Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
AL CREMLINO HA PREVALSO LA LINEA DEI FALCHI E “MAD VLAD” VUOLE LA GUERRA A OLTRANZA, MA SUL CAMPO CONTINUA A PRENDERE SCHIAFFONI
Non gli basta il Donbass. Vuole il Sud. E potrebbe cercare di
conquistare una fascia ampia fino a Odessa. A dirlo è il Financial Times che, sulla base delle conversazioni avute da tre fonti con il presidente russo, scrive come Vladimir Putin abbia perso interesse negli sforzi diplomatici per arrivare ad un accordo di pace con Kiev. «Mira solo a ottenere quanti più territori possibile», si legge sul quotidiano britannico.
Un cambio di passo che, se confermato, getta ombre scure sulla stabilità e sulla pace. Secondo il Financial Times e secondo quanto confermato in un’intervista al Corriere di Dmitrij Suslov, direttore del Centro di studi europei e internazionali di Mosca e tra gli uomini più vicini al presidente russo, il mese scorso Putin era ancora interessato a un accordo di pace.
Poi il cambio di passo. Secondo lo Zar i negoziati sono arrivati ad un «vicolo cieco» perché – ed è una delle stesse fonti a dirlo – «Putin crede sinceramente alle sciocchezze che ascolta alla tv russa e vuole una grande vittoria». Come dire, insomma, che si è autoconvinto. O che la linea dei falchi ha prevalso.
Nemmeno l’intervento di diversi intermediari – dal presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, all’oligarca russo Roman Abramovich per convincere il capo di Stato russo a incontrare l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky stanno funzionando. Un colloquio che Putin evita perché «vuole che tutto sia deciso prima di questo incontro di persona».
Ad irrigidire la posizione del presidente russo – oltre le accuse di crimini di guerra – sarebbe stato l’affondamento dell’incrociatore Moskva , di cui Kiev rivendica la responsabilità. «Putin è stato umiliato e deve uscirne in qualche modo», ha aggiunto la fonte.
Non a caso, dunque, alla vigilia di Pasqua, le forze russe hanno attaccato Odessa colpendo un condominio e uccidendo otto persone. L’obiettivo di Mosca è chiaro: non importa quanto sia grave il danno arrecato. Bisogna dimostrare al mondo e al nemico che la regina del Mar Nero non è certo al sicuro mantenendo alta la pressione sul fronte Sud.
A giocare contro lo Zar però è il campo.
«Le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco devastante contro un posto di comando avanzato della 49a armata delle truppe di occupazione nella regione di Kherson», si legge in una nota diffusa dalle forze ucraine il 22 aprile.
In quelle stesse ore Odessa non è ancora stata colpita e sulla M-14, lungo i 40 chilometri che separano Mykolaiv da Kherson, i combattimenti non sono stati più intensi degli altri giorni. Ma in quel posto di comando sono stati uccisi due generali russi e uno è stato ferito ed evacuato d’urgenza.
E non solo. Secondo il consigliere di Zelensky, Oleksiy Arestovych sempre in quel luogo, del quale non vengono fornite le coordinate precise, si trovavano 50 alti ufficiali russi.
Certo a Mosca non mancano i vicecomandanti disposti a prendere il posto dei loro superiori. Non importa nemmeno che siano particolarmente esperti, basta che non mostrino alcun tipo di dissenso di fronte alle decisioni del Cremlino.
Ma c’è un altro dato che gioca a sfavore di Mosca. Se nel 2014, i russi hanno utilizzato una combinazione di droni e intercettazioni telefoniche e radio per individuare i posti di comando ucraini, ora l’equilibrio di forze sembra essersi ribaltato. Secondo indiscrezioni della stampa statunitense, quello stesso 22 aprile, gli Stati Uniti e altre potenze straniere erano impiegate in operazioni fuori dallo spazio aereo ucraino per supportare le forze di Kiev.
Il tutto mentre un RC-135 della Royal Air Force sarebbe stato in volo sul Mar Nero, a sole 150 miglia circa da Kherson, proprio mentre i generali russi morivano. Interessante poi notare come il raid sia avvenuto mentre il Cremlino concentrava i suoi sforzi intorno a Izyum nel Donbass. Porta della Crimea e snodo ferroviario e portuale, usata per spostare artiglieria e mezzi nella regione, Kherson, prima città a cadere nelle mani dei russi che speravano di farne una base per lanciare l’assalto a Odessa, da benedizione si trasforma in maledizione per Mosca.
Resistenza di Mykolaiv L’avanzata russa su Odessa è stata fermata dalla resistenza di Mykolaiv, nonostante i raid sulla popolazione civile. E non solo. Mykolaiv è diventata anche punto di partenza per la controffensiva che gli ucraini stanno lanciando sulla stessa Kherson.
Dunque, mentre i russi cercano di tenere la città, minacciando un referendum di annessione come fatto in Crimea, vietando alla popolazione di sesso maschile di andarsene e costringendo parte dei civili alle deportazioni forzate verso la Crimea, gli ucraini riprendono terreno sul fronte Sud. O, quantomeno, non lo perdono.
A dispetto di quanto sostengono le televisioni di Putin.
(da il Corriere della Sera)
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
LA SUA UNITA’ COLPITA A MARIUPOL
Cresce la preoccupazione della famiglia dell’ex calciatore Ivan Luca Vavassori, 29enne italiano che si sarebbe arruolato come volontario nelle brigate internazionali dell’esercito ucraino.
Nato in Russia, Vavassori era stato adottato da una famiglia piemontese. Sui social è stato lanciato l’allarme per l’ex portiere in serie C di Pro Patria, Legnano e Bra, con il sospetto che Vavassori sia rimasto vittima di un attacco subito dalla sua unità a Mariupol.
Secondo la ricostruzione diffusa sui social, l’esercito russo avrebbe distrutto due convogli ucraini del 4° Reggimento. In uno di questi ci sarebbe stato anche Vavassori, colpito durante la ritirata di alcuni feriti a Mariupol. Di lui al momento non ci sono notizie.
Mentre stava partendo per l’Ucraina, Vavassori aveva raccontato i rischi a cui consapevolmente andava incontro. «La nostra sarà una missione suicida perché abbiamo pochissime unità contro un intero esercito, ma preferiamo provare. Quel che importa è morire bene, soltanto allora inizia la vita».
Dopo il via libera dell’ambasciata di Kiev in Italia, Vavassori aveva aderito alla «Legione di difesa internazionale Ucraina» con il nome di «comandante Rome».
Ivan Luca è figlio adottivo di Pietro Vavassori, ex patron della Pro Patria, e di sua moglie Alessandra Sgabella. Negli anni ’90 l’imprenditrice piemontese era stata sequestrata dalla ‘ndrangheta e tenuta prigioniera per nove mesi, tra il 1997 e il 1998. È morta nel 2011.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
DA DRAGHI A VON DER LEYEN
La vittoria di Emmanuel Macron e la sua conferma, per altri 5 anni,
all’Eliseo ha provocato molte reazioni nelle istituzioni italiane ed europee. Dal Presidente del Consiglio Mario Draghi a Ursula von der Leyen: tutti si sono congratulati con il rieletto Presidente della Repubblica.
Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per l’Economia, è stato tra i primi a congratularsi con Emmanuel Macron per la sua rielezioni alla Presidenza della Repubblica francese: “La rielezione di Emmanuel Macron è straordinaria. La Francia ha scelto l’Europa. Un colpo al sovranismo. E ora il rilancio del progetto europeo”.
Rimanendo in tema di istituzioni europee, anche la Presidente del Parlamento UE Roberta Metsola ha voluto esprimere il suo apprezzamento per il risultato del ballottaggio in Francia,
“Congratulazioni a Emmanuel Macron per la sua bella rielezione. Non vedo l’ora di continuare il lavoro nell’ambito della presidenza francese dell’Ue e oltre per affrontare le sfide di un mondo sempre più incerto e preoccupante”.
E anche Ursula von der Leyen si è rivolta, attraverso il suo profilo Twitter, direttamente al vincitore delle Presidenziali francesi: “Caro Emmanuel Macron, tutte le mie congratulazioni per la sua rielezione alla presidenza della Repubblica. Non vedo l’ora di continuare la nostra eccellente collaborazione. Insieme, faremo avanzare la Francia e l’Europa”.
E dall’Italia sono arrivate anche le congratulazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi: “La vittoria da parte di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi è una splendida notizia per tutta l’Europa. Italia e Francia sono impegnate fianco a fianco, insieme a tutti gli altri partner, per la costruzione di un’Unione Europea più forte, più coesa, più giusta, capace di essere protagonista nel superare le grandi sfide dei nostri tempi, a partire dalla guerra in Ucraina. Al Presidente Macron vanno le più sentite congratulazioni del Governo italiano e mie personali. Siamo pronti da subito a continuare a lavorare insieme, con ambizione e determinazione, al servizio dei nostri Paesi e di tutti i cittadini europei”.
E anche Enrico Letta ha voluto dire la sua, facendo le congratulazioni al Presidente francese e ribadendo la vittoria sul sovranismo: “Hanno perso l’antieuropeismo, Putin, e il sovranismo nazionalista. Ora, con questa successo di Macron, l’Europa, rafforzata, può agire meglio per proteggere il potere d’acquisto dei suoi cittadini e imporre a Putin la fine della guerra”.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
CI PROPINA UNA VERSIONE GIA’ AMPIAMENTE SMENTITA DALLE PROVE, MA QUALCUNO SI PRESTA A FARE DA MEGAFONO A DEI CRIMINALI
Bufale su bufale già smentite. Quelle della propaganda russa sul massacro di Bucha, però, continuano a pascolare liberamente all’interno dei contenitori italiani (sia social, sia televisivi) che continuano a dare spazio e voce a narrazioni false basandosi su ricostruzioni di parte già ampiamente etichettate (con i fatti e le verifiche) false.
Eppure Maria Zakharova, portavoce del Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha trovato il suo palcoscenico per fare da megafono a quella versione falsa della storia di quanto successo in quel sobborgo a nord di Kyiv davanti al pubblico di “Zona Bianca”.
In collegamento con il conduttore Giuseppe Brindisi, Maria Zakharova non fa altro che continuare a recitare quello spartito con quel copione – a suon di bufale – già raccontato nel corso delle precedenti settimane sul massacro di Bucha.
“Quando i russi sono usciti da Bucha, non c’erano né le foto e nelle interviste che il sindaco ha rilasciato subito dopo ha detto che la vita stava riprendendo andando avanti”
La realtà è ben diversa. Il sindaco di Bucha aveva denunciato l’uccisione dei civili e il fatto che molti corpi fossero stati lasciati per le strade del sobborgo alle porte di Kyiv molte settimane prima, come riportato dall’Associated Press.
Inoltre i video satellitari avevano già raccontato di come quei corpi fossero stati lasciati da giorni. Insomma, la portavoce di Lavrov continua a essere una delle principali attrici della propaganda russa che prosegue a suon di bufale. Anche sulle frequenze italiane.
(da NextQuotidiano)
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Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile
VINCE L’EUROPA, SCONFITTO PUTIN E I SERVI SOVRANISTI… MELENCHON DETERMINANTE ORA PUNTA A UNA NUOVA POLITICA SOCIALE
Emmanuel Macron è stato rieletto all’Eliseo. I francesi hanno così
confermato la fiducia al presidente per altri 5 anni con una maggioranza schiacciante di oltre 17 punti.
Per le proiezioni il presidente uscente ha ottenuto il 58,6%, contro Marine Le Pen che si attesterebbe al 41,4%.
Macron, nel suo discorso della rielezione, ha promesso “una nuova era” in Francia che non sarà “il proseguimento dei 5 anni che si chiudono”: “Nessuno sarà lasciato indietro, dovremo rispondere alla rabbia del Paese”, ha promesso Macron, affermando di sperare che si possa “vivere più felici in Francia”.
Macron ha auspicato anche “l’invenzione collettiva di un nuovo metodo per 5 anni migliori al servizio del nostro Paese, dei nostri giovani”.
La vittoria di Macron è arrivata grazie anche ai voti di Jean Luc Melenchon, terzo arrivato al primo turno.
Secondo Ipsos, il 42% degli elettori che al primo turno hanno votato per Melenchon hanno scelto di appoggiare Macron, mentre il 17% ha appoggiato Marine Le Pen.
Macron è il quarto presidente della Repubblica francese a ottenere un secondo mandato.
Prima di lui sono stati rieletti il socialista François Mitterrand, nel 1988, e il gollista Jacques Chirac, nel 2002, quando al ballottaggio batté il padre di Marine Le Pen, Jean Marie.
Anche Charles De Gaulle fu eletto due volte alla presidenza, l’8 gennaio 1959 e l’8 gennaio 1966. De Gaulle non completò il secondo mandato e si dimise il 28 aprile del 1969.
Alla pubblicazione dei dati, in cui il vantaggio di Macron è fuori discussione, è scoppiata la gioia dei suoi sostenitori al comitato elettorale di Campo di Marte, mentre fischi e delusione hanno invaso la sede del quartier generale di Le Pen.
Ai piedi dello Champ-de-Mars, sotto alla Tour Eiffel, oltre a tanti militanti pro-Macron, tre suoi ministri, Clément Beaune (Affari europei), Eric Dupont-Moretti (Giustizia) e Jean-Yves Le Drian (Affari Esteri).
Nei prossimi giorni, come prassi e come confermato dallo stesso interessato, il premier in carica, Jean Castex, si dimetterà in attesa delle elezioni legislative del 12 e del 19 giugno. Se Mélenchon riuscirà nell’impresa di coagulare i reduci della sinistra e ottenerne l’appoggio (“eleggetemi premier”, ha detto dopo la chiusura delle urne), la prospettiva è quella di una coabitazione – presidente centrista e liberal con premier di sinistra radicale
Se Macron darà vita al suo nuovo movimento politico ed ottenesse la maggioranza anche alle legislative, partirebbe il toto-premier: escluso un ritorno di Edouard Philippe, in pole position per il dopo-Macron nel 2027, si fa il nome dell’attuale ministro dell’Agricoltura, Julien Denormandie.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile
A MOSCA ANCHE L’HOTEL PIÙ FAMOSO È STATO COSTRETTO A CAMBIARE DENOMINAZIONE: L’UCRAINOFOBIA DILAGA
A Mosca non c’è più l’Ucraina. O meglio, c’è, e si vede anche da mezza città, essendo alto ben 206 metri, e si può entrare dentro e prendere una stanza, ma è sparito dai cartelli stradali.
Le autorità della capitale russa hanno smantellato il cartello che segnalava la svolta verso l’albergo Ucraina dal ponte Novoarbatsky. Al suo posto è stato montato un pannello che invita genericamente a “osservare le regole di parcheggio”.
Il nome “Ucraina” è sparito dai cartelli, forse perché poteva venire notato da qualche sguardo altolocato: dal ponte scendono a velocità supersonica cortei governativi, imboccando la prospettiva Kutuzovsky che porta alle dacie dei più ricchi e potenti, incluso Vladimir Putin.
Non è chiaro chi, al municipio, abbia avuto questa idea assurda: anche se ufficialmente il grattacielo affacciato sul Moscova si chiama oggi Radisson Collection Hotel Moscow, per tutti – inclusi i suoi proprietari che lo chiamano così sul sito – resta l’albergo Ucraina, entrato in tutte le enciclopedie di architettura come il più proporzionato ed elegante dei sette grattacieli staliniani dello skyline moscovita.
Completato nel 1957, è stato battezzato dal successore di Stalin, Nikita Krusciov, che tre anni prima aveva celebrato i 300 anni dell’ingresso dell’Ucraina nell’impero russo. Uno dei simboli della capitale russa, oggi è uno dei suoi alberghi più lussuosi, e una metà ambita di visite guidate per appassionati di architettura sovietica.
La parola “Ucraina” è diventata impronunciabile, e sui social si ironizza che Vladimir Putin potrebbe sfogare la sua frustrazione bombardando l’albergo invece del Paese di cui porta il nome. Tutta la zona dell’albergo è un omaggio al popolo ex fratello: ci sono il boulevard Ucrainsky e la stazione Kievsky, con annesse due stazioni della metropolitana omonime, tra le più riccamente decorate, con mosaici e pitture raffiguranti l’amicizia russo-ucraina.
Una profusione di spighe di grano e fanciulle in abiti folcloristici, l’apice della leziosa iconografia sovietica che assegnava all’Ucraina un look rurale e ruspante, una cugina di campagna benestante e bonaria, da guardare con condiscendenza. Oggi, l’Ucraina è uno Stato nemico, e anche il monumento al poeta nazionale ucraino Taras Shevshenko, che guarda tristemente il Moscova davanti all’albergo, rischia di diventare una vittima della “cancel culture” russa.
Del resto, «il concetto di ucrainità è un fake», ha stabilito l’ex presidente e premier russo Dmitry Medvedev, e la propaganda torna a parlare di “Novorossiya”, la nuova Russia, il termine usato dai tempi di Caterina per le terre strappate ai turchi intorno al Mar Nero.
Il ministero della Difesa russo annuncia che l’obiettivo della “operazione militare speciale” è la “liberazione” di tutto il Sud ucraino, fino al confine con la Moldova, e il leader del partito Russia Giusta Sergey Mironov reagisce invocando appunto la “Novorossiya”, mentre il deputato della Duma Dmitry Belik dichiara che i territori occupati andranno a formare il “distretto federale della Crimea”, quindi verranno annessi direttamente alla Russia.
L’Ucraina deve sparire, come nazione e come concetto, come da nuove indicazioni alla casa editrice Prosveschenie, il gigante dei manuali scolastici dì proprietà dell’oligarca Arcady Rotenberg, amico di antica darà di Putin: secondo le indiscrezioni raccolte da Mediazzona, il Paese vicino deve essere menzionato il meno possibile, e perfino la Rus’ di Kiev, lo Stato dalla cui costola nacque secoli dopo la Moscovia, deve essere raccontata semplicemente come Rus’.
La “cancel culture” fa scattare in Russia la caccia a tutto quello che può ricordare l’Ucraina. La città dì Murmansk ha cambiato i colori del suo stemma, blu e giallo, e a Yakutsk hanno smontato gli spalti dello stadio locale, perché i sedili avevano i della bandiera del Paese ormai nemico.
Da Pskov arrivano le immagini surreali dì una staccionata “sbagliata” riverniciata frettolosamente da squadre di impiegati comunali. A Mosca è stato arrestato un passante che sfoggiava scarpe da ginnastica degli stessi colori: è stato accusato di “manifestazione non autorizzata”. La dissidente Natasha Tyshkevich ha scontato 15 giorni di carcere per aver postato lo stemma ucraino del tridente su un blog.
Avere parenti in Ucraina sta diventando un aggravante, come è successo alla pittrice Sasha Skolichenko, incarcerata per aver sostituito i cartellini dei prezzi di un supermercato di Pietroburgo con volantini contro la guerra: la giudice non le ha concesso i domiciliari per via di familiari dall’altra parte del confine.
Ma il caso più inquietante riguarda il 61 enne oppositore Mikhail Kavun, arrestato per presunti «finanziamenti a nazionalisti ucraini»: è stato mostrato alla televisione di Asktrakhan come testimonianza del «nazismo ucraino appoggiato dagli ebrei» come Zelensky. La sua colpa è di aver visitato più volte «un Paese estero» – l’Ucraina ormai non viene nemmeno menzionata per nome – e di essersi fotografato su Facebook con una t-shirt che in realtà prendeva in giro i nazionalisti. Rischia otto anni di carcere.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile
I MISTERIOSI INCENDI NEI LUOGHI STRATEGICI DELLA DIFESA E DELL’ECONOMIA DELLA RUSSIA SAREBBERO OPERA DI SAPIENTI SABOTATORI CHE HANNO PROVOCATO DA REMOTO CORTOCIRCUITI AD ARTE… L’ESERCITO DI PIRATI INFORMATICI SI CHIAMA DISTRIBUTED DENIAL OF SECRETS
I misteriosi incendi nei luoghi strategici della Difesa e
dell’economia della Russia, sarebbero opera di sapienti sabotatori, forse cyber criminali, che hanno provocato da remoto cortocircuiti ad arte.
È la guerra ibrida combattuta da un esercito di hacker, che ha anche diffuso online oltre 6 milioni di documenti sottratti ad agenzie governative, compagnie petrolifere e del gas e a istituzioni finanziarie del Paese. E poi gli attentati messi in atto dalla gente comune: sono stati cinque dall’inizio della guerra contro l’Ucraina e in diverse regioni della Russia, con i roghi ai centri di arruolamento.
L’esercito di pirati informatici si chiama Distributed Denial of Secrets, il collettivo per la trasparenza che si ispira al motto latino Veritatem cognoscere ruat caelum et pereat mundus.
E dall’inizio della guerra il sito del gruppo ha diffuso milioni di documenti sottratti a società del gas, (anche Gazprom e Technotec, la società che dal 95 fornisce il servizio di deposito e i reagenti chimici utilizzati nella produzione e nel trasporto di petrolio ad aziende tra cui Rosneft e Gazprom Neft), amministrazioni e persino alla chiesa ortodossa russa. I dati vengono inviati al collettivo anche da anonimi e vengono resi disponibili al pubblico, per argomento, tramite BitTorrent: siamo a circa 6 milioni di file.
LE MOLOTOV
Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina sono stati dati alle fiamme almeno cinque uffici di arruolamento militare russi. La notizia è stata diffusa da Moscow Time, il giornale indipendente russo.
L’ultimo episodio è venuto lunedì nella regione della Mordovia. Le bombe molotov hanno distrutto diversi computer e il database delle persone da arruolare nel distretto della città di Zubova Polyana. L’attentato ha determinato l’interruzione della campagna. Era già successo nelle regioni di Voronezh, Sverdlovsk e Ivanovo, dove i residenti avevano utilizzato le bombe molotov.
Per i fatti a Sverdlovsk e Ivanovo sono stati arrestati due giovani, che hanno ammesso di aver cercato di interrompere la campagna di reclutamento per protestare contro la guerra. Quattro giorni dopo l’ingresso delle truppe russe in Ucraina, un 21enne aveva appiccato il fuoco nell’ufficio di arruolamento nella città di Lukhovitsy, nella regione di Mosca. Voleva distruggere gli archivi per impedire la campagna di arruolamento. Adesso deve rispondere di pesanti accuse che vanno dal danneggiamento al tentato omicidio, al terrorismo.
I SABOTAGGI
Sugli incendi divampati all’Istituto Centrale di Ricerca del Ministero della Difesa a Tver, nella più grande compagnia di prodotti chimici e infine Korolyov, alle porte di Mosca, nel polo che ospita tra l’altro il Centro scientifico per lo sviluppo di razzi e veicoli spaziali, il sabotaggio, in questa guerra ibrida, fatta anche e soprattutto dall’intelligence, sembra l’ipotesi più probabile. Non è escluso che i cortocircuiti possano essere stati provocati da attacchi cyber.
Inoltre, secondo il Daily Mail, il Cremlino sarebbe accusato di avere coperto il reale bilancio delle vittime di Tver, dove venivano portati avanti anche alcuni progetti segreti. Un giornalista locale ha infatti affermato che i morti sarebbero almeno 25, inclusi alcuni scienziati, e non sette come riferito dai media ufficiali.
Dopo che le immagini dell’incendio nel centro del ministero della Difesa sono circolate, inoltre è stata avviata un’indagine Due giorni dopo l’incendio, è ancora in corso la ricerca dei sopravvissuti intrappolati sotto le macerie e almeno cinque persone sarebbero ricoverate in terapia intensiva. Ma ora si afferma che almeno 25 morirono, forse inclusi alcuni dei principali scienziati missilistici russi.
Due giorni dopo l’incendio, è ancora in corso la ricerca dei sopravvissuti intrappolati sotto le macerie e almeno cinque persone sarebbero ricoverate in terapia intensiva.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile
CONTE LO ESPELLE DAL MOVIMENTO: “STIAMO COMPLETANDO LA PROCEDURA. IL SUO ULTIMO TWEET È SEMPLICEMENTE VERGOGNOSO. CERTE PROVOCAZIONI SONO INQUALIFICABILI”
“Per domani buona festa della LiberaZione…”.
Il tweet di Vito Petrocelli alla vigilia della celebrazione del 25 aprile scatena la reazione delle forze politiche che tornano a chiedere un suo passo indietro.
Il presidente della Commissione Esteri del Senato scrive in maiuscolo la Z, la lettera che è diventata il simbolo dell’offensiva russa in Ucraina.
“Vito Petrocelli è fuori dal Movimento 5 Stelle”. Lo annuncia su twitter il leader pentastellato Giuseppe Conte. “Stiamo completando la procedura di espulsione. Il suo ultimo tweet è semplicemente vergognoso. Il 25 aprile è una ricorrenza seria. Certe provocazioni sono inqualificabili”, aggiunge ancora.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO: “APPARTENGONO AL PASSATO, PER LEGGEREZZA NON SONO STATE TOLTE”
Calendari con la foto del Duce affissi in un ufficio pubblico. Accade
nella sede del gruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Napoli guidato dal capogruppo Giorgio Longobardi.
Per giunta alla vigilia della Festa della Liberazione, come testimonia una foto di Fanpage.
La presidente dell’assemblea, Enza Amato, insorge: “Ho appreso solo oggi della presenza di documenti e cimeli del ventennio fascista esposti all’interno della sede del gruppo consiliare di Fratelli d’ Italia a Via Verdi. Ho immediatamente contattato il consigliere Longobardi invitandolo a rimuovere questi materiali che non possono essere consentiti nella sede degli uffici pubblici del Consiglio Comunale. Ho ricevuto assicurazione che provvederà questa sera stessa in tal senso”, conclude Amato.
A Repubblica, Longobardi si giustifica: “Quella non è la mia stanza, non ci sono mai entrato. E’ un locale assegnato al nostro gruppo e destinato al personale di segreteria, ma io ne ho uno solo e non l’ho mai utilizzato. Quei calendari sono reliquie della passata consiliatura che per mia leggerezza non sono state tolte, ma provvederemo immediatamente”.
(da La Repubblica)
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