Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
CARNE DA MACELLO SENZA ADDESTRAMENTO MANDATI AL MASSACRO DA UN CRIMINALE IMPERIALISTA
Nella loro vita hanno conosciuto un unico uomo al potere nel loro Paese, la Russia: Vladimir Vladimirovich Putin.
Sono i giovani militari russi, neanche ventenni, mandati a combattere in Ucraina nelle fila dell’Armata della Federazione. E a morire. E’ la cosiddetta Generazione Putin. Giovanissimi, dunque, “alcuni di leva e in prima linea senza addestramento, per lo più provenienti dai posti più sperduti del Paese”, si legge nei reportage de Il Corriere della Sera e sui media britannici, che hanno raccolto le testimonianze nelle città d’origine, in Siberia, ai piedi degli Urali o al confine con la Mongolia.
Paesi spesso sperduti dove non tutti torneranno, forse, neppure in una bara, per una degna sepoltura.Tra i più giovani caduti finora identificati, c’è David Arutyunyan, da Kyakhta, a sud del lago Bajkal, nato l’8 marzo 2003 e morto nella regione del Donbass, colpito da una scheggia.
E come David, che prestava servizio a Pskov, quartier generale dei paracadutisti d’élite russi e il cui convoglio è stato colpito dall’artiglieria ucraina, ci sono, o meglio, c’erano Yegor Pochkaenko, Ilya Kubik, Khusinbai Masharipov, Anatoly Torsunov, Denis Fesenko… e la lista si allunga con decine e decine di nomi. Ragazzi con spesso alle spalle appena un anno di leva, inesperti e impreparati ad affrontare una guerra vera. Carne da macello.
Pochkaenko, per esempio, era stato inviato dalla sua casa di Belogorsk, nella Russia orientale, in Ucraina, per morire il giorno prima del suo diciannovesimo compleanno, all’inizio delle ostilità.
Yegor Melnikov, 18 anni, residente nella città di Belogorsk, regione dell’Amur, è morto nel Donbass il 24 febbraio, il giorno dopo avrebbe compiuto 19 anni.
Postumo, gli è stato consegnato un premio statale per il coraggio e papà Eduard lo ha celebrato su Instagram come un eroe. “Questo è mio figlio Yegor Eduardovich – ha scritto pubblicando un’immagine del ragazzo in divisa. – Sono orgoglioso di lui, non mi vergogno! Morto durante il servizio militare in Ucraina il 24.02.22.
Ilya Kubik, 18 anni, dopo la leva, aveva firmato come soldato a contratto. Morto in guerra, è stato sepolto il 23 marzo nella sua città natale di Bratsk, in Siberia.
Stessa sorte per Khusinbai Masharipov, 19 anni, seppellito nel suo villaggio natale di Safakulev, e per Anatoly Torsunov, 19 anni, di Kungur, nella regione di Perm, che nella vita faceva il saldatore.
Al soldato Denis Sergeevich Fesenko, 19 anni, morto il 23 marzo con la divisa di assistente artigliere, era stato messo in mano un lanciagranate.
Dalla stessa città degli Urali, Magnitogorsk, provenivano Alexey Kuzmin, 19 anni, sepolto il 21 marzo, e il coetaneo Alexander Bondarev.
Alexey Martynov, anche lui 19 anni, proveniva dalla Buriazia, regione buddista della Siberia, gravemente falcidiata di giovanissimi morti in Ucraina. Martynov era entrato all’Ulan-Ude College, quando, chiamato alla leva, aveva prestato inizialmente servizio come marine sulla costa del Pacifico.
E ancora dalla Siberia, Sergey Cherepov, 20 anni, di Morozovka, regione di Novosibirsk, morto il 27 febbraio, sepolto quasi un mese dopo, quando i suoi resti sono tornati al suo villaggio.
Ivan Garbuzov, 20 anni, caporale della guardia nazionale, di Markov, nella regione di Irkutsk, faceva il chierichetto nella chiesa ortodossa della sua città; è stato ferito a morte da un frammento di mina mentre prestava servizio come autista di veicoli da combattimento di fanteria. E il caporale Yuri Lebedev, 20 anni, proveniva dalla stessa regione di Irkutsk ed è morto combattendo a Chernihiv.
Il più anziano dei caduti in guerra nati all’inizio del primo mandato presidenziale di Putin, in base alla lista aggiornata pubblicata dall’ Evening Standard, era Zorigto Khotsaev, 21 anni, dalla Buriazia.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
L’OPINIONE DEI MEDICI
Il Capo sta bene per definizione, soprattutto quando indossa l’armatura del condottiero
in una guerra come quella in Ucraina. E allora il Cremlino si affretta, per bocca del portavoce Peskov, a smentire la notizia diffusa in rete da Proekt, una testata d’inchiesta messa al bando dal regime russo ma accessibile col sistema VPN, che rivela «il più gran segreto del Cremlino».
Putin è malato, «ha un tumore alla tiroide» e ovunque vada, soprattutto nel buen retiro di Sochi, lo seguono stuoli di medici tra cui spiccano, guarda caso, un esperto endocrinologo e un otorinolaringoiatra. Ma in un passato recente, anche équipe di neurochirurghi probabilmente impegnati a curarne i postumi di una caduta da cavallo che lo indusse a dire «non mi reggo in piedi». Adesso si tratterebbe di qualcosa di molto più serio.
IL GONFIORE
Il pronunciato gonfiore della faccia e la straniante immagine del leader che incontra Macron, Scholz e i propri stessi generali e collaboratori a distanza di metri a un tavolo lungo come una limousine, oltre all’azzardo dell’invasione in Ucraina, si spiegherebbero con la malattia e le terapie a base di ormoni.
Per Rocco Bellantone, direttore del centro di chirurgia endocrina e metabolica del Policlinico Gemelli di Roma dove si operano 2mila tiroidi l’anno, «ci sono vari tipi di carcinoma, ma si guarisce in una percentuale superiore al 90 per cento». Quanto a sintomi ed effetti, in genere quel che si vede è «un rigonfiamento al collo oppure, in uno stadio avanzato, una difficoltà a parlare, respirare e ingoiare. Ma di solito è un tumore asintomatico».
Significativo il fatto che «con la crisi di Chernobyl ci sia stato un aumento spaventoso di tumore alla tiroide in Ucraina, Russia e Bielorussia». Non è indicata la chemioterapia, ma eventualmente una terapia radiometabolica, conclude Bellantone. In ogni caso, per Putin niente più foto di caccia alla tigre in Siberia, galoppate a torso nudo, tuffi nell’acqua gelata per l’Epifania ortodossa e muscoli scolpiti dagli esercizi delle arti marziali.
Adesso i servizi occidentali fanno trapelare che avrebbe un problema a una gamba per un piccolo ictus, e un tremore alla mano per il Morbo di Parkinson.
Proekt avrebbe visionato i documenti degli alberghi di Sochi e appurato che il chirurgo oncologo Evgeni Selivanov ha visitato il Capo a Sochi 35 volte in 4 anni, battuto solo dal chirurgo otorinolaringoiatra Alexei Shcheglov. Molti i dettagli. «Abbiamo promesso di svelarvi il segreto principale del Cremlino», annuncia Proekt.
«Stiamo parlando della salute di Vladimir Putin. Proekt ha trovato un elenco di medici di fiducia che scortavano il presidente russo nei suoi viaggi». Il prossimo 7 ottobre, lo Zar compirà settant’ anni. «Stalin aveva già avuto un secondo ictus a questa età, Breznev aveva perso la capacità di lavorare, Andropov a settant’ anni non ci è arrivato, Eltsin si dimise perché malato».
Stando alle immagini diffuse alla Tv, Putin a differenza dei predecessori «fa sport, cammina nella Taiga e si ammala al massimo di un raffreddore, non gli sarà difficile guidare la Russia fino al 2036, come gli consente la Costituzione che ha modificato». È davvero così? Secondo gli inchiestisti di Proekt, sin dall’inizio il Cremlino ha nascosto informazioni sulla salute di Putin.
Ma dallo scorso autunno voci sempre più insistenti negli ambienti moscoviti hanno acceso i riflettori su un intervento chirurgico alla schiena che avrebbe subìto a fine novembre 2016, quando 12 dottori volarono da lui a Sochi, compreso il luminare di neurochirurgia Oleg Myshkin e uno specialista in riabilitazione.
Secondo i fogli inglesi Daily Star e Daily Telegraph, il capo del Cremlino soffrirebbe addirittura di un cancro all’intestino. E il dolore che prova sarebbe una delle concause della scellerata decisione di invadere l’Ucraina senza valutare in modo realistico le conseguenze.
L’ISOLAMENTO
L’isolamento parossistico a cui si è sottoposto durante il Covid e anche di recente, pure quello avrebbe come spiegazione fragilità e problemi di salute.
E a un certo punto è circolata la voce che avesse contratto il virus. Un retaggio della sua fiducia nei rimedi alternativi è l’abitudine, suggeritagli a quanto pare dal ministro della Difesa Shoigu, a immergersi in bagni con corna di cervo non ancora ossificate, raccolte in primavera quando sono piene di sangue. E nell’agosto 2017, sei medici sarebbero andati a Sochi restandovi otto giorni (tra loro anche Selivanov e Shcheglov).
In diverse occasioni Putin avrebbe «dimostrato interesse per il problema del cancro alla tiroide». Altri indizi arrivano dalla ricostruzione dei periodi in cui il presidente russo non è apparso in pubblico.
Qualche settimana fa gli 007 dei Paesi anglofoni (Five Eye) avevano a loro volta adombrato l’eventualità che Putin fosse in cura per tumore, in base a «uno strano pallore e un gonfiore sospetto, soprattutto del collo e del viso». §
nquietanti, infine, il ricorso ad assaggiatori di corte per i cibi e la «paranoia» di guardare a ripetizione il video del linciaggio di Gheddafi. Segni di una possibile instabilità di mente o della razionale paura di un golpe?
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
L’ANALISTA RICHARD WEITZ: “E’ GIA’ ACCADUTO IN SIRIA, LA RUSSIA SI ASSESTA, POI LANCIA NUOVI ATTACCHI. AI RUSSI SONO MANCATI GLI UFFICIALI DI MEDIO LIVELLO E QUESTO HA COSTRETTO I GENERALI A FARE LA SPOLA FRA IL COMANDO E LE PRIME LINEE. È LA RAGIONE PER CUI MOLTI DI LORO SONO STATI UCCISI”
«Quel che è difficile è un’azione degli ucraini che respinga i russi fuori dai territori finora conquistati». Non si tratta però, secondo Richard Weitz, direttore del centro studi militari dell’Hudson Institute, di attribuire con questo criterio il successo o meno della resistenza di Kiev dinanzi all’invasione russa giunta al 38esimo giorno.
Gli scenari mentre si combatte a Kiev e il Cremlino fa trapelare l’idea di concentrare gli sforzi a Est, sono tutti in divenire. E da quelli si può, concede Weitz, fare un bilancio degli sforzi bellici.
Siamo nella quinta settimana di conflitto, le forze ucraine non solo resistono, ma reagiscono e conquistano posizioni. Kiev può vincere la guerra?
«Diciamo che dipende dall’obiettivo che fissiamo, se è quello di riconquistare tutti i territori ora in mano ai russi, direi che è difficile. Ma certamente gli ucraini sono riusciti a impedire alla Russia di conseguire i suoi di obiettivi. Almeno finora».
Che scenari prevede in base a quanto succede sul terreno?
«Non escluderei una situazione di stallo per ora, con la Russia capace di prendersi parte del territorio ucraino e accettare quindi un cessate il fuoco in attesa di pianificare una seconda fase del conflitto. È uno scenario che abbiamo già visto, pensiamo alla situazione fra Armenia e Azerbajian: si sfidano, si fermano e poi riprendono il conflitto. Ma non è l’unica opzione».
Quali sono le altre?
«Guardiamo alla Siria, ci sono stati brevi momenti di cessate il fuoco. In quelle finestre la Russia si assesta, poi lancia nuovi attacchi e si muove. Quindi si ottiene un altro cessate il fuoco in una sorta di perenne movimento fra tregue e combattimenti».
Ritiene invece possibile il ripetersi su tutto il territorio ucraino la situazione che da otto anni si vive in Donbass?
«Assolutamente sì, c’è un conflitto dal 2014 con alti e bassi. Per adesso il conflitto in Ucraina prosegue poiché i russi stanno ancora cercando di capire cosa è andato storto nella prima fase. Ma si stanno assestando e continueranno ad aggiustare la loro strategia finché non andrà bene. Gli ucraini dal canto loro hanno acquisito fiducia, sono più solidi rispetto a un mese fa e continueranno a combattere al meglio».
Quindi non ritiene che Mosca stia veramente riducendo la portata degli attacchi? O magari cambiando obiettivi spostando le truppe a Est?
«Quando è iniziato il conflitto, i russi pensavano sarebbe stato facile. Consideravano di potersi sbarazzare rapidamente degli ucraini così come nel 2014 in Crimea. Non è andata così. Hanno quindi lanciato offensive simultanea da quattro parti, ma nel Nord sono rimasti in stallo e hanno fatto progressi, non troppi, nel Sud e a Est. Poi lo stop.
Ora Mosca sta rivendendo la sua strategia.
Ed è proprio quella di concentrare gli sforzi a Est e mi sembra che abbia senso continuare anche a fare degli attacchi altrove per impedire agli ucraini di spostare gli uomini. Dovesse funzionare, i russi avrebbero due opzioni: la prima lanciare nuovi attacchi; la seconda, dichiarare vittoria in attesa di altre iniziative».
La Nato è stata al fianco di Kiev da subito, crede potrebbe o dovrebbe fare di più? E nel caso cosa servirebbe per cambiare la dinamica del conflitto?
«La Nato ha avuto un successo straordinario. Tutti temevamo che dopo l’Afghanistan, Nato e Stati Uniti non sarebbero più stati in grado di addestrare truppe straniere. Gli afghani si sono sciolti rapidamente, ma gli ucraini – che da anni beneficiano degli aiuti degli Alleati e dei loro dispositivi militari – hanno dimostrato di saper e voler combattere. Le migliaia di missili e altri equipaggiamenti forniti dall’inizio del conflitto sono stati determinanti».
Serve altro?
«Non ci sarà il coinvolgimento diretto della Nato, questo escludiamolo. L’Alleanza è soddisfatta di quanto fatto. Potranno arrivare a Kiev missili anti-nave o altri droni e nuovi armamenti. Ma quanto consegnato finora più l’addestramento sono stati sufficienti per fermare i russi. E si andrà avanti con questa strategia».
Le batterie anti-missilistiche hanno creato una sorta di no fly zone. Basterà agli ucraini? O servono anche gli aerei?
«Mosca attacca con missili lanciati dalle navi o da terra o da aerei nei cieli russi. Quindi le batterie anti-missili sono efficaci. Più che aerei e no fly zone gli ucraini hanno bisogno di più artiglieria e forse batterie anti-navali».
La catena di comando russo ha mostrato il fianco. Perché?
«Sin dall’inizio è sembrata confusa, le truppe sembravano divise con gruppi non coordinati fra loro. Ai russi sono mancati gli ufficiali di medio livello e questo ha costretto i generali a fare la spola fra il comando e le prime linee. È la ragione per cui molti di loro sono stati uccisi».
(da la Stampa)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
RISCHIA FINO A DIECI ANNI DI CARCERE
Un’insegnante russa è stata arrestata per aver espresso posizioni sulla guerra diverse da
quelle ufficiali.
A riportare la storia sono Bbc e Meduza. La docente di inglese, Irina Gen, 55 anni, era stata denunciata alla polizia dai suoi alunni adolescenti per aver fatto commenti contro l’invasione russa in Ucraina.
Ora rischia una multa di 60 mila dollari o una pena detentiva fino a 10 anni. Il fatto è accaduto nella città di Penza, 709 chilometri a sudest di Mosca.
Gli studenti avrebbero registrato una conversazione con Gen avvenuta il 18 marzo scorso, a seguito della cancellazione della loro gita in Repubblica Ceca.
Il quotidiano indipendente russo Meduza ha pubblicato l’audio e la trascrizione della conversazione, nella quale si sente la professoressa definire giusto il fatto che il viaggio fosse stato cancellato e che cose del genere sarebbero continuate fino a quando la Russia «non avesse iniziato a comportarsi in modo civile».
Stando a quanto riportato da Meduza, avrebbe poi paragonato la Russia alla Corea del Nord, esprimendo «una visione della guerra in Ucraina diversa da quella ufficiale».
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
E’ IL TERZO IN LIGURIA
L’Agenzia delle Dogane e la Capitaneria di Porto di Imperia hanno sequestrato lo yacht New Vogue, di oltre trenta metri e del valore di 3,3 milioni di euro, la cui proprietà è riconducibile a un oligarca russo.
Lo yacht si trova ormeggiato nel porto, il sequestro è stato disposto dalla procura locale dopo l’indagine scattata a di marzo quando sono state avviate le sanzioni verso la Russia per l’invasione dell’Ucraina.
Durante l’indagine lo yacht è stato tenuto sotto controllo per evitare che lasciasse l’ormeggio. Il sequestro è avvenuto dopo aver avuto informazioni dalla Dogana di un paese terzo, dall’Unità Temporanea di Crisi Russo/Ucraina. Si tratta del terzo sequestro di mega yacht di proprietà di oligarchi russi che viene sequestrato in Liguria.
Ai primi di marzo era toccato, nel porto di Sanremo, al ‘Lena’, imbarcazione di 52 metri con valore stimato in 50 milioni di dollari, di proprietà del magnate russo dell’energia e delle infrastrutture Gennady Timchenko, amico di Putin ancora prima dell’ascesa dello ‘zar’ al Cremlino, proprietario di Volga Group e socio di Novatek. L’altro maxi yacht sequestrato è il ‘Lady M’, imbarcazione di 65 metri appartenente ad Alexei Mordashov, miliardario e comproprietario della Rossiya Bank, ormeggiato nel porto di Imperia. Queste due mega imbarcazioni sono state tra i primi beni di oligarchi russi ‘congelati’ in Italia.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
E’ STATO FORNITO DAL REGNO UNITO A KIEV DA POCHI GIORNI
Un missile antiaereo Starstreak di fabbricazione britannica ha abbattuto un elicottero
russo durante la guerra in Ucraina.
A confermare la provenienza dell’arma è stato il ministero della Difesa britannico al Times. Il sistema Starstreak è un missile a guida laser che viaggia a una velocità tre volte superiore a quella del suono per abbattere jet nemici a bassa quota e attaccare elicotteri ed è stato fornito questa settimana dal Regno Unito all’Ucraina.
Il filmato, che secondo quanto riferito mostra il momento in cui l’elicottero russo Mi-28N viene colpito dal cielo nella regione di Luhansk, fa vedere l’aereo che viene spezzato in due mentre la sua coda viene colpita da un missile.
Il missile è prodotto a Belfast dalla compagnia di missili a corto raggio Thales. Può essere sparato da una spalla o da un supporto e ha una portata di oltre quattro miglia. Si stacca in tre dardi a mezz’aria, che vengono successivamente guidati verso il bersaglio da un operatore laser a terra.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
IN SOLI DUECENTO METRI SI CONTANO 13 CORPI SENZA VITA
Un video pubblicato dalla Bbc dimostra che c’è stato un massacro di civili sull’autostrada E-40 vicino alla capitale dell’Ucraina Kiev.
Nel filmato, girato da Jeremy Bowen, si contano 13 corpi senza vita in duecento metri di strada. Due di questi sono stati identificati: si tratta di una coppia ripresa da un drone mentre era alle prese con un posto di blocco russo: l’uomo viene colpito (come mostrò un filmato pubblicato dalla tedesca Zdf) mentre era con le mani alzate fuori dall’auto, dove si trovava una donna a bordo.
La Bbc spiega che la coppia, formata da Maksim Iovenko e sua moglie Ksjena, era parte di un convoglio di dieci veicoli che stava andando verso la capitale.
Il figlio e una donna anziana che stava con loro sono stati lasciati fuggire. Il video della Bbc testimonia anche della presenza di altre auto bruciate e corpi di vittime, in tutto 13; secondo il reporter, i soldati hanno cercato di bruciarli senza però riuscire a distruggerli completamente.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
“SONO I MIEI FIGLI CHE AIUTANO ME, IN ATTESA DELLA VITTORIA“
La moglie del presidente ucraino parla di come è cambiata la sua quotidianità dopo
l’invasione della Russia
«Tutto è cambiato per noi ucraini. Avevamo una vita pacifica, sogni, progetti. Di colpo è apparso il concetto di “allarme aereo”, che avevamo visto solo nei film di guerra e nei corsi di protezione civile a scuola. Non avremmo mai pensato di dover mettere in pratica quella teoria».
Olena Zelenska, moglie di Volodymyr, presidente dell’Ucraina, parla oggi con la Repubblica di come è cambiata la sua quotidianità con l’invasione della Russia.
Olena vive con i due figli in una località segreta, dove lavora all’organizzazione dei Convoy for life che espatriano i bambini, soprattutto quelli malati.
«Abbiamo imparato cos’è un rifugio antiaereo, e come trovare il posto sicuro in casa se non c’è il seminterrato. E anche io, ho imparato cosa vuol dire non avere notizie dei propri cari per un giorno. Viviamo aspettando i messaggi dagli amici e dai parenti che non trovano la connessione. Tanti hanno perso il contatto con qualcuno che amano, soprattutto in certe città dove sono entrati i russi. Speriamo sempre che sia colpa della mancanza di elettricità, vogliamo credere che siano vivi».
Infine, parla dei suoi figli: «Ai bambini non bisogna spiegare nulla, perché vedono tutto con i loro occhi. Oleksandra è grande, ha 17 anni, ma ora sembra diventata più adulta. Kyrylo ha 9 anni, pensa sempre alla vittoria. Costruisce piani e strategie… in questo è eroico, perché è solo un bambino. Sogna di incontrare i suoi amici, che gli mancano molto, infatti parla sempre di loro. Io sono molto fortunata a non dovermi separare da loro, non so come sarei sopravvissuta senza. Non sono io il loro supporto, sono loro che aiutano me».
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
NON HANNO ANCORA CAPITO CON CHI HANNO A CHE FARE
L’obiettivo era quello di «scuotere lo stato morale e psicologico» delle forze di sicurezza dell’Ucraina. Ma è andata male
Sono ben 5.000 gli sms inviati dagli agenti russi a ufficiali dell’esercito e forze dell’ordine ucraine, incoraggiandole a disertare e ad arrendersi ai russi.
Un “piano” che, però, è subito fallito e che oggi viene rivelato dal servizio di intelligence ucraino.
Secondo il post pubblicato su Facebook dalle forze armate di Zelensky, il messaggio diceva: «L’esito degli eventi è predeterminato! Sii prudente e rifiuta di sostenere il nazionalismo e i leader screditati del Paese che sono già fuggiti dalla Capitale». «Soldati delle forze armate dell’Ucraina, lanciate un’offensiva su Kiev, prima che Kiev vi distrugga!».
L’obiettivo era quello di «scuotere lo stato morale e psicologico» delle forze di sicurezza dell’Ucraina.
A fermare “l’attacco” dei russi è stato, subito dopo, il servizio di sicurezza del Paese in guerra. La Russia, tra l’altro, è uno dei cyber-aggressori più sofisticati al mondo.
(da agenzie)
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