Settembre 3rd, 2025 Riccardo Fucile
IL WEB IN MANO AGLI ESTORSORI
L’unica maniera per levare le proprie immagini (rubate) dal noto sito per guardoni del
quale tanto si parla era: se paghi, accettiamo di togliere le tue foto. Essendo quelle immagini refurtiva, è la vecchia logica dell’estorsione. “Ti hanno rubato il motorino? Se mi dai cinquecento euro te lo faccio ritrovare sotto casa. E ti faccio pure un favore”. In genere, è quello che ti ha rubato il motorino.
Si deve prendere atto, anche se sgomenta, che quella logica — che castiga la vittima e premia il delinquente — in rete è legge. In rete è consentito agire sotto anonimato (ferale, imperdonabile vizio nativo di quel mondo, fonte di ogni successivo disastro) e si è messi di fronte al fatto compiuto: furti di identità, furti di immagine, false notizie su personaggi pubblici usate come esca per lenzuolate pubblicitarie.
Ed è sempre a carico del derubato, del calunniato l’onere della prova: sei tu che devi dimostrare di essere tu, mentre chi ti ha rubato il nome e il volto lo fa impunemente. E anche se riesci a
dimostrarlo, che tu sei tu, il tuo rapitore quasi sempre continua a tenerti in ostaggio, perché le piattaforme, la cui etica ha più buchi di un gruviera, trovano comodo e conveniente mantenere alto il traffico, e scomodo e costoso tutelare la dignità delle persone.
Esemplare — tra mille — il caso del poeta per bambini Bruno Tognolini. Da un anno e mezzo uno o più mascalzoni gli hanno “scippato” il sito Yahoo e usano il suo nome, e le sue poesie, per pubblicizzare il gioco d’azzardo. Per bloccarli le ha tentate tutte: denunce, ricorsi, è in ballo anche una interrogazione parlamentare. Risultati: zero. I titolari di quel sito fraudolento sono inconoscibili. Impuniti e impunibili. Che volete che gliene freghi, ai padroni della rete, di un poeta per bambini.
(da repubblica.it)
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Settembre 3rd, 2025 Riccardo Fucile
CHI C’E’ DIETRO E COME FANNO SOLDI SULL’ODIO CONTRO LE DONNE
L’Autorità garante della Privacy e la Polizia postale esortano a segnalare i siti sessisti, perché alimentano la violenza di genere e gli istinti peggiori. All’Autorità non sarà sfuggito lo studio pubblicato nel 2021 dalla Commissione europea, dove un network di esperti, il Radicalisation Awareness Network (Ran) analizza la più grande comunità online di incel. «Incel» sta per «celibi involontari», in sostanza si tratta di una ampia comunità che raggruppa uomini che disprezzano le donne. La Commissione lancia l’allarme: su questi siti si celebra la violenza sulle donne, rischio istigazione al suicidio ed esaltazione di stragi compiute da incel. Un rischio acuito dal fatto che sono anche un polo di attrazione per soggetti fragili. I primi studi psichiatrici sul fenomeno sostengono che i frequentatori di questi siti soffrono spesso di sintomi depressivi e ansiosi, di insicurezze e paure di rimanere single. Hanno «problemi significativi relativi al loro benessere mentale, sociale e relazionale» e proprio per questo cercano supporto «in forum che spesso presentano contenuti misogini e violenti». Dall’analisi svolta per conto dell’Ue, emerge che tra gli utenti più attivi in Europa ci sono anche gli italiani. I loro commenti spesso ruotano intorno a due assunti: l’usanza di «trattare le donne come principesse» le spinge a cercare uomini facoltosi; ci sono troppi rifugiati e questo aumenta il rischio che le donne siano sedotte da loro. Ma chi sono gli amministratori di queste piattaforme che hanno trovato il modo di lucrare su devianze e fragilità?
La manosfera
Gli «incel» navigano in una galassia di comunità definita «manosfera», spuntata a partire dalla fine degli anni Novanta, le cui teorie si concentrano sulla negazione del patriarcato, il riscatto del maschio oppresso e l’antifemminismo. Dentro c’è un po’ di tutto: artisti del rimorchio (quelli che «ti insegno io come manipolare la psiche femminile per portarti a letto chi vuoi»); gli attivisti per i diritti maschili convinti che i veri discriminati siano gli uomini stritolati da un sistema che iper-tutela l’altro sesso; e gli incel, cioè i maschi frustrati dal non trovare una fidanzata perché – dicono – sono brutti e le donne (definite «NP», cioè «non persone») vogliono solo partner ricchi o belli.
A scuola di seduzione
I nomi di questi siti, forum e blog non li citeremo, proprio per non portare alcun clic (anche solo per curiosità). Ce n’è uno fondato ormai vent’anni fa, dal russo Anton Rosanov che spiega: «Le donne hanno sviluppato una serie di tecniche di manipolazione mentale per avere il controllo della relazione e dell’altra persona, e raggiungere i loro obiettivi». Il sito conta 45mila iscritti, ai quali Anton e il suo socio Antonio Rizza propongono i prodotti della loro «Ar2Group», società con sede a Riccione ma registrata in Lettonia. Si tratta di libri come «La guida definitiva su come rimorchiare» (137 euro), webinar su come sedurre 7 donne in 7 giorni (197 euro), o corsi per diventare uomini attraenti (1.497 euro). Con 1.197 euro «assumi» entrambi come personal coach.
Un filo lega tutti i siti
Un forum per incel è amministrato da un milanese che si fa chiamare Anakin e che non ha problemi ad ammettere: «Molti utenti hanno una base di problemi psicologici, traumi, sfortune, famiglie disfunzionali, problemi di tutti i tipi». A tutti loro chiede donazioni, e con 20 euro diventi «utente premium» con accesso a contenuti speciali. I siti per Incel sono decine e sembrano autonomi, ma in realtà si tratta di una rete che spesso condivide autori e amministratori. Uno dei più frequentati, pubblica un articolo dal titolo «Il privilegio dello stupro» nel quale si legge che «l’eventualità, rara, di subire uno stupro ripaga quotidianamente la donna con tutta una serie di vantaggi che un uomo si può solo sognare. Per dirla in termini finanziari, c’è un rapporto rischio-ricompensa molto favorevole, che rende l’essere donna un ottimo investimento». Il sito ha una pagina Facebook con 16mila iscritti, ai quali vengono proposti anche gli articoli di Diego Moro, che gestisce un blog con un migliaio di iscritti dove scrive che «le donne, per loro stessa natura, sono esseri deputati alla sopravvivenza tramite inganno, raggiro e menzogne». Il blog di Moro a sua volta condivide il «Manifesto
degli Incel Italiani» (dove si «disconosce la teoria del patriarcato») composto e pubblicato da un altro forum che conta quasi un milione di visitatori. Tra gli amministratori di quest’ultimo c’è l’influencer che si fa chiamare «Prete Rosso», che ha pure un canale Youtube dove spiega che «le donne sono meno assertive e forti, e quindi è normale che non raggiungano posizioni di potere». Per arginare la ferocia dei commenti ha messo un codice di comportamento: vietato scrivere di volersi suicidare o istigare al suicidio; vietato scrivere di voler compiere stragi o istigare a compierne (bontà sua). Prova a monetizzare chiedendo offerte ai suoi follower.
Un filone redditizio
Oltre al Prete Rosso, tra gli amministratori del forum c’è Claudio Accardi che nel 2020 sul primo dei due siti fondati da Davide Stasi (ancora online sebbene l’attività sia stata sospesa per le troppe segnalazioni), scriveva: «L’omicidio del giovane Willy a Colleferro, la colpa è del femminismo». Sull’altro sito riconducibile a Stasi, ai frequentatori vengono chieste donazioni fino a 500 euro e segnalate le uscite dei libri scritti dal fondatore e in vendita su Amazon. I titoli: «Come e perché la guerra tra i sessi inquina la vita»; «Violenza sulle donne: le anti-statistiche»; «Stalking: anomalia di un reato di percezione». Quest’anno, Stasi è stato anche protagonista di una raccolta fondi tra incel e influencer per sostenerlo nelle spese legali: alcune donne si sono sentite offese dai contenuti dei suoi siti e lo hanno querelato. Ben sette le denunce, e finora quasi tutte archiviate.
L’eventualità, rara, di subire uno stupro ripaga quotidianamente la donna con tutta una serie di vantaggi che un uomo si può solo sognare
Davide Stasi: l’esperto
Davide Stasi, 51 anni, genovese, è considerato un esperto in materia. Il 20 giugno 2022, si riunisce la Commissione giustizia del Senato per discutere dell’opportunità di una legge (il Ddl
2530) per arginare la violenza contro le donne, e la Lega lo invita a portare un «contributo» ai nostri parlamentari. Viene presentato ai commissari come «autore, blogger e analista sociale». Nell’audizione Stasi spiega che una legge sugli abusi domestici «non è necessaria» perché in realtà «non c’è alcuna emergenza» visto che quasi sempre «sono false accuse (…) gonfiate ad arte». Al contrario: norme costruite ad hoc per tutelare le donne dalla violenza maschile «suonano come un’istigazione istituzionale alla persecuzione giudiziaria di ogni cittadino di sesso maschile, manca solo l’obbligo di appuntarsi sul bavero le lettere scarlatte “MT”, di maschio tossico». Nulla di strano: Stasi è un antifemminista dichiarato e queste tesi le ha sempre sostenute negli articoli che pubblica sui siti, dove tiene un opinabile conteggio dei falsi femminicidi.
Piccolo spazio pubblicità
Sui molti siti, blog e forum online compaiono banner pubblicitari: a incassare possono essere direttamente i gestori ma più spesso a guadagnarci davvero sono le piattaforme che li ospitano. Abbiamo chiesto a Mgid, uno dei concessionari che lavora su ForumFree (la piattaforma italiana che fa «girare» diversi forum a tema incel) quanto costa una campagna pubblicitaria. Risposta: l’investimento iniziale è di circa mille euro.
I primi arresti
Quando la Commissione europea scrive che «le comunità incel online rappresentano un rischio per la salute e la sicurezza pubblica», purtroppo non eccede in allarmismo. Lo scorso luglio la Procura nazionale antiterrorismo francese (Pnat) ha arrestato un 18enne in un liceo di Sanin-Etienne. Il ragazzo, che ha dichiarato di identificarsi con il movimento incel, aveva con sé due coltelli e una lista di quattro ragazze della sua classe che progettava di uccidere. In Italia gli investigatori hanno esplicitamente collegato a questo fenomeno il 26enne neonazista
Andrea Cavalleri, che nel dicembre 2024 in tribunale a Genova ha patteggiato 7 mesi di reclusione per istigazione a delinquere sulla base dell’odio razziale. Il suo arresto risale al 2021. Se la prendeva con neri ed ebrei, ma nelle chat intercettate dalla Digos si autodefiniva incel e millantava di voler fare «una strage uccidendo più donne possibile» perché, vista l’impossibilità di avere una relazione, «è meglio morire con onore piuttosto che vivere una vita da soli».
Milena Gabanelli e Andrea Priante
(da corriere.it)
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Settembre 3rd, 2025 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO STAVA DENUNCIANDO IL FENOMENO RICORRENTE DI OCCUPAZIONI ABUSIVE DI SUOLO PUBBLICO DA PARTE DI LOCALI E RISTORANTI
«Ti spacco la faccia scemo», poi tre «ciaf» secchi che tanto assomigliano a schiaffoni.
È l’accoglienza che un gruppo di ristoratori ha riservato al Francesco Emilio Borrelli, deputato di Avs, che nella serata di ieri, 31 agosto, stava denunciando il fenomeno dell’occupazione abusiva in via Foria a Napoli. «Questo locale che occupa abusivamente una scalinata, guardate, occupa suolo pubblico che dovrebbe essere di tutti», dice spalla a spalla con Gianluigi Grittano del movimento “Una Nuova Napoli”.
Ma a quel punto viene subito interrotto dallo staff e dai proprietari di un noto locale, che lo allontanano con metodi poco ortodossi tanto da guadagnarsi l’appellativo di «energumeni».
Le botte a Francesco Emilio Borrelli
In pochi secondi, Borrelli è stato circondato da un capannello di donne e uomini. Urla, strattonate, minacce, pugni e calci si sono susseguiti senza soluzione di continuità finché il deputato non si è allontanato in fretta e furia dal ristorante.
«Solo l’intervento di sei pattuglie della Polizia ha permesso di riportare la calma e di sottrarre il deputato e i presenti all’aggressione», ha scritto su Facebook. «Ma voglio essere chiaro: non arretreremo di un passo. Non possiamo permettere che la violenza e la prepotenza abbiano la meglio sulla legalità e sulla civiltà. Chi pensa di zittirmi con minacce e aggressioni ha sbagliato completamente bersaglio: continuerò a denunciare, a
lottare e a difendere i cittadini onesti».
La denuncia del deputato: «Dietro abusivismo ci sono violenza e intimidazione»
Come ha ricordato il deputato in un posto Facebook, l’attività di cui stava parlando è «coinvolta in un’inchiesta della procura di Napoli per l’esplosione di un palazzo avvenuta pochi mesi fa, tragedia che costò la vita a Giovanni Scala, che quel giorno neanche avrebbe dovuto recarsi a lavoro ma aveva sostituito un collega. L’immobile adibito ufficialmente a deposito veniva infatti utilizzato anche come cucina». L’episodio secondo Borrelli «conferma come, dietro l’illegalità diffusa e l’abusivismo, spesso si nascondano metodi violenti e intimidatori che minano la convivenza civile e il diritto dei cittadini a spazi liberi e sicuri».
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2025 Riccardo Fucile
PERSINO CALENDA VA GIU’ DURO: “CI SONO CRIMINALI ALLA GUIDA DI ISRAELE, SE ATTACCANO LA FLOTILLA L’ITALIA DEVE REAGIRE”… E I CENTRI SOCIALI DEL NORDEST ANNUNCIANO: “FAREMO COME I PORTUALI DI GENOVA, BLOCCHIAMO IL PORTO DI VENEZIA”
Dopo le dichiarazioni dei portuali di Genova, pronti a bloccare lo scalo ligure in caso di intervento contro la Gaza Sumud Flotilla, arrivano prese di posizione analoghe dal Nordest.
In un post pubblicato sul sito web Global Project e poi diffuso via social, i centri sociali del Nordest e il sindacato Adl Cobas di Venezia hanno annunciato che, se la Flotilla verrà fermata, «ci mobiliteremo per bloccare il porto di Venezia».
L’iniziativa, scrivono, nasce come prosecuzione della manifestazione di sabato scorso al Lido di Venezia, definita «una straordinaria dimostrazione di forza collettiva» contro «lo Stato genocida di Israele e l’apparato politico-istituzionale che sostiene il regime di guerra globale». I collettivi veneti dichiarano di voler seguire «senza esitazioni» la linea dettata dai portuali genovesi , trasformando «lo sdegno in azione diretta, la solidarietà in disobbedienza».
La risposta a Ben-Gvir
Nella nota, i centri sociali del Nordest affermano di non essere intimoriti dalle parole del ministro israeliano Ben-Gvir che nei giorni scorsi aveva affermato che i partecipanti alla Flotilla «verranno trattati come terroristi». «Le minacce del ministro israeliano di estrema destra Ben-Gvir lasciano poco spazio all’illusione. Ma è proprio per questo che dobbiamo essere presenti e ci muoveremo con determinazione» si legge nella nota. «Chiamiamo fin da ora tutte le persone che hanno camminato al nostro fianco sabato scorso, i lavoratori e le lavoratrici del porto di Venezia a tenere alta l’attenzione e la mobilitazione. I riflettori che abbiamo acceso sulla Palestina non devono spegnersi, perché finché c’è quella luce, c’è possibilità di resistenza. E noi non abbiamo intenzione di smettere» conclude il messaggio.
Calenda: «Se la Flotilla verrà attaccata dovremo muoverci»
La vicenda della Sumud Flotilla scuote anche la politica. Intervenendo a L’Aria che Tira su La7, il leader di Azione, Carlo Calenda, ha criticato l’eccessiva prudenza del governo italiano: «Meloni è troppo prudente, e lo dico io che sono sempre stato amico di Israele. Ma quello che sta facendo Israele va oltre ogni immaginazione. Ci sono criminali alla guida di Israele e va sanzionata anche con sanzioni individuali nei confronti di questi ministri fascisti che dicono cose gigantesche». Calenda ha poi aggiunto: «Se la Flotilla verrà attaccata dovremo muoverci».
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2025 Riccardo Fucile
EPICO CAZZIATONE TRA SOVRANISTI, PERSINO GLI AMICHETTI USA SCARICANO I LORO MAGGIORDOMI PATRIDIOTI
L’ambasciatore americano alla Nato, Matthew Whitaker, mette in guardia gli alleati
della Nato che puntano a infilare anche scuole e ponti tra le spese militari. Trump vuole che tutti spendano almeno il 5% del Pil per armi e carri armati «non in stravaganti opera di ingegneria»Il governo italiano potrebbe ritrovarsi presto a rifare i conti per accontentare la pretesa degli Stati Uniti di raggiungere almeno il 5% del Pil in spese militari. Richiesta fatta da Donald Trump tutti gli alleati delle Nato, che l’Italia sperava di soddisfare infilando nel complesso delle spese militari anche il Ponte sullo Stretto di Messina, come opera strategica.
Un’idea che sembra non piacere per niente agli Stati Uniti, almeno stando all’avvertimento lanciato dall’ambasciatore americano alla Nato, Matthew Whitaker, durante il Forum strategico di Bled in Slovenia. Come riporta Bloomberg, il diplomatico ha messo in guarda i membri dell’alleanza atlantica perché evitino «la contabilità creativa».
La “visione ampia” che non piace agli americani
«Ho avuto conversazioni anche oggi con alcuni Paesi che stanno adottando una visione molto ampia della spesa per la difesa», ha detto Whitaker. L’obiettivo del 5%, insomma, deve riferirsi «specificamente alla difesa e alle spese correlate» e l’impegno deve essere assunto «con fermezza». Nel caso ci fossero dubbi sul riferimento all’Italia, l’ambasciatore ha affondato il colpo: «Non si tratta di ponti privi di valore strategico-militare. Non si tratta di scuole che in qualche immaginario mondo di fantasia sarebbero state utilizzate per qualche altro scopo militare»
Il Ponte sullo Stretto, opera da 13,5 miliardi di euro che dovrebbe collegare la Sicilia alla penisola, è finito nel mirino di Washington proprio mentre il governo italiano valuta se classificarlo come infrastruttura militare.
Un’operazione che permetterebbe di far rientrare i costi nella quota Nato, alleggerendo la pressione sui conti pubblici. Dietro la strategia italiana ci sono anche argomenti concreti. Ricorda Bloomberg come diversi funzionari hanno fatto notare che la Sicilia ospita basi militari chiave, utilizzate anche dalle forze Nato. Un documento governativo di aprile aveva descritto il ponte come di «importanza strategica» per la «sicurezza nazionale e internazionale», sostenendo che svolgerà un «ruolo chiave nel facilitare il movimento delle forze armate italiane e alleate».
Il vicepremier Matteo Salvini da ministro delle Infrastrutture non ha chiuso le porte all’uso civile e militare: «Potrebbe essere un doppio uso – ha detto lo scorso agosto – quindi potrebbe esserci un uso multiplo anche per motivi di sicurezza».
Washington vuole carri armati, non opere d’ingegneria
Gli Stati Uniti, però, hanno le idee chiare su cosa intendono per spese militari: battaglioni, artiglieria e carri armati, non «stravaganti opere di ingegneria», ricostruisce Bloomberg. Whitaker ha ribadito che, nonostante l’Europa abbia aumentato la spesa militare, «non lo ha fatto con sufficiente rapidità». Durante i suoi incontri nella regione, l’ambasciatore sta trasmettendo tre messaggi chiari: la mancanza di truppe europee («Mi preoccupa che non ci siano abbastanza combattenti»), la necessità di una crescita economica più forte e i rischi informatici crescenti.
Il monito dopo l’interferenza russa
Le parole di Whitaker assumono particolare rilevanza dopo l’episodio di ieri, quando l’aereo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha subito
interferenze durante l’atterraggio in Bulgaria, probabilmente di origine russa secondo le autorità locali. «Se scoppiasse un’altra guerra terrestre in Europa», ha avvertito l’ambasciatore americano, «il primo colpo sparato sarebbe un attacco informatico o qualche altro tipo di atto ibrido».
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2025 Riccardo Fucile
I MELONIANI SONO INCAZZATI CON IL VERONESE FONTANA PER LA GESTIONE DEL CASO ALMASRI. E ANCHE PERCHÉ “OGNI VOLTA CHE VA IN CITTÀ OSCURA COLUI CHE VUOLE APPARIRE COME IL VERO ‘POTENTE’ SCALIGERO, OVVERO IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI”
«Bisogna cacciare Lorenzo Fontana dalla presidenza della Camera dei Deputati»: è un ritornello costante quello che si ascolta dai parlamentari di Fratelli d’Italia, da quando il leghista viene ritenuto colpevole di «superficialità» nella gestione politica e procedurale del caso Almasri.
Come scrive Il Foglio, l’irritazione nasce dalla facilità con cui sotto il naso del leghista, il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori di Avs, ha nominato relatore un esponente della minoranza e cioè il piddino Federico Gianassi.
Non un dettaglio perché la Giunta, che si riunirà per la prima volta mercoledì 3 settembre, dovrà decidere se mandare a processo Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano.
I meloniani sono sul piede di guerra visto che il rischio di «portare al macello il governo» è alto. E allora, via con la campagna per far lasciare la poltrona presidenziale a Fontana. Ma come? Magari dando l’ok alla candidatura del veronese alla presidenza della Regione Veneto, dopo il regno del doge Luca Zaia.
Così si libererebbe una poltrona di peso, da destinare «a qualcuno più competente», sibilano in FdI, «e che magari pensa meno al calcio e più alla politica». Che poi Fontana, essendo di Verona e ricoprendo un ruolo nazionale di grande prestigio, «ogni volta che va in città e si presenta agli spettacoli dell’Arena oscura colui che vuole apparire come il vero ‘potente’ scaligero, ovvero il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi», di FdI. Ma questa è una storia che meriterà altre puntate
(da Lettera43)
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