Aprile 10th, 2022 Riccardo Fucile
VALGONO IL 42% DEL PIL NAZIONALE UCRAINO
L’obiettivo dichiarato dal presidente russo Vladimir Putin è di liberare la regione ucraina del Donbass per «denazificarla» e per proteggere la popolazione russofona. Meno dichiarati sono gli interessi inevitabilmente forti di carattere economico, considerato quanto siano strategiche le risorse di cui dispone il Donbass.
Si tratta di un’area dell’Ucraina orientale suddivisa nei territori del Donetsk, la città principale, del Dnipropetrovsk e del Lugansk.
Il governatore di quest’ultima ha confermato che ormai l’attacco finale nel Donbass è imminente, convinto che la vera priorità del presidente russo è prendere il controllo delle abbondanti risorse minerarie della regione.
Il Donbass, infatti, è una delle regioni dell’Ucraina più ricche per riserve di carbone, gas e petrolio. I combustili fossili sono al centro dell’interesse russo, solo nel Donbass vi sono 100 miliardi di tonnellate di carbone, 135 milioni di tonnellate di petrolio e 1,1 trilioni di metri cubi di riserve di gas naturale. Ma non solo.
Ha ingenti riserve di metalli e terre rare, essenziali per l’industria del tech considerato che vengono utilizzati nei dispositivi tecnologici, come cellulari, fotocamere e computer, ma anche negli aerei da combattimento.
Sono riserve che non sono state ancora sfruttate del tutto dal paese, ma giocheranno un ruolo centrale nell’economia del futuro.
Attualmente è la Cina ad avere gran parte di queste riserve, seguita dagli Stati Uniti. I depositi minerari in Ucraina fruttano 7,5 trilioni di dollari grazie alle estrazioni minerarie dei depositi attivi. Sono 8 mila quelli già testati e circa la metà è in fase di estrazione.
Ma l’Ucraina ha potenzialmente 20 mila depositi. Il 42 per cento del pil dello stato è ricavato solo dalle risorse minerarie. La conquista del Donbass giocherebbe un ruolo economico centrale per Putin perché peserebbe anche sull’Europa. Anche per questo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha intenzione di cedere la regione.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2022 Riccardo Fucile
IL VESCOVO: “HANNO PRESO TUTTO QUELLO CHE POSSONO RIVENDERE“
«È un miracolo se chi era ospitato in seminario sia ancora vivo» racconta il vescovo di
Kiev che ha mostrato le immagini del saccheggio nel seminario dopo il passaggio dei soldati russi
Nei saccheggi commessi dai soldati russi durante la ritirata dalla regione di Kiev non è stato risparmiato neanche il seminario cattolico di Vorzel, vicino la capitale ucraina. Qui, racconta il vescovo di Kiev Vitaliy Kryvytskyi, i russi hanno rubato qualsiasi cosa capitasse a tiro, compreso un calice commemorativo che papa Giovanni Paolo II aveva usato durante la messa del 2001, in occasione della sua visita in Ucraina: «I predoni – così il vescovo chiama i soldati russi – hanno aperto i cancelli per entrare nel seminario. Hanno tirato fuori ciò che può essere venduto: condizionatori d’aria, lavatrici, computer, router, attrezzature da cucina, fino alle vecchie scarpe da ginnastica del rettore. Sono stati trafugati anche alcuni oggetti liturgici».
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2022 Riccardo Fucile
COSI’ L’ALLARME DA REGNO UNITO E USA HANNO RICOMPATTATO LA NATO
La Bbc ha pubblicato una lunga ricostruzione di tutte le mosse seguite dall’intelligence britannica e da quella statunitense per cercare di disinnescare l’invasione organizzata dalla Russia in Ucraina.
In questo reportage, diffuso sul portale della testata britannica, si legge prima di tutto che gli obiettivi di Mosca fossero noti da tempo. Una fonte legata ai servizi segreti occidentali ha spiegato: «In estate, abbiamo visto un piccolo gruppo di alti funzionari russi che pianificavano un’invasione su vasta scala».
Una prova che questa invasione su larga scala fosse tutt’altro che imprevista è stata anche la pubblicazione sul Washington Post di un articolo dettagliato in cui venivano forniti tutti i particolari su un operazione militare in Ucraina che avrebbe coinvolto 175.000 soldati dell’esercito russo.
Nell’articolo, firmato da Shane Harris e Paul Sonne, venivano riportate anche fotografie satellitari in cui si mostravano i movimenti delle truppe di Mosca ai confini con l’Ucraina. Un accumulo di uomini e mezzi che il Cremlino ha sempre giustificato come parte di un’esercitazione.
Partendo da questo articolo del Washington Post, Gordon Corera della Bbc ha ricostruito tutta la strategia seguita dai servizi segreti. In questa occasione l’intelligence ha scelto di diffondere apertamente attraverso la stampa o tramite fonti governative delle informazioni classificate.
Una strategia utilizzata per spingere i governi occidentali a prendere posizione contro la Russia. Un funzionario dei servizi segreti intervistato da Corera spiega che non aveva mai visto nulla di simile in tutta la sua carriera: un giorno del materiale altamente classificato era sulla sua scrivania, il giorno dopo era finito in pasto ai giornali.
Questa tattica di comunicazione non ha impedito a Mosca di procedere con l’invasione ma ha aiutato a far saltare alcune strategie già decise dal Cremlino, a partire dal tentativo di creare degli attacchi false flag per generare un pretesto con cui invadere l’Ucraina.
Secondo Corera la nuova strategia di comunicazione sarebbe stata organizzata dall’intelligence di Regno Unito e Stati Uniti: «La raccolta e l’analisi dei dati era un compito congiunto degli Stati Uniti e del Regno Unito. L’origine esatta dell’intelligence rimane segreta, ma i funzionari affermano di averla ottenuta da diverse fonti. Alcuni mesi prima i servizi avevano lanciato l’allarme e cercato di fermare la guerra, la cui portata era stata più volte confermata». Dalla ricostruzione della Bbc si legge che l’effetto più importante della diffusione di tutti piani di Mosca è stato quello di consentire ai Paesi dell’Occidente di fornire una risposta unita e decisa all’inizio dell’invasione.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2022 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL CONSIGLIERE DEL SINDACO
Quella in corso a Mariupol da parte dell’esercito russo è una: «operazione di pulizia tra i
civili» ha denunciato il consigliere del sindaco della città portuale ucraina sotto assedio ormai da giorn
Su Telegram Petr Andryushchenko, citato dall’agenzia ucraina Unian, racconta che le truppe russe hanno organizzato in tutta la città diversi posti di blocco: «per cercare nazisti».
Secondo Andryushchenko, in realtà per i russi: «è nazista chiunque ama la sua Ucraina e non si è sottomesso a loro. Nel processo di pulizia, gli occupanti non esistano a uccide civili proprio per strada, per poi scattare foto, vantandosi della “vittoria”».
Come riporta l’agenzia Unian, Andryushchenko intende per ciò che chiama «pulizia» anche la rimozione dei cadaveri dei civili per le strade, in modo da non lasciarne traccia.
Ma i segnali nel corso delle ore starebbero arrivando anche alle autorità ucraine: «Ieri abbiamo ricevuto la prima foto – ha aggiunto Andryushchenko – che conferma l’accumulo di massa dei cadaveri nel distretto di Sadkiv e Kamliuski».
In più il consigliere del sindaco denuncia che sono in corso anche le deportazioni di uomini sotto intimidazioni, mentre sulla città gli attacchi si stanno facendo sempre più intensi. Oggi 10 aprile, lo stato maggiore delle forze armate ucraine ha confermato che i russi stanno assaltando Mariupol con attacchi aerei, nel tentativo di conquistare il centro.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2022 Riccardo Fucile
LA COREOGRAFIA CON IL CRIMINALE IMPICCATO
Putin ‘impiccato’, con un cappio al collo. È questa la raffigurazione comparsa nel corso della partita fra Lech Poznan e Legia Varsavia, match del campionato polacco, dove i tifosi del Legia hanno esposto uno striscione che ritrae il presidente russo con un cappio al collo e con indosso la maglia dello Spartak Mosca, club russo storicamente gemellato con il Lech Poznan.
Lo scatto, molto forte, ha fatto il giro del mondo ed è presto diventato virale.
L’intento dei tifosi del Legia era chiaramente quello di condannare sia l’invasione russa dell’Ucraina che criticare il legame degli ultras rivali con quelli della squadra moscovita, gestito da due oligarchi molto vicini al potere politico russo, Vagit Alekperov e Leonid Fedun.
Non è la prima volta che allo stadio vediamo striscioni di questo tipo. In Italia viene spontaneo il collegamento con il vergognoso striscione degli ultras del Verona, che indicava le coordinate di Napoli per i missili del conflitto tra Russia e Ucraina.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
“ERAVAMO OTTANTA E SIAMO RIMASTI IN DIECI. DA DUE SETTIMANE VIVO SOTTOTERRA. HO PAURA DI OGNI RUMORE”
Ho letto una cronaca molto bella. Si racconta di un soldato russo, intercettato mentre è
al telefono con la fidanzata. È addetto al carico 200 (i morti) e al carico 300 (i feriti). Eravamo ottanta e siamo rimasti in tredici, dice.
Da giorni non faccio altro che caricare cadaveri. Da due settimane vivo sottoterra. Ho paura di ogni rumore. Quando torno, se torno, dovrei chiedere di andare a lavorare al camposanto, ormai sono abituato e almeno lì c’è silenzio. A Capodanno non voglio sentire neanche i fuochi d’artificio, mi chiuderò in cantina.
Ogni tanto bisogna mettersi dall’altra parte. Anche più spesso di ogni tanto.
Bisogna pensare a Emilio Lussu che sull’Altopiano di Asiago, in un’alba della Prima guerra mondiale, striscia verso le trincee nemiche. Da un punto riesce a vedere gli austriaci. Si fanno la barba guardandosi in uno specchietto. Bevono il caffè. Una vita sconosciuta si mostrava ai nostri occhi, scrive. La barba, il caffè, la normalità quotidiana, non il mostruoso nemico. Lussu sente disagio. Un ufficiale austriaco è in piedi, esposto. Lussu prende la mira, sente la pressione del polpastrello sul grilletto, è un colpo facile, lo colpirei cento volte su cento, scrive.
L’ufficiale si accende una sigaretta. Anche a Lussu viene voglia di una sigaretta. La pressione sul grilletto si allenta. Avevo di fronte un uomo, scrive. Un uomo che come lui alla mattina si fa la barba, beve il caffè e fuma una sigaretta. Lussu non spara, torna indietro. E un uomo che vive sottoterra, ha paura di ogni rumore e sogna il silenzio di una cantina o di un camposanto, è un uomo che spero possa tornare a casa.
(da La Stampa)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
LA MATTINA DOPO LA STRAGE OPERA DEI RUSSI PROGRAMMATA
Il bombardamento della stazione ferroviaria di Kramatorsk è avvenuto la mattina dell’8 aprile 2022 intorno alle 10 del mattino (ore italiane), causando una cinquantina di vittime e circa un centinaio di feriti.
In un messaggio Telegram tutt’oggi presente nel canale filorusso @notes_veterans (ZАПИСКИ VЕТЕРАНА), l’admin invitava i cittadini in fuga da Slavyansk e Kramatorsk a non lasciare le città utilizzando le ferrovie: «Гражданам эвакуирующимся сейчас из Славянска, Краматорска и близ лежащих населённых пунктов советую покидать города не на жд транспорте».
Cosa c’è che non va? Il messaggio era stato pubblicato la sera prima del bombardamento, il 7 aprile 2022 alle 22:09 (ora italiana).
Lo stesso giorno del bombardamento, intorno alle 10:15, l’admin del canale condivide il messaggio della sera prima invitando nuovamente i cittadini a non utilizzare le ferrovie per l’evacuazione: «Ещё раз хочу повторить. Избегайте эвакуации жд транспортом».
Un secondo punto oscuro riguarda la cancellazione dei messaggi Telegram del canale di Dmitry Steshin, giornalista russo vicino al Cremlino, dove rivendicava il bombardamento all’esercito russo, celebrandolo in quanto pensava che fossero state colpite le forze armate ucraine.
La rimozione del post, a quanto si apprende dalle tempistiche, è avvenuto dopo la notizia dell’uccisione dei civili in fuga dalla regione.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
LE ATROCITA’ RUSSE RACCONTATE DAI SUPERSTITI DI BUCHA
Da quando Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio scorso sono state raccolte
diverse prove che dimostrerebbero che sono stati commessi crimini di guerra.
Le truppe russe hanno demolito la città portuale di Mariupol e hanno aperto il fuoco indiscriminatamente contro i quartieri residenziali di Kharkiv.
Hanno rapito e violentato donne, saccheggiato negozi e case e hanno ammazzato civili. Proprio come a Bucha, dove oggi è stato reso noto che il bilancio dei morti ha superato quota 300, tra cui anche 10 bambini.
I giornalisti del quotidiano tedesco Spiegel sono andati proprio a Bucha, dove hanno ascoltato dai testimoni le atrocità commesse nella cittadina a Nord di Kiev dai soldati russi.
Tra le prime ad essere intervistate per l’articolo pubblicato in versione inglese c’è Irina Gavrilyuk, 42 anni, che è riuscita a tornare a casa in via Ivan Franko dopo che le truppe di Putin hanno lasciato la zona lo scorso 1 aprile.
Era fuggita verso Ovest attraverso il fiume Irpin il 5 marzo. Ma nel cortile, quando è rientrata, ha trovato i cadaveri di tre uomini uccisi a colpi di arma da fuoco: si tratta del marito della donna, Sergei, del fratello, Roman, e di un terzo di cui non conosce l’identità.
Anche i suoi cani sono stati ammazzati, a riprova, ha affermato, dei crimini che sono stati messi in atto dai russi. Irina non sa perché suo marito e suo fratello siano stati uccisi. I vicini le hanno detto che il terzo uomo presente nel cortile era stato colpito dai russi perché si era avventurato in strada mentre cercava una migliore ricezione per il cellulare.
Gli occupanti erano diffidenti nei confronti di chi parlava al telefono, “era un’arma potenzialmente letale per loro”, racconta un altro sopravvissuto, perché temevano che in questo modo si potessero passare le coordinate per un attacco di artiglieria. Qualsiasi uomo di età inferiore ai 60 anni rischiava di essere fucilato.
Proprio all’inizio di via Franko, raccontano i giornalisti del quotidiano tedesco, c’è ancora un mucchio di sei corpi carbonizzati. Ma quella di Irina non è l’unica testimonianza del genere. Quasi tutti gli abitanti di Bucha possono ricordare minacce e soprusi subiti da parte dei russi.
Da far venire i brividi è il racconto di Tatyana, una commessa che si era rifugiata in uno scantinato insieme ad altre persone. “Vuoi morire subito o lentamente?”, le ha chiesto un soldato, il cui blindato era stato colpito dalle forze ucraine.
Sospettavano che un residente avesse fatto scoprire la loro posizione. “Mi ha detto: se vuoi morire in fretta allora tirerò fuori questo spillo dalla bomba a mano e lo getterò in cantina e in 15 secondi non esisterai più. Morire lentamente significa che ti colpisco con un colpo al ginocchio. Ma io gli ho risposto che volevo vivere, che non ne sapevo nulla”, ha detto Tatyana.
(da Fanpage)
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Aprile 9th, 2022 Riccardo Fucile
QUELLI CHE HANNO SCAVATO LE TRINCEE VICINO ALLA CENTRALE NUCLEARE SONO TUTTI CONTAMINATI E MORIRANNO
I soldati russi che hanno scavato le trincee vicino alla centrale nucleare di Chernobyl hanno non più di un anno di vita a causa delle radiazioni a cui sono stati esposti.
Lo ha detto il ministro dell’Energia ucraino, German Galushchenko, secondo quanto riferisce su Twitter il ministero della Difesa di Kiev.
“Ogni soldato russo porterà a casa un pezzo di Chernobyl. Vivo o morto”, ha aggiunto Galushchenko. L’esercito di Putin aveva preso il controllo dell’ex centrale nucleare, teatro del disastroso incidente del 1986, lo scorso 24 febbraio, poi il 31 marzo il Pentagono aveva annunciato che le truppe russe si stavano ritirando dall’area mentre media bielorussi avevano reso noto che molti di quei soldati sarebbero stati ricoverati con sindrome da radiazione in un centro specializzato a Gomel.
Il ministro ucraino ha confermato anche che i soldati russi avevano scavato trincee nella cosiddetta Foresta rossa, influenzando i livelli di radiazioni.
“È davvero incredibile anche pensare a cosa potrebbe accadere”, ha aggiunto Galushchenko. Un video girato con un drone e pubblicato dall’esercito ucraino aveva infatti mostrato una serie di posizioni militari russe abbandonate in un’area altamente radioattiva nella zona di esclusione che si trova vicino alla centrale nucleare. Poche ore dopo Energoatom, l’operatore statale delle centrali ucraine, ha diffuso un comunicato in cui affermava che non era chiaro cosa stessero facendo le truppe russe, che non indossavano dispositivi di protezione dalle radiazioni.
A confermare quanto la situazione sia pericolosa è anche la CNN, che ha avuto accesso alla centrale. Secondo i funzionari ucraini intervistati dall’emittente a stelle e strisce, l’aumento dei livelli di radiazioni segnalato nella stanza in cui i soldati russi vivevano durante l’occupazione della centrale nucleare è dovuto alle piccole particelle e alle polvere che hanno portato dentro l’edificio.
“Sono andati nella Foresta Rossa e hanno portato dentro il materiale attraverso le loro scarpe”, ha detto il soldato ucraino Ihor Ugolkov. “Nelle altre aree le radiazioni sono sotto controllo, ma qui aumentano perché loro vivevano in questa area”, ha aggiunto. Gli stessi funzionari hanno spiegato che i livelli nella stanza sono solo leggermente superiori a quelle presenti in natura: un contatto singolo non è pericoloso, ma l’esposizione mette a rischio la salute. “Sono andati ovunque, hanno anche portato della polvere radioattiva sui loro corpi”, quando se ne sono andati, sostiene Ugolkov.
(da Fanpage)
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