Destra di Popolo.net

“BEATRICE VENEZI? LA MUSICA NON E’ UN CONCORSO DI BELLEZZA, LA SUA NOMINA E’ SVILENTE PER LA MUSICA ITALIANA”

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

LA DIRETTRICE SILVIA MASSARELLI, UNA CARRIERA IMPORTANTE CHE L’HA PORTATA A DIRIGERE LE PIU’ IMPORTANTI ORCHESTRE MONDIALI: “VENEZI E’ UNA INCOMPETENTE, LE MANCANO LE BASI, GESTUALITA’ DA CIRCO EQUESTRE”… “LA MELONI E’ INTERVENUTA SU COSE CHE NON CONOSCE”

Secondo Massarelli «non è una questione personale. Dopo 32 anni di carriera non ho niente da chiedere e niente da dare, se non questo messaggio di allarme e attenzione. Alla mia età penso ai giovani dei conservatori ai quali insegno da una vita. Come faccio a dire loro che per affermarsi e fare una carriera musicale servono sacrifici, studio e impegno, se poi vedono che a ricoprire le posizioni più ambite e prestigiose sono dei mediocri assoluti?».
Venezi, secondo lei, «non ha nessun curriculum, nessuna attitudine, null’altro che questa carta da giocare che sono le aderenze politiche. Se anche a dirigere un’orchestra come la Fenice si mette un incompetente, musicalmente parlando, non c’è speranza. Io dico che qualche cosa nel sistema è sbagliato».
«Le mancano le basi»
E spiega l’«incompetenza» di Venezi: «Mancano proprio le basi. Il direttore d’orchestra interpreta la partitura musicale e con la sua gestualità, che non deve essere da circo equestre, deve trasmettere agli orchestrali i tempi e i colori che ritiene di dare riuscendo a far suonare tutti gli strumenti in maniera omogenea rispettando quanto il compositore ha scritto». E rincara la dose parlando degli orchestrali: «Qualcuno mi ha detto “tanto non la guardiamo, suoniamo lo stesso”. Ma non va bene, perché così non emergono le incompetenze e le incapacità del direttore». Non è vero, secondo Massarelli, che Venezi è giovane e imparerà: «Il talento o c’è o non c’è, non si costruisce. La tecnica si può affinare, ma se non c’è carisma, se non c’è un rapporto profondo con la partitura, non si diventa direttori. E
soprattutto non si impara a spese della Fenice, un tempio della musica».
«La presidentessa del Consiglio»
Infine Massarelli se la prende con Giorgia Meloni, chiamandola in un modo curioso: «Mi scusi, ma da quando la presidentessa del Consiglio si permette di intervenire su cose che non conosce? Ma siamo impazziti? Non c’è nessuna norma che obblighi la direzione, il sovrintendente. E l’orchestra non è stata certo consultata». Anche se, rileva, pure a sinistra «abbiamo visto nomine politiche di mediocri. Qui non è destra contro sinistra: è politica contro musica. Beatrice Venezi è il caso più eclatante perché è amica della premier, ma il sistema è trasversale».
E a chi definisce Venezi «orgoglio nazionale» replica: «Se la modernità è trasformare un direttore mediocre ma influencer in un genio musicale, allora dobbiamo vergognarci tutti. La musica non è un concorso di bellezza».
(da agenzie)

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MILEI EVITA LA CRISI FINANZIARIA SOLO CON L’AIUTO DI 20 MILIARDI DEGLI USA

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

DA MOTOSEGA AD ACCATTONE CON IL CAPPELLO IN MANO: IL CIALTRONE SOVRANISTA CON L’ECONOMIA ARGENTINA A PUTTANE SALVATO DAL SUO DEGNO COMPARE

Un sospiro di sollievo, l’Argentina evita un’ennesima crisi finanziaria. Il presidente Javier Milei, senza motosega ma con il cappello in mano, ottiene un aiuto dal Tesoro americano.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent lancia un salvagente da 20miliardi di dollari alla Casa Rosada e soprattutto alla Banca centrale argentina che potrà soccorrere la crisi valutaria in corso. Bessent ha scelto di parafrasare gli annunci effettuati martedì da Trump. Su X scrive : «Gli Stati Uniti sono pronti a riacquistare parte del debito argentino denominato in dollari, e lo faranno se le condizioni lo richiederanno». «Come ha affermato il presidente Trump, siamo pronti a fare tutto il necessario per sostenere l’Argentina e il popolo argentino», ha affermato Bessent.
«Sono stato anche in contatto con numerose aziende statunitensi che intendono effettuare ingenti investimenti diretti esteri in diversi settori dell’Argentina, in caso di esito positivo delle elezioni»
Milei ha ottenuto risultati molto peggiori del previsto alle elezioni locali della provincia di Buenos Aires, che hanno
preoccupato gli investitori sulla sua capacità di mantenere il sostegno necessario per portare a termine il suo progetto. A preoccupare è anche la velocità con cui Milei sta spendendo i soldi che gli sono stati prestati dal Fondo Monetario Internazionale, senza riuscire a stabilizzare l’economia. Come conseguenza, negli ultimi due mesi i prezzi dei titoli di Stato argentini in dollari sono diminuiti drasticamente e lo stesso è avvenuto con il tasso di cambio del peso.
A ottobre in Argentina ci sono le elezioni legislative per rinnovare parte del parlamento: un risultato negativo confermerebbe anche la perdita di popolarità di Milei, e questo potrebbe far perdere fiducia agli investitori che sostengono il suo progetto politico.
(da agenzie)

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CASO ALMASRI: CHIESTA L’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CONTRO NORDIO, PIANTEDOSI E MANTOVANO

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

IL RELATORE DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI ALLA CAMERA HA CHIESTO DI PROCEDERE… IL VOTO E’ ATTESO PER IL 30 SETTEMBRE (SCONTATO CHE LI SALVERANNO)

Il relatore della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Federico Gianassi (Pd), ha depositato la sua relazione sul caso di Njeem Osama Almasri, chiedendo che venga concessa l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
I tre sono infatti indagati per il loro coinvolgimento nella controversa gestione del generale libico, arrestato in Italia e
successivamente consegnato alle autorità libiche, nonostante la richiesta di arresto da parte della Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra e contro l’umanità. Secondo Gianassi, i membri del Governo non avrebbero agito per tutelare un interesse costituzionalmente rilevante né un interesse pubblico superiore, ma avrebbero invece operato per “mero opportunismo politico”. Nella relazione si parlerebbe poi anche di decisioni motivate da timori vaghi e non supportati da prove, segno – secondo il relatore – della vulnerabilità del Governo italiano rispetto alle pressioni di gruppi armati esteri.
La condotta dei tre esponenti dell’esecutivo, secondo Gianassi, avrebbe poi violato obblighi internazionali e compromesso il ruolo dell’Italia nel contrasto ai crimini di guerra. Viene poi esclusa l’applicabilità delle scriminanti previste dall’articolo 9 della legge costituzionale 1/1989, che regolano i casi in cui un ministro può essere protetto dall’immunità. Il relatore accusa infine il Governo di aver deliberatamente occultato la natura politica delle scelte compiute, definendole “il frutto di un calcolo politico censurabile e di un cedimento a pressioni esterne”. Una strategia che, secondo Gianassi, ha compromesso la credibilità internazionale dell’Italia e minato il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento.
Il voto della Giunta è previsto per il 30 settembre.

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PONTE SULLO STRETTO, LA CORTE DEI CONTI BLOCCA IL PROGETTO: “GOVERNO CHIARISCA SU COSTI REALI E VIOLAZIONE DEI VINCOLI AMBIENTALI”

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

“MANCANZA DI TRASPARENZA NELLE PROCEDURE”

Nuovo stop per il Ponte sullo Stretto di Messina. Questa volta ci pensano i giudici della Corte dei Conti a esprimersi negativamente sul progetto e sull’iter, sottolineando dei vizi nelle procedure.
Il giudizio della Corte era atteso, e rappresenta uno degli step fondamentali, dopo l’ok del Cipess al progetto definitivo arrivato ad agosto, per poter avviare i cantieri. La Corte dei Conti sottolinea “la necessità di acquisire chiarimenti ed elementi informativi” sulla recente delibera del Cipess che ha dato il via libera all’infrastruttura
In un documento alla presidenza del Consiglio la magistratura contabile scrive che “risulterebbe non compiutamente assolto l’onere di motivazione difettando, a sostegno delle determinazioni assunte dal Cipess, anche in relazione a snodi cruciali dell’iter procedimentale, una puntuale valutazione degli esiti istruttori”. Dunque la delibera del Cipess “si appalesa più come una ricognizione delle attività intestate ai diversi attori istituzionali del procedimento che come una ponderazione delle risultanze di dette attività, sotto il profilo sia fattuale che giuridico”.
Tra gli aspetti procedurali i magistrati sottolineano come “date le peculiari modalità – condivisione di link che rimanda al sito istituzionale della società Stretto di Messina – con le quali sono stati trasmessi a questo Ufficio alcuni degli atti oggetto di controllo e la documentazione a corredo, si chiedono chiarimenti in ordine alla formale acquisizione di detti atti da parte del Mit e di codesto Comitato in vista della successiva approvazione”.
La Corte dei Conti ricostruisce poi i diversi passaggi della delibera e la tempistica di trasmissione alla stessa Corte e sottolinea: “Si chiedono chiarimenti al riguardo anche con riferimento alla tempistica osservata per la trasmissione del provvedimento Mit-Mef con cui è stato assentito il terzo atto aggiuntivo”.
“Parimenti – si legge nel documento – sotto il profilo procedurale, in disparte le considerazioni in punto di legittimità, si chiedono chiarimenti in merito alle valutazioni svolte da codesto Comitato in relazione all’efficacia della delibera del
Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025 con la quale: è stata approvata la relazione relativa ai motivi imperativi di interesse pubblico; è stato preso atto dell’assenza di idonee alternative progettuali; è stata dichiarata la sussistenza di motivi imperativi di interesse pubblico legati alla “salute dell’uomo e sicurezza pubblica o relative conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente””.
Inoltre “Alla luce di recenti notizie di stampa si chiedono, inoltre, aggiornamenti in merito all’interlocuzione che sembra avviata, sul punto, con la Commissione europea anche a seguito della informativa relativa all’operazione effettuata in data 11 giugno 2025 dalla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea”.
Sugli oneri del piano economico la Corte incalza: “Perplessità si manifestano, inoltre, in merito al disallineamento tra l’importo asseverato dalla società Kpmg in data 25 luglio 2025 – quantificato in euro 10.481.500.000 – e quello di euro 10.508.820.773 attestato nel quadro economico approvato il 6 agosto 2025. Si chiedono chiarimenti”.
Tra le moltissime richieste compare anche: “Quanto alle stime di traffico – al piano tariffario di cui allo studio redatto dalla TPlan Consulting – poste a fondamento del Pef si chiedono chiarimenti in ordine alle valutazioni svolte da codesto Comitato in merito alle modalità di scelta della predetta società di consulenza e agli esiti di detto studio anche in relazione agli approfondimenti istruttori svolti in occasione della riunione preparatoria del
Cipess”.
Per rispondere c’è una scadenza ravvicinata: “Nel trasmettere la presente osservazione, si richiama la disposizione di cui all’art. 41, comma 5, del DL n. 201 del 2011, in forza della quale il tempo intercorrente tra la presente richiesta istruttoria e la risposta dell’Amministrazione non può complessivamente essere superiore a 20 giorni. Trascorso detto periodo, la Sezione potrà decidere allo stato degli atti, ferma restando la facoltà di codesta Amministrazione di ritirare il provvedimento in sede di autotutela”.
Bonelli attacca: “Gravissimi rilievi”
“I rilievi della Corte dei Conti sono importantissimi e confermano quello che sosteniamo da sempre: la progettazione del Ponte sullo Stretto è deficitaria e carente delle informazioni necessarie a renderne sostenibile la realizzazione dal punto di vista economico”, ha commentato il leader di Avs Angelo Bonelli.
“I dati sui flussi di traffico presentati dalla società Stretto di Messina e da Webuild sono del tutto irrealistici: per raggiungere l’equilibrio economico si ipotizza un aumento di dieci volte rispetto al traffico attuale, sulla base di un progetto vecchio di oltre vent’anni. La Corte dei Conti richiama inoltre quanto da noi evidenziato sulla delibera IROPI, con cui il governo ha dichiarato il Ponte “opera di interesse strategico militare e di sicurezza” per bypassare i vincoli ambientali europei. Su questo punto la Commissione UE, dopo il nostro esposto, ha chiesto
chiarimenti. Non meno grave è la violazione della normativa sugli appalti pubblici, su cui anche il vicepresidente della Commissione europea Sejourné ha chiesto spiegazioni. L’assenza di trasparenza è ormai evidente: la società Stretto di Messina mi ha negato i documenti relativi ai rapporti con Webuild, sostenendo che un parlamentare della Repubblica non avrebbe titolo a visionarli. Una motivazione inaccettabile, soprattutto perché parliamo di 13,5 miliardi di euro di soldi pubblici, con pesanti conseguenze sulla finanza dello Stato”.,
“Chiedo alla premier Meloni anche nella sua qualità di presidente del Cipess di rendere pubblici tutti i documenti sul ponte secretati da società stretto di Messina, di consentire ai cittadini di fare le loro osservazioni, e sollevi Salvini dal ministero e lo sostituisca. Non si può andare avanti con un’opera che presenta gravi lacune economiche, ambientali e procedurali”.
Pd annuncia interrogazioni parlamentari
Anche il Pd, per bocca di Anthony Barbagallo e Andrea Casu, attacca il ministero dei Trasporti. “La Corte dei Conti ha bocciato la delibera Cipess sul Ponte sullo Stretto con cinque pagine di rilievi tecnici e procedurali. Un fatto che conferma le criticità già emerse sulla sostenibilità economica, sul rispetto delle norme europee e sulle valutazioni ambientali. Non si tratta di un passaggio formale, ma di una sonora bocciatura che mette in discussione l’impianto stesso del progetto. Salvini e il Governo devono smetterla con gli annunci propagandistici e spiegare al Paese cosa sta realmente accadendo. Presenteremo
diverse interrogazioni parlamentari perché il Parlamento deve essere informato punto per punto, con la massima chiarezza e trasparenza. È in gioco la credibilità delle istituzioni e l’uso corretto delle risorse pubbliche”.

(da Fanpage)

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SIAMO ALLA FARSA, IL VIMINALE FA PARTIRE L’AEREO PER RIMPATRIARE 40 MIGRANTI NIGERIANI MA L’ALGERIA VIETA IL SORVOLO DEL PROPRIO SPAZIO AEREO E IL VELIVOLO FA RETROFRONT E TORNA IN ITALIA

Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

INCREDIBILE CHE NESSUNO LO SAPESSE… L’IRA DEGLI AGENTI COSTRETTI A 21 ORE DI SERVIZIO CONSECUTIVE

È paradossale quanto denunciato dal sindacato Siulp della Polizia di Stato in relazione a un volo di rimpatrio che si sarebbe dovuto compiere nella giornata di ieri e che, invece, è stato bloccato dall’Algeria per motivi attualmente sconosciuti.
“Agenti di polizia della Questura di Torino costretti a 21 ore di servizio continuative, dopo che un volo charter, con a bordo 40 nigeriani destinati al rimpatrio, è stato costretto a tornare indietro per il divieto dell’Algeria di sorvolare i suoi cieli”, ha dichiarato Eugenio Bravo, segretario generale provinciale del sindacato di polizia Siulp.
Il volo può essere considerato un tentativo collettivo europeo di portare a termine un rimpatrio, perché era stato organizzato da dall’Italia insieme a Belgio, Cipro e Svizzera. A bordo, dei 40 nigeriani, 29 provenivano dall’Italia e 11 dagli altri Paesi europei. Il volo era partito regolarmente dall’aeroporto di Roma, ma è stato costretto a invertire la rotta a causa del diniego di
sorvolo da parte delle autorità algerine. Così tutti i migranti sono rientrati in Italia e ricondotti nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Quindi, attualmente, anche i migranti che prima si trovavano in altri Paesi sono in una struttura italiana.
Gli agenti di scorta italiani, tra questi quelli della questura torinese sono rimasti, spiega il Siulp “in servizio di vigilanza agli stranieri da rimpatriare per oltre 21 ore consecutive, dalle 7 del mattino alle 4.15 della notte seguente, confortati con una cena alle 11 di sera da un panino e una bottiglietta d’acqua compensata solo alle 3.30 sul volo di ritorno per Gradisca”.
Una situazione di forte disagio per gli agenti, frutto di un blocco che, attualmente, non ha spiegazioni.
Possibile ce il Viminale non fosse stato informato o non avesse chiesto il permesso?
(da agenzie)

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SULLA PALESTINA GIORGIA TENTA IL BLUFF: LA PROPOSTA FARLOCCA DELLA MELONI DI RICONOSCERE LO STATO PALESTINESE SOLO A CONDIZIONE “DEL RILASCIO DI TUTTI GLI OSTAGGI E DELL’ESCLUSIONE DI HAMAS DA GAZA” (CONDIZIONI AL MOMENTO IRREALIZZABILI) È UN MODO GOFFO PER USCIRE DALL’ISOLAMENTO IN CUI SI RITROVA, DOPO CHE TRE PAESI DEL G7 (FRANCIA, GRAN BRETAGNA E CANADA) HANNO FATTO UNA SCELTA STORICA

Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

MELONI HA PAURA DI PERDERE CONSENSI: I SONDAGGI DICONO CHE I TRE QUARTI DEGLI ITALIANI SONO SCONVOLTI DAL COMPORTAMENTO DI ISRAELE A GAZA

Poche volte Giorgia Meloni si è trovata dentro una strettoia così assillante. Una leader che ha basato l’intera sua narrazione sulla volontà del popolo assiste quasi inerme a sondaggi che danno i tre quarti degli italiani sconvolti dal comportamento di Israele a Gaza, e a masse di cittadini che – al netto di un’estrema minoranza di violenti strumentalizzata dalla propaganda della destra – scendono pacificamente in strada con le bandiere della Palestina per chiedere di fermare il massacro di civili nella Striscia.
Meloni deve raddrizzare la percezione di lei rimasta isolata e senza una strategia autonoma di fronte alla scelta storica di tre Paesi del G7 – Francia, Regno Unito, Canada – di riconoscere lo Stato palestinese.
Per il secondo giorno di fila la premier diserta un’altra riunione organizzata da Macron sulla stabilizzazione della Palestina, a margine dell’Assemblea dell’Onu. Ma Meloni deve anche chiarire a favore di telecamera di non essere contraria al riconoscimento, tanto più lo deve fare poco prima di incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che durante il suo intervento alle Nazioni Unite ha mostrato le foto dei bambini
palestinesi ischeletriti dalla fame.
L’ansia di dare una risposta e una linea meno ambigua si percepisce sotto il palazzo della Rappresentanza italiana, sulla Second Avenue, dove i giornalisti vengono radunati per un veloce punto stampa. C’è un’intenzione chiara, un messaggio confezionato tra Roma e New York con l’ufficio del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che sovrintende alla comunicazione.
Meloni ha preparato una proposta da offrire alla platea, più quella nazionale che quella internazionale: «La maggioranza presenterà in Aula una mozione per dire che il riconoscimento della Palestina deve essere subordinato a due condizioni: il rilascio degli ostaggi e ovviamente l’esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo all’interno della Palestina. Io non sono contraria al riconoscimento, però dobbiamo darci le priorità giuste».
È una mossa tutta in chiave interna. E diventa palese subito dopo le dichiarazioni rilasciate a New York, quando Fazzolari le rilancia e Fratelli d’Italia le trasforma in una sfida alle opposizioni. Meloni auspica che la proposta «possa trovare anche il consenso» di tutti i partiti, «sicuramente non trova il consenso di Hamas, non trova magari il consenso da parte degli estremisti islamisti, ma dovrebbe trovare consenso nelle persone di buon senso».
L’accostamento tra l’opposizione e i mujaheddin della Striscia è evidentemente malizioso, ancora più chiaro nelle parole di
Fazzolari quando invita l’intero Parlamento «a votare compatto la mozione» per evitare «ambiguità su Hamas».
È un invito che l’opposizione respinge: «Meloni comincia a capire che sulla Palestina sta perdendo la faccia. Basta propaganda e giochi di prestigio: dica se la riconosce o no» attacca la leader del Pd Elly Schlein, mentre il presidente del M5s Giuseppe Conte parla di «un misero espediente che conferma l’ignavia del nostro governo».
In realtà, l’estromissione degli islamisti da qualsiasi orizzonte futuro per la Palestina è già presente nelle due principali proposte diplomatiche, quella franco-saudita e quella dell’ex premier britannico Tony Blair.
In premessa, prima di formulare il suo annuncio, Meloni ammette di non essere d’accordo con la tempistica di Macron, convinta «che in assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità, il riconoscimento non risolve il problema e non produce risultati tangibili concreti per i palestinesi».
E a chi le spiega e le ribadisce da mesi – partner internazionali, avversari politici, l’enorme numero di manifestanti – che può comunque rivelarsi un efficace strumento di pressione politica risponde che allora «la principale pressione politica va fatta nei confronti di Hamas, che ha iniziato questa guerra» e non libera gli ostaggi.
Concentrare le risposte su Hamas, levare dal quadro generale le responsabilità di Benyamin Netanyahu di aver concepito e realizzato una reazione sproporzionata, per numeri di vittime
civili, alla strage terroristica del 7 ottobre firmata dagli islamisti; e poi alludere alle complicità con i miliziani con vaghi riferimenti alla sinistra e ai manifestanti: questo è il piano ideato dalla premier e da Fazzolari, anche per compensare un silenzio che sta diventando elettoralmente troppo rischioso.
Restare agganciati a Donald Trump e subordinare ogni mossa a quello che farà la Germania – unico altro grande Paese europeo e del G7 a non riconoscere per il momento la Palestina – non basta più. Anche se è una tensione naturale a portare Meloni a essere sempre o quasi d’accordo con il presidente americano
Con un un’unica sfumatura di divergenza che emerge sulla tesi di The Donald secondo la quale il comportamento dell’Ue è «imbarazzante» perché continua a comprare petrolio da Mosca mentre combatte contro Vladimir Putin.
(da La Stampa)

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L’ENNESIMA VERGOGNA DA NON DIMENTICARE: MULTA DI 100.000 EURO AL VELIVOLO COLIBRI 2, COLPEVOLE DI SORVOLARE IL MEDITERRANEO PER SALVARE I MIGRANTI ALLA DERIVA

Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

DEVE ESSERE UN IMPEGNO DELLE OPPOSIZIONI: QUANDO SARANNO AL GOVERNO QUALCUNO DOVRA’ PAGARE

Centomila euro di multa per aver sorvolato il Mediterraneo in cerca di migranti in difficoltà: il 5 settembre 2025 il velivolo Colibri 2 di Pilotes Volontaires, partner di diverse ong, è stato fermato per 20 giorni dalle autorità italiane.
«Questa procedura – spiega l’organizzazione dandone notizia -si
inserisce in una tendenza preoccupante: la criminalizzazione sistematica degli attori civili impegnati nella ricerca e soccorso in mare. In soli pochi mesi, i nostri partner hanno visto le loro navi e i loro aerei bloccati e le loro missioni ostacolate da multe arbitrarie. Ogni fermo, ogni sanzione, si traduce concretamente in vite perse in mare. Con questa decisione, l’Italia prosegue la sua politica repressiva e compie un ulteriore passo nella volontà di tenere Ong e associazioni lontane dalle loro aree di operazione».
«La multa inflitta a Pilotes Volontaires – prosegue l’organizzazione – non ha nulla a che vedere con un presunto rispetto della legge: rappresenta invece un accanimento amministrativo con l’obiettivo politico di soffocare e far sparire le organizzazioni civili di soccorso nel Mediterraneo centrale, in particolare dopo l’adozione del decreto-legge Flussi. Eppure, i tribunali italiani, fino alla Corte costituzionale, hanno ricordato che qualsiasi decisione fondata su norme punitive e discriminatorie che eludono il diritto marittimo internazionale deve essere considerata illegale e illegittima. Il decreto legge Flussi, che impone tra l’altro di avvertire sistematicamente la cosiddetta «guardia costiera» libica, ne è una perfetta illustrazione: è illegale, illegittimo e contrario ai diritti umani».
(da agenzie)

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AVVISATE MELONI E SALVINI:L’87,8% DEI CITTADINI È FAVOREVOLE AL RICONOSCIMENTO DELLO STATO DELLA PALESTINA: LA PERCENTUALE DIVENTA UN PLEBISCITO (99,8%) TRA GLI ELETTORI DI CENTROSINISTRA MA E’ ALTISSIMO (73.7%) ANCHE TRA QUELLI DI CENTRODESTRA

Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

I PIÙ SCETTICI TRA ITALIA VIVA E AZIONE (64,7%)

Quasi il 90% degli intervistati ha risposto positivamente al sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira condotta da David Parenzo su La7. L’87,8% delle persone – per l’esattezza – ritiene sia giusto che nasca il nuovo Stato palestinese.
Tra gli intervistati che dichiarano elettori del centrodestra la percentuale di favorevoli è del 73,7%, mentre il 64,7% degli elettori di Azione e Iv è favorevole al nuovo stato palestinese. Alla domanda sulla politica estera del governo italiano, quasi il 63% degli italiani pensa che possa danneggiare l’esecutivo in termini di minor consenso.
Per il 71% degli elettori di governo le posizioni espresse sulla questione mediorientale e riguardo le politiche trumpiane non rappresentano un problema, mentre per i principali partiti di opposizione la situazione è del tutto opposta: l’81% degli elettori ritiene che il governo Meloni adotti una politica estera che non raccoglie il consenso degli elettori.
Anche qui il Terzo Polo si assesta in una posizione di medietà con il 42,4% di elettori che non ritiene problematica la politica estera di Meloni . ”Che la maggioranza degli italiani fosse favorevole al riconoscimento dello Stato della Palestina era un dato atteso, ma non in queste proporzioni e con un contributo importante degli elettori dei partiti di governo.
Un governo che fino ad oggi, ovvero prima delle dichiarazioni della premier all’Onu, aveva alzato un muro senza crepe contro
questa possibilità. Per quanto riguarda la politica estera non si chiede un giudizio, quanto una valutazione su quanto le scelte possano influire sul consenso per il governo italiano.
Anche qui, a parte la valutazione negativa prevedibile da parte degli elettori dei partiti di opposizione, tra gli elettori dei partiti di governo si registra una certa preoccupazione: per uno su tre le scelte governative sulla politica estera possono erodere i consensi del governo stesso”, è l’analisi di Giacomo Spaini, presidente e ceo di Izi.
(da agenzie)

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LA LEGA ATTACCA ILARIA SALIS MA PRENDE UNA CANTONATA, PUBBLICA LA FOTO DI UN ALTRO PESTAGGIO

Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

L’UOMO RITRATTO SI RIFERISCE A UN EPISODIO CE NON E’ MAI STATO ATTRIBUITO A SALIS NEANCHE DALLE AUTORITA’ UNGHERESI… QUESTA E’ DIFFAMAZIONE AGGRAVATA, COSTERA’ CARO AL CARROCCIO

La Lega di Matteo Salvini, nel tentativo di rilanciare le accuse contro Ilaria Salis, proprio nel giorno in cui il Parlamento europeo ne ha confermato l’immunità, è incorsa in una clamorosa svista – sperando che di questo si tratti.
Coma fa notare Viola Giannoli su La Repubblica, sui propri canali social il partito ha pubblicato la foto di un uomo con il volto tumefatto, accompagnata dalla scritta: «Immunità alla Salis? Un’altra bastonata» e dal commento: «Gli estremisti di sinistra l’hanno ridotto così. Ilaria Salis è tra i colpevoli, come sospettano gli ungheresi?».
La cantonata presa dalla Lega
In realtà, l’immagine non ha nulla a che fare con le contestazioni mosse all’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. L’uomo ritratto è László Dudog, detto “Csöpi”, esponente della scena neonazista ungherese e membro della band Divízió 88, nota per testi antisemiti al punto da essere censurata anche in Ungheria. Dudog fu aggredito il 10 febbraio 2023 a Budapest, attorno alle 23.30, riportando gravi ferite al cranio e al setto nasale, con una prognosi di 6-8 settimane. Ma quell’episodio, precisano i documenti ufficiali, non è mai stato attribuito a Salis neanche dalle autorità ungheresi.
L’utilizzo improprio di quella fotografia da parte della Lega non fa altro che confondere l’opinione pubblica e alimentare polemiche su un caso già altamente sensibile.
(da agenzie)

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