Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
AFD È STATO PUNITO PER AVER ORGANIZZATO NEL 2022 UNA FESTA CON TANTO DI GRIGLIATA NEL CORTILE INTERNO DELL’IMMOBILE E PER AVERE ESPOSTO IL LOGO DEL PARTITO, VIOLANDO IL DIVIETO DI PUBBLICITÀ PREVISTO DAL CONTRATTO
Il partito tedesco Alternative fuer Deutschland (Afd) deve lasciare la maggior parte del suo
quartier generale a Berlino entro il 30 settembre 2026, ovvero prima della fine del 2027, il termine iniziale previsto dal contratto. Il motivo? Un contenzioso con il proprietario che tocca da vicino i locali dell’ufficio politico federale dell’estrema destra.
É la sentenza del tribunale regionale della capitale, arrivata dopo una denuncia da parte del locatore a causa della festa elettorale tenuta il 23 febbraio scorso – nel cortile interno dell’immobile – contro le regole presenti nel contratto.
Il party con grigliata tenuto dall’ultradestra fu organizzato – in quella che è la sua sede centrale dal 2022 – per festeggiare con la stampa invitata e con i simpatizzanti lo storico risultato
raggiunto alle elezioni federali
L’imprenditore austriaco Lukas Hufnagl, proprietario dell’immobile situato nel quartiere settentrionale di Reinickendorf, aveva lamentato – nel giustificare lo sfratto senza preavviso – che la festa si era svolta in aree pubbliche che l’Afd non aveva affittato e che la proiezione del logo del partito aveva violato il divieto di pubblicità concordato. Solo grazie alla stampa Hufnagl era venuto a conoscenza della festa
Da sempre l’Afd ha difficoltà a trovare spazi, sia per i congressi, che per gli incontri riservati o le feste. Molti proprietari non vogliono avere a che fare con il partito accusato di estremismo e sorvegliato dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione – Il Bundesamt fuer Verfassungsschutz – o essere associati ad esso.
Come spiega però il Sueddeutsche Zeitung, il partito ha vinto parte della causa portando Gottschalk a parlare di “un grande giorno”: la società proprietaria dell’immobile, la Quercus Grund, aveva infatti disdetto il contratto a marzo 2025 senza preavviso, e – come ricordato dal giudice Burkhard Niebisch – senza aver inviato prima un doveroso richiamo per il mancato rispetto delle disposizioni da parte dell’ultradestra. Sfratto quindi accordato dal giudice, ma non con effetto immediato come richiesto da Hufnagl.
“L’Afd si è comportata come se la proprietà fosse sua”, ha detto Hufnagl in un’intervista a Politico. Da quando ha rescisso il contratto, l’uomo ha affermato di esser stato vittima di minacce che hanno turbato anche sua moglie, e di aver avuto difficoltà a ottenere credito dalle banche a causa dei suoi rapporti con i
militanti dell’ultradestra.
“Esponenti dell’Afd mi hanno detto che non sarebbe stato un problema far arrivare due o tre autobus di ragazzi forti!”, ha affermato l’imprenditore, che si è commosso in tribunale mentre il giudice riassumeva la situazione: nonostante la tensione del processo, Hufnagl non rimpiange di aver affittato all’Afd.
Il partito di Tino Chrupalla e Alice Weidel potrà a questo punto impugnare la decisione in appello. E questo vale anche per Hufnagl. Contro la sentenza, infatti, si può fare ricorso al Kammergericht di Berlino, la corte di grado superiore.
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
SCIPPATI I SOLDI CHE SERVIVANO A COMPLETARE I LAVORI CHE ORA SONO SENZA COPERTURA
Audizione del direttore del Consorzio autostrade siciliane ieri in Commissione bicamerale per il contrasto agli svantaggi dell’insularità.
Le domande dei commissari si sono concentrati sui ritardi del completamento della tratta Modica-Gela, sulle decennali interruzioni nella A18, sui tempi e i costi della sostituzione delle barriere, sulle tratte Messina-Palermo.
È stata confermata l’assenza di copertura di circa 700 milioni per il completamento della Siracusa-Gela a causa del dirottamento al fatidico Ponte di Salvini delle precedenti risorse già assegnate, nonché del quasi raddoppio dei costi rispetto al precedente progetto.
Fazio ha affermato che il progetto esecutivo è stato definito e che occorre ora trovare al più presto queste risorse.
“Si conferma – ha dichiarato il Sen. Antonio Nicita – lo scippo di risorse già assegnate per essere dirottate sulla ipotesi Ponte, quando la rete autostradale siciliana versa in condizioni critiche anche solo per i lavori di manutenzione, uno scenario che stride con i fantastici video di un ponte immaginario realizzato con l’intelligenza artificiale”.
(da Siracusapost)
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
SE LA DESTRA DOVESSE PERDERE, PREVEDE: “MELONI FARÀ IL FALLO DI REAZIONE SU SALVINI. GLI CHIEDERÀ LA GUIDA DEL VENETO”
Francesco Boccia dà la linea e il Foglio la declina. Effetto Gaza nelle Marche? “La
coscienza collettiva sta con Gaza. Può avere un peso”. Matteo Ricci vince o perde? “Innanzitutto giochiamo fuori casa”.
Il Pd quanti goal farà? “Saremo primo partito, il Pd lo sarà ovunque, in Calabria, in Veneto, ovunque. Siamo la forza trainante del centrosinistra. Dobbiamo essere uniti sempre per battere Meloni”.
Ma se nelle Marche si perde? “Non ci dobbiamo abbattere se si perde e neppure esaltare se si vince. Lottare. Avanti, con Ricci per le Marche”. Se Meloni crolla nelle Marche? “Farà il fallo di reazione su Salvini. Vedrete”
Parliamo con il tattico del Partito democratico, il coach Boccia, il capogruppo al Senato, e marito di Nunzia De Girolamo (viva De Girolamo in Rai! Ciao Nunzia!).
Allenatore Boccia, torniamo sulla palla. Le Marche? “Ce la stiamo giocando, fino alla fine”. Fino al novantesimo minuto (messaggi dalle Marche: Ricci in grande recupero, testa a testa)
ma se lunedì, facendo le corna (come le ha fatte Dario Franceschini, il Grande) si perde, cosa accade? “Siamo un grande partito e come sempre…”.
Caro Boccia non teme i fischi del riformismo? Non teme il contropiede dei “Gendarmi con Gentiloni e Guerini”, la nuova corrente che ha esonerato Stefano Bonaccini? “Tengo a precisare che ho stima per Lorenzo, come per Paolo. Siamo nella stessa squadra”.
Ma quando si perde è sempre colpa dell’allenatore. Intendiamo Schlein. Cosa succede alla segretaria, al numero 10? Risposta: “Lo spiego ancora. Elly ha avuto il merito di risvegliare un popolo. Il nostro popolo di sinistra. Vi invito a venire con me. Quando Elly parla, guardate i capelli di chi l’ascolta”.
Cosa si evince dal capello? “Che sono tutti giovanissimi, che il nostro popolo è trascinato dalla forza della segretaria. Ha presa anche sul popolo del sindacato, sul popolo di Landini. Lo ha capito anche Dario”. Intende Dario Franceschini, Dario Grande? “Dario”. Ci sembra di capire che nel Pd siete scaramantici.
Le Marche sono solo le Marche? “Sono le Marche e il governo, per aiutare Acquaroli, ha distribuito mance. E’ la destra che rischia, non la sinistra”. Cosa succede se Meloni dovesse uscire sconfitta? In un’immagine: la nostra premier manda Salvini a fare la doccia e in ritiro. Dice Boccia coach: “Io conosco Meloni. Farà il fallo di reazione. Chiederà a Salvini la guida del Veneto. Glielo toglierà. A quel punto si sfasciano”.
Nel calcio esiste il 4-4-2 ma nel Pd in caso di sconfitta esiste il “confronto”. Ancora l’allenatore Boccia: “Lo ripeto. Ci sarà un momento di confronto senza drammi”. Il congresso Pd
anticipato? “Un grande partito ha tutti gli strumenti. Al momento serve unità”.
Con l’allenatore ragioniamo anche sulla legge elettorale, la legge che arbitra la gara: “Se Meloni – dice Boccia coach – modifica la legge elettorale sapete qual è il risultato?”. Che si prende il pallone e pure il Quirinale? “Primo effetto. La Lega perde tutti i seggi che ha in Lombardia.
Alle ultime elezioni è stata sovradimensionata. Con la nuova legge, Salvini perderebbe tutta la sua attuale classe dirigente lombarda. Ecco perché cambiare la legge elettorale provocherà un durissimo scontro nel centrodestra. E poi voglio ricordare una legge fondamentale”.
È la legge del calcio Boccia: “Governare stanca, governare logora. Meloni arriverà logorata alle elezioni”. Il Pd? “Può benissimo attestarsi al 26 per cento. Tutti insieme possiamo vincere, battere le destre”. E Calenda? “L’auspicio è che stia con noi”. L’allenatore ora va in trasferta. “Corro in Calabria per sostenere Tridico”. Salutiamo il coach Boccia. Dallo spogliatoio del Senato è tutto. 90° minuto Boccia.
(da Il Foglio)
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
“MISSIONE NON NEGOZIABILE”
La Global Sumud Flotilla si prepara a ripartire da Creta e proseguire verso Gaza, senza lo “scudo” Frontex chiesto da un gruppo di parlamentari europei. Al momento gli italiani a bordo sono 40 e altre 10 barche si preparano ad attraversare il Mediterraneo con l’obiettivo di rompere il blocco navale e raggiungere la Striscia di Gaza.
«La delegazione italiana è composta da circa 50 persone – spiegano gli attivisti – di cui circa 40 sono rimaste a bordo e le rimanenti hanno legittimamente deciso di tornare in Italia per proseguire l’attività insieme all’equipaggio di terra».
A organizzare le dieci barche Freedom Flotilla Coalition, storica organizzazione che da anni tenta di rompere l’assedio via mare, e la Thousand Madleens to Gaza (TMTG), nata dopo la violenta intercettazione che ha messo fine alla missione della Madleen, la barca che a giugno ha tentato di raggiungere Gaza via mare ed è stata abbordata in acque internazionali dalla Marina israeliana, che ha poi incarcerato tutti gli attivisti.
Gli attivisti affermano che «ridurre la Global Sumud Flotilla al solo scopo (seppur importantissimo) della consegna degli aiuti umanitari è strumentale al boicottaggio della missione, e quindi all’ennesimo sostegno alle illegalità di Israele». «Fin dall’inizio l’attenzione massima della Global Sumud Flotilla è stata rivolta al blocco navale illegale dal 2007 di Israele a largo di Gaza, sull’assedio alla popolazione palestinese, sull’occupazione coloniale, sul genocidio che ogni giorno, anche mentre
scriviamo, genera sofferenza, fame, distruzione e morte per due milioni di persone. La delegazione italiana – concludono – continua la navigazione insieme al resto della flotta internazionale verso est. All eyes on Gaza».
«Io mi trovo sulla barca Alma, la Family stanno venendo a trainarla via, il nostro piano è di partire anche oggi per Gaza, siamo pronti» dice all’Adnkronos Tony La Piccirella, l’attivista barese della Global Sumud Flotilla. La portavoce della delegazione Maria Elena Delia, «è tornata in Italia per spiegare perché le proposte non sono state accettate, visto che molti non capiscono che noi non siamo un partito o un’associazione. Siamo un movimento che, tra l’altro, è anche più grande della Global Sumud Flotilla e anche senza il direttivo probabilmente la missione continuerebbe».
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
NEL PLICO DESTINATO A DONZELLI ANCHE RIFERIMENTI A ORIENTAMENTO SESSUALE
Un corvo in parlamento. Che ha confezionato un dossier con accuse e riferimenti sessuali
nei confronti di alti dirigenti della Camera dei Deputati. Che erano in corsa per diventare
vicesegretari a Montecitorio. Ma ha fatto un errore. Ha dimenticato che l’aula del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica è videosorvegliata. E così Roberto Cerreto, oggi consigliere caposervizio con delega a tutte le commissioni bicamerali, è finito nei guai.
La storia la raccontano Il Fatto, Il Foglio e Il Messaggero. Tutto è accaduto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Il plico era destinato a Giovanni Donzelli, membro del Copasir, a Palazzo San Macuto. L’intestatario era falso. E le persone citate sono i consiglieri dei politici, depositari di atti e leggi. Cerreto non ha risposto alle richieste di commenti dei quotidiani. Ha ribadito agli amici la propria estraneità alla vicenda. Ma rischia di salutare gli uffici parlamentari. Il dirigente voleva bruciare altri pretendenti a quel ruolo, nel frattempo assegnato ad agosto. Nel dossier c’erano riferimenti agli orientamenti sessuali di altri consiglieri parlamentari e accuse di merito sulla gestione del Copasir.
La versione di Fontana
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha fatto sapere che si tratta di un procedimento disciplinare senza alcuna rilevanza politica. Nel plico incriminato indirizzato a Donzelli, membro della commissione bicamerale, era stato scritto un falso mittente: segreteria del Copasir. Ma in quell’auletta non può entrare quasi nessuno, a parte i parlamentari che ne fanno parte e un nucleo ristretto di dirigenti.
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE MEDIASET: ORMAI E’ DIVENTATA ESTABLISHMENT
Giorgia Meloni è una delusione. Anzi, di più: una speranza tradita. Perché ormai la presidente del Consiglio fa parte dell’establishment. A dirlo è Mario Giordano, conduttore Mediaset, che in un’intervista al Fatto Quotidiano sostiene che i primi tre anni di melonismo lo lasciano perplesso: «Proprio quella stabilità che è il maggior valore del governo Meloni, è anche ciò che ha deluso molti suoi elettori: si aspettavano cambiamenti più radicali»
La politica estera
Per esempio sulla politica estera «è irriconoscibile. All’opposizione Meloni contestava le sanzioni alla Russia,
accusava l’Europa di essere serva degli Stati Uniti». Secondo Giordano è strozzata dal sistema, ma il suo rimane un tradimento: «Però è chiaro: per anni fai campagna dicendo “cambiamo l’Europa”, poi ti ritrovi a braccetto con quella stessa Europa, che persino Mario Draghi è arrivato a definire fallimentare… è inevitabile che una parte dell’elettorato si senta tradita. Bisognava cambiare, invece ci ritroviamo ancora con Ursula von der Truppen». E ancora: «Se governare significa non poter cambiare nulla, allora ditelo. E non stupitevi se cresce l’astensionismo».
Meloni è brava ma…
«Se io voto una brava e poi vedo che siamo costretti a tenerci von der Leyen e quell’Europa lì, allora la prossima volta alle urne ci andrà al massimo il 40%», continua Giordano.
Che poi la richiama anche su Israele e Gaza: «Timidissima, anche lì. La capisco pure: provo sulla pelle le stesse difficoltà di chi viene da un certo tipo di cultura, di ammettere che siamo di fronte a un genocidio inaccettabile, da parte di quella che abbiamo sempre difeso come democrazia occidentale. Ma ci vorrebbe un po’ di coraggio: fanno i timidi sulle sanzioni a Israele e poi ne votano 19 alla Russia».
L’immigrazione
Il piatto piange anche sull‘immigrazione: «Gli sbarchi sono altalenanti e non c’è stato quel blocco che ci si aspettava, ma il vero buco è la sicurezza nelle città: da un governo di centrodestra ci si aspetta altro. Non è possibile che ci siano quartieri in mano agli spacciatori, dove si commettono stupri e la polizia viene aggredita». Anche sulla sicurezza «si è presa le
critiche da sinistra e ha prodotto comunque un decreto all’acqua di rose. Faccio un esempio su un tema che mi è caro: i ladri di case. Lei sa benissimo di aver fatto una norma inutile, perché riguarda solo la prima casa e non sfiora il 95% del problema, che sono gli altri immobili dati in affitto. A quel punto era meglio non intervenire, invece ha fatto un decreto a metà, buono solo per annunciarlo sui social».
L’establishment
Insomma, Giorgia si è trasformata nel suo peggior nemico: l’establishment: «In parte è anche fisiologico: non si va a Palazzo Chigi per fare le barricate. Però quali sono le intenzioni di fondo? Vuoi governare per cambiarlo, l’establishment, o per lasciarlo così? Lo so che i sondaggi al momento vanno bene, ma nei due anni che mancano alle elezioni, le consiglio di lavorare per recuperare l’insoddisfazione di una parte del suo popolo, che cova sotto la cenere».
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
“QUELLE SONO ACQUE TERRITORIALI PALESTINESI, NON ISRAELIANE, LA CORTE DI GIUSTIZIA INTERNAZIONALE CON IL PARERE DEL LUGLIO 2024 LO HA STABILITO”
La professoressa Francesca De Vittor, docente del corso di Diritti dell’uomo presso
l’Università Cattolica, spiega a La Stampa che «se ragioniamo in termini di diritto internazionale, la Flotilla non commetterebbe nessun illecito nel portare gli aiuti a Gaza perché è il blocco navale a essere illegittimo. Poi va considerata la risposta di Israele che come sappiamo può essere molto pericolosa, ma guardando alle convenzioni internazionali la Flotilla non sta violando nessuna norma».
E questo perché «quelli non sono i confini di Israele né le acque territoriali israeliane, ma palestinesi. Indipendentemente dal riconoscimento o meno dello Stato di Palestina, non sono acque israeliane. Il diritto internazionale impone che non si possano riconoscere effetti giuridici ad annessioni territoriali illecite. E dunque non si può attribuire quel mare, antistante Gaza, a Israele. Su questo è intervenuta anche la Corte internazionale di giustizia nel parere del 19 luglio 2024, e poi nella risoluzione dell’Assemblea Generale Onu che chiede a Israele di cessare l’occupazione di tutti i territori palestinesi, tra cui Gaza».
Il blocco navale
Secondo De Vittor il blocco navale è illegittimo nella misura in cui concerne l’ingresso di aiuti umanitari. Un blocco navale, benché sia un istituto previsto dal diritto di guerra, non può mai essere funzionale ad affamare una popolazione civile, in questo caso costituisce violazione del diritto internazionale umanitario. Anche qualora questa non ne fosse la finalità, un blocco navale
non può mai essere impiegato per impedire l’arrivo di aiuti umanitari quando i civili non sono sufficientemente approvvigionati. La starvation è un crimine di guerra e può essere inteso come uno strumento per realizzare il genocidio, come appare chiaro nelle ordinanze della Corte internazionale di giustizia che impongono a Israele di permettere gli aiuti come conseguenza dell’obbligo di prevenire il genocidio. E sono vincolanti».
Se Israele attacca una nave italiana
Se l’esercito di Israele attacca una nave italiana «sono possibili tutte le contromisure pacifiche contro lo Stato come le sanzioni economiche. Inoltre è lecito l’uso della forza a protezione dei propri cittadini per fermare un attacco in corso, una nave della Marina militare potrebbe lecitamente abbattere i droni che attaccano la Flotilla perché così difenderebbe gli italiani. Saremmo nel campo della protezione della vita delle persone: una reazione non solo giustificata ma doverosa. L’Italia ha un obbligo di tutela derivante dai trattati sui diritti umani».
Il caso peggiore sarebbe «l’attacco o l’abbordaggio della nave, con l’arresto delle persone. Sarebbero un illecito internazionale, anche in questo caso quindi il nostro paese sarebbe legittimato a rispondere con contromisure pacifiche».
No a biscotti, miele e marmellata
In ultimo l’ong Music For Peace denuncia che dai pacchi umanitari destinati alla popolazione di Gaza vanno tolti gli alimenti «ad alto contenuto energetico per donne e bambini». Lo impone il Cogat, l’agenzia governativa israeliana che gestisce l’ingresso degli aiuti nella Striscia. L’ong avrebbe dovuto partire la prossima settimana con 300 tonnellate di beni di prima necessità diretta a Gaza dalla Giordania. Ma le è stato chiesto di smembrare e lasciare fuori dai pacchi famiglia alimenti a base di «amido e zucchero», conferma una nota della Jhco, responsabile dei passaggi dei convogli in Giordania.
(da Open)
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
I DISPOSTI ALLA MEDIAZIONE, L’IPOTESI DI SBARCO A CIPRO E QUELLA DELLA “ZONA CUSCINETTO”
La Global Sumud Flotilla perde pezzi. Venti persone, di cui la metà italiane, hanno abbandonato la missione. Qualcuno per stanchezza o impegni, qualcun altro per paura. Qualcuno anche in disaccordo con il direttivo e le sue decisioni. Come l’ultima, quella di rifiutare la proposta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sugli aiuti da consegnare al patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa. Intanto le Ong fanno sapere che dai pacchi umanitari per Gaza Israele impone di togliere i prodotti «ad alto contenuto energetico per donne e bambini».
Le liti sulla Flotilla
Nelle ultime missioni della Flotilla forzare il blocco navale israeliano era interpretata politicamente. Ovvero l’idea era di arrivare a ridosso delle acque internazionali e poi arrendersi all’esercito di Israele. Ora, spiega La Stampa, qualcuno vuole andare oltre. Rischiando una risposta violenta. C’è anche da considerare che ogni capitano della Flotilla ha la responsabilità della sua barca. E quindi il singolo potrebbe decidere di staccarsi lungo il percorso. Per un motivo o per un altro. Mancano cinque giorni all’arrivo davanti alla Striscia. Una dei due portavoce della delegazione italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, oggi
torna in Italia. Proprio per cercare un punto di mediazione con le autorità. Si parla di un incontro alla Farnesina e di interlocuzioni con la Cei.
I parlamentari sulle navi
Arturo Scotto, Annalisa Corrado, Marco Croatti e Benedetta Scuderi, parlamentari di Pd, M5s e Avs, cercano una soluzione diplomatica. Voglio evitare lo scontro finale, con la sfida alle navi militari israeliane. Anche se dai leader dei partiti arrivano segnali contrastanti. E, sempre secondo il quotidiano, ci sarebbe per loro un piano B. Anche se nessuno lo ammette esplicitamente, potrebbero fermarsi all’ultima tappa prima del traguardo. Ovvero a Cipro. Anche se «ad oggi non c’è intenzione di sbarcare», dice Scuderi. Il rischio di disimpegno da una missione che ormai ha una dimensione mediatica superiore alle aspettative è alto.
Il governo e la Gsf
Intanto il governo valuta l’opzione estrema. Ovvero una zona cuscinetto in acque internazionali. Un intervento preventivo e non bellico che l’Italia potrebbe condividere con la Spagna e la Grecia. Per evitare che la Global Sumud Flotilla provi a sfondare il blocco di Gaza. Nella memoria c’è il 2010, quando dieci attivisti vennero uccisi durante l’assalto israeliano alla Freedom Flotilla. Giorgia Meloni e Antonio Tajani cercano un gesto anche simbolico per convincere gli attivisti a fermarsi. L’esecutivo ha anche paura delle possibili manifestazioni. Il Viminale è pronto a riunire il comitato di sicurezza. «C’è l’intenzione, da parte di alcuni, di trasformare questa causa in qualcosa che potrà riflettersi nelle nostre piazze», ha detto il
ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il canale umanitario permanente
La posizione della Flotilla è sempre la stessa: gli attivisti chiedono la fine del blocco navale e l’apertura di un canale umanitario permanente. «È curioso che si chieda a noi di fare un passo indietro e si tratti con uno Stato genocida, che da anni viola ogni norma e convenzione. Noi sappiamo di avere dalla nostra il diritto internazionale», dice a Repubblica David Adler, ebreo americano, in passato consulente di Bernie Sanders e oggi coordinatore di Progressive international dal ponte della Alma.
Delia, docente di professione, era agli sgoccioli della sua aspettativa. Quindi dalle navi sarebbe dovuta scendere lo stesso. Ma secondo gli attivisti il suo arrivo in Italia vuole dire che una soluzione per la mediazione ancora c’è. Per esempio la strada egiziana. Che prevederebbe lo sbarco dei carichi di aiuti a Port Said e il trasferimento via terra a Rafah. Intanto nelle chat collettive iniziano ad arrivare messaggi sui droni: «Eccone un altro».
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Settembre 27th, 2025 Riccardo Fucile
I VELIVOLI NON SONO STATI ABBATTUTI
Nuovo episodio di allarme in Danimarca. Nella serata di ieri, intorno alle 20:15, uno o due
droni non identificati sono stati avvistati sopra e attorno alla base aerea di Karup, la più grande installazione militare del Paese. L’episodio, durato alcune ore, è stato confermato oggi dalla polizia locale. «Non possiamo rilasciare informazioni sulla provenienza dei droni», ha dichiarato l’ufficiale di servizio Simon Skelsjaer, precisando che i velivoli non sono stati abbattuti.
I precedenti
Si tratta solo dell’ultimo caso in una serie di episodi simili che, negli ultimi giorni, hanno messo in allerta le autorità danesi. Già la scorsa settimana, altri avvistamenti erano stati segnalati nei pressi di infrastrutture critiche e basi militari, spingendo
Copenaghen a parlare apertamente di “attacchi ibridi”: azioni sotto la soglia del conflitto armato, pensate per destabilizzare o testare la capacità di reazione del Paese.
La forte esposizione strategica della Danimarca
L’attenzione resta alta soprattutto perché la Danimarca, come altri Paesi scandinavi, è parte della Nato e si trova in una fase di forte esposizione strategica, anche a causa del sostegno a Kiev e del ruolo di hub energetico nel Nord Europa. Per ora non ci sono conferme ufficiali su chi ci sia dietro queste incursioni, ma l’episodio di Karup ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dello spazio aereo danese. «La priorità è proteggere le infrastrutture vitali e rafforzare la cooperazione con gli alleati», hanno ribadito fonti del governo.
(da agenzie)
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