Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA FED È UN “IDIOTA, TESTA DURA E MULO” – PER IL TYCOON NOI EUROPEI SIAMO “SCROCCONI, PARASSITI E ORRIBILI”. ZELENSKY? “UN COMICO E DITTATORE NON ELETTO” – SPRINGSTEEN, CHE HA OSATO CRITICARLO: “STRONZO, INVADENTE E ODIOSO, PRUGNA RINSECCHITA”
«È sempre stato un figlio di puttana», ha detto Trump di Joe Biden. L’elenco degli insulti
lanciati dal presidente americano si allunga ogni giorno. Se dovessimo fare riferimento alla Vertigine della lista , il saggio in cui Umberto Eco catalogava i cataloghi, potremmo classificare gli insulti di Trump tra le accumulazioni caotiche: idiota, testa dura, mulo (al presidente della Fed), parassiti , scrocconi , orribili (agli europei), stronzo invadente e odioso, prugna rinsecchita (a Springsteen), comico mediocre e dittatore non eletto (a Zelensky), animali (ai manifestanti pro immigrati), corrotti e criminali (ai Paesi da cui provengono gli immigrati), eccetera.
Qualcuno gli risponde per le rime: per il coreano Kim, per esempio, Trump è un batterio e uno scarafaggio. Biden, durante un celebre confronto televisivo, gli ha dato del pagliaccio. E
mentre Donald bollava come stupida pazza Kamala Harris, lei si limitava a giudicarlo sobriamente un tiranno fascista.
Musk aveva qualificato la politica del suo amico un disgustoso abominio o, prima di pentirsi, come un bambino. Tuttavia, polemizzando con Steve Bannon che lo aveva definito uno scemo, un buffone e un non americano, lo stesso Musk non si è fatto scrupoli dandogli allegramente del ciccione, ubriacone, maiale.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
NON SOLO VIOLEREBBE IL DIRITTO A MANIFESTARE IMPONENDO UNA BARRIERA ECONOMICA, LA RESPONSABILITA’ E’ SEMPRE PERSONALE
Dopo le manifestazioni del 22 settembre, con oltre 80 piazze in tutta Italia scese in strada contro il genocidio a Gaza, l’occupazione della Palestina e il silenzio del Governo, in alcuni casi sfociate in blocchi ferroviari, portuali e tensioni con le forze dell’ordine, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha lanciato una proposta destinata a far discutere: imporre una cauzione preventiva a chi organizza cortei e manifestazioni pubbliche. L’obiettivo, secondo il leader della Lega, sarebbe quello di garantire l’ordine pubblico e fare in modo che “chi provoca danni paghi di tasca propria”. Al di là della polemica politica, resta una domanda fondamentale: una simile proposta è compatibile con la Costituzione italiana? La risposta, dal punto di vista costituzionale, è no.
La Costituzione parla chiaro
Il diritto di manifestare è sancito dall’articolo 17 della Costituzione, che garantisce la libertà di riunione pacifica e senza armi.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato
preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. Articolo 17 della Costituzione italiana
Le manifestazioni in luogo pubblico richiedono un semplice preavviso alla Questura, che può vietarle o modificarle solo per ragioni di sicurezza o ordine pubblico. Nessuna norma, oggi, dunque, prevede il pagamento di una cauzione per ottenere il via libera; l’idea di introdurre un versamento anticipato, magari da parte degli organizzatori, come forma di garanzia in caso di danni, rappresenterebbe dunque una novità assoluta per l’ordinamento italiano e anche una potenziale deriva pericolosa, che rischierebbe di trasformare un diritto fondamentale in un privilegio per pochi.
“Rischio di discriminazione economica”
A chiarire a Fanpage.it i profili di criticità costituzionale è Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto Costituzionale, che ha commentato così la proposta del leader della Lega: “Sappiamo bene che la libertà di riunione, di manifestazione del pensiero, di associazione sono libertà fondamentali della nostra Costituzione che ovviamente vanno contemplate con gli interessi degli altri. Ecco quindi quando c’è una manifestazione bisogna cercare di limitare anche i disagi per le altre persone e quindi bisogna trovare dei contemperamenti. Altra questione è quella degli eventuali danni durante una manifestazione o durante un corteo”. Contemperare, in senso giuridico, significa trovare un equilibrio tra diritti diversi: da un lato, quindi, quello di
manifestare, dall’altro, quello alla sicurezza, alla mobilità e alla tranquillità degli altri cittadini e cittadine. È un principio di proporzionalità, non un lasciapassare alla repressione o all’impedimento delle manifestazioni.
Celotto prosegue: “Parlo sulle manifestazioni a rischio, perché noi sappiamo che le manifestazioni che avvengono in luogo pubblico devono avere un preavviso alla Questura, solo un preavviso, lo dice l’articolo 17 della Costituzione. Può essere anche negato in casi di pericolosità o spostato per contemplare gli interessi, ancor più diventa oneroso pensare che invece la cauzione possa andare a limitare la possibilità di svolgere la manifestazione e diventi un discrimine economico”.
Il punto più delicato sarebbe proprio questo: la cauzione preventiva rischia di diventare una barriera economica, che limiterebbe il diritto di manifestare a chi può permettersi di anticipare denaro, penalizzando così soprattutto movimenti spontanei e associazioni meno strutturate.
La responsabilità esiste già
“Ovviamente è giusto che chi crea danni paga ed è anche giusto che quindi ci possa essere in idea una forma di responsabilità. Ovviamente la responsabilità esiste, la difficoltà è attuarla con la cauzione, perché non deve diventare un limite allo svolgimento della manifestazione”, dice ancora Celotti. Nel nostro ordinamento esistono già strumenti legali per punire chi commette violenze o danneggiamenti durante un corteo: la responsabilità penale e civile è individuale, e può portare a
condanne, multe e obblighi di risarcimento; il problema semmai è l’effettiva esigibilità dei danni, non l’assenza di norme.
Nessun precedente in Europa
Neppure in Europa esistono precedenti simili: in alcuni Paesi, come Belgio o Slovenia, gli organizzatori possono essere chiamati a rimborsare i costi delle forze dell’ordine dopo l’evento, ma non si richiede alcuna cauzione preventiva. La proposta di Salvini si porrebbe dunque in netta controtendenza rispetto a tutti gli standard democratici europei e alle raccomandazioni internazionali, che invitano a non ostacolare l’esercizio della libertà di manifestazione.
La proposta di Salvini, nel suo attuale impianto, sembra invece spostare il peso sul cittadino, introducendo una barriera economica che rischia di colpire soprattutto le realtà più piccole, i movimenti spontanei e le associazioni meno strutturate, e in un sistema democratico, il diritto a manifestare non può diventare un privilegio.
(da Fanpage)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA RICERCA DI UN PORTO ALTERNATIVO FINORA VANA, NESSUNO DISPOSTO AD ACCOGLIERLA
I lavoratori portuali di Livorno fermano una nave militare americana. Un presidio
permanente organizzato dall’Usb ha fatto scegliere di cambiare il porto d’attracco dell’imbarcazione Slnc Severn, che batte bandiera dell’Alaska. Secondo alcune fonti l’imbarcazione trasporta mezzi e caterpillar destinati a Camp Darby, base militare dell’esercito italiano dove sono stanziate e operano unità militari statunitensi, situata nella Tenuta di Tombolo del comune di Pisa. Si lavora all’individuazione di un
porto alternativo. «Manterremo comunque il presidio finché non ci sarà comunicato ufficialmente il nuovo porto di destinazione», dice il portuale Giovanni Ceraolo.
Il blocco della Slnc Severn
La Stampa fa sapere che l’armatore avrebbe accettato anche il dirottamento in un porto non italiano. I porti alternativi italiani potrebbero essere Savona, La Spezia o Marina di Carrara. La protesta è cominciata lunedì 22 settembre all’alba. Gli operai hanno occupato il varco Valentini. Poi si sono riuniti in presidio permanente sulla banchina d’attracco della nave. Da allora la Slnc Severn è in mare. L’ultima posizione ufficiale rilevata dai sistemi di tracciamento della navigazione è di ieri alle 11, 20 fra Civitavecchia e la Corsica. Ma in serata è stata vista in rada a Livorno. «È probabile che i tempi per l’individuazione del nuovo porto non siano immediati. Questo perché la protesta dei portuali sta crescendo un po’ ovunque. Nessuno vuole essere complice del genocidio», dice Ceraolo.
Le manifestazioni di Livorno sono state organizzate dall’Usb e dal Gruppo autonomo portuale, analogo al Calp di Genova, il Collettivo autonomo lavoratori portuali. «Devono mettere in conto di dover manganellare e portare via di peso trecento persone che stanno dormendo in banchina e che non accetteranno mai di andarsene senza certezze e di lavorare per la
guerra», conclude. Sabato 27 settembre arriveranno a Genova le delegazioni di lavoratori di altri porti europei per discutere dell’organizzazione di una grande manifestazione unitaria contro il traffico di armi.
(da Open)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
UN ALTO DIRIGENTE DEL SERVIZIO PUBBLICO SPIFFERA: “UNA SPECIE DI ANNUNCIATORE DELLA CULTURA” …BUTTAFUOCO VIENE PRESENTATO UFFICIALMENTE COME “GIÀ GIORNALISTA, È UNO SCRITTORE”. CHISSÀ SE IL CONTRATTO CON RADIORAI SARÀ DA GIORNALISTA
Sono stagioni felici per Pietrangelo Buttafuoco. Oltre a essere presidente della Biennale di Venezia, l’intellettuale siciliano
entra dalla porta principale nel palinsesto di Radio Rai 1, presentato martedì, leggendo pagine letterarie legate all’attualità. «Una specie di annunciatore della cultura», spiffera sorridendo un alto dirigente del servizio pubblico radiotelevisivo.
E in serata, per festeggiare, si terrà un grande evento all’Auditorium Parco della Musica di Roma, con Buttafuoco protagonista delle Lezioni di creatività contemporanea 2025.
Da sottolineare come viene presentato ufficialmente ora Buttafuoco al pubblico: «Già giornalista, è uno scrittore».
Gli ex colleghi sono avvertiti. Chissà se il contratto con RadioRai sarà da giornalista…
(da lettera43.it)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
E L’ITALIA CONTINUA A FARE SEMPRE MENO BAMBINI
Crescere un figlio in Italia è sempre più costoso. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio
Moneyfarm, accompagnare un bambino dalla nascita ai 18 anni comporta oggi una spesa che nel migliore dei casi si ferma a 107 mila euro, ma che può arrivare a toccare picchi di 205 mila euro. La media è di circa 156 mila euro e in termini pratici, significa un esborso annuo di oltre 8.500 euro per famiglia. Rispetto al 2022, il costo complessivo è aumentato del 12%, pari a circa 16 mila euro in più per arrivare alla maggiore età.
Più crescono, più costano
Messi da parte latte e pannolini i costi non fanno che aumentare. Il report segnala infatti che le spese crescono con l’età del figli: il periodo più impegnativo è quello delle scuole medie e superiori, quando tra libri di testo, dispositivi tecnologici e altre spese accessorie il costo complessivo può sfiorare i 110 mila euro. Non a caso sempre più famiglie stanno ricorrendo a prestiti e mutui per far fronte alle spese. Le famiglie con due o più figli possono far ricorso ai classici prestiti tra fratelli e sorelle, come il riutilizzo di abbigliamento, giocattoli o materiale scolastico, ma la maggior parte delle spese resta individuale. In questi casi, il peso sul bilancio familiare può crescere del 70-80% rispetto a quello di un figlio unico.
L’incidenza sulla natalità
Prendendo ad esempio una delle città più ricche d’Italia, Milano, dove il reddito medio si attesta sui 35 mila euro, ne si evince che crescere un figlio può pesare per oltre il 30% sul bilancio
familiare. E se il discorso si allarga alle città del Centro e Sud Italia, dove i redditi sono più bassi, l’impatto cresce ulteriormente. Sono proprio le ingenti sepese a contribuire in maniera determinanate alla diminuizione del tasso di fecondità. Nel 2024 il dato ha toccato il minimo storico di 1,18 figli per donna portando a a sole 370 mila nuove nascite.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
CINQUESTELLE: “QUANDO AVEVAMO CHIESTO CHE LA MARINA MILITARE SCORTASSE LA FLOTILLA DAI BANCHI DEI SOVRANISTI URLA E RISATE”… FRATOIANNI; “BENE CROSETTO, MA OCCORRE UNA NAVE DI PROTEZIONE ARMATA NON SOLO DI SOCCORSO”
Una portavoce della Commissione Europea ha espresso una ferma condanna per l’attacco alla Flotilla, sottolineando che la libertà di navigazione deve essere rispettata e che non è
accettabile l’uso di droni o di altre forme di forza contro le imbarcazioni umanitarie. Ha ribadito il riconoscimento dello sforzo delle attiviste e degli attivisti, il cui obiettivo è far emergere la difficile situazione a Gaza, ricordando che la libertà di assemblea è un valore fondamentale della democrazia. La portavoce ha poi precisato che la Commissione ha preso atto della decisione dell’Italia di inviare una nave della marina militare per garantire la sicurezza della missione, evidenziando così l’importanza di tutelare sia gli attivisti sia la libertà di navigazione in un contesto così delicato.
Maiorino (M5S): “Crosetto invia fregata, finalmente accolta la nostra richiesta”
Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5S al Senato, ha commentato positivamente la decisione del ministro della Difesa Crosetto di inviare la fregata Virginio Fasan in soccorso della Global Sumud Flotilla, sottolineando che si tratta di una risposta concreta dopo giorni di richieste da parte loro per proteggere gli italiani a bordo. Maiorino ha ricordato che in aula, dopo l’attacco con droni alle imbarcazioni italiane in acque internazionali, aveva chiesto ufficialmente al governo di mobilitare la Marina militare, ma quella proposta era stata accolta da risate e urla dai banchi della maggioranza.
Fratoianni: “Arriva finalmente un segnale concreto dal governo, ma la mobilitazione deve continuare”
Nicola Fratoianni ha accolto positivamente l’annuncio del ministro Crosetto sull’invio di una nave della marina militare a supporto della Global Sumud Flotilla dopo gli attacchi con droni subiti durante la notte. Sui suoi canali social, ha precisato però che si tratta di una nave per attività di soccorso, non di protezione armata, ma comunque un segnale importante. Fratoianni ha sottolineato che questo risultato è frutto della mobilitazione nelle piazze e dell’azione dell’opposizione in Parlamento, e ha ribadito la necessità di continuare a mantenere alta la pressione. Serve infatti proteggere la Flotilla, riconoscere senza condizioni lo Stato di Palestina, interrompere il commercio di armi con Israele e imporre sanzioni per fermare il genocidio in corso a Gaza.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL PROFESSORE: “SE NON SI FA QUALCOSA, IL MONDO DI DOMANI SARA’ GOVERNATO DALLA LEGGE DELLA GIUNGLA”
Mentre il Paese si mobilita e scende in piazza, ci sono altre barche in partenza dall’Italia, che
dovrebbero unirsi alla missione della Global Sumud Flotilla, in questo momento in Grecia, nelle vicinanze di Creta. Nuove imbarcazioni al momento ormeggiate a Otranto e a Catania si muoveranno domani per unirsi al resto della spedizione, con l’obiettivo di portare aiuti umanitari a Gaza e rompere il blocco di Israele.
La nuova missione della Freedom Flotilla Coalition, coinvolge circa un centinaio di persone tra attivisti, cittadini comuni, medici, infermieri, giornalisti e politici. Si prepara a partire anche la Conscience, nave ammiraglia, battente bandiera Timor Est, attraccata a Otranto, che può ospitare fino a 100 persone, e il cui equipaggio proviene dalla Turchia. La nave, il 2 maggio scorso, è stata bombardata da droni mentre si trovava in acque internazionali: durante quell’attacco il primo sparo ha centrato
l’esterno dello scafo, che ha cominciato a imbarcare acqua. Successivamente sono stati colpiti il ponte di prua e la zona dei generatori.
La Freedom Flotilla Italia, ha spiegato che la partenza prevista per oggi, slitta a causa delle condizioni meteo: la Conscience sarà una vera e propria nave di assistenza sanitaria e supporto, e dovrebbe essere l’ultima a partire, da Otranto, il 29 o 30 settembre. Domani pomeriggio dovrebbero invece partire dal porto pugliese due barche a vela, che nel giro di un giorno dovrebbero raggiungere Corfù, e poi dopo tre giorni di navigazione dovrebbero unirsi al gruppo di barche che si trovano nelle vicinanze di Creta
Già nelle scorse notti droni non identificati, ma presumibilmente di Israele, hanno sorvolato in diversi momenti le barche della flotta già in mare, come avvertimento. E ieri notte si è verificato l’attacco più aggressivo, con la caduta di diversi droni e lancio di bombe sonore e materiale urticante. Alcune imbarcazioni a vela hanno anche subito danni (ma non ci sono stati feriti).
Nei mesi scorsi c’erano già stati tentativi di raggiungere la Striscia di Gaza: l’esercito israeliano ha intercettato e bloccato la nave Handala della Freedom Flotilla Coalition, fermando anche i membri dell’equipaggio. Ora chiaramente la situazione è in divenire, bisognerà capire cosa accadrà nelle prossime notti, e se una barca della flotta dovesse subire ingenti danni, potrebbe essere costretta a interrompere la traversata. Non bastano a dissipare tutti i dubbi le parole appena pronunciate dal ministro
della Difesa Crosetto, che ha condannato l’attacco subito dalla Sumud Flotilla e non basta neanche l’aver inviato sul posto la fregata Fasan della Marina Militare, che potrebbe svolgere un’eventuale attività di soccorso: dopo gli ultimi episodi di questa notte la situazione si fa più incerta.
Per il momento, si procede come da programma. L’obiettivo resta quello di portare il carico di aiuti direttamente a Gaza – tramite trasbordo su gommoni – ignorando la richiesta di Israele di sbarcare al porto di Ashkelon, e consegnare cibo e medicinali alle forze di Tel Aviv. Ieri il ministro degli Esteri israeliano ha espresso rammarico per il rifiuto della Global Sumud Flotilla di accettare la sua “proposta di trasferire, in modo coordinato e pacifico, qualsiasi aiuto a bordo della flottiglia alla Striscia di Gaza tramite il vicino porto turistico di Ashkelon”. Per Tel Aviv, questo evidenzierebbe la mancanza di buona fede dei membri della flottiglia “e la loro missione di servire Hamas, piuttosto che la popolazione di Gaza”. Il ministero ha quindi lanciato l’ennesima minaccia: se la Flotilla “continuerà a respingere la proposta pacifica di Israele, questo adotterà le misure necessarie per impedirne l’ingresso nella zona di combattimento e per porre fine a qualsiasi violazione di un legittimo blocco navale, facendo al contempo ogni sforzo possibile per garantire la sicurezza dei suoi passeggeri”.
A bordo di una delle due barche a vela ormeggiate al porto accanto alla Conscience, e che salperanno domani pomeriggio da Otranto, c’è anche Nino Rocca, un attivista palermitano di 77
anni, professore di storia filosofia in pensione, da sempre impegnato in tematiche sociali, all’estero e soprattutto nella sua città, dove si è occupato di emergenza abitativa – fa parte del Comitato di lotta per la casa 12 luglio – diritti dei migranti, vittime di tratta e tossicodipendenti.
Nino, il più anziano di questo nuovo gruppo in partenza, si trova già a Otranto da qualche giorno, e ha già completato insieme agli altri membri dell’equipaggio tutte le procedure per imbarcarsi. “Attualmente sulla barca siamo in quattro, non so se arriveranno nelle prossime altri attivisti. Poi c’è un’altra barca a vela con altre cinque o sei persone. Dovremmo partire doman i pomeriggio, abbiamo ritardato per il vento di scirocco”, racconta a Fanpage.it.
Per il professore palermitano partire oggi è assolutamente necessario, nonostante i rischi: “Perché ho scelto di prendere parte alla missione? L’ho fatto per le nuove generazioni, l’ho fatto mio figlio, per i miei nipoti. Perché se non si fa qualcosa, se non si attua questo cambiamento epocale, restituendo valore alle organizzazioni per i diritti umani, magari cambiandole per renderle più sicure e più forti, il mondo di domani sarà governato dalla legge della giungla, dalla legge del più forte, e non ci sarà più alcun rispetto dei diritti umani. La Palestina ormai ha acquistato un valore simbolico, perché rappresenta l’umanità dei diritti, che si vuole negare. Purtroppo non è l’unico posto in cui è in corso un genocidio e uno sterminio. Questo avviene in molti Paesi africani, ma di questi non si parla. Anche Israele ha
acquistato un valore simbolico, in senso negativo”.
Nino sa che ad aspettarlo ora ci sono almeno 15 giorni di navigazione. Secondo lui non è possibile accettare la proposta di Tel Aviv di consegnare i viveri e le medicine alle forze israeliane ad Ashkelon: “Certamente questo è un piccolo segnale di cambiamento rispetto al passato, almeno dal punto di vista diplomatico. Anche se probabilmente i viveri e le medicine lasciate nelle mani degli israeliani non arriverebbero a destinazione. Bisognerebbe poi contrattare sul posto delle garanzie, per avere la certezza che gli aiuti arrivino. Gli israeliani potrebbero per esempio concedere a qualcuno degli attivisti di scendere, per accompagnarli nello smistamento dei viveri. Ma sono ancora ipotesi. La situazione è in continuo mutamento. Adesso comunque osserviamo che i rapporti di forza si vanno modificando. Non c’è più da una parte Israele e dall’altra la piccola imbarcazione a vela. La situazione durante la missione della nave Handala era troppo sbilanciata, c’era una sproporzione, non c’era tutta questa attenzione da parte dell’opinione pubblica. Abbiamo sentito una grande solidarietà da parte della società civile in occasione dello sciopero del 22 settembre – ci dice Nino al telefono – che ha messo in crisi la politica del governo”.
L’attivista 77enne è consapevole dei rischi, e dei droni mandati a sorvolare dall’alto la navigazione della Flotilla, sa che sono stati inviati per controllarli, per incutere timore agli equipaggi e farli desistere: “Sono minacce, sicuramente israeliane”, dice Nino.
“Ma Tel Aviv ogni giorno è sempre più isolata a livello internazionale. Sempre più Paesi, come hanno fatto Francia e Regno Unito, annunciano il riconoscimento della Palestina, e Netanyahu a un certo punto dovrà pur trovare il modo di riacquistare credibilità, altrimenti pagherà un prezzo alto”.
Proprio ieri sera la presidente del Consiglio Meloni dall’Assemblea delle Nazioni Unite a New York, nonostante abbia sostenuto a lungo di non voler riconoscere lo Stato di Palestina, ha annunciato che proporrà una mozione per un riconoscimento ‘condizionato’: ok allo Stato di Palestina, ma solo con il rilascio degli ostaggi e con l’esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo. Una mossa calcolata, sicuramente, anche per uscire da una situazione di ‘debolezza’, viste le pressioni ricevute da parte dei cittadini e delle opposizioni. Ma è pur sempre un piccolo passo avanti.
“La locuzione latina ‘Si vis pacem, para bellum’, che ci ha ingannato per tanto tempo, a poco a poco si va sgretolando. Perché noi stiamo preparando la pace, stiamo preparando le strutture per la pace, per fare quello che gli Stati, a livello diplomatico, non sono stati in grado di fare”, spiega il prof.
Fino ad ora il sostegno alla Global Sumud Flotilla da parte del governo è stato praticamente nullo. Diversi membri dell’esecutivo, tra cui il ministro Tajani, hanno detto che assicureranno agli attivisti un’assistenza diplomatica, cosa diversa dalla protezione diplomatica. Chiedo a Nino Rocca se queste dichiarazioni lo preoccupano: “A me dispiace, perché il
governo pagherà un prezzo per queste sue decisioni. Se vengono i militari israeliani a fare le vacanze in Sardegna, allora si attiva la protezione della Digos. Se i civili si imbarcano per un’azione umanitaria e politica, senza neppure un coltellino in mano, totalmente disarmati, non ricevono alcuna protezione dal governo. Se anche il genocidio viene sdoganato, allora non resterà più alcun argine dei diritti umani. Significa che chi avrà le armi più forti potrà governare il mondo. Non è concepibile”.
(da Fanpage)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLA DIFESA: “SONO STATI INFORMATI L’ADDETTO MILITARE ISRAELIANO IN ITALIA, IL NOSTRO AMBASCIATORE E L’ADDETTO MILITARE A TEL AVIV E L’UNITÀ DI CRISI DELLA FARNESINA”
“Per garantire assistenza ai cittadini italiani presenti sulla Flotilla questa notte ho autorizzato l’intervento immediato della fregata multiruolo Fasan della Marina militare che era in navigazione a nord di Creta nell’ambito dell’operazione Mare Sicuro.
La fregata si sta già dirigendo verso l’area per eventuali attività di soccorso”. Lo comunica il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il ministro, che ha valutato la decisione sentendosi con la Presidente del Consiglio, precisa che “sono stati informati l’addetto militare israeliano in Italia, il nostro ambasciatore e l’addetto militare a Tel Aviv e l’unità di crisi della Farnesina”.
L’invio della fregata nell’area dove si trovano le imbarcazioni della Flotilla è stato deciso dal ministro mentre si trovava in Estonia. “Alle 3.50 della scorsa notte – spiega Crosetto – pur essendo in Estonia, dopo un confronto con il Capo di Stato
Maggiore della Difesa e dopo avere condotto una valutazione dell’accaduto, mi sono sentito col presidente del Consiglio e ho autorizzato l’intervento immediato della fregata multiruolo Fasan”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
PRESE DI MIRA 6 IMBARCAZIONI IN CODA ALLA SPEDIZIONE, TRA CUI QUELLA SU CUI VIAGGIANO I PARLAMENTARI ITALIANI … TAJANI: “ISRAELE TUTELI CHI È A BORDO”… FLOTILLA CHIEDE SCORTA ONU… INIZIA LA MOBILITAZIONE IN ITALIA CON SCUOLE OCCUPATE E RISCHIO DI CACCIA ALL’UOMO
Il ronzio sempre più forte dei droni, da giorni presenza fissa sopra le barche della Global
Sumud Flotilla. Poi le interferenze radio che improvvisamente sparano musica a tutto volume e rendono difficoltose le comunicazioni. Infine gli ordigni. Granate stordenti lanciate a pochi metri dagli scafi, ordigni carichi di gas urticante lanciati sul ponte, le urla degli equipaggi.
Torna sotto attacco la Global Sumud Flotilla. Diversi droni hanno sganciato una serie di ordigni su almeno sei delle quarantatré imbarcazioni della flotta che si sta dirigendo verso Gaza e adesso naviga in acque internazionali al largo di Creta. La firma non c’è, ma tutti a bordo coltivano “il legittimo sospetto” che siano israeliani.
Secondo le prime informazioni, a essere prese di mira sono state le imbarcazioni in coda alla spedizione, fra cui anche la Otaria, colpita da un ordigno che ha danneggiato la vela principale e la randa, su cui viaggiano i parlamentari Benedetta Scuderi di Avs e Marco Croatti dei 5s. Una granata stordente sarebbe caduta anche non lontano dalla Karma, la barca di Arci su cui viaggiano i deputati Pd Annalisa Corrado, Arturo Scotto e il consigliere regionale Paolo Romano. Anche la Yulara, la Maria Cristina, la Zefiro, che adesso naviga con l’albero danneggiato, la Ohwayla sarebbero state attaccate.
“Siamo sovrastati da decine di droni che continuano a sorvolarci in maniera aggressiva, alcuni hanno lanciato degli ordigni sulle barche, altri hanno sganciato granate stordenti”, spiega Maria Elena Delia, la portavoce italiana della Flotilla, a bordo della Otaria. Fra gli equipaggi non ci sono feriti, ma su alcune barche danni sì e toccherà verificare nelle prossime ore se alcune delle
imbarcazioni saranno costrette a chiedere di far scalo a Creta.
L’inizio dell’attacco, con le radio che impazziscono e sparano musica a tutto volume ha colto molti di sorpresa. Nonostante i droni da ore avessero intensificato i voli sulla Flotilla, qualcuno avevano provato a rubare qualche ora di sonno sottocoperta. Ma quando è iniziata la pioggia di ordigni, in pochi minuti, tutti gli equipaggi erano sul ponte con addosso il giubbotto di salvataggio, pronti a qualsiasi scenario.
“Potete sentire distintamente il suono delle esplosioni anche adesso mentre parlo”, ha raccontato in un video pubblicato su Instagram l’attivista tedesca Yasemin Acar, del comitato direttivo. “Date l’allarme, siamo in acque internazionali, non trasportiamo armi ma aiuti, è Israele che sta uccidendo migliaia di persone, che le sta affamando, sono i nostri Paesi che stanno permettendo tutto questo, politicamente e fornendo armi”.
Fortunatamente, spiegano da bordo, l’attacco è stato meno dannoso dei due che hanno devastato il ponte della Familia Madeira e della Alma, nei giorni in cui la delegazione spagnola era ormeggiata in rada a Sidi Bou Said, nei pressi di Tunisi. “Violente intimidazioni”, “operazioni di guerra psicologica”, le definiscono, ma “ogni tentativo di intimidirci – promettono – non fa che rafforzare il nostro impegno. Non ci lasceremo mettere a tacere. Continueremo a navigare”.
L’allarme è stato subito rilanciato dai centri di controllo che da terra seguono la Flotilla. E immediatamente su social, chat e canali è arrivato l’invito a mandare email di protesta ai ministeri
degli Esteri di tutti 44 Paesi di provenienza dei membri degli equipaggi delle 43 barche della Flotilla.
“Chiediamo con urgenza un’immediata presa di posizione pubblica di condanna questi attacchi, la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali, pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali”, si legge nel testo. “Se qualcuno dovesse essere ferito o ucciso – continua – si tratterebbe di un ulteriore crimine di guerra da aggiungere alla lunga lista di violazioni già commesse. È fondamentale che governi, istituzioni e organizzazioni internazionali intervengano ora, prima che sia troppo tardi”.
E da New York, dove si trova per l’assemblea generale dell’Onu, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto all’ambasciata a Tel Aviv di assumere informazioni e di garantire la assoluta tutela del personale imbarcato sulla Flotilla per Gaza. La Farnesina aveva fatto già segnalazioni alle autorità di Israele affinché qualsiasi operazione delle forze armate di Gerusalemme sia condotta rispettando il diritto internazionale e un principio di assoluta cautela.
Dopo giorni di navigazione sotto lo sguardo perenne di droni, in tanti sulle 43 barche della Global Sumud Flotilla iniziavano a temere un attacco. E il botta e risposta a distanza con il ministero degli Esteri israeliano, che ha bollato la spedizione umanitaria come “organizzata da Hamas e destinata a servire Hamas”, non hanno fatto che rafforzare la convinzione dei più. Israele ha messo la flotilla di fronte a un aut aut: accettare di consegnare gli
aiuti al porto di Ashkelon o accettare le conseguenze perché “Israele non permetterà alle imbarcazioni di entrare in una zona di combattimento attiva”.
(da agenzie)
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