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MA GUARDA UN PO’: TERRACINA, L’EURODEPUTATO PROCACCINI (ED EX PORTAVOCE DELLA MELONI) INDAGATO: “TENTO’ DI OSTACOLARE L’INCHIESTA DELLA GUARDIA COSTIERA SUL COMUNE CON LA SCUSA DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA”

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

DOPO L’ARRESTO DELLA SINDACA E DI DUE ASSESSORI SI SCOPERCHIANO GLI AFFARI NEL FEUDO DI FRATELLI D’ITALIA

Nell’ordinanza che ha portato ai domiciliari la sindaca, viene ripercorso il “tentativo di ostacolare” l’inchiesta anche attraverso Nicola Procaccini. L’episodio più clamoroso: un faccia a faccia con il comandante regionale della Capitaneria di Porto, che ha poi raccontato come “l’incontro richiesto per questioni afferenti” il problema dei migranti era in realtà “un maldestro tentativo diretto a richiamare l’attenzione” sulle “indagini”
L’ex portavoce di Giorgia Meloni e ora eurodeputato, Nicola Procaccini, già sindaco di Terracina, con la scusa dell’immigrazione clandestina provò a ostacolare le indagini che la Capitaneria di porto stava portando avanti sull’amministrazione di Roberta Tintari, sua vice quando era primo cittadino del comune laziale ed eletta dopo le dimissioni per volare a Bruxelles.
In quello che è uno storico feudo di Fratelli d’Italia, l’eurodeputato – indagato per induzione indebita a dare o promettere utilità – avrebbe continuato a mettere il becco provando a velocizzare istruttorie per rilasciare licenze. Non solo.
Nell’ordinanza firmata dalla giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota, che ha portato a decapitare l’amministrazione comunale con l’arresto di Tintari e di due assessori, viene ricostruito infatti anche quello che per i magistrati è stato un tentativo di ostacolare l’inchiesta della Capitaneria di Porto, poi affiancata anche dai carabinieri nel documentare i presunti reati.
Motivando le esigenze cautelari nei confronti di alcuni politici e imprenditori, la giudice Castriota lo scrive in maniera esplicita: “Nel tentare di ostacolare l’attività di indagine, gli indagati si sono finanche serviti dell’intervento dell’europarlamentare”, il quale “ha provveduto a contattare in prima persona soggetti appartenenti ad altre istituzioni, quali il precedente comandante della Capitaneria di Porto Andrea Vaiardi e il procuratore della Repubblica di Latina dott. Lasperanza”.
Il fine? “Nella vana speranza dì delegittimare e paralizzare le operazioni investigative condotte dagli ufficiali” di polizia giudiziaria. Tra gli episodi documentati, nell’ordinanza viene ricostruito nei dettagli l’ultimo e più clamoroso. Il 29 marzo 2021, si legge nelle carte, “veniva documentato un ulteriore tentativo di Procaccini di arrestare l’azione investigativa”. In un’intercettazione tra la sindaca Tintari e l’eurodeputato, quest’ultimo afferma che “l’indomani avrebbe avuto un incontro con il comandante regionale della Guardia Costiera”, il capitano di vascello Francesco Tomas.
E quindi, ricostruisce il giudice, “le suggeriva di recuperare tutta la documentazione in suo possesso relativa alle indagini della Guardia Costiera, per poter, sostanzialmente, suggestionare e stimolare un intervento” di Tomas.
“Effettivamente, dopo la telefonata intercorsa tra la Tintari ed il Procaccini, venivano captate una serie di altre conversazioni dalle quali si comprende inequivocabilmente una frenetica attività di raccolta degli atti di indagine svolti dalla polizia giudiziaria nei confronti del Comune di Terracina”, è riassunto nell’ordinanza.
Sulla base di quanto ascoltato, il giorno dopo gli inquirenti predispongono un “servizio di osservazione” vicino alla Capitaneria di Porto di Civitavecchia: poco dopo le 11, ecco “l’arrivo presso il varco portuale di Calata Cesare Laurenti” di Procaccini “con in mano della documentazione”.
L’eurodeputato entra negli uffici “ove si incontrava” con il comandante Tomas, lasciando poi la sede della Capitaneria poco prima delle 13 “senza la documentazione di cui prima era in possesso”.
A quel punto il procuratore aggiunto di Latina richiede a Tomas una relazione sull’incontro con Procaccini, nella quale il comandante della Capitaneria evidenzia “come l’incontro richiesto dall’europarlamentare per questioni afferenti l’immigrazione clandestina – si legge nelle carte – si era poi disvelato un maldestro tentativo diretto a richiamare l’attenzione” sulle “indagini che la Guardia Costiera di Terracina stava da tempo conducendo” e “in particolare sulla solerte azione investigativa” di uno degli ufficiali che gli indagati avevano messo nel mirino.
E dal comandante Tomas arriva anche la conferma che durante l’incontro Procaccini “esibiva e consegnava” una “copiosa documentazione afferente le indagini (ordini di esibizione e consegna atti, decreti di perquisizione e sequestro, verbali delle operazioni svolte, etc) nei quali l’onorevole non compariva in alcun modo” e “di cui non era tenuto e titolato a conoscere”.
Come comprovato dalle intercettazioni, sottolinea la giudice, la documentazione “consisteva negli atti richiesti” il giorno precedente da Procaccini alla sindaca Tintari e a un dirigente comunale.
(da agenzie)

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LA CONVERSIONE DI CASTELLINO: LASCIA FORZA NUOVA E ADERISCE AI NO VAX DI MONSIGNOR VIGANO’

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

ORA VUOLE “STARE AL CENTRO” CON IL MONSIGNORE CHE RITIENE IL COVID “UNA PUNIZIONE DI DIO”… COSI’ IL TEATRO E’ AL COMPLETO

Da poco tornato in libertà, Giuliano Castellino ha annunciato di aver lasciato Forza Nuova. Con un comunicato dal titolo «Libertà e popolo al centro», lui e Giuseppe Provenzale hanno spiegato la ragione per la quale non saranno più vicesegretari del movimento di estrema destra. Castellino era finito in carcere, assieme Roberto Fiore, altro leader di partito, per aver guidato l’assalto alla sede nazionale della Cgil dello scorso 9 ottobre.
Come ha confermato in un’intervista rilasciata a AdnKronos, le nuove «idee partono proprio dalla piazza del 9 ottobre». Migliaia di No vax e No Green pass erano scesi per le strade di Roma quel giorno al grido «libertà libertà». «Una Pentecoste di libertà», afferma Castellino.
Quella che sarà la nuova avventura politica dell’ormai ex vicesegretario di Forza Nuova è ancora da definire, ma gli ideali di partenza sembrano essere già chiari. Come ha scritto nel comunicato e ripetuto poi davanti alla telecamera, Castellino vuole aderire all’appello lanciato dal Monsignor Carlo Maria Viganò: «Sì all’alleanza antiglobalista per dire no alla tecnocrazia».
L’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, che afferma come la pandemia da Covid-19 sia una punizione di Dio, ha più volte denunciato il fatto che un’ipotetica «élite finanziaria e ideologica è riuscita a prendere il controllo di parte dei governi nazionali, istituzioni, media, magistratura, politici e leader religiosi». In poche parole: «Tutti questi sono diventati schiavi dei nuovi padroni».
«Non vogliamo più stare all’angolo. Com’è stato il 9 ottobre, vogliamo stare al centro. Plurale, antiecologico», ribadisce Castellino: «In Italia ci sono milioni di persone che rappresentano la resistenza. Il fronte del dissenso è ampio. Ci sono milioni di italiani che non si sono vaccinati e altrettanti che si sono pentiti di averlo fatto».
(da agenzie)

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ORA CHE SONO ARRIVATE LE ARMI AMERICANE, ZELENSKY CI CREDE: “INFLIGGEREMO PERDITE SIGNIFICATIVE ALLE FORZE RUSSE”

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

IL CAPO DEI SERVIZI BRITANNICI, RICHARD MOORE: “MOSCA STA PERDENDO COLPI E LA SUA CAPACITÀ DI SPIONAGGIO IN EUROPA È STATA DIMEZZATA. NELLE PROSSIME SETTIMANE PER I RUSSI SARÀ SEMPRE PIÙ DIFFICILE RIMPIAZZARE LE PROPRIE PERDITE E QUESTO DARÀ AGLI UCRAINI L’OPPORTUNITÀ DI CONTRATTACCARE”

Mosca sta perdendo colpi nell’invasione dell’Ucraina e la sua capacità di spionaggio in Europa è stata dimezzata dopo l’espulsione di oltre 400 agenti dei servizi segreti russi da città europee, nonche’ l’arresto di alcune spie sotto copertura che si fingevano civili: lo ha detto il capo dei servizi segreti britannici (MI6), Richard Moore, nel corso di un’intervista alla Cnn.
Moore ha spiegato che da quando la Russia ha invaso l’Ucraina lo scorso febbraio, i Paesi europei hanno espulso “più di 400 agenti dei servizi segreti russi che operavano sotto copertura diplomatica”. Per questo, ha proseguito, Londra ritiene che la capacità dei servizi russi di svolgere attività di spionaggio in Europa sia stata “probabilmente dimezzata”.
Moore ha aggiunto che negli ultimi mesi sono stati smascherati e arrestati anche alcuni “clandestini”, ovvero spie russe che operavano sotto copertura fingendo di essere normali civili. Il numero uno dell’MI6 ha quindi sottolineato di ritenere che la Russia potrebbe “essere sul punto di esaurire la propria forza” in Ucraina.
§”Nelle prossime settimane – ha detto – per i russi sarà sempre più difficile rimpiazzare le proprie perdite”, quindi “dovranno fermarsi in qualche modo e questo darà agli ucraini l’opportunità di contrattaccare”.
Il Ministero della Difesa britannico ha dichiarato nel suo briefing quotidiano di ritenere che la Russia stia vivendo una “carenza critica” di missili da attacco al suolo, anche mentre avanza su Kramatorsk e Siversk. “Nel Donbass, le forze ucraine – afferma l’intelligence Gb come riporta il Guardian – continuano a respingere i tentativi russi di assaltare la centrale elettrica di Vuhlehirsk.
L’artiglieria russa rimane concentrata sulle aree intorno alle città di Kramatorsk e Siversk. La Russia ha aumentato l’uso di missili di difesa aerea in modalità secondaria di attacco al suolo a causa della carenza critica di missili dedicati all’attacco al suolo.
La Russia ha quasi certamente schierato i sistemi strategici di difesa aerea S-300 e S-400, progettati per abbattere aerei e missili a lunga distanza, nei pressi dell’Ucraina fin dall’inizio dell’invasione.
Queste armi hanno testate relativamente piccole, progettate per distruggere gli aerei. Potrebbero rappresentare una minaccia significativa per le truppe all’aperto e per gli edifici leggeri, ma è improbabile che riescano a penetrare nelle strutture rinforzate. C’è un’alta probabilità che queste armi manchino i bersagli previsti e causino vittime tra i civili, perché i missili non sono ottimizzati per questo ruolo e i loro equipaggi sono poco addestrati per tali missioni”.
(da agenzie)

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CON IL PRIMO CONGIUNTIVO SBAGLIATO POSSIAMO UFFICIALMENTE DICHIARARE APERTA LA CAMPAGNA ELETTORALE: GIORGIA MELONI INCIAMPA SULLA GRAMMATICA

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

“SIAMO MESSI PEGGIO DI PRIMA, NON SO COS’ALTRO SERVI PER DIRE CHE TUTTO QUESTO È STATO FALLIMENTARE”. MEJO DEL RAGIONIER FILINI! D’ALTRONDE, COME HA DETTO LAPO ELKANN, LA SITUAZIONE È ABBASTANZA FANTOZZIANA”

Diversi osservatori hanno definito “Fantozziane” le modalità che hanno portato prima alla crisi di governo e poi allo scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica: la giravolta di Conte che prima non vota la fiducia all’esecutivo sul Dl Aiuti e poi si mostra disponibile a proseguire l’esperienza di governo, l’appiattimento di Forza Italia sulla Lega nello strappo decisivo, la pantomima dei senatori “presenti non votanti” per consentire il raggiungimento del numero legale al momento del voto di fiducia a Palazzo Madama.
La campagna elettorale è appena iniziata e Giorgia Meloni ha già sbagliato il primo congiuntivo
E per calarsi ancor di più in un film di Paolo Villaggio arriva anche il “congiuntivo” sbagliato da Giorgia Meloni, forse troppo euforica visto che il suo sogno di andare a elezioni anticipate si è appena realizzato. “Siamo messi peggio di prima, non so cos’altro servi per dire tutto questo è stato fallimentare”, ha detto ai giornalisti commentando l’attuale stallo politico.
Una rivisitazione della lingua italiana che ricorda appunto la celebre partita di tennis tra Fantozzi e il ragionier Filini: “Allora ragioniere che fa, batti?”. “Ma mi da del tu?”. “Ma no, batti lei, è congiuntivo!”.
(da NextQuotidiano)

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NO A RENZI E AL M5S, SI’ A SALA, CALENDA E DI MAIO

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

COSI’ LETTA VUOLE PORTARE IL PD ALLE ELEZIONI

Niente alleanza con il Movimento 5 Stelle perché dopo la caduta di Draghi sarebbe sbagliato. Ma nessun accordo nemmeno con Matteo Renzi, perché toglie più voti di quelli che ne porta.
§Sì invece a un accordo con la nuova creatura politica di Giuseppe Sala (che però deve ancora vedere ufficialmente la luce). E, se lo vorrà, con Luigi Di Maio e il suo Insieme per il Futuro.
Questa è l’idea di Enrico Letta per le alleanze del Partito Democratico alle elezioni fissate ieri per il 25 settembre. Sarà una campagna elettorale d’agosto, un inedito nella storia repubblicana. Ma il segretario del Pd non vuole schiacciarsi su un’alleanza con il Centro. Il campo deve restare «largo». E senza M5s sarà almeno più omogeneo e credibile. Apertura anche a Carlo Calenda. Che però potrebbe decidere di portare Azione da sola alle elezioni.
Un campo largo un po’ più stretto
La chiusura a Renzi porterà qualcuno a storcere la bocca nel partito, fa sapere oggi un retroscena di Repubblica a firma di Stefano Cappellini. Che spiega come la decisione sui grillini sia obbligata: non ci si può presentare come forza responsabile andando a braccetto con chi si è dimostrato irresponsabile. E inaffidabile, visto che fino all’ultimo Letta ha provato a mediare per il governo Draghi con Conte. Senza successo. Letta però non vuole nemmeno disperdere voti a sinistra schiacciandosi al centro. E questo perché nel paese c’è un clima tale che in pochi capirebbero una scelta del genere. Anche perché attualmente Renzi fa perdere più voti di quanti ne porti. La presenza di Renzi è una ragione sufficiente per cambiare voto: a dirlo sono anche i sondaggisti.
Su Calenda il discorso è un altro. Letta sarebbe pronto a imbarcarlo, in teoria. Nella pratica dipenderà dall’ex ministro. Che potrebbe insistere su una corsa solitaria. Anche se una rottura sarebbe dolorosa. Perché i sondaggi gli attribuiscono una quota di voti che potrebbe essere decisiva nei collegi uninominali del Rosatellum.
In campagna elettorale dovrebbe anche fare il suo esordio la forza ecologista e liberale di Sala. Che potrebbe alla fine presentarsi con Di Maio. Con loro l’alleanza è possibile. Il cartello elettorale è quindi presto fatto: a sinistra Liberi e Uguali con i Verdi, a destra Azione e +Europa. Al centro il Pd. Un campo largo un po’ più stretto ma comunque funzionale, è il ragionamento di Letta.
Il problema M5s
I dubbi dei centristi sull’addio del Pd ai 5 stelle si basano sui numeri. E infatti, anche nel partito di Letta c’è chi invoca la massima cautela, facendo notare le difficoltà, senza il Movimento, di essere competitivi in gran parte dei collegi uninominali al sud. Il tema della campagna elettorale sarà: il Pd «dalla parte giusta della storia» contro chi ha fatto cadere il governo «con una decisione sciagurata per il Paese».
Il segretario dem ha chiesto ai suoi «gli occhi della tigre» – una citazione dai film di Rocky – per comunicare «la volontà di vincere le elezioni». Martedì riunirà di nuovo i gruppi parlamentari, per discutere lo schema. Mentre Renzi chiederà a chi vuole sostenere l’area Draghi di dare un segnale: «Se non lo fanno, noi abbiamo già pronti i 200 candidati sui 200 seggi. Anche il simbolo è pronto
(da agenzie)

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RUSSOFOBO, TRADITORE, CODARDO: LA STAMPA DI REGIME DELLA FOGNA RUSSA SCATENATA CONTRO DRAGHI

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

POVERETTI, SONO PAGATI CERTAMENTE DI MENO DI QUANTO PUTIN DESTINA AI SOVRANISTI EUROPEI PER AFFOSSARE L’OCCIDENTE

Se la stampa occidentale ha raccontato le dimissioni di Mario Draghi come un «shock» e con timore verso le future elezioni, i media russi danno un taglio diverso. Ue, Usa e Uk parlano del presidente del Consiglio italiano come una delle figure più autorevoli d’Europa, mentre la stampa di Mosca ci tiene a sottolinearne principalmente la posizione «fortemente anti-russa» che SuperMario ha assunto nel suo mandato. «C’è vita dopo Draghi? Le conseguenze della crisi per l’Italia», titola la principale agenzia di stampa russa Tass. Qui si legge: «Nella questione della crisi ucraina ha preso una delle posizioni più dure nei confronti della Federazione».
Lungo tutto l’articolo è chiaro il disappunto nei confronti della politica italiana, descritta come un irresponsabile che fa sempre gli stessi errori. «I rappresentanti della crisi ora sono impegnati in accuse reciproche e nella ricerca di responsabili», scrivono. Poi si passa alle elezioni e si parla di Giorgia Meloni come «possibile prima premier donna». Come da aspettative, non manca anche la ripresa del botta e risposta tra i ministeri degli Esteri italiano e russo. La Tass scrive: «Il conflitto ucraino è legato solo marginalmente alla crisi attuale, ma è diventato una leva di ricatto (poco efficace) a favore di Draghi».
Alcuni esponenti della classe politica hanno affermato che Mosca brinda alle dimissioni di Draghi, perché è chiaro che «l’uscita di scena di uno dei più affidabili alleati Usa in Europa indebolisce l’asse anti-russo». Qui il riferimento è al ministro Luigi Di Maio che aveva accusato Mosca di festeggiare di fronte alle dimissioni di Draghi.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, aveva poi pubblicamente reagito alle parole di Di Maio dicendo che l’Italia tenta solo di cercare all’esterno cause che invece risiedono nella politica interna del Paese.
«Un russofobo in meno»
TsargradTV, emittente televisiva e sito online dell’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev, ci va giù ancora più pesante. A far andare via Draghi sarebbe stata la «maledizione di Kiev» che ha portato un’altra vittima occidentale sul «vassoio di Putin». L’ex premier italiano viene descritto come «uno dei nemici più pericolosi della Russia in Europa» e come una figura politica «codarda appoggiata solo dal centrosinistra».
Si parla poi del partito Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni come «nazionalisti di destra eredi di Benito Mussolini». Ad ogni riga la critica al popolo italiano si fa sempre più dura. TsargradTv riassume così l’atteggiamento politico del nostro Paese: «Gli italiani sono volubili. Oggi applaudono e idolatrano il politico, come una volta facevano con il Duce, e domani esultano e ballano quando lo appendono a testa in giù in piazza se qualcosa va storto». Per l’emittente quindi Draghi è solo «un russofobo in meno».
«Un traditore»
«L’Italia vede la fuga del premier Draghi come un tradimento», così titola invece la testata russa RenTv. Le dimissioni del presidente del Consiglio italiano sono viste come «la fuga del capitano durante l’affondo della nave». Una metafora che tornava anche in TsargradTv. Anche qui si sottolinea a più riprese come Draghi sia stato «uno dei principali sostenitori delle sanzioni contro la Russia» che ha portato l’Italia ad essere oggi «il centro della crisi politica in Europa». Anche la critica al modus operandi politico italiano non manca.
«L’Italia è diventata un campo di sperimentazione per i politici e un modello di come non governare un Paese. Il principio del cambio di potere è qui inteso troppo alla lettera: in 10 anni il Paese ha avuto sei primi ministri. E gli italiani percepiscono così il ritiro di Draghi come un tradimento». Poi il rimprovero al suo operato: secondo quanto scrive RenTv, con Draghi il debito pubblico in Italia è salito alle stelle, così come le bollette per i cittadini. Poi ironicamente aggiungono: «Gli abitanti di Roma sono già alla ricerca di un’alternativa e si lavano nelle fontane».
(da agenzie)

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LA VERITA’ DI DRAGHI SULLE DIMISSIONI E’ UN COLPO AL CENTRODESTRA: “NON VOLEVO ANDARMENE E NON SONO STANCO, IL BIS SAREBBE DURATO UN GIORNO”

Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile

“LEGA E FORZA ITALIA VOLEVANO MANDARMI VIA, ALMENO LA MELONI E’ STATA COERENTE. CONTE? IL MENO COLPEVOLE”

Altro che stanco. Mario Draghi si sente «mandato via». Se fosse dipeso dalla sua volontà sarebbe rimasto a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura. Mentre la proposta del centrodestra su un governo-bis senza i grillini è arrivata fuori tempo massimo.
E nei confronti di chi oggi lo tira per la giacchetta o si strappa le vesti per la sua caduta il premier in carica solo per gli affari correnti «è irritato». In questa replica arrivata al quotidiano Libero dopo le parole di Berlusconi su Draghi «stanco» e che «ha scelto di andarsene» c’è molto di quello che pensa l’ex governatore della Bce della crisi di governo che lo ha portato a dare le dimissioni. Nel consiglio dei ministri che ha fissato le elezioni per il 25 settembre il premier è stato più ecumenico: ha ringraziato i ministri per gli sforzi e ha detto che porterà con sé un bel ricordo degli «scambi» avuti con ognuno.
Leali e sleali nel centrodestra
Ma che SuperMario sia irritato è un dato di fatto. E lo si capisce anche dal retroscena del Corriere della Sera che riporta gli stessi argomenti. Con una differenza: per Draghi la verità è che il centrodestra voleva disarcionarlo con «un governo bis senza 5 stelle destinato a durare un giorno».
Tutto il resto, per l’ormai ex premier, sono «sciocchezze» frutto di un lavoro di disinformazione per ragioni di campagna elettorale. Berlusconi lo ha spiazzato, è il ragionamento. Salvini no, perché da settimane spingeva per sfilacciare il consenso della Lega inasprendo le rivendicazioni. Mentre Giorgia Meloni almeno ha avuto un comportamento «leale».
Quanto al M5s, spiega Monica Guerzoni, ora per il premier Giuseppe Conte appare il meno colpevole. Perché anche se avesse smussato i toni sarebbe finita allo stesso modo, visto che il centrodestra aveva scelto il voto e ha approfittato dello strappo grillino.
Nel suo primo CdM da dimissionario ci sono anche i ministri che hanno lavorato per la crisi ma si sono tenuti le poltrone. Ma lui li ringrazia tutti, senza distinguo.
«Ora dobbiamo mantenere la stessa determinazione nell’attività che potremo svolgere nelle prossime settimane, nei limiti del perimetro che è stato disegnato», dice. Perché la guerra in Ucraina, che ha fatto schizzare i costi dell’energia e correre l’inflazione, avrà ancora bisogno di risposte. A partire dal prossimo decreto Aiuti che il premier è intenzionato a varare entro la fine del mese, al massimo ai primi di agosto. E poi c’è il Pnrr. Entro la fine dell’anno vanno centrati altri 55 obiettivi, pena la perdita del prossimo assegno Ue da 19 miliardi. Quindi bisogna darsi da fare coi decreti attuativi mentre le Camere sono impegnate a votare le riforme ancora in attesa.
Il martedì giorno decisivo
Il giorno decisivo, spiega invece un retroscena de La Stampa, è stato proprio martedì. L’incontro con i vertici del centrodestra era andato fin troppo bene, è il ragionamento. La cosa l’ha convinto che quello in Senato sarebbe stato il suo ultimo discorso nel pieno dei poteri. Ora, è il ragionamento, restano 100 giorni. Ovvero il massimo per un governo dimissionario. Quando ieri mattina è salito al Quirinale per rassegnare definitivamente le dimissioni nelle mani di Sergio Mattarella, i due hanno parlato di questo. L’intenzione del Capo dello Stato è di tenere conto dell’emergenza e fare sì che il lavoro non si fermi. Certo, dicono anche i suoi collaboratori, un esito così forse non se lo aspettava, ma è “sereno” e manterrà tutti gli impegni.
Compresa l’agenda internazionale che a settembre dovrebbe portarlo a New York per l’assemblea generale dell’Onu. E a inizio ottobre a Praga per l’avvio del semestre della presidenza ceca.
(da Open)

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VERSO L’ADDIO, MARA CARFAGNA “PRENDE LE DISTANZE” DA FORZA ITALIA: “IL NO ALLA FIDUCIA VA CONTRO L’INTERESSE DEL PAESE”

Luglio 21st, 2022 Riccardo Fucile

“SONO GRATA A BERLUSCONI PER LE OPPORTUNITÀ CHE MI HA OFFERTO MA QUANTO ACCADUTO IERI RAPPRESENTA UNA FRATTURA CON IL MONDO DI VALORI NEI QUALI HO SEMPRE CREDUTO”

“Per questioni di stile non esprimo giudizi su come Forza Italia ha gestito questa crisi, assumendo una decisione che non ho condiviso, che sono convinta vada contro l’interesse del Paese e di cui non ho mai avuto l’opportunità di discutere in una sede di partito. Sono grata al presidente Berlusconi per le opportunità che mi ha offerto e la fiducia che mi ha testimoniato in questi anni, ma quanto accaduto ieri rappresenta una frattura con il mondo di valori nei quali ho sempre creduto che mi impone di prendere le distanze e di avviare una seria riflessione politica”. Lo dice Mara Carfagna, ministro per il Sud in una nota.
(da agenzie)

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“EL PAIS”: “A BRUXELLES SI TEME CHE L’ITALIA POSSA DIVENTARE UN CAVALLO DI TROIA AL SERVIZIO DEL PRESIDENTE RUSSO VLADIMIR PUTIN”

Luglio 21st, 2022 Riccardo Fucile

“CRESCE LA PREOCCUPAZIONE PER GLI STRETTI LEGAMI DI GRAN PARTE DELLA CLASSE POLITICA ITALIANA CON IL CREMLINO”

La caduta di un governo in Italia è un fenomeno talmente comune (sono durati in media 13 mesi dal secondo dopoguerra) che a Bruxelles passa solitamente inosservato. Ma la defenestrazione del Primo Ministro Mario Draghi, messa in atto dai suoi stessi alleati di coalizione, arriva in un momento di enorme tensione geostrategica con la Russia.
E nella capitale dell’UE si teme che l’Italia, terza economia dell’eurozona, possa diventare un punto vulnerabile nella strategia nei confronti di Mosca o, nel peggiore dei casi, un cavallo di Troia al servizio del presidente russo Vladimir Putin.
La partecipazione alla caduta di Draghi del gruppo popolare, lo stesso a cui appartengono il presidente della Commissione europea e il presidente del Parlamento europeo, ha suscitato stupore anche nelle file socialiste del Parlamento europeo.
“È un disastro per l’Italia, ma anche per l’Europa, e tutto questo con la complicità del Partito Popolare Europeo”, accusa l’eurodeputata Iratxe García, leader del gruppo socialista al Parlamento europeo.
García incolpa il gruppo del PPE, guidato dal deputato tedesco Manfred Weber, di aver incoraggiato le manovre del suo collega Silvio Berlusconi per sottrarre il governo a Draghi.
Alla fine, il sostegno del partito di Berlusconi, Forza Italia, è stato la chiave dell’offensiva orchestrata dalla Lega di Matteo Salvini e dai grillini del Movimento 5 Stelle, che è riuscita a porre fine al periodo di Draghi. “Applaudirà anche la posizione assunta oggi dal suo partito in Italia?”, chiede l’eurodeputato socialista a proposito della posizione filo-berlusconiana di Weber.
La Commissione europea, presieduta dalla deputata socialista tedesca Ursula von der Leyen, mercoledì si è tenuta fuori dalla crisi politica di Roma. “La Commissione non commenta mai gli sviluppi politici negli Stati membri”, ha dichiarato il portavoce ufficiale della Commissione. “La Presidente von der Leyen ha ripetutamente sottolineato la stretta e costruttiva cooperazione con il Primo Ministro Mario Draghi e desidera continuare a collaborare con le autorità italiane su tutte le politiche e le priorità dell’UE”, ha aggiunto la stessa fonte.
Bruxelles ha avuto in Draghi un fedele custode dell’ortodossia politica ed economica. L’ex presidente della Banca Centrale Europea ha goduto della fiducia di Berlino e Parigi, che hanno sempre visto in lui un punto di riferimento, soprattutto sulle questioni economiche. La sua presenza a capo del governo offriva anche una certa garanzia sull’attuazione del piano di risanamento e delle riforme di ampia portata richieste in cambio di 191,4 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti.
In base al mandato di Draghi, Roma aveva già assicurato una prima tranche di 21 miliardi di euro. E il mese scorso ha richiesto il secondo pagamento, per altri 21 miliardi. Ma il prevedibile crollo del governo potrebbe lasciare in sospeso la realizzazione delle condizioni previste dal piano di risanamento. Il compito che ci attende è enorme, perché finora l’Italia ha raggiunto solo il 10% delle tappe e degli obiettivi concordati con Bruxelles, rispetto al 13% della Spagna (che ha già ottenuto il via libera per il secondo pagamento) o al 22% della Francia (che è in regola con il primo pagamento).
Oltre alle preoccupazioni per la stabilità economica dell’Italia, che probabilmente peseranno sulle decisioni della Banca Centrale Europea di giovedì, a Bruxelles cresce la preoccupazione per gli stretti legami di gran parte della classe politica italiana con il Cremlino. I due partiti più coinvolti nella caduta di Draghi, la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle, sono tradizionalmente simpatizzanti delle politiche di Putin.
Salvini si è spinto fino a preparare un viaggio a Mosca in piena guerra, che non ha avuto luogo. E l’ex leader del Movimento e fino a poco tempo fa ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha lasciato il partito a giugno per il rifiuto dei grillini di inviare armi all’Ucraina per difendersi dall’invasione russa.
Fonti diplomatiche europee segnalano da settimane che l’Italia sta diventando anche il porto d’ingresso di presunte teorie accademiche e neutrali che mettono in discussione la posizione dell’UE nella guerra ucraina.
L’argomentazione ripetutamente circolata su alcuni media italiani incoraggia la teoria secondo cui le sanzioni europee contro il Cremlino sono un danno autoinflitto all’economia europea che non scalfisce la potenza di fuoco russa.
L’Italia è vista a Bruxelles come il tallone d’Achille più debole per l’unità dell’UE nella resistenza contro Putin. Il Paese transalpino, privo di centrali nucleari o di carbone, dipende per oltre il 70% dall’energia straniera e gli idrocarburi russi rappresentano più di un quinto del suo consumo energetico totale. L’Italia importa quasi il 93% del suo consumo di gas naturale (più della Germania) e il gas naturale rappresenta il 45% del consumo energetico del Paese.
Bruxelles teme che l’opinione pubblica di Paesi come l’Italia e l’Ungheria si rivolti contro le sanzioni alla Russia se la guerra in Ucraina si dovesse protrarre e se Mosca decidesse di interrompere le forniture di gas come ritorsione alle sanzioni europee. Per ora, la Commissione europea ha proposto una riduzione volontaria del 15% del consumo di gas in tutti i Paesi dell’UE. Ma Bruxelles non esclude di imporre tale taglio se i risparmi volontari non daranno i risultati sperati.
Un recente sondaggio del think tank European Council on Foreign Relations (ECFR) aveva già mostrato a giugno che l’Italia è il Paese dell’UE con il minor sostegno all’Ucraina.
Secondo il sondaggio, solo il 56% degli italiani ritiene che la Russia sia responsabile della guerra, rispetto alla media europea dell’80%; e solo il 39% ritiene che Mosca sia il principale ostacolo alla pace, mentre in Europa lo pensa il 64%. In Italia, il 28% attribuisce la colpa del conflitto agli Stati Uniti, percentuale che scende al 9% negli altri Paesi esaminati.
Nonostante la sua opinione pubblica, Draghi è stato in prima linea nelle iniziative di resistenza al Cremlino ed è stato il primo leader di un grande Paese, prima di Germania, Francia o Spagna, a sostenere inequivocabilmente la richiesta del Presidente ucraino Volodymir Zelenski di riconoscere il suo Paese come candidato all’adesione all’UE. La caduta di Draghi lascerebbe Bruxelles senza un pilastro e Kiev senza un prezioso alleato.
(da El Pais)

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