Luglio 24th, 2022 Riccardo Fucile
L’IPOTESI DI UN ALTRO PARTITO DI CENTRO: UN CENTINAIO DI PERSONALITA’ PRONTE AD APPOGGIARLA
Dopo la mancata fiducia di Lega e Forza Italia al governo Draghi, l’assessora alla Sanità lombarda voluta dal partito di Silvio Berlusconi potrebbe pensare di mettersi in proprio. Non solo in vista delle prossime elezioni Regionali, ma già per le Politiche del 25 settembre
Dalla corsa alla presidenza della Regione Lombardia alla formazione di un partito di centro. I progetti dell’attuale assessora alla Sanità, nonché vicepresidente della giunta a trazione leghista, Letizia Moratti, potrebbero cambiare nel giro di poche settimane.
Se a giugno ai microfoni di Radio Lombardia confermava di aver dato «da tempo» la sua disponibilità alla coalizione di centrodestra per diventare il successore di Attilio Fontana, oggi 24 luglio il Corriere della Sera parla di un’idea che si sta facendo ogni giorno più concreta: un partito nazionale.
I punti chiave di questo cambio di prospettiva sono essenzialmente due. Il primo riguarda il presidente in carica, il leghista Fontana. A maggio è stato prosciolto dal caso camici in quanto «il fatto non sussiste». L’esito di questa vicenda giudiziaria, dove veniva accusato di aver «anteposto interesse e convenienza personali all’interesse pubblico», gli ha donato una linfa vitale inattesa da tutti. Anche da Matteo Salvini che, quando decise piazzò Moratti al posto di Giulio Gallera durante la pandemia, le aveva promesso che sarebbe stata lei la principale candidata alle elezioni regionali del 2023.
Promessa che ora vacilla. Sia perché Fontana non sembra aver intenzione di farsi da parte, sia per quanto accaduto a livello nazionale nell’ultima settimana. Le vicende politiche di mercoledì sono il secondo punto nevralgico della questione. Lega e Forza hanno deciso di non votare la fiducia al governo di Mario Draghi. Una mossa che non è piaciuta a Moratti che l’ha poi condannata fermamente.
Intanto, la vicepresidente della Regione Lombardia nei prossimi giorni incontrerà il sindaco di Milano Beppe Sala e l’ex primo cittadino Gabriele Albertini. Il primo incarna il lato riformista del centrosinistra, il secondo è la sua controparte di centrodestra. Che Moratti possa essere una figura in grado di far comunicare e mettere in contatto queste due visioni politiche se ne parla da un po’.
Così come di quasi un centinaio di personalità già pronte a scendere in campo con lei qualora decidesse di fondare un partito. Se questo poi correrà a livello regionale o nazionale, è ancora tutto da decidere.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2022 Riccardo Fucile
“VORREI UN ASSE TRA CHI NON PONE VETI AD ALTRI”
Un fronte amplissimo che va dai fuoriusciti dal M5s (con Conte invece la chiusura è
totale) fino ai tre ministri usciti da Forza Italia, passando per gli ex Pd Speranza, Renzi e Calenda.
Così Enrico Letta cercherà di battere Giorgia Meloni, che immagina candidata premier del centrodestra. Lo spiega a Stefano Cappellini di Repubblica, che lo incalza sulle alleanze:
Dica la verità, lei ha già le idee chiare su chi imbarcare e chi no.
«Martedì ne parlerà la direzione, sono abituato a decisioni collegiali, non a colpi di testa o personalismi. Sono tre i criteri che mi sento di proporre sulle alleanze: chi porta un valore aggiunto, chi si approccia con spirito costruttivo e chi non arriva con veti. In una vacanza di due settimane in camper non porti qualcuno che, appena salito, chiede a un altro di scendere. Ma voglio essere chiaro: la coalizione non è il cuore, contano le idee».
Le faccio dei nomi: Calenda?
«Calenda, di tutti i protagonisti possibili, è il più consistente dal punto di vista dei numeri e ha svolto in Europa un lavoro interessante e in parte condiviso. Discuteremo con lui con spirito costruttivo».
Speranza?
«È una delle personalità che spero possano candidarsi nella lista aperta del Pd. Glielo chiederò».
E il rientro degli scissionisti di Articolo 1?
«È il segno dell’apertura della nostra lista».
Di Maio?
«Tra le personalità che vengono dal M5S è la più influente e con lui sicuramente continuerà il dialogo già aperto».
Renzi?
«Parleremo con tutti»
Anche con i ministri ex Forza Italia?
«Certo. Lo dico anche a coloro che a casa mia storcono il naso. Non si tratta di far entrare Gelmini, Carfagna e Brunetta nel Pd, ma di tre persone che hanno dimostrato grande coraggio, lasciando il certo per l’incerto, e un seggio garantito, perché in dissenso con un centrodestra guidato dai nazionalisti e dagli antieuropeisti. Meritano apprezzamento». Ma è davvero praticabile e auspicabile un cosiddetto fronte repubblicano, cioè una coalizione, per ipotesi, da Toti a Fratoianni? O il rischio è il bis della litigiosa Unione di Prodi?
«Non voglio tracciare confini, dico solo che, se non convinciamo a votare per noi elettori che stavano con il centrodestra, magari anche alle ultime amministrative, la partita non si gioca nemmeno. Abbiamo in vigore la peggiore legge elettorale possibile, che obbliga ad alleanze elettorali, e anche dall’altra parte le divisioni sono evidenti».
Ma è davvero sicuro che quella del 25 settembre sia una sfida tra lei e Meloni?
«La situazione del Paese è grave ma per fortuna comincia a tornare il principio di realtà. La realtà è che io e lei guidiamo due partiti da tempo in crescita e che si stanno contendendo la leadership».
Quindi questa è una intervista al candidato premier del centrosinistra?
«A colui che sta cercando di costruire un’alternativa vincente alla destra. Per essere chiari, ho già avuto il privilegio di essere a Palazzo Chigi, non è la mia ossessione tornarci. Sul tema si deciderà nei modi e nei tempi opportuni. Questo è il momento di mettere anima e corpo ed è chiaro e che io me la gioco tutta, fino in fondo».
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2022 Riccardo Fucile
“MI AVETE SPEZZATO LE GAMBE MA NON ANNICHILITO LA MIA VOGLIA DI COMBATTERVI, I DISABILI SIETE VOI”… QUESTI RIFIUTI UMANI INDIVIDUATI DALLA POLIZIA
“Mi avete spezzato le gambe, ma non avete annichilito la mia voglia di combattervi e farvi la guerra”. Lo ha scritto Clemy Spinelli, una ragazza disabile di Siena a cui l’altra notte hanno rubato la carrozzina elettrica che usa per spostarsi. Non è la prima volta che succede, anche in passato ha dovuto subire dei soprusi.
Dopo la denuncia la polizia ha rintracciato gli autori del furto e la carrozzina “ritrovata in condizioni disumane – ha scritto la giovane su Facebook -. Questo significa che mi avete spezzato le gambe, ma non avete annichilito la mia voglia di combattervi e farvi la guerra, alla vostra pochezza umana. I disabili, disagiati e disadattati siete voi da sempre e per sempre”.
E, ancora: “Hanno opportunamente smontato la mia carrozzina, volevano solo fare un giro, ci pensate? Un giro”, ha raccontato Clemy.
“Una pagina triste e vergognosa nella storia della nostra città”. È il commento dell’assessora al sociale del comune di Siena, Francesca Appolloni, al grave episodio che ha visto la giovane Clemy Spinelli vittima di un gruppo di bulli. “Clemy è una ragazza coraggiosa, che affronta ogni giorno con enorme determinazione la propria disabilità. I suoi aggressori invece sono dei miserabili vigliacchi, che hanno trasformato la sua carrozzina elettrica in una sfida e in un ‘gioco’, vandalizzandola per il proprio perverso divertimento. Ringrazio la Questura che ha prontamente individuato i responsabili di questo orribile gesto, indegno della nostra civile Siena, e recuperato la carrozzina, purtroppo gravemente danneggiata. Quella carrozzina offesa è oggi un simbolo doppio: del coraggio e della dignità di Clemy, della vigliaccheria e della miseria dei suoi aggressori”.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2022 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA: “I SOVRANISTI SONO PROGRAMMATICAMENTE CONTRO IL SUD”
“Devo dire che le prime dichiarazioni di Salvini che ho sentito, le solite palle sulla
tassa piatta, sugli immigrati, un’altra scienziateria come quota 40, mi hanno convinto di una cosa che ho ripetuto più volte: la riforma più urgente da fare in Italia è la riapertura dei manicomi”: Vincenzo De Luca a gamba tesa contro il leader della Lega nella sua consueta diretta Facebook del venerdì pomeriggio.
Il governatore della Campania critica i primi discorsi elettorali del segretario del Carroccio: “Stiamo attenti perché se dovessero prevalere queste forze politiche chi paga per primo è il Sud. Rischiamo di farci male ancora di più per i fondi sanitari, per i fondi che riguardano le politiche sociali, per i fondi strutturali”.
“Il Sud rischia di essere, ancora di più, penalizzato e marginalizzato – ha aggiunto – Poi decidano i cittadini come orientarsi. Per quello che mi riguarda, difendiamo il Sud, e non votiamo quelle forze politiche che programmaticamente sono contro il Sud. Almeno questo. Non diamo voti a quelli che non ci daranno risorse, perché hanno altri interessi da difendere”.
Frecciate anche per il Movimento 5 Stelle: “Mi auguro che, perlomeno il 25 settembre, ci sia un voto responsabile. Il voto di sfizio che ci siamo regalati quattro anni fa, che ha regalato al Movimento 5 Stelle il 33% dei voti, si è tradotto in un disastro di proporzioni inimmaginabili. Se gli italiani daranno un altro voto di sfizio, senza fermarsi un attimo a pensare su quali forze o singoli esponenti favorire per la loro serietà e competenza, noi rischiamo di avere un’altra legislatura di calvario e di inconcludenza”.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 24th, 2022 Riccardo Fucile
SONO CAMBIATI ANCHE GLI OBIETTIVI DEI FURTI: PRIMA VINI E CHAMPAGNE, ORA MUTANDE, CALZINI E QUADERNI
Per ora la statistica è empirica. Ma le evidenze ci sono tutte. Basta fare un giro per i supermercati delle grandi catene. Che, proprio perché il fenomeno è in crescita, chiedono per favore di non essere citate. Però se aumentano i controlli e gli addetti esterni alla sicurezza con preparazione specifica contro il taccheggio, vuol dire una cosa soltanto: che quando la sera si chiude, i conti non tornano: manca merce dagli scaffali.
E ha un bel dire il dato “ufficiale” della Prefettura che parla di una generica diminuzione dei furti a Milano, polemizzando perfino con le dichiarazioni preoccupate della mega influencer Chiara Ferragni sullo stato della sicurezza percepita nella vita reale dai cittadini milanesi.
«Ci sono buchi soprattutto tra i generi di prima necessità», confermano dall’amministrazione di un importante gruppo internazionale che ha diversi punti vendita a Milano. Rubano un po’ di tutto. Ma, se fino a tre anni fa i prodotti preferiti erano di target medio alto, tipo champagne, vini di pregio, filetti di tonno di Favignana, superalcolici, dal 2020 nel mirino dei “ladri” sono finiti quaderni, matite, mutande, calzini, alimenti in offerta, materiali basici per il computer.
«È sicuramente un fenomeno in aumento», spiegano dagli uffici comunicazione di un’altra catena di supermercati che opera sia in città che nell’hinterland. «Non c’è distinzione tra centro e periferia», aggiungono. «Negli ultimi due anni l’incremento dei furti è stato piuttosto repentino. La settimana scorsa abbiamo sorpreso un ragazzo che cercava di portare via, senza pagarla, una cartuccia per la stampante».
La cartina di tornasole è la maggiore attenzione messa quest’ anno alle misure di sicurezza. Sia da un punto di vista quantitativo che “qualitativo”. In pratica: aumentano i controllori all’interno degli store e, nello stesso te
«Stiamo sperimentando alcuni modelli “bloccanti” da inserire all’interno dei prodotti più a rischio», confermano.
In questo scenario, però, il fatto che le stesse forze dell’ordine ci vadano con i piedi di piombo quando vengono chiamate per intervenire, mettendo a volte mano al portafoglio per pagare quello che era appena stato rubato, evitando guai al “ladruncolo”, racconta una storia di disagio e di povertà crescenti.
Al netto dei taccheggi a ripetizione di chi preleva dagli scaffali beni costosi per rivenderli la domenica mattina nei mercati semi abusivi, come quello di piazzale Cuoco, a Milano, oggi, nel 2022, si ruba anche per necessità. Spesso lo fanno le stesse persone che, a causa della pandemia, dell’inflazione, del caro bollette si sono trovate senza nulla in tasca e adesso allungano la coda, per esempio, davanti al Pane Quotidiano di viale Toscana, per un piatto caldo.
È la stessa Coldiretti a lanciare l’allarme. Il 21 marzo scorso ha denunciato: «I furti nei supermercati aumentano a causa dell’aumento dei prezzi perché l’inflazione se la prende in primis con il carrello della spesa. Quasi sei milioni di italiani sono a rischio fame». L’organizzazione delle imprese agricole, in realtà, ha ripreso una studio realizzato da Crime& Tech, un gruppo di lavoro dell’Università Cattolica di Milano.
Che rivela: «Il taccheggio per necessità dipende principalmente dall’incertezza economia e sociale maturata durante la pandemia, ed equivale al 66% della merce rubata. Il valore medio del prodotto portato via illegalmente è di 39 euro: alcolici, formaggi, cioccolato, caramelle, prodotti in scatola, salumi, caffè, profumeria».
In questa situazione, dove si fa fatica a guardare al futuro, sta già calando, dunque, la mannaia dell’aumento dei prezzi.
Secondo Deloitte, in Italia, soprattutto nell’area milanese, il 76 per cento dei cittadini ha già percepito una variazione verso l’alto dei costi alimentari. L’inflazione galoppa, i costi energetici si schiantano su imprese e famiglie. Il peggio, insomma, deve ancora arrivare. Da ottobre, secondo le analisi delle stesse catene di grande distribuzione, sarà, dunque, impossibile calmierare il carrello e, di conseguenza, si teme un aumento esponenziale dei furti tra gli scaffali. «Siamo molto preoccupati» dice Federdistribuzione a Libero.
«Non esistono dati consolidati sui taccheggi. Certo è che l’impatto prossimo venturo sul potere d’acquisto delle persone rischia di essere violento». Uno studio Ipsos fotografa che il 90 per cento degli italiani ha cominciato a risparmiare sui generi di prima necessità e che 4 su dieci hanno già ridotto i consumi. Il livello di preoccupazione per il domani è aumentato di 10 punti in percentuale. «Le persone comprano sempre meno prodotti alimentari», aggiungono in Federdistribuzione. «Nell’ultimo periodo il calo è stato del tre per cento».
La situazione economica, energetica, inflattiva non consente più alle aziende di trovare in accordo con le istituzioni sistemi per non aumentare i prezzi: l’inflazione per loro è all’acquisto. «Per poter continuare a essere operative le società che producono nel settore del food» conclude Federdistribuzione, «devono, gioco forza, aumentare i prezzi. La risposta da parte del pubblico sarà quasi sicuramente quella di ricercare soluzioni più economiche per il carrello della spesa». Tipo il furto dagli scaffali. Per disperazione.
(da Libero)
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Luglio 24th, 2022 Riccardo Fucile
LE GIOCATRICI CAMPIONESSE D’ITALIA CON LA FAMILA SCHIO, DOPO OTTO ANNI INSIEME, HANNO DETTO SI’
Campionesse d’Italia con la Famila Schio, compagne nella vita, un matrimonio da
sogno. Giorgia Sottana e Kim Mestdagh, che formano una delle coppie più famose del basket femminile, si sono sposate in Belgio, a Ypres, il 22 luglio.
A festeggiare con loro molte compagne di squadra, tra cui Francesca Dotto, Costanza Verona e Beatrice Del Pero.
Mestdagh e Sottana stanno insieme da otto anni e il loro amore ha spinto la giocatrice belga a raggiungere Sottana a Schio, nel 2020. Fino al matrimonio, un momento emozionante.
In una foto postata su Instagram pochi giorni prima del sì, Sottana aveva parlato di una settimana speciale per loro e anomala per il grande caldo. “In Belgio ci sono 40 gradi. Cosa mai vista. Sarà che è una settimana speciale e qui invece di piovere c’è l’Africa. Noi siamo pronte”.
Subito dopo le nozze, Mestdagh ha pubblicato una foto delle due spose, di spalle, ricordando che è fondamentale prenotare “sempre per due”. Tanti i messaggi di congratulazioni ricevuti dalla coppia, tra cui Valentina Vignali e la compagna di squadra Jasmine Keys “Sto ancora piangendo per la gioia”). Sotto canestro, d’ora in poi’ ci saranno due anelli in più.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
TAJANI E’ STATO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO, E PER SEI ANNI COMMISSARIO E A BRUXELLES È CONSIDERATO UN AFFIDABILE EUROPEISTA… DI SALVINI NON SE NE PARLA NEPPURE E DELLA MELONI NON SI FIDANO
“Il nostro uomo in Italia è Antonio Tajani”. È questa la scommessa dei Popolari europei. È sul coordinatore di Forza Italia che il Ppe, al momento il primo partito dell’Europarlamento, vuole puntare per le prossime elezioni italiane. E non solo come punto di riferimento. Ma come presidente del Consiglio.
Il suo nome è iniziato a circolare dallo scorso primo giugno. Ossia dal Congresso del Partito Popolare europeo che si è svolto a Rotterdam. In quell’occasione è stato eletto alla presidenza il tedesco Manfred Weber. E Tajani è stato confermato vicepresidente. L’intesa tra i due è forte. Weber è ancora capogruppo nell’aula di Strasburgo. I due si fidano vicendevolmente. E soprattutto hanno interessi comuni.
Nel caso specifico, il Ppe sa che la coalizione di centrodestra può diventare un problema se guidata, anche da Palazzo Chigi, dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, o dal leghista, Matteo Salvini. I popolari considerano il “lumbard” una sorta di “nemico”.
In particolare per i suoi rapporti con Mosca e con il partito di Putin. La linea antieuropeista del Carroccio è fumo negli occhi. Non è un caso che intorno ai leghisti persiste una sorta di cordone sanitario che a Bruxelles li esclude da qualsiasi circuito decisionale.
Dell’esponente della destra, invece, non si fidano. Le sue radici post-fasciste non tranquillizzano i popolari che hanno già espulso di fatto l’ungherese Orban proprio per le sue visioni reazionarie. Hanno apprezzato la conversione atlantista e europeista. Ma guardano con diffidenza al gruppo dirigente di Fdi, ai legami con l’ultradestra in Italia e in Europa.
Manca poi ancora quel fattore fondamentale nei rapporti politici e diplomatici: la fiducia e la confidenza. Il ragionamento che viene fatto dai vertici popolari è allora questo: “Dopo aver perso la Germania, dobbiamo riconquistare il governo in almeno uno dei grandi paesi europei. Al voto andranno presto Italia e Spagna. Va bene l’alleanza con la destra e anche con i sovranisti. Purché poi la guida del governo sia moderata”. E in Italia vuol dire che la soluzione migliore sarebbe appunto Tajani.
Tra il rappresentante italiano e Weber esiste un rapporto di reale confidenza. Il 3 maggio scorso, ad esempio, durante il dibattitto a Strasburgo con il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi, il capogruppo tedesco ha citato sostanzialmente una sola persona: proprio Tajani. Sottolineando il lavoro svolto dall'”Amico italiano” come presidente del Parlamento europeo dal 2017 al 2019.
Ma c’è di più. L’intesa riguarda anche gli assetti di potere a Bruxelles. Sono stati loro due a condurre le trattative per eleggere Roberta Metsola nella battaglia per la successione a David Sassoli.
“E’ una nostra amica e un’amica dell’Italia”, ripeteva Tajani in quei giorni. E anche in queste settimane sta emergendo un accordo tra loro due per nominare in autunno l’italiano Chiocchetti alla segreteria generale sempre del Parlamento europeo. Non si tratta di una casella secondaria. Il tedesco Klaus Welle, il segretario generale uscente, è stato potentissimo nell’ultimo decennio determinando vittorie e sconfitte nell’assemblea europea. Non si pensi che nell’Unione non si faccia attenzione a poltrone e incarichi. Anzi, sono l’indicatore più sincero dei rapporti di forza.
E l’intesa tra Tajani e Weber ha anche questo motivo. Al di là delle dichiarazioni formali, c’è un altro aspetto da considerare: il primo nemico di Weber a Bruxelles è un’alta esponente del Ppe, la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen. E’ in corso da mesi un regolamento di conti tra i due “tedeschi”. E per Weber avere eventualmente Tajani premier sarebbe l’arma migliore per candidarsi – se i popolari avranno un buon risultato alle elezioni europee del 2024 – al posto di Von Der Leyen o comunque rimuovere la sua “nemica” per promuovere Roberta Metsola.
LE CARTE DI TAJANI
In ogni caso il rappresentante italiano ha anche delle carte personali da giocare. E’ stato presidente del Parlamento europeo, e per sei anni Commissario. Insomma a Bruxelles è accolto e soprattutto è considerato un europeista. E non un pericolo come lo sarebbe Salvini o Meloni. Come ripete Weber (che in Germania chiamano “born Mep”, ossia nato membro del Parlamento europeo), “Antonio è uno dei nostri”.
Certo, la scelta ha già fatto scattare la discussione dentro il Ppe. Non sulla persona che, appunto, nei Palazzi di Bruxelles è comunque rassicurante. Quanto sull’alleanza con la destra sovranista. Alcuni, ad esempio i membri della componente austriaca, non sono per niente convinti che sia giusto “autorizzare” un patto con Lega e Fratelli d’Italia.
Nemmeno con l’obiettivo di riconquistare spazi nell’Unione. Ma per il Ppe, ormai, è quasi una questione di vita o di morte. Nei prossimi due anni, prima delle urne, deve riguadagnare posizioni tra gli Stati membri. Per non correre il rischio di perdere la primazia dentro il Parlamento europeo e nelle principali istituzioni dell’Unione. Nella corsa alla premiership del centrodestra italiano, dunque, le puntate europee avranno un peso. E non da poco.
(da La Repubblica)
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Luglio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
“NO MELONI. NO SALVINI. NO BERLUSCONI. VOTO PD, PERCHÉ IL GRIGIORE DELL’ULTIMO PARTITO COSTITUZIONALE È CIVILMENTE DA PREFERIRE A OGNI ALTRA SCELTA”
Dichiarazione di voto, visto che si vota. No Meloni. No Salvini. No Berlusconi. Voto
Pd, perché il grigiore dell’ultimo partito costituzionale, in attesa di una leadership e di un vero programma politico e di interessi sociali, è civilmente da preferire a ogni altra scelta.
Lo voto anche se mi trovo l’ex gilet giallo Giggino Di Maio nel collegio uninominale, non sono schifiltoso, non me lo posso permettere.
L’agenda Draghi, in bocca al medesimo e nelle sue mani di governo, è una figata pazzesca; l’agenda Draghi, esibita come un blasone di liberalismo in mano a professori di politica minoritaria, a puristi della concorrenza, centristi e riformisti immoderati e megalomani, è una boiata pazzesca.
L’insediamento di Meloni diverrebbe una incoronazione per la fine di tutte le Repubbliche sin qui conosciute
Non è che perché uno è draghista efferato e vota Letta con gli “occhi di tigre” che si deve bere come una limonata le scemenze da ztl e da Sciences Po. Italia tradita, Vergogna, grazie Mario, scusa Mario, sordomuti per Mario, cataclisma dopo Mario, Pnrr ripetuto a tiritera come una pernacchia, e i mercati che non perdonano, e la Nato vaffanculata dall’Italia, perché un governo è stato sfiduciato dal Parlamento.
Un governo di unità nazionale che dall’elezione mancata di Draghi al Quirinale non aveva ragione politica di esistere. La mobilitazione della società civile ben pettinata mi ha sempre fatto sorridere.
L’agenda Draghi dovrebbe essere una coalizione di forze reali o di partiti che punta a governare e spiega per fare cosa con attenzione agli interessi sociali rappresentati, Il Metropolitan Gala della sinistra fighetta ha cercato in Draghi una bandierina mondana, sbagliando indirizzo, e ora è il momento del ballo delle debuttanti con Gelmini Brunetta Carfagna.
Giuliano Ferrara
(da “il Foglio”)
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Luglio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
NON SONO “USCITE” IRRILEVANTI: PER BERLUSCONI SIGNIFICA PERDERE PEZZI DI APPARATO IN DUE REGIONI CHIAVE: LOMBARDIA E CAMPANIA
“Bisogna prima capire cosa faranno Mariastella e Mara, ma sicuramente entro dieci giorni ci saranno diverse altre fuoriuscite”.
Dentro Forza Italia c’è fibrillazione. Serpeggia malumore. Solo i senatori Andrea Cangini e Laura Stabile hanno votato, in dissenso dal gruppo, la fiducia a Mario Draghi. Il primo è passato ad Azione.
Delusione dunque, ma la maggior parte dei parlamentari non si muoverà. Le liste elettorali dovranno essere completate entro il 22 agosto e c’è chi spera ancora in un seggio nel Parlamento
C’è però un manipolo di almeno una decina di fedelissimi delle due ministre che nei prossimi giorni potrebbe seguire le ministre e lasciare FI. Un elenco parziale è questo.
Con Maria Stella Gelmini ci sarebbero i deputati del nord: Roberto Caon, Giuseppina Versace, Claudia Porchietto, Carlo Giacometto, Anna Lisa Baroni e Roberto Novelli.
Mentre con Carfagna potrebbero andarsene i parlamentari campani Paolo Russo, Luigi Casciello, Marzia Ferraioli e Antonio Pentangelo.
La vera fuga, se ci sarà, la si vedrà proprio nei territori dove le due ministre sono più forti: Lombardia e Campania.
(da agenzie)
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