Destra di Popolo.net

E’ ARRIVATA LA PRIMA VERA SVEGLIA PER GIORGIA MELONI: IN VENETO, LA LISTA DI FDI VIENE DOPPIATA DA QUELLA DELLA LEGA TARGATA ZAIA, IN CAMPANIA, LA DISFATTA DEL MELONCINO CIRIELLI, DIETRO QUASI 20 PUNTI AL PENTASTELLATO FICO, INCRINA IL MITO DELL’IMBATTIBILITÀ DELLA “STATISTA DELLA SGARBATELLA” CHE HA POLITICIZZATO IL VOTO

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

VINCE IL PD FORMATO ELLY CHE CONSOLIDA IL SUO PRIMATO NELLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA… PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, IN VISTA DEL VOTO POLITICO DEL 2027, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE DIVENTA FONDAMENTALE PER NON ESSERE SCONFITTA DAL CENTROSINISTRA UNITO

Vince Elly Schlein che, per mettere in sicurezza il campo progressista in formato extralarge, ha dovuto rinunciare alla guida della Campania – ceduta al M5S – e scendere a compromessi con Vincenzo De Luca, l’uscente del Pd per nulla propenso a deporre le armi.
Perde Giorgia Meloni che, in fondo a un indecoroso balletto di nomi, è arrivata tardi e male alla sfida regionale, imponendo a dispetto degli alleati uno dei suoi “fratelli” fra i più fedeli e ortodossi.
Risultato? Il trionfo con quasi 20 punti di scarto del grillino Roberto Fico certifica che la coalizione di centrosinistra, quando si organizza intorno a un candidato solido e a un programma credibile, non è solo competitiva: può sconfiggere la destra, senza neppure troppi patemi d’animo.
A riprova che se l’unità delle forze di opposizione da formula teorica diventa metodo di lavoro, può attrarre e convincere gli elettori.
Mentre all’opposto, la debàcle di Edmondo Cirielli – oltre le previsioni più nere – rischia di incrinare il mito dell’imbattibilità della premier, mobilitata insieme all’intera squadra di ministri nell’assalto vano a Palazzo Santa Lucia.
Non si è vista la rimonta agognata dalla maggioranza di governo. Tra i due schieramenti, non c’è stata proprio partita. Numeri checonfermano due cose: l’alleanza progressista, se non è improvvisata né contingente, funziona; sono le divisioni interne ad avvantaggiare gli avversari. Non solo.
Qualora i calcoli del Pd si rivelassero esatti, il partito di Schlein arriverà davanti a tutti, consoliderà il suo primato e relegherà Giuseppe Conte al ruolo di comprimario pure qui
Una doppia soddisfazione per la segretaria dem. Anche alla luce degli errori strategici commessi da Meloni: sapendo di partire svantaggiata, la presidente del Consiglio ha politicizzato il voto locale, puntando sul vento favorevole che spinge in alto Fratelli d’Italia a livello nazionale. Per lei, una sconfitta doppia.
Dopodiché, in attesa di capire quali saranno le ricadute sul piano politico, tutti dovranno riflettere su un dato: la gigantesca astensione, che si è mangiata oltre metà dell’elettorato.

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ANTONIO DECARO, L’INGEGNERE CHE HA SEMPRE VINTO

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

CHI E’ IL NUOVO GOVERNATORE DELLA REGIONE PUGLIA, UN LEGAME VISCERALE PER LA SUA TERRA

Era il vincitore designato ancora prima di sciogliere la riserva.
La sua volontà di candidarsi o meno ha tenuto con il fiato sospeso il centrosinistra pugliese ben più delle stesse elezioni. “Se c’è Antonio è una vittoria certa”, dicevano tutti. Lo diceva anche Michele Emiliano che già aveva indicato una volta il suo delfino al Comune di Bari e avrebbe voluto riproporre lo schema anche per la Regione. Ma Decaro ha preferito fare da solo quello in cui da vent’anni riesce meglio: vincere.
Antonio Decaro a 55 anni è il nuovo governatore della Puglia. Lo sapevano tutti, dall’inizio di questa strana campagna elettorale. Toccherà all’europarlamentare Pd proseguire il ventennio rosso inaugurato a sorpresa da Nichi Vendola nel 2005 e proseguito con tutt’altro stile da Michele Emiliano.
La primavera pugliese continua, ed è strano dirlo in questo ventoso giorno autunnale. Il cielo è grigio su Bari, come il dato definitivo dell’affluenza. In Puglia sono andati a votare poco più di 4 elettori su 10. E questo macchia la sua vittoria. Ma per l’ingegner Decaro è comunque il giorno della festa.
Nessuno lo avrebbe previsto vent’anni fa. Ragazzo sveglio, lo studio al Politecnico di Bari e un padre impegnato nel partito Socialista con ruoli di responsabilità al Comune. Poi però la politica barese fu scossa dal ciclone Emiliano. Il magistrato
antimafia a sorpresa strappò la guida del capoluogo agli eredi di Tatarella. E provò a imporre uno stile nuovo.
Ai Trasporti volle proprio questo giovane ingegnere che nel frattempo stava facendo carriera all’Anas. Progettava strade e si trovò a rivoluzionare il trasporto pubblico di Bari con scelte che all’epoca fecero molto discutere come le pedonalizzazioni. Che a ripensarci oggi furono tra le basi della città turistica di oggi.
Cinque anni a mediare con i commercianti delle strade da chiudere al traffico e i pendolari mentre la sua popolarità nel frattempo cresceva. Merito anche del suo buon carattere e dell’infinita disponibilità. Ma la carriera politica era solo all’inizio. Per Antonio Decaro si aprirono subito le porte del consiglio regionale: nel 2010 fu eletto con il Pd di cui fu capogruppo. Tre anni dopo, nel 2013, si dimise perché eletto in Parlamento. Il rapporto con Matteo Renzi, le scelte nel congresso.
Ma la sua scalata era solo all’inizio e dal 2014 al 2024 è tornato stabilmente a Bari perché eletto per due mandati sindaco. Dieci in cui il legame con la sua città è diventato viscerale. Sono gli anni dell’enorme popolarità, accresciuta da un sapiente utilizzo dei social. Celebri i suoi video girati durante il lockdown. Nel
2016 è eletto presidente nazionale dell’Anci dove, in piena pandemia, ha saputo diventare un punto di riferimento per i sindaci italiani.
Un mix di popolarità e relazioni politiche che alle ultime elezioni europee hanno fruttato a Decaro un ruolo da copertina nel Pd: eletto a Bruxelles con oltre mezzo milione di voti e nominato presidente della commissione Ambiente. Ma ancora una volta il richiamo per Bari e per la Puglia ha vinto e dopo un anno, in un giorno d’autunno, è diventato presidente della Regione Puglia
(da Repubblica)

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“I NUMERI CITATI DA NORDIO NON STANNO NÉ IN CIELO NÉ IN TERRA”: IL CONSIGLIERE LAICO DEL CSM, ERNESTO CARBONE, BOLLA COME “FALSI” I DATI SULLE ALTE PERCENTUALI DI ACCOGLIMENTO DEI GIP ALLE RICHIESTE DI INTERCETTAZIONI DEI PM, FORNITI DAL GUARDASIGILLI NEL TENTATIVO DI DIMOSTRARE LA “CONNIVENZA” TRA GIUDICI E PM (E QUINDI SOSTENERE L’URGENZA DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE IN VISTA DEL REFERENDUM)

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

GIÀ IL PROCURATORE DI BARI, ROBERTO ROSSI, AVEVA DENUNCIATO CHE QUEI DATI ERA FARLOCCHI … AVS CHIEDE CHE IL MINISTRO RISPONDA SUBITO IN AULA SUL CASO: NORDIO HA MENTITO?

È battaglia sui numeri dati dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulle intercettazioni telefoniche: «Falsi» attaccano dal Csm. «Strumentali» rincarano dall’Anm. Avs, con Angelo Bonelli, chiede che il ministro ne risponda immediatamente in aula.
Una nuova polemica si alza sulla giustizia, dopo le dichiarazioni del procuratore di Bari, Roberto Rossi, che aveva accusato il ministro Nordio di aver fornito dati sbagliati sulle percentuali di accoglimento dei gip alle richieste di intercettazioni dei pm.
«Numeri che non stanno né in cielo né in terra», dice Ernesto Carbone, consigliere laico del Csm in quota Italia Viva, che – a quattro giorni dal duro scontro tra il procuratore Rossi e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, andato in scena all’evento per i 25 anni di Repubblica Bari – spiega perché i dati utilizzati dal Governo per agitare lo spettro della connivenza tra giudici e pm, e quindi sostenere l’urgenza della
separazione delle carriere in vista del referendum, siano «falsi».
Così li aveva definiti Rossi, così li bolla Carbone, convinto che la risposta data da Nordio il 14 novembre all’interrogazione del deputato forzista Enrico Costa sia stata «troppo veloce» e «non del tutto veritiera». Il guardasigilli, insomma, potrebbe aver mentito.
A quale scopo «lo dovrebbe dire lui», affonda l’avvocato calabrese. Che spiega tecnicamente perché quei dati – che raccontano di richieste dei pm accolte dai gip in merito alle intercettazioni con una forbice che va dall’84 al 100 per cento dei casi – non possano essere sintetizzati in quel modo.
«Ci sono almeno tre motivi – dice Carbone – Il primo è che la stessa richiesta di proroga può essere autorizzata per alcuni bersagli e non per altri. Il secondo è che, specie in indagini di mafia o narcotraffico, molte persone hanno più telefoni. Il terzo è che una persona può avere più utenze intestate e darle in uso ad altri».
Sarebbe insomma difficile ottenere dati statistici secchi partendo da tutte queste variabili. E lo sarebbe ancor di più considerando che il «modello 37» non è informatizzato: tutto avviene su registri cartacei, i cui dati non vengono messi a sistema. Del
resto, sul sito del ministero della Giustizia si trovano solo report annuali senza specifiche; idem nelle relazioni degli anni giudiziari.
A contestare l’impianto dei numeri non è solo Carbone. Anche il presidente dell’Anm, Rocco Maruotti, parla di tempismo «stupefacente» nella risposta del ministro, ricordando però i ritardi nell’assicurare il funzionamento dei servizi di giustizia.
Maruotti definisce le percentuali «letteralmente drogati» dal peso delle indagini sul narcotraffico. «Se il governo vuole che smettiamo di indagare sulla droga, lo dica chiaramente», afferma.
(da agenzie)

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STATI UNITI E UCRAINA HANNO REDATTO UN NUOVO PIANO DI PACE DI 19 PUNTI. DA KIEV FANNO SAPERE CHE LA NUOVA BOZZA HA “POCO IN COMUNE” CON IL PRIMO TESTO IN 28 PUNTI SCRITTO DAGLI USA

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

“SONO RIMASTI POCHISSIMI ELEMENTI DELLA VERSIONE ORIGINALE” – ADESSO L’ACCORDO PASSERÀ A TRUMP E ZELENSKY. E LA CASA BIANCA CONTATTERÀ POI MOSCA PER CERCARE DI FAR AVANZARE I COLLOQUI… IL CREMLINO: “LA PROPOSTA UE PER LA PACE NON È COSTRUTTIVA”

Stati Uniti e Ucraina hanno redatto un nuovo piano di pace di 19 punti, lasciando che gli elementi “politicamente più sensibili” fossero decisi dai presidenti dei due Paesi. Lo ha detto il viceministro degli Esteri ucraino Sergiy Kyslytsya al Financial Times.
Kyslytsya, che era presente ai colloqui a Ginevra, ha dichiarato che l’incontro è stato uno sforzo “intenso” ma “produttivo” che ha portato a una bozza di documento “completamente rivista”.
La nuova bozza, ha affermato Kyslytsya, ha “poco in comune” con il piano di pace in 28 punti. “Sono rimasti pochissimi elementi della versione originale”, ha affermato. Entrambe le parti porteranno ora il nuovo accordo a Washington e Kiev per informare i presidenti. L’amministrazione Trump contatterà poi Mosca per cercare di far avanzare i colloqui, ha affermato il vice premier.
“Il piano in 28 punti, così come tutti lo vedevano, non esiste più. Alcuni punti sono stati eliminati, altri sono stati modificati. Non
un solo commento da parte ucraina è rimasto senza risposta”: lo afferma il consigliere del capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, Oleksandr Bevz. Le decisioni finali sulle questioni più problematiche, aggiunge, spetteranno al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
(da agenzie)

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I FALCHI DEL CREMLINO CONTRO LA NUOVA BOZZA PREDISPOSTA DALLA UE: “PROPOSTE IRRICEVIBILI”

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

LA SOLITA STRATEGIA DI PUTIN: AGGREDIRE GLI ALTRI STATI E POI PRETENDERE DI PASSARE PER VITTIME DELL’OCCIDENTE

“Inaccettabile», scrive il quotidiano economico Kommersant. «Ridicolo», rincara il canale Telegram Rybar legato ai vertici militari russi che conta 1,4 milioni di iscritti.
Moskovskij Komsomolets, invece, ironizza giocando con le parole: «Non tutto sta andando secondo i “piani”».
Se a Mosca il piano di pace per l’Ucraina in 28 punti presentato dall’amministrazione statunitense non piaceva benché contenesse gran parte delle sue richieste massimaliste, la controproposta di Kiev e dei suoi alleati europei è stata subito respinta.
Con un capro espiatorio presto servito: se non c’è margine di trattativa, per i commentatori russi la colpa non è dell’intransigenza del Cremlino che cerca la resa e non il compromesso, ma dei «guerrafondai europei che — scrive ad esempio l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev — vogliono che la guerra continui fino all’ultimo ucraino”
Sul piano europeo il Cremlino non si è ancora espresso. Ma la propaganda lo ha già definito «irricevibile» perché non contiene più traccia del riconoscimento delle conquiste territoriali russe né della riduzione delle forze armate ucraine e semmai non esclude l’ingresso di Kiev nella Nato.
«È superfluo dire che tali proposte saranno respinte senza esitazione dal momento che non riflettono la realtà oggettiva. Alla luce degli ultimi successi delle forze armate russe e dell’aggravarsi dei problemi della cosiddetta Ucraina, le richieste della Ue appaiono ridicole», ha scritto Rybar.
«La Russia non ottiene nulla. Viene vagamente menzionato che si parlerà dei territori occupati, ma che tutte le trattative avverranno solo dopo il cessate il fuoco», ha osservato l’inviato di Komsomolskaja Pravda Dmitrij Smirnov concludendo che gli europei «stanno facendo di tutto perché il conflitto continui». Dmitrij Popov di Moskovskij Komsomolets non ha esitato a dirlo: «In realtà, è esattamente ciò che il Cremlino stava aspettando: aveva bisogno di dimostrare chi non vuole la pace. Ora i “guerrafondai” saranno smascherati». Il gioco era probabilmente questo sin dall’inizio: non rifiutare un piano vicinissimo alle richieste russe, ma lasciare che a farlo fosse la controparte.

(da agenzie)

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LE AUTORITÀ COLOMBIANE NON HANNO A CHE FARE SOLO CON I NARCOS, MA ANCHE CON LE SETTE DI EBREI ULTRA-ORTODOSSI

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

NEL NORD DEL PAESE, LA POLIZIA HA SALVATO 17 MINORI “PRIGIONIERI” DEL GRUPPO RELIGIOSO “LEV TAHOR” (“CUORE PURO”)”: LE GIOVANI DONNE DOVEVANO INDOSSARE TUNICHE NERE CHE LE COPRIVANO DALLA TESTA AI PIEDI … LE ACCUSE DI GRAVIDANZE FORZATE, ABUSI SU MINORI E STUPRI

Le autorità colombiane hanno salvato 17 minori da una setta ebraica ultraortodossa nel nord-ovest del Paese. Tra i minorenni salvati ci sono diversi cittadini stranieri, fra cui guatemaltechi, americani e canadesi. Lo ha annunciato il servizio immigrazione.
“Abbiamo salvato 17 bambini e adolescenti dalla setta ebraica ortodossa Lev Tahor… Ci sono segnalazioni internazionali per crimini contro i minori associati a questa comunità”, ha dichiarato il servizio immigrazione su X, accompagnando il messaggio con le foto di alcuni dei minori
La setta Lev Tahor (“Cuore Puro” in ebraico) è stata recentemente oggetto di procedimenti giudiziari per abusi e maltrattamenti su minori in Paesi come il Guatemala. Fondata negli anni ’80, la setta pratica una forma radicale di ebraismo, in cui le donne devono indossare tuniche nere che le coprano dalla testa ai piedi.
Nel dicembre 2024, le autorità guatemalteche hanno salvato 160 bambini durante un raid nel sud del Paese, innescato da sospetti di tratta di esseri umani “sotto forma di gravidanze forzate, abusi su minori e stupri”.
(da agenzie)

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IL VERO NEMICO DI ISRAELE SONO GLI ESTREMISTI DI DESTRA: QUEL COGLIONAZZO DI BEN GVIR, MINISTRO DELLA SICUREZZA NAZIONALE, VA A ROMPERE IL CAZZO AGLI ARABI ISREALIANI DEL VILLAGGIO BEDUINO DI LAKIYA, NEL DESERTO DEL NEGEV

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

SI È MESSO A LITIGARE CON I RESIDENTI E HA DICHIARATO: “QUI IO SONO IL PADRONE DI CASA”

l ministro per la Sicurezza Nazionale di Israele Itamar Ben Gvir ha visitato il villaggio beduino del Negev di Lakiya per la seconda volta questo mese, scatenando la rabbia dei residenti dopo che la polizia ha bloccato l’ingresso del paese con blocchi di cemento.
La sua visita e i posti di blocco seguono una nuova operazione della polizia volta a combattere la crescente criminalità e il traffico di armi tra i beduini del Negev, soprannominata Operazione Nuovo Ordine.
Ben Gvir, durante la sua visita insieme al capo della polizia del Distretto Meridionale Haim Bublil, è stato ripreso mentre litigava con il parlamentare di Ra’am Walid al-Hawashleh. Un filmato mostra Ben Gvir dichiarare di essere il “padrone di casa” nella città araba, mentre al-Hawashleh lo deride definendolo razzista.
“Falceremo chiunque sia cattivo, non ho paura di loro, sono io il padrone di casa qui”, dice, prima di urlare “barra”, che in arabo significa “fuori”, ad al-Hawashleh, un insulto che usa spesso per
respingere le critiche dei legislatori arabi.
“Razzista, non hai fatto nulla per gli omicidi nella società araba”, dice al-Hawashleh mentre insegue il ministro mentre prosegue lungo la strada con il suo entourage. “Stai solo facendo delle provocazioni qui”. Un filmato successivo della visita mostra decine di residenti che scherniscono il ministro di estrema destra mentre saluta dalla sua auto, prima di salire a bordo.
(da agenzie)

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LA “TRUMPETTA” GIORGIA MELONI HA DIFESO IL PIANO DI “PACE” RUSSO-AMERICANO SOSTENUTO DA TRUMP, SOTTOLINEANDO LA “DISPONIBILITÀ” DEL PRESIDENTE AMERICANO. IL CANCELLIERE TEDESCO FRIEDRICH MERZ, INVECE, METTE NERO SU BIANCO: “LE CONDIZIONI NON NEGOZIABILI SONO SENZA DUBBIO L’INTEGRITÀ TERRITORIALE DELL’UCRAINA E IL DIRITTO DEL PAESE A ESISTERE. SU QUESTO NON SI PUÒ TRATTARE”

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

MERZ “KIEV HA DIRITTO A MANTENERE I TERRITORI QUESTA È LA LINEA ROSSA”

Cancelliere Merz, per porre fine all’aggressione russa all’Ucraina gli Stati Uniti hanno elaborato un piano in 28 punti, che in parte gli europei disapprovano perché prevede significative concessioni territoriali a Mosca e la riduzione dell’esercito di Kiev. Quanto spera di poter ancora dissuadere Trump da questa impostazione?
«Negoziati sono in corso a Ginevra, dove i nostri rappresentanti si sono riuniti e stanno conducendo trattative difficili, il cui esito è più che incerto».
Il presidente Zelensky ha affermato, riguardo al piano in 28 punti, che l’Ucraina ora deve scegliere se perdere la sua dignità o il suo partner chiave più importante. Riesce a comprendere la disperazione che Zelensky sta esprimendo
«Posso comprendere la disperazione dell’intera Ucraina, perché questa guerra dura ormai da quasi quattro anni, ed è per questo che il presidente Zelensky ha una posizione così netta. Non può abbandonare il Paese e noi lo sosteniamo in questa posizione».
Lei afferma di sostenerlo, ha anche detto di aver presentato una sua proposta: per lei quali sono le condizioni che l’Ucraina non dovrebbe assolutamente accettare?
«Le condizioni non negoziabili sono senza dubbio l’integrità territoriale dell’Ucraina e il diritto del Paese a esistere. Su questo non si può trattare e quindi noi, e io personalmente, sosteniamo la posizione negoziale del governo ucraino».
Questi negoziati si stanno ora concentrando in particolare sulle garanzie di sicurezza che possono essere offerte all’Ucraina. Quale ruolo concreto potrebbe svolgere l’Europa a questo riguardo? Cosa si può offrire all’Ucraina?
«Abbiamo già discusso di possibili garanzie di sicurezza qualche settimana fa a Washington. Sono grato che gli americani abbiano nuovamente manifestato la loro disponibilità a partecipare alla fornitura di garanzie di sicurezza, il ruolo degli Stati Uniti è indispensabile. Ecco perché ne stiamo discutendo con gli americani, ma ora non è il momento giusto per speculare sui dettagli».
“La Russia deve venire al tavolo. Noi vogliamo iniziare un processo ma la Russia deve venire al tavolo”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, parlando a Luanda. Il Kanzler ha anche detto di sapere che “la pace in Ucraina non può arrivare da un giorno all’altro”
(da agenzie)

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NELLA SANITÀ I CONTI NON TORNANO: I 6,3 MILIARDI STANZIATI NON BASTANO PER STIPENDI, ASSUNZIONI E CURE A PAGAMENTO

Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile

GABANELLI: “NELLE REGIONI C’È UN BUCO DA UN MILIARDO E NON CI SONO FONDI DEDICATI. LO STIPENDIO DEI MEDICI SALIRÀ A 7.386 EURO LORDI, MA ANCORA INSUFFICIENTE A COLMARE IL DIVARIO CON GLI ALTRI PAESI. LO STIPENDIO MEDIO DEGLI INFERMIERI È DI 2.500 EURO LORDI AL MESE: UNO DEI PIÙ BASSI FRA I PAESI OCSE. VA POI CONSIDERATO IL PNRR. CON LA FINE DEL PIANO SARÀ NECESSARIO TROVARE UN MILIARDO DI EURO PER L’ASSISTENZA SANITARIA DOMICILIARE AI NON AUTOSUFFICIENTI”

Dopo almeno 15 anni di sotto finanziamento della Sanità, nel 2026 il Servizio sanitario nazionale avrà a disposizione 6,3 miliardi in più. È la somma di due Leggi di bilancio: quella del 2025 per 3,9 miliardi, e quella del 2026 per 2,4. Si tratta dell’aumento più alto mai registrato in valore assoluto.
Ma basterà? La domanda s’impone perché la situazione sta sfuggendo di mano. Il 10% di italiani oggi rinuncia alle cure per motivi economici, mentre le visite specialistiche (una su due) e gli esami diagnostici (uno su tre) vengono pagati di tasca nostra per oltre 10 miliardi l’anno, a causa delle inaffrontabili liste d’attesa. In un anno ci sono state le dimissioni di 2.000 medici e 2.750 infermieri.
I medici di famiglia sono sempre meno, anche perché le loro borse di studio valgono meno della metà di quelle ospedaliere.
Prendiamo allora parametri oggettivi per vedere cosa serve e
quanto stanzia la Legge di bilancio. Su Corriere.it tutti i documenti.
Regioni: un buco da 1 miliardo Partiamo dai conti delle Regioni. Nel 2024 per mantenere gli attuali livelli di assistenza sanitaria le Regioni hanno speso 1,5 miliardi di euro in più rispetto a quanto hanno ricevuto dallo Stato: un buco quasi triplicato rispetto al 2023. Non sono rimaste indenni neanche le Regioni che tradizionalmente garantiscono una buona qualità delle cure mantenendo i conti in equilibrio, come la Toscana, che ha un buco di bilancio per 267,2 milioni, l’Emilia-Romagna per 194,2, il Piemonte per 180,6, la Liguria per 98,3 e l’Umbria per 33,9. La Legge di bilancio 2026 non prevede fondi dedicati, però la revisione al rialzo delle tariffe di rimborso per le prestazioni erogate dagli ospedali, una volta a regime, probabilmente ridurrà lo squilibrio di circa 500 milioni.
Medici in fuga Passiamo ora al personale sanitario. Tutti i calcoli si basano su stipendi lordi mensili (13 mensilità), con valori medi e arrotondati. Con il contratto 2022-2024 lo stipendio di un medico con 5-15 anni di anzianità avrà un aumento di 461 euro portando la busta paga a 6.766 euro lordi al mese.
Un confronto con i Paesi che continuano ad attrarre professionisti italiani mostra, a parità di potere d’acquisto, che in Germania i medici guadagnano in media il 36% in più, in Belgio il 21% , nel Regno Unito il 18%. Però la Legge di bilancio 2026 aggiunge altri incrementi mensili: 235 euro di indennità medica,
più 385 euro legati al rinnovo del contratto 2025-2027 (stima Aran). Con questi aumenti lo stipendio previsto nel 2027 sale a 7.386 euro, circa il 9% in più rispetto a oggi. Ma non è ancora sufficiente a colmare il divario con gli altri Paesi. Basti pensare che solo un ulteriore aumento dell’1% — pari a 74 euro al mese per ciascuno dei 127.344 medici — costa 125 milioni l’anno.
Infermieri sottopagati Lo stipendio medio degli infermieri è di 2.500 euro lordi al mese. È uno dei più bassi fra i Paesi Ocse: il 22% in meno rispetto alla media internazionale. Per allinearsi servirebbero 557 euro in più ogni mese
La Legge di bilancio 2026 copre solo una parte di questo gap: 123 euro al mese di indennità infermieristica; 138 euro al mese dal rinnovo del contratto 2025-2027 (sempre secondo le previsioni dell’Aran). In totale fanno 261 euro, cioè meno della metà di quanto servirebbe. Restano scoperti 296 euro al mese per ciascuno dei 277.000 infermieri. L’ammanco complessivo supera il miliardo.
Ma il problema non è solo lo stipendio.
Per colmare la carenza di 60.000 infermieri, con un costo pro capite di 50.000 euro annui, sono necessari 3 miliardi di euro. Un piano di assunzioni quadriennale richiederebbe 750 milioni solo nel 2026. La Legge di bilancio stanzia 300 milioni per l’assunzione di 6.000 infermieri. L’ammanco per il primo anno è di 450 milioni.
Il paradosso delle borse di studio Le borse di studio per formare i
medici di Medicina generale valgono 11.600 euro l’anno, meno della metà di quelle per le specialità ospedaliere (26.000). Uniformare le 2.600 borse richiede 37,4 milioni.
Una tassa occulta da 10 miliardi Infine le prestazioni pagate dai cittadini: in un anno spendiamo di tasca nostra 6,9 miliardi per le visite specialistiche e 3,7 miliardi per gli esami diagnostici. Riportare nel Servizio sanitario nazionale anche solo la metà di queste prestazioni richiede 3,2 miliardi. Un costo calcolato applicando le tariffe pubbliche, che sono circa il 40% in meno di quelle private. Per aumentare l’attività dentro il Servizio sanitario, ovviamente, servirebbero anche più medici. La Legge di bilancio stanzia 150 milioni per assumere 900 professionisti. È una quota troppo bassa per sostenere un trasferimento così ampio dal privato al pubblico.
Un miliardo a rischio Va poi considerato il Pnrr. Con la fine del Piano sarà necessario trovare un miliardo di euro per l’assistenza sanitaria domiciliare ai non autosufficienti, altrimenti si dovrà tagliare dalle risorse esistenti.
Sommando tutte le voci, in totale al Servizio sanitario nazionale mancano 6,8 miliardi, per colmare la distanza tra il fabbisogno stimato e le risorse effettivamente stanziate. In pratica, sarebbe
servito il doppio dei soldi messi.
Dove vanno i soldi L’Ufficio parlamentare di bilancio evidenzia come una parte importante delle risorse della manovra finisca a diversi «portatori di interessi». Tra cui: 630 milioni vanno alle aziende farmaceutiche e ai produttori di dispositivi medici per ridurre la quota che avrebbero dovuto restituire allo Stato quando la spesa supera i limiti fissati. In altre parole: Big Pharma deve restituirci dei soldi, ma gli scontiamo 630 milioni; oltre 1 miliardo in tre anni serve ad aumentare le tariffe riconosciute agli ospedali per ricoveri e riabilitazione, e una parte consistente — almeno 300-400 milioni — finirà al settore privato; 123 milioni l’anno vengono assegnati alle strutture private accreditate per aiutare gli ospedali pubblici a smaltire le liste d’attesa. Eppure i dati mostrano che i privati, negli anni, non hanno aumentato le prestazioni in convenzione, ma hanno invece continuato a privilegiare la ben più remunerativa attività a pagamento.
Milena Gabanelli,Simona Ravizza
per il “Corriere della Sera”

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