Luglio 25th, 2024 Riccardo Fucile
C’E’ CHI PARLA DI UN RIAVVICINAMENTO CON L’EX COMPAGNO, MA ANCHE CHI PENSA CHE I DUE IN REALTA’ NON SI SIANO MAI SEPARATI SE NON PER QUESTIONI DI IMMAGINE
Anche quest’anno Giorgia Meloni è attesa in vacanza in Puglia. A Ceglie Messapica, come l’anno scorso. E ancora una volta con il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, le cui figlie gemelle sono molto amiche di Ginevra. Ma, scrive l’edizione di Bari di Repubblica, potrebbe esserci anche il suo ex compagno Andrea Giambruno.
Perché, spiega il quotidiano, dal periodo della rottura servito dalla premier sui social network, qualcosa è cambiato. C’è stato un riavvicinamento.
Da qui l’ipotesi di una ricomposizione del quadro familiare proprio in Puglia. Dopo la scelta di Borgo Egnatia come sede del G7 a Savelletri. L’anno scorso Meloni scelse la masseria “Beneficio”.
Era presente anche la famiglie del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida (sposato con Arianna, la sorella premier).
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2024 Riccardo Fucile
E’ SUCCESSO A UNA STUDENTESSA DI UN LICEO DELL’ASTIGIANO
«Sono stata molestata in gita e la preside ha sminuito l’accaduto. Mi hanno tolto la dignità
due volte. Prima l’uomo che mi ha palpato, poi la scuola che mi ha detto che devo farci l’abitudine. Io non voglio farci l’abitudine». A parlare con La Stampa è Anna, 18 anni. Quello che racconta è successo lo scorso febbraio durante un viaggio con la scuola a Berlino. Lei viene da un liceo dell’astigiano. In gita la sua classe dormiva in un ostello frequentato da viaggiatori adulti di mezz’età. Lì è accaduto tutto. «L’ultima sera, sono fuori dalla hall con le mie amiche quando sento una mano palparmi con forza il sedere. Mi giro di scatto, lo guardo e urlo “Ma cosa fai? ” in italiano. Lui, ridendo, si allontana lentamente. Quella risata mi rimbomba ancora in testa. Come i suoi occhi divertiti».
La gita e le molestie
Anna va dal professore e gli racconta tutto: «Tremavo. Ma il mio insegnante mi ha tranquillizzato. E per tutta la notte, lui e gli altri docenti, hanno vigilato a turno davanti alla porta della stanza. Il giorno dopo siamo partiti. Ho capito che non potevo bloccare tutta la classe lì per sporgere denuncia. Sì. Forse ho sbagliato. Ci ho pensato. Ma neanche io volevo stare in quel posto. Sentivo solo il bisogno di tornare a casa il prima possibile». Però quando torna a casa racconta tutto ai genitori. Che vanno dalla preside e la prima volta non la trovano. Poi è la dirigente scolastica a cercare lei. La fa chiamare dal bidello e le fa un discorsetto: «Sei maggiorenne, sei responsabile delle tue azioni», esordisce quando la studente le chiede come mai non ci siano i suoi genitori.
La preside
Poi va al punto: «Perché racconti questo adesso, una settimana dopo? Ci abbiamo messo mesi a organizzare questa gita. Tu con questo a cosa vuoi arrivare? Non è successo chissà cosa». Poi la frase incriminata: «Ti ci devi abituare a queste cose». Contattata da La Stampa, la dirigente si giustifica: «La scuola disconosce il fatto che ci sia stata violenza. Al massimo avrà avuto un apprezzamento per la gonna corta. Ma poi cosa avremmo dovuto fare noi? Ho ascoltato la ragazza, le ho detto che è importante non allontanarsi per non finire in situazione spiacevoli. Poi è successo a Berlino. Se nell’ostello c’è qualche deficiente alticcio come prima cosa ti allontani. Le ho anche detto che se voleva sporgere denuncia poteva farlo. È maggiorenne. Ho solo aggiunto che secondo me in casi come questo è sterile».
Ti ci devi abituare? Mai detto
La preside però nega di aver detto la frase: «Mai pronunciato una frase simile. Possiamo averle detto che la vita è anche questa. Se mia figlia mi raccontasse di essere stata palpeggiata da un ubriaco le risponderei: ma sei scappata subito, tesoro? Perché, diciamoci la verità, se uno ti mette la mano sul sedere qual è la prima cosa che fai? Denunciare? No. È scappare».
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2024 Riccardo Fucile
LA DIRIGENTE SCOLASTICA NON HA PRESO PROVVEDIMENTI MA ORA L’UFFICIO SCOLASTICO HA APERTO UN’INDAGINE
Un professore dell’istituto superiore Pirelli, in via Assisi, al Tuscolano a Roma è stato ritratto mentre mima atti sessuali con i suoi alunni.
E in altri scatti lo si vede mentre i ragazzi fanno il saluto romano.
La storia la racconta oggi l’edizione romana di Repubblica, e il protagonista è P.G., docente di Storia e Filosofia. Qualcuno è andato dalla dirigente scolastica Cinzia De Palo e le ha riportato «gli atteggiamenti fascisti, gli episodi discriminatori nei confronti di alcuni alunni e i comportamenti inappropriati» del docente. Ma C.C., che era andata «dalla coordinatrice di classe, dalla referente del plesso, dalla vicepreside: in tanti sapevano», racconta: «Quando ci sono andata mi ha detto che era vietato fare foto e video in classe e, di fatto, non ha preso provvedimenti».
Il prof e la preside
La preside, che si dichiara antifascista ma apolitica, smentisce: «Quando mi sono arrivate alcune segnalazioni, anche se mai così gravi, io ho avviato tutte le procedure del caso».
I neodiplomati raccontano che il prof in un video racconta di quando era studente e guardava «i pornazzi». In un altro chiude uno studente in un cestino per la raccolta della carta. In uno scatto finito su Instagram uno studente è piegato sulla cattedra con il prof dietro. Secondo una ex studentessa 19enne si tratterebbe «della simulazione di un atto sessuale». Al suo «Che schifo» il prof avrebbe anche risposto «A te non piace?». Oltre a frasi razziste: «A un compagno d’origine filippina chiedeva quando sarebbe andato a pulire casa sua». Un’altra ragazza, di origine egiziana, veniva spesso spostata al primo banco.
La ragazza e i saluti romani
Lei racconta che con lui non riusciva mai a prendere più di 3 o 4, «mentre i ragazzi che lo “seguivano” andavano bene». A un ragazzo gay venivano costantemente rivolte frasi come «Sei stato al Muccassassina? Quanti ne hai presi?». L’Ufficio scolastico regionale non ha mai preso provvedimenti. Un’insegnante in pensione racconta: «Il docente era già stato al Pirelli anni fa, quando non era di ruolo. Le lamentele delle famiglie erano una costante: si dichiarava apertamente d’estrema destra e penalizzava con voti bassi chi non gli dava manforte». Poi se ne è andato: «Ma qualche anno fa è tornato al Pirelli». «Quello che fa più rabbia è che chi avrebbe dovuto insegnare ai nostri figli a essere cittadini onesti ha tentato di fare l’esatto opposto», dicono alcuni dei genitori.
L’indagine dell’Ufficio scolastico regionale
«Profondamente rammaricati e preoccupati»: così l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio in una nota biasima il comportamento del professore, stigmatizzando i «comportamenti razzisti e omofobi» che sono «inaccettabili e in netta contraddizione con i valori di inclusività». L’Ufficio promuove e ha come priorità quella di garantire «un ambiente educativo sicuro e rispettoso per tutti gli studenti». Per questo la Direzione generale ha deciso di aprire un’indagine regionale per prendere una decisione in merito a quanto accaduto: «Qualsiasi comportamento che violi i principi di inclusività sarà affrontato con la massima serietà e determinazione Concludiamo esprimendo il nostro sostegno agli studenti e alle famiglie coinvolte, assicurando loro che lavoreremo incessantemente per ristabilire un ambiente educativo sereno e rispettoso dei diritti di tutti».
(da La Repubblica)
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Luglio 25th, 2024 Riccardo Fucile
AVVIATE DA BRUXELLES ANCHE ALTRE PROCEDURE D’INFRAZIONE: DAI RIFIUTI AL DIRITTO D’AUTORE, FINO AL TRAFFICO AEREO
La Commissione europea ha avviato decine di procedure di infrazione che colpiscono tutti
gli Stati membri. Oggi – 25 luglio – da Palazzo Berlaymont sono state inviate 86 lettere di costituzione in mora e 34 pareri motivati. Non solo: la Commissione ha anche deciso di deferire 14 casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Tra questi, un dossier riguarda Roma. Secondo l’organo esecutivo dell’Unione, non sono stati rispettati i diritti dei lavoratori mobili di altri Paesi Ue che operano in Italia, in relazione alle prestazioni familiari. L’oggetto della contesa giuridica è l’assegno unico e universale per i figli a carico: i lavoratori che non risiedono in Italia per almeno due anni o i cui figli non risiedono in Italia non possono beneficiarne. Si tratta, per la Commissione, di «una discriminazione» e di «una violazione del diritto europeo in materia di coordinamento della sicurezza sociale e di libera circolazione».
Le motivazioni
L’assegno unico, per come è tarato oggi, sarebbe contrario a uno dei principi fondamentali dell’Unione, ovvero che i suoi cittadini siano trattati equamente in tutti gli Stati membri, senza distinzioni basate sulla nazionalità. «In base a questo principio – ha sottolineato Palazzo Berlaymont -, i lavoratori mobili dell’Unione europea che contribuiscono allo stesso modo al sistema di sicurezza sociale e pagano le stesse tasse dei lavoratori locali hanno diritto alle stesse prestazioni di sicurezza sociale. I lavoratori mobili dell’Unione che lavorano in Italia senza risiedervi, coloro che si sono trasferiti di recente in Italia o coloro i cui figli risiedono in un altro Stato membro, dovrebbero ricevere le stesse prestazioni familiari degli altri lavoratori in Italia». Inoltre, nel regolamento europeo sul coordinamento della sicurezza sociale, è proibito «qualsiasi requisito di residenza per ricevere prestazioni di sicurezza sociale come le prestazioni familiari».
Le procedure di infrazione
Tra le procedure di infrazione che sono state aperte ai danni dell’Italia c’è quella riguardante la direttiva quadro sui rifiuti. Nella nota di Bruxelles viene spiegato che, nonostante il termine ultimo fosse fissato il 5 luglio 2020, Roma «non ha recepito correttamente diverse disposizioni della direttiva modificata», come ad esempio la responsabilità estesa del produttore, la garanzia di un riciclo di qualità, la raccolta differenziata e un sistema di tracciabilità. Il governo Meloni ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera di messa in mora. Poi c’è la procedura aperta sul copyright. Roma è esortata ad affrontare la questione della generale esclusione degli enti di gestione indipendenti dalla fornitura di servizi di intermediazione sui diritti d’autore in Italia.
Le altre procedure di infrazione
Allo stato attuale, l’Italia viola la libera prestazione dei servizi prevista dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, letto congiuntamente alla Direttiva sulla gestione collettiva dei diritti (2014/26/UE). Anche in questo caso, qualora da Roma non arrivassero le risposte adeguate, Bruxelles emetterebbe un parere motivato. Ancora, l’Italia è in procedura di infrazione per non aver applicato correttamente alcune disposizioni del sistema di prestazioni e tariffe per i servizi di navigazione aerea del Cielo unico europeo (Ses). I regolamenti europei prevedono che gli Stati membri ripartiscano «i costi comuni tra i servizi di navigazione aerea di rotta e quelli terminali in modo proporzionale sulla base di una metodologia trasparente. Gli Stati membri devono inoltre includere nei loro piani di prestazione sistemi di incentivi volti a sostenere il raggiungimento degli obiettivi prestazionali».
La libertà di stampa
Un coordinamento di giornalisti europei ha rappresentato il dispiacere all’esecutivo Ue per non aver avviato, contro l’Italia, una procedura di infrazione nell’ambito dei media. «Avremmo voluto che la relazione fosse più incisiva su alcuni aspetti, per quanto riguarda l’Italia. Ma ciò che conta è che la Commissione europea agisca, non appena l’European Media Freedom Act – l’Emfa – sarà attuato nei prossimi mesi. Come seguito alla relazione del Rapporto sullo Stato di diritto, chiediamo alla Commissione di avviare una procedura di infrazione contro l’Italia». Lo ha dichiarato a LaPresse il segretario generale della Federazione europea dei giornalisti Ricardo Gutierrez. Gli altri Paesi sotto osservazione sono Slovacchia, Ungheria e Grecia. «In quanto principale organizzazione rappresentativa dei giornalisti in Europa – ha aggiunto Gutierrez -, saremo a disposizione della Commissione per documentare queste procedure. Chi viola la libertà di stampa deve essere punito. I risultati politici e scientifici di queste violazioni sono chiari. È ora di agire mettendo in campo le necessarie sanzioni europee».
(da agenzie)
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