Luglio 30th, 2022 Riccardo Fucile
SE ALLE PRIME MANIFESTAZIONI DI QUESTI DELINQUENTI LI AVESSERO MESSI IN GALERA PER CONCORSO IN EPIDEMIA OGGI TANTI ESSERI UMANI SAREBBERO ANCORA VIVI
L’Austria è sotto choc dopo aver appreso, ieri 29 luglio, del suicidio di Lisa Maria
Kellermayr, una dottoressa che nei mesi scorsi aveva ricevuto ripetute minacce di morte da attivisti No vax e dai sostenitori di teorie complottiste sul Coronavirus.
«Mettiamo fine a questa intimidazione e politica del terrore. Nella nostra Austria non c’è posto per l’odio e l’intolleranza», ha detto il presidente Alexander Van der Bellen, ricordando Kellermayr come un medico con un approccio attento alla pandemia, sempre in prima linea nel curare le persone e proteggerle dalle malattie.
«Ma alcune persone non potevano sopportare questa cosa. E queste persone l’hanno spaventata, minacciata, prima su internet e poi anche di persona, direttamente nel suo studio», ha aggiunto Van der Bellen. Per lunedì è stata annunciata una commemorazione a Vienna.
Le minacce di morte
Il corpo della dottoressa è stato trovato ieri, 29 luglio, nell’ufficio del suo ambulatorio a Vöcklabruck, in Alta Austria. Secondo i media austriaci gli inquirenti hanno rinvenuto un biglietto d’addio e non hanno intenzione, almeno per il momento, di procedere con un’autopsia. Kellermayr, che aveva rilasciato numerose interviste ai media riguardo la lotta al Covid-19 e all’importanza della vaccinazione, aveva vissuto per un periodo sotto scorta a causa delle minacce ricevute. A giugno aveva chiuso temporaneamente e poi definitivamente il suo ambulatorio, su cui aveva investito 100mila euro per la messa in sicurezza.
«Ho attivato troppo tardi il freno d’emergenza», aveva twittato poche settimane fa, postando anche alcuni dei messaggi minatori ricevuti, che annunciavano prima l’uccisione dei suoi dipendenti davanti ai suoi occhi con un fucile e «con una siringa di vaccino nel cuore», poi la sua morte durante una lobotomia.
Secondo gli inquirenti le minacce anonime sarebbero arrivate dalla Germania. Un procedimento della procura di Wels contro un cittadino tedesco è stato archiviato perché le autorità austriache sono state ritenute non competenti. Ma la polizia ha respinto oggi accusa di immobilismo, sollevate dalla stampa e sui social media.
Clima di tensione
Il mese scorso l’Austria aveva rinunciato all’introduzione del vaccino anti-Covid obbligatorio per gli adulti, ritenendo improbabile che la misura risollevasse uno dei tassi di vaccinazione più bassi dell’Europa occidentale. Nell’ultimo anno il Paese è stato travolto da frequenti proteste, con decine di migliaia di persone che sono scese in piazza contro i lockdown e l’ipotesi di un vaccino obbligatorio.
Secondo l’associazione dei medici austriaca il suicidio di Kellermayr è la punta dell’iceberg di un ampio fenomeno di minacce contro il personale medico. Il ministro della Salute, Johannes Rauch, di cui la dottoressa aveva chiesto le dimissione su Twitter appena due giorni fa, ha ricordato l’impegno di Kellermayr per la salute pubblica. «Le minacce di morte sono state una brutale realtà. L’odio contro le persone è imperdonabile e deve cessare una volta per tutte», ha detto.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2022 Riccardo Fucile
L’ULTIMO MESSAGGIO ALLA MOGLIE: “MANGIA E NON TI STANCARE…”
«Alika era una persona positiva, sempre sorridente, allegra. Era bravo, bravo, bravo». Ha le lacrime agli occhi questa donna che a San Severino Marche, il paese dove viveva Ogorchukwu con la sua famiglia, conoscono tutti come Pastore Faith: è la guida della chiesa evangelica che tiene insieme la piccola comunità nigeriana. Molti di loro sono qui con lei, a stringersi attorno alla moglie di Alika, in questo sabato sera di lutto davanti all’obitorio di Civitanova.
«Con Alika e sua moglie ci conosciamo da tempo. Prima seguivano un pastore italiano ma negli utimi mesi si erano uniti alle nostre funzioni perché noi le teniamo in inglese e loro si trovavano meglio».
La moglie di Alika è accanto, ma non ha parole, soltanto dolore. Lavora per una ditta che fa le pulizie nelle stazioni ferroviarie, hanno un figlio di 8 anni nato in Italia, e con loro vive anche una ragazzina di 10, che è come un altra figlia.
«Ancora loro non lo sanno che è morto il padre, ora toccherà a noi andare a dirglielo» dice con un filo di voce Pastore Faith.
La moglie di Alika le ha raccontato l’ultimo saluto, la mattina prima andare a lavoro. «Lui si è preoccupato che non si stancasse troppo e che mangiasse, le ha raccomandato di portarsi un panino».
Poi Pastore Faith aggiunge: «Alika era una persona generosa, quel poco che aveva lo divideva con tutti. Ogni volta che discutevamo, mi ripeteva sempre la stessa frase, era il suo motto: “Quello che Dio non può fare non esiste”. Era ottimista, diceva una soluzione si trova sempre».
Un ritratto di Alika Ogorchukwu che si rispecchia nelle parole dell’avvocato Francesco Mantella, che lo conosceva da tempo.
«Avevo seguito l’iter per il rilascio del permesso di soggiorno della moglie, poi l’anno scorso l’ho assistito quando era stato investito». Era in bicicletta, un’auto lo ha travolto, è rimasto claudicante, per questo per muoversi aveva bisogno di una stampella. «Aveva ottenuto anche un risarcimento dall’assicurazione – aggiunge l’avvocato Mantella -, stava aspettando l’inizio del processo all’investitore, si sarebbe costituito parte civile». Ogorchukwu era in Italia da una decina d’anni, era sempre rimasto nella zona del Maceratese, prima a Tolentino, poi si era trasferito a San Severino, ma per lavoro andava a Civitanova.
«Era una persona mansueta – prosegue l’avvocato Mantella -. Non aveva precedenti, viveva con dignità e rettitudine. Con gli anni si erano creati con lui rapporti che andavano oltre l’aspetto professionale, che si reggono sulla solidarietà. Quando mi hanno detto che avevano ucciso a bastonate un uomo di colore con la stampella, ho temuto subito che fosse lui. Non era una persona che cercava guai, adesso gli inquirenti dovranno capire perché quell’uomo si è scagliato contro di lui con tanta violenza».
(da Il Corriere della Sera)
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Luglio 30th, 2022 Riccardo Fucile
TANTI TESTIMONI MA NESSUNO HA MOSSO UN DITO PER FERMARE IL CRIMINALE ITALIANO
C’è un video che testimonia l’omicidio di Alika Ogorchukwu, l’ambulante nigeriano
39enne, disabile, che è stato ucciso con la sua stessa stampella da un operaio di 32 anni, l’italiano Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo a Civitanova Marche. Proprio quel video racconta che c’è di sicuro chi ha filmato quanto stava accadendo, mentre non c’è stato nessuno che ha fermato l’aggressione.
Tutto si è svolto ieri, verso le due del pomeriggio, in corso Umberto I. di Civitanova Marche Alika, che l’anno passato era stato investito mentre era sulla bici , zoppicava e si aiutava con una stampella. Vendeva fazzoletti e chiedeva un euro ai passanti e a chi entrava nei negozi.
Una persona che era ben integrata nel tessuto cittadino, tranquilla, che non creava problemi, come racconta anche la sindaca di San Severino – dove l’uomo viveva con la famiglia – , Rosa Piermattei: “La città è sgomenta Alika era una brava persona, perfettamente integrata nella nostra comunità. A volte chiedeva un aiuto, un po’ di attenzione, non ha mai dato problemi, né ai nostri concittadini né alla polizia locale”.
La moglie di Alika, Charity Oriachi, dice tra le lacrime a Repubblica: “Voglio guardare quell’uomo negli occhi e chiedergli perché l’ha fatto. Perché ha ucciso mio marito”. Sì perché quello che è successo ieri in Corso Umberto I non ha spiegazioni se non nella violenza più cieca.
Non è chiaro quale sia stato il pretesto che ha scatenato la furia di Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo. Nonostante tutti parlino di un apprezzamento verso la partner di Ferlazzo secondo gli investigatori l’operaio originario di Salerno, ma che da anni vive e lavora a Civitanova Marche, potrebbe aver aggredito Alika non per un complimento di troppo ma perché era stato troppo insistente nel voler vendere la sua merce. L’italiano, è stato lui a fornire alle forze dell’ordine la versione del “complimento”, gli si è scagliato contro e lo ha colpito con la stampella, più e più volte, alla testa e in tutto il corpo, non si è fermato neanche quando Alika era già caduto a terra ed era rimasto immobile.
Gli si è seduto sopra, tenendogli la testa schiacciata per terra, come testimoniano le immagini del filmato; “Lo ammazzi così”, grida qualcuno. Ma tutti stanno fermi a guardare, forse impauriti, forse indifferenti, forse sperando che dicendo “Ecco le guardie” Ferlazzo si fermi. Ma non succede.
Anzi, lui riesce anche ad allontanarsi dubito dopo aver lasciato Akira ormai esanime su quel marciapiede. Fermato dalla polizia a poca distanza dal luogo del pestaggio è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e rapina. Infatti ha anche portato via il cellulare della vittima.
(da agenzie)
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