Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
E NOI DOVREMMO ANCORA CURARE QUESTA FECCIA?
«Non provano rimorso, non sanno cosa sia la pietà, sono duri e impassibili», raccontano i volontari dell’ospedale militare di Zaporizhzhia
Nell’ospedale militare di Zaporizhzhia sono ricoverati anche soldati russi. Dal 24 febbraio ad oggi sono arrivati più di 600 feriti e a volte arrivano in venti alla volta, tanto che c’è bisogno di scrivere i loro nomi sulle fronti per riconoscerli.
Ma, racconta oggi Repubblica in un reportage a firma di Fabio Tonacci, i più giovani tra i militari hanno un atteggiamento di chiara ostilità nei confronti dei camici bianchi: «Non provano rimorso, non sanno cosa sia la pietà. Solo un ufficiale quarantenne era dispiaciuto e a disagio per essere stato mandato da Mosca a invadere un Paese senza sapere neanche il motivo. Gli altri, invece, duri e impassibili»
C’è di più. I feriti di Mosca vengono tenuti nella cosiddetta “Stanza dei russi”, dove vengono curati e poi affidati al ministero della Difesa e ai servizi segreti di Kiev.
Uno dei casi più “difficili” è quello del soldato semplice Lipatov: «Dove stava combattendo lui, alcune donne coi figli che stavano cercando di fuggire sono state colpite a morte. Mi ha detto, con sufficienza: “E allora? Qual è il problema?”. Ho chiesto a quell’uomo così giovane di spiegarmi perché avessero sparato a civili inermi. Ha risposto: “Anche i bambini sono nazisti. Siamo venuti qui perché siete il male e vi dobbiamo eliminare tutti”. Ho insistito, volevo sapere che cosa è per lui il nazismo e quali caratteristiche definiscono un nazista. È stato zitto», racconta una volontaria dell’ospedale.
La storia continua: «Il nostro chirurgo gli aveva salvato la gamba e lui balbettava concetti atroci come uno zombie. Ho pensato che era sotto l’effetto di droghe, non riuscivo a credere a ciò che stavo sentendo».
Le analisi del sangue non hanno rilevato tracce di droghe né di alcool. Il sottotenente Pysanko invece si è confrontato con un ventiduenne: «Mi ha spiegato che l’obiettivo datogli dai suoi superiori è distruggere gli Stati Uniti. Al che sono sbottato e gli ho chiesto: “Dove lì hai visti i militari americani in Ucraina?”. Risposta: “Sono qui per annientare gli Stati Uniti”. Poi me l’ha fatta lui una domanda: “Sono sorpreso, perché mi avete salvato?”».
Esatto, la domanda che noi non ci saremmo posti
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
I LEGHISTI IN TILT: “NON SIAMO NÉ CARNE NÉ PESCE, SULLA RUSSIA CONTINUIAMO A BALBETTARE, A CONTRADDIRCI”
Più che annullato, rinviato. E non per volere di Matteo Salvini, per un sussulto di
resipiscenza atlantica. A congelare il viaggio in Francia del leader della Lega, a quanto pare, è stata invece Marine Le Pen.
La quale, col passaggio al secondo turno delle presidenziali acquisito, sta preparando un comizio con tutti i suoi alleati europei, attuali o futuribili, tra cui anche Viktor Orban. Ed è lì, in vista del ballottaggio, che forse anche Salvini varcherà le Alpi. Per un evento ad alto tasso di filoputinismo, evidentemente.
E forse è anche per questo che, sia tra i deputati sia tra gli europarlamentari, lo spaesamento è totale. E anche la paranoia. E sì che a vederla con gli occhi di Giancarlo Giorgetti, la faccenda sarebbe abbastanza semplice, da capire: “Era scontato che la guerra avrebbe spinto Mario Draghi a rafforzare il profilo atlantista del governo”.
E infatti quando martedì mattina erano usciti da Palazzo San Macuto, i leghisti Paolo Arrigoni e Raffaele Volpi avevano recepito con chiarezza l’avviso ai naviganti lanciato dal premier durante la sua prima audizione davanti al Copasir.
Al che, quando un paio d’ore dopo hanno letto le dichiarazioni di Lorenzo Fontana che criticava l’espulsione dei trenta diplomatici russi, sono trasaliti.
Il tutto mentre, molti chilometri più a nord di Roma, gli europarlamentari del Carroccio riuniti in assemblea chiedevano lumi sulla linea da tenere: “Non siamo né carne né pesce, sulla Russia continuiamo a balbettare, a contraddirci”.
Lamentele che i capi delegazione, Marco Zanni e Marco Campomenosi, respingevano con l’aria di chi non sa, ma s’ adegua: “Matteo non vuole rogne, qui a Bruxelles”.
E però per capire che la vaghezza non valga a risolvere le tensioni interne, basta affacciarsi a Montecitorio.
“I diplomatici espulsi?”, sorride sotto i baffi Antonio Zennaro, leghista abruzzese che per due anni è stato al Copasir. “Non sempre i diplomatici sono solo diplomatici”, sibila. “E di certo non lo erano quelli che il governo ha espulso”, conferma a voce alta Matteo Bianchi.
E del resto la giornata inizia con un Riccardo Molinari che davanti alle telecamere di La7 confuta in pieno le tesi di Fontana e Salvini (“Se la Farnesina li ha espulsi avrà avuto le sue buone ragioni”) per poi respingere in modo netto le critiche di chi, tra i suoi colleghi, gli fa notare lo sgarbo al leader: “Se vado in tv, ci vado per dire come la penso”, spiega il capogruppo alla sua truppa.
Che nel frattempo si ritrova pure a interrogarsi sui messaggi in bottiglia che una veterana come Barbara Saltamartini, molto vicina al colonnello Nicola Molteni, lancia su Facebook.
“Quando viene meno la Comunità, quel sentire comune di appartenenza a un progetto tutto crolla”, scrive la deputata in un post che viene subito rilanciato nelle chat interne, prima che lei stessa decida di cancellarlo.
Ma non è un liberi tutti. E’ piuttosto il segnale di una paranoia diffusa nella truppa. Dove le parole del capo dell’intelligence di Palazzo Chigi, Franco Gabrielli, quel suo “se avete rapporti con Cina e Russia noi lo veniamo a sapere” scandito davanti ai membri del Copasir, risuonano con l’eco di una “mezza minaccia”.
E appaiono i fantasmi, allora: si diffondono pettegolezzi su dossier costruiti dai servizi segreti pronti a infangare parlamentari leghisti, si accreditano tesi per cui i quotidiani che attaccano la Lega ricevono “pizzini” dall’Ambasciata ucraina.
“Il problema è essere chiari sulle premesse, e dire che Putin ha compiuto una follia”, spiega Dario Galli, ex viceministro nel Conte I. “Dopodiché, ci sta il richiamo alla tutela dei nostri interessi economici. Ma senza quelle premesse si finisce col legittimare tutti i sospetti, pure quelli più assurdi”.
Ma chissà se sul palco della Le Pen, accanto ai leader che ammiccano al Cremlino e scommettono sulla disgregazione europea, basterebbe essere chiari nelle premesse.
(da il Foglio)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
TENUTE SEGRETE PER TUTTA LA VITA, HANNO CONDOTTO UN’ESISTENZA DI SFARZI NEL CERCHIO MAGICO DELLO ZAR: KATERINA, VICERETTORE DELL’UNIVERSITÀ DI MOSCA E A CAPO DI FONDAZIONI E ASSOCIAZIONI, HA VINTO APPALTI MILIONARI DA GAZPROM E ROSNEFT…MARIA, ENDOCRINOLOGA PEDIATRICA, VIENE FINANZIATA DAL CREMLINO…PER NON PARLARE DEI MARITI
«Quelle donne». Vladimir Putin le chiama così, quando parla di loro in pubblico, e lo fa per negare la loro esistenza. Sono il suo segreto più nascosto, e il Cremlino ufficialmente «non conferma né smentisce» che Maria Vorontsova e Katerina Tikhonova siano le figlie del presidente russo.
In compenso, la loro vera identità appare ben nota a Washington e a Bruxelles, che si stanno preparando ad aggiungerle alla lista dei vip russi finiti sotto sanzioni internazionali.
Un gesto simbolico, fino a un certo punto: a 36 e 35 anni, rispettivamente, le due giovani donne bionde occupano anche un posto di rilievo nella gerarchia politica ed economica del regime costruito dal loro ipotetico padre.
Katerina è vicerettore dell’Università di Mosca, presidente di fondazioni e associazioni che si occupano di intelligenza artificiale e “sviluppo intellettuale”, e la sua società Innopraktika è finita nel mirino delle indagini della Fondazione anticorruzione di Alexey Navalny per aver vinto appalti milionari offerti dalle maggiori società statali, come Gazprom e Rosneft.
Maria, un’endocrinologa pediatrica, è stata – su ammissione dello stesso presidente, che ha insistito comunque a non menzionarla per nome – tra le prime a sperimentare il vaccino Sputnik, ed è la coproprietaria della società Nomeko, titolare di quello che i media definiscono «il più grande progetto di investimento privato nella sanità russa», finanziato ovviamente da imprese amiche del Cremlino.
Due principesse nascoste, di cui non esistono praticamente fotografie: erano ancora delle adolescenti quando Putin divenne presidente, e scelse di tutelarle con una segretezza assoluta.
Hanno studiato alla scuola dell’ambasciata tedesca a Mosca e prima, secondo alcune fonti, anche in Germania, dove il padre le avrebbe portate, al sicuro dalle guerre di cosche mafiose nella Pietroburgo degli anni Novanta.
Il padre – sempre senza menzionarle per nome – dice che gli hanno regalato diversi nipoti, e che parlano numerose lingue.
In effetti, Maria è sposata con un olandese che lavora per Gazprom, e ha abitato nei Paesi Bassi, in un lussuoso attico a Voorshoten.
Katerina è laureata in studi orientalistici ed è un’appassionata del Giappone: le inchieste di giornalisti indipendenti (quando ancora esistevano in Russia) hanno svelato una sua corrispondenza nella quale discute con il marito Kirill Shamalov l’acquisto di mobili da giardino italiani da 53 mila euro, insieme a libri in giapponese per 7 mila euro. Il nido d’amore a Usovo, uno dei villaggi sulla Rubliovka, la prestigiosa strada dei vip russi a ovest di Mosca, è costato, secondo i giornalisti di Vazhnye Istorii, circa 9 milioni di euro.
Ma in quel momento Kirill poteva permetterselo: figlio di un amico e socio di Putin dai tempi di Pietroburgo, dopo aver sposato nel 2013 Katerina è diventato all’improvviso il più giovane miliardario russo, grazie a un pacchetto di azioni di società petrolchimiche cedutogli da uno degli oligarchi putiniani, Gennady Timchenko.
La dote è stata ritirata dopo il divorzio della coppia, cinque anni dopo, ma Kirill è rimasto proprietario del castello a Biarritz che aveva arredato insieme alla ex moglie, accanto alla villa di un altro russo, Artyom Ocheretny, il nuovo marito della ex first lady russa, Lyudmila Shkrebneba-Putina.
Difficile che il presidente russo pensasse alla propria famiglia quando si è scagliato, qualche giorno fa, contro la “quinta colonna” di russi che «abitano sulla Riviera francese e mangiano ostriche e fois gras».
Anche perché le parentele di Putin sembrano molto più ramificate. I collaboratori di Navalny hanno già chiesto di inserire nella lista delle sanzioni anche la ginnasta Alina Kabaeva, che avrebbe avuto almeno due figli dal presidente russo, e che alcuni oppositori russi sostengono si nasconda in uno chalet vicino a Lugano.
Kabaeva non è soltanto una campionessa olimpica: dirige il National Media Group, un colosso di TV e giornali, dove il pacchetto di controllo appartiene alla banca Rossiya, ritenuta la “cassa di Putin”.
Ma altre relazioni potrebbero portare anche a Montecarlo, nell’appartamento da 4 milioni di euro che la 18enne Luiza Rozova – una esile bionda che assomiglia moltissimo al presidente russo – aveva postato qualche mese fa sul suo account Instagram.
La madre di Luiza, Svetlana Krivonogikh, è un’ex donna delle pulizie che oggi possiede yacht, appartamenti e azioni (tra cui quelle della banca Rossiya) per diversi milioni, e Navalny nella sua inchiesta sulla corruzione del capo del Cremlino sostiene che la sua improvvisa ricchezza sia merito di un suo rapporto speciale con Putin ai tempi di Pietroburgo.
(da la Stampa)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
“PER OGNI TANK RUSSO MANDEREMO 10 SISTEMI ANTICARRO“
Nel nuovo carico di aiuti militari forniti all’esercito ucraino dal Pentagono ci sono anche
100 droni Switchblade, un modello in grado di distruggere un carro armato.
A confermarlo è il portavoce del Pentagono nel corso di un briefing che si è tenuto nelle ultime ore.
Qui è stato spiegato anche che le forze militari americane hanno addestrato «un numero molto ristretto di soldati ucraini che erano negli Stati Uniti e poi sono rientrati in Ucraina per addestrarne altri».
Sempre nella giornata di oggi Antony Blinken, segretario di Stato americano, in un’intervista con la Nbc ha detto: «Per ogni carro armato russo gli Stati Uniti e la Nato hanno fornito o forniranno dieci sistemi anti-carro all’Ucraina».
I droni Switchblade, chiamati anche droni kamikaze, sono prodotti dalla californiana AeroVironment e possono volare per circa 40 chilometri, rimanendo sospesi per 40 minuti prima di sferrare il loro attacco. Questi materiali fanno parte di un pacchetto di aiuti militari che ha un valore complessivo di 1,6 miliardi di dollari.
La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha parlato anche delle opzioni che sono in campo per processare Mosca per crimini di guerra: «Non è ancora stato deciso un meccanismo in particolare, ci sono varie possibilità, la Corte penale internazionale (Cpi) è una di queste. Gli Usa non sono membri della Cpi ma anche in passato ha collaborato e sostenuto diverse inchieste».
Psaki ha spiegato anche che gli Stati Uniti hanno deciso di sanzionare Ekaterina Tikhonova e Maria Vorontsova, le due figlie di Vladimir Putin: «Abbiamo visto da parte del leader del Cremlino e di altri oligarchi tentativi e sforzi per nascondere beni nei conti dei loro familiari».
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DI UN SOLDATO UCRAINO RACCONTA LO STUPRO DEI RUSSI
«Non ho più voglia di vivere». Così comincia il racconto di Elena (il nome è di fantasia, ndr) all’agenzia di stampa Afp. Lei, moglie di un soldato ucraino, è stata violentata per ore da due militari russi. Per vendetta.
L’Afp l’ha incontrata a Zaporizhzhia, dove aspettava un autobus per raggiungere i suoi quattro figli a Vinnytsia. Li ha mandati lì dal 24 febbraio, giorno dell’«Operazione Speciale» di Vladimir Putin in Ucraina. Allontanandoli così da Cherson e dalla prima linea. Suo marito da due anni combatte nel Donbass. Lei è rimasta in città solo per portare via le sue cose ma non è riuscita a trovare un’automobile per farlo.
Il pomeriggio del 3 aprile Elena era in coda in un negozio di alimentari quando sono entrati i soldati russi e hanno cominciato a parlare con i clienti. Uno degli avventori l’ha indicata come “Banderovka”, ovvero come nostalgica del leader nazionalista ucraino Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti contro l’Unione Sovietica. Poi il cliente ha detto ai soldati che lei era anche la moglie di un soldato. «Ho capito che mi stavano puntando e ho lasciato velocemente il negozio, ma quando sono tornata a casa i due soldati sono entrati dalla porta dietro di me. Non ho fatto in tempo a prendere il telefono», ricorda oggi.
«Senza dire una parola mi hanno schiacciato il corpo con un mitra e mi hanno spogliato. Hanno cominciato a violentarmi e se ne sono andati via solo dopo due ore perché dovevano attaccare il turno di guardia», aggiunge.
Elena non ha parlato con nessuno di quello che è accaduto. Nemmeno con suo marito. «Di mestiere faccio l’ostetrica, ho preso le pillole di primo soccorso. Ora voglio solo andare via di qui e ritrovare i miei figli». L’ong ucraina La Strada ha ricevuto finora segnalazioni che riguardano sette casi di stupro di donne e bambini ucraini da parte degli occupanti russi. «Ma potrebbero essere centinaia le donne e le ragazze violentate», ha fatto sapere la responsabile all’Afp.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
RAPITI O POSSIBILI VITTIME DI PROSTITUZIONE
L’Onu parla di 103 minori morti. Altri sono spariti alla fine di febbraio. Alcuni sono stati
ritrovati in Germania e in Romania. Altri potrebbero essere finiti in Russia
«La Russia sta usando forni crematori per bruciare i corpi di donne e bambini». A dirlo è stata ieri la vicepremier dell’Ucraina Irina Vereshchuck in un intervento a Sky Tg 24.
E si tratta di una delle tante denunce che riguardano la scomparsa di cittadini ucraini, tra cui anche bambini e giovani, di cui ha parlato anche il presidente Zelensky in un video. E così, mentre 25 ragazze denunciano di aver subito uno stupro a Bucha, aumentano le segnalazioni di giovani che non si trovano più.
Intanto l’Onu certifica che sono 130 i bambini sono fra le vittime civili dell’invasione della Russia. L’ultimo trovato morto è Sasha, 4 anni, scomparso un mese fa mentre fuggiva con la nonna da Kiev
I minori vittime di tratta
Poi ci sono i minori scomparsi. Che potrebbero essere morti oppure aver avuto un altro destino: «Finora più di 1,2 milioni di minori hanno attraversato il confine a Medyka: almeno il 10%, tra i 200 mila e i 300 mila, rischiano di finire vittima di sfruttamento o prostituzione», spiega al telefono all’inviato di Repubblica Salvatore Giuffrida il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo.
Ma ci sono anche 2 mila casi accertati di minori scomparsi, «dei quali non sappiamo se sono con le famiglie o chissà dove», aggiunge Marina Lypovetska dell’associazione ucraina Magnolia, con sede a Kiev. Ci sono segnalazioni di bambini scomparsi da Kiev, Irpin, Zaporizhia, Mariupol, Odessa. E ci sono anche 200 casi aperti e certificati di adolescenti spariti nel nulla, probabilmente rapiti. Di cui le famiglie, ancora vive, hanno denunciato la scomparsa.
Almeno 10 i casi in cui si ha la certezza che hanno passato la frontiera. E sono in Europa, ma non si sa dove. La maggior parte, spiega il quotidiano, sono ragazze tra i 16 e i 18 anni. Che sono sparite nei primi giorni di marzo, non risultano tra le vittime e potrebbero essere rapite. Non per forza dai russi, come insegna la storia di Larissa, 16 anni di Leopoli, ritrovata in Romania.
O quella di Mykyla, 15 anni, ritrovato in Germania all’interno di una comunità religiosa: «Mykyla è di Odessa – spiega ancora Marina – era stato preso da due volontari di una comunità religiosa. Lo hanno portato in Germania in macchina con altre due ragazze di 15 anni. Mykyla aveva un permesso dei suoi genitori ma in realtà era un falso fatto da lui stesso. Sembrava una situazione molto preoccupante, ci siamo attivati».
La fine della storia di Sasha
Intanto emergono ulteriori dettagli sulla morte di Sasha, la cui morte è stata annunciata ieri dalla madre su Instagram. La Stampa scrive oggi che chi l’ha trovato ha detto che sul suo corpo c’erano ferite da arma da fuoco. La procuratrice generale Irina Venediktova ha detto ieri che i sospetti crimini di guerra al momento oggetto di indagine da parte della giustizia ucraina sono almeno cinquemila. Venediktova ha accusato l’esercito russo di aver commesso violenze sessuali non solo contro donne e uomini, ma anche nei confronti di bambini e anziani. Intanto a Bucha almeno 25 ragazze, alcune di appena 14 anni, hanno raccontato di essere state violentate. Orrori su cui per la prima volta è intervenuto il presidente russo Vladimir Putin, parlando di «provocazioni rozze e ciniche» da parte ucraina in una conversazione con il premier ungherese Viktor Orban, che intanto ha chiesto un cessate il fuoco immediato, invitando il leader del Cremlino a recarsi a Budapest per colloqui di pace con i leader di Francia, Germania e Ucraina.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
UNO SCHEMA PRECISO DECISO DALL’ESERCITO RUSSO
«Set cinematografico, città di Bucha». Così l’ambasciata russa in Francia ha commentato su Twitter una delle immagini che stanno circolando del massacro avvenuta nella città ucraina.
Un commento allineato alla scelta social di tutte le ambasciate russe nel mondo che su Twitter continuano a diffondere fake news sulla guerra minimizzando le responsabilità delle truppe di Mosca.
Nelle stesse ore in cui i diplomatici russi in Francia pubblicavano questo commento, il quotidiano tedesco Der Spiegel ha diffuso una serie di indiscrezioni che mostrano nuovi dettagli su Bucha.
Secondo il Bundesnachrichtendienst (Bnd), i servizi segreti federali di Berlino, sarebbero stati intercettati dei messaggi radiofonici dell’esercito russo sul massacro dei civili.
Alcune di queste comunicazioni sarebbero collegabili anche alle foto dei cadaveri pubblicate in questi giorni dalla stampa internazionale.
Secondo le indiscrezioni recuperate dai giornalisti, in un messaggio un soldato avrebbe detto di aver ucciso una persona che si stava spostando in bicicletta.
In un altro un superiore avrebbe ordinato ai soldati di interrogare i soldati fatti prigionieri e poi ucciderli.
Secondo il settimanale tedesco, questi messaggi lascerebbero intendere che il caso di Bucha non è isolato ma potrebbe essere uno schema replicato anche in altre città occupate dall’esercito russo.
Sempre secondo Der Spiegel, diversi testimoni hanno riferito che i primi soldati ad arrivare in città erano russi molto giovani. Dopo di loro sarebbero arrivati militari provenienti dalla Cecenia.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO: ”CHI PORTA QUESTO COGNOME DEVE TUTELARLO”
Un cognome pesante sulle spalle che diventa oggetto di una critica accesa per via degli
spazi televisivi dati ad alcuni personaggi che nelle ultime settimane si sono resi protagonisti di dichiarazioni alquanto sui generis (per usare un eufemismo) sulla Russia e sulla guerra in Ucraina. Affari di famiglia, come quelli tra Luigi Berlinguer e Bianca Berlinguer.
Il primo è il cugino dello storico leader del PCI; la seconda è la giornalista di Rai 3 figlia di Enrico Berlinguer. E dalle pagine del quotidiano Il Foglio, arriva una critica aspra alla gestione degli ospiti di CartaBianca.
Luigi Berlinguer, ex Ministro dell’Istruzione dal 1996 al 2000, torna a parlare di un tema che da settimane divide l’opinione pubblica. Fa nomi senza fare nomi. L’unico che fa, ovviamente, è quello della figlia di suo cugino, Bianca Berlinguer. Si parla, dunque, delle parole e delle ospitate di Alessandro Orsini (come quella sui “bambini che possono vivere felici in dittatura” che ha portato anche all’indignazione e alla dissociazione da parte del direttore di Rai e Franco Di Mare). Ed è proprio su questo che il cugino del leader storico del PCI accende la critica:
“Mi dispiace sentire che nel suo programma c’è spazio per gli svalvolati. E sento dire che in pratica la Russia si riprende quanto ha perso in passato. E chi gliela avrebbe assegnata l’Ucraina? Trovo tutto quanto grottesco”.
Alessandro Orsini e non solo. Perché Luigi Berlinguer critica anche la presenza continua di altri personaggi che, secondo lui, rappresentano la propaganda filorussa. E il dito è puntato sulla giornalista che porta il suo stesso cognome, quello della famiglia Berlinguer:
“Chi porta quel cognome deve proteggerlo e tutelarlo. Bisogna farne manutenzione continua. È come un pezzo di cristallo. È fragile.Ma lei è la figlia di Enrico. Non può dimenticarlo. A volte bisogna nascondersi per difendersi”.
Il riferimento a quando Bianca Berlinguer era direttrice del Tg3. Lavorava dietro le quinte e non appariva davanti a una telecamera.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
RIVIVE AUSCHWITZ E SI SCAGLIA CONTRO I NEGAZIONISTI
Ha vissuto sulla sua pelle gli orrori del nazismo, diventando una testimone oculare dei campi di concentramento in cui venivano deportati gli ebrei (e non solo) durante la seconda guerra mondiale.
Scene tratte da un romanzo tragico che il mondo si era ripromesso di non mostrare più. E invece quel che sta accadendo in Ucraina sta provocando la rievocazione di quelle immagini negli occhi e nella mente di Edith Bruck.
Non tanto in termini di paragone tra due vicende storiche che sono distanti nel tempo, ma per le mostruosità e i massacri che si stanno perpetrando ai danni della popolazione ucraina.
Intervistata dal quotidiano La Repubblica, la scrittrice ungherese naturalizzata italiana – che fu deportata ad Auschwitz quando era nel 1944 (aveva solamente 13 anni) e poi trasferita in altri cinque campi di concentramento tedeschi – non riesce a spiegarsi un fenomeno molto diffuso: quello del negazionismo.
C’era all’epoca delle deportazioni nazi-fasciste ed è proseguito fino ad arrivare i nostri giorni. Perché c’è chi, nonostante le testimonianza dirette, continua ancora a negare l’Olocausto. E oggi Edith Bruck vede questo atteggiamento riproporsi guardando le immagini dei vari massacri di civili in Ucraina. Come quello di Bucha.
“Il negazionismo è ormai una patologia diffusa. Hanno negato Auschwitz, che è l’accadimento storico più documentato, vuoi che non neghino i massacri dei civili in Ucraina? Resto sbalordita. E provo disgusto per il giornalista russo che nel salotto televisivo attribuisce al nemico la colpa degli eccidi”.
La scrittrice, però, critica il paragone tra quel che sta accadendo ora in Ucraina e il genocidio ebreo avvenuto durante la seconda guerra mondiale.
Spiega che storie e contesti sono differenti, anche perché la vera portata dell’Olocausto è diventata evidente alla caduta dei regimi nazisti e fascisti in Germania e in Italia. La situazione attuale nel Paese ucraino, almeno per il momento, secondo lei è differente. Seppur molto grave. Talmente grave da riproporre nella sua mente immagini viste e vissute in prima persona:
“Mi tocca vedere cose che ho già visto. Anche se io le ho vissute dall’interno della guerra. Io ad Auschwitz dormivo con i morti accanto, oggi osservo la tragedia da casa mia. Ma è proprio per quel mio vissuto che mi identifico con le vittime. Sento l’orrore sulla mia pelle, la morte che arriva improvvisa, i corpi violati e torturati”
Ma c’è chi nega oggi che ricalca quello stesso modus operandi di chi negava la Shoah e ha continuato a negarla nel corso degli anni. Nonostante le testimonianze, le storie, le ammissioni di responsabilità e le immagini che sono rimaste vive in quella pagina più buia della storia del mondo.
(da agenzie)
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