Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
NESSUN PROBLEMA, VUOL DIRE CHE SONO DEGNI DEL LORO REGIME CRIMINALE E COME TALI VANNO CONSIDERATI
Alexey Levinson è il direttore del dipartimento socioculturale del Levada Center, ultimo
istituto demoscopico indipendente in Russia e perciò inserito dal governo, nel 2016, tra gli «agenti stranieri».
In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera spiega che nonostante le stragi e gli orrori della guerra in Ucraina attualmente il consenso di Vladimir Putin viaggia intorno all’83%.
E c’è di più: il 53% sostiene «decisamente» la guerra in Ucraina, il 28% «abbastanza»; per il 43% la guerra serve a «proteggere i russi delle repubbliche autonome», per il 25% è una «guerra di difesa», per il 21% «combatte il nazionalismo».
I sondaggisti non usano la parola «guerra», vietata per legge, «ma i russi lo sanno ormai benissimo che si sta combattendo», spiega Levinson a Irene Soave.
Secondo Levinson il problema però non è l’informazione russa: dei crimini di guerra i cittadini sono «totalmente ignari.
Un’altra legge impedisce di diffondere foto come quelle di Bucha, che stanno sconvolgendo l’Occidente, perché sarebbero “vilipendio alle forze armate”.
Ma anche se lo sapessero, penserebbero che la Russia ha ragione di comportarsi così». E questo perché «quando ci sono pressioni governative sulle opinioni, come oggi in Russia, aumentano le risposte “non sa, non risponde”, che in genere significa “risponderei, ma ho paura”. In questo caso no.
Molte persone sembrano aver aderito convintamente alla versione diffusa dalla propaganda, e rispondono orgogliose a favore della “operazione militare”».
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
CACCI I SOLDI PUTIN PER FINANZIARE LA SUA PROPAGANDA
Prima l’università Luiss che prende le distanze dalle sue posizioni sulla guerra in Ucraina. Poi la Rai che gli cancella il contratto già firmato con il programma Cartabianca. E adesso anche l’Eni, pronta a tagliare i fondi al suo Osservatorio sulla Sicurezza internazionale.
Un’altra mazzata in arrivo, per il professor Alessandro Orsini, il sociologo del terrorismo diventato il personaggio più discusso dei salotti tv che parlano di guerra in Ucraina.
Una fonte qualificata interna a Eni ha riferito a TPI che l’azienda non ha intenzione di rinnovare il finanziamento che eroga dal 2016 all’Osservatorio interno alla Luiss diretto da Orsini, cifra il cui ammontare è coperto da riservatezza. Interpellata dal nostro giornale, la società ci fa sapere in via ufficiale che “non commenta l’indiscrezione”. Ma la decisione sembra ormai presa.
Non sono note le motivazioni all’origine della scelta, ma è logico pensare che abbiano avuto un peso le polemiche scaturite per le posizioni assunte dal professore sull’invasione russa dell’Ucraina e sulla strategia dell’Occidente rispetto al conflitto in corso. Interpellato da TPI, Orsini non ha voluto commentare la notizia.
L’Osservatorio sulla sicurezza internazionale, fondato dal docente sei anni fa, si occupa di ricerca, consulenza, organizzazione di eventi pubblici: la sua missione – si legge sul sito – è “creare ponti tra il mondo accademico e il pubblico, con l’obiettivo di consentire un processo decisionale informato sulle questioni di sicurezza internazionale”.
L’osservatorio edita anche il quotidiano online Sicurezza Internazionale, diretto dallo stesso professor Orsini e a cui lavorano una decina di giovani analisti.
Il finanziamento di Eni ha ad oggetto in particolare la realizzazione di un progetto intitolato “Geopolitica dell’energia”, dedicato – come viene spiegato in un vecchio comunicato stampa – alla “analisi dei fenomeni di natura sociale, politica e culturale che caratterizzano i Paesi dell’area Mediterranea e del Medio Oriente e del loro impatto sul business dell’energia”.
Eni specifica che il finanziamento non è erogato direttamente all’osservatorio di Orsini, bensì alla Luiss, che lo ha poi affidato al professore.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
LA REPLICA AL TEORICO DELLA RESA AI RUSSI
“L’Ucraina è stata invasa e aggredita e il suo popolo ha scelto la via della resistenza”.
Ospite del programma di Rai3, Carta Bianca, condotto da Bianca Berlinguer, Gianni Cuperlo è intervenuto parlando della necessità di sostenere attivamente l’Ucraina nel conflitto contro la Russia.
Membro del Partito Democratico e della Direzione Nazionale dei dem, Cuperlo ha dichiarato che in questo particolare momento storico “lavorare per la pace significa sostenere la resistenza ucraina”, invitando alla riflessione anche il prof. Orsini, nuovamente presente nello studio di Rai3 nonostante le polemiche delle scorse settimane.
“Il professor Orsini avrà letto, sono certo, le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana…”, ha esordito Cuperlo nel corso del programma.
“Erano ragazzi di vent’anni, anche meno, che per garantire al loro Paese un futuro di libertà e Democrazia andavano incontro a quel destino. L’Ucraina è stata invasa da un Paese straniero e tanti giovani hanno scelto di lottare per la propria nazione”, ha poi concluso
(da NeXtQuotidiano)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
CONTINUA IL DELIRIO A CARTABIANCA: “LA VITA UMANA VIENE PRIMA DELLA LIBERTA’ E DELLA DEMOCRAZIA“
Il direttore e fondatore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS Alessandro Orsini spiega ancor più nel dettaglio a Cartabianca la strategia che dovrebbe adottare il governo Draghi per cercare di fare “concretamente” pace con la Russia della quale ha scritto nell’ultimo editoriale per il Fatto Quotidiano. “Il governo italiano – sostiene Orsini – deve rendersi disponibile a guerra in corso al riconoscimento di Crimea e Donbass. Non vuol dire riconoscerle, ha un altro valore strategico”.
Poi una critica al presidente ucraino: “Io non affido la situazione a Zelenksy perché quest’uomo è totalmente incapace di gestirla, dobbiamo proteggerlo da se stesso, perché politicamente è un incapace totale”.
“Però il popolo riconosce Zelensky, non l’Italia, la Germania, la Francia o la Spagna”, gli fa notare Berlinguer. “È vero – replica il sociologo – ma se vogliono tirare dentro anche l’Italia in questa guerra devono accettare che possa dire la propria, anche che possa dire di essere disposta al riconoscimento dei territori indipendentisti. Io guardo da una prospettiva umanitaria, uno dei motivi per i quali vengo così poco compreso è perché i miei critici e detrattori ragionano in un’ottica politica, dicono sia più importante difendere la libertà, la democrazia, il liberalismo. Bisogna far arretrare Putin perché non possiamo permettere che in maniera arrogante si prenda ciò che vuole. Ma io non ragiono così”.
E in che modo, allora?. “Preferisco – spiega Orsini – che i bambini vivano in una dittatura piuttosto che muoiano sotto le bombe in una democrazia. Anche perché un bambino può essere felice anche in una dittatura, perché può vivere dell’amore della famiglia”.
( da neXt Quotidiano)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
TESTIMONIANZE TERRIBILI SUI CRIMINI RUSSI
Con la graduale liberazione della periferia Nord Ovest di Kyiv emergono sempre più le
testimonianze degli orrori commessi dai soldati russi nei centri come Irpin, Bucha e le altre città sulla strada che porta dalla Capitale fino in Bielorussia: fosse comuni per civili uccisi in esecuzioni sommarie, stupri e torture, perfino sui bambini.
“Moltissimi sono stati seviziati a Irpin”, è la denuncia di chi ha vissuto con l’esercito di Mosca nel giardino di casa fino al 30 marzo, giorno della ritirata.
Su Telegram il difensore civico ucraino Lyudmila Denisova riporta: “Numerosi casi di tortura di civili si registrano nei territori liberati dagli occupanti. Bambini di meno di 10 anni uccisi con segni di stupro e tortura sono stati trovati nella città di Irpin. Nella regione di Kiev, il “campo per bambini di Prolisok” ha ospitato per tre settimane la base di un’unità dell’esercito razzista. Nel seminterrato sono stati trovati cinque cadaveri di uomini con le mani legate dietro la schiena. Sono stati torturati e poi uccisi a sangue freddo. Una delle vittime aveva il cranio schiacciato. Altri uomini sono stati uccisi con un colpo alla parte posteriore della testa o del torace”.
Su Repubblica c’è la testimonianza di una donna, Alina, che parla dei suoi vicini di casa: “I grandi sono stati fucilati dai russi. Sono rimasti un bambino e sua sorella, che sono stati violentati a lungo, poi uccisi. I corpi sono stati recuperati, e hanno fatto l’autopsia anche per raccogliere le tracce organiche degli stupratori”.
La donna ha anche raccontato come a una ragazza sia stata disegnata una Z sul ventre. Le denunce di crimini di guerra si susseguono mentre l’esercito ucraino libera le città cadute in mano russa: l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina fa sapere che a Bucha “durante l’occupazione, i militari delle forze armate della Federazione Russa, in violazione del diritto umanitario internazionale, hanno ucciso civili e dato fuoco ai loro corpi per coprire il crimine”.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
“STANNO SACCHEGGIANDO CASE DI GENTE COMUNE, ELETTRONICA, VESTITI, SCARPE, COSMETICI. QUESTO NON È UN ESERCITO”: INFATTI E’ UN INSIEME DI CRIMINALI MORTI DI FAME
Tutti i soldati portano a casa un ricordo quando vanno in guerra. Ma i soldati russi hanno deciso di fare di meglio: nella città bielorussa di Narovlya, subito dopo il confine con l’Ucraina, hanno aperto un vero e proprio bazar nel quale raccolgono e vendono le merci saccheggiate nelle abitazioni dei civili. Vi si trova di tutto: frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, gioielli, opere d’arte, cosmetici, giocattoli, auto, bici, moto, tappeti, piatti, posate, scarpe e vestiti.
Gran parte della merce viene inviata in Russia, utilizzando anche il servizio di consegna espresso russo Sdek, che ha un ufficio in Bielorussia ed è contento di avere l’opportunità di migliorare il fatturato.
Anche le mogli dei soldati sono felici di ricevere la merce, che ha il vantaggio di essere di ottima qualità e di non costare nulla.
La Ukrayinska Pravda ha pubblicato la conversazione telefonica tra una giovane donna e il marito al fronte. Un’intercettazione choc, registrata mentre lei gli suggeriva cosa prendere in base alle sue necessità e a quelle della figlia.
Il semplice passaggio di un esercito in un territorio, si sa, è sempre una grave disgrazia per gli abitanti, ma stavolta si è superato ogni limite.
Dopo avere bombardato, devastato e ucciso i civili, i soldati russi hanno completato l’opera passando al saccheggio sistematico, come facevano i barbari ai tempi dell’antica Roma. Poiché non potevano portare con sé gli oggetti dei quali si sono impadroniti, i militari hanno creato, con l’evidente aiuto di molti graduati, un deposito oltre il confine.
Le merci viaggiano sui camion Kamaz dell’esercito, robusti, indistruttibili e protagonisti persino della Parigi-Dakar, che hanno vinto 18 volte su 43 edizioni disputate.
Decine di Kamaz stracarichi di merce sono stati visti nella cittadina ucraina di Buryn, al confine con la Russia, e altri camion si concentrano a Mazyr in Bielorussia, dove vengono scaricati.
Gli oggetti più ingombranti finiscono al bazar di Narovlya, gli altri proseguono verso Mosca.
Nelle abitazioni i soldati hanno spesso rubato anche denaro, dollari ed euro, che ora è più difficile smerciare a causa delle restrizioni interne. Si può sempre andare in una banca bielorussa, dunque, ma almeno questo è vietato dal comando militare.
«Mentre le truppe russe si ritirano dalla regione di Kiev dopo aver subito perdite immense, stanno saccheggiando case di gente comune – ha scritto su Twitter il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Nikolenko -. Elettronica, vestiti, scarpe, cosmetici. Questo non è un esercito. Questa è una vergogna. Non dimenticheremo mai e non perdoneremo mai».
I soldati russi non sembrano però provare alcuna vergogna, come dimostra proprio la telefonata intercettata dai servizi di sicurezza ucraini e pubblicata dalla Ukrayinska Pravda.
Un militare di nome Andrej parla con la moglie e si vanta dei cosmetici, delle scarpe da ginnastica di marca e delle magliette di qualità che ha rubato in una casa. Invece di domandargli come gli sia venuto in mente di diventare ladro e saccheggiatore, la moglie gli ha chiesto di guardare meglio, per verificare se non trovava anche un laptop e delle tute sportive di cui aveva bisogno.
Nella telefonata Andrej aggiunge che i residenti della casa erano benestanti, prendevano vitamine costose e avevano anche una sauna che i soldati hanno utilizzato più volte. Poi dice alla moglie: «Ci sono scarpe da ginnastica da donna. Beh, sono New Balance, sono di marca, tutto qui lo è. Misura 38. Sono assolutamente fantastiche».
Il soldato spiega che «tutto viene portato via dai soldati in buste piene» e che se ne avesse avuto l’opportunità avrebbe preso anche un laptop. La moglie lo sollecita a farlo: «Beh, pensaci, Sofia sta andando a scuola, anche lei avrà bisogno di un computer». E aggiunge: «Bene, prendi tutto. Anche le magliette sono utili». Andrej descrive la casa, bellissima e «ricoperta di pietra». La moglie sembra invidiosa: «Come vivevano vero? E come viviamo noi È per questo che combattono».
Al momento dei saluti, come una moglie che parla con il marito andato a fare acquisti in centro, gli chiede: «C’erano delle tute per caso? Avresti potuto prendere delle tute belle». Le bombe, le stragi, le esecuzioni, gli stupri, le devastazioni sembrano non contare nulla, ma forse in Russia nessuno ne sa niente. Quando Andrej tornerà a casa, la moglie gli chiederà com’ è andata, come fosse il ritorno da una gita. E se si è ricordato delle tute.
(da il Messaggero)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
“ANCHE AL SUD POTREBBE ESSERE PEGGIO DI BUCHA“
«Sapremo tutto entro due giorni. E credo che se le autorità ucraine già dicono che ci
sono state atrocità peggiori di quelle di Bucha in altre città è perché hanno prove che controlleranno ulteriormente una volta entrati nelle città abbandonate dai russi».
Nona Mikhelidze, ricercatrice dell’Istituto affari internazionali ed esperta di “spazio post sovietico”, si dice convinta che le dichiarazioni provenienti da varie autorità ucraine sulle torture di civili in altre città oltre a Bucha saranno presto confermate dalle immagini sul campo.
Non solo: «Secondo alcuni report, anche in città dove apparentemente le manifestazioni sono tollerate, come Cherson, sarebbero sparite centinaia di persone».
Dottoressa Mikhelidze, le autorità ucraine dicono di essere certe che atrocità pari o superiori a quelle viste a Bucha sono avvenute almeno anche nel distretto di Sumy, a Borodyanka e nell’area di Chernihiv. Se gli ucraini non hanno ancora ripreso pienamente il controllo di alcune di queste aree come possono essere già certi di quanto accaduto?
«Prima di tutto perché le immagini satellitari stanno mostrando molti elementi di questa guerra. Come ha dimostrato la ricostruzione del New York Times su Bucha, le immagini della città mostrano i corpi nelle strada e, tra l’altro, hanno confermato che quella crudeltà non è avvenuta durante la ritirata ma anche durante l’occupazione. I satelliti e, probabilmente, le analisi elaborate dalle intelligence internazionali, sono già in grado di dire che cosa è avvenuto nelle altre città occupate. Poi ci sono le fonti di intelligence che riescono a raccogliere informazioni da chi è sotto occupazione. A Bucha sono stati trovati cellulari nascosti da chi provava a consegnare agli occupanti i vecchi dispositivi per provare a rimanere in contatto con il mondo. Ovviamente stiamo parlando di supposizioni che solo una volta entrati nelle città potranno essere confermate».
Qual è, se c’è, il collegamento tra queste città?
«Sono tutte nell’area nord del paese, non appartengono alle zone del Sud Est, ovvero alle aree degli obiettivi russi ridimensionati, quelle che rappresentano le rivendicazioni russe. In questo momento i russi puntano a prendere Mariupol, il Donbass e a stabilire un corridoio stabile con la Crimea. Le atrocità nel nord ci dimostrano che il primo obiettivo era effettivamente l’occupazione dell’intero paese».
Da alcune città del sud est, nelle scorse settimane, abbiamo avuto immagini più rassicuranti. Manifestazioni tollerate per giorni come a Cherson, ad esempio. Perché nel nord è andata diversamente?
«Secondo alcune fonti, in città come Cherson le crudeltà sono semplicemente nascoste meglio. Alcune manifestazioni sono state tollerate quando i russi pensavano di essere ripresi dai cellulari, ma le autorità locali denunciano che anche da Cherson sono sparite 400 persone. Del resto anche a Bucha abbiamo saputo i dettagli dell’orrore solo a massacro compiuto. Solo entrando in città si avrà la certezza dell’accaduto, ma i report che parlano di omicidi anche nelle città apparentemente più tranquille vengono da fonti abbastanza affidabili».
Quale può essere la logica militare di torture così efferate sui civili?
«Non è chiaro, ma non era chiaro anche in Cecenia dove ci sono stati 25mila morti, vittime sia dei bombardamenti sia dei militari sul campo. Se per Mariupol il senso strategico è evidente – la città è centrale nel disegno russo e visto che non riescono a prenderla da terra la bombardano dal cielo – le atrocità avvenute a Bucha ci dicono molto della situazione socio culturale ed economica della Russia. E infatti io credo sia probabile che il battaglione autore del massacro fosse siberiano, come è stato detto. Quando diciamo che la Russia è Europa, tutti pensiamo a Mosca e San Pietroburgo. Ma la Russia è fatta di grandi spazi rurali poverissimi che hanno un rapporto molto diverso da quello europeo con il valore della vita, zone in cui la cultura staliniana è ancora molto forte anche nell’educazione scolastica. Sono le stesse zone da cui provengono molto soldati che saccheggiano le case e poi chiamano a casa chiedendo “cosa vuoi per regalo?” o dove si obbligano i bambini a denunciare gli insegnanti se parlano contro la guerra. L’Ucraina, che sta certamente vincendo la guerra della comunicazione prima di quella sul terreno, ha tenuto a far sapere che ha chiesto ai militari di rispettare la convenzione di Ginevra e dunque di non abbandonarsi a crudeltà sui prigionieri. Non è detto che basti, ovviamente, ma ci dice molto dell’immagine che l’Ucraina vuole dare di sé al mondo».
Quando sapremo meglio cosa è effettivamente avvenuto nel nord dell’Ucraina?
«Credo che basteranno due giorni. L’annuncio che Sumy e Chernihiv erano tornate sotto controllo ucraino è di ieri (4 aprile ndr), i militari generalmente aspettano almeno due giorni per verificare che non sia un agguato. E’ possibile che i russi ora cerchino di nascondere meglio le prove di quanto hanno fatto, ma anche a Bucha avevano il tempo di nascondere i corpi e invece in molti casi li hanno lasciati sulle strade».
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
“NON E’ COSI’ CHE SI FA LA PACE“: ANDATELO A DIRE AL VOSTRO AMICHETTO CRIMINALE
«La Farnesina avrà fatto le sue valutazioni. Di certo, la storia insegna che la pace si raggiunge con il dialogo e la diplomazia e non espellendo i diplomatici».
Lorenzo Fontana, vicesegretario della Lega, attuale capo dipartimento Esteri del Carroccio ed ex ministro per gli Affari europei e per le Disabilità durante il governo Conte I, si è detto «stupito» dalla decisione del ministero degli Esteri di espellere dall’Italia 30 diplomatici, ritenuti agenti dei servizi segreti per conto di Mosca.
Da via Bellerio l’auspicio è che «si arrivi alla pace in Ucraina il prima possibile». Secondo l’esponente leghista «l’Italia deve lavorare per tutelare e salvare più civili possibili e al tempo stesso difendere gli interessi del Paese».
Una chiosa che ha fatto intendere che da via Bellerio, la decisione della Farnesina, e dunque dell’esecutivo guidato da Mario Draghi e di cui la Lega stessa fa parte, non è stata ben accolta, facendo peraltro velatamente intendere che l’azione del governo sulla guerra russa in Ucraina non sia sufficiente, secondo il Carroccio.
E le parole di Fontana sono subito state oggetto di replica da parte del ministro degli Esteri Di Maio, oggi in visita a Berlino, che ha derubricando la posizione del vice di Salvini a «provocazione a cui evito di rispondere», ribadendo che «l’azione del governo italiano mira al raggiungimento della pace: ci stiamo impegnando in questa direzione ogni giorno».
E il titolare della Farnesina, rispondendo al suo ex alleato del governo gialloverde ha infine aggiunto: «Abbiamo la necessità di tutelare i cittadini italiani e abbiamo agito per questioni di sicurezza nazionale».
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
RISALE IL PD, CALANO LEGA, M5S E FORZA ITALIA
Continua la corsa del Pd per raggiungere il vertice del gradimento degli elettori. 
Il sondaggio di Swg per il TgLa7 rivela infatti che, rispetto alla scorsa settimana, i dem guadagnano ancora lo 0,3 per cento passando dal 21,1 del 4 aprile al 21,4.
La distanza dal partito di Giorgia Meloni (stabile al 21,6 per cento) si riduce ancora e resta un margine dello 0,2 per cento.
Gli stessi punti (0,2) li ha persi invece la Lega che dal 16% scende al 15,8 restando comunque al terzo posto.
Sostanzialmente invariato il risultato del Movimento 5 Stelle che però, probabilmente a causa delle ultime dichiarazioni di Conte sull’Ucraina e sulle sanzioni contro la Russia, perde lo 0,1 per cento scendendo al 13,3.
Anche Forza Italia perde lo 0,2 e dal 7,9 per cento della scorsa settimana si ferma al 7,7.
Le variazioni nei punteggi dei partiti sono comunque limitate e anche Italia viva perde lo 0,2 e si ferma al 2,2 per cento seguita con lo stesso punteggio da Italexit di Gianluigi Paragone che conferma la sua crescita e guadagna lo 0,3.
(da agenzie)
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