Marzo 14th, 2022 Riccardo Fucile
IL CONDANNATO PER ODIO RAZZIALE NON VUOLE L’INCLUSIONE DEI DISABILI NELLE SCUOLE
|Un uomo ha rotto un uovo in testa a Eric Zemmour. È accaduto a Moissac, nel sud della
Francia. Zemmour si trovava qui per fare campagna elettorale.
L’ex giornalista di estrema destra si trovava qui per fare campagna elettorale. In un video divenuto virale sul web è possibile vedere il responsabile del gesto, un signore anziano, avvicinarsi all’auto di Zemmour e “attaccarlo” col precitato uovo.
L’uomo è stato poi fermato dalle guardie del corpo del candidato alle presidenziali. Raggiunto il Comune, Zemmour è stato accolto da Romain Lepez, sindaco del Rassemblement National di Marine Le Pen.
Assieme a Zemmour risultava esserci anche Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen, la quale si è unita di recente al partito del rappresentante d’estrema d’estra “Reconquete!”.
L’aggressore di Eric Zemmour, tratto in arresto dopo il gesto dell’uovo, sarebbe padre di un disabile.
Un gendarme, intervistato dall’emittente Bfmtv, ha detto che l’uomo avrebbe agito “a titolo personale”. Personaggio generatore di molte polemiche, Zemmour si era mostrato contrario lo scorso gennaio all’inclusione dei bambini disabili
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2022 Riccardo Fucile
STAMPATI DA REMOTO CENTINAIA DI MESSAGGI CHE INVITANO ALLA RIVOLTA CONTRO IL CRIMINALE PUTIN
Continuano le azioni dimostrative di Anonymous anche in funzione della divulgazione delle informazioni sulla guerra.
Il gruppo GhostSec, che opera come parte del collettivo, ha violato centinaia di stampanti governative e militari russe. Lo riporta su Twitter uno degli account ufficiali degli attivisti.
L’obiettivo è stampare, da remoto, documenti con lo stesso messaggio: “Questa non è la tua guerra. Questa è la guerra del tuo governo. Mentiamo a fratelli e sorelle. I soldati di alcune unità militari pensano di eseguire attività di formazione” si legge. “Ma quando raggiungono il loro obiettivo, vengono accolti da ucraini che vogliono vendicarsi per la distruzione della loro terra portata avanti dai burattini di Putin”.
Tra le varie operazioni mediatiche di Anonymous, l’invio di messaggi ai cittadini russi per sollecitarli a insorgere contro Putin e rimuoverlo dal potere.
Per diffondere informazioni sull’invasione in Ucraina, il collettivo ha lanciato il portale 1920.in che permette di mandare sms a numeri di telefono russi, al momento ne sono stati mandati 7 milioni, dice il collettivo.
A GhostSec, inoltre, si deve l’hacking nei giorni scorsi anche di 400 webcam visualizzate da organi statali di Mosca e civili. Con la violazione, gli attivisti erano riusciti a mostrare sugli schermi dei computer connessi alle videocamere vari messaggi informativi, servizi sugli effetti dei missili sull’Ucraina e della popolazione in fuga.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2022 Riccardo Fucile
CAMBIANO LE SERRATURE E INVITANO I PROFUGHI UCRAINI… A LONDRA ALTRI ATTIVISTI HANNO OCCUPATO LA VILLA DI LUSSO DI UN OLIGARCA
|A Biarritz, in Francia, alcuni attivisti hanno fatto irruzione nella villa in riva al mare di
Kateryna Tikhonova, figlia di Putin.
Gli uomini hanno cambiato le serrature e detto di averla occupata per accogliere i profughi ucraini.
Un video di The Insider e alcune foto pubblicate su Twitter e Telegram mostrano gli attivisti all’interno della lussuosa residenza – che disporrebbe di otto camere da letto e tre bagni – con la bandiera ucraina.
Gli attivisti hanno già proposto alle autorità locali di utilizzare la villa per accogliere i profughi. Uno di loro, Pierre Haffner ha scritto su Facebook: “Abbiamo assaltato il castello di Putin a Biarritz”.
A Londra attivisti occupano la casa di un oligarca
Al centro di Londra, un gruppo di attivisti ha occupato una villa di proprietà dell’oligarca russo Oleg Deripaska (tra i sanzionati in Regno Unito).
Una foto condivisa su Twitter mostra una bandiera ucraina appesa a una finestra e uno striscione con la scritta “Questa proprietà è stata liberata”.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2022 Riccardo Fucile
“CON I RUSSI ABBIAMO CHIUSO PER SEMPRE“
“L’esercito russo si è impantanato. Da due settimane dormono al freddo sui mezzi e mangiano razioni secche e scadute. Quanto possono tirare avanti? Sono ragazzini delle lontane repubbliche. Poco pagati e senza motivazione rispetto a noi che difendiamo casa nostra. Io so sparare. Vado a caccia nei Carpazi. Se fossi in Ucraina non ci penserei due volte a far fuori un po’ di russi. Credo che nel giro di un paio di settimane la loro sconfitta sarà evidente”.
Non si perde d’animo Ivan, 54 anni, falegname sul lago Maggiore. Il padre costruiva le grandi stufe di pietra della tradizione slava che fanno anche da forno e da letto. Ivan è in Italia dal 2001 ma ha continuato a lavorare e ad avere rapporti con l’Ucraina dove ha costruito baite e chiese.
Originario di Černovcy, vicino al confine rumeno, ha uno zio emigrato a Novosibirsk, Siberia: “E’ tornato qualche volta, ma da quando c’è la guerra è vittima della propaganda di Putin”.
Si altera quando ricorda come l’Ucraina sia stata abbandonata da tutti e fregata dalla Russia sul Memorandum di Budapest, l’accordo del 1994 che garantiva sicurezza e integrità territoriale in cambio della dismissione dell’enorme arsenale atomico ereditato dall’Urss (1900 testate nucleari).
Gli ucraini in Italia sono circa 236mila (dati del gennaio 2021). Tre su quattro sono donne e si fanno carico dell’assistenza agli anziani (“Puliamo il culo ai vostri vecchi”, dice qualcuna brutalmente) o sono comunque impiegate in lavori domestici.
Zinaida Maluš si considera molto fortunata. Viene anche lei da Černovcy e ha trovato subito lavoro come domestica nella famiglia di un avvocato di Varese. Si è risposata con un italiano.
I fratelli, Leonid e Anatolij, vivono a Černovcy, hanno tre figli ciascuno, e fanno i camionisti. Leonid l’ha svegliata nel cuore della notte per dirle dell’invasione: “Zina è iniziata la guerra”. Anatolij è rimasto bloccato in Russia, nella fabbrica dove stava scaricando, con altri camionisti di vari paesi. Moldavi, turchi… I russi gli danno da mangiare. E’ molto preoccupata per il padre: “Ho detto a mia cognata: vieni in Italia con i bambini e porta anche lui. Ma papà le ha detto: io ho già il posto al cimitero. La situazione dove sono loro per ora è tranquilla. Abbiamo l’orto, le galline, la mucca, il cibo non manca”.
Anastasija Fedorova, 26 anni, vive a Jerago, non lontano da Varese, e ha sposato uno dei figli di Zinaida. Lavora in un bar e come estetista. Mentre lavora ogni due per tre scoppia a piangere e i colleghi la consolano. E’ di Berdjansk, vicino a Mariupol, sul mar d’Azov, città conquistata dai russi. Russa è anche la mamma, nata a Čita in Siberia. I due popoli slavi hanno molti legami e intrecci familiari. Per questo, come dice Zinaida, un’aggressione così brutale era inconcepibile. Ora la mamma di Anastasija è nascosta sotto terra insieme al marito, italiano, in campagna: “Lui mangia un sacco di pasta nel rifugio. Si è trasferito a Berdjansk con la mamma alla fine del 2014, il primo anno di guerra. E’ pensionato. L’ultima volta che li ho sentiti la mamma mi ha detto: vi voglio bene. Sono scoppiata a piangere. E’ una persona molto forte e sentirla dire certe cose, vederla spaventata… Le comunicazioni per il momento continuano. Ma l’elettricità c’è solo per alcune ore al giorno. Si ricaricano tutti i telefonini e poi quando va via la luce se ne accende uno a turno”.
Anche Irina Irina Fatyč è preoccupata per i nonni. E’ ucraina, nata a Vinnica nel 1985, ma cresciuta vicino a Murmansk, in una base militare, sul mare di Barents, estremo Nord, città di rompighiaccio nucleari. Il padre è ingegnere aeronautico. Lavorava con gli aerei da guerra: Mig e Sukhoi. Lassù faceva sempre freddo ed era sempre buio, ma andava un po’ meglio a Voronež, dove si sono trasferiti, a Sud di Mosca. I genitori vivono ancora lì. Lei si è trasferita in Italia per studiare lingue a Milano e non è più tornata. Le estati le trascorreva dai nonni materni a Vinnica ed è molto preoccupata per loro: sono anziani e non sono potuti fuggire. Sente notizie terrificanti come quella dell’impiego di bombe a vuoto: “Putin non ha nessuna scusa per fare quello che sta facendo. Né l’allargamento della Nato né altro. Non puoi uccidere la gente così nel 2022. Anche i miei genitori la pensano allo stesso modo. Ma conoscono persone in Russia che invece lo giustificano e dicono che doveva per forza attaccare prima. Ci sono famiglie in Russia che si sono divise tra chi è contro e chi per la guerra. Ma come si fa a essere per la guerra? Come è possibile passare sopra tutte quelle vite umane?”
Ivan è meno spaventato ed è sicuro che gli ucraini ce la faranno e l’effetto domino sarà dirompente: “Putin è finito. Quando cadrà, le repubbliche della Federazione russa andranno per conto loro. Forse anche territori con forte componente ucraina come la regione di Kuban‘ potrebbero diventare autonomi. Comunque sia, con i russi abbiamo chiuso per sempre”.
Halina Daviskiba, di Rovno, nata nel 1966, infermiera, con addestramento di tre anni paramilitare in Cecoslovacchia, a Zvolen, ai tempi dell’Urss. Vive a Voghera (“Perché nessuno ha accettato il mio diploma”), fa le pulizie e ha un figlio di 29 anni: “Anche lui vive in Italia. Lavora per le autostrade. Voleva andare combattere. Non può accettare che qualcuno sia arrivato a casa nostra con un fucile in mano. Ma l’ho convinto a non andare. Senza fare però scenate, piangendo ecc. Non ha addestramento. Me la caverei meglio io di lui. Sapevo sparare bene, anche se non smontare un Kalashinikov”.
Halina è in pensiero per la figlia. Ha due bambini, maschio, nove anni, e femmina, quattro anni. La maestra si è offerta di portarli alla frontiera in macchina. Ma la bambina è troppo piccola e attaccata alla madre per separarsene.
Non si può però lasciare la nonna sola a Rovno: “Non è anziana, è del ’47, ma ha avuto un ictus e non può muoversi. Va in bagno e cade due volte. Se mi muore per strada?”. Halina vuole andare a Rovno dove la situazione è abbastanza tranquilla ora per far sì che la figlia possa andarsene con i bambini. Deve però sistemare carte perché si è appena licenziata in Italia.
“Cosa penso della guerra? Mio nonno non ha combattuto e perso la gamba per questo. Dove? Nella zona di Kaliningrad. Era in prigione come antistalinista e gli hanno dato l’opportunità di combattere. Fucile contro carrarmato. E’ sopravvissuto”.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2022 Riccardo Fucile
L’EX PROCURATRICE DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE DELL’AJA: “SPARARE CONTRO I CORRIDOI UMANITARI E’ UN DELITTO CONTRO L’UMANITA’ CHE NON PUO’ RESTARE IMPUNITO”
“Putin è un criminale. Mi auguro che un mandato di arresto nei suoi confronti venga
emesso il prima possibile”. Lo ha detto a Repubblica Carla Del Ponte, ex chief prosecutor del Tribunale penale internazionale. “Sparare contro i corridoi umanitari in Ucraina è un delitto contro l’umanità”.
La Corte penale internazionale ha già aperto un’inchiesta per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Ucraina. Questa permetterà di identificarne gli autori, ma – sottolinea Del Ponte – “il primo responsabile è sicuramente il presidente Putin”. E tutti i politici e i militari con incarichi di responsabilità.
L’inchiesta deve condurre il prima possibile all’emanazione di un mandato di arresto internazionale contro tutti gli accusati. Incluso il capo del Cremlino.
“Questo – ha precisato l’ex procuratrice – non vuol dire che sarà arrestato. Però gli sarà impossibile uscire dal suo Paese e questo sarebbe già un importante segnale di pubblicità negativa nei suoi confronti”.
Tra i capi d’accusa, anche “l’uso di armi proibite” dalla Convenzione di Ginevra, come le bombe a grappolo usate dai russi contro i civili, e naturalmente sparare contro i corridoi umanitari.
Anche in questo caso, così come per gli strupri commessi dai soldati russi, ha detto Del Ponte, siamo “di fronte a un crimine di guerra e a un crimine contro l’umanità”. “Ci vorrà tempo”. Ma per i crimini di guerra e contro l’umanità, l’aggressione e il genocidio – rassicura Del Ponte – non c’è prescirzione.
Sul coinvolgimento, da parte di Putin, di 16mila soldati delle milizie siriane, Del Ponte non è stupita. Il presidente russo, del resto, ha sostenuto Assad durante tutto il conflitto.
Contro i crimini di guerra commessi nel conflitto siriano,”non si è fatto nulla”, denuncia a Repubblica l’ex procuratrice. Cosa che ha portato alle sue dimissioni dalla commissione d’inchiesta Onu.
“Mi auguro che adesso la vicenda ucraina faccia aprire finalmente un dossier su quei delitti”. La situazione non è cambiata. Certo. Ma – sottolinea Del Ponte – “l’Ucraina è a un passo da noi e questa guerra tocca gli interessi europei e americani. La Siria è lontana, Assad non è Zelensky ed è alleato di Putin”.
Le vittime civili e i crimini di guerra contro l’umanità, però, sono esattamente gli stessi. Zelensky “fa bene a chiedere giustizia”. E sul no della Nato relativo all’istituzione della no-fly zone ripetutamente richiesta dal presidente ucraino, l’ex procuratrice è chiara: “Considero più che giustificata la preoccupazione di una terza guerra mondiale che certo va evitata, ma poi mi chiedo se il prezzo può essere il sacrificio della popolazione civile dell’Ucraina”.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2022 Riccardo Fucile
EROE DELL’UCRAINA, INNA DERUSOVA E’ LA PRIMA DONNA A RIICEVERE QUESTO TITOLO
Si chiamava Inna Derusova e dal 24 febbraio, cioè dal giorno in cui Putin ha invaso l’Ucraina, era impegnata come medico di campo nella città di Okhtyrka dove Derusova, mettendo a rischio la sua vita ha salvato 10 militari. Derusova è rimasta uccisa dai colpi delle forze armate russe.
Ne scrive oggi 13 marzo il Corriere della Sera. Per questo motivo ha ricevuto il titolo, postumo, di «eroe dell’Ucraina».
Sergente medico dell’esercito ucraino, è stata premiata dal presidente Zelensky che le ha conferito l’Ordine della stella d’oro, insieme ad altri 106 militari di cui 17 deceduti in questa guerra, riconoscendole di fatto il «coraggio e l’eroismo dimostrato nel difendere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina».
Derusova è «la prima donna» a ricevere questa onorificenza: «Memoria eterna a tutti coloro che hanno dato la vita per l’Ucraina! Gloria a tutti gli eroi! Gloria all’Ucraina!», ha concluso Zelensky.
Un ricordo arriva anche dall’università pedagogica nazionale di Ternopil, dove Derusova si era laureata: «Tutti conoscevano e rispettavano Inna per la sua professionalità e sensibilità. Era una donna affascinante, un’amica meravigliosa, una persona gentile, sincera e laboriosa», si legge sul sito.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2022 Riccardo Fucile
“ZELENSKY E’ UN UOMO CORAGGIOSO, RESISTEREMO“
L’ex calciatore Andriy Shevchenko in un’intervista al Corriere della Sera parla della guerra
in Ucraina, e promette che aiuterà i profughi. Shevchenko dice di parlare russo perché gliel’hanno insegnato a scuola e perché in Ucraina «non siamo indiscriminatamente contro il popolo russo, siamo contro coloro che sostengono la guerra. Sappiamo distinguere tra un popolo e un regime. So per certo che anche in Russia molti sono contrari alla guerra».
111 gare e 48 gol con la Nazionale, scudetto, Champions League ma anche Pallone d’oro con il Milan, Andriy Shevchenko è uno dei calciatori più famosi (e apprezzati) al mondo. Sta vivendo un dramma dal momento che la sua famiglia è in Ucraina: la madre e la sorella sono a casa, a 25 minuti dal centro di Kiev.
«Adesso le hanno raggiunte altri parenti, tra cui mia zia che ha passato quattro giorni chiusa in cantina. Abita vicino a un aeroporto, il suo quartiere è stato bombardato». I genitori di Shevchenko hanno deciso di non lasciar il loro Paese perché «è la loro patria, la loro terra, la loro casa. Semmai avrei preferito raggiungerli io. Perché avrebbero dovuto andarsene?».
«Ho pensato di partire per l’Ucraina ma è impossibile»
Shevchenko definisce l’invasione in Ucraina «un’aggressione, un crimine contro i civili»: «Nessuno ci ha voluto credere, sino all’ultimo. Non potevamo immaginare che la Russia ci avrebbe fatto questo. Ci pareva impossibile».
Ha pensato di partire per l’Ucraina, ci ha pensato «tantissime volte ma è impossibile»: «Hanno chiuso subito tutto. Gli aeroporti sono stati bombardati per primi. Quindi ho deciso di difendere il mio Paese come posso. Raccontando chi siamo, quanto stiamo soffrendo. Aiutando le vittime e i rifugiati. La risposta dell’Italia è stata eccezionale». Attraverso Gofundme, ad esempio, «abbiamo raccolto 343.764 euro per la Croce Rossa: trauma-kit, medicine, viveri. Altri fondi sono raccolti dalla Fondazione Milan, che ha messo in vendita la riproduzione delle maglie che indossavamo a Manchester quando nel 2003 vincemmo la Champions. Mi ha chiamato il mio amico Giorgio Armani, che si è mobilitato di persona. Ho parlato con il sindaco di Firenze e con il sindaco di Milano. Spero di poter annunciare presto un’iniziativa speciale». L’obiettivo è quello di «accogliere molti ucraini che fuggono dalla guerra»: sono quasi «tutti bambini, donne e anziani visto che gli uomini tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il Paese».
«A Kiev giocavo tutti i giorni a calcio»
Il presidente ucraino Zelensky si sta comportando «con grande coraggio, riunendo gli ucraini attorno a lui». Nessuna intenzione di arrendersi, anzi: «Noi vogliamo la pace. Ma arrenderci in questo momento significherebbe perdere la libertà. Noi ci stiamo battendo e ci batteremo per la nostra libertà e i nostri diritti. Vogliamo avvicinarci all’Europa. Non abbiamo attaccato nessuno, ci stiamo solo difendendo».
Plaude, poi, alle sanzioni dell’Occidente alla Russia perché servono a «fare pressione e a trovare una soluzione diplomatica» e si dice d’accordo con l’esclusione della Russia dai Mondiali di calcio. A Kiev giocava «tutti i giorni a calcio»: «Eravamo un unico Paese. Ora questa guerra sta cancellando tutto un passato comune: nella cultura, e anche nello sport. I grandi calciatori sovietici erano ucraini. Oleg Blochin, Oleksandr Zavarov, Oleksij Mychajlycenko, Ihor Belanov… Anche Bubka è ucraino, è il presidente del nostro Comitato olimpico», conclude.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2022 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLA GIORNALISTA RUSSA ZOIA SVETOVA
«Vladimir Putin non è più la guida di un Paese democratico o di un Paese autoritario, ma un dittatore che spaventa il mondo intero attraverso la minaccia nucleare».
Non usa sfumature di grigio, la giornalista, scrittrice e attivista russa Zoja Svetova – figlia di dissidenti e prigionieri politici al tempo dell’Unione sovietica –, nel delineare portata e conseguenze del drammatico conflitto in corso in questi giorni in Ucraina. In un suo recente lavoro, Gli innocenti saranno colpevoli. Appunti di un’idealista. La giustizia ingiusta nella Russia di Putin – pubblicato in Italia nel 2019 da Castelvecchi Editore nella traduzione di Vittoria Massimiani –, Svetova ha proposto una lucida disamina sullo stato della giustizia e dei diritti umani nella Russia di Putin.
Qual è l’obiettivo finale di Putin in Ucraina?
Il Presidente russo Vladimir Putin odia l’Ucraina dai tempi della Rivoluzione arancione (una serie di azioni di protesta ivi avvenute nel 2004-2005, seguite nel 2014 dalla rivolta di piazza Maidan). Putin detesta l’Ucraina perché è un Paese i cui cittadini hanno deciso con determinazione di essere indipendenti. E questo, Putin non può perdonarlo. Intende far capitolare il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e instaurarvi un nuovo regime filo-russo con a capo una marionetta del Cremlino.
Come giudica la risposta della Comunità internazionale? Le sanzioni sono sufficienti?
Credo che, in questo momento, le sanzioni dell’Occidente siano sufficienti. Vediamo come i rappresentanti del mondo degli affari, alcuni ricchi oligarchi come Mikhail Fridman – co-fondatore di Alfa-Bank, una delle più potenti banche private russe – e il businessman Oleg Deripaska si pronuncino contro la guerra e si appellino alle istituzioni russe affinché cessino le ostilità. Allo stesso tempo, è molto importante che l’Occidente non dimentichi che il governo russo, il potere di Putin e il popolo russo non sono affatto la stessa cosa. Non bisogna sanzionare il popolo russo. È necessario evitare che il popolo russo soffra per le sanzioni occidentali e americane.
In Russia, in tanti hanno contestato in piazza la guerra in Ucraina, molti di loro sono stati arrestati. Quanto vale la loro voce
I russi che al momento manifestano contro la guerra in Ucraina sono un paio di migliaia. Non si tratta, dopo pochi giorni di conflitto, di un massiccio movimento contro la guerra. Rileviamo tuttavia come questa protesta coinvolga sempre di più persone appartenenti alle categorie più disparate, agli ambienti più diversi: scrittori, artisti, registi, giornalisti, medici, avvocati, militanti dei diritti civili. Assistiamo, tutti i giorni, a nuove lettere di protesta, a nuove petizioni. Il Cremlino, tuttavia, potrà prendere atto di questo movimento di protesta soltanto se milioni di persone si riverseranno in strada.
Intanto la Cina sta alzando il tiro sull’isola di Taiwan. Cosa pensa dell’alleanza tra Russia e Cina in materia di politica estera?
Credo che la Russia manifesti un’evidente necessità per quanto concerne il sodalizio con il leader cinese: la loro alleanza si basa sull’odio comune rivolto contro l’Occidente.
Cosa ne pensa delle possibilità di dialogo tra Russia e Occidente?
La possibilità di dialogo tra Putin e i leader dell’Occidente, purtroppo, diventa sempre più problematica: il regime russo, del resto, si sta deteriorando di più ogni giorno che passa.
(da TPI)
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Marzo 13th, 2022 Riccardo Fucile
HA PRESENTE CHE C’E’ UN AGGRESSORE E UN AGGREDITO?
Ucraina, evidentemente a Giorgia Meloni non è chiara la matrice: ossia l’aggressione e
l’invasione russa del paese nel tentativo di farlo diventare un protettorato modello Bielorussia di Lukashenko oppure smembrarlo in tante repubbliche fantoccio – ufficialmente popolari – che creino una continuità territoriale con la Transnistra, regione di fatto già staccata dalla Moldavia e sotto controllo russo.
Giorgia Meloni parla di guerra incomprensibile senza condannare senza mezzi termini l’ennesima vittima della guerra di Putin.
”Dolore e sgomento per la morte di Brent Renaud. Un cronista coraggioso, morto sul campo, raccontando l’atrocità di una guerra assurda. Brent è l’ennesima vittima di un conflitto incomprensibile. Cordoglio alla famiglia e un pensiero ai tanti giornalisti inviati che rischiano la loro vita per informarci su quanto sta a accadendo in Ucraina”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Del resto se alla Meloni non era chiara la matrice dell’assalto alla Cgil figuriamoci se poteva essere comprensibile una guerra come quella di Putin.
(da Globalist)
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