Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile
DENUNCIATO PER FURTO AGGRAVATO
Voleva portarsi un souvenir della sua visita agli scavi di Pompei ma gli è andata male. Il
turista è stato colto sul fatto da una guida, che stava accompagnando alcuni stranieri tra le domus
della città che nel 79 d.c. fu sepolta dalle ceneri del Vesuvio. Di sera, nei pressi della basilica, ha notato l’uomo raccogliere alcuni pezzi di pavimento, adagiandole nello zaino. Senza pensarci, la guida ha avvisato la direzione del parco e il corpo di vigilanza di piazza Esedra, raccontando loro cosa stava accadendo e descrivendo con precisione cosa indossava l’uomo.
La ricerca e l’individuazione del turista furbetto
Vigilanza e Direzione hanno allertato i carabinieri del posto fisso scavi, chiedendo loro di individuare il responsabile. I militari lo troveranno poco dopo, nei pressi della stazione Eav di Villa dei Misteri. Nello zaino ancora 5 pietre e un frammento di laterizio. Il turista, uno scozzese di 51 anni, è stato denunciato per furto aggravato. Gli oggetti raccolti sono stati recuperati e restituiti al Parco. «Complimenti e grazie alla guida turistica cosi’ attenta, ai nostri ottimi custodi e addetti alla vigilanza e all’Arma dei Carabinieri per questo intervento sinergico per la tutela del patrimonio», ha dichiarato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel.
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile
PARLA LA FAMIGLIA DI AL-SHARIF, IL GIORNALISTA UCCISO A GAZA E SMONTA LE BALLE DELLA PROPAGANDA DI ISRAELE
Mahmoud, fratello di Anas Al Sharif, il giovane giornalista di Al Jazeera ucciso domenica con altri cinque colleghi in un raid mirato dell’esercito israeliano a Gaza, parla al Corriere della Sera. Ci tiene a respingere le accuse dell’Idf che hanno agito «perché terrorista di Hamas».
«È tutto falso, non lo è mai stato. È propaganda. La campagna contro di lui è partita un mese dopo l’inizio della guerra, perché a Israele non piaceva la sua notorietà. A dicembre 2023, ci hanno bombardato la casa e nostro padre è morto».
«Fotografava gli eventi politici della Striscia, ma non vuol dire essere affiliati»
Non era a capo di nulla: era un fotoreporter, un povero uomo di Gaza. Non un miliziano», racconta. E aggiunge: «È doloroso sentire queste parole su di lui che ha vissuto il mestiere come
una missione: era tra gli unici rimasti a Nord, lo hanno ucciso ora perché mostrava la carestia». Anas, spiega il fratello, non ha mai ricevuto pagamenti dal gruppo terroristico, come ha scritto il portavoce dell’esercito. Prima della guerra ha seguito come giornalista i comizi e le celebrazioni di Hamas e della Jihad islamica perché «fotografava gli eventi politici della Striscia, e poi mandava le immagini alle agenzie. Ma questo non vuol dire essere affiliati». «Perché l’Idf non ha preso di mira solo lui. Sapevano dove stava, ha passato gli ultimi ventidue mesi nella tenda dei media, davanti all’Al Shifa: potevano arrestarlo e interrogarlo. Perché uccidere in questo modo? Come giustificano la morte degli altri cinque colleghi?», racconta l’uomo. Bihan di cognome fa Sinwar. Anche su questo punto la famiglie respinge ogni sospetto: «Voglio che sia chiaro: non è una parente dell’ex leader di Hamas, come ha detto qualcuno. Sinwar è un cognome molto comune qui».
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile
CINQUE I PUNTI A SOSTEGNO DI KIEV PRESENTATI DALLA UE
Donald Trump sembra più che mai allineato con l’Europa, dopo l’incontro di ieri con
Zelensky, Macron, Starmer, Merz, Meloni, Tusk per la Polonia, Stubb per la Finlandia, von Der Leyen e Costa per la Ue e il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Il presidente del consiglio europeo Costa ha dichiarato che «Trump ha condiviso con noi tre obiettivi molto importanti: il cessate il fuoco, Ucraina al centro dei negoziati e la disponibilità degli Usa di condividere con l’Europa gli sforzi per rafforzare le condizioni di sicurezza in Ucraina dopo una pace giusta». Ma quali sono realmente i punti su cui può partire una trattativa?
I cinque punti proposti dall’Unione europea
Trump nell’incontro con il leader del Cremlino vuole «ottenere un cessate il fuoco e di sondare il terreno su un possibile accordo di pace finale», prima di un eventuale incontro a tre con Zelensky che Macron preferisce si avvii in un Paese neutrale europeo. I paesi dell’Ue hanno presentato al presidente americano cinque punti. Li ricostruisce oggi Guerrera su Repubblica, così come li ha descritti il cancelliere Merz. Primo: l’Ucraina al tavolo dei negoziati e futuro trilaterale con Zelensky. Secondo: Kiev pronta a «negoziare sulle questioni territoriali ma serve un congelamento del fronte attuale, senza riconoscimento dell’occupazione russa». Terzo: «Kiev deve poter contare su efficaci garanzie sulla propria sicurezza, tra le quali forze armate senza limiti, capaci di preservarne la sovranità». Quarto: «I negoziati devono essere parte di una strategia transatlantica congiunta». E infine il quinto: «Bisogna mantenere alta la pressione delle sanzioni». Di queste proposte una va in porto: il vertice trilaterale e dare delle garanzie americane alla Coalizione dei Volenterosi, ossia il piano stilato da Regno Unito, Francia e altri per il dopoguerra dell’Ucraina. Non Nato, ma dagli Usa. E questo permetterebbe una garanzia sulla sicurezza di Kiev. Quella che sicuramente non passa è la questione territoriale. Il presidente USA ritiene che gli ucraini debbano cedere parti del loro territorio a Mosca per arrivare a un percorso di pace. Ipotesi questa non sostenuta dai leader europei. L’ipotesi tra l’altro non benamata è che Washington voglia proporre l‘Ucraina come una sorta di Cisgiordania in occupazione israeliana. Il piano “esclusivo” di Witkoff è stato citato ieri sul Times. Se concreto, le nebbie su Kiev e Mosca potrebbero svanire nell’arco di questa giornata. Alla vigilia di un incontro con Putin che si riserva tutt’altro che semplice.
Trump e i minerali per la pace
Trump si starebbe preparando a offrire a Vladimir Putin l’accesso russo a minerali e terre rare in Alaska e a revocare alcune sanzioni all’industria aeronautica a Mosca per incentivarlo a porre fine alla guerra in Ucraina. A riportarlo è il quotidiano britannico Telegraph, che cita “fonti informate”, alla vigilia del previsto vertice fra i due presidenti nella base militare vicino ad Anchorage. «Il presidente degli Stati Uniti arriverà all’attesissimo incontro con la sua controparte russa venerdì armato di una serie di opportunità di guadagno per Putin. Tra queste, l’apertura delle risorse naturali dell’Alaska a Mosca e la revoca di alcune delle sanzioni americane all’industria aeronautica russa». E tra le proposte figura anche quella di concedere a Putin «l’accesso ai minerali di terre rare nei territori ucraini attualmente occupati dalla Russia», scrive ancora il giornale, secondo il quale il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, sarebbe tra i membri dell’amministrazione che informeranno Trump prima del suo incontro con il numero uno del Cremlino. «Oltre alla revoca delle sanzioni, il Telegraph può ora rivelare che gli Stati Uniti si stanno preparando a offrire a Putin altri incentivi finanziari per porre fine alla guerra, tra cui l’accesso ai minerali di terre rare nelle aree dell’Ucraina attualmente occupate dalla Russia. Si ritiene che l’Ucraina detenga il 10% delle riserve mondiali di litio, utilizzato nella produzione di batterie. Due dei suoi maggiori giacimenti di litio si trovano in aree controllate dalla Russia, e Putin ha rivendicato
i preziosi minerali presenti nelle regioni occupate dalle sue forze armate». «Esistono una serie di incentivi, tra cui un potenziale accordo tra minerali e terre rare potrebbe essere uno di questi», ha dichiarato al Telegraph la fonte.
(da Open)
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Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile
TRA TOUR LAMPO E MALEDUCAZIONE DIFFUSA… LE GUIDE DI VERONA RACCONTANO LE DISAVVENTURE CON I TURISTI STRANIERI E NON
In una stagione in cui il turismo italiano è tornato alla ribalta della cronaca, non sempre per motivi pregevoli, le città d’arte si ritrovano a fare i conti non solo con le grandi folle, ma anche con episodi che oscillano sul confine sottile tra comico e irrispettoso. C’è chi davanti all’Arena di Verona chiede se sia il Colosseo, chi fotografa tapparelle come fossero monumenti, e chi, stremato da un tour massacrante, si appoggia senza pensarci a pareti affrescate di secoli fa. A raccontare queste scene di ordinaria follia sono Alberto Peroni e Aurora Soldà, guide dell’associazione Ippogrifo, in un’intervista al Corriere della Sera. «Fino a un certo punto si tratta di differenze culturali» spiega Peroni. «Alcuni turisti del Nord Europa restano colpiti dalle persiane sempre chiuse, altri credono alle assurdità raccontate da guide abusive: ho sentito dire che l’Arena ha un sacco di buchi per fare da cassa armonica, come fosse una chitarra». Ma a volte il problema va oltre: «C’è chi scrive sui muri della Casa di Giulietta sotto il cartello che lo vieta», racconta Soldà, o «chi si fa un picnic sui gradini della Domus Mercatorum. E se lo fanno davanti ai custodi e nessuno dice niente, loro pensano che sia normale. Noi non possiamo intervenire: non abbiamo autorità»
Il turismo mordi e fuggi
Non c’è solo la questione del rispetto: c’è anche il ritmo, spesso folle, dei tour organizzati: «Arrivano gruppi che la mattina fanno colazione a Monaco, pranzo a Innsbruck e per il caffè sono a Sirmione. Un’ora dopo sono a Verona, ma l’Arena non la vedono per non perdere tempo tra i negozi», racconta Peroni. Negli itinerari dei tour mordi e fuggi non può mancare una tappa, ovviamente breve, a Venezia, proseguendo poi verso Firenze e Roma. Tutto in 24 ore, più che una vacanza, una maratona: «Si parla di allungare la permanenza nelle città, ma la mentalità è fare sempre più cose in meno tempo», raccontano rassegnate le guide.
Il degrado nella città
Il turismo di qualità esiste ancora secondo Aurora Soldà, è in aumento in termini assoluti ma è sempre più vincolato alle disponibilità economiche: «È un’élite che può permetterselo: chi ha già visto Roma, Firenze e Venezia e vuole approfondire Verona. La città però rimane di passaggio, con la fortuna di trovarsi tra Milano, Venezia e il Brennero e avere due monumenti famosi nel mondo». A peggiorare il quadro, secondo le guide, c’è il degrado urbano: «Ci sono strade che evitiamo per l’odore di urina. Via Mazzini è un percorso a ostacoli tra ambulanti, finte sordomute, bici e monopattini. Gli artisti di strada occupano anche zone non autorizzate. La cosa peggiore non è solo vedere comportamenti irrispettosi, ma che nessuno li sanzioni».
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile
IN ALCUNE LOCALITA’ TURISTICHE IN EMILIA ROMAGNA, LIGURIA E CAMPANIA, PIU’ DEL 90% DEL LITORALE E’ OCCUPATO DA STABILIMENTI… LEGAMBIENTE E MARE LIBERO: “SERVE UNA LEGGE NAZIONALE”
Nell’estate in cui infuria il dibattito sul caro vacanze e i gestori degli stabilimenti balneari
lamentano un calo delle presenze sotto l’ombrellone, c’è un’anomalia tutta italiana che da tempo è sotto gli occhi di tutti e contribuisce ad aggravare la situazione: in molte località, l’accesso libero e gratuito al mare non esiste (o quasi). A Rimini, per esempio, oltre il 90% dell’arenile è in concessione a privati, mentre le spiagge libere – che si fermano all’8% del totale – capita che si trovino in prossimità di scarichi fognari o in aree dove vige il divieto di balneazione. «Le spiagge libere sono un ammortizzatore sociale, un calmiere. Più ce ne sono, più persone hanno la possibilità di andare al mare, anche chi – per scelta o per necessità – non usufruisce di uno stabilimento», spiega a Open l’avvocato Roberto Biagini, presidente dell’associazione Mare Libero, che da anni si batte per «liberare il mare e le spiagge e restituirli alla collettività».
Pochi tratti liberi e tante concessioni
Secondo uno studio di Unioncamere, a fine 2023 erano 7.244 gli
stabilimenti balneari registrati alle Camere di Commercio. Al primo posto tra le regioni c’è l’Emilia-Romagna con 1.052, ossia il 14,5% del totale nazionale. A completare il podio ci pensano la Toscana (917 stabilimenti balneari) e la Liguria (797). «Grazie ai nostri associati abbiamo il monitoraggio di varie zone turistiche in tutta Italia», spiega Biagini. La Liguria, per esempio, ha l’85-90% delle proprie spiagge in modalità concessoria, ossia non libera, e lo stesso avviene anche per i lidi Ostiensi, nel Lazio, e per il Cilento, in Campania. «In Puglia esiste una regolamentazione diversa, lì esiste un’alternativa vera. Nell’arco di 200-300 metri i cittadini hanno la possibilità di scegliere tra una spiaggia attrezzata e una libera», precisa il presidente di Mare Libero.
La doppia anomalia delle spiagge italiane
Il fatto che l’Italia abbia così pochi tratti di spiagge libere rappresenta un’anomalia innanzitutto giuridica. «L’articolo 36 del codice della navigazione dice che è possibile usare il demanio marittimo per finalità imprenditoriali. Ma quella dovrebbe essere l’eccezione, non la regola. Invece, in Italia si è ribaltata la situazione. Distogliere parte dell’arenile dall’uso pubblico è diventata la normalità», fa notare l’avvocato Biagini. Per quanto riguarda la distribuzione dei poteri, è lo Stato ad avere la competenza sull’uso del demanio marittimo. Ad oggi, però, sono le regioni a occuparsi della pianificazione e, in alcuni casi, a fissare percentuali minime di spiagge libere.
In Puglia, per esempio, si impone ai Comuni di salvaguardare il 60% di spiagge libere e dare il restante 40% in concessione. «Lo stesso – spiega ancora il presidente di Mare Libero – avviene
anche nel Lazio, mentre in Sardegna è al 50%. In Emilia-Romagna, poi, c’è una delibera che fissa un obiettivo di spiagge libere del 20% ma a livello regionale, non comunale. Questo significa che, volendo, un Comune come Rimini potrebbe continuare ad avere il 90% di spiagge date in concessione». Il problema è che tutti questi provvedimenti regionali fissano un’indicazione, niente di più. E il risultato, fa notare Biagini, è che spesso quelle stesse indicazioni vengono disattese dai Comuni.
Il confronto con gli altri Paesi europei
La scarsità di spiagge libere è un problema tutto italiano. Se si va a guardare cosa accade negli altri Paesi europei, ci si accorge che la situazione è radicalmente diversa. In Francia, per esempio, l’80% delle spiagge è libero e ad accesso gratuito, mentre il 20% è dato in concessione a privati. In Spagna e Portogallo, altri due Paesi europei con lunghi tratti di costa, le concessioni non esistono affatto. Ai gestori degli stabilimenti balneari viene data una mera autorizzazione per l’uso di spazi demaniali, della durata di cinque o dieci anni, con l’obbligo di rimozione alla fine di ogni stagione.
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2025 Riccardo Fucile
LE 30 PAGINE DELLA GUIDA, MESSA A PUNTO DAL SEGRETARIATO GENERALE DELLA DIFESA E SICUREZZA NAZIONALE, SONO DIVISE IN TRE PARTI: PREPARARSI, PROTEGGERSI, ARRUOLARSI
Una trentina di pagine con le istruzioni per affrontare tutte le catastrofi, le crisi, i conflitti: è pronto il manuale di sopravvivenza per i francesi voluto dal governo, dal titolo “Tutti resilienti”, secondo quanto anticipato oggi da RMC. Il manuale sarà distribuito in autunno a tutti i cittadini francesi, anche se si ignorano ancora le modalità dell’operazione.
Secondo quanto appreso dall’emittente, la versione definitiva del manuale è sulla scrivania del premier François Bayrou da luglio, dopo essere stato messo a punto dal Segretariato generale della Difesa e sicurezza nazionale. Con qualche correzione rispetto alla bozza circolata in primavera. Più che una guida di sopravvivenza, il manuale si presenta con una serie di “consigli” e “reazioni corrette” da adottare per far fronte alle crisi.”La guerra? E’ solo un capitolo di una parte del manuale”, ha spiegato una fonte a RMC. Le 30 pagine del manuale sono divise in tre parti: prepararsi, proteggersi, arruolarsi: “Niente a che vedere con la filosofia del bunker”, spiegano le fonti a RMC.
(da agenzie)
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