Aprile 8th, 2022 Riccardo Fucile
UN 38% DI INTERVISTATI NON PRENDE POSIZIONE (FRANCIA O SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA)… IL 32% E’ CONTRARIO ALLE SANZIONI … UNA SOLUZIONE PER I FAN DI PUTIN: TRENI SPECIALI PER MOSCA CON BIGLIETTO DI SOLA ANDATA E FUORI DAI COGLIONI
«L’Italia è a fianco dell’Ucraina», ha ripetuto più volte il premier Mario Draghi. Di certo lo
è il governo, al netto dei mal di pancia di Matteo Salvini. Ma, a quanto pare, non lo sono tutti i cittadini.
Secondo l’ultimo monitoraggio del “sentiment” della nostra opinione pubblica curato da Ipsos, solo sei italiani su dieci (57%) dicono apertamente di stare con l’Ucraina, mentre c’è un 5% che non si fa problemi ad ammettere di parteggiare per la Russia.
In mezzo troviamo un 38% di intervistati che non prende posizione, scegliendo l’equidistanza tra gli aggressori e gli aggrediti: «Esiste la percezione che i filorussi siano molti di più», spiegano i ricercatori dell’Ipsos. Non tutti hanno voglia di dichiararsi ammiratori di Putin, ma lo lasciano intendere
Un italiano su tre, ad esempio, sostiene che Mosca abbia ragione a sentirsi minacciata dall’allargamento della Nato, anche se quasi tutti ritengono comunque ingiustificata l’invasione dell’Ucraina, a parte un 6% completamente allineato sulle mosse del Cremlino.
In un quadro di questo tipo, non sorprende che solo la metà del campione si dica favorevole a mantenere le sanzioni nei confronti della Russia, anche a fronte di un aumento dei prezzi: un terzo (32%) è, invece, poco o per niente d’accordo, un’opinione in crescita rispetto alle prime settimane di guerra.
La volontà che prevale è quella di cercare di restarne fuori, il più possibile.
Metà degli italiani (48%) preferirebbe evitare qualsiasi coinvolgimento nel conflitto, astenendosi anche dall’inviare armi all’Ucraina, un’azione sostenuta solo dal 29% degli intervistati.
Se per uno su quattro (28%) il governo fa bene a insistere con le sanzioni, c’è una percentuale analoga che chiede di scegliere la neutralità: il nostro Paese dovrebbe ritirare le sanzioni e proporsi come mediatore, anche a costo di creare contrasti con gli Stati Uniti e gli alleati europei.
A proposito, sul fronte diplomatico è la Francia di Macron a emergere come l’attore internazionale che più sta contribuendo alla ricerca di una soluzione al conflitto. Seguita dalla stessa Unione europea, dal Vaticano e da Israele.
L’avvio dei negoziati ha ridotto i timori di un allargamento della guerra su scala globale: per oltre il 50% resterà una questione tra Russia e Ucraina o, al massimo, si estenderà ad altri Paesi dell’Est Europa. Allo stesso modo, per il 45% è poco o per niente probabile il ricorso ad armi nucleari.
Tuttavia, l’85% degli italiani resta molto o abbastanza preoccupato delle conseguenze di questo conflitto. In particolare di quelle economiche, sia per la propria famiglia che per il Paese in generale: rincari di beni e servizi, rischi per i risparmi, peggioramento dei conti pubblici, rallentamento dell’export e della produzione industriale.
Ma è in aumento, fino al 30%, anche il timore di un coinvolgimento diretto dell’Italia nelle operazioni militari. Decisiva, poi, per farsi un’opinione circostanziata, è l’offerta di informazione garantita dai media italiani, che solo tre intervistati su dieci giudicano neutrale e oggettiva. Per il 37% del campione, invece, è troppo sbilanciata a favore dell’Ucraina e del presidente Zelensky. In generale, il 28% si considera poco o per nulla informato, confuso rispetto allo scenario bellico, mentre il 42% si ritiene informato solo in parte.
Un terzo degli italiani ritiene che le nostre aziende debbano prendere una posizione pubblica sul conflitto, mentre un 43% auspica che restino distanti e neutrali, per evitare di compromettere gli affari. La maggioranza (58%), comunque, sostiene che le aziende dovrebbero partecipare alle sanzioni nei confronti della Russia, ritirando i loro prodotti dal mercato di Mosca e chiudendo eventuali fabbriche ed uffici. Ma c’è anche un 40% che ritiene giusto non penalizzare i cittadini russi, assicurando loro i prodotti cui sono abituati. Per quanto riguarda le azioni a sostegno dell’Ucraina, per l’85% degli intervistati le aziende dovrebbero innanzitutto inviare aiuti materiali ai profughi, mentre il 72% vorrebbe che arrivassero a donare parte dei loro ricavi a beneficio di chi è scappato dalla guerra.
(da agenzie)
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Aprile 8th, 2022 Riccardo Fucile
IN STAZIONE C’ERANO QUATTROMILA CIVILI INNOCENTI, DONNE E BAMBINI… L’OCCIDENTE CONTINUA A STARE A GUARDARE
La Russia ha lanciato un attacco aereo sul cavalcavia vicino alla stazione di Barvinkove, la ferrovia utilizzata per evacuare gli abitanti di Sloviansk e Kramatorsk, nella regione di Donetsk. Il bilancio è di oltre 30 morti e 100 feriti.
Nei giorni scorsi molti filmati avevano mostrato la folla che si radunava intorno alla stazione per cercare di prendere il treno e scappare dalla città.
Il cronista di France Presse sul posto ha riferito di aver visto i corpi di almeno 20 persone in sacchi per cadaveri.
Il governatore della regione di Donetsk, Pavlo Kyrylenko, ha detto che al momento dell’attacco migliaia di persone si trovavano nella stazione nella speranza di lasciare la città, minacciata da una grande offensiva russa.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato un post su Facebook con video e foto dell’attacco.
(da agenzie)
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Aprile 8th, 2022 Riccardo Fucile
NON SE NE PUO’ PIU’ DELLA PRESENZA DEL SOCIOLOGO IN TV, IERI ERA ANCHE DA FLORIS
“Ci tengo a precisare che io sono un diplomatico, sono attaccato alla forma, lui è un
professore che ha studiato, è attaccato alla sostanza. Ma la forma, nel nostro mestiere, è anche sostanza”: l’ambasciatore Riccardo Sessa replica ad Alessandro Orsini nello studio di PiazzaPulita.
“Mi permetto di dirle, data la differenza di età, che io ho studiato parecchio più di lei. E la porto a riconsiderare seriamente alcune sue posizioni, che io rispetto perché per fortuna – a differenza degli ucraini che combattono contro un regime che a una persona che ragiona in questo modo l’avrebbero già fatta sparire in un manicomio criminale – lei può sostenere quello che vuole sulla Nato. Ma sono dei discorsi di una propaganda che mi consenta di dirle non sta in piedi e non rende giustizia a quelle migliaia di persone che stanno morendo in Ucraina e che grazie al cielo da decenni paesi della Nato, compresa l’Italia, hanno aiutato a difendersi. Noi siamo nati dalla parte giusta del mondo, dove ognuno può dire quello che pensa”.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 8th, 2022 Riccardo Fucile
LE IMMAGINI DA UN DRONE CONFERMANO L’ECCIDIO AD OPERA DEI CRIMINALI RUSSI
Dopo l’analisi del New York Times basata sulle immagini satellitari, ora anche il sito indipendente russo di approfondimento Meduza produce le prove che il massacro di Bucha sia avvenuto durante l’occupazione della città da parte delle truppe di Mosca, e non in un secondo momento, come ipotizzato dal Cremlino per provare a scaricare sugli ucraini le responsabilità dell’uccisione di centinaia di civili inermi.
Un video registrato con un drone mette a confronto le immagini dei corpi in strada con quelle filmate a bordo dei mezzi militari di Kyiv, costretti a fare lo slalom tra i corpi in strada che coincidono perfettamente nelle posizioni rispetto a quanto si vede dall’alto.
Nei filmati si possono vedere le salme che giacciono in via Yablonskaya, e anche in altre strade adiacenti di Bucha.
Meduza fa notare, oltre alla perfetta sovrapposizione della geolocalizzazione dei corpi, anche il fatto che si trovino nella stessa posizione dei filmati registrati da terra, smontando le teorie del Cremlino che avevano parlato di “set cinematografico” nei discorsi propagandistici.
Secondo i metadati dei file in possesso del sito russo indipendente, le immagini dal drone sono state girate dal 23 al 30 marzo 2022, in piena occupazione russa, che sarebbe terminata – come affermato dal ministero degli Esteri del Cremlino – all’inizio di aprile.
Sono anche visibili diverse attrezzature militari in dotazione dell’esercito di Mosca. Il video è stato consegnato a Meduza dal nazionalista russo Sergei “Botsman” Korotkikh, il cui gruppo sta combattendo dalla parte dell’Ucraina. Per dimostrare trasparenza Meduza ha anche pubblicato i file con cui ha costruito il video su Google Drive.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
LE AUTOMOBILINE DI DANILO E LE LACRIME DI SUA MAMMA: “GRAZIE GENOVA“
Questa decappottabile blu e questa Cadillac metallizzata arrivano da Kiev: ma ci sono
arrivate in treno. Hanno viaggiato con Danilo, che ha cinque anni e le teneva strette in mano quando di notte, con sua mamma e sua nonna, andavano a dormire giù nel seminterrato e avevano paura, e infatti i grandi hanno deciso che bisognava partire: subito, il primo giorno di guerra.
Puoi prendere un gioco e basta, gli ha detto la mamma: e lui ha scelto le sue macchinine. Che sarebbero due, in effetti: però piccole. Sono pezzi di antiquariato di una vita lontana anni luce, questi oggetti che i profughi ucraini hanno portato con sé durante viaggi rocamboleschi e terribili, tutti diversi eppure identici: l’angoscia, la decisione di andare, l’adrenalina e il sollievo, la gratitudine di essere qui, e di essere vivi.
Stupore, anche, e infatti le macchinine di Danilo come l’inalatore per l’asma di Vasyl o i quadri di Tania custoditi nel telefonino sono prove di esistenza della vita di prima. Danilo le sue auto da corsa le ha strette nelle mani sudate, quando a Poltava hanno preso il treno, e dopo poco quel treno è stato bombardato mentre loro ci erano seduti sopra. La mamma lo ha protetto stringendolo a sé, per ripararlo dalle schegge, e lui ha pensato che forse quelle macchinine sono magiche, perché non si sono fatti niente.
Hanno solo dovuto scendere e aspettare un altro treno, poi un altro, Danilo ha perso il conto dei giorni e a un certo punto sono arrivati qui, a Villa Quartara, a Quarto, nel centro gestito dal Ceis e lui le ha parcheggiate sul comodino della sua nuova stanza. La mamma e la nonna hanno gli occhi rossi mentre raccontano, attraverso la mediatrice, di quel treno bombardato e di quel viaggio infinito.
Però lei, la mamma che ha trent’ anni, si ricordava di Genova e dentro di sé lo sapeva, che sarebbe andata bene.
Ci era già stata, vent’ anni prima, in estate: con l’associazione dei bambini di Cernobyl qui aveva trovato una seconda famiglia che la portava al mare a Sestri Levante.
E infatti ci tiene a ripeterlo all’interprete, con la voce che si frantuma: grazie, grazie Genova.
Per Tania, il padre anziano e il figlio di tredici anni, tra il prima e il dopo c’è il buio: e non è una metafora. Il treno su cui viaggiavano, fino a Leopoli, teneva le luci spente per non farsi bombardare dai russi. Loro sono scappati il 4 marzo: con i vestiti che avevano addosso, e basta. Il nonno è pensionato, lei lavorava in banca ma ha la passione per l’arte. Le sue opere le conserva sul telefonino, non è lo stesso ma è qualcosa. Ha portato solo il passaporto e le bottiglie d’acqua.
L’amuleto di Vasyl non è una macchinina magica: anche se la sua auto, una più ordinaria station wagon, qualche superpotere deve pur averlo avuto, visto che ha portato lui e sua moglie fino qui, da Mykolaïv.
Professore di Storia in pensione lui, insegnante alla primaria sua moglie, di partire non avevano alcuna intenzione: «Amiamo la nostra terra». Il rumore delle bombe, però, è stato più forte: le sentivano cadere sempre più vicine, «ogni dieci minuti » .
A un certo punto il palazzo accanto al loro si è polverizzato. Puf. Non c’era più: solo terra. Vasyl ha problemi al cuore, e soffre d’asma. Lui e la moglie stavano da giorni nel seminterrato. Buio, freddo, paura, eppure sul telefonino le conservano ancora, le fotografie di quel rifugio: forse perché, a modo suo, è casa. Il muro scrostato, un lettuccio di fortuna sommerso di coperte di lana, ai piedi due file di bottiglie d’acqua. Sono scappati in macchina, una mattina. Non hanno portato quasi niente: le medicine, sì. Perché Vasyl è asmatico, e si è portato l’inalatore. Lo tiene ancora lì, sul comodino
(da la Repubblica)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
DOVE E COME LAVORA IL PRESIDENTE UCRAINO
Da 43 giorni tutto il mondo si chiede dove esattamente sia Volodymyr Zelensky. All’inizio del conflitto i media russi insinuarono che era fuggito all’estero con la famiglia e l’ex comico diventato presidente uscì in strada giurando che sarebbe rimasto in Ucraina «fino alla morte».
Ora la stampa ucraina svela dove lavora la maggior parte del tempo, anche se ogni tanto torna nel suo ufficio soprattutto per i collegamenti in streaming con l’Occidente. Il leader ucraino ha scelto come rifugio sicuro un bunker segreto a Kiev, costruito in epoca sovietica e progettato per resistere ad una guerra nucleare.
Lì Zelensky decide e coordina le operazioni militari così come gli interventi umanitari e di soccorso – oltre a lanciare i suoi ormai famosi j’accuse al resto del mondo – insieme ad una squadra di militari, diplomatici ed economisti.
Il bunker non si sa esattamente dove sia ma è presumibile si trovi vicino ai palazzi presidenziali di Kiev. Chi è stato in questo rifugio in passato, come l’ex premier ucraino Mykola Azarov, dice che «è un bunker completamente protetto, preparato in epoca sovietica per la leadership politica e militare dello Stato contro un attacco nucleare. Neanche l’impatto diretto delle munizioni nucleari può colpire le persone nel rifugio».
Zelensky e il suo team, spiega Pravda Ukraina, utilizzano le stanze del palazzo presidenziale per riunioni, interviste, briefing e alcune riunioni. Ma i lavori principali si svolgono nei locali del bunker.
Chi sono i suoi uomini?
A stretto contatto con il presidente lavora il vice capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Tymoshenko e il ministro delle Infrastrutture Oleksandr Kubrakov, definiti scherzosamente «primi ministri ombra».
Nei primi giorni di guerra Tymoshenko non era a Kiev, ma poi è tornato e ha guadagnato spazio accanto al presidente partecipando ai colloqui a Istanbul come parte della delegazione ucraina. Kubrakov è invece responsabile della logistica nella consegna degli aiuti e del ripristino delle infrastrutture strategiche.
I responsabili delle attività di politica estera sono il capo dell’ufficio del presidente, Andriy Yermak, che ha contatti con la Casa Bianca; il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, che negozia con i governi; il vice capo dell’Ufficio di presidenza Andriy Sibiga, che prepara il quadro diplomatico per il presidente e per gli autori dei suoi discorsi prima dei colloqui importanti.
Anche se, chiariscono i media ucraini, la maggior parte del lavoro diplomatico è svolto dallo stesso Zelensky che tiene i contatti con i leader internazionali, incontra i partner a Kiev, comunica con i giornalisti e rilascia interviste, anche ai media russi.
Il ministro della Difesa Oleksiy Reznikov, il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa Oleksiy Danilov, il comandante in capo delle forze armate Valery Zaluzhny, nonché numerosi comandanti militari sono responsabili della sfera della difesa.
David Arakhamia, leader del partito del presidente Servitore del Popolo è uno dei principali negoziatori con la Russia.
Il primo ministro Denis Shmygal è infine responsabile dell’economia insieme al ministro dell’Economia Yulia Svyridenko e al vice capo dell’ufficio del presidente Rostyslav Shurma, che producono idee e trovano nuove opportunità per finanziare la resistenza ucraina.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
LA PROPAGANDA DI KIEV PUO’ ABBASSARE IL MORALE
I social possono nuocere alla salute, anche a quella dei soldati in guerra. Così i generali
russi hanno dovuto limitare l’uso dei telefoni da parte delle truppe, in modo che non vengano influenzati dalla propaganda ucraina che potrebbe condizionarne il morale, già non propriamente alle stelle.
Lo racconta il “The Telegraph”, citando l’intelligence di Kiev.
Un documento russo presumibilmente ottenuto e parzialmente pubblicato dalla GUR (la principale agenzia di 007 in Ucraina) sulla sua pagina Facebook affermava: «Comandanti di tutti i gradi in un certo numero di unità hanno affrontato l’opposizione del personale che esprimeva insoddisfazione per lo svolgimento dell’operazione militare speciale in Ucraina. Le principali fonti di tali informazioni provengono da Internet».
Il documento spiega che l’aumento delle attività propaganda militare ucraina è dovuto al «successo delle forze armate russe».
Gli ucraini, si legge, «stanno cercando di influenzare la memoria storica (distorsione dei fatti storici della storia russa, ndr) e manipolare le opinioni», nonché «distribuire false informazioni sugli eventi e sulla situazione» nella zona di guerra.
Sui social il dominio dell’Ucraina sulla Russia è evidente già dalle prime settimane di guerra. Da Telegram a Twitter a Instagram, la rete di informazioni è fitta e convincente, oltre che ben organizzata. Non stupisce dunque la scelta di limitare il flusso di informazioni, che sicuramente stanno avendo già un grosso impatto sull’opinione pubblica.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
PROGETTATI PER GUERRA NUCLEARE, VULNERABILI IN QUELLA CONVENZIONALE
Le foto che arrivano dall’Ucraina parlano da sole: centinaia di carri armati russi abbattuti dall’esercito ucraino poi abbandonati nelle campagne e nelle città, come moniti per altri battaglioni di invasori che seguiranno.
In effetti una delle chiavi di lettura per spiegare la disfatta di Mosca a Kiev sta proprio nelle caratteristiche dei suoi mezzi meccanizzati, che secondo le previsioni della vigilia di molti analisti avrebbero dovuto distinguersi e garantire a Putin una vittoria rapida e indolore.
Così, evidentemente, non è stato: se le truppe russe infatti hanno impiegato pochi giorni per arrivare alle porte della capitale, poi si sono letteralmente impantanate contro una guerriglia ucraina ben addestrata e armata fino ai denti dall’occidente. Ma per quale ragione i carri armati russi si sono mostrati così vulnerabili? Una possibile spiegazione la fornisce, in un lungo thread su Twitter, il professor Kamil Galeev, oppositore di Putin già arrestato nel 2020, ricercatore indipendente e giornalista residente a Mosca che ha concentrato i suoi studi sulle politiche identitarie nella Russia post-sovietica, l’etnificazione del nazionalismo russo e la repressione delle repubbliche etniche.
Ebbene, secondo Galeev la premessa necessaria da fare è che “l’attuale esercito russo è solo un esercito sovietico riformato superficialmente.
E l’esercito sovietico era uno strumento multitasking progettato per: 1. Vincere la guerra nucleare 2. Raccogliere patate 3. Pacificare gli stati satelliti, non eccellendo però in nessuna di queste tre cose”.
Ma torniamo ai carri armati: uno dei veicoli da combattimento impiegati per invadere l’Ucraina è il BMP-1 (in cirillico: БМП-1), mezzo di origine sovietica, con capacità anfibie, entrato in servizio nelle forze armate dell’Unione Sovietica nel 1966. Secondo Galeev il carro era stato progettato proprio nell’ambito di un possibile conflitto nucleare, ma “i soldati in prima linea lo chiamavano Братская могила пехоты (fossa comune della fanteria)”.
Come mai? “Sia in Afghanistan che in Cecenia i soldati preferivano viaggiare sull’armatura che all’interno. La corazza infatti offriva una protezione sufficiente dalle armi leggere, specialmente dalla parte anteriore. Ma lateralmente l’armatura era così debole che spesso le mitragliatrici o i frammenti di proiettili la infrangevano”.
Insomma, il BMP-1 era un mezzo piuttosto fragile già nei decenni passati. “Quel che è peggio è che questo carro non offre quasi nessuna protezione dai proiettili ad alto potenziale esplosivo o dalle mine terrestri. In caso di esplosione di una mina, i soldati non sarebbero in grado di uscire e brucerebbero vivi all’interno.
Come mai? Soprattutto perché non era affatto ergonomico”. Secondo il professor Galeev, infatti, questo mezzo corazzato era stato progettato per partecipare a una guerra nucleare nella quale, verosimilmente, non avrebbe incontrato sul suo percorso una grande opposizione ma solo cadaveri e distruzione. Il BMP-1, tuttavia, nulla ha potuto nella guerra convenzionale, tanto meno considerando le moderne armi anticarro impiegate dall’esercito ucraino.
(da Fanpage)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
AIUTA I PROFUGHI UCRAINI IN FUGA DALLA GUERRA
Ha indossato un piumino con la scritta sulla schiena “Ogni vita umana non ha prezzo” e
ha caricato su un furgone buste di abiti e scarpe da donare ai profughi ucraini ospitati nella regione di Kaluga, in Russia.
Marina Ovsyannikova, protagonista del blitz in diretta tv sul Primo Canale russo per dire no alla guerra in Ucraina, ha smesso i panni della giornalista per indossare quelli della volontaria.
Non senza polemica. Raccontando, infatti, l’esperienza di raccolta di donazioni tra amici e vicini di casa e di consegna dei beni nel sanatorio di Zvezdny, la Ovsyannikova riferisce che non è riuscita ad entrare nella struttura, neanche senza telecamere, e che il direttore del sanatorio, prima interpellato per sapere di cosa avesse bisogno, nel faccia a faccia le ha detto di avere tutto e di poter ricevere solo oggetti nuovi. Quelli usati sarebbero stati consegnati alla Croce Rossa.
“Ho solo poche foto rimaste di questo viaggio – ha raccontato la reporter sul suo canale Telegram. – Ai giornalisti che hanno viaggiato con me è stato vietato di pubblicare video. Ma spero davvero che tutte le nostre cose alla fine raggiungano i bisognosi”.
“E’ un peccato – ha concluso – non aver potuto parlare con gli ucraini e trasmettere loro di persona parole di sostegno e amore”.
(da agenzie)
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