Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
“TUTTI GLI INGRESSI SONO BLOCCATI DA BARRICATE”
L’ex procuratore generale della Crimea Viktor Schemchuk, politico ucraino di lungo corso e professore universitario a Leopoli, ha dichiarato: “Oggi Kiev si è trasformata in una fortezza. Tutti gli ingressi alla città e le strade interne sono bloccate da barricate e cavalli di frisia. Anche i luoghi di possibili attacchi da Irpin, Bucha sono stati minati e sono sotto il tiro dell’artiglieria”.
“Kiev – prosegue Schemchuk – conta decine di migliaia, se non centinaia, di soldati militari e di difesa del territorio, cittadini armati che difenderanno la loro capitale. Ci sono molti equipaggiamenti, armi militari, carri armati e altri veicoli militari. In molte case, inoltre, ci sono scorte di molotov”.
“La capitale – conclude l’ex procuratore della Crimea – sarà una tomba per tutti i russi che cercheranno di entrare a Kiev. Non sarà come la sconfitta nella città cecena di Groznyj, sarà un vero inferno per loro”.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
SALGONO PD, FORZA ITALIA E CALENDA
|Sembrerebbe proprio che il testa a testa di queste ultime settimane sia finito con il Pd
che nei sondaggi stacca FdI e consolida il primo posto nel gradimento degli italiani se si votasse oggi.
La rilevazione di Ixè dice che i dem di Enrico Letta sono al 23,2% mentre il partito di Giorgia Meloni scende al 17,6. E dice anche che il M5s scende sempre più, che la Lega è terza stabile e che Forza Italia starebbe continuando a recuperare terreno.
Ecco i dati: il Pd cresce rispetto all’ultimo sondaggio di febbraio e tocca il 23,2%.
Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni nel sondaggio è sempre secondo ma staccato come mai prima al 17,6%.
A seguire c’è la Lega di Matteo Salvini, che torna a crescere rispetto al crollo degli ultimi mesi e si posiziona al 17%. Calerebbero i consensi per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte fino al 14,9%, ma con precedenti sondaggi di altre società che li davano già poco sopra il 13.
In quota under 10% spicca Forza Italia di Silvio Berlusconi, che addirittura, dopo mesi non oltre il 7% arriva al 9,5%. Confermata la crescita in federazione tra Azione di Carlo Calenda e +Europa che arrivano al 5,2%.
Europa Verde torna al 2,3%. Risale anche Articolo 1 – Mdp del ministro Speranza, al 2,2%, seguito da Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni, in calo al 2,1%.
Fanalino di coda sarebbe un “under 3% storico” ma mai così under come nella rilevazione di Ixè, cioè Italia Viva di Matteo Renzi, che cala ancora e finisce all’1,7%.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
I SILOVIKI SONO L’ANIMA DEL REGIME
“Anche senza Putin, non cambierebbe molto”, perché le figure più potenti della Russia “non sono gli oligarchi, ma i servizi segreti”.
Lo ha spiegato Viktorya Kokareva, giornalista russa che vive in Italia durante una lunga intervista a Fanpage.it, nella quale ha spiegato anche la situazione dei media in Russia, costretti perfino a “nascondere” la parola guerra, perché si rischia il carcere.
Fortemente oppositrice di Putin, Viktorya Kokareva ha spiegato che “quasi tutti i media indipendenti in Russia hanno chiuso”.
E con la nuova legge varata pochi giorni fa e che in teoria servirebbe a contrastare le fake news, la situazione rischia di aggravarsi.
“Con la nuova legge, si arriva a quindici anni di carcere per diffusione di presunte fake news sull’esercito e fino a vent’anni per tradimento della patria. Perfino la parola guerra è diventata proibita”, ha spiegato Kokareva, che racconta anche come 17mila persone siano già state arrestate nei giorni scorsi per aver manifestato contro la guerra in Ucraina, che gran parte della popolazione non sembrerebbe condividere come invece il Cremlino vorrebbe far credere
Intanto però la popolazione è costretta anche a fare i conti con gli effetti delle sanzioni dell’Occidente, varate subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina: “La gente ha paura del caos, c’è la fila ai negozi di armi, mentre i marchi occidentali hanno chiuso i negozi, non ci sono più voli e il sistema di pagamenti all’estero non funzionano più”.
Sanzioni che stanno cercando di evitare conseguenze ben più gravi come una guerra “calda” alla stessa Russia, dove il consenso di Putin sembrerebbe ormai in calo.
“Ma anche se Putin morisse domani”, spiega Kokarenko, “non cambierebbe molto. Le figure più potenti, infatti, non sono gli oligarchi, ma i membri dei servizi segreti. Sono loro quelli a cui interessa mantenere questo regime”
(da Fanpage)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
ORMAI LA MAGISTRATURA E’ INQUINATA DAI SOVRANISTI… L’ALTERNATIVA E’ ANDARE A TROVARE I LEONI DA TASTIERA A CASA
«Non so se considerarla una sorta di nemesi o una beffa del destino, ricevere alla vigilia
dell’8 marzo una richiesta di archiviazione, in cui si definiscono minacce di stupro “frasi inurbane e molto maleducate”».
Nadia Conticelli, attuale capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Torino, scrive una lettera aperta pubblicata sulle pagine locali del quotidiano la Repubblica, parlando della richiesta di archiviazione della sua denuncia nei confronti degli autori di frasi minacciose e di offesa sotto un suo post sui social in cui commentava l’azione di Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno.
Era il 2018 e Conticelli era consigliera regionale. «Spero che i clandestini stuprino te e le tue figlie», si leggeva nei commenti sotto al post di cui aveva fatto lo screenshot e che poi aveva ripostato un esponente del Carroccio sulla sua bacheca: lì la pioggia di insulti e minacce.
Ma per il pm si tratterebbe “solo” di «frasi inurbane e molto maleducate». «A 4 anni di distanza dal fatto e a 26 anni da quando lo stupro è diventato reato contro la persona e non contro la morale, scopriamo con rabbia incredula che gli insulti a sfondo sessuale rivolti alle donne sono questione di ‘educazione’, non un reato», scrive Conticelli nella lettera.
«E ancor peggio, come disserta una delle avvocate (sic!) difensore, in fondo si trattava di discussione politica. Non è normale che sul banco degli imputati finisca sempre il corpo delle donne. Non lo è affatto».
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
INNALZATI I LIVELLI DI CONTROLLO
Un gesto dimostrativo per colpire simbolicamente la Bielorussia, vista la sua posizione nell’ambito del conflitto tra Russia e Ucraina.
Questa la pista che sta seguendo chi indaga intorno all’episodio della grossa bomba carta lanciata nel giardino dell’ambasciata bielorussa, a Roma, nel corso della notte tra l’8 e il 9 marzo.
Il grosso petardo è stato scaraventato oltre il muro di cinta della sede diplomatica in via delle Alpi apuane, nel quartiere di Montesacro. L’esplosione ha provocato un forte boato che è stato percepito da tutti gli abitanti della zona. Non si registrano comunque danni.
Il personale dell’ambasciata ha subito allertato le forze dell’ordine che hanno proceduto con tutti i rilievi del caso. Intanto la Procura sta aspettando una prima informativa dalla Digos per procedere alla formale apertura di un fascicolo di indagine.
Possibile che si tratti di un gesto dimostrativo collegato all’invasione dell’Ucraina, visto che il regime bielorusso di Lukashenko sta affiancando il Cremlino nell’attività militare. Elementi utili ai fini dell’indagine saranno estrapolati dalle immagini delle telecamere di sorveglianza che circondano il villino che ospita la sede diplomatica. Per il momento non sono arrivate rivendicazioni ma sono comunque stati innalzati i livelli di controllo di tutta l’area e la Questura, in coordinamento con la prefettura, ha disposto un potenziamento della vigilanza.
La sede dell’ambasciata della Bielorussia sarà dunque monitorata 24 ore su 24 con un presidio fisso di uomini e mezzi.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
DA CANTORE DELLE EPICHE GESTA DI MELONI E SALVINI, SI RILEGGA LE LORO LODI SERVILI AL CRIMINALE DEL CREMLINO
Per anni sono stati i sovranistiva fare il tifo per Vladimir Putin. Lo hanno invitato, sono
andati nelle sue magioni in Russia e hanno esaltato la sua politica sociale, nazionale e internazionale.
Hanno scritto commenti social (Salvini), citata la sua magnificenza su libri auto-biografici (Meloni) e avuto contatti strettissimi (Berlusconi).
Oggi, però, come un abitante dell’ancora inesistente Metaverso, Vittorio Feltri riesce a rovesciare la realtà dei fatti sostenendo che tutti (ma proprio tutti) i comunisti stiano facendo il tifo per il numero uno del Cremlino.
Nel suo video-editoriale pubblicato oggi, mercoledì 9 marzo, su Libero il fondatore del quotidiano se la prende con tutti coloro i quali hanno etichettato Putin come “nazista”. E per smentire questa narrazione, Vittorio Feltri fa riferimento al passato “comunista” del Presidente russo. E Vladimir Putin, questa è la verità, si è palesato sul palcoscenico della politica russa proprio citando il suo passato comunista. Il fondatore di Libero, dunque, usa tutto ciò come grimaldello per poi arrivare a quel suo “capolavoro” dialettico: “Smettiamola di dare del nazista a Putin, lui è un comunista. E tutti i comunisti in cuor loro fanno il tifo per lui, e questo mi fa letteralmente schifo”.
Insomma, tutti – ma proprio tutti – i comunisti fanno il tifo per Putin. Ovviamente c’è una frangia dell’estrema sinistra che, pur di attaccare gli Stati Uniti e la Nato, non ha condannato l’aggressione all’Ucraina. Una parte, una piccola parte.
Perché la maggior parte dei sostenitori russi (in questo determinato periodo storico) arrivano dalla sponda opposta, da quell’estrema destra che vede nell’uomo solo al comando della Russia una figura di riferimento.
Inoltre, Vittorio Feltri inciampa sulla realtà. Perché i più grandi sostenitori italiani di Putin (prima dell’invasione e della guerra) erano proprio i rappresentanti politici di quel centrodestra che lui ha sempre sostenuto: Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
I DUE MARCHI ERANO PRESENTI NEL GIACCONE DI SALVINI IN POLONIA
Della lunghissima sfilza di marchi presenti sul giaccone indossato da Matteo Salvini durante il suo viaggio in Polonia, in seguito all’eco mediatica avuta per il gesto del sindaco di Przemyśl che ha “regalato” al leader della Lega una maglia con raffigurato il volto di Vladimir Putin, Colmar ha deciso di prendere pubblicamente le distanze.
“In merito a quanto emerso a mezzo social circa l’associazione erronea del marchio Colmar alle esternazioni di una rappresentanza della politica italiana – ha scritto l’azienda in un comunicato apparso sui profili social ufficiali – Colmar rimarca la propria opposizione a qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche italiane ed estere e di qualsiasi loro esternazione passata, presente o futura. Colmar afferma la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma”.
Anche Audi prende le distanze
Simile l’approccio di Audi, che ha fatto pervenire un messaggio meno articolato: “In merito a quanto erroneamente evidenziato a mezzo social circa l’associazione del marchio Audi alle esternazioni, passate, presenti o future di una rappresentanza politica italiana, Audi Italia rimarca con fermezza la piena adesione alle regole di compliance del Gruppo Volkswagen che impediscono qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche. Audi Italia unitamente a Volkswagen Group Italia conferma inoltre la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma”.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
IL METROPOLITA DI KIEV DENUNCIA: “TRE VOLTE HANNO PROVATO A UCCIDERMI. SONO L’OBIETTIVO NUMERO 5 NELLA LISTA DEI RUSSI”. E IL PAPA MANDA IN UCRAINA DUE CARDINALI
Papa Francesco aveva capito già da qualche giorno che l’asse con il Patriarca di Mosca e
di tutte le Russie sarebbe sfumato. Ancora prima della sua omelia di domenica in cui ha appoggiato la guerra di Putin definendola una guerra alle lobby gay. E così, deciso nella sua missione di tentare tutte le carte per riportare la pace in terra ucraina, Francesco – lontano anni luce dal pensiero di Kirill – ha inviato due cardinali per mandare il suo sostegno spirituale, materiale e diplomatico.
Tra i due porporati, il suo elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, che è giunto proprio a Leopoli dopo essere arrivato al confine dalla Polonia. Si è mossa anche la diplomazia vaticana ad alti livelli: il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.
Parolin ha ribadito la necessità di porre fine ai combattimenti in Ucraina e manifestato la disponibilità della Santa Sede per qualsiasi tipo di mediazione. La tragedia della guerra si intreccia tra politica e religione, in una terra dove anche le differenti anime ortodosse non sono allineate.
Non pochi esponenti di spicco delle diverse Chiese si sono rivolti direttamente a Kirill affinché chiedesse a Putin di porre fine alla guerra. E alla fine il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie è rimasto fedele al legame con il presidente russo e ha appoggiato la guerra, dopo giorni di silenzio. In una posizione distante è senza dubbio un altro leader ortodosso, a capo della Chiesa autocefala dell’Ucraina, non sottoposta quindi al Patriarcato moscovita ma riconosciuta da quello di Costantinopoli.
Il metropolita di Kiev, Epiphaniy, ha rivelato che dal giorno in cui sono iniziati gli attacchi, i russi hanno cercato di ucciderlo tre volte. Tre agenti russi hanno tentato di entrare nella cattedrale dell’Arcangelo Michele con la Cupola d’oro. «Sono stato informato da agenzie straniere – ha rivelato – che sono l’obiettivo numero 5 nella lista dei russi delle persone da uccidere».
Mentre l’arcivescovo di Kiev, Shevchuck, è arrivato addirittura ad invocare la no-fly zone. A criticare Kirill sono stati non solo i fedeli ucraini legati al Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, ma anche i membri della Chiesa ortodossa fedele a Mosca.
Il Santo Sinodo ha chiesto che non si versi «altro sangue fratricida» e il metropolita locale, Onufryi, ha fatto appello a Putin per «porre fine alla guerra sul suolo ucraino».
A criticare il sermone di Kirill anche 230 religiosi. La base della chiesa ortodossa che risponde al patriarcato di Mosca ha espresso dubbi e perplessità sulla linea filogovernativa che vede i suoi vertici aderire alla linea del Cremlino. A questo è seguita una raccolta firme di diverse centinaia di persone, appartenenti non solo al mondo religioso ma anche a quello accademico e intellettuale, contro l’omelia di Kirill.
(da il Giornale)
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Marzo 9th, 2022 Riccardo Fucile
LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE: BUGIARDO E ASSASSINO
Le bugie hanno le gambe corte, soprattutto se raccontate in un messaggio alla Nazione. Soprattutto se quel che è stato raccontato davanti alle telecamere viene smentito in forma ufficiale (e non ufficiosa) da un proprio Ministero.
E così è accaduto che nel giro di 24 ore Vladimir Putin sia stato smentito dal suo Ministro della Difesa in merito ai militari inviati per “l’operazione speciale” (perché dal Cremlino ancora si ostinano a non chiamarla “invasione” e “guerra”, nonostante le evidenze) in Ucraina
“Non invierò riservisti e militari di leva in Ucraina. Voglio sottolineare che i coscritti non partecipano e non prenderanno parte alle ostilità e che non ci saranno convocazioni per i riservisti. Solo il personale militare professionista può risolvere i compiti assegnati”, aveva detto martedì sera Vladimir Putin nel corso del suo messaggio per la Giornata della Donna pubblicato dal Cremlino. Peccato che non sia così.
Oggi, a meno di 24 ore da quella dichiarazione sui “militari di leva” non inviati in Ucraina, Igor Konashenkov – portavoce del Ministro della Difesa russa – ha decisamente smentito quella narrazione fatta da Vladimir Putin davanti alle telecamere: “Purtroppo sono stati scoperti alcuni fatti relativi alla presenza di coscritti in unità delle forze armate russe in territorio ucraino”.
I militari di leva, dunque, sono stati spediti sul fronte di questa guerra in Ucraina. Non è vero, dunque, che questa operazione militare sta coinvolgendo solamente “militari esperti professionisti”, ma sul campo ci sono anche tutti quei giovani – e le immagini degli ultimi giorni ne erano già la conferma – che stavano svolgendo il classico servizio militare obbligatorio (per 12 mesi) previsto per tutti i cittadini uomini tra i 18 e i 27 anni. E pensare che, nel 2019, lo stesso presidente russo aveva detto di voler abolire la leva obbligatoria.
(da agenzie)
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