Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
OBIETTIVO? ISOLARE SEMPRE DI PIÙ IL POPOLO RUSSO, CHE DIPENDERÀ TOTALMENTE DALLA PROPAGANDA DEL CREMLINO E NON POTRÀ ACCEDERE AI SITI WEB STRANIERI E SAPERE LA VERITÀ (ANONYMOUS PERMETTENDO)
La Russia si isola dal resto del mondo e decide la «disconnessione da Internet globale».
In una comunicazione formale inviata «a tutte le autorità esecutive federali e alle autorità esecutive dei soggetti della Federazione Russa» si dispone che «entro l’11 marzo tutti i server e domini devono essere trasferiti nella intranet russa».
Il messaggio è stato inviato dal viceministro dello sviluppo digitale, comunicazione e mass media Cernenko. La notizia è stata diffusa dai servizi di intelligence occidentali che hanno allegato la traduzione della nota trasmessa a tutti gli enti.
Sono otto i punti da rispettare:
1. Verificare la presenza dell’accesso degli account personali degli amministratori dei domini dei siti pubblici in rete Internet. In caso di assenza dell’accesso eseguire le azioni richieste su ripristina accesso
2. Aggiornamento e (o) rendere più complessa la politica della password, modifica password account personale del registratore dei domini, password degli amministratori di risorse pubbliche e, se possibile, introdurre fattori di autentificazione aggiuntivi per gli utenti.
3. Passare ad utilizzare i server di DNS localizzati sul territorio della federazione russa .
4. Cancellare da pagine HTML tutti i codici Javascript scaricati da risorse estere.
5. In caso di utilizzo di hosting estero, spostare le risorse pubbliche posizionate su di esso verso un hosting russo.
6. In caso di inserimento di una risorsa pubblica nella zona di dominio diverso dalla zona di dominio russo se possibile spostarlo alla zone di dominio “ru”.
7. Comunicare a tutti gli enti dipendenti l’elenco delle misure di potenziamento delle risorse pubbliche
8. Informare con lettera ufficiale indirizzata al ministero dello sviluppo digitale della Russia l’esecuzione delle misure entro il 15 marzo. In caso di rifiuti che comportano indisponibilità delle risorse pubbliche segnalare al ministero dello sviluppo digitale.
In quella che è stata definita la guerra ibrida, combattuta non solo sui fronti fisici ma anche quelli della Rete, Mosca ha dunque deciso un passo clamoroso: uscire da Internet, dalla rete globale.
Portare dunque tutte le proprie risorse e infrastrutture sulla Intranet russa, ossia RuNet. In pratica Putin ha dato il via libera a quella che era stata una richiesta – rifiutata dall’Icann, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, ossia l’ente che gestisce la Rete a livello globale – da parte del vicepremier ucraino Fedorov.
Una richiesta respinta al mittente perché si sarebbe trattato di un passo senza precedenti, clamoroso, che di fatto avrebbe chiuso il Paese in una nuova Cortina di Ferro. Senza più notizie dall’esterno, la popolazione russa si sarebbe trovata a confrontarsi solo con la propaganda presidenziale.
E il passo clamoroso ora viene pianificato, con un telegramma del Governo centrale rivolto a tutte le autorità della Federazione che a vario livello gestiscono le risorse di rete. Dall’11 marzo, se il piano verrà portato a termine, 140 milioni di persone usciranno da Internet per trovarsi all’interno di un campo di informazione limitato e controllato dal governo russo.
L’operazione non nasce dal nulla, era infatti già stata pianificata due anni fa, e proprio la rete di hacker che si è schierata contro Putin, Anonymous, aveva avvisato via Twitter che l’operazione era cominciata, mostrando un documento interno del governo di Mosca. In sostanza tutti i dati e tutti i nodi della rete saranno dislocati su server e router presenti sul suolo russo, una diaspora di dati e informazioni volta a rendere del tutto autarchico il Paese. Con conseguenze forse minime per il mondo Occidentale – anche se è da vedere che non si inneschi un domino di conseguenze tecniche, dato appunto l’interconnessione di tutti i nodi della Rete – ma potenzialmente drammatiche per il popolo russo.
(da Il Corriere della Sera)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
LE VOCI SULLA RELAZIONE TRA L’EX GINNASTA 39ENNE E IL 69ENNE SI RINCORRONO DA ANNI
«L’amante di Vladimir Putin, Alina Kabaeva, si starebbe nascondendo in Svizzera con i
loro quattro figli piccoli». A riportare la notizia è Page Six, la pagina di gossip del New York Post. Mentre il leader russo continua la sua invasione dell’Ucraina, «attaccando cittadini innocenti e provocando una crisi di rifugiati, la sua famiglia è rintanata in uno chalet molto sicuro da qualche parte in Svizzera, almeno per ora, come ci ha riportato una fonte», spiega la testata.
Kabaeva, ex ginnasta olimpica vincitrice dell’oro, 38 anni, «avrebbe quattro figli con il leader russo, 69 anni, ma i due non lo hanno mai confermato ufficialmente».
Della vita privata del leader del Cremlino si è sempre saputo poco, soprattutto dopo la fine nel 2013 del primo matrimonio con Ljudmila Aleksandrovna Putina, nata Škrebneva, politica russa.
Dalla loro unione nacquero due figlie: Maria e Katerina (per ragioni di privacy le due ragazze hanno scelto di cambiare identità in Maria Vorontsova, genetista, e Katerina Tikhonova, ballerina e matematica).
Fonti, riporta ancora Page Six, spiegano che i due sarebbero i genitori di «due figlie gemelle di 7 anni, nate vicino a Lugano, in Svizzera, nel febbraio 2015», e si ritiene «abbiano anche altri due figli… I bambini hanno tutti passaporti svizzeri, e immagino che lo abbia anche lei», aggiunge ancora la fonte.
Kabaeva è stata una delle maggiori stelle della ginnastica ritmica russa, avendo vinto un oro olimpico e due volte il campionato mondiale, escludendo Madrid 2001 dove fu annullata la sua vittoria per doping.
Dal 2007 al 2014, Kabaeva è stata anche deputata della Duma per il partito Russia Unita, tanto da essere stata immortalata spesso in compagnia di Putin in occasione di eventi di carattere politico.
Tra gli altri gossip non confermati anche la presenza di una figlia segreta di nome Luiza Rozova, un’ereditiera di 18 anni nota anche come Elizaveta Krivonogikh, che Putin avrebbe avuto da una precedente relazione
Solo una settimana fa, il DailyMail scriveva che lo zar aveva nascosto i suoi familiari in una «città sotterranea» in Siberia, sui monti Altai, all’interno di un bunker progettato per la protezione in caso di guerra nucleare. Secondo il politologo ed ex professore a Mosca Valery Solovey, 61 anni, Putin soffrirebbe di «problemi medici nascosti e avrebbe preso parte ad alcuni strani rituali sciamanici segreti insieme al ministro della Difesa Sergey Shoigu. L’ipotesi di una malattia di Putin è stata fortemente smentita dal Cremlino.
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
ALCUNI UFFICIALI SI SAREBBERO DIMESSI, I COSCRITTI SOTTRATTI AGLI OBBLIGHI, SAREBBE ARRIVATO ALLE DIMISSIONI ANCHE IL CAPO DI STATO MAGGIORE, VIKTOR VLADIMIROVICH GULEVICH… PER LA RUSSIA E’ UN PROBLEMA: MOSCA NON HA LA FORZA FINANZIARIA PER ADDESTRARE I SUOI 261 MILA COSCRITTI E 80-100 MILA RISERVISTI – AVEVA BISOGNO DELLE FORZE DI MINSK
La guerra sulla carta è diversa da quella sul terreno e la guerra pianificata da Putin è diversa da quella che si sta svolgendo in queste ore. Non solo non è stata la guerra lampo che Putin si aspettava. Non solo i generali non sono riusciti a portare Zelensky a Mosca, in catene. Ci sarebbe anche un’altra cocente delusione per il leader russo. Fonti d’intelligence occidentali rivelano che la Bielorussia era pronta a unirsi all’Armata russa, ma una rivolta interna dei militari l’avrebbe impedito.
«Il piano originario di Putin avrebbe previsto l’entrata in guerra, al fianco della Russia e contro l’Ucraina, delle forze armate bielorusse circa una settimana fa», trapela. Invece, si sarebbero verificate «situazioni non previste che avrebbero modificato, per il momento, i piani originari, come ufficiali che si sarebbero dimessi, coscritti che si sarebbero sottratti agli obblighi militari e alcuni generali che avrebbero manifestato il loro disaccordo alla partecipazione della Bielorussia alla guerra».
Nei giorni scorsi sarebbe arrivato a rassegnare le dimissioni il capo di Stato maggiore delle Forze armate bielorusse, Viktor Vladimirovich Gulevich. E alcuni «alti ufficiali dell’esercito bielorusso ne avrebbero seguito l’esempio». Dimissioni, stando a voci non confermate, dovute alla «impossibilità di adempiere alle istruzioni della leadership».
Ossia agli ordini del generale Lukashenko, stretto alleato di Putin, che ha messo a disposizione il territorio bielorusso per il passaggio delle colonne di Mosca e a quanto pare anche le basi per i raid aerei.
Lukashenko non ha però potuto dichiarare guerra all’Ucraina e ordinare alle truppe di superare i confini. Politicamente non cambia molto. Minsk ospita l’ex presidente filo-russo dell’Ucraina, Yanukovich, che Putin vorrebbe riportare a Kiev per sostituire Zelensky e instaurare un governo fantoccio.
La Bielorussa è anche uno dei quattro Paesi (compresa la Russia) che hanno votato contro la risoluzione dell’Onu che condanna la guerra. È sul terreno che cambia invece la situazione. Gli ucraini contano già oltre 11.000 morti tra i soldati russi. Inoltre, la guerra si prolunga al di là delle previsioni. Le truppe sono esauste, sempre più demotivate, vanno rimpiazzate da forza fresche, che non possono arrivare perché a dispetto dei numeri giganteschi di soldati e riservisti, i russi realmente in grado di andare al fronte non sono molti.
La defezione dei coscritti (oltre che degli ufficiali) bielorussi, se confermata renderebbe ancora più grave lo stallo dell’avanzata sul fronte nord.
Qui i russi non sono riusciti neppure ad avere il controllo totale dei cieli, di basi aeree ed eliporti. E la colonna di mezzi militari lunga decine di chilometri lungo la direttrice che da nord-ovest porta a Kiev è decimata da agguati di unità mobili ucraine armate coi nuovi lanciarazzi anti-tank spalleggiabili e i fucili di precisione usati dai cecchini americani in Afghanistan.
La Russia non ha la forza amministrativa e finanziaria per addestrare i suoi 261.000 coscritti e 80-100.000 riservisti teoricamente sul piede di guerra.
Di fatto, secondo uno studio dell’americana Rand del 2019, le unità di riserva che si possono considerare attive secondo gli standard Nato sarebbero non più di 5.000. E la legge prevede che al fronte non possano andare coscritti che non abbiano ricevuto almeno 4 mesi di addestramento. I russi speravano nell’apporto di forze fresche dalla Bielorussia. Che non sono arrivate.
E la defezione dei generali spiegherebbe perché.
(da “il Messaggero”)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
GENTE CHE HA FATTO I MILIARDI GRAZIE A UN TIPO CHE SPARAVA AI GIORNALISTI E TORTURAVA ED ELIMINAVA I DISSIDENTI COL POLONIO
È sempre impressionante la rapidità dei voltafaccia, l’inversione di rotta con cui i
salamelecchi di benvenuto si trasformano in grida che incitano i cani. È sempre una sorpresa, la mezza giornata in cui cambia di segno il cosiddetto “comune sentire”, ma questa volta è sbalorditivo.
La caccia agli oligarchi è il nuovo padel: non c’è chi non si eserciti una mezz’ ora, anche da fermo, ad additare la tal villa sul lago di Como, quel certo stabilimento balneare in Versilia, lo yacht ormeggiato all’Argentario, anzi una dozzina, li conosco di persona, ho fatto io il rogito, ero l’autista della delegazione, mia cugina gli puliva casa il giovedì.
Io, devo ammetterlo, per un certo periodo mi sono distratta – negli anni scorsi – ed è stato quando la compravendita di pezzi di Paese ai mega miliardari russi che neanche venivano di persona a vedere l’acquisto è diventata talmente una prassi che prima finiva nelle brevi di cronaca, poi nemmeno in quelle, alla fine era la norma. Il brusio di fondo.
Ma prima, prima di distrarmi dico, ricordo benissimo certe cerimonie tragicamente lunghe, certi inviti in carta intestata di enti locali e capitani d’impresa affinché i cronisti venissero alla conferenza stampa in cui si dava notizia dell’importante investimento immobiliare, il rilevamento della quota di maggioranza, la cogestione del progetto.
Non è che gli oligarchi non fossero allora quello che sono oggi: gente che ha fatto i miliardi grazie a un tipo che sparava ai giornalisti, torturava ed eliminava i dissidenti col polonio, per restare ai dettagli vistosi. Quindi o non era chiaro allora, a chi si vendevano industrie spiagge e ville, o conveniva stare zitti e prendere i soldi. Non saprei cosa preferire.
(da La Repubblica)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
“SCRIVIAMO A TUTTI COSA SUCCEDE IN UCRAINA, CONTRO LA CENSURA RUSSA“
Negli ultimi giorni il Cremlino ha impedito l’accesso nel Paese a Facebook e Twitter e ha limitato le attività di diversi media stranieri
«Non ci sono media liberi in Russia e internet è sotto censura. È possibile però inviare un messaggio diretto a chi abita questa nazione resa schiava». La nuova strategia di Anonymous per diffondere informazioni sull’invasione della Russia in Ucraina passa attraverso i messaggi di testo. Il collettivo hacker ha lanciato il portale 1920.in che permette di mandare messaggi a numeri di telefono russi. Nei messaggi si chiede di scrivere cosa sta succedendo in Ucraina.
Vengono anche riportati dei testi di esempio come: «Cari russi, i vostri media sono stati censurati. Il Cremlino sta mentendo. Migliaia di vostri soldati e fratelli ucraini stanno morendo in Ucraina. Scopri la verità sul web libero e sull’app Telegram. È ora di rovesciare il dittatore Putin!».
Il testo viene anche riportato in russo per essere sicuri che venga compreso dal destinatario del messaggio. La campagna è partita dall’account Twitter @YourAnonNews, il profilo in cui in questi giorni vengono riportate tutte le attività dei gruppi hacker.
Per chi non vuole diffondere i suoi contatti, Anonymous ha pubblicato anche una guida per mandare Sms con numeri di telefono fittizi. L’unico difetto della campagna è che il portale 1920.in è spesso in down per le troppe richieste.
La campagna è stata ripresa anche dall’account @Doemela_X, un account che in questi giorni si era già fatto notare nella galassia Anonymous per aver diffuso 40 mila documenti attribuiti all’Istituto di Sicurezza Nucleare di Mosca. @Doemela_X ha pubblicato un video in cui viene spiegato agli utenti come muoversi per questa campagna.
Da notare un particolare: a differenza dalla solita maschera di Guy Fawkes diventata il simbolo di questo movimento, questa volta gli hacker hanno scelto una maschera ispirata a Squid Game.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
DA OGGI TI ALLENERAI NEL CESSO DI CASA
Un comportamento «scioccante». Così è stato definito quello del ginnasta russo Ivan
Kuliak, che sul podio ha sfoggiato un segno chiaramente legato a quella che la Russia chiama «operazione speciale» in Ucraina, ovvero la guerra di invasione da parte di Mosca arrivata oggi al suo dodicesimo giorno con un tributo di vittime civili che diventa sempre più pesante.
Kuliak aveva sulla sua maglia la lettera “Z” proprio mentre sul podio accanto a lui c’era l’ucraino Kovtun Illia, medaglia d’oro alle parallele alla Coppa del Mondo di ginnastica a Doha.
La “Z”, ricostruisce il Guardian, lettera che non esiste nell’alfabeto cirillico russo, è stata vista su carri armati e veicoli russi in Ucraina ed è diventata il simbolo del sostegno all’invasione.
Kuliak, un ex campione nazionale juniores, ha vinto la medaglia di bronzo. La International Gymnastics Federation (FIG) conferma che chiederà «alla Gymnastics Ethics Foundation di aprire un procedimento disciplinare contro Ivan Kuliak in seguito al suo comportamento scioccante alle parallele alla Coppa del mondo di ginnastica artistica a Doha, in Qatar», si legge in una dichiarazione.
Da lunedì – la decisione era già stata presa – tutti gli atleti russi e bielorussi verranno banditi dalle future competizioni.
«La FIG ha adottato ulteriori misure contro Russia e Bielorussia il 4 marzo», si legge in una nota. «Dal 7 marzo 2022, gli atleti e i funzionari russi e bielorussi, compresi i giudici, non sono autorizzati a prendere parte alle competizioni FIG o alle competizioni autorizzate dalla FIG».
Nel prendere la sua decisione, la FIG ha affermato di aver tenuto conto delle ultime raccomandazioni del CIO, della posizione della commissione dei suoi atleti e delle «profonde preoccupazioni» e delle posizioni espresse da molte federazioni nazionali di ginnastica.
(da NextQuotidiano)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
UN RAGGIO DI LUCE IN UNO SPAZIO BUIO
Un filmato che arriva direttamente dalla capitale Kyiv e che mostra quei pochi istanti di normalità all’interno di un rifugio anti-bombardamento.
La protagonista è una bambina ucraina che canta “Let it go”, il popolarissimo brano che accompagna la storia del cartone animato Frozen, molto amato dai più piccoli.
La piccola ha tentato di portare un senso di normalità nel bel mezzo di un momento non normale: quello del popolo ucraino costretto a fuggire dopo l’invasione russa.
Le immagini della piccola, che si chiama Amelia, è stato pubblicato sui social da Marta Smekhova dopo aver ricevuto il via libera della madre della bambina.
E in quel filmato, mentre nel rifugio anti-aereo si percepiva la tensione del momento complicato che sta colpendo tutti i cittadini in fuga dai missili e dai bombardamenti, è raccolta tutta la voglia di normalità di una giovanissima costretta a vivere (e sopravvivere) lontano dalla luce del sole per fuggire alle bombe.
Pochi secondi, poco più di un minuto, in cui tutti si sono fermati.
Come spiegato dalla donna che per prima a condiviso quella “testimonianza”, la voce della piccola Amelia ha portato la luce in quel rifugio. Sulle note di “Let it go”, sulle parole di quel cartone animato amato dai bambini, dagli adolescenti (ma anche dai grandi).
“Dalla prima parola è arrivato il silenzio completo… tutti hanno messo da parte i propri affari e ascoltato una canzone di questa ragazza che stava solo irradiando luce… anche gli uomini non sono riusciti a trattenere le lacrime”.
E la giovanissima è riuscita a irradiare quel momento, mettendo per poco più di un minuto in silenzio tutta l’ansia e le tensioni per la situazione difficile (per non dire impossibile) che si sta abbattendo su Kyiv e sulle altre città ucraine.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
FERITO AL VOLTO, I LADRONI RUSSI GLI HANNO RUBATO SOLDI, PASSAPORTO E ATTREZZATURA
Il giornalista e fotografo svizzero Guillaume Briquet pubblica, domenica 6 marzo alle 15
ore italiane, un post Facebook dove mostra di essere ferito al volto.
Il messaggio, accompagnato dalla foto, è molto chiaro: «Ferito da un commando russo». Oltre all’aggressione e i colpi di arma da fuoco visibili nel mezzo svizzero contrassegnato “Press”, i media svizzeri denunciano che Guillaume sarebbe stato sottoposto a un controllo dove gli sono stati sottratti il passaporto, 3.000 euro in contanti, effetti personali, un casco, il materiale fotografico e il pc portatile. Il giornalista svizzero si è poi recato presso un ospedale della regione di Mykolaiv.
Briquet si trovava in una zona situata tra le città di Kherson e Odessa e si stava dirigendo verso Nikolaev, quando il parabrezza della sua auto è stato colpito dai proiettili russi.
Non potevano non notare i contrassegni “Stampa”, estremamente visibili nelle foto diffuse sia dal giornalista che dalle autorità locali. Briquet si è poi recato presso l’ospedale di Kirovograd per le ferite riportate al viso e all’avambraccio.
(da agenzie)
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