Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
GHISLERI: “LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI RITIENE CHE IL VECCHIO CONTINENTE NON SIA PRONTO A REGGERE L’URTO DI QUESTO CAMBIAMENTO DI PARADIGMA. IL 59% VEDE L’EUROPA FRENATA DALLA SUA LENTEZZA ISTITUZIONALE E DALLE SUE DIVISIONI INTERNE. E PER IL 52,3% IL FUTURO È VERSO L’AFRICA”
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha segnato uno spartiacque nella politica internazionale; forse in parte ce lo si aspettava, tuttavia non in queste dimensioni.
Non soltanto per l’inevitabile ricalibratura delle priorità statunitensi, ma soprattutto perché sta costringendo tutti gli attori globali – Europa in testa – a ridefinire il proprio posto nel mondo.
Gli italiani, a giudicare dai dati raccolti da Only Numbers, sembrano percepire con grande lucidità la portata di questo cambiamento. Quasi un cittadino su due (46,9%) percepisce che l’asse atlantico – per decenni spina dorsale della sicurezza
occidentale – si stia progressivamente spostando verso il Pacifico.
Si tratta di una sensazione trasversale agli elettorati di tutti i principali partiti, con la sola eccezione della Lega, i cui simpatizzanti continuano a mostrarsi fiduciosi nella solidità dell’architettura tradizionale (50%), rimanendo ancorati a una visione trumpiana di un Occidente compatto e prevedibile.
Questa percezione maggioritaria nel Paese intercetta un dato reale della geo-strategia contemporanea: lo sguardo degli Stati Uniti è sempre più rivolto all’Asia, al confronto con la Cina e alla competizione tecnologica, militare ed economica che caratterizza la nuova era globale
A questo bisogna aggiungere anche la mai celata simpatia del presidente Donald Trump per Vladimir Putin, un elemento che contribuisce a complicare ulteriormente il quadro strategico e a ridefinire le dinamiche interne dell’alleanza occidentale.
In questo scenario, l’elettorato leghista rimane, dunque, l’unico grande gruppo politico a non condividere pienamente questa lettura del mutamento globale, distinguendosi da un’opinione pubblica che, nel complesso, riconosce lo spostamento del baricentro strategico occidentale.
È in questo contesto di riequilibrio globale che si innesta un’altra convinzione diffusa nel Paese: la percezione di un’Europa in affanno. La maggioranza degli italiani, infatti, ritiene che il Vecchio Continente non sia pronto a reggere l’urto di questo cambiamento di paradigma.
Il 59% lo vede schiacciato tra Oriente e Occidente, frenato dalla sua lentezza istituzionale e dalle sue divisioni interne e timoroso del rischio di non disporre più del tempo necessario per riposizionarsi. Di fronte a un mondo che si sposta verso il Pacifico, l’Europa appare dunque vulnerabile e lenta, elemento che rafforza la sensazione – già emersa – di un Occidente in trasformazione e di un equilibrio internazionale sempre più precario.
Ed è proprio da questa percezione di fragilità che nasce un’altra indicazione chiara dell’opinione pubblica: se il mondo cambia, anche l’Europa deve cambiare direzione.
Ed ecco allora che, per oltre metà degli italiani (52,3%), il futuro dell’Europa dovrà guardare altrove. Non solo America, non solo Asia: l’Africa emerge come nuovo punto di riferimento, non per idealismi, ma per necessità strategica.
È vicina, ricca di materie prime, di terre rare, di energia; è giovane, è dinamica, rappresenta un mercato e un’opportunità di cooperazione senza paragoni, con un tema in più legato alla regolamentazione dei flussi migratori e alla distribuzione dei migranti all’interno dell’Unione. Una sfida che rende il rapporto con il continente africano ancora più cruciale. Mentre noi discutiamo, i cinesi investono proprio lì in porti, infrastrutture, miniere…
Una presenza imponente che sta ridisegnando le relazioni di potere nel continente africano e che rischia di lasciarci ai margini di un’area che dovrebbe essere invece una priorità europea.
L’Italia, con la sua posizione di “trampolino” nel Mediterraneo, sarebbe naturalmente avvantaggiata nel tessere relazioni, costruire partenariati, favorire scambi energetici e commerciali con l’Africa. Tuttavia, emerge un altro dato che fa riflettere: il 62,1% degli italiani è convinto che finora la diplomazia dei singoli Stati europei abbia ottenuto risultati migliori di quella dell’Unione europea.
Una percezione che fotografa il cortocircuito della politica estera comune: un’Europa che parla con cento voci, dove gli Stati spesso si muovono meglio quando agiscono da soli.
Ecco allora la domanda centrale, inevitabile: l’Italia deve trattare con l’Africa da sola o come parte dell’Europa? La risposta non è semplice. Da sola, l’Italia guadagnerebbe agilità, rapidità decisionale, una presenza diretta e meno vincolata.
Il Piano Mattei promosso da Giorgia Meloni rappresenta oggi il vero banco di prova: può diventare il ponte tra iniziativa nazionale e azione europea, oppure restare l’ennesimo progetto incompiuto
L’Africa e il Mediterraneo tornano al centro di un “risiko” globale in continua trasformazione. Gli italiani lo hanno già compreso: il tempo a disposizione si sta esaurendo. Adesso serve una politica che sappia anticipare i nuovi assetti mondiali, invece di inseguirli, conducendo il Paese verso il futuro e non semplicemente per custodire l’esistente eternando sé stessa.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA SECONDA CARICA DELLO STATO CONTINUA A STRAPARLARE SUL CASO GAROFANI: “CREDO CHE SIA MEGLIO CHE LASCI IL SUO INCARICO” … È INCREDIBILE CHE LA RAMANZINA ISTITUZIONALE AL CONSIGLIERE DEL QUIRINALE VENGA PROPRIO DAL PRESIDENTE DEL SENATO CHE, DA QUANDO È STATO ELETTO, HA CONTINUATO A FARE IL MILITANTE DI FRATELLI D’ITALIA IGNORANDO IL SUO RUOLO
“Che Meloni non c’entrasse niente era del tutto evidente. Si parla di un Consigliere che
in ambiente di tifosi, a ruota libera, si è lasciato andare improvvidamente a tutta una serie di valutazioni su governo, su Meloni”.
Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo all’evento Italia Direzione Nord in Triennale, a Milano, a proposito del caso del consigliere del Capo dello Stato Francesco Saverio Garofani.
“Se lo dice un consigliere del presidente della Repubblica non si può addossare questo pensiero al presidente, ma una critica a questo consigliere è assolutamente legittima, soprattutto se gli è stata chiesta una smentita e lui ha detto ‘si trattava di chiacchiere di amici’.
Fosse stato uno di destra oggi lo vedremo appeso ai lampioni di qualche città o cattolicamente crocifisso”, ha aggiunto. “Si tratta dei suoi personali desideri, che non sono degni di uno che fa il Consigliere del Presidente”, ha concluso.
Francesco Saverio Garofani “è il segretario del Consiglio supremo di Difesa, quello che si deve occupare della difesa nazionale. Credo che forse è meglio che quel ruolo lo lasci a qualcun altro”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo all’evento Italia Direzione Nord in Triennale, a Milano.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL MOTIVO? L’IMPOSSIBILITÀ DI CONCILIARE IL LAVORO FUORI CASA CON LA CRESCITA DI UN BIMBO PICCOLO… IN UN MONDO IN CUI LE GIOVANI FAMIGLIE NON VENGONO SUPPORTATE E PAGARE UNA BABY SITTER O UN ASILO COSTA QUANTO UNO STIPENDIO, IL GENITORE CHE GUADAGNA MENO (NORMALMENTE LA DONNA) RIMANE A CASA A CRESCERE I FIGLI – UNA INVOLUZIONE CHE CI RIPORTA INDIETRO DI UN SECOLO
Negli Stati Uniti le donne stanno abbandonando in massa il mondo del lavoro (retribuito). Almeno 455 mila hanno smesso di lavorare fuori casa solo tra gennaio e agosto di quest’anno, secondo i dati dell’Ufficio di statistica del lavoro americano (che attualmente non vengono più aggiornati, a causa della chiusura del governo americano). Il dato è ancora più alto nel confronto con l’anno scorso: 600 mila donne in meno che lavorano. La Cnn la chiama «She-cession», un gioco di parole tra recessione e «lei» («She», in inglese).
«Da quasi 80 anni, da quando il Bureau of Labor Statistics americano ha iniziato a suddividere i dati per genere, almeno una cosa è certa: le donne hanno guadagnato terreno rispetto agli uomini» scrive l’Economist. «Ora qualcosa è cambiato. Sebbene la partecipazione degli uomini sia stabile, le donne stanno abbandonando la forza lavoro. Da un picco post-Covid del 57,7% nell’agosto 2024, il loro tasso di partecipazione è sceso di quasi un punto percentuale, al 56,9%, il che implica che oltre 600 mila donne hanno abbandonato il lavoro».
Ma da cosa dipende?
Il rapporto di Kpmg indica un fattore decisivo: le difficoltà delle giovani madri a conciliare lavoro fuori casa e lavoro «Dalla fine del 2023, le donne con figli piccoli stanno abbandonando il mondo del lavoro. Quelle con un diploma universitario o
superiore stanno guidando queste perdite. Nello stesso periodo, gli uomini con figli piccoli hanno aumentato la loro partecipazione alla forza lavoro», si legge nel rapporto.
«I due cali più significativi nella partecipazione alla forza lavoro si sono registrati tra le donne con una laurea o un titolo superiore o senza laurea il cui figlio più piccolo ha meno di cinque anni. Gli aumenti più significativi si sono registrati tra le donne senza laurea e senza figli, gli uomini senza laurea il cui figlio più piccolo ha tra i 5 e i 18 anni e le donne con una laurea o un titolo superiore e senza figli».
Ma perché questa regressione? I dati parlano chiaro: la crisi del lavoro retribuito delle donne è una crisi dell’assistenza all’infanzia. In altre parole, le donne americane non hanno smesso di lavorare, ma sono passate dal lavorare fuori casa con uno stipendio a lavorare a casa senza essere pagate (per risparmiare i costi per la cura dei figli). E questo dipende principalmente da due fattori: l’assistenza all’infanzia in America è diventata molto più cara
la riduzione dello smart working, il lavoro remoto, ha reso per molte donne inconciliabile l’assistenza ai figli con il lavoro retribuito
Nell’insieme tutti questi fattori hanno fatto sì che in molte famiglie al genitore che guadagna meno convenga restare a casa piuttosto che pagare qualcuno per badare ai figli in modo da poter lavorare. Quel genitore, per ragioni economiche e sociali è quasi sempre la madre.
La tendenza a lasciare a casa la madre è acuita ancora di più dall’ideologia dell’amministrazione Trump. Come ha scritto Jessica Grose sul New York Times, quando il governo Trump parla di lavoro, parla praticamente solo di lavoratori uomini. Non solo, l’amministrazione Trump ha tagliato i fondi del Women’s Bureau, l’agenzia del Dipartimento del Lavoro che sostiene il lavoro delle donne, definendola «un ufficio politico inefficace che è un relitto del passato».
«Gli autori del Progetto 2025 (il piano per la presa del potere della destra reazionaria, ndr) hanno accusato Women’s Bureau di perpetuare “un programma di ricerca e impegno politicizzato”» scrive Grose. La giornalista dell’American Conservative Helen Andrews, in un discorso alla National Conservatism conference diventato virale, ha persino sostenuto che l’ingresso delle donne nel lavoro in settori tradizionalmente maschili sia la vera minaccia alla civiltà occidentale e la radice di quella che la destra Maga americana ritiene l’origine di tutti i mali, la «wokeness».
«La “wokeness” non è una nuova ideologia, una conseguenza del marxismo o il risultato della disillusione post-Obama. Si tratta semplicemente di modelli di comportamento femminili applicati a istituzioni in cui fino a poco tempo fa le donne erano poche» scrive Andrews.
Visto che l’amministrazione Trump ha fatto della guerra contro la wokeness uno dei suoi principali obiettivi, dal ragionamento di Andrews discende che è in guerra anche contro il lavoro
femminile. I dati dimostrano che la sta vincendo.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
RISULTATO? DMITRIEV SI È INTORTATO WITKOFF, COMPLETAMENTE DIGIUNO DI POLITICA INTERNAZIONALE E DIPLOMAZIA, CON VIAGGI MULTIPLI A MIAMI, PACCHE SULLE SPALLE E PROMESSE DI BUSINESS
Kirill Dmitriev, il manager che ha trattato per Mosca il «piano di pace», non ha niente
degli uomini dei quali Vladimir Putin si è sempre circondato. È nato cinquant’anni fa a Kiev. Non ha vissuto il crollo dell’Unione Sovietica perché a 14 anni si è trasferito negli Stati Uniti, per poi laurearsi a Stanford e Harvard.
Non ha ufficialmente esperienze nei servizi segreti, ne ha invece a McKinsey e Goldman Sachs prima di rientrare a Mosca (dove guida un fondo di governo «per gli investimenti diretti»). Non pratica un’esplicita opacità, al contrario pare sempre più impegnato a coltivare il proprio profilo sui social e sui media globali.
Per questo la sua presenza a Miami alla fine del mese scorso è un segno dei tempi. Donald Trump aveva appena firmato le sue prime sanzioni contro la Russia, prendendo di mira le major del petrolio Rosneft e Lukoil a valere dal 21 novembre. Quelle misure sono ora rinviate al 13 dicembre per l’obbligo di cessione delle attività estere, ma restano in vigore per l’export del greggio: da oggi gli addetti di Litasco, la società di trading di Lukoil, non saranno al lavoro.
Anche per questo, le mosse di Dmitriev appaiono parte di una sequenza studiata. Per arrivare a Miami a fine ottobre l’emissario di Vladimir Putin deve aver avuto un’esenzione speciale, perché il suo nome figura nella lista delle sanzioni di Washington (ma non di Bruxelles).
La stessa scelta del Cremlino di affidarsi a lui non è un caso. Dmitriev rappresentò Putin già all’incontro segreto del 2017 fra
Erik Prince, emissario informale del neo-eletto Trump al suo primo mandato, e Zayed al-Nahyan, che guidava il fondo sovrano di Abu Dhabi.
Ora Dmitriev continua a gestire gli interessi del dittatore, senza delega a spostare una sola virgola di testa propria ma con un tocco perfettamente levigato.
Ai russi serviva un profilo che combaciasse con quelli di Steve Witkoff e Jared Kushner, rispettivamente socio in affari e genero di Trump: nessuno dei due ha un mandato a trattare sull’Ucraina a nome della Casa Bianca, ma per entrambi vale molto di più il legame personale con il presidente.
Così ha preso forma il paradosso di Miami: le due diplomazie più robuste dell’ultimo secolo, Washington e Mosca, soppiantate da tre uomini di business in una partita che deciderà il futuro dell’Europa.
Ne sono usciti i 28 punti di un piano che ha preso forma in vari mesi, benché porti i segni dell’imperizia professionale di entrambe le parti.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
“SE VADO VIA MI SEGUONO TUTTI”… “DUECENTO AZIONI LEGALI CONTRO DI NOI, NON HO MAI PERSO UNA CAUSA”
Sigfrido Ranucci si racconta oggi in un’intervista al Foglio. E a Salvatore Merlo dice: «Non sono un martire». Nel colloquio rivela di aver avuto una sola tessera di partito: «Quella della Dc. Corrente sbardelliana». Ovvero dell’andreottiano Vittorio Sbardella: «Me la fecero loro quando ero ragazzo, neanche lo sapevo». È figlio di un brigadiere della finanza, e per questo «su alcune cose ho idee vicine alla destra legalitaria». Ma si definisce un cattocomunista.
La Garbatella
Ranucci racconta di essere cresciuto alla Garbatella: « Com’era chiamarsi Sigfrido alla Garbatella? Beh, pensate che mi chiamavano Lello». E dichiara: «Non entrerò mai in politica. Non mi interessa, e non mi identifico in nessuno dei partiti che adesso mi tirano per la giacchetta». Sui partiti a lui vicini dice: « Il Pd mi dà solidarietà ufficiale. Ma non è che mi amino particolarmente. Anzi». Il M5s: «E una parte dei 5 Stelle ha sempre pensato che noi fossimo roba loro, che dovessimo trattarli con riguardo. E invece no». Ricorda: «Ho due o tre processi aperti, su un totale di circa duecento atti di citazione e altre azioni legali. Ma finora non ho mai perso una causa».
Il nome Sigfrido
Lo hanno chiamato Sigfrido «per via del nonno. In famiglia c’era una passione per Wagner». Ma poi è difficile «immaginare l’Anello dei Nibelunghi alla Garbatella… Infatti, mi chiamavano tutti Lello». Sulla bomba dice: «Il 15 settembre abbiamo scoperto mitragliatrici nascoste in un cantiere navale. Le abbiamo collegate a dei prestanome della camorra che trafficano armi verso la Libia». E precisa: «L’unica cosa certa è che la politica non c’entra assolutamente nulla, e non ho mai pensato né detto il contrario». E parla dello ì spettacolo “Diario di un trapezista”, ispirato dal suo libro “La scelta”, che porterà in scena all’inizio del prossimo anno.
La raccomandazione
Poi Ranucci spiega come è entrato in Rai: «Entrai in Rai con la raccomandazione della segretaria di un dirigente cui davo lezioni di tennis». Racconta: «Era il 1989 e la raccomandazione era di una signora, la segretaria di un alto dirigente di Viale Mazzini,
che avevo conosciuto perché le davo lezioni di tennis. Mi facevo pagare in nero. E meno male che allora non c’era ‘Report’ perché mi avrebbero fatto il paiolo».
Infine, su La7: «»Ho incontrato Cairo, e abbiamo parlato per oltre due ore. Un dialogo molto bello. Ero stato contattato per fare un libro con la sua casa editrice, ma poi abbiamo parlato anche di televisione». Però dice: «Io vorrei rimanere in Rai. Ma dipenderà dalla Rai, non da me».
Il nuovo Report
Anche perché «il nome ‘Report’ non può andare su La7: è un marchio di proprietà della Rai. Ma un ‘New Report’ sì, ci può andare». E con lui verrebbe tutta la squadra. «Se mi sposto io, qua non ci rimangono nemmeno i cassetti. Perché è un segnale. Significa che ‘Report’ non ha più la libertà di fare quello che ha fatto fino ad adesso».
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
L’ATTIVITA’ DI “GUARITRICE SPIRITUALE” CON I BAMBINI DAVANTI ALLA WEBCAM
Catherine Louise Birmingham, la mamma dei tre bambini nel bosco, gestisce un canale
YouTube e un sito. Lì promuove il suo libro e le attività di «guaritrice spirituale», con i bambini davanti alla webcam. A raccontarlo è Il Giornale, che spiega come nei video Catherine sostiene di essere stata «costretta a fuggire dalla nostra proprietà». Si parla dell’intossicazione da funghi velenosi del settembre 2024. Nell’occasione i servizi sociali hanno cominciato a interessarsi alla famiglia. La reazione è stata quella di «scappare al nord», facendo perdere le tracce.
L’allontanamento dei bambini
L’allontanamento dei bambini risale al 13 novembre scorso. Ed arriva dopo un anno di liti con i genitori. I servizi sociali parlano chiaro: «preoccupante negligenza genitoriale», «mancata frequentazione di istituti scolastici», «isolamento». Il tribunale chiedeva «una relazione tecnica sulla sicurezza» e «accertamenti sulla condizione dei minori». Ma c’è di più. Quando gli viene chiesto un certificato medico indispensabile per visite neuropsichiatriche e analisi del sangue per i bambini, i genitori rifiutano il controllo obbligatorio. Poi impongono una condizione: «Consentiremo gli accertamenti solo se ci verranno corrisposti 50 mila euro per ciascun minore».
Una richiesta di soldi piuttosto strana, soprattutto alla luce della volontà di vivere senza «lo stress delle bollette, i soldi creano sempre caos». Negli anni i coniugi hanno attivato due raccolte fondi online: una da 10mila euro, con soli 2.500 raccolti; l’altra da 25mila dollari, con 17.700 effettivi. Sulla scuola, i genitori non hanno mai esibito la dichiarazione annuale necessaria per praticare l’unschooling. Hanno prodotto solo un certificato di
una scuola privata di Brescia agli assistenti sociali, ma mai depositato ufficialmente. Quanto all’abitazione, il tribunale segnala: «assenza di agibilità, impianto elettrico, idrico e termico e condizioni di sicurezza, igiene e salubrità», con rischio di patologie polmonari.
(da Open)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL PIANO TRUMP “PROMETTE PROFITTI AGLI AMERICANI E SODDISFA QUASI TUTTE LE RICHIESTE DI PUTIN”
Una nuova bozza per la pace tra Ucraina e Russia. Che riflette gli «interessi internazionali» di Kiev. In vista di un accordo che «deve rispettare pienamente la sovranità dell’Ucraina e garantire
una pace sostenibile e giusta». La dichiarazione congiunta di Washington e Kiev dopo i colloqui a Ginevra apre un nuovo round dopo i 28 punti del piano americano contestati dall’Europa e da Zelensky. Ma ora dovrà parlare la Russia. Intanto l’Unione Europea propone 24 emendamenti al piano di Donald Trump. E il cancelliere tedesco Merz dice che la linea rossa sono i territori. Mentre Oleksiy Melnyk, condirettore del think tank ucraino Razmukov Centre, dice che l’Ucraina «può resistere, sì, ma non so per quanto tempo e con quanta efficacia».
Gli emendamenti Ue al piano Usa per la pace in Ucraina
La controproposta europea è stata formulata da Francia, Germania, Regno Unito e Commissione Ue. Punta sulla sovranità ucraina. Ovvero i territori da consegnare o non consegnare alla Russia. Repubblica fa sapere che il documento composto di 28 punti – anche se quattro sono la cancellazione in toto di alcune proposte avanzate da Trump – corregge la linea americana. A partire dalle concessioni territoriali e dalle garanzie di sicurezza. E sull’esercito alzano il limite del numero dei soldati da 600 mila a 800 mila con una postilla: «In tempo di pace». Il negoziato sui territori inizierà «dalla Linea di Contatto» e non dal riconoscimento di fatto di alcune aree come russe. Mentre gli Usa dovranno garantire con l’Ue la sicurezza di Kiev. Secondo una sorta di articolo 5 della Nato che era la vera novità della bozza americana.§
La sovranità ucrain
Nel primo articolo della bozza si segnala: «La sovranità ucraina da riconfermare». Al punto 9 si legge che «I caccia Nato saranno stanziati in Polonia», mentre la formulazione trumpiana parlava di «caccia europei». Mentre al punto 13 si sottolinea che il ritiro delle sanzioni alla Russia «sarà discusso e concordato in fase e caso per caso». Il rispetto dell’accordo sarà garantito da Usa, Ucraina, Russia e Ue. E quindi non solo dagli Stati Uniti. Al punto 27 si offre a Trump un ruolo prioritario: «Questo accordo sarà legalmente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita da un Consiglio di Pace, presieduto dal Presidente Donald J. Trump».
La possibilità di sostenere l’Ucraina senza gli Usa
Intanto gli europei si preparano anche al piano B. Ovvero alla possibilità di sostenere l’Ucraina senza gli Usa. Il primo punto è l’intelligence. Lo spionaggio dallo spazio, dal cielo, dalle antenne che captano le comunicazioni serve agli ucraini per anticipare gli attacchi dei russi e per programmare i raid sul territorio di Vladimir Putin. Per questo le risorse ci sono, ma vanno messe in rete. Tra queste costellazioni di satelliti che offrono riprese con una risoluzione leggermente inferiore a quelli militari ma coprono l’intero pianeta. Poi ci sono le armi. Lo scudo di Kiev contro i bombardamenti da giugno riceve pochissimi missili terra-aria: le donazioni americane sono finite e il programma Purl – vendite dagli Usa pagate dai Paesi Ue – si sta dimostrando lentissimo.
Le riserve Ue
L’Ue può aiutare l’Ucraina soltanto dando fondo alle sue riserve. Repubblica spiega che Berlino, Atene, l’Aia, Stoccolma, Bucarest, Madrid hanno centinaia Patriot, ritenuti indispensabili per la sicurezza nazionale. Lo stesso vale per gli Aster 30 di Londra, Parigi, Roma che servono per le batterie Samp-T, due delle quali presenti in Ucraina ma rimaste senza proiettili. Mentre nel 2026 in Germania dovrebbe entrare in funzione una fabbrica di Patriot. Anche se c’è da considerare il versante di Mosca. Dove anche Putin ha bisogno di chiudere in fretta il conflitto.
La Russia ha dovuto fronteggiare il crollo del prezzo del petrolio e quindi delle sue entrate. È stata obbligata a introdurre tasse impopolari. Mentre la macchina del reclutamento soffre degli storici problemi. Diplomatici e generali dell’Ue vedono questa prospettiva come l’opportunità per trattare oggi una pace in condizioni accettabili per Kiev. Mentre i 28 punti di Trump vengono letti come una replica dell’accordo siglato dallo stesso presidente in Afghanistan, senza coinvolgere gli alleati.
Il cancelliere Merz e la linea rossa
Intanto il cancelliere Merz spiega che «le condizioni non negoziabili sono senza dubbio l’integrità territoriale dell’Ucraina e il diritto del Paese a esistere. Su questo non si può trattare e quindi noi, e io personalmente, sosteniamo la posizione negoziale del governo ucraino». Poi elogia gli Usa: «Sono grato che gli americani abbiano nuovamente manifestato la loro disponibilità a partecipare alla fornitura di garanzie di sicurezza, il ruo
lo degli Stati Uniti è indispensabile. Ecco perché ne stiamdiscutendo con gli americani, ma ora non è il momento giusto per speculare sui dettagli». Infine, sulle truppe tedesche in Ucraina: «Sono tutte speculazioni prive di attinenza con la situazione attuale. Adesso stiamo cercando di porre fine a questa guerra, o almeno di raggiungere un cessate il fuoco. E se ci riusciremo, avremo già fatto molto. Dopodiché inizierà il vero lavoro».
Quanto può resistere l’Ucrain
Oleksiy Melnyk, condirettore del think tank ucraino Razmukov Centre, spiega infine che «senza le armi e l’intelligence americane l’Ucraina può resistere, sì, ma non so per quanto tempo e con quanta efficacia». Perché, per esempio, «senza l’allerta Usa sui droni Shahed e i missili balistici avremo più vittime civili e più distruzioni. È anche vero che gli europei hanno aumentato la produzione di munizioni e droni, oggi possono dare più di prima». Sul Donbass «l’Ucraina è in inferiorità numerica e di fuoco. I successi russi, però, sono sopravvalutati: Mosca occupa circa il 20 per cento del nostro territorio, Crimea inclusa, e in due anni di offensiva ha conquistato meno dell’1 per cento in più al prezzo di perdite enormi. Con questi ritmi le servirebbero almeno altri due anni per arrivare ai confini amministrativi del Donbass».
Il piano Trump
§Melnyk dice che quando ha letto il piano di Trump ha pensato «a un falso. Sembrava scritto a Mosca e tradotto in inglese. In tal
senso, sono arrivate anche delle conferme. Così com’è, è un piano di capitolazione: promette profitti agli americani e soddisfa quasi tutte le richieste di Putin». Infine, Zelensky: «Non deve scegliere Trump o l’Europa, servono Trump e l’Europa. Bisogna coordinarsi con Ue e Regno Unito, con cui abbiamo comuni interessi di sicurezza, e presentare a Washington una posizione unitaria sulle linee rosse da non attraversare. Uno stop agli aiuti colpirebbe anche gli Usa: la loro industria oggi guadagna sulle vendite finanziate dagli europei». Il piano prevede un tetto alle forze armate ucraine di 600 mila soldati. Per gli europei si può arrivare a 800 mila. «Non è una questione di numeri, ma di principio. Nessuno dall’esterno, soprattutto lo Stato aggressore, può dire a un Paese sovrano quanti soldati deve avere. Altrimenti la sovranità viene limitata».
(da Open)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
USA APERTI A MODIFICHE
Uso degli asset russi congelati per compensare l’Ucraina, garanzie a Kiev sulla scorta di
un’intesa che ricordi l’articolo 5 del Trattato Nato, mantenimento delle difese ucraine, negoziati territoriali che partano dall’attuale linea del fronte.
Sono questi alcuni dei punti che, secondo le indiscrezioni circolate sui media internazionali, fanno parte della controproposta con cui i leader europei hanno ribattuto al piano di Donald Trump per porre fine alla guerra russa in Ucraina. Ecco i dettagli
La controproposta dell’Europa
Reuters ha visionato il testo della controproposta europea al piano di pace in 28 punti degli Stati Uniti per l’Ucraina. La controproposta è stata redatta da Regno Unito, Francia
Germania ed esamina punto per punto il piano Usa, suggerendo modifiche e cancellazioni.
Sovranità e integrità territoriale
Vediamo i nodi principali. Nel testo, l’Europa respinge le richieste della Russia sulla cessione del territorio non occupato a est: “La sovranità dell’Ucraina è rispettata e riconfermata”. Le questioni territoriali saranno discusse e risolte solo dopo un cessate il fuoco “completo e incondizionato”. I negoziati territoriali partiranno dall’attuale linea di controllo. Una volta definite le questioni territoriali, Russia e Ucraina si impegneranno a non modificarle con la forza. L’Ucraina riprenderà il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia e della diga di Kakhovka e godrà di passaggi senza ostacoli sul fiume Dnipro.
Sicurezza e difesa
L’Ucraina non sarà costretta a rimanere neutrale e dovrà avere “solide garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti”, con un accordo simile all’articolo 5 della Nato, per prevenire future aggressioni. Le dimensioni della sua industria militare non saranno limitate. Per Reuters, il piano europeo prevede che in tempo di pace le forze ucraine possano arrivare a 800mila unità (gli Usa chiedevano 600mila). Inoltre per gli europei l’adesione dell’Ucraina alla Nato – negata dal piano Trump – dipenderà dal consenso all’interno dell’Alleanza. L’Ucraina diventerà membro Ue
Asset e sanzioni
L’Ucraina sarà ricostruita e risarcita finanziariamente, “anche attraverso i beni sovrani russi che rimarranno congelati fino a quando la Russia non risarcirà i danni”. Le sanzioni imposte alla Russia potrebbero essere soggette a un graduale allentamento una volta raggiunta la pace, ma potrebbero essere ripristinate in caso di violazione dell’accordo di pace.
Il monitoraggio
Verrà introdotto un monitoraggio internazionale sul cessate il fuoco, guidato dagli Stati Uniti, da parte dei partner dell’Ucraina. Sarà fatto prevalentemente da remoto, utilizzando satelliti, droni e altri strumenti tecnologici.
Il fronte umanitario
La Russia rimpatrierà tutti i bambini ucraini deportati illegalmente e le parti in conflitto concorderanno per uno scambio di tutti i prigionieri di guerra, secondo il principio del “tutti per tutti”. La Russia si impegnerà a rilasciare i detenuti civili.
I punti della controproposta europea§
Ecco i punti della controproposta europea al piano di pace Usa per l’Ucraina, secondo l’agenzia di stampa Reuters.
1) La sovranità dell’Ucraina deve essere riconfermata.
2) Sarà raggiunto un accordo totale e completo di non aggressione tra Russia, Ucraina e Nato. Tutte le ambiguità degli ultimi trent’anni saranno risolte.
3) Il punto 3 del piano Usa è stato cancellato. La Reuters spiega che in una bozza del piano statunitense c’era scritto: “Ci sarà
l’aspettativa che la Russia non invada i suoi vicini e che la Nato non si espanda ancora”.
4) Dopo che un accordo di pace sarà firmato, verrà avviato un dialogo tra Russia e Nato per affrontare tutte le questioni di sicurezza e creare un ambiente di de-escalation che garantisca la sicurezza globale e favorisca opportunità di connettività e di sviluppo economico futuro.
5) L’Ucraina riceverà solide garanzie di sicurezza.
6) In tempo di pace, l’esercito ucraino sarà limitato a 800mila effettivi.
7) L’adesione dell’Ucraina alla Nato dipenderà dal consenso dei membri della nato, che al momento non c’è.
8) La Nato accetta di non dislocare in modo permanente truppe sotto il suo comando in Ucraina in tempo di pace.
§9) I caccia della Nato saranno di stanza in Polonia.§10) Garanzia statunitense che rispecchi l’Articolo 5: Gli Stati Uniti riceveranno un risarcimento per la garanzia
– Se l’Ucraina invade la Russia, perde la garanzia
– Se la Russia invadesse l’Ucraina, oltre a una robusta risposta militare coordinata, tutte le sanzioni globali verrebbero ripristinate e qualsiasi riconoscimento dei nuovi territori o tutti gli altri benefici derivanti da questo accordo verrebbero ritirati.
L’Ucraina ha i requisiti per l’adesione all’Ue e otterrà un accesso preferenziale al mercato europeo a breve termine, mentre questa adesione viene valutata
Un solido pacchetto globale di ricostruzione per l’Ucraina, che
include, a titolo esemplificativo ma non esaustivo:
a. Creazione di un fondo per lo sviluppo dell’Ucraina per investire in settori ad alta crescita, tra cui tecnologia, data center e progetti legati all’intelligenza artificiale.
b. Gli Stati Uniti collaboreranno con l’Ucraina per ripristinare, ampliare, modernizzare e gestire congiuntamente le infrastrutture ucraine del gas, inclusi oleodotti e impianti di stoccaggio.
§c. Uno sforzo congiunto per riqualificare le aree colpite dalla guerra, ricostruendo, riqualificando e modernizzando città e aree residenziali.
d. Sviluppo delle infrastrutture.
e. Estrazione di minerali e risorse naturali.§f. La Banca Mondiale svilupperà uno speciale pacchetto di finanziamenti per accelerare questi interventi.
La Russia sarà progressivamente reintegrata nell’economia globale:
§a. L’alleggerimento delle sanzioni sarà discusso e concordato in fasi e caso per caso
b. Gli Stati Uniti stipuleranno un accordo di cooperazione economica a lungo termine per perseguire lo sviluppo reciproco nei settori dell’energia, delle risorse naturali, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale, dei data center, delle terre rare, dei progetti congiunti nell’Artico, nonché di varie altre opportunità aziendali reciprocamente vantaggiose.
c. La Russia sarà invitata a tornare nel G8.
L’Ucraina sarà completamente ricostruita e risarcita economicamente, anche attraverso i beni sovrani russi che rimarranno congelati finché Mosca non compenserà i danni causati all’Ucraina
Sarà istituita una task force congiunta per la sicurezza con la partecipazione di Stati Uniti, Ucraina, Russia ed Europa per promuovere e far rispettare tutte le disposizioni dell’accordo.La Russia sancirà per legge una politica di non aggressione nei confronti dell’Europa e dell’Ucraina.
Gli Stati Uniti e la Russia concordano di estendere i trattati sulla non proliferazione e il controllo nucleare, incluso il trattato Fair Start.
L’Ucraina accetta di rimanere uno Stato non nucleare ai sensi del Tnp.
La centrale nucleare di Zaporizhia verrà riavviata sotto la supervisione dell’Aiea e l’energia prodotta sarà equamente ripartita al 50% tra Russia e Ucraina.
L’Ucraina adotterà le norme dell’Ue sulla tolleranza religiosa e sulla tutela delle minoranze linguistiche.
Riguardo ai territori, l’Ucraina si impegna a non recuperare il proprio territorio occupato con mezzi militari. I negoziati sugli scambi territoriali inizieranno dalla Linea di Contatto.
Una volta concordati i futuri accordi territoriali, sia la Federazione Russa sia l’Ucraina si impegnano a non modificarli con la forza. Eventuali garanzie di sicurezza non saranno applicate in caso di violazione di tale obbligo.
§
La Russia non ostacolerà l’uso del fiume Dnipro da parte dell’Ucraina per scopi commerciali e saranno raggiunti accordi affinché le spedizioni di grano possano circolare liberamente attraverso il Mar Nero.
Sarà istituito un comitato umanitario per risolvere le questioni aperte:
Tutti i prigionieri e i corpi saranno scambiati secondo il principio del “tutti per tutti”.
Tutti i detenuti civili e gli ostaggi saranno liberati, compresi i bambini
Sarà avviato un programma di ricongiungimento familiare
Saranno adottate misure per affrontare le sofferenze delle vittime del conflitto.
*L’Ucraina terrà le elezioni il prima possibile dopo la firma dell’accordo di pace.
Saranno adottate misure per far fronte alle sofferenze delle vittime del conflitto
Questo accordo sarà giuridicamente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita da un Consiglio per la Pace, presieduto dal presidente Donald J. Trump. Saranno previste sanzioni in caso di violazione.
Dopo che tutte le parti avranno accettato questo memorandum, il cessate il fuoco entrerà immediatamente in vigore non appena entrambe le parti si saranno ritirate dalle posizioni concordate per l’inizio dell’attuazione dell’accordo. Le modalità del cessate il fuoco, incluso il monitoraggio, saranno concordate da entrambe
le parti sotto la supervisione degli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2025 Riccardo Fucile
CHI LO STAVA “ESAMINANDO” AVEVA ROTTO LE SCATOLE DI BIRRA E NASCOSTO DENTRO DEI TRUCCHI: “NOI SIAMO CASSIERI, NON RESPONSABILI DELL’ANTITACCHEGGIO”….LE PERSONE COLPITE SONO VICINE ALLA PENSIONE E MAGARI HANNO STIPENDI PIÙ ALTI PER GLI SCATTI DI ANZIANITÀ
Il mondo gli è crollato senza che lui avesse il tempo di accorgersene. Licenziato in tronco da Pam per aver fallito il “test del carrello” nel punto vendita di Porta Siena. Con l’azienda che per altro non intende tornare indietro sul suo allontanamento, così come su quelli degli altri lavoratori coinvolti nella stessa pratica tra Livorno e Roma.
Beffa nella beffa per Fabio Giomi, 62enne di Poggibonsi, costretto a convivere con le paure del momento e con un clamore mediatico inaspettato.
Da quando tempo lavorava in azienda?
«Dal 2012. Prima era interinale come addetto agli scaffali. Poi poco dopo sono stato assunto e spostato alle casse».
I sindacati raccontano di un ambiente di lavoro difficile, con frequenti richiami e sanzioni. È sempre stato così?
«Le cose sono peggiorate da circa un anno. Specialmente nei confronti dei cassieri. I controlli si sono inaspriti e le contestazioni erano all’ordine del giorno».
Lei ha fatto riferimento ai cassieri, ma è emerso che anche merce esposta male o fuori posto poteva generare provvedimenti.
«Si, è il clima generale che è cambiato. Il benessere e la salute dei lavoratori non ne guadagnano».
Per le sigle sindacali però le “punizioni” non sono causali, ma riguardano figure bene precise. È così?
«Ci può stare, considerando che le persone colpite sono vicine alla pensione e magari hanno stipendi più alti per gli scatti di anzianità. L’azienda non si è esposta in merito, quindi si può pensare tutto».
Tra i lavoratori il clima interno come è?
«C’è un discreto affiatamento».
Ha ricevuto solidarietà da parte dei suoi ex colleghi?
«Da qualcuno sì, mentre altri non mi hanno cercato».
La causa del suo licenziamento viene ravvisata nel “test del carrello” fallito. Siete addestrati per queste prove?
«No, io non ho mai avuto contezza che si potessero fare questi test. Anzi, non ne ha avevo mai sentito parlare».
Eppure uno lo aveva superato.
«Si, era accaduto qualche mese prima. Però non era complicato come quello che mi hanno fatto, con gli articoli nascosti dentro le casse della birra».
Gli hanno contestato subito l’errore?
«Si, hanno rotto le scatole di birra e dentro erano nascosti rossetti, matite per gli occhi, per le labbra, lacci pe capelli. Tutte cose molto piccole».
Poi cosa è successo?
«Il 13 ottobre è arrivata la contestazione e il 28 la lettera di licenziamento».
Dei test non ne era a conoscenza, ma vi hanno mai chiesto di svolgere controlli come forze dell’ordine?
«Ci hanno fatto vedere un video a scopo formativo. Noi siamo cassieri, non responsabili dell’antitaccheggio. Davanti al supermercato per altro c’è un servizio di vigilanza».
Come sta vivendo le sue giornate?
«È un periodo difficile. In un primo momento è stato drammatico e l’ho accusato. Non mi sembrava vero quello che mi era successo. Poi ho dovuto parlarne con la mia famiglia. Ora c’è ansia e preoccupazione per il futuro, per le spese. Però ho cercato di non lasciarmi andare».
Quanto le manca alla pensione?
«Le regole cambiano di continuo ma dovrebbero essere cinque anni».
(da Corriere della Sera)
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