Novembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA DUCETTA SUL FLOP DEI CENTRI MIGRANTI ABBOZZA: “LA RESPONSABILITÀ NON È LA MIA, ARRIVEREMO DUE ANNI DOPO A FARE ESATTAMENTE QUELLO CHE POTEVAMO FARE DUE ANNI PRIMA”…SCHLEIN: “HAI FALLITO”, MAGI: “COME UNA CABARETTISTA DI TERZ’ORDINE”
Parlando dei centri per migranti in Albania, Meloni spiega: “Quando entrerà in vigore” il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo “i centri” in Albania “funzioneranno come dovevano funzionare dall’inizio. Avremo perso due anni per finire esattamente com’era all’inizio. La responsabilità non è la mia, arriveremo due anni dopo a fare esattamente quello che potevamo fare due anni prima. Penso che ciascuno si assumerà le sue responsabilità”.
“L’Albania non è colpa mia, dice Meloni. Dice che ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Ognuno tranne lei, perché la
colpa del fatto che hanno fallito, e hanno costruito centri inumani, illegali e peraltro rimasti vuoti è della presidente del Consiglio che, ogni tanto, dopo tre anni che governa, potrebbe prendersi delle responsabilità”, è la replica della segretaria Pd Elly Schlein alle parole della premier.
“Aveva detto funzioneranno e la realtà è che ancora adesso non funzionano. Anzi. Hanno buttato 800 milioni degli italiani per fare delle prigioni vuote, hanno impegnato lì esponenti delle forze dell’ordine quando in tutta Italia le forze dell’ordine hanno problemi di organico per fare propaganda inutile sulla pelle delle persone più fragili. Non serviva un genio per leggere le norme europee e quelle nazionali – continua la leader dem – La sentenza della Corte europea aveva già chiarito che questi centri non avrebbero funzionato perché contrastano con il diritto europeo. Quando l’abbiamo detto ci hanno attaccato. Semplicemente bastava leggere quelle sentenze. Si prendesse mezza responsabilità Giorgia Meloni. Perché al governo c’è lei”. Per il deputato del Pd Matteo Orfini: “È il gioco dell’oca, si ricomincia dal via: ‘fun-zio-ne-ran-no’. Ecco la ricetta di Meloni per i centri in Albania, 800 milioni di euro buttati in un centro chiuso e in uno che accoglie immigrati trasferiti dall’Italia. Uno spreco di denaro pubblico che poteva essere utilizzato per opere davvero utili. E su cui da quanto si apprende si è acceso il faro della Corte dei Conti. La novità di oggi è che Meloni è pronta ancora una volta a scaricare responsabilità: i giudici, l’Europa, i sindacati, la sinistra, il maltempo. C’era l’occasione di chiedere
scusa e chiudere tutto invece insiste con un progetto già fallito, senza speranza e sempre costosissimo”.
Interviene anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, da Polignano impegnato nella campagna elettorale per le regionali in Puglia: “Per la prima volta Meloni ammette che abbiamo perso due anni in Albania mentre diceva” che i centri per migranti “avrebbero funzionato. Non stanno funzionando, si è sprecato un miliardo e più”. Meloni “dovrebbe guardarsi allo specchio, perché la colpa è la sua, e riprendere quei soldi, metterli nelle nostre strade per renderle sicure. Mancano 25mila tra carabinieri e poliziotti. E soprattutto dedicarsi alla redistribuzione europea. Con questi fallimenti abbiamo avuto 300 mila migranti sbarcati in Italia che rimangono qui”.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, commenta: “Come una cabarettista di terz’ordine, Giorgia Meloni oggi ripropone al pubblico pagante il bis della battuta del ‘funzioneranno’ riferendosi ai centri in Albania. Uno sketch che non fa ridere, che gli italiani pagano centinaia di milioni di euro, che sono stati giudicati illegali dai tribunali di ogni ordine e grado e che finora hanno ospitato una manciata di migranti, tant’è che adesso li vanno a pescare nei cpr italiani per portarli a Gjader come fossero figuranti del sadico e macabro teatrino del governo italiano. Shengjin ha già chiuso i battenti – ricorda Magi che in Albania c’è stato e ha protestato fuori i centri migranti – e anche se verrà approvato il nuovo patto, non sarà possibile fare centri come quelli in Albania gestiti dall’Italia. Meloni prenda atto del fallimento di questi centri, li chiuda definitivamente e richiami le decine di agenti delle forze dell’ordine impegnati in questo immane spreco di risorse pubbliche”. La “ciliegina sulla torta di questo vertice” per Magi sono state “le lacrime di commozione di Meloni per il fatto che i ministri albanesi parlano italiano. Ma lo sa che parlano la nostra lingua proprio perché negli anni 90 c’è stata una forte ondata migratoria dall’Albania e anche grazie a questo si è stretto un forte rapporto tra i due paesi? Molti sono arrivati con i barconi: ci fosse stata lei, quei barconi li avrebbe affondati”, conclude il segretario di +Europa.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
I GIUDICI HANNO ANCHE ANNULLATO LE MISURE INTERDITTIVE LEGATE A INCARICHI PUBBLICI AI DANNI DELL’EX ASSESSORE, GIANCARLO TANCREDI, E DELL’EX PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PAESAGGIO DEL COMUNE, GIUSEPPE MARINONI
Ancora una battuta d’arresto per la procura di Milano. La Cassazione ne respinge il
ricorso sulla richiesta di arresto per tre dei sei principali indagati nella maxi inchiesta sull’Urbanistica, tra cui l’ad di Coima Manfredi Catella.
A loro erano stati contestati i reati di corruzione e induzione a dare o promettere utilità, ma la Cassazione ora conferma i provvedimenti del Riesame, che già in estate aveva revocato a tutti le custodie cautelari (per cinque ai domiciliari e per AndreaBezzicheri in carcere).
Per il tribunale della Libertà non si ravvisavano gravi indizi sulla presunta corruzione, dando comunque diverse motivazioni per ciascuno degli indagati, e cioè alleggerendo le posizioni di qualcuno in modo evidente (come per l’ex membro della Commissione Alessandro Scandurra) ma al contempo marcando i possibili indizi di colpevolezza per qualche altro (come nel caso dell’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi).
Oltre a questo, per gli altri tre – l’ex assessore Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni e il manager Federico Pella – sono state annullate le misure interdittive (sostanzialmente la sospensione dagli incarichi pubblici).
La Cassazione ha infatti accolto i ricorsi delle difese contro i provvedimenti del Riesame, che aveva riconosciuto per i tre l’accusa di corruzione ma riqualificandola e alleggerendola da contraria ai doveri d’ufficio in impropria. Ma per la Corte suprema nemmeno questo va confermato, e ha azzerato qualsiasi misura nei confronti dei tre.
Il risultato è che né per il Riesame né per la Cassazione ci sono motivi per procedere agli arresti, e per la Cassazione nemmeno motivi per chiedere una sospensione dagli incarichi. I pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, con la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, dovranno ora decidere se proseguire comunque verso la chiusura del fascicolo chiedendo l’azione penale, o rivedere l’accusa o archiviare
Questo in linea teorica, perché stando alle dichiarazioni ufficiali la procura sembra intenzionata ad andare avanti, forte del fatto che, almeno sul fronte della lottizzazione abusiva, sia la Cassazione che il Consiglio di Stato stanno confermando la tesi che a Milano negli ultimi 15-20 anni sono state concesse autorizzazioni a costruire con troppa facilità, stravolgendo il ruolo della Commissione Paesaggio.
Ricostruendo la storia recente dei ricorsi, la Procura di Milano si era mossa contro il Riesame perché sosteneva la «manifesta illogicità della motivazione».La Cassazione dunque prende atto di quanto già deciso dal Riesame e conferma. Il cuore della questione – oltre alla necessità di utilizzare lo strumento della custodia cautelare concessa dal gip di Milano – è chiaramente l’ipotesi della corruzione, che secondo la procura avrebbe caratterizzato l’attività autorizzativa delle varianti urbanistiche della commissione Paesaggio. Ma già per i giudici del Riesame questa tesi appare forzata.
Anche le chat tra assessore, dirigenti, sindaco e operatori dimostrerebbero per i giudici un’inopportuna vicinanza, ma non necessariamente corruzione. Probabilmente il reato più appropriato da contestare poteva essere quello dell’abuso d’ufficio, visto che emerge soprattutto un potenziale conflitto di interesse nelle relazioni tra imprenditori e pubblici ufficiali, ma è stato recentemente cancellato dal codice penale.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
IL TRAGICO QUADRO SCOLASTICO DELL’ITALIA NEL RAPPORTO ISTAT 2024
Quasi la metà degli studenti delle scuole medie non raggiunge competenze adeguate in italiano e matematica e le differenze tra regioni, genere e origine sociale restano dure a morire. È quanto emerge dal nuovo «Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2024» dell’Istat che racconta un’Italia scolastica ancora segnata dalla pandemia. Gli studenti più fragili sembrano faticare a recuperare, mentre le disparità territoriali e culturali continuano a crescere, minando le opportunità di formazione di intere generazioni.
Le (scarse) competenze in italiano e matematica
Secondo i dati Istat, al terzo anno delle medie, il 41,4% degli studenti non raggiunge competenze sufficienti in italiano. Dato, registrato nell’anno scolastico 2024/2025, in aumento rispetto al 34,4% del 2017/18. In matematica la situazione è ancora più critica: il 44,3% degli studenti non raggiunge livelli adeguati, contro il 39,3% di sei anni fa. Secondo il report, le percentuali basse si sono stabilizzate a partire dal 2021, elemento che – secondo gli esperti – potrebbe essere un segnale della difficoltà del sistema scolastico nel recuperare i livelli precedenti alla pandemia.
Disuguaglianze territoriali e sociali
Le differenze geografiche restano marcate. In Sicilia, oltre metà degli studenti non ha competenze alfabetiche adeguate (53,3%), seguita da Calabria (50,8%) e Sardegna (49,1%). Per le competenze numeriche, le stesse regioni mostrano i livelli più alti di studenti in difficoltà: 62% in Sicilia, 59,5% in Calabria e 57,9% in Sardegna. Ma il divario più significativo riguarda l’origine degli studenti: il 75% dei ragazzi nati all’estero da genitori immigrati non raggiunge competenze alfabetiche adeguate, il 67,6% in matematica. I nati in Italia da genitori stranieri se la cavano leggermente meglio (57,2% in italiano e 52,6% in matematica), mentre tra gli studenti nativi i numeri restano preoccupanti: 37% in italiano e 41,4% in matematica.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
INTERVENTO COLOSSALE A OGNI LIVELLO DAL SITO WEB ALLA SEGNALETICA
Trasformare il dipartimento della Difesa in dipartimento della Guerra costerà a Donald
Trump due miliardi di dollari. Una cifra esorbitante, soprattutto se si tiene conto che dal suo insediamento come 47esimo presidente americano il tycoon ha fatto dell’abbattimento sistematico delle spese federali la sua battaglia quotidiana. Troppa burocrazia, troppi costi inutili per gestire le agenzie governative: molto meglio tagliare diverse migliaia di posti di lavoro – almeno due solo nei ranghi del Pentagono – per riformare all’osso il bilancio. E, evidentemente, usare i risparmi su altri progetti considerati più importanti e urgenti.
A cosa servono quei due miliardi: dalle intestazioni al sito web
Ma cosa coprono quei due miliardi, che devono ancora essere approvati dal Congresso trattandosi di una spesa amministrativa? Cambiare il nome di un dipartimento non è mai un’operazione
immediata. Si tratta di intervenire su decine di migliaia di cartelli, targhe, intestazioni, distintivi, segnali stradali, materiale cerimoniale o di branding ma anche sul sito web, sui software criptati e sull’intera infrastruttura digitale. Un miliardo di dollari dovrebbe essere speso solo per la segnaletica e la carta intestata.
Il Pentagono prende tempo, ma Hegseth ha già la sua nuova targa
Al momento il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, non si è sbilanciato su queste stime, fornite ad Nbc da sei ufficiali interni al nuovo dipartimento della Guerra: «Stiamo rendendo il nome permanente. Al momento non è stata ancora determinata una stima definitiva dei costi a causa dello shutdown democratico che ha messo in congedo molti dei nostri civili fondamentali». Al momento il titolo di dipartimento della Guerra compare come nome secondario, una sorta di sottotitolo, al nome ufficiale che è rimasto dipartimento della Difesa. Al Congresso, per ora, non è stato presentata alcuna documentazione in merito alla richiesta di cambio del nome. Nel frattempo, però, Trump ha dato il via libera al segretario Pete Hegseth e ai suoi più stretti collaboratori di cambiare le targhe dei loro uffici e nei corridoi. Spese minime rispetto a quelle che l’amministrazione dovrà affrontare se ricevesse il via libera da Camera e Senato.
(da agenzie)
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