Destra di Popolo.net

PUTIN CON I SUOI RAID HA BOMBARDATO ANCHE SALVINI, IL RITORNO DELLA CORTINA DI FERRO COSTRINGE I PARTITI A SCHIERARSI

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

IL TEMA DELLA RICOLLOCAZIONE POLITICA STA DIVENTANDO DRAMMATICO PER IL LEADER LEGHISTA… IL SILENZIO PUBBLICO DI BERLUSCONI SUL SUO AMICO PUTIN

Non sarà più destra contro sinistra e nemmeno europeisti contro sovranisti: la guerra ha prodotto una nuova cortina di ferro politica, che l’anno prossimo sarà il discrimine per chi vorrà proporsi alla guida del Paese.
L’Invasione dell’Ucraina ha posto fine alle ambiguità che erano sopravvissute pure alla nascita del governo «europeista e atlantista» di Draghi. Ancora poche settimane fa, infatti, era visibile quella corrente di pensiero – trasversale nei partiti – che ammiccava alla Russia e alla Cina. L’azione militare di Putin ha provveduto a rimarcare la vecchia linea di demarcazione che era stata cancellata, rilanciando il bipolarismo internazionale tra democrazie occidentali e autocrazie orientali.
Nel Palazzo c’è chi si è prontamente schierato e chi invece è stato colto alla sprovvista.
Certo, sulla guerra a Letta non è costato un particolare sforzo personale collocarsi nel solco politico del suo maestro Andreatta, ma da segretario del Pd ha dovuto rottamare riti, miti e lessico di quanti nel partito hanno sempre praticato il «né né» e davanti alle immagini di Kiev hanno provato ad attestarsi sul «sì ma». Niente da fare, «perché sono in gioco la democrazia e la libertà».
Ritratto con l’elmetto dalla sinistra radicale, non si è curato di rompere con l’area pacifista del grillismo, secondo cui «se Letta continuerà a parlare, finiremo per entrare in guerra».
C’è un pezzo del Movimento che non ha ancora capito qual è la posta, mentre un altro pezzo ha afferrato il senso. Di Maio – con toni esagitati – ha equiparato Putin a un animale. Buffagni si è levato in Aula per gridare che «noi vogliamo essere quelli del mondo libero».
Conte invece è ancora disperso sulla via della Seta, fermo ai tempi in cui da premier teorizzava l’equivicinanza con Washington e Pechino. È vero che l’altro ieri è andato all’ambasciata americana per ribadire il «costante sostegno all’Ucraina». Ma è altrettanto vero che la sera prima – su Rai2 – aveva detto no agli investimenti nel settore della Difesa: «Non è il momento».
D’altronde – ha scritto il Financial Times – «la fase è uno spartiacque per i populisti occidentali» che avevano subìto «il fascino dell’uomo forte efficace»: «L’idea che l’autocrazia abbia una sorta di orribile efficienza, rischia di sembrare ridicolo anche a loro».
Putin con i suoi raid ha bombardato anche Salvini. E il tema della ricollocazione politica sta diventando drammatico per il leader del Carroccio, che ha imboccato una terza via prendendo a prestito le parole del Papa e l’impegno del volontariato per i profughi. Ma il suo passato l’ha inseguito in Polonia e a Strasburgo, dove l’Europarlamento ha additato le ingerenze straniere nell’Ue: compresi gli «accordi di cooperazione» tra Mosca e la Lega. Un macigno sulla via del governo.
Nel tempo delle scelte di campo, all’«atlantista ed europeista» Berlusconi fa velo l’amicizia con il presidente russo. Il suo silenzio pubblico è stato interrotto solo da telefonate riservate a ministri (non del suo partito) ai quali ha spiegato che «c’è spazio per una mediazione dell’Onu».
Il Cavaliere, che per anni ha avvertito del «pericolo cinese», sulla Russia è stato scavalcato dalla Meloni: dal suo intervento alla convention repubblicana negli States, passando per il voto con la maggioranza in Parlamento, fino all’incontro con Mattarella, la leader di FdI ha rivendicato «l’appartenenza ai valori, alla cultura, alle radici comuni» del blocco Transatlantico.
Per quanto non le piaccia – come ha detto al Corriere.it – la «tendenza italiana» di fare «la parte delle cheerleader» in politica estera, non molla l’Europa e l’Occidente (pur «con i loro limiti») perché non molla l’idea di entrare a palazzo Chigi. È chiaro insomma che la cortina di ferro costringe i partiti a schierarsi. Ed è chiaro il motivo di questa posizione. Il rischio è che si riduca a una nuova forma di politicamente corretto, a un modello di conformismo dettato dal momento.
Che poi è la domanda sollevata dal centrista Quagliariello: «Quanto durerà questa condizione? Quando ci faranno annusare la benzina, ci sarà la stessa comune consapevolezza?». Siccome Draghi ha avvisato che «questa crisi sarà lunga», solo più avanti si capirà chi e fino a che punto sarà disposto a sostenere i costi della democrazia.
(da il Corriere della Sera)

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CARRI ARMATI A PEZZI E SOLDATI ALLO SBANDO: PIU’ CHE ARMATA ROSSA, E’ L’ARMATA ROTTA

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

UN DISASTRO LOGISTICO: I DRONI DI PRODUZIONE TURCA STANNO COLPENDO METODICAMENTE LE COLONNE RUSSE… PER LE TRUPPE INCUBO RIFORNIMENTI, BUCHI ANCHE NELL’INTELLIGENCE, 3 GENERALI UCCISI IN UNA SETTIMANA

«Mamma, sono io. Mamma, sono prigioniero. In Ucraina, ci hanno mandato a liberarli, ma invece siamo invasori, mamma, non ho fatto nulla di male, non ho sparato».
Il soldatino biondo singhiozza nel cellulare offertogli da un militare ucraino. Il video è uno dei tanti, decine e decine, pubblicati sul canale Telegram Ishi Svoikh, cerca i tuoi, istituito dai militari di Kiev per informare le famiglie russe che i loro figli erano caduti uccisi, o prigionieri, in Ucraina.
Ovviamente può essere propaganda, ma tanti, troppi soldatini russi raccontano la stessa storia: avanzavano con una colonna di blindati, è finito il carburante, sono stati abbandonati.
Anche se fosse una storia per impietosire il nemico, non fanno la figura degli eroi della seconda armata più potente del mondo. Piangono. Si lamentano. Accusano i loro comandanti di averli ingannati e piantati nel fango dei campi ucraini.
Le scene dei trattori dei contadini ucraini che trainano carri armati, blindati o addirittura batterie di artiglieria russe sono ormai uno dei simboli di questa guerra, riprese su t-shirt e murali, in una iconografia da Davide contro Golia.
L’analista militare Stijn Mitzer ritiene di aver verificato informazioni su 1100 mezzi russi abbattuti o catturati dagli ucraini, o anche semplicemente abbandonati nelle foreste (contro circa 300 mezzi ucraini): carri, camion, cannoni, e perfino aerei ed elicotteri. Ieri, un’intera colonna è caduta in mano agli ucraini, munizioni comprese.
E la famosa colonna di mezzi militari lunga 60 chilometri che puntava su Kiev è ancora lì, dopo diversi giorni, ma non è più una colonna: «Alcuni veicoli sono scesi dalla strada per ripararsi tra gli alberi, ma non per avanzare, per nascondersi mentre gli ucraini continuano a bersagliarli», dice un esperto militare americano alla NBC.
«Nessun stratega militare avrebbe mai permesso a un distaccamento così grande di affidarsi a una sola strada, circondata da campi troppo soffici per permettere ai blindati di scendere», si stupisce sul Telegraph il tenente-generale britannico Ben Hodges.
Le strade ucraine non sono larghissime, e l’ambiziosa avanzata russa, da tre fronti contemporaneamente, ha finito per intasarle bloccando anche il trasporto di rifornimenti alle avanguardie russe.
«Un disastro logistico, una pianificazione che poteva andare bene solo nel caso di una operazione lampo, con Kiev che cadeva in pochi giorni», commenta Hodges.
Ma così non è stato: i droni di produzione turca Bayraktar stanno colpendo metodicamente le colonne russe, mentre le comunicazioni russe vengono intercettate per mancanza di trasmettitori criptati. L’impressione, a volte, è che i generali di Putin stiano combattendo ancora una guerra novecentesca, dove si scommette su numero soverchiante di mezzi di terra, e di soldati, una sorta di riedizione della battaglia di Kursk nell’epoca delle tecnologie.
Il mito della ex Armata Rossa sta cedendo all’immagine dì una armata rotta, i cui soldati saccheggiano supermercati e si perdono nei boschi.
L’ex ministro degli Esteri russo Andrey Kozyrev non si stupisce: «La maggior parte del budget militare russo è stata rubata è trasformata in mega yacht a Cipro. Ma i consiglieri militari non potevano dirlo al presidente».
Già qualche anno fa la procura militare russa aveva parlato di un quinto dei finanziamenti finiti in corruzione.
Sono i “militari Potiomkin”, come li chiama Kozyrev, che hanno mostrato a Putin per anni prototipi di armi potenti, fino a che non gli ha chiesto di usarli in una guerra vera. Una guerra di una portata che la Russia non aveva sperimentato dal 1945: oltre alla disastrosa avventura in Afghanistan, Mosca ha perso la prima guerra cecena, ha “vinto” la seconda dopo anni di bombardamenti, e in Siria ha impiegato tre anni a piegare un nemico sprovvisto di aviazione.
Nel Donbass, nel 2014, l’esercito russo era stato costretto a fermarsi, e molti esperti militari russi avvertivano già all’epoca che, escluse alcune divisioni aviotrasportate, ben addestrate ed equipaggiate, il grosso dell’esercito era ancora molto sovietico, cioè povero, arretrato e disorganizzato.
Il risultato è che in una settimana sono caduti sul fronte ucraino già tre general-maggiori russi, comandanti di ranghi che raramente vengono uccisi sul campo di battaglia. La chiamata alle armi di volontari siriani e non meglio identificati soldati della Repubblica centroafricana potrebbe essere propaganda per mostrare la solidarietà internazionale con Mosca.
Ma il vero segnale inquietante giunge dal gruppo Wagner, che annuncia un reclutamento «senza filtri» per tutti i mercenari scartati in precedenza: secondo la BBC, l’invito ai tagliagole dì «andare a mangiare il lardo», tipica specialità Ucraina, è un segno che i soldati del Cremlino non bastano più.
(da la Stampa)

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LA PROTESTA DI MIGLIAIA DI CITTADINI DI MELITOPOL CONTRO IL RAPIMENTO DEL SINDACO DA PARTE DEI MILITARI RUSSI

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

IN PIAZZA SFIDANO I CRIMINALI DI PUTIN

Circa duemila cittadini di Melitopol sono scesi in piazza con bandiere dell’Ucraina, slogan e orgoglio per protestare contro il rapimento del sindaco della città, Ivan Fedorov, avvenuto questa mattina per opera di un gruppo armato russo.
“Si sono recate nei locali dell’amministrazione statale distrettuale occupati dai terroristi russi con la richiesta di liberare il sindaco”, scrive su Twitter l’account ufficiale della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, che posta anche un video registrato da uno dei manifestanti.
Il sindaco è stato posto sotto sequestro mentre distribuiva aiuti umanitari alla popolazione. Ad annunciare il grave atto, che secondo la Convenzione di Ginevra sarebbe classificabile come “crimine di guerra”, è stato un consigliere del ministro degli Interni Anton Gerashchenko sul suo canale Telegram, spiegando che Fedorov è stato portato via da un gruppo di dieci russi che gli hanno messo un sacchetto di plastica in testa.
“I nemici lo hanno trattenuto nel centro di crisi della città, dove si stava occupando di sostenere i cittadini. C’era una bandiera ucraina nell’ufficio di Ivan Fedorov”, ha scritto Gerashchenko.
Come spiega l’agenzia ucraina Unian, il primo cittadino di Melitopol si era rifiutato di collaborare con i russi, mantenendo la bandiera ucraina sul municipio della città occupata.
(da agenzie)

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IL PILOTA RUSSO CHE PARLA AI PASSEGGERI E CONDANNA LA GUERRA IN UCRAINA: “E’ UN CRIMINE“

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

NEL CORSO DI UN VOLO INTERNO: IL PILOTA SI RIVOLGE AI PASSEGGERI

Un pilota russo prende la parola tramite gli altoparlanti del velivolo e si rivolge ai suoi passeggeri condannando la guerra voluta da Putin in Ucraina.
“Credo sia un crimine”, afferma, aggiungendo: “Penso che ogni cittadino ragionevole sarà d’accordo con me e farà di tutto per fermarlo”.
Gesti come il suo sono rari in un Paese che ha totalmente perso ogni forma di democrazia: per le sue parole potrebbe essere condannato o subire ritorsioni, visto che gli stessi media sono stati costretti a non utilizzare le parole “guerra” o “invasione” per riferirsi a quanto sta accadendo oltre il confine.
Nonostante questo, il pilota ha deciso di rivolgersi spontaneamente ai passeggeri del suo volo per prendere una posizione, facendosi addirittura filmare in modo che il messaggio abbia la più ampia portata possibile.
Il video è presumibilmente registrato su un volo di linea interno: si restringono sempre di più infatti le operazioni internazionali di voli da e per la Russia come effetto delle sanzioni. Unione europea, Regno Unito, Canada e Stati Uniti hanno imposto lo stop a tutti i voli provenienti dal Paese guidato da Vladimir Putin, e adesso anche altre aziende asiatiche stanno tagliando i collegamenti. L’unico Paese nel cuore dell’Europa che permette i voli con la Russia è la Serbia, che non fa parte dell’Ue e non ha applicato sanzioni.
(da agenzie)

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LA PICCOLA PROFUGA UCRAINA CHE OFFRE IL SUO PANINO A CHI LA GUARDA ATTRAVERSO LA VIDEOCAMERA

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

IN FILA PER GLI AIUTI UMANITARI IN MOLDAVIA

In fila per ricevere gli aiuti che la comunità internazionale ha organizzato al confine, col sorriso sulle labbra, un piccolo panino nelle mani e l’innocenza tipica dei bambini. Una piccola ucraina sorride in camera mentre i videomaker la inquadrano per documentare le terribili conseguenze della guerra di Putin e “offre”, in un gesto di enorme altruismo, il suo poco cibo a chi la guarda attraverso l’obiettivo.
È la commovente dinamica del dare anche quando si ha niente, che tocca gli animi di chi può soltanto guardare inerme la tragedia umanitaria causata dalle bombe russe.
La scena si svolge in Moldavia, paese che insieme alla Polonia e alla Romania ha aperto le sue frontiere all’incessante flusso di migranti che dal 24 febbraio non smettono di lasciare l’Ucraina.
Stando ai dati aggiornati all’8 marzo dell’Unhcr, sarebbero esattamente 2.011.312 i rifugiati fuggiti dall’inizio del conflitto. L’Alto Commissario per i rifugiati Onu ha dichiarato inoltre che si tratta dell’esodo “più veloce che l’Europa abbia conosciuto dalla seconda guerra mondiale”.
La metà dei due milioni di profughi ucraini fuggiti dalla guerra sono minorenni. “Un milione di bambini sono scappati dall’Ucraina, in meno di due settimane. Una buia prima volta nella storia”, ha affermato in un tweet il portavoce di Unicef, James Elder. “Non abbiamo mai affrontato una crisi di rifugiati di questa velocità e portata”, ha aggiunto in una intervista alla Cnn.
(da agenzie)

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LA RUSSIA RECLUTA AVANZI DI GALERA SUI SOCIAL: CERCANO MERCENARI ANCHE CON PRECEDENTI PENALI

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

GRUPPI SU TELEGRAM E SULLA PIATTAFORMA RUSSA VK

In Russia vengono usati i canali dei social media e i gruppi di messaggistica privati per reclutare una nuova brigata di mercenari per combattere in Ucraina: a rivelarlo è la Bbc che ha parlato con un mercenario e un ex combattente che è in stretto contatto con le più importanti organizzazioni mercenarie russe. L’uomo ha spiegato come funziona la campagna di reclutamento
L’uomo ha raccontato all’emittente britannica come molti veterani, che fanno parte dell’organizzazione segreta di Wagner, sarebbero stati contatti su Telegram. Il gruppo si chiamava “picnic in Ukraine” e faceva riferimento a come degustare il “Salo” e cioè un tipo di carne di maiale che viene tradizionalmente consumata in Ucraina. Il messaggio era indirizzato a “coloro che avevano precedenti penali, debiti, banditi dai gruppi mercenari o che non erano in possesso di un passaporto”. Venivano inclusi anche coloro che erano nelle “aree occupate dalla Russia delle repubbliche di Luhansk e Donetsk e della Crimea”.
I mercenari del gruppo Wagner
Il gruppo Wagner è una organizzazione segreta con sede in Russia. Ufficialmente non esiste. Si pensa che però almeno fino a diecimila agenti ne abbiano fatto parte negli ultimi sette anni.
L’uomo intervistato dalla Bbc ha raccontato che le reclute rispondono al comando di ufficiali del Gru, che altro non è che l’intelligence militare russa del ministero della Difesa.
L’ex combattente ha poi raccontato che le nuove unità non usano più il nome “Wagner” poiché probabilmente il “marchio è contaminato” soprattutto dopo le accuse di aver violato i diritti umani e aver commesso crimini di guerra in Siria e Libia, ma che ne vengono utilizzati di nuovi come “The Hawks”.
Il social network russo
Sulla base di quanto riporta la Bbc, le reclute sono addestrate alla base Wagner a Mol’kino che si trova nel sud della Russia ed è vicina a una base dell’esercito russo. Oltre a Telegram, sono state utilizzate altre piattaforme come il social media russo Vk. La piattaforma afferma di essere esperta di attività di sicurezza.
Mosca ha sempre negato di utilizzare mercenari. Solo ieri, venerdì 11 marzo, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha detto che 16mila combattenti del Medio Oriente – soprattutto Siria – si erano offerti per combattere insieme all’esercito russo. Una richiesta accettata dal presidente russo Vladimir Putin.
(da Fanpage)

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NEW YORK TIMES: E’ DI PUTIN LO YACTH DA 700 MILIONI DI DOLLARI ANCORATO A MARINA DI CARRARA

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

LE INDAGINI DELLA INTELLIGENCE AMERICANA

Il super-yacht del valore di 700 milioni di dollari, ancorato al porto di Marina di Carrara, in Toscana, è di Vladimir Putin: a riferirlo è il New York Times secondo cui gli indizi sulla proprietà dello yacht, trovati dalle agenzie di intelligence americana, porterebbero al presidente russo.
Il lussuoso yacht in questione, Scheherazade, lungo 140 metri e pesante oltre 10 tonnellate, era arrivato già all’attenzione del quotidiano statunitense lo scorso mercoledì, quando aveva segnalato che erano in corso delle indagini sull’imbarcazione, già state comunicate alle autorità italiane: la notizia era stata smentita da The Italian Sea Group, società nautica di lusso, per la quale lo yacht, che si trovava in cantiere per attività di manutenzione, “non è riconducibile alla proprietà del Presidente russo Vladimir Putin”.
Le agenzie di intelligence americana che attribuiscono la proprietà dello Scheherazade al presidente russo non hanno voluto indicare quali siano gli indizi utilizzati, né hanno dichiarato se e quanto spesso lo yacht venga utilizzato.
Il capitano dello yacht Guy Bennett-Pearce, scrive il New York Times, all’inizio di questa settimana si era rifiutato di fornire il nome del proprietario dello Scheherazade, ma aveva negato che l’imbarcazione fosse di proprietà di Putin, dicendo che “il presidente russo non ci aveva mai messo piede”: non ha voluto invece commentare gli ultimi esiti delle indagini.
Adesso le autorità italiane dovrebbero presentare i documenti relativi alla proprietà dello yacht al governo, che dovrà pronunciarsi dichiarando se la proprietà o l’uso della nave siano collegate a qualcuno presente nell’elenco delle sanzioni. Il procedimento potrà richiedere diverse settimane.
(da agenzie)

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TRA BUFALE E PROPAGANDA PRO RUSSIA, SU TELEGRAM RISPUNTA SAVOINI, L’EX AMICO DI SALVINI

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

UNA CHAT TELEGRAM PROVOCA IMBARAZZO AL SEGRETARIO DELLA LEGA

Esiste un universo parallelo, in cuil’invasione russa in Ucraina serve a liberare il Paese da un regime drogato e neonazista, oltre che a sventare una guerra batteriologica preparata dall’Occidente.
Un universo in cui i soldati russi salvano i civili ucraini dalle atrocità dell’esercito gialloblu; in cui  la Russia marcia verso un futuro glorioso, mentre l’Europa crolla. Questo universo vive nel sottosuolo dei canali Telegram, ma come gli zombie di un film horror, riemerge dalla terra e afferra le caviglie del leader della Lega Matteo Salvini, rendendo vani i suoi goffi tentativi di far dimenticare un passato che si vorrebbe sepolto. Lo zombie ha il volto di Gianluca Savoini e il nome dell’Associazione Lombardia-Russia.
Riavvolgiamo il nastro. Negli anni in cui Salvini si trovava nel pieno dell’innamoramento verso Vladimir Putin, l’Associazione Lombardia-Russia – guidata dal leghista di estrema destra Gianluca Savoini – funzionava da canale di collegamento tra la Lega e Mosca. Per far capire quanto fosse stretto il legame con il partito, basti dire che il recapito dell’associazione si trovava in via Bellerio, all’interno della sede del Carroccio. Era Savoini a organizzare le trasferte del Capitano in Russia, era Savoini a tessere i contatti tra la Lega e Putin, sfociati nel controverso accordo di collaborazione tra i salviniani e il partito putiniano Russia Unita, tornato sotto la luce dei riflettori in questi giorni.
Lo scandalo del Metropo
Poi, nel luglio del 2019, esplode lo scandalo del Metropol. Alcune registrazioni audio – risalenti all’ottobre dell’anno prima, durante uno dei viaggi di Salvini a Mosca – mostrano Gianluca Savoini intento a trattarepresunti finanziamenti illeciti, a suo dire per conto della Lega, con oscuri personaggi dell’apparato putiniano. Da quel momento, per scappare alla burrasca, Savoini si inabissa insieme l’associazione da lui presieduta. Le attività di “Lombardia-Russia” vengono sospese, i canali social sono tutti chiusi. O meglio, quasi tutti.
Abbandonati Facebook, Twitter, Whatsapp e gli altri social network “filo-occidentali”, la comunicazione del gruppo di Savoini si sposta su Telegram, il servizio di messaggistica istantanea, considerato a torto o ragione più “neutrale”.
Qua, oggi, l’Associazione Lombardia-Russia gestisce un canale con quasi 1800 iscritti. E dallo scoppio della guerra in Ucraina, la chat si è trasformata nel megafono della propaganda russa, con decine di messaggi al giorno, completamente schiacciati sulla versione della guerra gradita al Cremlino.
La propaganda russa di Savoini
Si possono individuare almeno tre filoni, nella comunicazione Telegram di Lombardia-Russia. Il primo è quello che fa da cassa di risonanza alle campagne di Putin, rilanciando le notizie divulgate dal ministero della difesa russo o dai media governativi, come Russia Today e Sputnik. In questi messaggi, risuonano tutti i cliché della propaganda del Cremlino: l’avanzata senza ostacoli dell’esercito russo; le colpe tutte occidentali per lo scoppio del conflitto; la preoccupazione di Mosca per le sorti dei civili, di fronte all’atteggiamento cinico degli ucraini, che usano donne e bambini come scudi umani.
C’è poi un secondo livello, tra i messaggi di “Lombardia-Russia”. È quello che rilancia i contenuti della  presunta “contro-informazione”, postati da soggetti che dovrebbero raccontare “quello che i media ufficiali non dicono”.
In questa lista, troviamo primo tra tutti Aleksandr Dugin, filosofo ultra-nazionalista russo, definito l’ideologo di Putin, più volte invitato a tenere conferenze in Italia, dalla Lega, negli anni passati. E poi altri nomi noti per chi si occupa di disinformazione in Italia:  dal sito xenofobo Imola Oggi a Cesare Sacchetti, da Byoblu a Vittorio Nicola Rangeloni, considerato portavoce ufficiale dei separatisti russi del Donbass.
Infine, l’account Telegram dell’associazione di Savoini non esita a rilanciare vere e proprie fake news. Si va dalle idee complottiste di Qannon, alla teoria per cui il bombardamento all’ospedale pediatrico di Mariupol sarebbe stato una messa in scena, con attori.
Fino ad affermare che i Rothschild stavano preparando una bomba batteriologica da lanciare contro i russi, prelevando il Dna slavo nei laboratori in Ucraina. Come? Usando i tamponi anti-Covid. D’altra parte, prima di focalizzarsi sulla propaganda a favore di Putin, l’Associazione Lombardia-Russia nei mesi della pandemia si era caratterizzata per le posizioni no lockdown e no mask e poi apertamente no vax.
Le impostazioni della privacy su Telegram non ci permettono di sapere chi posta i contenuti nella chat per conto di “Lombardia-Russia”.
Sta di fatto, che a oggi non risulta una presa di distanza di Savoini rispetto all’associazione. Anzi, nella sua biografia su Twitter, il leghista risulta ancora come presidente dell’organismo.
Stesso discorso per Claudio D’Amico, cofondatore di “Lombardia-Russia”, ex consigliere di Salvini quando era vicepremier nel governo Lega-M5S, attuale assessore di Sesto San Giovanni.
Possiamo credere che Matteo Salvini nulla sappia della vita sotterranea come pretoriani di Putin dei suoi ex sodali. Ma come insegnano i film horror, quando gli zombie ti afferrano le gambe, è difficile salvarsi.
(da Fanpage)

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MA NON ERA SOLO UNA COMPARSA? E’ NATA LA FIGLIA DI MARIANNA PODGURSKA, LA MAMMA CON IL PIGIAMONE A POIS DIVENTATA IL SIMBOLO DEL BOMBARDAMENTO ALL’OSPEDALE DI MARIUPOL: “L’ABBIAMO CHIAMATA VERONIKA PERCHE’ SIGNIFICA ‘COLEI CHE PORTERA’ VITTORIA'”

Marzo 12th, 2022 Riccardo Fucile

LA PROPAGANDA RUSSA AVEVA SOSTENUTO CHE QUELLO NON ERA UN OSPEDALE ATTIVO E CHE LA DONNA ERA SOLO UN’ATTRICE… LE AMBASCIATE RUSSE CHE PROPAGANO FALSI VANNO DENAZIFICATE E I TERRORISTI MEDIATICI AL SERVIZIO DEL CREMLINO TRATTATI COME CRIMINALI DI GUERRA

La propaganda è un’arma infame, dalla potenza tanto invisibile quanto micidiale. È infame, perché non concede nemmeno l’onore della battaglia alle sue vittime. In guerra, e in pace, spara da entrambe le linee del fronte, controlla cervelli, infiamma complotti, seppellisce la verità. Ma questa volta la vita s’è presa un riscatto.
«L’abbiamo chiamata Veronika, perché significa colei che porterà la vittoria». Veronika è nata in un rifugio di Mariupol giovedì alle 22, pesa 3.200 grammi ed è la figlia di Marianna Podgurska, la mamma con il pigiamone a pois diventata il simbolo, suo malgrado, di uno dei momenti più terribili, finora, di questa guerra. «Stiamo bene, ma qui fa freddo e continuano a bombardare», dice Marianna, in contatto con la zia Tetyana che è al sicuro in Turchia.
L’immagine del suo viso spaventato mentre fugge dall’ospedale pediatrico bombardato dai russi è diventata in poche ore la prova del «genocidio in corso» in Ucraina, aveva detto Zelensky, un «pianto patetico dei media occidentali», aveva obiettato il ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov. È in quell’istante, pochi minuti dopo quella foto, che le mani della propaganda russa hanno afferrato e insozzato Marianna.
Le autorità russe hanno prima “spiegato” che quello non era un ospedale attivo, ma un edificio usato dai «neonazisti ucraini del Battaglione Azov», poi si sono spinte oltre, sostenendo che le donne in fuga erano delle attrici. La tesi è stata twittata anche dall’ambasciata russa in Gran Bretagna, con tanto di foto di Marianna e un timbro rosso «Fake news».
La giovane mamma veniva accusata di aver interpretato due ruoli sullo stesso fantomatico set. «È la beauty blogger Marianna Podgurskaya. In realtà ha interpretato i ruoli di entrambe le donne incinte nelle foto», scriveva sul suo profilo Twitter la sede diplomatica, sottolineando che gli scatti sono del fotografo «propagandista» Evgeniy Maloletka (il pluripremiato fotografo di Ap). Dava manforte l’ambasciata russa in Italia, che definisce la «presunta distruzione» dell’ospedale «il massimo del cinismo e della campagna di menzogne».
Peccato che dai video e dalle foto si distinguano chiaramente i volti di due donne diverse, una è Marianna e non somiglia affatto all’altra donna portata in barella tra le macerie.
Peccato che oltre ai «giornalisti propagandisti» anche i medici di Msf abbiano confermato l’attacco.
Peccato che l’ospedale numero 2 di Dnipro sia sempre stato in funzione, peccato che Marianna non fosse lì per interpretare una parte, ma «per prepararsi al parto imminente», spiega la zia.
Marianna avrebbe dovuto partorire il 9 marzo, «ma è stata ricoverata in ospedale il 6 marzo per ragioni di sicurezza: in caso di necessità l’ambulanza non sarebbe mai potuta arrivare sotto i bombardamenti», spiega la zia, grazie al “ponte” telefonico messo in piedi dalla giornalista e analista ucraiana Olga Tokariuk.
Dopo l’offensiva della propaganda russa, che ha pure sbagliato il nome dell’ospedale (quello in cui ci sarebbe stato il Battaglione Azov era il Numero 1, quello bombardato il Numero 2, dall’altra parte della città) Marianna è stata bersagliata da minacce, insulti, accuse di «essersi venduta al nemico».
Lei, che contrariamente a quanto detto dalle autorità russe, non ha mai fatto l’attrice ma, dopo una breve carriera come modella di abiti da sposa, ha iniziato a vendere cosmetici su Instagram.
La zia Tetyana è l’unico contatto con l’esterno di Marianna, che continua ad essere bloccata a Mariupol, assediata dai bombardamenti, senz’acqua, cibo, elettricità da giorni e dove la conta delle vittime è già salita a 1.582. «Ci sentiamo per pochi secondi alla volta – dice – prego perché lei e la neonata vengano evacuati il prima possibile, devono vivere».
A destare ulteriore preoccupazione è l’odio esploso nei confronti di Marianna innescato dalla propaganda russa, che ancora non parla di «invasione dell’Ucraina» ma di «operazione militare speciale». Paradossale che la propaganda russa, che vorrebbe “denazificare” l’Ucraina, usi così bene i principi di Herr Doktor, come chiamava Hitler il suo ministro della Propaganda Joseph Goebbels, raccolti nel suo diario: evita idee astratte, ripeti costantemente solo alcune idee; individua in modo preciso un unico bersaglio; usa frasi stereotipate; esponi solo un aspetto dell’argomento; critica continuamente i tuoi avversari; induci un livello ottimale d’ansia.
Oggi, la potenza a moltiplicatrice dei social fa il resto, instillando il sospetto, la paura, e infine, le teorie del complotto. Anche in Italia, una pletora di “esperti” ha riempito i social di odio, dubbi e minacce contro Marianna, uno stillicidio di “analisi” che mettevano in dubbio la veridicità delle bombe, dell’orrore, delle donne in fuga.
Perfino un seguitissimo sito di “giornalismo” ambientale italiano si è spinto a cercare la verità su Mariupol, citando tra le fonti il “canale telegram russo” Wargonzo, noto strumento della propaganda estrema. «Sono choccata da quello che succede – dice Tetyana -, mentre noi ci preoccupiamo solo della vita di una giovane mamma e della sua bambina».
(da agenzie)

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