Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
PUTIN STRAVOLGE LA STORIA DELLA RUSSIA
Il richiamo alla “Grande Guerra Patriottica” è costante, ossessivo. Così come definire i governanti di Kiev una “banda di nazisti”, per giunta ubriachi, al potere in Ucraina. La guerra di Putin si nutre di questa narrazione.
Saccheggia e stravolge la storia della Russia e quella dell’Unione Sovietica, utilizzandola per giustificare l’invasione dell’Ucraina.
Una retorica nazionalista che va decodificata, spiegata. E’ ciò che fa, con un interessante articolo su Haaretz, Ksenia Svetlova.
Ex membro della Knesset (il Parlamento israeliano), la professoressa Svetlova è direttore a former member of dell’ Israel-Middle East program at Mitvim – the Israeli institute for Regional Foreign Policy, and a policy fellow at the Institute for Policy and Strategy at Reichmann University. E’ autrice di “On High Heels through the Middle East” (Sui tacchi alti attraverso il Medio Oriente (Pardes, 2021).
Quando il presidente russo Vladimir Putin ha offerto al mondo la sua prolungata lezione di storia alternativa, giorni prima di invadere l’Ucraina, ha dedicato una parte significativa del suo discorso televisivo al “neonazismo ucraino”.
Due giorni dopo, quando ha annunciato l’inizio della sua “operazione speciale” in Ucraina volta a proteggere il “popolo sofferente del Donbas”, ha menzionato la “denazificazione” come uno dei suoi obiettivi chiave, insieme alla smilitarizzazione dell’Ucraina.
Per chiunque non abbia seguito la televisione russa negli ultimi otto anni, le affermazioni di Putin potrebbero suonare strane. Ma se hai assorbito ore di dibattiti infiniti sul “neonazismo ucraino ereditario”, storie di ragazzi russi crocifissi e orde di russofobi ucraini che assaltano famiglie pacifiche nell’Ucraina orientale – tutte fake news – è notevolmente più facile capire il contesto della retorica di Putin.
Secondo uno studio del 2018 dell’Ukrainian Crisis Media Center, tra il 2014-2017 un terzo di tutte le notizie sui principali canali televisivi russi si concentrava sull’Ucraina, e più del 90% delle menzioni erano negative. Queste erano le narrazioni principali promosse con più energia dalle piattaforme mediatiche russe gestite dallo Stato:
L’Ucraina è uno stato indipendente fallito: 22 per cento
La Russia aiuta il Donbas: 15 per cento
L’Ucraina è piena di irrazionali odiatori della Russia: 10 per cento
Fascisti ed estremisti stanno distruggendo l’Ucraina: 7 percento
Come possiamo vedere ora, ognuna di queste narrazioni è attualmente utilizzata dal governo russo per spiegare la necessità dell’invasione e la sua natura intransigente.
Da quei fatidici giorni della rivoluzione di Maidan nel febbraio 2014, quando il satrapo di Putin Victor Yanukovich fu spodestato dal potere, il Cremlino ha dipinto l’Ucraina come un luogo pericoloso e radicale gestito da fascisti e neonazisti.
Negli ultimi otto anni il termine “neonazisti” è stato sostituito da un semplice “nazisti”, e questo è il termine tossico che i corrispondenti militari russi, i conduttori di talk show, gli analisti e i politici ora usano nei confronti dell’Ucraina.
Quest’ultimo punto è particolarmente significativo nel creare l’odierna narrazione a specchio di “noi [Russia] contro i nazisti [Ucraina]”. Il ricordo della Grande Guerra Patriottica, che “inizia” nel racconto russo dall’invasione dell’URSS da parte di Hitler nel giugno 1941, è ancora molto vivo nelle comunità russofone di tutto il mondo.
Tutti hanno un nonno o una nonna che ha combattuto nell’Armata Rossa, è morto per mano dei nazisti in Bielorussia, Ucraina, Russia, è stato evacuato nelle repubbliche dell’Asia centrale ed è sopravvissuto a stento, è morto di fame nell’assedio di Leningrado o si è unito ai partigiani nei boschi. Mentre il Giorno della Vittoria, il 9 maggio, è sempre stata una festa amata e agrodolce nell’era sovietica, nella Russia di Putin divenne l’unica vera festa ideologica del calendario, dato che il Giorno di Maggio e il Giorno della Rivoluzione d’Ottobre avevano perso la loro risonanza.
Nella Russia di Putin, ogni anno le parate sono diventate più grandiose e la retorica intorno ad esse – più aggressiva e tagliente. Uno slogan comune è: “Mojem povtorit” – Possiamo farlo di nuovo. Significa che la Russia moderna può ripetere la vittoria sovietica sui nazisti, ovunque essi siano e in qualsiasi forma si presentino.
E non è stata solo l’Ucraina ad essere tacciata come “neonazista”, “filonazista” o semplicemente “nazista” durante gli ultimi otto anni.
L’Europa in generale, e in particolare la Polonia e la Germania, sono state descritte dai propagandisti russi come tendenti al nazismo, mentre la Russia è stata dipinta come l’ultimo bastione contro di esso, proprio come nel giugno 1941 quando Hitler attaccò l’Unione Sovietica.
Conteneva una minaccia e una promessa nascosta. Promuovendo la narrativa della “Russia contro i nazisti”, la leadership russa si è anche esentata da qualsiasi paragone con il fascismo, trasformando i presupposti in fatti: i vincitori, coloro che hanno liberato l’Europa dai nazisti, non possono essere malfattori per definizione, mentre l’Europa che ha ceduto all’invasione nazista e non è stata in grado di proteggersi ospitava ancora il virus nazista.
La narrazione è in bianco e nero: Gli ucraini erano antisemiti e nazisti, mentre i russi erano liberatori dell’Armata Rossa che ancora oggi combattono contro il nazismo. Tutto questo è in contrasto con i fatti evidenti che tutti i cittadini sovietici servivano nell’Armata Rossa, compresi gli ucraini, mentre l’antisemitismo era diffuso sia nell’Impero Russo che nell’Unione Sovietica.
A questo punto viene in mente il collegamento con Israele. Tra 1,2 milioni di israeliani di lingua russa, c’erano e ci sono molti veterani dell’Armata Rossa, veri eroi che hanno marciato fino a Berlino, che hanno liberato Auschwitz e le capitali d’Europa. Il Giorno della Vittoria è ancora celebrato da molti israeliani che hanno fatto l’aliya dall’ex Unione Sovietica, che sanno bene che se non fosse stato per quella vittoria duramente conquistata, non ci sarebbe stato alcun futuro per il popolo ebraico da nessuna parte.
Questo sentimento e il riconoscimento dell’eredità degli ebrei ex-sovietici, che comprende non solo l’Olocausto, ma anche il combattimento nell’Armata Rossa (oltre 650.000 ebrei hanno combattuto, molti si sono offerti volontari per andare al fronte) è stato sfruttato da Mosca per reclutare Israele e le sue istituzioni nella sua guerra narrativa contro l’Ucraina e l’Europa.
Mentre i leader europei si sono rifiutati di unirsi alle parate militari del Primo Maggio di Mosca negli ultimi anni, rifiutando le politiche di Putin, il primo ministro di Israele ha collaborato con entusiasmo. Nel 2018, Benjamin Netanyahu è stato uno dei due soli leader occidentali che hanno marciato fianco a fianco con il presidente Putin il 9 maggio. Il secondo era il presidente serbo Aleksander Vucic.
“Non permetteremo mai che la storia venga riscritta e non permetteremo mai a nessuno di dimenticare chi ha salvato il mondo dalla schiavitù e dallo sterminio. Fu l’URSS a determinare l’esito della Seconda Guerra Mondiale, ma oggi loro [l’Occidente/Europa] stanno cercando di riscrivere la storia e noi non lo permetteremo.
“Le stesse brutte caratteristiche emergono come nuove minacce: egoismo e intolleranza, nazionalismo aggressivo e pretese di esclusività. Comprendiamo la gravità di queste minacce”, ha opinato Putin, rivolgendosi al popolo russo quel giorno.
Coinvolgendo Israele e le organizzazioni israeliane in questa narrazione, la Russia stava cercando di mantenere una carta molto importante: Aveva gli ebrei dalla sua parte e quindi parlava anche in loro nome, attaccando gli atti di antisemitismo che si verificavano nelle parti d’Europa ancora ‘contaminate dai nazisti’ – Ucraina, Polonia e Germania, tra le altre.
Non c’è dubbio che negli ultimi anni l’antisemitismo è stato in marcia in tutto il mondo – soprattutto in Europa e negli Stati Uniti – come si riflette nei dati raccolti da molte organizzazioni di monitoraggio.
Non c’è motivo di ignorare o perdonare il fatto che in Ucraina, come in molti altri paesi del continente, ci sono gruppi neonazisti e di estrema destra che marciano con torce, brandiscono tatuaggi con svastiche e incitano, se non commettono violenza. Questo tipo di manifestazioni non può essere tollerato, non in Ucraina, non negli Stati Uniti e non in Russia.
Tuttavia, quando questi fatti vengono gonfiati oltre ogni proporzione e interpretati come pari alla minaccia nazista all’umanità nel 1939, Israele dovrebbe essere allarmato.
Quando la Russia alza una falsa bandiera di “denazificazione” per giustificare l’invasione di una democrazia con una fiorente comunità ebraica, una considerevole popolazione di cittadini israeliani, un presidente ebreo, deputati ebrei e una legislazione che criminalizza l’antisemitismo, Israele dovrebbe alzarsi e resistere.
La spinta “de-nazificazione” di Putin è sia falsa che pericolosa. Equipara il governo ucraino guidato da Volodymyr Zelenskyy al Terzo Reich e l’Olocausto al “genocidio” dei russi nel Donbass – entrambe accuse infondate, spurie e revisioniste.
E soprattutto, quando Mosca usa questa stessa retorica per bombardare le città ucraine e uccidere i cittadini ucraini, Israele, la “nazione del mai più”, dovrebbe essere sempre la prima a opporsi, a rifiutare l’elemosina degli oligarchi della cricca di Putin e a rifiutare la retorica che fa leva sulla sofferenza ebraica per mascherare atrocità e aggressioni”.
Fin qui la professoressa Svetlova. Ne consigliamo la lettura a tutti, soprattutto a quelli che, a sinistra, continuano a bersi le fake ricostruzioni storiche del “tovarish Vladimir”.
Un “tovarish” ben strano. Visto che nel corso degli anni ha lautamente finanziato gruppi e partiti di estrema destra, anche di chiara ispirazione neo nazista e antisemita, in tutta Europa.
Lettura istruttiva
E’ quella del report di Nona Mikhelidze, pubblicato da Affariinternazionali.it (traduzione di Flavia Fusco).
“La strategia di information warfare della Russiaconsta di una serie di strumenti parte di un approccio integrato che vanno dalla disinformazione all’ingerenza nella politica di altri Paesi (al fine di condizionarne le policy), dall’indebolimento della fiducia popolare e nelle istituzioni democratiche (soprattutto euro-atlantiche) fino a campagne coordinate per influenzare uno o più aspetti specifici delle politiche dell’Unione europea e della Nato.
La narrativa della disinformazione contro le istituzioni euro-atlantiche si sviluppa a partire da due presupposti principali: “l’Ue è la patria dell’avidità, delle false credenze, del degrado morale e della “russofobia”, mentre “la Russia è l’unico custode dei valori conservatori europei”; e “la Nato è una finzione, uno strumento di espansione militare verso l’Est e l’incarnazione vivente di un cinico tradimento delle promesse fatte all’Unione sovietica”. Per diffondere questa narrazione, il Cremlino ha iniziato ad avere come interfaccia quei partiti europei che cercano di compromettere la coesione politica all’interno dell’Ue e dell’Alleanza atlantica, spezzando i legami di queste organizzazioni con i Paesi limitrofi e infiammando i sentimenti antioccidentali.
Così facendo, l’establishment politico russo ha costruito i suoi legami con laLega in Italia, il Front National in Francia, il Front National in Francia, Jobbik in Ungheria, il Partito della Libertà (Fpö) in Austria, Alba Dorata in Grecia, e altri partiti o movimenti di estrema destra in Europa.
Ma, come detto, non si tratta solo di assistere finanziariamente le forze politiche di destra in tutta Europa, ma anche, più in generale, di interferire negli affari politici interni dei Paesi occidentali, come nel caso del referendum sulla Brexitin Gran Bretagna dell’accordo di Prespatra Atene e Skopje. […].
Nel corso degli anni, il sostegno della Russia a partiti, gruppi e associazioni di estrema destra è stato funzionale al rafforzamento della posizione degli euroscettici in tutta Europa al fine di indebolire le istituzioni euro-atlantiche e allargare le divisioni politiche all’interno di queste organizzazioni; ma anche al cambio di passo dell’approccio dell’Unione europea verso il regime di Putin, nella speranza di contribuire al graduale ritorno di Bruxelles al business-as-usual con Mosca. L’obiettivo generale, però, resta quello di fomentare la sfiducia e compromettere la fede nelle istituzioni democratiche e nella democrazia stessa”.
L’articolo è dell’ottobre 2019. Sembra oggi.
(da Globalist)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
ECCO LE CRITICITA’ E I PUNTI DEBOLI
Entrati nella terza settimana di conflitto, la Russia inizia a mostrare le prime debolezze sul
fronte dell’offensiva.
All’Adnkronos, una fonte militare ha spiegato come la strategia di Mosca sia in stile Gerasimov – la dottrina del capo di stato maggiore che ha portato alla vittoria in Crimea – con forze militari, e anche premesse, sovietiche, anni Settanta.
“Nove decimi dei mezzi e delle armi di quello che hanno dispiegato è prodotto in Unione sovietica. Quanto alle forze in campo, sono in larga misura di occupazione, non da combattimento. Il loro non è molto diverso dall’esercito sovietico, pur se ritinteggiato”.
Per questo, le forze militari stanno iniziando ad arrivare ai limiti delle loro capacità operative. E le possibilità di sconfitta della Russia in Ucraina sono passate dal 20 per cento, all’inizio dell’invasione, al 40 calcolate, dopo due settimane di combattimenti. “L’operazione sta andando molto male ai russi, anche se la manovra militare in senso stretto ha ancora possibilità di successo (60 per cento). La massa complessiva della forza è ancora tale di consentir loro di prendere i maggiori centri abitati”.
“Hanno inizialmente deciso di negare il mito della dottrina Gerasimov. E poi, nel nuovo quadro entro il quale hanno voluto operare – per esempio rendendo l’operazione palese da mesi – i russi hanno comunque cercato di fare una guerra lampo, contando sul fatto che gli ucraini non fossero né capaci, né intenzionati a difendersi. E hanno sbagliato”.
Le forze più preparate, quelle del Distretto militare occidentale, le unità che erano già dispiegate ai confini dell’Ucraina, hanno raggiunto Kharkiv, da cui non riescono a proseguire, mentre una seconda ala ha faticato ad arrivare nei dintorni di Kiev. Hanno fatto la strada più lunga. Sono i migliori in campo, l’élite. Ma avrebbero dovuto prendere la capitale, far cadere il governo, nella prima ondata dell’attacco. Hanno fallito. Per esempio, all’aeroporto di Hostomel, a 35 chilometri da Kiev, dove l’attacco è iniziato alle sette del mattino del 24 febbraio (ora locale).
Il resto delle forze russe, quelle meno preparate, avrebbero dovuto operare a lungo termine, occupare, e invece ora sono costrette al combattimento. Si tratta dei militari del Distretto meridionale, che si trova di fronte al Donbass e alla Crimea, i ‘secondi per qualità e prontezza’, che hanno attaccato da sud, lungo la direttrice nord est. Queste forze si sono poi divise in due direttrici, una verso Mariupol, l’altra a Kherson. Questa seconda linea si è ulteriormente divisa: verso Zaporizhzhya e verso Mykolaiv, quindi Odessa. “Ma fanno fatica, il rifornimento attraverso la Crimea è complicato”.
Ci sono poi i siberiani, del Distretto miliare centrale, terzi in termini di rating che “non hanno preso quasi nulla”. Infine, “i militari del Distretto orientale, i meno preparati di tutti, dispiegati dalla Bielorussia. Hanno preso Chernobyl, che è disabitata, e costituiscono il convoglio di 60 chilometri diretto a Kiev, “di fatto un accampamento”.
Nella capitale avrebbero dovuto confluire i due gruppi impegnati a Kharkiv e un altro in arrivo dalla Bielorussia. Ma la strada è lunga e pesante (il fango blocca i camion). Faticano ad arrivare.
Ma tutto questo non era prevedibile? Le capacità delle forze in campo, la resistenza degli ucraini? “L’intelligence è come una forchetta. Funziona come per i dati dei virologi. Sta poi al decisore ultimo leggere queste possibilità e prendere la decisione. Ci sono stati dei bias cognitivi, culturali. Hanno letto gli elementi sempre nello stesso verso”.
Mosca era convinta che l’Ucraina avrebbe voluto cambiare pagina, se tutto fosse accaduto in poche ore, in pochi giorni. Come nel Donbass. Che una volta instaurato il governo collaborazionista, avrebbero poi convinto gli ucraini indecisi.
“L’incongruenza è stata visibile già nei movimenti iniziali. I russi hanno voluto entrare in Ucraina da troppe direzioni (quattro). Le colonne restano talmente distanti che è difficile ricongiungersi nel raggiungimento degli obiettivi”. “Il rallentamento delle forze russe è da attribuire anche alla mancanza di risorse all’origine, uomini e carri armati (secondo fonti del Pentagono i russi hanno già impegnato il 90 per cento delle forze). Non c’è più molto spazio. Non hanno le forze per una operazione su così vasta scale”.
“Ma è evidente anche la loro inadeguatezza al compito, la grande differenza di capacità di combattimento fra le varie unità coinvolte”.
“Ci sono notizie di movimenti ulteriori, di forze in arrivo dall’Estremo oriente. Dei miliziani provenienti dalla Siria, come ha confermato il dipartimento della Difesa Usa. Mentre l’Ucraina ha invece raccolto una grande quantità di forze, oltre a quelle militari. Possono contare in tutto su 500mla persone armate – se il flusso di armi in arrivo, si parla di 17mila proiettili anti carro, sarà distribuito nelle mani giuste, pronte per la guerriglia.
Mosca prosegue l’operazione di ‘terrore’ (richieste sommate a minacce) intrapresa ancora prima dell’inizio dell’invasione due settimane fa, uccidendo i civili nelle città, con l’artiglieria, anche quando aderisce ad accordi di cessate il fuoco per l’apertura di corridoi umanitari.
La seconda parte del piano del Cremlino, quella di negoziare con chi sta fuori dal teatro, non sta funzionando. Il cambiamento degli equilibri in campo, la disponibilità degli ucraini a combattere, rafforza la disponibilità dei governi occidentali a introdurre sanzioni che non rimarranno in vigore all’infinito. In questo scenario, non appare conveniente, in termini strategici, all’Occidente trattare, sottostare a qualsiasi accordo. Il tempo gioca ancora di più contro la Russia”.
Gli ucraini sostengono che i russi hanno perso un terzo dei loro effettivi: oltre 12mila morti e più di 30mila feriti e catturati. Mosca ammette 450 morti, dopo aver negato che ci fosse alcuna vittima. Il ‘delta’ fra 0 e 450 indica che il numero reale dei decessi dovrebbe assestarsi sui 4-6mila morti a cui si aggiungono i feriti, i catturati, i mezzi fuori uso. Avrebbero così perso il dieci per cento della loro forza. Continuando in questo modo, tra altri 15 giorni, si arrivebbe al 30 per cento delle perdite, “la soglia critica, che ti impone di rivedere la struttura delle unità sul terreno, di cambiare gli obiettivi”.
(da Globalist)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
“COSA SIA ANDATO A FARE IN POLONIA LO SA SOLO LUI E CHI LO CONSIGLIA MALAMENTE“
La figuraccia di Salvini in Polonia avrà uno strascico lungo: c’è chi l’ha già definita la pietra tombale sulla carriera politica del leader della Lega, che è stato sbeffeggiato in tutto il mondo (e a chi dice che Berlusconi ha fatto di peggio: almeno le sue barzellette avvenivano in tempo di pace. In tempo di guerra, Salvini e le sue pagliacciate non fanno ridere nessuno) e le bordate arrivano persino dalla Lega.
Marco Serena, leghista tra i più in vista dentro il partito, ha dichiarato che Salvini “ha perso il contatto con la realtà. Cosa sia andato a fare in Polonia in questo momento è fatto noto solo a lui e a chi lo consiglia malamente”.
Serena, due volte sindaco di Villorba, ora capogruppo, con passaggi in società importanti come Ascopiave e Fondazione Cassamarca, ha scritto il suo pensiero sulla sua pagina Facebook: “Abbiamo lo spettro di un’economia post bellica che aleggia in Italia, sarebbe stato meglio avesse scelto di concentrarsi su questo tema, piuttosto che andare a fare una figuraccia all’estero”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
LA DENAZIFICAZIONE ANNUNCIATA DA PUTIN PASSA ANCHE DAI POLLAI… IL CRIMINALE MILIARDARIO FA DISTRIBUIRE ALLE TRUPPE RAZIONI SCADUTE SETTE ANNI FA
La “denazificazione” passa anche dai pollai ucraini. Scene ordinarie di una guerra che
appariva lontana nel tempo e nei luoghi.
Dall’Ucraina sta rimbalzando questo filmato che mostra alcuni militari russi intenti a rubare delle galline.
Nel filmato si mostrano i soldati inviati dal Cremlino – riconoscibili per alcuni dettagli sulla divisa – che rincorrono i pennuti e li colpiscono con un bastone per tramortirli e ucciderli. Poi, dopo esser riusciti nel loro intento, si allontanano con una busta piena
“Soldati russi che rubano galline nei villaggi ucraini. Quegli sciocchi affamati pensano di poter impadronirsi di Kiev, davvero?”, commenta Illia Ponomarenko – reporter del The Kyiv Independent – condividendo quel video sul suo profilo Twitter. E che siano militari russi – anche se non conosciamo il villaggio in cui è avvenuto questo ratto delle galline – si evince dalle fasce bianche presenti sul braccio e sulla gamba di quegli uomini.
Si tratta di dettagli “estetici” presenti sulle divise delle truppe del Cremlino che stanno affrontando il fronte bellico nei dintorni di Kiev e quelli che provengono dalla zona meridionale del Paese (quelli che si trovano nel Donbass, invece, hanno il colore rosso).
Quindi, si tratta veramente di militari russi rubano galline nei villaggi ucraini. Il motivo, anche in questo caso, appare evidente. Come raccontato fin dall’inizio del conflitto, le truppe russe sono apparse fortemente impreparate e scarsamente equipaggiate: dai carburanti alle scorte di cibo.
Nelle scorse settimane, infatti, sono state condivise anche molte immagini delle famose “razioni K” – il classico pacchetto di cibo dato in dotazione ai soldati – scadute. Da anni. Foto che mostrano date di scadenza risalenti al 2015.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
MARINE LE PEN FERMA AL 18% … NELL’IPOTESI DI UN BALLOTTAGGIO, MACRON VINCEREBBE A MANI BASSE
Con la crisi ucraina incombente sulle prossime elezioni presidenziali francesi, gli elettori sembrano sempre più disposti a restare fedeli a Emmanuel Macron e alla sua promessa di “proteggere” il Paese in tempi turbolenti.
A soli 30 giorni dal primo turno di votazioni, dalla scorsa settimana il 44enne ex banchiere d’affari ha visto salire i sondaggi d’opinione: ha raccolto il 30% delle intenzioni di voto in diversi sondaggi.
Questo lo pone molto più avanti della sua rivale più vicina, la veterana di estrema destra Marine Le Pen, che sta facendo la sua terza corsa alla presidenza e attualmente è al 18% secondo un sondaggio Ifop-Fiducial pubblicato lunedì.
Se Macron e Le Pen andranno al ballottaggio del secondo round, in una rivincita della loro sfida del 2017, il sondaggio prevede una solida vittoria di Macron tra il 56% e il 44%.
«Era già il chiaro favorito prima della crisi ucraina, e lo è ancora di più ora», ha affermato Jeremie Peltier, capo della ricerca presso la Fondazione Jean-Jaures, un think tank con sede a Parigi.
«Ma questo potrebbe anche avere un lato negativo, perché alcune persone potrebbero pensare che il gioco sia già finito, che il dado è tratto e potrebbero benissimo rimanere a casa invece di votare», ha detto.
Se la crisi ucraina sembra aver rimobilitato gli elettori, i tassi di astensione in Francia sono aumentati per decenni, raggiungendo il 22% cinque anni fa. Questo potrebbe fornire un’apertura alla conservatrice Valerie Pecresse dei Rebublicains, che è testa a testa per il terzo posto nei sondaggi con il marchio anti-immigrati Eric Zemmour, o a Jean-Luc Melenchon, l’unico candidato di sinistra in doppia cifra a 11,5 per cento, secondo Ifop.
Nel video della sua campagna inaugurale, Macron ha insistito sul fatto che «non è affatto un affare fatto» e ha promesso di precisare i suoi piani per un secondo mandato nonostante gli sforzi frenetici per mediare la fine del conflitto in Ucraina.
È arrivato alla presidenza come un outsider centrista che ha promesso di scuotere la seria divisione sinistra-destra della Francia con riforme a favore delle imprese per rilanciare la crescita e creare una “nazione start-up”.
Ha spinto attraverso leggi sul lavoro più flessibili, tagli alle tasse, una revisione radicale dell’operatore ferroviario statale carico di debiti SNCF e il suo portavoce ha confermato che si sta preparando a rivedere un sistema pensionistico bizantino che riporterebbe l’età pensionabile legale a 65 anni da 62.
«Questo potrebbe reinnestare polemiche e un po’ di confronto, perché ciò avrebbe un grande impatto sulla vita delle persone» e darebbe trazione ai candidati di sinistra che si oppongono alla riforma, ha detto Peltier.
Lunedì, durante una tappa della campagna, ha sorpreso molti annunciando che metterà fine alla tassa annuale di 138 euro che ogni famiglia con la TV paga, facendo eco a una promessa già fatta dalla maggior parte dei suoi rivali di destra.
«È un po’ giovane, ma finora ha svolto un lavoro abbastanza buono, e le persone non vogliono rischiare un nuovo presidente mentre il conflitto in Ucraina persiste, ha detto Pascal Perrineau, professore all’università Sciences Po di Parigi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
I SOLDI SONO SERVITI A PAGARE I DIPENDENTI DELLA SOCIETA’, CHE POI SONO STATI ANCHE ASSUNTI AL VIMINALE AI TEMPI DI SALVINI MINISTRO (E QUINDI DOPPIO STIPENDIO!) … MORISI E PAGANELLA CON LA LORO SOCIETÀ SISTEMAINTRANET.COM ERANO GIA’ FORNITORI DELLA LEGA, DAL 2017 AL 2020, PER CONTRATTI DA 1,1 MILIONI
A fine aprile del 2018, i vertici della Lega mostrano una strana fretta. E non per le elezioni
vinte, ma per l’apertura di una piccola e sconosciuta società bresciana.
Il bunker è il nome con cui i “generali” del partito chiamano la Vadolive srl nata il 2 maggio 2018 e nelle cui casse (unica voce di entrata), per circa sei mesi, sono arrivati 260 mila euro pubblici dal gruppo parlamentare del Senato a loro volta, in violazione del regolamento di Palazzo Madama, usati per pagare i collaboratori della stessa società, vicini alla cerchia di Salvini e poi in parte assunti dal Viminale di cui Salvini a giugno diventerà ministro, percependo due stipendi.
Insomma, la storia segreta della Vadolive svela gli interessi non proprio chiari di buona parte dei vertici leghisti, segretario federale compreso.
Gestita da prestanomi legati ai due ex contabili del partito, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ma di fatto diretta dai più stretti collaboratori di Salvini, Luca Morisi e Andrea Paganella, la vicenda di questa srl è riassunta in una annotazione di circa 60 pagine scritta dalla Guardia di finanza di Milano nel gennaio scorso e depositata agli atti dell’ultima chiusura indagine che ha riguardato fatti e protagonisti minori della maxi-inchiesta sulla fondazione regionale Lombardia Film Commission.
Scrive la Finanza: “Vadolive” appare “preordinata all’appropriazione di fondi di natura pubblica erogati, per legge, a favore dei Gruppi Parlamentari”.
Il 2 maggio 2018 nasce “il bunker” leghista, il 9 Morisi e amici sono assunti da Vadolive che il giorno dopo firma un contratto per 480 mila euro annui con il gruppo Lega al Senato.
A siglarlo per il partito è l’allora presidente del gruppo Gian Marco Centinaio. Vadolive si impegna alla “promozione social delle attività del Gruppo”. Nulla che si riferisca all’assunzione degli stessi leghisti. Tra questi, Morisi e Paganella, i quali, scrive la Finanza, “con la loro società Sistemaintranet.com vantano rapporti attivi (come fornitori) con la Lega o con entità alla stessa riconducibili, dal 2017 al 2020, per 1,1 milioni”.
(da il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
L’ESPERTO MILITARE: “SE GLI UCRAINI RESISTONO ANCORA DUE-TRE SETTIMANE, LA RUSSIA E’ SCONFITTA“… “A KIEV NON ENTRANO PERCHE’ SANNO CHE VERREBBERO MASSACRATI“
Gli ucraini dicono 11mila, le cifre riferite da Mosca meno di 500. Ma anche stando a queste, “l’operazione militare speciale” di Putin si sta rivelando un inferno anche per lui.
Solo nei primi sei giorni di operazioni – cioè tra il 24 febbraio e il primo marzo – il ministero della Difesa del Cremlino ha dichiarato la morte di 498 uomini, cifra che sembra modesta ma, a una lettura più attenta, non lo è affatto: l’esercito della Russia, nella sua storia recente, non ha mai avuto una media giornaliera di morti sul campo quella che ha oggi in Ucraina.
Ne è convito David Rossi, esperto di analisi di strategie militari, responsabile area geopolitica di Difesaonline.it, che dal giorno dell’invasione raccoglie ed elabora confronti usando fonti sul campo, annuari bellici e calcolatrice.
“I soldati russi uccisi sono certamente molto più dei dichiarati, anche perché non contano la Wagner, le milizie cecene etc. Per me sono 10 volte di più, ma anche a prender per buoni quelli ufficiali in media fanno 83 morti al giorno, che è una vera enormità rispetto al passato”.
Sempre su base giornaliera, calcola Rossi, erano 9 e 2 durante la prima e la seconda guerra russo-cecena fra il 1994 e il 2009, 4 fra al giorno tra le forze sovietiche in Afghanistan fra 1979 e 1989, meno di 2 fra Russi e forze locali in Donbass fra 2014 e 2022. “Se anche non vogliamo credere alle stime di Kiev, se l’intensità dei combattimenti restasse la stessa dei primissimi giorni come pare, le vittime russe in Ucraina supererebbero quelle della seconda guerra cecena a fine maggio, quelle dell’intera guerra afghana prima del prossimo Ferragosto”.
Perdite che il Cremlino tace per nascondere l’esito catastrofico cui sta andando incontro nel fango attorno a Kiev, Mariupol, Kerson e in tutte le città che dovevano cadere e invece resistono.
“Non sempre riescono. Parliamo dei generali? Nella seconda guerra mondiale l’Unione Sovietica, non la Russia di oggi, ne ha persi 412 con una media di uno ogni tre giorni. Sul campo di questo conflitto sono stati uccisi il comandante generale della settima divisione Andrei Sukhovetsky, poi il primo vice comandante della 41esima Armata interforze russa Vitaly Gerasimov e si ha notizia di altri due. Ebbene, quattro generali significa una media di uno e mezzo al giorno, il doppio: vorrà pur dire qualcosa”.
Mosca in ultimo ha ammesso di ricorrere a soldati di leva, come da giorni denunciano le stesse madri russe, spesso senza neppure sapere che venivano mandati al fronte. Poche o tante che siano, insomma, parliamo di ragazzi. “E’ un altro aspetto terribile di questa guerra”, concorda Rossi. Formalmente, la Russia non potrebbe impiegare personale con addestramento insufficiente. “
Dopo aver fatto un anno di leva sono poco più che fucilieri cui non puoi mettere in mano mitragliatore e armi di precisione. I comandanti ucraini, che li aspettano al varco, ripetono ‘ci mandano carne fresca‘. Alla fine, la sconfitta dei russi, è tutta qui”.
Logico chiedersi perché mai lo abbiano fatto. E la ragione, a quanto pare, è cinica come la guerra. “Le operazioni in Afghanistan e Siria – spiega Rossi – venivano condotte da piccoli battaglioni scelti e questo non succedeva. L’Ucraina è diversa, una fat-lady dal territorio largo ed esteso. Ora, la Russia storicamente ha una capacità militare di difesa unica, ma la sua capacità di proiezione esterna è stata ridotta dalla riforma delle Forze Armate di Sergei Shoigu, che ha snellito i contingenti per dargli efficienza. Per operazioni come questa servono dunque ben altri numeri e così si sono reclutate le leve, ragazzi che dovrebbero stare in fureria”.
L’esperto spiega che anche questo però non basterà a Putin. “Per prendere una città che resiste in modo organizzato ed equipaggiato serve un rapporto di soldati di 10 a 1”.
L’esempio calzante è Sarajevo. “L’assedio è durato tre anni ed è costato più di 10mila morti. Per prendere una città grande e armata come Kiev devi metterne in conto 100mila. Se poi, come sembra, i soldati e i civili che la difendono sono 50mila, allora hai bisogno di mezzo milione di uomini, ma in tutta l’Ucraina Putin ne ha dispiegati 190mila appena”.
E infatti incursori e milizie russe stanno da giorni alle porte delle città. “Certo, Putin le fa bombardare dall’alto pensando di piegarle, ma più butta giù edifici e più diventa impossibile penetrare, tra le macerie ci si difende meglio. Invito a guardare il caso di Konotop, un villaggione nella parte nord orientale vicino al confine con la Russia. E’ grande come Sesto San Giovanni, ma da giorni le truppe occupanti e non riescono a entrare perché rischiano di perdere 5mila uomini in pochi giorni. Ma se hai paura di entrare lì, figurati a Kiev. Da analista non faccio profezie, ma dico che se gli ucraini resistono due-tre settimane, la Russia è sconfitta”.
Perché tanti soldati russi falcidiati?
“Mi sembra evidente che Putin abbia sbagliato i suoi conti. Il piano Shoigu-Gerasimov era di una semplicità estrema. Tutto ruotava attorno all’aeroporto di Antonov. Le forze russe si sono concentrate su quello, hanno iniziato a pompare mezzi e uomini verso Kiev pensando che il governo sarebbe scappato, gli oblast li avrebbero seguiti. A tutti i lati sarebbero spuntate le truppe per un conflitto che poteva durare 15 giorni ma si sarebbe risolto nei fatti in quattro”.
E invece? “Hanno mandato un contingente di 34 elicotteri e ciascuno portava almeno 20 soldati dei migliori, gli Spernatz. Ma Kiev a quel punto ha mobilitato il 24esimo battaglione di reazione rapida che ha chiesto di lanciare missili, così in due giorni di lanci e battaglia a terra più di mille uomini sono rimasti lì. E gli altri non sono andati lontano, ma si rimpallano attorno alle città che resistono. Come la pallina di un flipper”.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
48 ANNI, EUROPEISTA, IN POCHI MESI HA MODERNIZZATO L’ESERCITO CON DRONI E MISSILI ANTICARRO
A 15 giorni dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina le truppe di Zelensky stanno reggendo
l’impatto con le forze armate russe, molto più equipaggiate ma probabilmente non altrettanto motivate a portare avanti un conflitto fratricida.
Quella che all’inizio molto credevano sarebbe stata una “guerra lampo” di Putin si sta rivelando tutt’altro anche grazie alla resistenza messa in campo dagli ucraini.
Ma chi è l’uomo ai vertici dell’esercito di Kiev?
Il suo nome è Valery Fyodorovich Zaluzhny, ha 48 anni e guida le forze armate dallo scorso luglio.
Nato a Novohrad-Volynskyi, città con fortissima tradizione cattolica e influenza polacca, viene descritto come un uomo dall’impostazione culturale, politica e sociale europea, e non asiatica.
Come ricorda l’Economist solo alcune settimane fa, quando l’invasione non era ancora avvenuta, il generale Valery Zaluzhny aveva dichiarati in un’intervista che le sue truppe erano pronte e ben equipaggiate con un inventario completo di armi moderne, “per affrontare i nemici non con i fiori, ma con Stinger, Javelins e Nlav (armi anticarri)”.
L’uomo sulle cui spalle poggia l’organizzazione dell’esercito ucraino è stato nominato dal presidente Volodymyr Zelensky lo scorso 28 luglio ed ha decenni di esperienza. Nato nel 1973 nella regione di Zhytomyr, nell’Ucraina centro-settentrionale, Valery Fyodorovich Zaluzhny si è arruolato nel 1997 e dieci anni dopo si è laureato all’Accademia di difesa nazionale.
Nel 2014 ha preso parte alla difesa dell’Ucraina quando i separatisti sostenuti dalla Russia si sono ritagliati le loro “Repubbliche” nel Donbass.
Il generale Zaluzhny – spiega sempre l’Economist – appartiene alla prima generazione di soldati che si è fatta strada nei ranghi di un esercito che stava perdendo la sua “russificazione” a favore di una posizione più indipendente e, successivamente, rivolta all’Occidente.
L’ufficiale si è dichiarato favorevole all’ingresso dell’Ucraina nella Nato e dopo la sua nomina è stato incaricato di modernizzare l’esercito per renderlo interoperabile con le forze dell’Alleanza Atlantica. Non a caso ha addestrato le sue forze all’uso delle ultime armi occidentali, dai droni ai missili anticarro.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 10th, 2022 Riccardo Fucile
PER GLI ANALISTI, PESA LA SCARSA PREPARAZIONE DEI RUSSI A CONDURRE ATTIVITÀ MASSICCE, CON UN ALTO NUMERO DI MEZZI, LA POCA INTEGRAZIONE TRA MEZZI DI TERRA E QUELLI DI ARIA, LA DOTAZIONE RIDOTTA DI BOMBE DI PRECISIONE, L’ADDESTRAMENTO MINORE RISPETTO AI COLLEGHI NATO E I TIMORI DI FUOCO AMICO
Il direttore della Cia, William Burns, ha dichiarato davanti al Congresso: «Putin pensava di
finire tutto in due giorni». Può essere l’analisi corretta, ma anche un modo per enfatizzare i problemi – iniziali – incontrati nell’operazione speciale. Così l’ha definita il leader, quasi che i soldati fossero dei poliziotti mandati ad arrestare Zelensky. Ora, però, che il Cremlino spinge il suo rullo, a Washington sono stati molto chiari sul non sottovalutare lo strapotere di Mosca.
Meno chiaro il perché la Russia, dopo due settimane, non sia riuscita ad acquisire la superiorità aerea. Gli inglesi lo hanno ribadito spesso quasi a irridere lo zar. Gli americani, più prudenti, hanno avvisato che tutto può cambiare in modo rapido. È stata infatti segnalata la presenza di un maggior numero di velivoli in Bielorussia, così come una possibile mobilitazione di risorse per recuperare terreno. L’attività modesta nei cieli da parte dei russi ha permesso ai caccia e ai droni Tb2 di fabbricazione turca in mano agli ucraini di colpire i concentramenti di truppe. La presenza ridotta di elicotteri d’attacco ha reso poi meno rischiose le missioni dei nuclei di resistenti.
I commandos e i riservisti hanno potuto ingaggiare i carri armati e veicoli della logistica per poi riguadagnare posizioni di sicurezza. Ma non tutto va secondo i desideri degli ucraini. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ieri si è dichiarato nettamente contrario all’invio dei Mig-29 polacchi a Kiev. Il Pentagono lo ha del tutto escluso. Il presidente Joe Biden non vuole correre il rischio di innescare un conflitto armato e potenzialmente devastante con la Russia.
Ciononostante, gli ucraini hanno abbattuto numerosi velivoli nemici: il ministero della Difesa di Kiev sostiene di aver distrutto 48 aerei e 80 elicotteri. Sono numeri molto alti e non verificabili, gonfiati dalla propaganda, ma analisti britannici hanno trovato conferma di almeno 20 fra jet ed elicotteri colpiti. Aerei a parte, il Pentagono segnala che i russi potrebbero aver perso fra il 4 e il 10 per cento dei mezzi dispiegati e quindi avrebbero «il 90% della potenza di combattimento ancora disponibile».
La presenza di batterie missilistiche – S300, Buk, Osa, Tor – ha costretto i piloti russi a quote più basse e questo li ha esposti al lancio dei missili portatili tipo Stinger (insieme agli Strela). Gli esperti hanno fornito molte interpretazioni, però manca sempre un tassello a completare il mosaico.
Questi alcuni aspetti citati, non definitivi.
1) Scarsa preparazione a condurre attività massicce, con un alto numero di mezzi. In Siria, per esempio, hanno sempre agito con team ridotti.
2) Poca integrazione terra-aria, ossia un coordinamento non elevato.
3) Dotazione ridotta di bombe di precisione (fino ad un certo punto).
4) Addestramento minore degli equipaggi rispetto ai colleghi Nato.
5) Timori di fuoco amico, di sparare sui propri aerei. È avvenuto durante il conflitto in Georgia nel 2008, c’è stato un episodio clamoroso nel teatro siriano con la distruzione di un ricognitore «elettronico» nel mezzo di un raid israeliano.
6) Lo Stato Maggiore, nella prima fase di guerra, ha sferrato incursioni limitate contro radar, piste, batterie e dunque non ha decapitato il dispositivo avversario.
Pensava che non fosse necessario? Secondo fonti di intelligence, l’esercito ucraino ha saputo disperdere i propri equipaggiamenti, rendendoli difficili da identificare: per questo la difesa antiaerea di Kiev è rimasta attiva. È bene ricordare che siamo ancora nella fase uno del conflitto. I generali hanno riorganizzato le fila per uscire dal pantano – in senso reale – e adesso si preparano a incalzare gli avversari con tutto il potenziale a disposizione.
Gli analisti sono convinti che la stessa dinamica l’avremo nello spazio aereo. Vi sono stati bombardamenti nella parte ovest dell’Ucraina – la retrovia più importante, da dove arrivano le armi occidentali – e sono apparsi aerei radar in Bielorussia: una componente fondamentale per coordinare un alto numero di velivoli. Movimenti spiati dagli esperti che hanno accesso ai satelliti e dal grande apparato di sorveglianza che la Nato ha creato lungo tutta la linea di confine.
(da il “Corriere della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »