14.30 l’area capace di accogliere oltre 150.000 persone è totalmente deserta. Due coppie, mano nella mano, passeggiano da un capo all’altro nel giorno di San Valentino; due bambini giocano a rincorrersi sulla breccia alzando un po’ di polvere, ma dei manifestanti No vax e No Green pass che si erano dati appuntamento qui per una «calata su Roma» non c’è traccia.
Non sono mai arrivate neanche quelle 200 persone circa che la questura si aspettava. Chi si è mosso per protestare ed è riuscito a raggiungere il centro della Capitale è rimasto a piazza Venezia, dove l’appuntamento era alle 10 del mattino.
Visto il basso numero di adesioni, spostarsi al Circo Massimo avrebbe significato rischiare di disperdersi o di mostrare alle telecamere che effetto fa vedere 200 persone circa su oltre 39 mila metri quadrati.
Meglio restare a piazza Venezia, confinati nell’area verde davanti all’Altare della Patria. Qui il gruppo di manifestanti ha l’attenzione dei media sin dalle 10-11 del mattino.
Oltre alla bassa adesione si registra la rabbia dei partecipanti contro «chi si sfoga sui social ma oggi non si è presentato». A nulla sono valsi gli inviti di uno degli organizzatori sul gruppo Telegram “#TUTTIAROMA il 14 febbraio”, un canale con poco più di mille membri.
Assembrati in un’aiuola di piazza San Marco, a ridosso di piazza Venezia, davanti a un importante dispiegamento di polizia, i manifestanti si alternano al megafono e urlano le proprie ragioni contro le misure anti-Covid del governo Draghi, specie il Green pass rafforzato che a partire da domani sarà obbligatorio per gli over 50 in tutti i luoghi di lavoro.
Nelle prime ore il gruppo fa fatica a raggiungere il centinaio di adesioni. Sui canali social si tenta di incoraggiare la partecipazione. Uno degli organizzatori invita ad «alzare il c**o e a raggiungere piazza Venezia».
Visto il dispiegamento di forze dell’ordine appare da subito chiaro che per i manifestanti sarà impossibile arrivare a «occupare Montecitorio», come da proposta avanzata sulle chat No vax che corrono su Telegram per organizzare il raduno di San Valentino.
«La presa di Roma», come l’ha chiamata qualcuno. Non sarà loro possibile neanche allontanarsi dalla piazza. I numeri sono esigui ma c’è chi si fa sentire al megafono: «A differenza di chi si sfoga sui social, noi facciamo i fatti e siamo qua a chiedere un diritto fondamentale: di essere liberi. Noi siamo contro questo governo che non ha fatto un emerito ca**o da quando è stato eletto. Vogliamo essere ascoltati – urla un organizzatore nel suo megafono -. Siamo qui per dire basta al Green pass, basta alle restrizioni, chi se ne fotte del vaccino, i problemi sono altri. Il problema è il caro benzina, le tasse, il caro energia, il canone Rai».
E poi il solito slogan cantato: «La gente come noi non molla mai». Alcuni manifestanti urlano contro la polizia mentre, prima dell’ora di pranzo, si cerca già di riaprire piazza Venezia alla circolazione.
Non può mancare all’appello il generale Pappalardo. A suo dire il problema del mancato afflusso sta tutto nei controlli per arrivare nella Capitale: «Ci hanno bloccato altrimenti saremmo stati milioni in piazza – esclama al megafono -. È stato bloccato anche Nicola Franzoni per sette ore e anche a me hanno sequestrato sette ore. Hanno messo sei macchine della polizia per impedire di fare arrivare le persone al Circo Massimo – urla circondato dal suo pubblico -. Sarebbero arrivati a milioni ma le persone sono state terrorizzate».
Poi qualche insulto al presidente del Consiglio Mario Draghi: «Tutti lo venerano ma non è lui il capo dello Stato, non è stato eletto regolarmente, vergognatevi. Ci siamo rotti i cog**lioni di andare a difendere un popolo di pecoroni».
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
FIGLIA DELLA BORGHESIA E CONSIDERATA UNA “PERFETTINA NOIOSETTA”, DURANTE L’ULTIMO COMIZIO SI È SCAGLIATA CONTRO IL VELO ISLAMICO E GLI IMMIGRATI … E PENSARE CHE ELOGIAVA LA SOCIETÀ MISTA IN FRANCIA
Eric Zemmour, il candidato sovranista alle presidenziali francesi, aveva sfidato sabato Valérie Pécresse durante un comizio: «Lei non è di destra», aveva detto. Ieri toccava alla donna, candidata dei Repubblicani, la destra moderata e neogollista. Doveva rilanciare la sua stella in questa corsa elettorale, con il suo primo grande meeting, che si è tenuto a Parigi. Ebbene, lì è sembrato che Pécresse rispondesse all’invito di Zemmour, procedendo ormai sulla strada tracciata in questa campagna: a destra, sempre più a destra.
Rigida sul palco e stressata, ha dedicato una lunga parte del discorso all’immigrazione, con toni duri (non in linea con quelle che nel passato erano state le sue posizioni), facendo proprie certe espressioni dell’estrema destra francese. Ha detto che «non esiste fatalità per la grande sostituzione».
Queste due parole, del pensatore Renaud Camus, si riferiscono alla paura che i popoli europei vengano sostituiti da altri, in particolare arabi-musulmani e africani. Perfino Marine Le Pen rigetta la «grande sostituzione», cavallo di battaglia di Zemmour. Ha poi promesso che, «se diventerò presidente, nessuna donna sarà sottomessa: Marianna non è una donna velata». In un Paese con una grossa comunità musulmana (perlopiù integrata), Marianna, la donna mitica, simbolo della Francia, non può portare il velo islamico.
Pécresse oscilla nei sondaggi tra il 15 e il 16% per il primo turno e, a quel livello, contende il secondo posto, dietro Emmanuel Macron, a Le Pen e Zemmour. I tre sono molto vicini: è una sfida per il ballottaggio, che si consuma tutta a destra. Pécresse ha aggiunto rispetto agli immigrati che ottengono la nazionalità di «volere francesi di cuore e non di carta», altra espressione tipica dell’estrema destra.
E dire che a Le Monde nel 2004 affermava: «La Francia è una società mista ma non si vede come tale. E invece gli abitanti dei ghetti d’immigrati e dei quartieri ricchi finiranno per mescolarsi. Le nostre frontiere si apriranno a nuove forme d’immigrazione, in arrivo dall’Asia e dall’Europa dell’Est. Abbiamo paura dell’altro, dello straniero». 54 anni, Pécresse proviene da una famiglia borghese e cattolica ed è cresciuta a Versailles, città simbolo di quel mondo.
Ha la fama di «perfettina» nel mondo maschilista del suo partito («noiosa» dice Nicolas Sarkozy al suo entourage). È semplicemente una che ha studiato come una matta (fece la maturità a sedici anni, con due di anticipo, ed è laureata ad Hec, l’alta scuola di business, e all’Ena, quella della pubblica amministrazione, alle quali ha avuto accesso dopo aver superato un concorso dietro l’altro) ed è una lavoratrice indefessa (presidente della regione di Parigi dal 2015, ne ha risanato con efficienza i conti).
Ma è pure una che, da ragazza, adorava i classici russi e se ne andò alcune estati a fare i campi con la gioventù comunista in Crimea per imparare la lingua. Più tardi ha appreso con passione il giapponese, che ha migliorato facendo la commessa a Tokyo. Ieri, la fine del discorso è stata più personale e lei finalmente si è sciolta. Ha ricordato il nonno (Louis Bertagna, psichiatra che fece riconoscere la depressione come malattia in Francia) attraverso il quale «ho imparato a guardare e rispettare le fragilità che ci sono in tutti noi»
Ha ricordato «i due posti di lavoro che da giovane mi hanno negato, perché ero incinta» e le aggressioni sessuali subite. Ma anche il «pudore» che è parte di lei: non condividerà tutto con i suoi elettori. Ha ringraziato il marito Jérôme (ovviamente, manager di successo e superlaureato come lei: «27 anni di un amore folle», ha detto) e i tre figli. Commossa, è sembrata d’un tratto più umana. Forse era la vera Valérie.
(da la Stampa)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
IL 95% RIDURRÀ GLI ACQUISTI DI ABBIGLIAMENTO, L’85% QUELLI DI CARNE… UNA BOMBA SOCIALE CHE COVA SOTTO LA CENERE
Per le famiglie italiane si sta delineando un salasso, con un aumento neanche troppo
strisciante dei prezzi. Non si tratta solo delle bollette di gas e luce. Sono molti i prodotti di cui famiglie avvertono l’aumento e sono numerosi i gruppi familiari costretti a correre ai ripari e a effettuare tagli consistenti.
L’incremento non colpisce tutte le fasce sociali in modo omogeneo, ma a soffrire il colpo sono soprattutto le famiglie meno abbienti, quelle che fanno parte dei ceti popolari e dei ceti medio bassi, che hanno perso ulteriormente, nel corso degli anni, forza economica e potere si acquisto.
I ceti popolari sempre più in affanno
L’89 per cento dei segmenti economicamente più deboli e dei ceti popolari sta pensando di tagliare i consumi di gas e energia elettrica. Il 95 per cento ridurrà gli acquisti di abbigliamento e il 92 per cento di scarpe. L’85 per cento diminuirà gli acquisti di carne, l’88 per cento di pesce e il 56 per cento sta progettando di rinunciare a comprare dei farmaci per la propria salute.
I tagli, le riduzioni e le rinunce non riguardano solo i ceti popolari. Complessivamente oltre due quarti degli italiani si sta orientando verso la riduzione o il contenimento dei consumi energetici. Il 71 per cento sta progettando il taglio degli acquisti di abbigliamento e il 68 per cento di scarpe. Il 71 per cento ha in programma di ridurre i consumi di benzina. Il 61 per cento quelli di carne e il 58 per cento quelli di pesce. È quanto emerge dall’indagine realizzata a fine gennaio 2022 dall’osservatorio sulle dinamiche sociali e economiche del paese di Legacoop-Ipsos.
La ricerca ha evidenziato un quadro di particolare sofferenza che sta attraversando la società a seguito della lievitazione dei prezzi in corso da mesi. Al centro delle preoccupazioni non c’è solo il tema del caro bollette (il quale, in ogni caso, coinvolge oltre il 90 per cento degli italiani), ma c’è anche il caro benzina, l’aumento dei prezzi delle materie prime, l’incremento dei prodotti alimentari e complessivamente dei beni di consumo.
Aumenti boom per benzina, frutta, verdura, pasta e carne
Il quadro non è solo percettivo, ma è circostanziato dall’esperienza quotidiana. L’82 per cento delle persone ha ravvisato un aumento consistente del costo della benzina e del gasolio. Per il 51 per cento ci sono stati incrementi molto forti per la frutta e per la verdura. Il 42 per cento denuncia aumenti esagerati per la pasta e per il pane.
Per il 39 per cento ci sono stati aumenti pesanti per la carne e per il pesce, mentre il 26 per cento ha ravvisato incrementi forti nel prezzo dei formaggi, il 23 per cento in quelli dei prodotti per l’igiene della casa e il 20 in quelli per l’igiene delle persone.
Le segnalazioni di incremento non riguardano piccoli incrementi limitati, ma le percentuali si riferiscono a quanti hanno rilevato aumenti consistenti, tali da costringere le persone a pensare di rinunciare o ridurre i propri acquisti di alcuni prodotti.
Dopo decenni di “acquista e sarai felice”. Di spinta al consumo sfrenato, a fare della possibilità di comprare in grandi quantità l’emblema del benessere, sta arrivando un’ondata di incrementi dei costi dei beni che mette in crisi questo modello e le dinamiche di collocazione sociale delle persone. La pandemia, in particolare i suoi effetti economici sulle famiglie, non ha ancora dispiegato tutti i suoi effetti. Solo l’8 per cento del paese prevede una situazione economica futura in miglioramento e crescita.
Per il 25 per cento resterà stabile e positiva, mentre per oltre metà del paese sarà il futuro economico è previsto in calo. Il quadro di peggioramento coinvolge, però, sempre i soliti noti: la riduzione dello status economico è prevista dal 79 per cento degli appartenenti ai ceti popolari e dal 57 per cento del ceto medio basso (le famiglie che hanno visto in decrescita la propria posizione sociale ed economica negli ultimi anni).
Quello che rischia di delinearsi, senza interventi adeguati, è una perniciosa stagione di decrescita che potrebbe alimentare le braci già incandescenti che ardono sotto la cenere (il 65 per cento degli italiani che avverte uno stato crescente di tensione sociale nel proprio territorio). Giocare con i prezzi oggi vuol dire colpire al cuore la nostra società e la main promise di benessere che da quarant’anni si va affermando. È come giocherellare con una mina, senza rendersi conto che è può deflagrare in qualsiasi momento.
(da Domani)
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