Destra di Popolo.net

“QUI SARÀ GUERRA TOTALE”: LA BATTAGLIA SI SPOSTA A KRAMATORSK, LA CITTÀ DELL’EST DELL’UCRAINA NELLA MORSA DI UN GRANDE ASSEDIO

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

LA STAZIONE È AFFOLLATA DI GENTE, SONO MIGLIAIA QUELLI CHE TENTANO DI SCAPPARE DALL’AVANZATA RUSSA

«Qui sarà guerra totale». La stazione di Kramatorsk è affollata di gente. Sono migliaia quelli che tentano di scappare dall’avanzata russa. In un solo giorno cinquemila persone hanno lasciato le loro case e i loro affetti attraverso questa stazione. Altre sei, settemila da Sloviansk e dai paesi vicini, migliaia ancora in macchina.
La strada che porta a Dnipro, per buona parte dei suoi duecentocinquanta chilometri, è una lunga coda di autovetture, autobus, mezzi di ogni tipo che tentano di raggiungere luoghi più sicuri a ovest. E questo avviene da giorni.
I russi cercano di salvare qualcosa da questo fallimento militare, da questa invasione dell’Ucraina iniziata lo scorso ventiquattro di febbraio e per portare a casa le terre del Donbass sono disposti a tutto.
I soldati di Mosca si definiscono liberatori ma per le persone che stanno fuggendo, terrorizzate da quanto visto a Mariupol e Bucha e altri luoghi nel Paese, sconvolte dai bombardamenti indiscriminati di Kharkiv e Kiev e dall’inumanità di questi barbari, sono solo dei brutali occupanti.
L’invito emanato dalle autorità ucraine, quello di lasciare la regione il prima possibile, è stato seguito dalla maggioranza della popolazione.
«Faccio appello a ogni residente della regione di Lugansk: evacuate finché è sicuro», ha scritto in un comunicato diffuso online il governatore Serhiy Gaidai. «Finché ci sono bus e treni, cogliete questa opportunità». La stessa cosa è avvenuta nell’oblast di Donetsk. Le banche e molti negozi sono chiusi e così tutti gli uffici pubblici. Evacuato tutto il personale amministrativo.
Kramatorsk è diventata una città fantasma. Alla stazione, sin dalle prime ore del mattino, si accalcano le persone, molte le donne, i bambini e gli anziani. Pochi gli uomini. Qui tutti ricordano i pochi mesi di occupazione separatista avvenuta tra l’aprile e il giugno 2014. Una occupazione militare effettuata con il pugno di ferro dal famigerato Igor Strelkov Girkin, allora comandante delle forze separatiste.
Colonnello dell’esercito russo, un passato militare in Cecenia, ex agente dell’Fsb, i servizi segreti russi, Igor Girkin per un breve periodo, dal maggio 2014 all’agosto dello stesso anno, ricopre anche il ruolo di Comandante delle Forze Armate della Repubblica Popolare di Donetsk e poi viene nominato ministro della difesa dell’autoproclamata repubblica.
Quando nel luglio dello stesso anno, le forze armate ucraine, insieme alla Guardia Nazionale, riprendono il controllo della cittadina, Girkin e i suoi uomini si ritirano lasciando dietro di loro una scia di morti e violenze, la maggior parte indirizzate contro i civili.
Le autorità ucraine hanno scoperto infatti, a distanza di anni, due fosse comuni piene dei loro corpi e di militari catturati. Svariati sono in quel periodo gli omicidi e le sparizioni. Ma Girkin è noto a livello internazionale principalmente per essere oggi sul banco degli imputati all’Aja al processo per l’abbattimento del volo di linea Malaysia Airlines 17 (noto anche come MH17), avvenuto il 17 luglio 2014.
Un missile terra-aria di fabbricazione russa, un Buk, proveniente dal territorio sotto controllo separatista, centrò il velivolo causando la morte di duecentosettantasette persone.
«Strelkov aveva emanato una serie di editti secondo cui la stessa legge marziale che era in vigore durante la seconda guerra mondiale lungo la linea del fronte avrebbe dovuto essere in vigore a Sloviansk. E questo significava che anche un reato minore come rubare un paio di pantaloni da una casa abbandonata era considerato saccheggio.
E la pena per il saccheggio era la morte», racconta Simon Ostrovsky, ex inviato di Vice News e oggi corrispondente speciale per la televisione americana Pbs.
Anche lui si trova in Ucraina in questi giorni. Nell’aprile 2014 era stato sequestrato dagli uomini di Girkin. Tenuto per tre giorni in uno scantinato, interrogato e malmenato. Sospetta spia, dicevano i miliziani.
Gli stessi che sequestrarono in quel periodo degli osservatori Osce: merce di scambio per liberare prigionieri in mano al governo ucraino. Gli stessi che rapirono, torturarono e uccisero cinque membri della chiesa pentecostale di Sloviansk. Accusati anche loro di essere spie, solo perché di fede protestante. Il nemico è di nuovo vicino, adesso. Molto più potente rispetto agli infiltrati russi del 2014 e i loro alleati locali. Le truppe russe muovono verso sud, dopo aver preso Izyum e Rubizhne.
I soldati ucraini tentano con ogni mezzo di fermare la loro avanzata. Ci sono i migliori uomini in campo, come i parà del 95° battaglione d’assalto guidato dal pluridecorato generale Zabdrodksy, già protagonista di azioni militari vittoriose in Donbass e della difesa della collina di Karachun nel 2014 contro i miliziani separatisti. Da alcuni giorni le forze russe sono impegnate in una manovra a tenaglia che punta a colpire da due direzioni la difesa ucraina nel Donbass.
(da Il Messaggero)

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LA “BESTIA” NON E’ PIU’ PRO-PUTIN: LA SVOLTA FILO-UCRAINA DELL’EX GURU SOCIAL DI SALVINI, LUCA MORISI

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

LA BANDIERINA DELL’UCRAINA IN BELLA VISTA SUI SUOI ACCOUNT E POST IN CUI SI SMONTANO LE TESI NEGAZIONISTE FILO-RUSSE SUI MASSACRI DI BUCHA

La bandierina dell’Ucraina in bella vista, sullo sfondo poi un drappo strappato con i colori di Kiev – blu e giallo – con una mano che prova a ricucire quel tessuto.
Luca Morisi, ex guru social di Matteo Salvini, ha modificato così il suo profilo social dopo una lunga assenza in seguito alla vicenda di festini che lo ha visto protagonista e costretto a farsi da parte
Non ci sono post dal 2021, ma dai «mi piace» degli ultimi giorni si evince una convinta adesione di Morisi alle ragioni di Kiev.
Non solo, l’ex braccio destro di Salvini condivide post in cui si smontano le tesi negazioniste filo-russe sui massacri di Bucha e vengono criticate le opinioni degli opinionisti «putiniani» italiani (Orsini, Di Cesare). la «Bestia» non è più sovranista filorussa
(da il Giornale)

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SANZIONI UE, VIA LIBERA DAL PARLAMENTO: EMBARGO IMMEDIATO ALLE FONTI ENERGETICHE RUSSE

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

NEL PACCHETTO DELLE SANZIONI NUOVE CONFISCHE DEI BENI DEGLI OLIGARCHI

Più sanzioni per la Russia, che includono anche l’import di energia: il Parlamento Europeo ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza, votata con 513 voti favorevoli, 19 astensioni e 22 contrari.
«La nostra posizione è chiara», ha commentato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Il quinto pacchetto di sanzioni contro Mosca è stato illustrato ieri dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: include la sospensione delle transazioni con quattro banche russe (che rappresentano circa il 23 per cento del mercato del settore bancario nazionale), il blocco dell’import di carbone e lo stop all’export da Mosca per un valore complessivo di 10 miliardi di euro. Per rendere le sanzioni più efficaci, il Parlamento ha oggi chiesto l’esclusione delle banche russe dal sistema Swift, il divieto di ingresso nelle acque territoriali dell’Unione europea e l’attracco nei porti dell’Unione europea di qualsiasi nave battente bandiera russa, registrata, posseduta, noleggiata, gestita dalla Russia e il trasporto di merci su strada da e per Russia e Bielorussia.
I deputati, inoltre, hanno sollecitato il sequestro di tutti i beni appartenenti agli oligarchi o ai funzionari russi e bielorussi, e chiesto ai leader Ue di escludere la Russia dal G20 e da altre organizzazioni multilaterali, come ad esempio l’Unhcr, l’Interpol, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’Unesco.
«Totale e immediato embargo su gas, petrolio e carboni russi», oltre che «l’abbandono dell’utilizzo dei gasdotti Nordstream 1 e 2». Sono questi i contenuti dell’emendamento presentato da Ppe, S&D, Renew, Greens e Ecr, approvato e accolto dall’applauso dell’assemblea.
I rappresentanti di tutti partiti italiani a Strasburgo hanno votato a favore dell’emendamento. L’embargo per l’import di carbone, tuttavia, potrebbe iniziare in ritardo, dietro richiesta della Germania: a causa del nodo dei contratti in essere, il rinvio avrebbe ottenuto una preliminare approvazione da parte dei 27 ambasciatori dei Paesi membri nella riunione di questa mattina, giovedì 7 aprile. Questa sera, si attende l’ok del Coreper al pacchetto di misure.
(da agenzie)

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LE INTERCETTAZIONI DEI SERVIZI TEDESCHI CHE PROVANO LA VERITA’ SUL MASSACRO DI BUCHA

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

FRUTTO DI UNA PRECISA STRATEGIA CRIMINALE DEL CREMLINO

Non solamente le foto satellitari pubblicate dal New York Times che mostrano i cadaveri per le strade di Bucha prima che i russi lasciassero la città.
Ora nuove e determinanti prove smontano le tesi della propaganda russa che negano l’eccidio e incolpano l’Ucraina per il massacro.
Si tratta di intercettazioni in mano ai servizi tedeschi: l’intelligence che ha ascoltato le trasmissioni radio dei militari di Putin racconta una storia molto diversa da quella che riporta Mosca.
Secondo il servizio di intelligence tedesca BND infatti le informazioni sulle atrocità commesse nel villaggio di Bucha dimostrerebbero un metodo consolidato dell’esercito russo.
Come riporta Spiegel, la BND avrebbe intercettato trasmissioni radio del personale militare russo in cui si discuteva di omicidi di civili a Bucha. Alcune delle conversazioni radio sarebbero legate a specifici corpi ritrovati e fotografati a Bucha, alcuni dei quali diventati tristemente riconoscibili come simboli della carneficina, come l’uomo vicino alla bicicletta la cui morte è stata registrata anche in un video.
Il materiale dimostrerebbe anche che membri delle truppe mercenarie russe “Wagner” erano significativamente coinvolti nelle atrocità.
Spiegel spiega anche che il dossier raccolto da BND avalli l’ipotesi che gli omicidi di civili non siano stati né casuali né iniziativa individuale dovuta a singoli soldati. I militari nelle conversazioni raccolte dall’intellgence tedesca parlerebbero delle uccisioni e delle esecuzioni come di azioni abituali, segno di una pratica consolidata e non di un’eccezione.
Omicidi e crudeltà sarebbero così parte di una chiara strategia con l’obiettivo di diffondere paura e terrore tra la popolazione civile e quindi soffocare la resistenza. Spiegel scrive che il BND ha presentato il materiale mercoledì a un organo parlamentare.
Ad esempio in una delle trasmissioni un soldato dice di aver giustiziato un civile che passava in bicicletta e il racconto coincide con il ritrovamento di un cadavere nel luogo indicato dal militare. Non sarebbe l’unica corrispondenza tra le parole dei russi e la localizzazione delle vittime di Bucha.
(da agenzie)

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I SOLDATI RUSSI CURATI DAI MEDICI UCRAINI A ZAPORIZHZHIA: “NAZISTI, DOBBIAMO UCCIDERVI TUTTI, ANCHE I BAMBINI“

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

E NOI DOVREMMO ANCORA CURARE QUESTA FECCIA?

«Non provano rimorso, non sanno cosa sia la pietà, sono duri e impassibili», raccontano i volontari dell’ospedale militare di Zaporizhzhia
Nell’ospedale militare di Zaporizhzhia sono ricoverati anche soldati russi. Dal 24 febbraio ad oggi sono arrivati più di 600 feriti e a volte arrivano in venti alla volta, tanto che c’è bisogno di scrivere i loro nomi sulle fronti per riconoscerli.
Ma, racconta oggi Repubblica in un reportage a firma di Fabio Tonacci, i più giovani tra i militari hanno un atteggiamento di chiara ostilità nei confronti dei camici bianchi: «Non provano rimorso, non sanno cosa sia la pietà. Solo un ufficiale quarantenne era dispiaciuto e a disagio per essere stato mandato da Mosca a invadere un Paese senza sapere neanche il motivo. Gli altri, invece, duri e impassibili»
C’è di più. I feriti di Mosca vengono tenuti nella cosiddetta “Stanza dei russi”, dove vengono curati e poi affidati al ministero della Difesa e ai servizi segreti di Kiev.
Uno dei casi più “difficili” è quello del soldato semplice Lipatov: «Dove stava combattendo lui, alcune donne coi figli che stavano cercando di fuggire sono state colpite a morte. Mi ha detto, con sufficienza: “E allora? Qual è il problema?”. Ho chiesto a quell’uomo così giovane di spiegarmi perché avessero sparato a civili inermi. Ha risposto: “Anche i bambini sono nazisti. Siamo venuti qui perché siete il male e vi dobbiamo eliminare tutti”. Ho insistito, volevo sapere che cosa è per lui il nazismo e quali caratteristiche definiscono un nazista. È stato zitto», racconta una volontaria dell’ospedale.
La storia continua: «Il nostro chirurgo gli aveva salvato la gamba e lui balbettava concetti atroci come uno zombie. Ho pensato che era sotto l’effetto di droghe, non riuscivo a credere a ciò che stavo sentendo».
Le analisi del sangue non hanno rilevato tracce di droghe né di alcool. Il sottotenente Pysanko invece si è confrontato con un ventiduenne: «Mi ha spiegato che l’obiettivo datogli dai suoi superiori è distruggere gli Stati Uniti. Al che sono sbottato e gli ho chiesto: “Dove lì hai visti i militari americani in Ucraina?”. Risposta: “Sono qui per annientare gli Stati Uniti”. Poi me l’ha fatta lui una domanda: “Sono sorpreso, perché mi avete salvato?”».
Esatto, la domanda che noi non ci saremmo posti
(da agenzie)

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LA PARANOIA NELLA LEGA DOPO LE PAROLE DI GABRIELLI AL COPASIR: “SE AVETE RAPPORTI CON CINA E RUSSIA NOI LO VENIAMO A SAPERE”

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

I LEGHISTI IN TILT: “NON SIAMO NÉ CARNE NÉ PESCE, SULLA RUSSIA CONTINUIAMO A BALBETTARE, A CONTRADDIRCI”

Più che annullato, rinviato. E non per volere di Matteo Salvini, per un sussulto di resipiscenza atlantica. A congelare il viaggio in Francia del leader della Lega, a quanto pare, è stata invece Marine Le Pen.
La quale, col passaggio al secondo turno delle presidenziali acquisito, sta preparando un comizio con tutti i suoi alleati europei, attuali o futuribili, tra cui anche Viktor Orban. Ed è lì, in vista del ballottaggio, che forse anche Salvini varcherà le Alpi. Per un evento ad alto tasso di filoputinismo, evidentemente.
E forse è anche per questo che, sia tra i deputati sia tra gli europarlamentari, lo spaesamento è totale. E anche la paranoia. E sì che a vederla con gli occhi di Giancarlo Giorgetti, la faccenda sarebbe abbastanza semplice, da capire: “Era scontato che la guerra avrebbe spinto Mario Draghi a rafforzare il profilo atlantista del governo”.
E infatti quando martedì mattina erano usciti da Palazzo San Macuto, i leghisti Paolo Arrigoni e Raffaele Volpi avevano recepito con chiarezza l’avviso ai naviganti lanciato dal premier durante la sua prima audizione davanti al Copasir.
Al che, quando un paio d’ore dopo hanno letto le dichiarazioni di Lorenzo Fontana che criticava l’espulsione dei trenta diplomatici russi, sono trasaliti.
Il tutto mentre, molti chilometri più a nord di Roma, gli europarlamentari del Carroccio riuniti in assemblea chiedevano lumi sulla linea da tenere: “Non siamo né carne né pesce, sulla Russia continuiamo a balbettare, a contraddirci”.
Lamentele che i capi delegazione, Marco Zanni e Marco Campomenosi, respingevano con l’aria di chi non sa, ma s’ adegua: “Matteo non vuole rogne, qui a Bruxelles”.
E però per capire che la vaghezza non valga a risolvere le tensioni interne, basta affacciarsi a Montecitorio.
“I diplomatici espulsi?”, sorride sotto i baffi Antonio Zennaro, leghista abruzzese che per due anni è stato al Copasir. “Non sempre i diplomatici sono solo diplomatici”, sibila. “E di certo non lo erano quelli che il governo ha espulso”, conferma a voce alta Matteo Bianchi.
E del resto la giornata inizia con un Riccardo Molinari che davanti alle telecamere di La7 confuta in pieno le tesi di Fontana e Salvini (“Se la Farnesina li ha espulsi avrà avuto le sue buone ragioni”) per poi respingere in modo netto le critiche di chi, tra i suoi colleghi, gli fa notare lo sgarbo al leader: “Se vado in tv, ci vado per dire come la penso”, spiega il capogruppo alla sua truppa.
Che nel frattempo si ritrova pure a interrogarsi sui messaggi in bottiglia che una veterana come Barbara Saltamartini, molto vicina al colonnello Nicola Molteni, lancia su Facebook.
“Quando viene meno la Comunità, quel sentire comune di appartenenza a un progetto tutto crolla”, scrive la deputata in un post che viene subito rilanciato nelle chat interne, prima che lei stessa decida di cancellarlo.
Ma non è un liberi tutti. E’ piuttosto il segnale di una paranoia diffusa nella truppa. Dove le parole del capo dell’intelligence di Palazzo Chigi, Franco Gabrielli, quel suo “se avete rapporti con Cina e Russia noi lo veniamo a sapere” scandito davanti ai membri del Copasir, risuonano con l’eco di una “mezza minaccia”.
E appaiono i fantasmi, allora: si diffondono pettegolezzi su dossier costruiti dai servizi segreti pronti a infangare parlamentari leghisti, si accreditano tesi per cui i quotidiani che attaccano la Lega ricevono “pizzini” dall’Ambasciata ucraina.
“Il problema è essere chiari sulle premesse, e dire che Putin ha compiuto una follia”, spiega Dario Galli, ex viceministro nel Conte I. “Dopodiché, ci sta il richiamo alla tutela dei nostri interessi economici. Ma senza quelle premesse si finisce col legittimare tutti i sospetti, pure quelli più assurdi”.
Ma chissà se sul palco della Le Pen, accanto ai leader che ammiccano al Cremlino e scommettono sulla disgregazione europea, basterebbe essere chiari nelle premesse.
(da il Foglio)

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CHI SONO MARIA VORONTSOVA E KATERINA TIKHONOVA, LE DUE RAMPOLLE SANZIONATE DI CASA PUTIN CHE LUI SI OSTINA A CHIAMARE “QUELLE DONNE”

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

TENUTE SEGRETE PER TUTTA LA VITA, HANNO CONDOTTO UN’ESISTENZA DI SFARZI NEL CERCHIO MAGICO DELLO ZAR: KATERINA, VICERETTORE DELL’UNIVERSITÀ DI MOSCA E A CAPO DI FONDAZIONI E ASSOCIAZIONI, HA VINTO APPALTI MILIONARI DA GAZPROM E ROSNEFT…MARIA, ENDOCRINOLOGA PEDIATRICA, VIENE FINANZIATA DAL CREMLINO…PER NON PARLARE DEI MARITI

«Quelle donne». Vladimir Putin le chiama così, quando parla di loro in pubblico, e lo fa per negare la loro esistenza. Sono il suo segreto più nascosto, e il Cremlino ufficialmente «non conferma né smentisce» che Maria Vorontsova e Katerina Tikhonova siano le figlie del presidente russo.
In compenso, la loro vera identità appare ben nota a Washington e a Bruxelles, che si stanno preparando ad aggiungerle alla lista dei vip russi finiti sotto sanzioni internazionali.
Un gesto simbolico, fino a un certo punto: a 36 e 35 anni, rispettivamente, le due giovani donne bionde occupano anche un posto di rilievo nella gerarchia politica ed economica del regime costruito dal loro ipotetico padre.
Katerina è vicerettore dell’Università di Mosca, presidente di fondazioni e associazioni che si occupano di intelligenza artificiale e “sviluppo intellettuale”, e la sua società Innopraktika è finita nel mirino delle indagini della Fondazione anticorruzione di Alexey Navalny per aver vinto appalti milionari offerti dalle maggiori società statali, come Gazprom e Rosneft.
Maria, un’endocrinologa pediatrica, è stata – su ammissione dello stesso presidente, che ha insistito comunque a non menzionarla per nome – tra le prime a sperimentare il vaccino Sputnik, ed è la coproprietaria della società Nomeko, titolare di quello che i media definiscono «il più grande progetto di investimento privato nella sanità russa», finanziato ovviamente da imprese amiche del Cremlino.
Due principesse nascoste, di cui non esistono praticamente fotografie: erano ancora delle adolescenti quando Putin divenne presidente, e scelse di tutelarle con una segretezza assoluta.
Hanno studiato alla scuola dell’ambasciata tedesca a Mosca e prima, secondo alcune fonti, anche in Germania, dove il padre le avrebbe portate, al sicuro dalle guerre di cosche mafiose nella Pietroburgo degli anni Novanta.
Il padre – sempre senza menzionarle per nome – dice che gli hanno regalato diversi nipoti, e che parlano numerose lingue.
In effetti, Maria è sposata con un olandese che lavora per Gazprom, e ha abitato nei Paesi Bassi, in un lussuoso attico a Voorshoten.
Katerina è laureata in studi orientalistici ed è un’appassionata del Giappone: le inchieste di giornalisti indipendenti (quando ancora esistevano in Russia) hanno svelato una sua corrispondenza nella quale discute con il marito Kirill Shamalov l’acquisto di mobili da giardino italiani da 53 mila euro, insieme a libri in giapponese per 7 mila euro. Il nido d’amore a Usovo, uno dei villaggi sulla Rubliovka, la prestigiosa strada dei vip russi a ovest di Mosca, è costato, secondo i giornalisti di Vazhnye Istorii, circa 9 milioni di euro.
Ma in quel momento Kirill poteva permetterselo: figlio di un amico e socio di Putin dai tempi di Pietroburgo, dopo aver sposato nel 2013 Katerina è diventato all’improvviso il più giovane miliardario russo, grazie a un pacchetto di azioni di società petrolchimiche cedutogli da uno degli oligarchi putiniani, Gennady Timchenko.
La dote è stata ritirata dopo il divorzio della coppia, cinque anni dopo, ma Kirill è rimasto proprietario del castello a Biarritz che aveva arredato insieme alla ex moglie, accanto alla villa di un altro russo, Artyom Ocheretny, il nuovo marito della ex first lady russa, Lyudmila Shkrebneba-Putina.
Difficile che il presidente russo pensasse alla propria famiglia quando si è scagliato, qualche giorno fa, contro la “quinta colonna” di russi che «abitano sulla Riviera francese e mangiano ostriche e fois gras».
Anche perché le parentele di Putin sembrano molto più ramificate. I collaboratori di Navalny hanno già chiesto di inserire nella lista delle sanzioni anche la ginnasta Alina Kabaeva, che avrebbe avuto almeno due figli dal presidente russo, e che alcuni oppositori russi sostengono si nasconda in uno chalet vicino a Lugano.
Kabaeva non è soltanto una campionessa olimpica: dirige il National Media Group, un colosso di TV e giornali, dove il pacchetto di controllo appartiene alla banca Rossiya, ritenuta la “cassa di Putin”.
Ma altre relazioni potrebbero portare anche a Montecarlo, nell’appartamento da 4 milioni di euro che la 18enne Luiza Rozova – una esile bionda che assomiglia moltissimo al presidente russo – aveva postato qualche mese fa sul suo account Instagram.
La madre di Luiza, Svetlana Krivonogikh, è un’ex donna delle pulizie che oggi possiede yacht, appartamenti e azioni (tra cui quelle della banca Rossiya) per diversi milioni, e Navalny nella sua inchiesta sulla corruzione del capo del Cremlino sostiene che la sua improvvisa ricchezza sia merito di un suo rapporto speciale con Putin ai tempi di Pietroburgo.
(da la Stampa)

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GLI STATI UNITI INVIANO 100 DRONI KAMIKAZE ALL’UCRAINA

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

“PER OGNI TANK RUSSO MANDEREMO 10 SISTEMI ANTICARRO“

Nel nuovo carico di aiuti militari forniti all’esercito ucraino dal Pentagono ci sono anche 100 droni Switchblade, un modello in grado di distruggere un carro armato.
A confermarlo è il portavoce del Pentagono nel corso di un briefing che si è tenuto nelle ultime ore.
Qui è stato spiegato anche che le forze militari americane hanno addestrato «un numero molto ristretto di soldati ucraini che erano negli Stati Uniti e poi sono rientrati in Ucraina per addestrarne altri».
Sempre nella giornata di oggi Antony Blinken, segretario di Stato americano, in un’intervista con la Nbc ha detto: «Per ogni carro armato russo gli Stati Uniti e la Nato hanno fornito o forniranno dieci sistemi anti-carro all’Ucraina».
I droni Switchblade, chiamati anche droni kamikaze, sono prodotti dalla californiana AeroVironment e possono volare per circa 40 chilometri, rimanendo sospesi per 40 minuti prima di sferrare il loro attacco. Questi materiali fanno parte di un pacchetto di aiuti militari che ha un valore complessivo di 1,6 miliardi di dollari.
La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha parlato anche delle opzioni che sono in campo per processare Mosca per crimini di guerra: «Non è ancora stato deciso un meccanismo in particolare, ci sono varie possibilità, la Corte penale internazionale (Cpi) è una di queste. Gli Usa non sono membri della Cpi ma anche in passato ha collaborato e sostenuto diverse inchieste».
Psaki ha spiegato anche che gli Stati Uniti hanno deciso di sanzionare Ekaterina Tikhonova e Maria Vorontsova, le due figlie di Vladimir Putin: «Abbiamo visto da parte del leader del Cremlino e di altri oligarchi tentativi e sforzi per nascondere beni nei conti dei loro familiari».
(da agenzie)

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“MI HANNO SCHIACCIATA CON UN MITRA E SPOGLIATA NUDA“

Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile

LA MOGLIE DI UN SOLDATO UCRAINO RACCONTA LO STUPRO DEI RUSSI

«Non ho più voglia di vivere». Così comincia il racconto di Elena (il nome è di fantasia, ndr) all’agenzia di stampa Afp. Lei, moglie di un soldato ucraino, è stata violentata per ore da due militari russi. Per vendetta.
L’Afp l’ha incontrata a Zaporizhzhia, dove aspettava un autobus per raggiungere i suoi quattro figli a Vinnytsia. Li ha mandati lì dal 24 febbraio, giorno dell’«Operazione Speciale» di Vladimir Putin in Ucraina. Allontanandoli così da Cherson e dalla prima linea. Suo marito da due anni combatte nel Donbass. Lei è rimasta in città solo per portare via le sue cose ma non è riuscita a trovare un’automobile per farlo.
Il pomeriggio del 3 aprile Elena era in coda in un negozio di alimentari quando sono entrati i soldati russi e hanno cominciato a parlare con i clienti. Uno degli avventori l’ha indicata come “Banderovka”, ovvero come nostalgica del leader nazionalista ucraino Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti contro l’Unione Sovietica. Poi il cliente ha detto ai soldati che lei era anche la moglie di un soldato. «Ho capito che mi stavano puntando e ho lasciato velocemente il negozio, ma quando sono tornata a casa i due soldati sono entrati dalla porta dietro di me. Non ho fatto in tempo a prendere il telefono», ricorda oggi.
«Senza dire una parola mi hanno schiacciato il corpo con un mitra e mi hanno spogliato. Hanno cominciato a violentarmi e se ne sono andati via solo dopo due ore perché dovevano attaccare il turno di guardia», aggiunge.
Elena non ha parlato con nessuno di quello che è accaduto. Nemmeno con suo marito. «Di mestiere faccio l’ostetrica, ho preso le pillole di primo soccorso. Ora voglio solo andare via di qui e ritrovare i miei figli». L’ong ucraina La Strada ha ricevuto finora segnalazioni che riguardano sette casi di stupro di donne e bambini ucraini da parte degli occupanti russi. «Ma potrebbero essere centinaia le donne e le ragazze violentate», ha fatto sapere la responsabile all’Afp.
(da agenzie)

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