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CIRINO POMICINO: “SO CHE DA ME NESSUNO SE L’ASPETTA. MA VOTERO’ CONVINTAMENTE CONTRO LA RIFORMA. ANCHE SE QUESTO MI PORTERÀ A STARE DALLA STESSA PARTE DI QUALCHE PM CHE QUALCHE SECOLO FA MI HA INDAGATO INGIUSTAMENTE”

Novembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

“PENSO CHE LA RIFORMA DEL GOVERNO MELONI FINISCA PER ACCRESCERE, E NON DIMINUIRE, IL POTERE A VOLTE SENZA LIMITI DEI PUBBLICI MINISTERI: CON UN ORGANO DI AUTOGOVERNO TUTTO PER LORO, POSSONO FARE QUELLO DAVVERO CHE VOGLIONO, SENZA CONTRAPPESI”

«So perfettamente che da me nessuno se l’aspetta. Ma visto che ho avuto parecchio tempo a disposizione per studiare la riforma della giustizia del governo Meloni, posso affermare con grandissima serenità interiore che al referendum della prossima primavera voterò convintamente per il No. Anche se questo mi porterà a stare dalla stessa parte di qualche pubblico ministero che qualche secolo fa mi ha indagato ingiustamente».
La voce flebile e il tono combattivo, figli dell’ennesima convalescenza di una vita passata — come dice lui — «a giocare e vincere partite contro la morte», sono inconfondibili. Perché se non lo fossero, inconfondibili, si farebbe davvero fatica a
pensare che Paolo Cirino Pomicino, protagonista assoluto della politica italiana a cavallo tra i due millenni e garantista inossidabile, possa presentarsi alle urne del referendum sulla giustizia scegliendo la stessa opzione dell’Associazione nazionale magistrati, e quindi il No.
Pluri inquisito e pluri indagato a partire da Mani Pulite — quando ammise in fase istruttoria di aver violato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti e patteggiò una condanna per la maxitangente Enimont — l’ex ministro del Bilancio è stato coinvolto in un numero spropositato di inchieste e in ben quarantadue processi. Eppure, scandisce, «non ho difficoltà a votare No alla riforma sulla separazione delle carriere, anche se per ragioni diverse da quelle di un pezzo della magistratura e della politica.
Primo, per il numero percentualmente irrisorio di magistrati che passano dalla funzione inquirente a quella giudicante e viceversa. Secondo, perché se sono stato prosciolto in quasi tutti i processi a mio carico, evidentemente in Italia c’è una magistratura giudicante che fa il suo dovere e non quello che dicono i colleghi inquirenti.
Ma soprattutto, terzo motivo, perché penso che la riforma del governo Meloni finisca per accrescere, e non diminuire, il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri: con un organo di autogoverno tutto per loro, possono fare quello davvero che vogliono, senza contrappesi».
L’adesione di Pomicino alla campagna per il No regala un sequel inimmaginabile, almeno fino a oggi, dell’eterna vicenda di Tangentopoli. ‘O ministro e Antonio Di Pietro, che il primo dicembre 1993 furono protagonisti di uno dei più celebri interrogatori del processo Cusani, si ritrovano a trentadue anni di distanza a incrociare le sciabole.
Ma hanno invertito le squadre di appartenenza: Di Pietro, che fa parte del comitato per il Sì alla separazione delle carriere, sta contro la stragrande maggioranza dei pm e al fianco, tanto per dirne una, della giornalista Tiziana Maiolo, all’epoca inflessibile fustigatrice del pool di Mani Pulite;
Pomicino si accomoda nella squadra opposta, contro la riforma costituzionale del governo Meloni, al fianco di molti pubblici ministeri che ha conosciuto nelle vesti di indagato o di imputato, compreso quel Gherardo Colombo che ai tempi di Tangentopoli lavorava fianco a fianco con Di Pietro.
Canovacci invertiti, storie capovolte, finali inimmaginabili, sempre se di finale si può parlare. E, soprattutto, destini incrociati.
Alla fine della Prima Repubblica, quando la condanna nel processo Enimont era costata a Pomicino l’uscita di scena dal proscenio della politica (sarebbe rientrato dalla finestra, una decina di anni dopo, in piena Seconda Repubblica), Pomicino si fece promettere da Di Pietro che, «dopo che mi hai indagato di sotto e di sopra», al momento opportuno «farai tu l’orazione funebre al mio funerale».
(da agenzie)

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LA GUERRA SULLA PELLE DEGLI INNOCENTI: NEL 2024, 520 MILIONI DI MINORENNI HANNO VISSUTO IN ZONE CON UN CONFLITTO IN CORSO, OLTRE UNO SU CINQUE A LIVELLO GLOBALE

Novembre 5th, 2025 Riccardo Fucile

L’ANNO SCORSO SI E’ REGISTRATO IL MAGGIOR NUMERO DI GUERRE TRA STATI DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E UN AUMENTO DEL 30% DELLE GRAVI VIOLAZIONI CONTRO BAMBINI E ADOLESCENTI, COME UCCISIONI, MUTILAZIONI, STUPRI E RAPIMENTI … OLTRE LA METÀ DI QUESTI EPISODI SI È VERIFICATA A GAZA, NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, IN NIGERIA E IN SOMALIA

Nel 2024 è stato registrato il numero record di 520 milioni di bambini e adolescenti presenti in zone di conflitto attivo, ovvero oltre uno su cinque a livello globale, con un aumento del 60% rispetto al 2010. L’anno scorso ha registrato anche il maggior numero di conflitti tra Stati dalla fine della Seconda Guerra
Mondiale e un aumento del 30% delle gravi violazioni contro i minori nei conflitti accertate, con numeri record di uccisioni, mutilazioni, aggressioni sessuali e rapimenti.
È quanto emerge dal nuovo rapporto ‘Stop the war on children: Security for Whom?’ di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Sono state 41.763 le gravi violazioni contro bambini e adolescenti nei conflitti lo scorso anno, e se l’aumento rispetto al 2023 è del 30% , arriva al 70% con riferimento al 2022 e al 373% rispetto al 2010. Oltre la metà delle violazioni si è verificata in quattro luoghi: Territorio palestinese occupato, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Somalia.
Nel 2024 oltre l’11% della superficie terrestre si trovava entro un raggio di 50 km da un evento di conflitto – la percentuale più alta mai registrata – e il numero di eventi legati ai conflitti registrati a livello globale è passato a quasi 27.000 dai 24.000 del 2023. L’Africa ora ha sia il numero che la percentuale più elevati di minori che vivono in zone di conflitto, 218 milioni colpiti – il 32,6% della popolazione infantile del continente – una percentuale che supera quella del Medio Oriente per la prima volta dal 2007.
In media, 78 bambini al giorno nelle zone di conflitto hanno subito gravi violazioni – ovvero più di sette squadre di calcio – oltre all’esposizione ad attacchi a scuole e ospedali e al blocco degli aiuti umanitari da parte di gruppi e forze armate. Dall’inizio
della rilevazione nel 2005, sono state accertate oltre 400.000 gravi violazioni contro i minori nei conflitti in 33 Paesi nel mondo, quasi 160.000 minori uccisi o mutilati e oltre 100.000 reclutati e impiegati da forze e gruppi armati.”Questo rapporto non si limita a snocciolare dati e percentuali: racconta storie di vite spezzate. Parla di Ali, costretto a fuggire dal nord di Gaza con i suoi sette fratelli, così gravemente malnutrito da aver sviluppato l’osteomalacia – la “malattia delle ossa molli” – e ora non può più camminare. Parla di Bahati, 12 anni, la cui scuola nell’est della Repubblica Democratica del Congo è stata attaccata, e che ha dovuto camminare per due giorni sotto il fuoco incrociato.
Parla di milioni di bambini e bambine nel mondo che vivono immersi nel terrore, nel dolore, nel lutto, nella fame e nella sofferenza- ha dichiarato Inger Ashing, direttrice generale di Save the Children International – Il mondo è a un bivio. I conflitti armati aumentano, le gravi violazioni contro i minori raggiungono livelli record, mentre il sistema umanitario e le Nazioni Unite vacillano. Gli Stati devono agire con decisione per prevenire i conflitti, promuovere la pace, proteggere l’infanzia, garantire giustizia, coinvolgere ed ascoltare davvero bambini e adolescenti.”
Il rapporto mette in discussione l’approccio mondiale alla sicurezza, evidenziando come meno del 2% della spesa globale in questo ambito sia destinato al peacebuilding o al peacekeeping, nonostante i budget militari da record. Save the
Children invita gli Stati a rispettare il diritto internazionale umanitario, a garantire un accesso umanitario sicuro, ad aumentare i finanziamenti mirati per i bambini nelle emergenze e ad approvare e attuare trattati e dichiarazioni chiave che tutelino i minori e l’istruzione nelle zone di guerra.
(da agenzie)

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