Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
UN PEZZO DI MAGGIORANZA VORREBBE GIOCARSI IL PROSSIMO VOTO POLITICO IN STILE TRUMPIANO
S’ode a destra uno squillo di tromba (“all’arme!”) che ci avvisa dell’incombente complotto contro la riconferma di Giorgia Meloni. Chi trama, chi mesta nel torbido, chi inquina la volontà del popolo sovrano? Non bastano i magistrati impiccioni, la Corte dei Conti No-Ponte, i giornaloni ipercritici, le università Pro-Pal, quelli del cinema asserviti alle sinistre, la macchinazione deve essere di massimo livello, il botto più rumoroso del normale trantran dei nemichetti alle porte. Mirare in alto, mirare al Colle più alto, anche se poi more solito finirà con il consueto «qui lo dico e qui lo nego» e il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami preciserà: mica ce l’avevo con Sergio Mattarella, chiedevo solo un chiarimento al consigliere del Quirinale che avrebbe auspicato “uno scossone” per rivitalizzare il centrosinistra ed evitare il bis delle destre.
Sono almeno tre le tracce da seguire per capire che cosa sta succedendo. La prima riguarda la tentazione Maga che attraversa un pezzo di destra, cioè l’idea di giocarsi il prossimo voto politico in stile trumpiano, chiedendo al popolo elettore di mobilitarsi non in virtù di un progetto ma contro chi nelle segrete stanze vorrebbe restaurare il monopolio progressista. Nel 2022 il consenso fu conquistato con promesse esagerate – blocchi navali, flat tax, abolizione della Fornero, pugni sul tavolo europeo – ma oggi quel copione è inutilizzabile. L’istinto porta verso un racconto differente per radunare le truppe. Le macchinazioni segrete, il deep state che briga nei corridoi. Il pericolo di restaurazione dell’egemonia progressista per il tramite di misteriosi tranelli. Ovviamente non esiste nulla. Lo
stesso virgolettato dello scandalo, attribuito da La Verità di Maurizio Belpietro al consigliere del Quirinale ed ex deputato Pd Francesco Saverio Garofani, risulta una banalità, ammesso che sia vero. Avrebbe detto: «Un anno e mezzo non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra, ci vorrebbe un provvidenziale scossone». Con tutta la buona volontà: mica ha chiamato al golpe
E tuttavia quella banalità diventa scoop, e lo scoop richiesta formale di smentita da parte di Bignami («dovendone diversamente dedurne la fondatezza»), e la smentita quirinalizia («un attacco che sconfina nel ridicolo») non soddisfa, e il sottosegretario Giovambattista Fazzolari interviene per giurare che problemi con Mattarella non ce ne sono ma chiedere spiegazioni è legittimo, e dunque Belpietro si rimette l’elmetto: «Quando c’è un consigliere che auspica un provvidenziale scossone per impedire a un presidente del Consiglio regolarmente eletto di potersi ripresentare, mi faccio delle domande sul tipo di democrazia in cui viviamo. Mi aspetto quantomeno un chiarimento; al momento non mi sembra sia stato chiarito nulla». Il voto del popolo è minacciato, e se in Italia non sono disponibili scalmanati con le corna in testa e i tatuaggi Maga per occupare palazzi, ci si accontenterà di una tempesta social che denunci il nemico nell’ombra.
Ma la destra, la destra di potere, la destra che due giorni fa si è seduta al Quirinale per parlare di difesa, Europa, guerre ibride, e soprattutto la destra di FdI che sottolinea ogni giorno il suo sostegno a Kiev, dovrebbe riflettere sulla seconda suggestione collegata alla vicenda. Picconare l’indipendenza degli uffici di Sergio Mattarella (Garofani è pure consigliere per gli Affari del
Consiglio di Difesa) e avanzare addirittura il sospetto di manovre in alto loco contro la democrazia italiana, in questo momento rischia di delegittimare la voce più autorevole a sostegno delle scelte del governo sullo scenario ucraino. Una voce così rilevante che il Cremlino non solo ha attaccato il nostro Presidente più volte, ma lo ha inserito addirittura nell’elenco dei leader “russofobi”. Bisognerebbe almeno domandarsi se assecondare certi giochi scandalistici e farli propri non renda felice un nemico alle porte ben più autentico, armato e pericoloso di un consigliere quirinalizio. Bisognerebbe chiedersi se convenga prendere di mira la figura istituzionale che riscuote la massima fiducia del Paese, con il 70 per cento degli italiani che ne apprezzano il ruolo.
Poi, certo, c’è la terza traccia, la traccia dell’inconsapevolezza e dello scarso uso di mondo che molte volte ha agito a destra. Conduce a giudicare l’intervento del capogruppo Bignami una super-gaffe compiuta per leggerezza e poi amplificata dai tentativi di tutti gli altri di metterci una toppa. Un “All’arme!” da esercitazione Sturmtruppen, pronunciato per vedere l’effetto che fa, senza immaginarne le conseguenze istituzionali e politiche. Per molti versi sarebbe rassicurante (per molti altri: che tristezza).
(da La Stampa)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
LA PAGLIACCIATA DEL “CORTEO DI AUTOMOBILISTI” PROMOSSO DA FRATELLI D’ITALIA
Lo stravagante “corteo di automobilisti” promosso da Fratelli d’Italia a Roma (nella
giornata mondiale per le vittime della strada: quando si dice il tempismo) per protestare contro piste ciclabili, limitazioni alla circolazione privata e limiti di velocità, si è poi trasformato in un parcheggio, con le auto ferme in branco, perché l’eventuale corteo (circa trecento i presenti) avrebbe creato troppi problemi al traffico. Trecento persone, a Roma, non le vede nessuno. Trecento automobili in corteo sono un bel problema.
Senza volerlo, o meglio senza averci pensato prima, i manifestanti hanno dunque messo in scena con splendida efficacia le ragioni contrarie alla loro: è ovvio che a Roma, come
in tutte le grandi città, meno auto private circolano, meglio si sta. E la maniera migliore per dimostrarlo è stato intasare di lamiere un pezzo di città per sentirsi dire dalla Questura: però adesso mi raccomando, fermatevi lì, perché se andate in giro tutti insieme si blocca mezza città.
In attesa di una manifestazione di boscaioli con motosega nella giornata mondiale per l’Amazzonia, o di un raduno di mercenari con bazooka nella giornata mondiale per il disarmo, ci si domanda quale futuro possa avere una comunità nella quale farti gli affaracci tuoi, senza che alcuno si permetta di porti dei limiti, sia considerato da alcuni un valore; e addirittura un valore politico, da sbandierare sotto le insegne del partito al governo.
L’uso dell’auto privata, in città, è con tutta evidenza un’antica usanza da dismettere, o da limitare al minimo indispensabile. Tra un paio di decenni al massimo ripenseremo agli ingorghi in auto per fare shopping, o per andare a zonzo, con la stessa meraviglia con la quale oggi diciamo: ma ti rendi conto che un tempo si fumava nei cinema? A proposito: a quando una manifestazione di fumatori al cinema, promossa da Fratelli d’Italia?
(da Repubblica)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI MASSIMO FINI
In questi giorni è stato ricordato il Bataclan, la sala concerti parigina che fu oggetto di un attentato terroristico che provocò un centinaio di morti. Ricorrono dieci anni, era giusto il 13 novembre 2015. Sui media si sono ricordati i morti, si sono intervistati i parenti e i superstiti, come è giusto. Ma nessuno, almeno a me pare, si è chiesto il perché di quell’attentato e dei numerosi altri che ci furono nei giorni successivi, che colpivano i bar, lo Stade de France e successivamente la Promenade des Anglais a Nizza. Insomma, i luoghi del nostro divertimento.
Per capirne la causa ricorro a un verso di Fabrizio De André nel Bombarolo, anche se è molto precedente a questi fatti (1973). Dice: “Potere troppe volte delegato ad altre mani, sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani, io vengo a restituirti un po’ del tuo terrore, del tuo disordine, del tuo rumore”. Cosa significa, nella sostanza, questo verso: voi (occidentali) ci massacravate, mentre continuavate a divertirvi con i vostri drink, col Gin Tonic, col Mojito.
A questo verso va aggiunto ciò che scrisse Amedy Coulibaly, in una sorta di testamento postumo dopo l’attentato al supermercato kosher a Parigi, in cui era certo che sarebbe stato ucciso: “Tutto quello che facciamo è legittimo. Non potete attaccarci e
pretendere che non rispondiamo. Voi e le vostre coalizioni sganciate bombe sui civili e sui combattenti ogni giorno. Siete voi che decidete quello che accade sulla terra? Sulle nostre terre? No. Non possiamo lasciarvelo fare. Vi combatteremo”.
La solfa non è cambiata: noi, americani ed europei, forti della nostra superiorità militare, continuiamo ad aggredire il mondo islamico (la vicenda della guerra israelo-palestinese è un esempio, forse il più clamoroso, fra i tanti, ma è solo un esempio). Coulibaly, che non era un mostro privo di sentimenti, prima di andare a morire, mandò la sua fidanzata, incinta, a rifugiarsi nello Stato islamico, guidato allora da al-Baghdadi. Ma non era un’eccezione. Furono molti gli occidentali, anche donne, che seguirono questa via, da qui il fenomeno dei foreign fighters.
A mio parere è stato un errore distruggere, con i bombardieri americani e con l’aiuto determinante, sul terreno, dei curdi, lo Stato islamico che si era radicato tra Iraq e Mosul, in territorio iracheno. Perché fu un errore? Perché lo Stato islamico stava in un territorio circoscritto e aveva un capo riconosciuto, al-Baghdadi, con cui eventualmente si poteva anche trattare (a proposito dei curdi, il nostro ringraziamento fu di lasciarli in balia di Saddam Hussein, che allora era un nostro alleato). Ha scritto il giornalista americano William Safire sul New York Times: “Svendere i curdi è una specialità del Dipartimento di Stato americano”.
Mentre, come ho detto, lo Stato islamico stava su un territorio circoscritto, oggi l’Isis, che ne è l’erede, è in tutto il mondo (esclusi gli Stati Uniti che sono troppo lontani e che peraltro, a proposito di violenza hanno i loro problemi interni): è in Pakistan, è in Afghanistan, è nel Sinai, è in Somalia dove gli Al
shabaab hanno giurato fedeltà allo Stato islamico, è nei Balcani dove la sciagurata e illegittima aggressione americana alla Serbia, ma anche italiana e francese, ha favorito la corrente islamica dei Balcani, provocando poi, ma è solo un dettaglio, le isterie islamofobiche di Oriana Fallaci (La rabbia e l’orgoglio è un libro indecente).
Cellule Isis sono quindi nei Balcani, a pochi passi da noi. E, faccio il profeta di sventura, prima o poi colpiranno anche, e forse soprattutto, in Italia.
Massimo Fini
(da ilfattoquotidiano.it)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DI GRIDARE AL COMPLOTTO DISCUSSA ORE PRIMA NELLE CHAT DEL PARTITO
Non è stata una sortita maldestra quella di Galeazzo Bignami. Non si era appena
svegliato, non aveva sputato il caffè davanti a una copia de La Verità, non ha abborracciato un comunicato senza troppo badare alle virgole. La nota che il fedelissimo di Meloni, firmandosi «capogruppo di FdI», fa diffondere alle 12.12 dal suo ufficio stampa a Montecitorio viene cesellata, per ore, dallo stato maggiore della fiamma.
L’articolo del “cronista” Ignazio Mangrano — sembra un nom de plume, non risulta iscritto in alcun ordine dei giornalisti d’Italia — rimbalza già dalla notte prima nelle chat dei Fratelli, alimentando la suggestione che qualcuno abbia dato l’imbeccata.
Che sia così o no, la notizia finisce di mattina presto sul canale Whatsapp della “Comunicazione” di FdI, quello dove il potente sottosegretario di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari, dirama i suoi dispacci per le vie brevi: quali notizie riprendere, quali smorzare, quali cavalcare con le uscite coordinate dei parlamentari. Qui l’ordine di scuderia è chiaro: colpire.
Poco dopo mezzogiorno, con mandato pieno, il presidente dei deputati di FdI centra allora il bersaglio “Colle”. Non menzionando esplicitamente il presidente Sergio Mattarella, ma la nomenclatura quirinalizia. O almeno un pezzo. Quello con trascorsi — questa è l’accusa più ricorrente, nelle conversazioni della cerchia stretta della premier — «in ambienti del Pd». Francesco Garofani diventa l’appiglio, la valvola di sfogo di malumori covati sottotraccia da tempo. È anche l’uomo che consiglia Mattarella sulla difesa, da ultimo alla riunione del consiglio supremo dell’altro ieri, in cui il Quirinale ha ribadito il sostegno a Kiev dopo giorni di imbarazzi e tentennamenti dall’esecutivo.
I rapporti tra gli staff del resto, in tre anni e passa di legislatura, sono spesso stati vissuti a Palazzo Chigi come una sequenza di attriti, malintesi, se non di ostilità malcelate. Nel mirino dell’inner circle della leader è finito più volte, in passato, perfino il segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti. Sfoghi privati e narrazione pubblica: «Giorgia» vs il Palazzo. Prova ne è l’ultima arringa da comizio, ieri sera da Padova, a difesa del premierato: «Vogliamo una riforma che dica basta agli inciuci, ai giochi di palazzo, ai governi che passano sopra la testa dei cittadini».
Meloni poteva non sapere dell’affondo firmato dal suo capogruppo? Chi ha parlato con la leader di FdI giura che la risposta è stata questa: no, non aveva nemmeno letto il pezzo. Mentre di certo Fazzolari era informato. Ma persino dagli uomini del capogruppo trapela un’altra versione, detta a mezza bocca: su un tema così scivoloso, un frontale con il Colle, non può bastare nemmeno l’assenso del solo Fazzolari. Ne sembrano convinti anche gli alleati. «Se Galeazzo ha ripetuto quelle frasi in Aula nel pomeriggio, è perché era tutto coordinato dall’alto», il ragionamento che sfugge alla Camera a Riccardo Molinari, presidente dei deputati leghisti.
Di sicuro la premier interviene in una seconda fase, dopo la replica del Quirinale. E non per scaricare Bignami, semmai per blindarlo, via dichiarazioni di Fazzolari. Privatamente, Meloni chiede di chiarire quale sia l’obiettivo. Cioè Garofani, non il capo dello Stato. La presidente del Consiglio insiste: la smentita alle frasi pubblicate da La Verità sarebbe stata doverosa e non è avvenuta. La replica del Quirinale? Viene giudicata un errore. Perché avrebbe ingigantito la vicenda e fornirebbe copertura politica a chi forse non l’avrebbe meritata. Perché il fatto, sono certi a Palazzo Chigi, è avvenuto. Quelle frasi «sono state pronunciate». Più esponenti di primo piano di FdI parlano a taccuini chiusi di un presunto «audio» che sarebbe in possesso del direttore del giornale di destra, Maurizio Belpietro. Registrazione che avrebbe «ricevuto da una fonte». E non ieri l’altro. Ma «diversi giorni fa». Un’informazione che è stata confidata direttamente dal giornalista a diversi rappresentanti (anche di governo) del partito della fiamma. Accolta non proprio con dispiacere.
(da La Repubblica)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
TAGLI ALLA SCUOLA PUBBLICA E REGALI A QUELLA PRIVATA… ART. 33 DELLA COSTITUZIONE SANCISCE IL DIRITTO A ISTITUIRE SCUOLE PRIVATE “A CONDIZIONE CHE NON COMPORTINO ONERI PER LO STATO”
Tra gli emendamenti alla manovra rispunta una proposta di modifica che fu al centro di polemiche nella scorsa legge di bilancio. In due proposte, una di FI a firma di Claudio Lotito e una di Noi Moderati di Mariastella Gelmini si propone, un voucher di 1500 euro per le famiglie con Isee sotto i 30mila euro per le scuole paritarie.
M5s all’attacco«Spulciando gli emendamenti presentati dalla maggioranza alla manovra – evidenzia la senatrice M5s Barbara Floridia – spunta di nuovo il famigerato voucher per chi manda i figli alle scuole private: un premio per chi può permettersi alternative, pagato però con le risorse sottratte alla scuola che accoglie tutti, davvero tutti».
«Lo chiamano libertà educativa – evidenzia – ma la libertà non può essere un lusso destinato a pochi mentre il resto del Paese resta a fare i conti con aule fatiscenti e fondi insufficienti». «Ancora una volta – evidenzia Floridia – la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni ci racconta che ‘non ci sono soldi’, ma magicamente li trova per le scuole private. Per la scuola pubblica, invece, arrivano solo tagli. Noi non ce l’abbiamo con le scuole private che svolgono la loro funzione importante, ma nel momento in cui si dice che la coperta è corta non si vede perché poi i soldi si trovino per qualcuno e non per qualcun altro. Noi invece chiediamo di intervenire sul caro libri, su cui questo governo è fermo alle chiacchiere da tre anni».
Avs: «Incostituzionale»
«Il centrodestra ci riprova. Come ogni anno presentano un emendamento alla manovra economica per dare maggiori risorse alle private. Un vero e proprio regalo che calpesta la Costituzione. Il voucher, quest’anno presentato da Noi Moderati, prevede per le famiglie che scelgono un’istituzione scolastica paritaria l’importo di 1.500 euro per ogni figlio iscritto. Costo della misura 20 milioni di euro. Un emendamento che viola la Costituzione, che all’articolo 33 stabilisce nessun onere per lo Stato per le scuole private. Già il fondo per le paritarie è stato portato da questo governo alla cifra record di 750 milioni di euro l’anno, ora Noi Moderati propone altri 20 milioni. La destra è proprio senza vergogna, se ne infischia del precariato, delle classi pollaio e del tempo pieno che manca in metà Paese e trasforma il diritto universale allo studio nel diritto a frequentare le paritarie. Se questo emendamento venisse approvato sarebbe una vergogna. AVS è per l’istruzione gratis per tutti, la destra per le paritarie», afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
“IL SUO CONTRIBUTO TECNICO MERITA RISPETTO”
“Piena solidarietà” a Nicola Gratteri, “raggiunto da pesanti critiche e attacchi
personali in questi giorni, legati al suo impegno per il No al referendum sulla riforma Nordio”. L’Associazione nazionale magistrati manifesta la propria vicinanza al procuratore di Napoli, oggetto di una campagna di delegittimazione da parte dei media vicini al centrodestra dopo che in tv – spiegando le ragioni della sua contrarietà alla separazione delle carriere tra giudici e pm – ha citato erroneamente un passaggio di un’intervista (poi rivelatasi inesistente) attribuita a Giovanni Falcone. La presa di posizione dell’Anm arriva dopo che Quarta Repubblica, la trasmissione di Nicola Porro su Rete 4, ha dedicato un intero blocco della puntata di lunedì ad accusare il magistrato di diffondere “fake
news“.
Il sindacato delle toghe difende “il contributo tecnico” di Gratteri, che, “come quello dell’intera categoria dei magistrati, merita rispetto perché ha come unico scopo quello di arricchire il dibattito sulla riforma e dare ai cittadini maggiori elementi di riflessione in vista del voto referendario”, si legge in una nota. Da giorni, però, il centrodestra sta approfittando dell’errore su Falcone per attaccare il procuratore, il volto più popolare del fronte del No. Nei giorni scorsi Gratteri è intervenuto per ricordare che le parole citate, anche se non pronunciate effettivamente da Falcone, “sintetizzano e rappresentano il suo reale pensiero“, come peraltro ha confermato in un’intervista al Fatto Alfredo Morvillo, cognato del giudice ucciso.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
AGLI IMMIGRATI REGOLARI SERVIRANNO DIECI ANNI, E NON PIÙ CINQUE, PER OTTENERE LA RESIDENZA PERMANENTE, AI RICHIEDENTI ASILO SARANNO CONFISCATI GIOIELLI E AUTO PER PAGARE LA LORO PERMANENZA NEL REGNO UNITO, LO STATUS DI RIFUGIATO VERRÀ RIVISTO OGNI 30 MESI E POTRÀ ESSERE REVOCATO
«Siamo fieri di essere un Paese tollerante e accogliente», assicura al Parlamento la ministra dell’Interno britannica Shabana Mahmood, «ma…». La lista dei “ma” è lunga: «Il nostro sistema di concessione di asilo è un fallimento e viene abusato da molti migranti», «tutti vogliono venire qui perché siamo i più generosi in Europa», «i contribuenti britannici non possono pagare sempre il conto»
Per questo e anche perché il leader della destra Nigel Farage vola nei sondaggi, il governo laburista di Sir Keir Starmer ha annunciato ieri una riforma radicale del diritto di asilo.
Misure che già scatenano polemiche nella sinistra del partito e tra le ong. Per la parlamentare londinese Stella Creasy è una deriva «simile all’America trumpiana». La deputata veterana Diane Abbott: «È orribile». Mentre la destra di Farage esulta e invita Mahmood: «Unisciti a noi».
Starmer si gioca tutto, su questo tema lacerante per il centrosinistra e i progressisti d’Occidente. A un anno dal suo trionfo è clamorosamente diventato “il premier britannico più impopolare della Storia” secondo i sondaggi. Inoltre, l’economia zoppica e il Regno Unito spende oltre 5 miliardi di sterline di denaro pubblico all’anno per accogliere e mantenere migranti irregolari e richiedenti asilo. «Questi ultimi sono arrivati in 400mila da quattro anni a questa parte», ha notato Mahmood, «e 50mila sono ancora spesati dai contribuenti».
I richiedenti asilo (nullatenenti esclusi) dovranno finanziarsi a proprie spese la permanenza oltremanica. Anche con gioielli, macchine, bici elettriche e altri beni. Salvi almeno gli oggetti di valore sentimentale, vedi le fedi nuziali. Non solo.
L’asilo, qualora concesso, sarà a termine, e dovrà essere rinnovato ogni due anni e mezzo: se il Paese di origine è ritenuto di nuovo sicuro, si verrà rispediti indietro, famiglia e bambini inclusi. Verranno inoltre ridotte — a una — le possibilità di fare ricorso per i migranti. Ristretta pure l’interpretazione “di trattamento degradante” che potrebbero subire i richiedenti asilo espulsi in patria. Infine, verranno negati i visti ai Paesi di origine che non collaborano, come Angola, Namibia e Congo.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
LA DUCETTA SOGNA L’INDICAZIONE DEL NOME DEL CANDIDATO PREMIER SULLA SCHEDA, MA LEGA E FORZA ITALIA RESISTONO PER NON FINIRE CANNIBALIZZATI DALLA PREMIER … LE IPOTESI: ELIMINAZIONE DEI COLLEGI NOMINALI, PREMIO DI MAGGIORANZA MOBILE E CRESCENTE
Quelli della destra non si sono presentati. Se ne capisce il motivo: il tema del
convegno, lunedì mattina a palazzo Theodoli
a Roma, era «una nuova legge elettorale, per fare cosa e per chi?».
E siccome nell’idea di Giorgia Meloni il chi e il cosa sono chiarissimi (per lei stessa, e per stravincere alle prossime politiche), la destra che poteva dire? Dunque, l’unica era disertare l’invito del più europeista Riccardo Magi.
Il lavorìo della presidente del Consiglio non è alla luce del sole: si procede con incontri bilaterali, affidati ai fidati Giovanbattista Fazzolari e Giovanni Donzelli, per convincere separatamente gli alleati che la legge si farà, tanto vale trattare e chiedere «compensazioni»: il candidato alle regionali lombarde, per esempio; oppure, per i piccoli (leggasi Noi Moderati), una soglia di sbarramento piccolissima.
Al momento Lega e Forza Italia tentano la resistenza: l’indicazione della premier sulla scheda significherebbe rassegnarsi a essere triplicati da Fdi nei consensi.
Lunedì 17 novembre per la prima volta Magi dunque ha riunito gli esponenti dell’opposizione, Federico Fornaro, del Pd, Alfonso Colucci del M5s e Filiberto Zaratti di Avs.
Dopo un seminario con quattro costituzionalisti (Roberta Calvano, Fulco Lanchester, Andrea Pertici e Gaetano Azzariti), i parlamentari hanno lanciato un appello alla maggioranza ad aprire un confronto «pubblico e trasparente».
Fin qui tutti d’accordo: prima di parlare di legge elettorale bisogna sapere «perché e per chi», quelle che circolano «non sono modifiche migliorative che danno più peso al voto del cittadino», riassume Magi, «Nutro forti preoccupazioni sulla direzione che si può intraprendere e che sintetizzo su tre interventi principali: l’eliminazione dei collegi uninominali; un
forte premio di maggioranza mobile e crescente – le ipotesi sono il 40 per cento di consensi che produrrebbe un 55 per cento per i seggi o un 45 per cento di consensi che garantirebbe un 60 per cento dei seggi; e l’ipotesi dell’indicazione del nome del candidato premier che sarebbe abusivamente candidato o in subordine – come nel Porcellum – del capo della forza politica o coalizione».
È sul Pd che si addensa qualche dubbio. Formalmente è contrario.
Lunedì Fornaro è stato netto: il bis della riforma della Giustizia, ovvero un testo approvato dal parlamento senza possibilità di modifiche «sarebbe un grave strappo istituzionale, in contrasto con lo spirito dell’art. 138 della Costituzione», «Non siamo contrari a discutere la legge elettorale, ma temiamo che la maggioranza non sia disponibile a un vero confronto parlamentare».
Anche perché c’è un altro obiettivo evidente, un altro «perché fare la riforma», per Meloni, che piace (questo sì) agli alleati: avere una maggioranza così ampia da potersi eleggere da sé il presidente della Repubblica.
(da La Repubblica)
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