Marzo 17th, 2022 Riccardo Fucile
“SI SENTONO PARTE DELLA CASTA OCCIDENTALE, MA IL POPOLO RUSSO LI SPUTERA’ COME MOSCERINI“
“Non sto affatto giudicando quelli che hanno una villa a Miami o in Costa Azzurra, che non possono fare a meno del foie gras, delle ostriche o delle cosiddette libertà di genere. Questo non è assolutamente il problema, ma, ripeto, il problema è che molte di queste persone sono mentalmente lì e non qui, non con il nostro popolo, non con la Russia. Questo è, secondo loro – secondo loro! – un segno di appartenenza a una casta superiore, a una razza superiore. Queste persone sono pronte a vendere le loro madri per avere il permesso di sedersi nell’anticamera di questa casta molto alta”. È il gelido messaggio che il presidente russo Vladimir Putin rivolge in diretta tv ai cosiddetti “oligarchi“, i ricchissimi imprenditori vicini al potere politico i cui beni e conti correnti all’estero sono stati tra i primi bersagli delle sanzioni economiche degli Stati occidentali.
Queste persone – dice in un discorso alla nazione incentrato proprio sull’economia russa – vorrebbero essere come gli occidentali, “imitandoli in ogni modo possibile. Ma dimenticano o non capiscono affatto che questa cosiddetta casta superiore, se ha bisogno di loro, è solo per usarli come materiale sacrificabile per causare il massimo danno al nostro popolo. L’Occidente collettivo sta cercando di dividere la nostra società, speculando sulle perdite militari e sulle conseguenze socio-economiche delle sanzioni, per provocare una guerra civile in Russia e cerca di raggiungere l’obiettivo usando la sua “quinta colonna”. E c’è solo un obiettivo, la distruzione della Russia“, avverte. “Ma qualsiasi nazione, e soprattutto il popolo russo, sarà sempre in grado di distinguere i veri patrioti dalle canaglie e dai traditori, e li sputerà semplicemente fuori, come un moscerino che gli è volato accidentalmente in bocca”.
“Sono convinto che questa naturale e necessaria auto-pulizia della società non potrà che rafforzare il nostro paese, la nostra solidarietà, la coesione e la prontezza di fronte a qualsiasi sfida”, prosegue Putin. “Il cosiddetto Occidente collettivo e la sua “quinta colonna” sono abituati a misurare tutto e tutti da soli. Credono che tutto possa essere comprato e venduto, quindi pensano che ci spezzeremo e ci ritireremo. Ma non conoscono bene la nostra storia e la nostra gente. Sì, molti Paesi del mondo si sono abituati da tempo a vivere con la schiena china e ad accettare servilmente tutte le decisioni del loro sovrano, purtroppo anche in Europa. Ma la Russia – incalza – non sarà mai in uno stato così patetico e umiliato, e la lotta che stiamo conducendo è una lotta per la nostra sovranità, per il futuro del nostro paese e dei nostri figli. Lotteremo per il diritto di essere e rimanere in Russia. Un esempio per noi è il coraggio e la fermezza dei nostri soldati e ufficiali, fedeli difensori della patria”.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2022 Riccardo Fucile
ERA BEN VISIBILE ANCHE DALLE IMMAGINI SATELLITARI, E’ STATO UN ATTACCO CRIMINALE
Era scritto a caratteri cubitali, tanto da apparire anche nelle immagini immortalate dai
satelliti.
Ma le bombe sono piovute lo stesso sul Teatro di Mariupol e da ore si scava tra le macerie per cercare di trovare sopravvissuti e fare una tragica conta dei morti. Perché da giorni, da quando è iniziata la guerra in Ucraina, quel luogo aveva perso la sua funzione di centro di aggregazione culturale per gli spettacoli drammatici, diventando un rifugio per tutte quelle famiglie che avevano perso la loro casa per colpa dei missili. Ma il dramma si è consumato lo stesso, seguendo lo straziante spartito della guerra.
Le immagini sono state scattate dal satellite di Maxar che da giorni mostra il confronto tra le città ucraine prima e dopo i bombardamenti.
E il teatro di Mariupol, così come mostrato da quelle foto che risalgono ai giorni precedenti all’attacco missilistico, sono il preludio della distruzione arrivata mercoledì pomeriggio.
E lì fuori, sull’asfalto del cortile che accompagna la struttura sui due lati principali, campeggiava quell’enorme scritta (che abbiamo già incontrato in diverse occasioni, sui fogli di carta appesi ai finestrini delle auto dei cittadini in fuga per scongiurare di essere attaccati) che segnalava la presenza di bambini.
Ma questo non ha fermato l’attacco. E ora si cerca di fare la conta delle vittime di questo ennesimo bombardamento nei confronti di un luogo che, senza alcun dubbio, non può essere etichettato come obiettivo militare
(da NetQuotidiano)
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Marzo 17th, 2022 Riccardo Fucile
NON E’ ANCORA CHIARO QUANTI SIANO I SOVRAVVISSUTI
Il parlamentare ucraino Sergiy Taruta, con un post su Facebook, ha dato vita a nuova speranza per quella che sembrava ormai una strage conclamata: dalle macerie del Teatro di Mariupol bombardato ieri dai russi starebbero uscendo dei superstiti; infatti il rifugio anti aereo avrebbe resistito al bombardamento. C’è quindi, in attesa di conferma delle sue parole, la speranza che molti tra i civili siano salvi.
La notizia dei superstiti per ora sarebbe confermata anche dall’ufficio del sindaco di Mariupol spiegando che il rifugio antiaereo dell’edifico è riuscito a resistere al bombardamento.
Le autorità locali non sono però ancora in grado di riferire il numero esatto delle vittime, né quello dei sopravvissuti. In ogni caso i civili scampati al bombardamento, aggiunge Taruta, stanno per essere evacuati.
Nel bunker anti aereo avevano trovato rifugio più di mille le donne e i bambini. Il numero è stato riportato alla Bbc da un altro deputato ucraino, Dmytro Gurin, che ha dichiarato, spiegando che il teatro è stato distrutto che “Abbiamo oltre mille donne e bambini nel rifugio antiaereo, nei sotterranei. Qualche minuto fa abbiamo saputo che il rifugio ha resistito e che loro sono sopravvissuti”, confermando le prime news sui superstiti. ”Non sappiamo ancora se ci siano feriti o morti. Ma sembra che la maggior parte di loro sia sopravvissuta e stia bene”, ha aggiunto Gurin
Il bombardamento del teatro si aggiunge al disastro in cui versa la città: “A Mariupol non è rimasto un palazzo intero. Per bere la gente è costretta a sciogliere la neve, a prendere l’acqua dalle pozzanghere o a scaricarla dai termosifoni”, ha raccontato il vice sindaco della città sotto assedio nella regione di Donetsk, in Ucraina, Sergey Orlov in un’intervista a Forbes Ucraina, aggiungendo che a causa degli attacchi russi l’80-90% degli edifici è stato distrutto o danneggiato”.
“Le infrastrutture quasi non funzionano più – ha detto ancora – e i residenti rimasti, circa 350-400mila, soffrono per la carenza d’acqua e per l’assenza di riscaldamento: la città ha un disperato bisogno di un corridoio umanitario e di evacuazione. L’ultimo convoglio umanitario in arrivo è fermo da quattro giorni perché i russi non gli permettono di entrare in città. “L’esercito russo – ha concluso il vice sindaco – si rende conto che non potrà esserci vittoria nello scontro diretto con l’esercito ucraino e quindi sta cercando, attaccando civili e infrastrutture, di costringerci ad arrenderci. Non sono in guerra con l’esercito ucraino, ma con la popolazione”.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2022 Riccardo Fucile
BAKUN APPARTIENE AL PARTITO DI DESTRA POLACCO KUKIZ’15
Wojciech Bakun è il sindaco di Przemyl, la città polacca al confine con l’Ucraina, che ha
ricevuto Matteo Salvini in visita lo scorso 8 marzo per una missione di pace.
Al suo arrivo alla stazione della cittadina, che fino ad ora ricevuto mezzo milione di rifugiati in fuga dalla guerra, il segretario del Carroccio è stato accolto da una contestazione: Bakun gli ha mostrato una t-shirt con il volto di Vladimir Putin, la stessa che il leader della Lega aveva indossato sulla Piazza Rossa durante una sua visita a Mosca nel 2018.
Ora il sindaco polacco commenta l’accaduto ai microfoni di Fanpage.it, in un’intervista realizzata da Giovanni Culmone, Rosario Sardella e Ludovico Tallarita, e spiega perché, nonostante sia un esponente del partito Kukiz’15, considerato di estrema destra, si sente lontanissimo dalle posizioni di Salvini, in particolare sulla politica estera.
Nonostante sia contrario all’aborto o condivida con la Lega la linea contro i migranti, il sindaco critica fortemente la vicinanza con Putin che Salvini ha mostrato in passato: “Per quanto riguarda questa guerra e Putin è un altro discorso. Dobbiamo vederla tutti allo stesso modo. La guerra non è iniziata due settimane fa, questa guerra è iniziata nel 2014. Da allora non solo Salvini ma anche molti altri politici in Europa e in alcune parti del mondo hanno continuato a dare sostegno a Putin”.
“Sono praticamente sicuro – afferma Wojciech Bakun – che nessuno all’interno di Kukiz’15 parlerebbe con Salvini di qualsiasi cosa”, dice prendendo le distanze dal leader della Lega.
“Non siamo contro i rifugiati – dice spiegando perché vorrebbe un muro che separa l’Ucraina dalla Polonia – siamo contro le persone che attraversano il confine senza permesso, questa è la differenza”. La situazione secondo il sindaco è adesso differente rispetto alle crisi del passato, perché adesso l’Ucraina è un Paese in guerra.
(da Fanpage)
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Marzo 16th, 2022 Riccardo Fucile
“È IN QUEL MOMENTO CHE LA RUSSIA HA DECISO LA GUERRA“
Prima di mettersi a studiare la vita di Benito Mussolini, Antonio Scurati, scrittore e saggista, ha analizzato in profondità la guerra e i suoi effetti sull’opinione pubblica. Quegli scritti, che potrebbero essere ripubblicati presto, sono tornati tragicamente di attualità con l’invasione russa.
Scurati, lei sta scrivendo il terzo volume della sagra di M. in cui racconta lo scoppio della Seconda guerra mondiale, vede delle similitudini con il presente?
«Sono refrattario ai paragoni storici, ma ci sono dei tratti di agghiacciante simmetria tra la condotta pratica e verbale di Putin nel momento in cui invade l’Ucraina e quella di Hitler quando aggredisce prima la Cecoslovacchia e poi la Polonia».
Dove vede queste simmetrie?
«Dall’abbandono delle politica da parte di Putin. Hitler dal ’38 non ragiona in termini politici, ma escatologici, apocalittici e religiosi. Crede di andare incontro a un Armageddon con un nemico mortale che prevede. Temo che Putin stia ormai dentro questa dimensione e che ogni tentativo di comprendere le sue mosse in termini politici manchi il bersaglio».
Ci sono altre similitudini?
«Il pretesto delle minoranze da tutelare, Hitler fece lo stesso con i sudeti e poi con Danzica. Poi c’è l’azione pervicace che Putin porta avanti: ha cominciato in Cecenia, poi ha bombardato la popolazione civile della Georgia, poi ha preso la Crimea, ha usato le armi chimiche in Siria e adesso l’Ucraina. È la stessa metodica determinazione di Hitler che annette l’Austria, poi la Cecoslovacchia, poi la Polonia. E ogni volta chi lo sta a guardare ha la tentazione di dire che non si spingerà oltre».
Non sarà così scriteriato da allargare il conflitto a un Paese Nato?
«Messa in una prospettiva storica, la minaccia putinania porta con sé questo monito. Se non fosse fermato, e in parte già lo è stato, in Ucraina si può pensare che avrebbe proseguito con i Paese baltici».
Il dilemma sull’invio delle armi è quello che si presentò a Danzica?
«Sì. Intendiamoci, la probabilità di un’estensione del conflitto al mondo intero non è la stessa del 1938. Ma sulla questione ucraina si potrebbe applicare la magistrale sintesi di Churchill quando dopo la Conferenza di Monaco fulminò Chamberlain dicendo “dovevate scegliere tra la vergogna e la guerra. Avete scelto la vergogna, avrete la guerra”. Vale anche per le mire di Putin».
L’Occidente doveva muoversi prima?
«L’Ucraina non aveva scelto di entrare nella Nato, come dice qualche fautore del pacifismo a ogni costo, spero in buona fede. Non c’è nessuna procedura per l’ingresso. La neutralità che si invoca è scritta nella Costituzione ucraina. Gli ucraini aspirano a condividere i nostri valori e gli stili di vita democratici e liberali. È in quel momento che la Russia di Putin ha deciso la guerra. È tutto leggibile nella logica neozarista: qualunque cosa l’Ucraina avesse fatto che non fosse stata abdicare completamente a se stessa avrebbe avuto la guerra. Qui avremmo dovuto chiederci: l’abbandoniamo o la sosteniamo?».
Se domani non ci fosse più Putin il problema resterebbe?
«Sono pacifista e il massimo che posso auspicare è la sua deposizione al termine di una congiura di palazzo. Anche senza Putin però, la questione russa rimarrebbe: un grande e glorioso Paese che non solo non è Europa per storia politica, ma che ne è un antagonista».
Fino ad alcuni mesi fa alcuni sostenuto che la Russia doveva diventare un alleato dell’Italia.
«Un’idea sciagurata che alcuni leader dei partiti populisti hanno sostenuto».
Salvini ora ha abbandonato quelle posizioni, è un fatto positivo?
«Una forma di spregiudicato camaleontismo e prontezza a tradire qualsiasi principio
Il viaggio in Polonia è figlio di una contraddizione?
«C’è la caratteristica fondamentale del populismo: non avere idee proprie, ma solo tattiche. Riempirsi dei rancori momentanei della gente e da quelle esalazioni lasciare che venga guidata la propria linea politica.
Oggi Putin è in disgrazia presso l’opinione pubblica italiana?
Si può anche andare al confine a fingere di essere anti putiniano. C’è un tratto caricaturale, ma in realtà c’è l’arma segreta del populismo, il fatto di avvalersi di quella che Mussolini definiva “supremazia tattica del vuoto”. Un vuoto che va riempito con gli umori momentanei per riscuotere il dividendo politico del momento».
L’opinione pubblica è impreparata alla guerra?
«Questo è sicuro. A ogni nuova guerra che lambisce l’Occidente, ci scopriamo sgomenti e impotenti».
Perché?
«La mia tesi è che c’è stata una trasformazione nel nostro rapporto con la guerra. Dalla prima guerra del Golfo siamo diventati di fatto degli spettatori, la guerra diventa uno spettacolo per famiglia».
Che conseguenze ha?
«Abbiamo perso la consapevolezza che le guerre esistono e questo ci impedisce di agire in termini civili e politici. E restiamo indifferenti come dei telespettatori»
Ma la risposta delle istituzione è stata urgente.
«Questa è una novità, c’è una risposta delle istituzioni internazionali e anche di qualche grande azienda».
E l’opinione pubblica?
«Il pubblico italiano sta rispondendo in maniera emotiva. Ma non è una risposta adeguata».
Le immagini che arrivano dall’Ucraina possono contribuire a questa presa di coscienza?
Sono critico su questo. Usare immagini della sofferenza altrui istituisce un orizzonte mediatico all’insegna dell’oscenità e non più della tragicità».
Perché alcuni intellettuali dicono di andare oltre le emozioni per capire?
«Da una parte c’è un riflesso pavloviano di antiche affiliazioni con la Russia e di avversità alla Nato, tipico della cultura comunista. Ma soprattutto c’è un autocriticismo ossessivo da parte dell’intellettuale d’Occidente, che sfocia in forme nevrotiche»
La critica non va bene?
«Intendiamoci: la critica e l’autocritica sono il cuore stesso dell’Occidente, sono il titolo di nobiltà intellettuale. Però questo autocolpevolizzarsi in maniera smodata è una degenerazione che si iscrive all’interno della cancel culture».
Lei si aspettava una guerra tradizionale con carri armati e truppe che invadono un Paese?
«Mi ha sorpreso la volontà di potenza che si esercita con l’invasione, la forte territorialità della strategia militare. Un altro punto è interessante: il disinteresse di Putin verso gli effetti mediatici della guerra, per cui se per vincere si deve bombardare un ospedale pediatrico, si bombarda senza problemi, potendo contare sul totale controllo dell’opinione pubblica interna. Gli Stati Uniti dal Vietnam in poi hanno fatto il contrario. Queste cose sembrano indicare un ritorno a un passato che credevamo sepolto».
(da La Stampa)
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Marzo 16th, 2022 Riccardo Fucile
COSI’ LE DONNE UCRAINE DIMOSTRANO LA PROPRIA FORZA
“Alcune famiglie già nel 2014 erano scappate dalla Crimea o dal Donbass, stabilendosi
vicino Kiev. Ora stanno rivivendo un incubo, devono scappare per la seconda volta”.
Nataliya Kudryk è una giornalista ucraina che da 16 anni vive in Italia e che lavora come inviata speciale per Radio Liberty.
In questi giorni sta collaborando attivamente con i media italiani per commentare quel che sta succedendo in Ucraina ed è in costante contatto con parenti e amici nel Paese dove è in corso l’offensiva su larga scala da parte della Russia.
Che tipo di testimonianze le arrivano dall’Ucraina?
Ho dei parenti che sono riusciti a scappare dai territori già occupati dai russi, a nordovest di Kiev, dove c’è Irpin’, Buča e l’aeroporto militare di Hostomel, che è stato bombardato. Mentre attraversavano i cosidetti “corridoi umanitari” i russi prima hanno controllato i documenti, le macchine, avevano visto che dentro c’erano i bambini. Ma appena la colonna di macchine iniziava a muoversi loro sparavano. Hanno visto due donne venire uccise dai russi.
E prima di fuggire in che condizioni vivevano
Disastrose: vivevano nei sotterranei con i bambini. Non avevano la luce, il gas, il riscaldamento, la connessione internet era scarsa. Per fortuna erano in campagna e avevano qualcosa da mangiare. Però era molto pericoloso perché non potevano uscire.
Era troppo pericoloso?
I russi non permettevano loro di circolare liberamente. Erano molto ostili, sparavano sulle macchine in fuga, sulle famiglie. L’abbiamo visto a Irpin, dove una famiglia è stata uccisa da colpi di mortaio durante l’evacuazione da Kiev. Il sindaco di Hostomel, Yuriy Prylypko, è stato ucciso pochi giorni fa insieme ad altri due volontari, mentre portava cibo e medicinali alle persone bisognose della cittadina.
Gli ucraini all’estero stanno dando una mano?
Sì, molti di loro contribuiscono a organizzare le consegne degli aiuti umanitari. Io conosco di più la realtà italiana, ovviamente, ma da quello che leggo succede anche da altri Paesi europei. Solo in questi Paesi vivono 3 milioni di cittadini ucraini. Molti aiutano anche a ricevere profughi in Europa, in questi casi i contatti sono fondamentali.
Qual è il ruolo delle donne in questa guerra?
Questo conflitto, che noi chiamiamo “grande guerra patriottica per la liberazione dell’Ucraina”, le donne hanno assunto un ruolo molto forte e significativo. Innanzitutto ci sono quelle che, anche se hanno famiglia, che hanno deciso di prendere le armi e andare sul fronte, per difendere la loro patria e il futuro dei loro figli. Vogliono che loro possano vivere nel Paese democratico che è esistito negli ultimi trent’anni. Il percorso democratico dell’Ucraina dal 1991 è stato molto difficile, con diverse problematiche e tappe difficili. Nonostante tutto, è chiaro che l’Ucraina ha intrapreso questo cammino politico democratico verso l’Occidente. Per non perdere l’indipendenza che abbiamo acquisito, le donne vanno a difendersi. Attenzione, loro non lottano per avere più potere, non hanno messo neanche un piede fuori dal confine dell’Ucraina, difendono il proprio Paese e il futuro dei figli.
Questa è anche una guerra digitale, di informazione. Le donne sono impegnate anche su quel fronte?
Sì, ci sono donne che combattono sul “fronte digitale”, per attaccare i siti russi. Sono anche molto attive sui social per raccontare quello che sta succedendo in Ucraina. cercando di raggiungere e sensibilizzare l’opinione pubblica russa. Danno anche consigli ai russi su dove trovare informazioni sui loro cari che sono in guerra.
La decisione di queste donne non è scontata, mentre gli uomini di una certa fascia d’età sono obbligati a restare nel Paese, loro possono scegliere.
Sì. Poi ci sono molte altre donne, alcune partite anche dall’estero, che sono andate sul fronte e aiutare come infermiere o all’interno della rete del volontariato. Ho molte amiche che adesso lavorano per assicurarsi che gli aiuti umanitari arrivino in tempo sul fronte o nelle città che sono sotto assedio degli occupanti russi. Erano maestre, avvocatesse, hanno lasciato il proprio lavoro e ora aiutano come possono, cuciono bandiere ucraine, preparano garze per i feriti, preparano pacchetti di pranzo al sacco per i soldati al fronte.
Come è organizzata la rete del volontariato?
Questo movimento volontario non è nato spontaneamente nelle ultime due settimane. Già da 8 anni in Ucraina si è formata una rete molto efficace. Nel 2014 l’esercito ucraino era abbastanza debole. Dal governo c’erano dei finanziamenti per rinforzare l’esercito, ma la stragrande maggioranza degli aiuti è stata fornita proprio dai volontari. Per questo ora ci sono state basi abbastanza forti. L’emergenza ora è stata quasi mondiale, visto che tutto il mondo civile occidentale appoggia l’Ucraina, e quindi su questi volontari che lavorano al fronte per aiutare cade davvero un grosso peso, per sostenere coloro che combattono sul fronte ma aiutano anche la popolazione civile che soffre.
Poi ci sono le donne che tentano di proteggere i figli.
Non difendono solo i propri figli, ma anche i figli degli altri. Ci sono donne che organizzano l’evacuazione e l’accompagnamento dei bambini dagli orfanotrofi e dagli ospedali, inclusi i minori disabili. Nella città di Kharkiv, ad esempio, intere strutture devono essere evacuate, e le donne si sono assunte la responsabilità di salvare questi bambini più bisognosi.
Ce ne sono altre che lasciano il Paese con i loro bambini.
Scelgono di salvarli anche a costo di spezzare le famiglie. Parlando con le amiche che conosco, ho visto che molto spesso il peso psicologico più grande, la decisione su come reagire in questa situazione di shock, cade proprio sulle donne. Ad esempio, se il marito non è andato sul fronte, spesso ha paura di trasferirsi all’estero, perché per lui è una realtà sconosciuta e non ha il coraggio di affrontarla. Preferisce rimanere a casa, e poi decidere cosa fare. Invece la moglie prende i bambini esi trasferisce all’estero per salvarli, anche se l’ambiente è completamente estraneo e se non parla le lingue. A costo di allontanarsi dai mariti e dagli anziani genitori.
Altre invece scelgono di rimanere lì.
Sì, anche se magari avevano la possibilità di fuggire all’estero. Dicono che sono nate lì e vogliono rimanere lì. Un’altra categoria di donne a cui va il mio pensiero di sostegno sono quelle che sono state costrette a partorire nei bunker.
Cosa pensi della morte della donna incinta che è stata soccorsa a Mariupol, e portata fuori in barella dall’ospedale bombardato?
È la conferma che colpiscono donne e bambini. Un fatto così grave e clamoroso che non serve aggiungere altro per commentare.
Abbiamo letto di storie impressionanti.
Mi fanno tenerezza e rabbia al tempo stesso. Devono avere una tenacia incredibile per sopportare il parto in questi sotterranei non allestiti per questo tipo di situazioni. Non posso neanche immaginare. Queste donne sono veramente eroine, difendono il grido di vita che nasce e, con esso, il futuro dell’Ucraina. Ma vorrei sottolineare un’altra cosa sulle donne.
Quale?
La forza femminile non si sta mostrando adesso per la prima volta. Durante la storia ucraina le donne hanno sempre avuto un ruolo molto importante. Le donne ucraine lottano per l’indipendenza della propria terra già dai tempi della prima guerra mondiale, quando il Paese non era indipendente.
In che modo?
Si sono unite ai combattenti ucraini della “Legione Ukrainski sichovi strilzi”, un battaglione di volontari che faceva parte dell’esercito austro-ungarico. Dai documenti storici risulta che ci fossero più di trenta donne, anche se non abbiamo un numero preciso. Dopo la fine della prima guerra mondiale, si è iniziato a sviluppare il movimento di emancipazione femminile in Ucraina
Ci fa un altro esempio?
L’Ucraina è sopravvissuta alla grande carestia stalinista, nel 1932-1933, chiamata Holodomor. Sono morte tra 4 e 7 milioni di ucraini, soprattutto contadini. È stato praticamente un genocidio del popolo ucraino, la popolazione è stata messa in condizione di morire per fame, per la collettivizzazione stalinista. Questo è stato un trauma molto grande per l’intera nazione. Poi anche durante la seconda guerra mondiale sono morti milioni di ucraini. E anche in questo caso, per ricostruire il Paese, il ruolo delle donne è stato fondamentale.
(da TPI )
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Marzo 16th, 2022 Riccardo Fucile
L’ENNESIMO CRIMINE DI GUERRA DEI RUSSI
Altri civili innocenti che perdono la vita in questa assurda guerra della Russia contro l’Ucraina. Altre dieci persone, cittadini comuni, colpiti mentre si trovavano in fila per acquistare del pane in una delle pochissime attività commerciali che forniscono ancora cibi e altri beni di prima necessità nella zona.
È accaduto questa mattina, intorno alle ore 10, a Chernihiv (che conta circa 300mila abitanti), città nella zona Nord dell’Ucraina e a circa 150 chilometri di distanza dalla capitale Kyiv.
Il video mostra gli istanti successivi all’uccisione di quei dieci civili e si conclude con l’arrivo dei mezzi di soccorso. Ma sul terreno già giacciono senza vita quei dieci corpi colpiti a morte mentre si trovavano a fare la fila per acquistare del pane.
Il filmato è stato condiviso anche dai profili social dell’Ambasciata americana a Kyiv, con questo commento: “Oggi le forze russe hanno sparato e ucciso 10 persone in fila per il pane a Chernihiv. Questi orribili attacchi devono finire. Stiamo considerando tutte le opzioni disponibili per accertare la responsabilità di qualsiasi crimine atroce in Ucraina”.
Un attacco nei confronti dei civili. L’ennesimo di queste tre lunghissime settimane di guerra che si aggiunge a un’altrettanto lunghissima lista. Questa volta è avvenuto nella zona Nord, non distante dal confine tra l’Ucraina e la Bielorussia. E solamente tre giorni fa, in quella stessa città, è stato bombardato un palazzo residenziale di nove piani. Sintomo di come gli attacchi dei soldati russi ci sono stati, ci sono e ci saranno. Nonostante l’obbligo di ritiro delle truppe confermato oggi pomeriggio dalla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja nei confronti della Russia.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2022 Riccardo Fucile
ORA SE LA PRENDE CON L’AMBASCIATORE ITALIANO IN POLONIA CHE NON AVREBBE ORGANIZZATO MEGLIO LA VISITA, IL FUNZIONARIO LO GELA: “GLI AVEVO DETTO CHE NON ERA IL CASO DI VENIRE“
Quanti voti è costata a Matteo Salvini la beffa di Przemysl? 
La contestazione da parte del sindaco della cittadina polacca Wojciech Bakun con tanto di maglietta di Vladimir Putin sventolata sotto il naso del leader della Lega è stata il clou della “missione di pace” di Salvini in Polonia.
E, spiega oggi Repubblica, ha fatto perdere 260 mila voti al Capitano.
Secondo Swg il Carroccio ha perso lo 0,8% dei consensi in sette giorni, scendendo dal 17% al 16,2%. E i meme pubblicati dal primo cittadino non hanno certo aiutato il Capitano. Visto che oggi la Lega è al punto più basso dal maggio 2019, ovvero da quelle elezioni europee che avevano incoronato il partito e spinto Salvini a cercare di dare il benservito a Conte con la crisi del Papeete.
Ora il Capitano deve fare i conti con i risultati. Che dicono, come fa notare al quotidiano il direttore di Demopolis Pietro Vento, che la Lega ha dimezzato in meno di tre anni il risultato delle Europee.
Anche a causa delle tante giravolte del Capitano, passato dall’appoggio a Putin all’Alleanza Atlantica così come in Europa è passato dal sostegno a Marine Le Pen a quello a Mario Draghi.
Lui intanto ha diradato gli appuntamenti con la stampa
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2022 Riccardo Fucile
NON CONOSCE NEANCHE LA STORIA
Diego Fusaro è un filosofo moderno sui generis. A differenza di tutti i suoi più celebri
“colleghi” (ci perdoneranno), lui si ferma all’apparenza e non approfondisce temi di cui – evidentemente – sa poco o nulla.
E così, nella smania di condividere qualunque cosa sui social, il 38enne torinese inciampa fermandosi a un titolo nel tentativo di sollevare l’ennesima e inutile polemica sulla guerra in Ucraina.
Perché a lui basta leggere un nome per sentenziare. Peccato che non conosca la storia di quel che legge. Peccato che sarebbe bastato leggere quell’articolo per evitare una figura barbina.
“Un giorno Hitler, un giorno Stalin. La propaganda organizzata è sempre più ridicola”. La polemica è la solita: la critica al sistema mediatico. Lo aveva già fatto – a ripetizione – sulla pandemia Covid. E ha ricominciato con questo ritornello anche “commentando” i tragici eventi che si stanno susseguendo in queste prime tre settimane di guerra in Ucraina.
E lo fa pubblicando (e non linkando, perché probabilmente non ha neanche letto quel pezzo) un articolo del quotidiano La Repubblica.
Fermandosi solamente al titolo, Diego Fusaro sostiene che ci sia la tendenza a utilizzare “nomi” passati per raccontare storie presenti.
Peccato che quel “Martello di Stalin” non sia un diretto riferimento al rivoluzionario russo che prese il potere dopo la morte di Lenin, ma il nome di un’arma che venne utilizzata proprio dai militari sovietici durante la seconda guerra mondiale contro i tedeschi.
Ed era tutto scritto e spiegato all’interno dell’articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica (con tanto di video) nella giornata di ieri, martedì 15 marzo. E sarebbe bastata anche una rapida ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per capire l’argomento alla base di quel filmato e di quell’articolo.
Infatti, anche sul web sono riportate delle immagini “da museo” di quell’obice da 203 millimetri utilizzato dai sovietici nell’assalto a Berlino avvenuto tra i mesi di aprile e maggio del 1945 e che rappresentò l’ultimo grande micro-conflitto (rispetto alla portata globale) della seconda guerra mondiale. Non è filosofia. È storia.
(da NetQuotidiano)
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