Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
PER VINCERE, L’UCRAINA HA BISOGNO DI ARMI: BORIS JOHNSON LE HA ASSICURATE, JOSEPH BORRELL LE HA PROMESSE E ANCHE GLI STATI UNITI HANNO DATO LA LORO DISPONIBILITÀ
Sconfiggere i russi nel Donbass, e poi negoziare: è questa la linea della leadership
ucraina maturata dopo i massacri di Bucha e Kramatorsk.
«L’Ucraina è pronta per grandi battaglie – ha detto ieri il consigliere del presidente ucraino Mikhaylo Podolyak – L’Ucraina deve vincerle, in particolare nel Donbass, e soltanto dopo, con una posizione negoziale più forte, potrà dettare alcune condizioni». La previsione è stimata in due-tre settimane di scontri, le prossime.
Il silenzio di Putin – che continua a tacere sulla direzione da dare alla sua guerra – è interpretato a Kiev come un arroccamento. «Putin capisce solo il linguaggio della forza – hanno detto fonti ucraine della delegazione negoziale – e dunque parleremo il suo linguaggio».
Una sfida secondo alcuni, un azzardo secondo altri, la più grande delle scommesse, e qui tutti concordano, per il futuro dell’Ucraina. «Più è forte la nostra posizione a Mariupol, più sarà forte la nostra posizione nell’est del Paese, più sarà forte la nostra opposizione nelle operazioni. E se siamo più forti, il tavolo dei negoziati diventa più vicino, e otterremo vantaggi nel dialogo con la Federazione russa», ha sintetizzato ieri il comandante in capo Zelensky in un’intervista ad Ap.
Per vincere, l’Ucraina ha bisogno di armi: Boris Johnson le ha assicurate, Joseph Borrell le ha promesse (provocando una certa confusione nei tavoli tecnici, che erano al lavoro su un terzo pacchetto di forniture e si sono trovati costretti ad accelerare le pratiche di implementazione), e anche gli Stati Uniti hanno dato la loro disponibilità.
Il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan, ieri alla Cbs, è stato molto chiaro: «Abbiamo la responsabilità di far arrivare armi e assistenza militare all’Ucraina in modo che abbiano gli strumenti di cui hanno bisogno per combattere in modo efficace. È notevole il fatto – ha aggiunto Sullivan – che gli ucraini abbiano vinto la battaglia a Kiev. La Russia ha perso Kiev (e qui facciamo notare che nessuno fino a questo momento aveva sottolineato il fatto con tanta chiarezza, ma è esattamente così, ndr) e l’ha persa perché gli Stati Uniti e i loro alleati hanno messo nelle mani delle forze ucraine armi avanzate che hanno contribuito a respingere i russi. Siamo orgogliosi di poter sostenere gli ucraini in questo momento», ha concluso.
Nell’attuale scenario, che a tutto prelude tranne che a una conferenza di pace, si inserisce anche la Nato, al lavoro per trasformare la sua presenza nei confini orientali in una forza capace di affrontare un esercito invasore: «Fino ad oggi siamo stati presenti in Europa dell’Est – ha detto il segretario generale Stoltenberg – con una forza “tripwire”, formazione agile relativamente piccola intesa a simboleggiare l’impegno dell’alleanza a difendersi da qualsiasi attacco. Ma la guerra della Russia contro l’Ucraina ha cambiato le cose».
All’intento di rafforzamento difensivo si aggiunge anche quello offensivo: Stoltenberg infatti ha sostenuto gli appelli dell’Ucraina agli alleati occidentali per eliminare la distinzione tra armi difensive e offensive (la capofila di chi non intende rifornire Kiev di armi offensive, ricordiamolo, è la Germania).
Non bastasse il fronte orientale, si fanno agitate anche le acque del Mar Nero, dove proprio dalla Nato è stata registrata la presenza di mine di fabbricazione russa. «Abbiamo il sospetto che le mine siano state introdotte deliberatamente – ha detto ieri il ministro della Difesa turco Akar – Forse sono state lanciate come parte di un piano per fare pressione su di noi al fine di lasciare che i dragamine della Nato entrino nel Mar Nero.
Ma ci impegniamo a rispettare le regole della Convenzione di Montreux – ha aggiunto – e non lasceremo che le navi da guerra attraversino il Bosforo, così come non permetteremo che il Mar Nero sia coinvolto in guerra». Unico a percorrere la sempre meno battuta via della diplomazia è il cancelliere austriaco Neehammer, che ha annunciato una sua visita a Putin, questa mattina a Mosca. Andrà, in rappresentanza delle istanze europee, a parlare di un cessate il fuoco, della necessità di istituire corridoi umanitari e di riprendere i negoziati di pace. Tutte questioni che di fronte al rullare dei tamburi di guerra difficilmente troveranno ascolto.
(da la Stampa”)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
L’UNIONE EUROPEA AVEVA GIÀ CHIUSO LO SPAZIO AEREO ALLE COMPAGNIE DI MOSCA, LA DECISIONE DI OGGI LE DICHIARA ANCHE NON SICURE. SI ABBATTE LA MANNAIA SU AEROFLOT
Energia e trasporti, continua la stretta dell’Europa contro la Russia di Putin. La Commissione europea lavora ad nuovo pacchetto di sanzioni, il sesto, che intende includere anche interventi sul petrolio. Un lavorio che accoglie già il beneplacito di alcuni membri del Consiglio.
A Lussemburgo i ministri degli Esteri sono chiamati a discutere anche della spinosa questione di un eventuale embargo sulle fonti energetiche acquistate a oriente, me se il gas rimane un argomento estremamente sensibile per via delle forte dipendenze di alcuni Stati come Ungheria e Slovacchia, la minore dipendenza dal greggio potrebbe rendere possibile un accordo tra le varie anime dell’Europa degli Stati. Paesi Bassi e Lituania si sono detti d’accordo, così come Francia e Repubblica ceca forti del loro nucleare.
Mentre la Commissione europea lavora a questo nuovo set di misure restrittive su cui a Bruxelles non ci si sbottona in nome di lavori in corso, l’esecutivo comunitario inserisce in un solo colpo 20 compagnie aeree russe nella lista nera degli operatori dell’aria ritenuti non sicuri.
«Non si tratta di una nuova sanzione contro la Russia», cerca di chiarire la commissaria per i Trasporti, Adina Valean, poiché periodicamente Bruxelles esamina le linee aree dei Paesi terzi e la loro conformità agli standard a dodici stelle, e dunque l’azione non sembrerebbe legata all’invasione in Ucraina e alla risposta comunitaria a tale aggressione. Tuttavia la decisione presa dal team Von der Leyen non è che una conseguenza delle restrizioni già decretate.
Vietando l’esportazione di tutta una serie di beni e merci, è impossibile rifornire l’industria russa di pezzi di ricambio. Questo rende impossibile a Aurora Airlines, Aviacompany, Izhavia, Rusjet, Air Yakutia, Uvt Aero, Siberia Airlines, Smartvia Airlines, Iraero, Ural Airlines, Alrosa, Nordstar, Rusline, Jsc Yamal, Skol, Utair, Pobeda, Rossiya Airlines soddisfare i requisiti di sicurezza. Una mannaia che si abbatte anche su Aeroflot.
L’Ue aveva già chiuso lo spazio aereo alle compagnie aeree russe, ma con la decisione di oggi le dichiara anche non sicure. Una situazione che dunque renderà impossibile ai vettori delle Federazione russa riprendere attività anche qualora e quando l’Unione europea dovesse riaprire il proprio spazio aereo.
Adina Valean, commissaria per i Trasporti, conferma di fatto come la decisione sia legata alle conseguenze dello stop commerciale bilaterale. «L’Agenzia federale russa per il trasporto aereo ha consentito alle compagnie aeree russe di far operare centinaia di aeromobili di proprietà straniera senza un certificato di aeronavigabilità valida». Senza pezzi di ricambio utili alla manutenzione ottenere un nullaosta diventa difficile, e allora l’Ue stringe ancora di più le maglie. E i proprio cieli.
(da la Stampa”)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
OGGI IL BERLUSCA CONFESSA DI ESSERE “PROFONDAMENTE DELUSO” DA PUTIN, E AMMETTE DI ESSERSI SBAGLIATO
Non gli risponde più al telefono, l’ingrato. E quell’unica volta in cui gliel’hanno
passato, lo ha liquidato con sbrigativa freddezza, come si fa con lo scocciatore di un call center che ti chiama mentre stai cenando.
Così oggi Berlusconi confessa di essere «profondamente deluso» da Vladimir Putin, e ammette di essersi sbagliato: «Mi era sempre parso un uomo di pace. Peccato».
Tra gli effetti collaterali dell'”operazione militare speciale” tocca dunque annoverare anche la fine di un’amicizia che sembrava di ferro, a chi ricorda i toni idilliaci dei tempi d’oro.
Quelli delle cene a tu per tu in riva al mare di Sochi. Delle nuotate nelle acque della Costa Smeralda. Delle passeggiate col colbacco nell’inverno russo. Quelli in cui i due si chiamavano «caro Silvio» e «caro Volodia», e ognuno diceva dell’altro le più belle cose. «Putin è un dono della Provvidenza».
«Berlusconi è uno dei più grandi politici europei del dopoguerra». «Vladimir è il più grande leader del mondo». «Sono tutti invidiosi di Silvio». In un crescendo di dichiarazioni di amicizia, di stima reciproca, di affetto sincero («Voglio bene a Vladimir come a un fratello ») culminate una sera a Mosca con la dichiarazione di Berlusconi: «Non siamo più fidanzati, ormai siamo sposati».
Tutto era cominciato con una telefonata. Era la mattina del 3 luglio 2001 e Putin chiamò per la prima volta Berlusconi, appena tornato a Palazzo Chigi. «Signor presidente, volevo congratularmi con lei…» esordì, rispettando il galateo dei potenti. Ma subito scattò qualcosa, perché Berlusconi richiamò, e l’altro pure, e poi ancora, al punto che dopo qualche settimana il ministro Giuliano Urbani rivelò che «la frequenza dei contatti tra Berlusconi e Putin è molto alta, decisamente molto alta».
Presto arrivò il tempo di incontrarsi. In autunno Berlusconi riservò a Putin la sua prima visita ufficiale all’estero, e la primavera seguente Silvio fu il primo leader occidentale a essere ricevuto nella villa di Sochi. Si piacevano. L’ex tenente colonnello del Kgb e l’ex pioniere della tv commerciale parlavano la stessa lingua, e non era quella della diplomazia.
Cominciarono a vedersi ogni due o tre mesi, prima senza i ministri intorno e poi senza neanche i consiglieri diplomatici. Tra i due divampò un’amicizia spettacolare. Quando Berlusconi arrivava a Mosca, Putin gli faceva trovare una limousine Zil lunga sei metri e mezzo, organizzava uno spettacolo di danza del ventre o uno spettacolo di cosacchi, lo portava ad assistere a bordo ring a una sfida di arti marziali tra russi e americani, lo sfidava a pesca nel Valdaj, poi senza preavviso si metteva al volante di una Mercedes e, rompendo il protocollo, lo portava a cena in riva al mare.
Berlusconi, naturalmente, non era da meno. Invitava il «caro Volodia» a Villa Certosa e gli faceva trovare Andrea Bocelli che cantava “Tu ca’ nun chiagne”, lo portava sul suo yacht “Principessa Vaivia” a fare il bagno nel mare color turchese, lo faceva salire accanto a lui sul caddy dei golfisti per mostrargli le 400 specie di cactus scelte da lui stesso una per una, faceva partire i fuochi d’artificio e gli faceva vedere il suo Milan che giocava la finale di Supercoppa contro il Porto.
Cercando di non farsi impressionare più di tanto dalla scorta con cui l’amico russo si era presentato in Costa Smeralda: l’incrociatore lanciamissili Moskva, il cacciatorpediniere Smetlivy e la nave d’appoggio Bubnov.
Era come se ognuno dei due cercasse di conquistare l’altro.
Poi, certo, c’era la politica e c’erano gli affari. Ancora ieri Berlusconi si vantava di aver organizzato quello che vent’ anni fa chiamava «lo sposalizio di Pratica di Mare» tra la Russia e la Nato, pomposo accordo che produsse solo tre esercitazioni navali congiunte di search-and-rescue, innocue operazioni di salvataggio.
Ma sorvola sulla sua firma sotto l’accordo Italia-Russia per il raddoppio del gasdotto South Stream che avrebbe dovuto aggirare l’Ucraina, suscitando i sospetti che l’ambasciatore Usa a Roma comunicò a Washington in uno dei cablo cifrati svelati da Wikileaks: «Le strette relazioni personali (e, qualcuno sospetta, anche finanziarie) tra Berlusconi e Putin hanno portato il primo a sostenere senza riserve qualsiasi iniziativa del Cremlino».
Degli affari non è mai stata trovata nessuna prova, mentre l’amicizia sembrava inscalfibile. Il 7 ottobre di ogni anno, fino al 2019, Berlusconi andava a Sochi per il compleanno del presidente russo. E puntualmente il 31 dicembre scorso i due si erano sentiti per gli auguri di buon anno, ma anche – fece sapere l’ex Cavaliere – «per un confronto sui principali dossier di politica internazionale ».
Non sapeva che sarebbe stata la sua ultima telefonata con il «caro Volodia».
(da la Repubblica)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
“MARINE LE PEN È LA NEGAZIONE DELL’IDENTITÀ FRANCESE“
Non vuole ammettere di essere rassicurato dai risultati di questo primo turno, che indicano uno scarto tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen più ampio di quello che era stato previsto dai sondaggi dei giorni precedenti
Jacques Attali vuole mettere le mani avanti, quasi scaramantico: «Tutto si giocherà fra due settimane». Ma al tempo stesso sorride e aggiunge: «È chiaro che il presidente attuale ha la possibilità di vincere. E, se si guarda ai risultati nel loro complesso, i francesi hanno detto che vogliono più protezione e giustizia sociali, ma non la Frexit, l’uscita dall’Unione europea, né il sostegno a Vladimir Putin, né una negazione dei diritti umani, che sono tutte aspirazioni solo del 30% dell’elettorato, quello di Le Pen e di Eric Zemmour».
Economista e pensatore, 78 anni, Attali iniziò a parlare all’orecchio di François Mitterrand e lo ha fatto anche per altri presidenti successivi, compreso oggi Macron.
Per lei Le Pen e Zemmour sono la stessa cosa?
«Hanno il medesimo programma, solo utilizzano in certi casi un vocabolario diverso. E poi lei adesso dice che non vuole più uscire dall’Ue, ma al tempo stesso afferma che il diritto nazionale primeggerà su quello europeo. Tutto questo equivale a un abbandono dell’Unione. Le Pen è la negazione dell’identità francese. Ma la sua politica sembra minoritaria, perché si può dire che il 70% dei francesi al primo turno ha votato contro di lei.
Tutti gli altri candidati, a parte Zemmour, e anche Mélenchon che non vuole che nessun voto vada all’estrema destra, sembrano appoggiare Macron.
Anche la leader della destra Valérie Pécresse voterà per Macron, la socialista Anne Hidalgo, il verde Yannick Jadot, il comunista Fabien Roussel. Spero che tutto questo serva a qualcosa».
Quindi, è davvero rassicurato rispetto all’esito del ballottaggio?
«No, perché bisogna vedere cosa succederà in questi 15 giorni e anche quello che avverrà in Ucraina e in Europa.
Nei giorni scorsi Macron è apparso particolarmente aggressivo nei confronti della rivale. Ha tacciato di “razzismo” il suo programma e ha rispolverato la vecchia accusa di antisemitismo per i Le Pen. Cosa ne pensa?
«Lei è chiaramente xenofoba, perché la sua politica riguardo agli stranieri è estrema. E sull’antisemitismo riesce a nascondere bene le cose Globalmente ha solo la fortuna di essersi ritrovata accanto qualcuno come Éric Zemmour, che l’ha fatta sembrare meno di estrema destra».
Ma Macron negli ultimi cinque anni quali errori ha fatto?
«Spero che vinca al ballottaggio. Non sarò io a criticarlo. Non è il momento».
E la campagna elettorale com’ è stata finora?
«Non c’è stata una vera campagna e per colpa di tutti, ma anche per l’attualità. Si è parlato di altro. Spero che in queste due settimane la musica cambierà».
Mélenchon ha realizzato una buona performance, la sinistra nel suo complesso mantiene un certo bacino elettorale
«Questo voto è chiaro. I francesi vogliono qualcosa di più a sinistra di Macron e il rispetto dei valori della Francia. In ogni caso, dal punto di vista europeo, secondo me gli italiani non devono preoccuparsi».
Macron vuole superare il divario tra destra e sinistra. Lei cosa ne pensa?
«Da un certo punto di vista lui è una sorta di extraterrestre della politica, perché è al tempo stesso di sinistra e di destra. Io ora lo sostengo ma resto di sinistra. e sarà rieletto, riprenderò il mio posto con gli altri intellettuali nello schieramento della gauche e nelle sue battaglie. Io ne sono convinto: in Francia la sinistra risorgerà, tanto, più che Mélenchon dovrebbe abbandonare la scena politica e lascerà spazio a una nuova generazione».
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL GIOVANE PILOTA RUSSO CORREVA PER L’ITALIA
Al termine della prima tappa del Campionato europeo di Karting nella città di
Portimão, in Portogallo, il giovane pilota vincitore, il russo Artyom Severyukhin, ha sconvolto tutti con un gesto inaspettato.
Sul gradino più alto del podio, sotto la bandiera italiana – che lo rappresenta in conseguenza delle sanzioni imposte alla Russia dalla Fia – si è battuto due volte il petto per poi fare il saluto nazista, prima di lasciarsi scappare una risata.
In molti hanno chiesto alla Federazione una sua squalifica per il gesto vergognoso, cosa successa ad esempio ad altri atleti russi – soprattutto nella ginnastica – che avevano esibito sul podio oppure in gara la “Z” simbolo di supporto all’invasione dell’Ucraina.
Altri hanno fatto notare l’assurdità del discorso sulla “denazificazione” dell’Ucraina mentre i metodi e la simbologia adottati dal Cremlino ricordano proprio quelli di Hitler.
Gesto fatto mentre risuonava l’inno di Mameli perché Severyukhin corre con licenza italiana, viste le sanzioni imposte dalla FIA alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. La madre del ragazzo ha provato a giustificarlo: “Mio figlio stava soltanto rivolgendo il suo cuore al team, in segno d’affetto alla squadra che lo ha fatto vincere”. Spiegazione che però non ha convinto gli svedesi di Ward Racing, che hanno deciso di licenziare Severyukhin: “Ci vergogniamo profondamente per il suo comportamento – scive in una nota il team – le sue sono state azioni a titolo personale. Abbiamo deciso di porre termine al suo contratto, non ritenendo più possibile continuare la cooperazione con Severyukhin”.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
“FARO’ GLI ESAMI A DISTANZA“
Era appena entrato a Cambridge ma la guerra in Ucraina ha cambiato i suoi piani. Così Nikolai Nizalov, matricola della famosissima università inglese, ha deciso di tornare nel suo Paese per unirsi a un plotone di nove volontari.
Lavorerà principalmente come medico, senza però rinunciare agli studi: il 19enne ha raccontato che continuerà a seguire le lezioni e sosterrà anche gli esami quando il semestre ricomincerà il prossimo mese. Nikolai, da nove anni ormai residente in Gran Bretagna, ha promesso di rimanere in Ucraina «finché non vinceremo la guerra».
La scelta di andare al fronte
Il gruppo di volontari ai quali si è unito è giovanissimo: hanno tutti massimo trent’anni e solo alcuni di loro hanno esperienza militare. Si sposteranno verso Kiev la prossima settimana e lì riceverà un fucile per difendersi, nonostante sia inesperto in quanto a combattimenti.
«Ma ho portato con me le lezioni da seguire e cercherò di stare al passo nel poco tempo libero che avrò – ha raccontato -. Potrei sostenere un esame a distanza a maggio. Dovrei tornare a ottobre per il secondo anno ma la verità è che ho intenzione di restare qui finché non vinceremo. Perché anche se non dovessi ottenere un ottimo voto quest’anno, potrò richiedere un permesso speciale per entrare nel secondo anno».
In Inghilterra stava vivendo la vita normale che si era guadagnato grazie ai suoi studi, ma l’invasione della Russia nella sua terra ha completamente cambiato le carte in tavola. «Quando ero a Cambridge era strano perché il mio Paese era in guerra e lì le persone continuavano le loro vite normali. Ho amici in prima linea e non sarei in grado di guardarli negli occhi se non li aiutassi in qualche modo. In Ucraina siamo tutti uniti e mi sento molto più in pace adesso».
Una scelta che ovviamente ha trovato in disaccordo i genitori: «Non volevano che andassi, ma hanno capito le mie ragioni. E poi non ho dato loro molta scelta».
Nikolai, originario di Mykolaiv, nell’Ucraina meridionale, vive attualmente a casa di un amico nella città occidentale di Lviv in attesa dello spostamento verso Kiev.
Per prepararsi ha raccontato di aver seguito un corso intensivo di medicina e ha previsto anche di usare un drone che lascerà rifornimenti umanitari (compresi i farmaci) a tutti coloro che non possono essere raggiunti a causa dei convogli russi.
E ha dato vita a una raccolta su un conto PayPal, sul quale ha già raccolto abbastanza aiuti per acquistare due veicoli 4×4 che aiuteranno il plotone di volontari a muoversi.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
PRINCIPIO DI INCENDIO A VILLA PONTELLO
Indagini dei carabinieri per individuare i responsabili del lancio di una molotov
che domenica sera a Castiglioncello (Livorno) ha causato un principio di incendio, con annerimento del portone di ingresso, a Villa Pontello, proprietà di una coppia di russi.
Il proprietario è un costruttore edile russo, 39enne, che ha ristrutturato la villa di Castiglioncello (Livorno), e che risiede saltuariamente in Italia con la moglie nei periodi di vacanza.
Sul motivo del gesto, al momento gli investigatori tengono aperte tutte le ipotesi senza escludere un gesto emulativo di atti simili già avvenuti in Italia contro proprietà di cittadini della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Inoltre, secondo quanto si apprende la coppia non è in Italia e ieri sera a chiamare i vigili del fuoco e i carabinieri sono stati i vicini allarmati dalla fiammata provocata dal lancio della bottiglia incendiaria.
L’imprenditore russo, secondo quanto emerge, avrebbe diversi interessi nel nostro Paese, nel settore edilizio e immobiliare. Sempre a Castiglioncello sarebbe proprietario di un’altra villa da ristrutturare.
La villa porta il nome dei Pontello, famiglia di imprenditori edili di Firenze che furono proprietari della Fiorentina negli anni ’80 e ’90. I Pontello a inizio anni 2000 venderono la villa a un professionista di Firenze, quindi circa otto anni fa ci fu una nuova vendita, stavolta al costruttore russo che ne è attuale proprietario. Secondo le cronache dell’epoca fu pagata 7 mln di euro. Villa Pontello confina con Villa Godilonda, residenza marina che fu di Gabriele D’Annunzio.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL FOTOGRAFO DELL’AP RACCONTA LA STORIA
Il piccolo Wlad ha solamente dieci anni ed è stato costretto a piangere la propria madre per colpa della guerra. L’immagine del bambino di 10 anni che veglia sulla tomba della mamma è diventata una delle tante fotografie simbolo di quel che è successo a Bucha nel mese di marzo.
Ma dietro a quello scatto c’è una storia fatta di un passato felice, di un presente doloroso e di un futuro incerto.
La storia di questa immagine è stata raccontata dal fotografo dell’Associated Press, Rodrigo Abd, che ha immortalato il piccolo davanti a quella tomba nel sobborgo simbolo del massacro di innocenti civili ucraini
“Questo è un quartiere di Bucha, vicino alla strada dove sono passati i carri armati e ci sono stati i combattimenti più forti. Questo è Wlad, ha dieci anni e la tomba dietro di lui – vedete il suo sguardo, lui sta guardando i giornalisti che erano lì a documentare – è la tomba di Marina, 33 anni. Sua mamma. Wlad ha due fratelli e fortunatamente il loro papà è ancora in vita e sto cercando di ricostruire la loro storia”.
Il fotoreporter dell’Associated Press ha spiegato che, dopo lo scatto, ha iniziato a informarsi sulla storia di questa famiglia. Una delle tante devastate dalla guerra in Ucraina e dal massacro di civili di Bucha, quel sobborgo alle porte di Kyiv teatro di una delle scene più orribili di questo conflitto e di questa invasione militare.
“I giochi di Wlad sono in mezzo a tutte queste macerie, solo per ricordarci che la vita prosegue in questa convivenza tra la guerra e la vita. E Wlad è un bambino che sta giocando con i suoi amichetti proprio lì, come fanno tutti i bambini. Ma allo stesso tempo la sua famiglia e la società civile è stata completamente distrutta, sventrata. Ha perso la mamma e anche altre persone che vivono lì hanno perso altri membri della loro famiglia. Altri sono scappati. È davvero un disastro sociale che durerà per diverso tempo ancora”.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
PRIMA SI OPPONE ALL’INVIO DI ARMI ALLA RESISTENZA UCRAINA (PROPRIO LORO!) CON ARGOMENTAZIONI FILO-RUSSE, POI PROVA A USCIRE DALL’IMPASSE CON IL MANIFESTO UFFICIALE PER IL 25 APRILE: “L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA”
La domanda che divide gli antifascisti – in queste settimane di aggressione russa
all’Ucraina – è: l’Anpi, ossia l’associazione nazionale partigiani, eredità di chi ha combattuto la resistenza, perché oggi non sostiene la resistenza ucraina, ossia di un popolo che sta subendo l’occupazione russa e scende in piazza per contestare l’invasore?
Perché l’associazione che ha per riferimento “Bella ciao”, nel quale si parla di chi ha trovato l’invasore e si è ribellato, oggi ha una posizione contraria a sostenere militarmente l’Ucraina mentre i partigiani combatterono anche perché le armi fatte arrivare loro dagli Alleti?
«Il disegno è stato realizzato da Alice Milani, illustratrice e fumettista, che ringraziamo di cuore anche da qui», si legge sul profilo Facebook dell’Associazione, finita in diverse occasioni al centro delle polemiche per la posizione assunta sul conflitto in Ucraina.
Nel manifesto si vedono alcuni partigiani, in cerchio con diversi ragazzi e bambini, ed al centro la scritta «L’Italia ripudia la guerra»
Ovviamente un manifesto del genere non poteva che rinfocolare le polemiche. Che puntuali sono arrivate con le accuse verso l’Anpi di aver assunto una posizione lontana dalla storia stessa dell’Associazione.
E infatti è stata una pioggia di criticheù
’unica cosa che vi rappresenta perfettamente in codesto cazzo di disegnino sono le bandiere ungheresi al davanzale del palazzo.
Orban e l’anpi sono la stessa roba ormai.
Le persone che hanno creato l’ANPI, la guerra l’hanno fatta, per combattere i nazisti.
Se fossero stati tutti come voi, ora parleremmo tutti tedesco.
Estrapolare una frase dal suo contesto è poco corretto. La mia famiglia mi ha insegnato i valori della Resistenza, voi mi confondete.
Niente, scollati dalla realtà e dalla storie che rappresentate. Non c’è pace se c’è un aggressore, mi sembra di capire che sia un problema di dirigenza, va seriamente messa in discussione
La ripudia come strumento di offesa, insomma non possiamo fare i Vladimir Putin della situazione e invadere uno Stato Sovrano per risolvere le varie controversie con gli altri Stati. Ma è consentita la difesa, altrimenti non ci sarebbe nemmeno un esercito.
Io sono rimasto amareggiato dalle vostre posizion
Eppure il rimprovero dolce della Segre non è servito, il richiamo di Smuraglia ex partigiano non è servito, il cazziatone di Flores D’Arcais nemmeno
Il 25 Aprile lo festeggierò senza più ascoltare le vostre vuote parole
Non siamo arrivati alla Liberazione del 25 Aprile con la pace ma con la RESISTENZA.
Anpi,ti sei distratta: la Russia ha invaso un paese confinante,libero ed autonomo e sta massacrando e torturando i civili. Ti ricordi la resistenza?I partigiani (quelli veri,non quelli da operetta come voi) si sono fatti ammazzare per la libertà. E voi ve ne uscite con le minchiate
(da agenzie)
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