Novembre 20th, 2025 Riccardo Fucile
IL LASCIAPASSARE: FAR PARTE DELLA GENERAZIONE DI 50ENNI CRESCIUTI CON LE SORELLE MELONI
Di Giorgia Meloni si sente dire che è brava e scaltra Ma poi regolarmente si leva al cielo la squalifica delle squalifiche, la delusione delle delusioni che ogni possibile virtù oscura e cancella: ah, ma quelli di cui si circonda!
Galeazzo Bignami, il capogruppo dai capelli ricci, è appunto uno di costoro. Senza fare di tutt’erba un fascio si tratta di cinquantenni più o meno coetanei della premier e di Arianna Meloni, facenti capo a una cosiddetta “generazione Atreju”; e come tali dotati, per volontà delle suddette sorelle, non solo di uno speciale lasciapassare che gli apre le impervie strade del potere, ma anche di un ancora più utile salvacondotto che in diversi casi, forse troppi (Lollo, Donzelli, Delmastro, Fidanza, Montaruli) li ha preservati dalle gaffe, dai guai e dagli inevitabili intoppi della carriera politica.
Tale appartenenza, seppur comprensibile sul piano dei rapporti umani, supera decisamente i normali vincoli di partito, collocandosi in una dimensione che l’odierna scienza politica, almeno quella senza troppi peli sulla lingua, qualifica di ordine neo-tribale — e non si tratta solo di essere invitati o meno al recente party per il compleanno di Arianna in un locale, peraltro non lontano dalla mitica sezione di Colle Oppio, dal nome a suo modo destinale: “The Sanctuary”.
A differenza di tutti gli altri ex giovanotti di derivazione fantasy-atrejuana il bolognese Galeazzi, figlio d’arte missino e precoce dirigente in Emilia, sconta agli occhi del grande pubblico un peccato di gioventù lontano ma irresistibilmente tragicomico. Perché circa vent’anni orsono, come l’odierno presidente del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia fu costretto a raccontare durante la campagna elettorale del 2016, alcuni suoi amici o forse meglio camerati, comunque molto cattivi, lo acchiapparono, gli misero un cappuccio sulla testa, lo infilarono dentro una macchina e una volta in campagna, a Brento, frazione di Bologna, prima tappa della Via degli Dei, lo fecero mascherare da nazista, con tanto di croce uncinata all’avambraccio. Dopo di che, non paghi, lo fotografarono: per ricordo, ahilui.
Anche dopo tanti anni, la cosa più singolare per chi non è dell’ambiente è che si trattava di un addio al celibato, molto probabilmente dello stesso Bignami, nazi-cosplay riluttante e in seguito proditoriamente inguaiato da qualche euforico delatore ottico — a riprova dei misteri di questa nostra Italia dove la vigilia delle nozze non è accompagnata solo da sregolatezze alcoliche, drogherecce e sessuali, ma anche storico-dittatoriali.
Da allora non c’è passo che egli compia senza che non gli venga rinfacciata quella foto; e siccome siamo nell’era del pop, il che vuol dire che bombardati dalle informazioni tutti scordano tutto, sarà bene ricordare che nel 2023 Fedez la strappò coram populo in pieno festival di Sanremo.
Dopo di che, fino a qualche mese fa la notorietà di Bignami, che di persona sarà senz’altro meglio dei suoi travestimenti, ma che la migliore sociologia (De Rita) potrebbe qualificare nel novero dei “gerarchi”, è rimasta limitata a livello locale, senza altri gustosi racconti. Se proprio occorre reperire qualche nota insolita e/o illuminante sul personaggio tocca accontentarsi del fatto che l’ultimo giorno della campagna elettorale del 2022, anzi durante il silenzio prima del voto, si fece promotore della visita di Meloni a un mercato ortofrutticolo e in quella sede le suggerì di prendere in mano due meloni, rendendoli protagonisti di un furbo e ammiccante siparietto, chissà quanto efficace.
Vai anche a sapere adesso, al di là del teatrino e del polverone, la precisa dinamica e gli scopi dell’attacco di Bignami al Quirinale. Ridotto all’essenziale, col massimo rispetto, però anche facendo conto dell’esperienza, il dilemma figurato è: kamikaze autonomo o sicario per conto di quale mandante?
Di solito, quando si tratta di dare un pestone non al primo che passa, ma a persona di fiducia del presidente della Repubblica, le gerarchie e le catene di comando che legano Palazzo Chigi ai capigruppo sconsigliano iniziative autonome e reazioni a caldo. Non di rado, quando il misfatto è ormai compiuto, si dà la colpa a un equivoco o a un quiproquo. L’errore è già un’altra cosa, mentre la colpa ha serie conseguenze.
(da agenzie)
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Novembre 20th, 2025 Riccardo Fucile
I DUE AVREBBERO PROPOSTO AI TASSISTI DI INSTALLARE, GRATUITAMENTE, DELLE TELECAMERE NELLE LORO MACCHINE: L’OBIETTIVO ERA MAPPARE I SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA DI ROMA E MILANO, ALLA RICERCA DI “ZONE GRIGIE” NON CONTROLLATE … INOLTRE, HANNO “DOSSIERATO” UN IMPRENDITORE ATTIVO NEL SETTORE DEI DRONI MILITARI E AVREBBERO “REPERITO DOCUMENTI NATO TOP-SECRET E FOTO DI OBIETTIVI MILITARI SENSIBILI”, COME LA BASE DI AVIANO
Due richieste di condanna a tre e a due anni, quest’ultima con attenuanti generiche.
Le ha formulate oggi il pm Alessandro Gobbis nel processo con rito abbreviato, davanti alla gup Angela Minerva, a carico dei due imprenditori di 34 e 60 anni che, come emerso un anno fa con la chiusura delle indagini, condotte dal Ros dei carabinieri, si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di “spionaggio”
per l’intelligence russa.
I due, secondo le accuse del pool antiterrorismo diretto dal procuratore Marcello Viola e dall’aggiunto Eugenio Fusco, per conto dei russi, con cui erano in contatto su Telegram, avrebbero pure proposto a cooperative di taxi di Milano un “business plan” che prevedeva l’installazione a titolo gratuito di “dash cam”, piccole videocamere da cruscotto. E sarebbero stati interessati alla “mappatura” dei sistemi di videosorveglianza di Milano e Roma, “mostrando particolare” attenzione alle “zone grigie”, ossia a quelle aree cittadine non coperte da telecamere.
Gli imprenditori, titolari di una società immobiliare in Brianza, sono imputati per “corruzione del cittadino da parte dello straniero”, aggravata dalla “finalità di terrorismo ed eversione”. Avrebbero anche progettato “di costituire a Milano, una rete di ‘case sicure’, ossia strutture ricettive per ospitare cittadini russi in transito sul territorio italiano, omettendone la registrazione e tutelandone la privacy”.
L’unico “obiettivo” concreto raggiunto, però, prima dell’autodenuncia del 34enne e delle perquisizioni degli investigatori col sequestro dei dispositivi, sarebbe stato un presunto dossieraggio con pedinamenti su un imprenditore specializzato nel campo dei droni e della sicurezza elettronica e che interessava ai russi.
La sentenza nel processo è prevista per febbraio. Dopo la chiusura di questo filone di indagini, tra l’altro, era stata anche aperta una tranche su un’eventuale ‘rete’ di persone collegate ai due indagati e sull’eventuale presenza di russi in Italia legati ai servizi segreti di Mosca.
(da agenzie)
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Novembre 20th, 2025 Riccardo Fucile
DE ANGELIS: “LA PERMANENZA AL GOVERNO È IL SUO SALVAGENTE DA TENERE STRETTO, A COSTO DI SACRIFICARE LE VELLEITÀ DI RILANCIO POLITICO”… LA PRIORITÀ PER L’EX TRUCE DEL PAPEETE È GESTIRE LO SCONTENTO CRESCENTE NEL CARROCCIO
Sentite qui Matteo Salvini, il giorno dopo la riunione del Consiglio supremo di Difesa. Il leader leghista, tra un comizio e l’altro, dice due cose.
La prima: «Quello che il Consiglio di Difesa ha deciso riguarda gli aiuti già decisi». Questa è una inesattezza. Mica si sono riuniti per commentare quanto fatto finora. Ma per ribadire il «pieno sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà» (non a tempo), approfondendo anche il tema delle nuove minacce da guerra ibrida.
La seconda cosa che dice è: «Per il futuro la Lega chiede chiarezza». E questa è una formula buona sempre – qualcuno chiede mai “opacità” e non chiarezza? – e comunque non proprio la minaccia di sfracelli.
Il nostro, ove possibile, accenderà un po’ di fuochi artificio, di qui a quando ci sarà da rivotare il nuovo “decreto aiuti” – non il prossimo pacchetto, che non ha bisogno di un passaggio parlamentare – ma, al dunque, si adeguerà, senza spezzare la corda. La permanenza al governo è il suo salvagente da tenere stretto, a costo di sacrificare le velleità di rilancio politico. In fondo, è quel che accade su tutti i dossier.
Sulla manovra è colui che ha incassato di meno, a parte la mini-rottamazione, buona, come il condono, più per la Campania che per il Nord. Di flat tax neanche l’ombra, la Fornero vive e lotta insieme a noi. A conti fatti Forza Italia è stata più incisiva.
Sull’Autonomia poi, sempre a proposito di Nord, ormai, gioisce per la stipula delle famose “pre-intese”. Ma siamo al gioco delle tre carte. le famose “pre-intese” sono quelle del 2018, e mai ratificate. In mezzo ci ha pensato la Corte a smontare la riforma Calderoli, senza che Salvini abbia battuto ciglio più di tanto. E la ragione, sempre la stessa, è che non ha la forza di imporre
alcunché, ma in questo caso neanche la voglia perché, diciamocelo, come orizzonte politico è diventato un po’ “terrone”.
E infatti si occupa più di Ponte sullo Stretto che di Nord. L’opera non vedrà mai la luce, come da quarant’anni a questa parte. Però è chiaro a cosa serve: a pagare un po’ di stipendi, distribuire incarichi, soddisfare gli appetiti con le nomine. È anche risuscitata la mitica “Stretto di Messina Spa”, vecchia idea di Silvio Berlusconi.
È questo il cuore della sua campagna d’autunno, nell’autunno della sua leadership. Lo scorso anno fu la promessa dell’eldorado per i forestali e la stabilizzazione dei precari calabresi. A proposito di forestali, ieri ci ha pensato il governatore siciliano Renato Schifani a stanziare per i forestali 41 milioni di euro. Evviva, paga Pantalone.
Pensate che la Lega aveva fatto da quelle parti pure l’accordo con la Dc di Totò Cuffaro, prima che lo arrestassero. Ma evidentemente Tangentopoli, che vale per l’Ucraina, non vale per la Sicilia.
E il Nord? Brulica di scontento. Lo si è visto alla convention del movimento di Paolo Grimoldi, l’ex segretario della Lega lombarda espulso per dissenso, presente in ben 56 province.
E menomale che c’è Zaia in Veneto. L’altra sera a Treviso, con cinquecento persone, il candidato Alberto Stefani non si è presentato perché era stanco. E lo stesso a Vicenza, con duecento persone. A entrambe le iniziative c’è andato, appunto, Zaia. Ecco, lui fa il pieno di voti e, per depotenziarlo, Salvini lo vuole candidare a Roma. Avete capito come è messo?
Alessandro De Angelis
per “la Stampa”
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Novembre 20th, 2025 Riccardo Fucile
OLTRE ALLA RIAPERTURA DELLA REGOLARIZZAZIONE DEGLI ILLECITI, VOLUTA DAL GOVERNO BERLUSCONI NEL 2003, FDI VUOLE TORNARE AL CONDONO DEL 1985 PER CHIUDERE UN OCCHIO SU PORTICI, TETTOIE, BALCONI REALIZZATI SENZA AUTORIZZAZIONE
E quattro. Il condono edilizio lievita nella manovra. Le firme sotto al poker di
emendamenti che riattiva vecchie sanatorie e ne introduce di nuove sono di Fratelli d’Italia. Nel pacchetto depositato in commissione Bilancio, al Senato, dove la Finanziaria è partita a rilento, non c’è solo la riapertura della regolarizzazione degli illeciti voluta dal governo Berlusconi nel 2003.
«I quattro emendamenti vanno inseriti nella stessa cornice perché sono tutti strategici per la definizione di posizioni giuridiche troppo instabili», spiega Sergio Rastrelli, il parlamentare di FdI che ha sottoscritto le richieste insieme ad altri colleghi di partito. È lui a dire che c’è «la volontà politica di far confluire questi emendamenti tra quelli prioritari».
Non è escluso un accorpamento, ma l’obiettivo verrà comunque preservato: l’inserimento della sanatoria nella Finanziaria, anche come primo atto di una strategia che punta a insidiare la Lega sul tema della casa.
Intanto le proposte sul condono. Se quella già anticipata in vista del voto in Campania permetterà di sanare, a valle di una legge regionale, sei tipologie di opere abusive, un’altra richiesta si aggancia sempre alla sanatoria adottata 22 anni fa per includere quelle realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, «ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici approvati o adottati al 31 marzo 2003».
Un terzo emendamento va ancora più indietro. Alla sanatoria del 1985 per chiedere di chiudere un occhio su portici, tettoie, balconi, logge, opere di ristrutturazione o realizzate senza il titolo abilitativo edilizio. Tutto abusivo, ma ora tutto sanabile.
A completare il pacchetto è una proposta che obbliga i Comuni a rilasciare i titoli abilitativi edilizi in sanatoria «in esito a procedimenti» già istruiti. Sul tavolo ci sono le pratiche in giacenza a fronte di pagamenti già effettuati da chi ha chiesto di “correggere” l’illecito. Gli emendamenti in questione sono pronti a fare il loro ingresso tra i “segnalati”.
Le 414 proposte selezionate da maggioranza (238) e opposizioni (176) sono attese oggi pomeriggio a Palazzo Madama. In ritardo rispetto alla scadenza fissata inizialmente a ieri sera: gli impegni della campagna elettorale hanno ritardato la scrematura.
(da Repubblica)
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