Destra di Popolo.net

MAXI SCONTI SUI RISARCIMENTI E MANI LIBERE DAI CONTROLLI: L’ALLARME DEI GIUDICI SULLA RIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

IL GOVERNO VUOLE RIDIMENSIONARE IL RUOLO DELLA CORTE E INDEBOLIRE I CONTROLLI SULLA LEGALITA’ E SUL CORRETTO USO DEL DENARO PUBBLICO

L’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti rilancia l’allarme sulla riforma della magistratura contabile proposta dalla maggioranza di governo, alla vigilia dell’ultimo voto sul disegno di legge in Senato. Secondo i giudici, il testo ridimensiona in modo significativo il ruolo della Corte e indebolisce i meccanismi di salvaguardia della legalità e del corretto utilizzo delle risorse pubbliche. “Si passerà da tutelare il patrimonio dei cittadini a proteggere quello degli amministratori”, spiega la giudice Paola Briguori, nel corso di una conferenza stampa convocata dai vertici dell’Associazione.
Sull’obiettivo di limitare il potere della Corte, d’altronde, Giorgia Meloni è stata chiara. Il 28 ottobre scorso, all’indomani della bocciatura, da parte dei giudici contabili, della delibera del Governo che dava il via libera al progetto del ponte sullo Stretto di Messina, la presidente del Consiglio aveva tuonato: “La riforma della Corte dei Conti rappresenta la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di Governo, sostenuta dal Parlamento”.
I rappresentanti dell’Associazione dei magistrati contabili non vogliono alimentare lo scontro politico, ma contestano diversi punti nel merito del disegno di legge. Il principale è la norma che fissa un limite al risarcimento dovuto dagli amministratori responsabili di danno erariale per colpa grave. Il meccanismo prevede che la somma da pagare dovrà essere solo il 30 percento del danno causato. Oppure, se la cifra è minore, il doppio dello stipendio del soggetto responsabile. “Chi pagherà il resto? I cittadini – dice Paola Briguori -. Prendiamo l’esempio dei fondi europei: se sono spesi male vanno restituiti integralmente. Ma se il risarcimento è solo il 30 percento, il restante 70 percento dovrà essere coperto con le tasse di tutti”.
Non solo, in questo modo verrà meno l’effetto deterrenza, come spiega la consigliera della Corte dei Conti Elena Papa: “il tetto demotiverà la maggior parte degli amministratori che si impegnano a gestire bene il denaro pubblico, perché anche chi non lo fa non avrà conseguenze”. Per i partiti di governo invece la noma serve a combattere la cosiddetta paura della firma. Ma secondo l’Associazione dei magistrati contabili – oltre a presentare rischi di costituzionalità – la misura non produrrà gli effetti sperati. “L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire una semplificazione delle procedure a monte – dice il presidente Donato Centrone -. Invece è molto più semplice ridurre in coda le responsabilità di cui l’amministratore è chiamato a rispondere”.
Nelle audizioni in parlamento, l’Associazione aveva suggerito delle strade alternative per raggiungere il risultato, ma nessuna proposta è stata accettata. E il presidente Centrone non si fa
illusioni sul fatto che possa essere accolto l’ultimo appello al parlamento, perché prenda più tempo per esaminare il testo. Al contrario, l’aula è stata convocata addirittura il 27 dicembre per un esame sprint del ddl: il governo vuole l’approvazione prima del 31 dicembre. A fine anno infatti scade lo scudo erariale, che negli ultimi cinque anni ha protetto gli amministratori pubblici. “Ma le mani libere concesse dallo scudo non hanno portato a un incremento dell’efficienza amministrativa”, sostengono i consiglieri dell’Associazione dei giudici contabili.
Il silenzio assenso sugli atti pubblici
Al posto dello scudo erariale, ora saranno le nuove norme a ridurre di molto le responsabilità, nei casi di malagestione del denaro pubblico. Oltre al limite ai risarcimenti, c’è l’introduzione di due diversi meccanismi di silenzio assenso. Il primo vale per i pareri chiesti alla Corte dei Conti dalle amministrazioni pubbliche, sull’interpretazione di atti relativi al Pnrr e al Piano Nazionale Complementare: se la risposta non arriverà entro 30 giorni, chi firma gli atti sarà esentato da eventuali responsabilità. “Il rischio è di incentivare richieste di parere strumentali – argomenta il Consigliere della Corte Angelo Quaglini – fatte non per avere una interpretazione corretta, ma un’esenzione di responsabilità”.
Stessa meccanismo varrà anche per tutti gli atti sottoposti a controllo preventivo: il mancato riscontro da parte della magistratura contabile nei termini previsti si tradurrà in un via libera al provvedimento. Un’eventualità che occorrerà sempre più spesso, perché la riforma estende moltissimo gli atti che gli enti locali possono inviare alla Corte dei Conti per chiedere un
parere preventivo, senza però prevedere un rafforzamento delle risorse necessarie a evadere le pratiche. Secondo il presidente dell’Associazione dei Magistrati Contabili Donato Centrone: “Il rischio è che per fare queste attività se ne debbano sacrificare altre, come i controlli di legalità finanziaria sui bilanci degli enti locali”.
Dalla riforma uscirà mutilato anche controllo concomitante sui provvedimenti, che dovrebbe servire per prevenire il danno. Già escluso per gli atti relativi al Pnrr, con l’approvazione del ddl la scelta di effettuare il controllo concomitante sarà sottratta ai giudici, ma dovrà essere richiesta dalla stessa amministrazione controllata, oppure degli organi politici. Altre critiche riguardano la parte della riforma che si occupa dell’organizzazione della Corte dei Conti. Tra l’altro si contesta l’accorpamento delle sezioni centrali e regionali, la separazione delle funzioni tra organi requirenti e giudicanti, una irrigimentazione delle procure territoriali sotto il procuratore generale.
“La riforma è un’occasione mancata, non risponde all’interesse pubblico e presenta diversi profili a rischio di costituzionalità – conclude il presidente Centrone -. Sicuramente serviranno dei correttivi, se il Senato non dovesse fermarne l’approvazione, speriamo ci sia modo di intervenire nei decreti che serviranno per metterla in atto”. A giudicare dai pesanti giudizi di Meloni, Salvini e degli altri membri del governo sull’operato della Corte dei Conti, però, i margini di dialogo sembrano ridotti all’osso.
(da Fanpage)

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LA FINE DI ISRAELE IN NOME DEL SUPREMATISMO

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

A GAZA IL GENOCIDIO NON SI E’ FERMATO

Se dovessimo ricordare il 2025 per le notizie che hanno segnato il mondo, Gaza e la Palestina occuperebbero il centro della memoria collettiva. È stato un anno iniziato con le speranze dell’accordo di fine gennaio — contestuale all’insediamento di Donald Trump — e proseguito con il fallimento annunciato appena dopo la “Fase 1”, perché la “Fase 2” prevedeva il ritiro dell’IDF dalla Striscia di Gaza. Israele ha ripreso i bombardamenti, dando continuità a un genocidio iniziato dopo il 7 ottobre 2023 che non ha mai trovato una reale interruzione.
Abbiamo vissuto un’estate di mobilitazione internazionale senza precedenti, culminata con la vicenda della Global Sumud Flotilla. Le imbarcazioni, piene di attivisti provenienti da ogni parte del mondo, sono state bloccate e attaccate da droni — ufficialmente non rivendicati dall’IDF — prima ancora di raggiungere la costa, ancora in acque internazionali. L’esito è stato brutale: arresti, percosse, umiliazioni e rimpatri forzati. L’Italia si è trovata al centro di questa ondata di mobilitazione. La reazione al blocco della prima imbarcazione è stata immediata e insolita per il nostro Paese: manifestazioni spontanee hanno riempito le piazze davanti alle stazioni e ai luoghi simbolo da Roma a Milano, da Torino a Napoli fino a Bologna. Un movimento solidale confluito poi nella grande manifestazione di inizio ottobre, portando in piazza oltre un milione di persone.
Poi, a fine ottobre, la firma di Sharm el-Sheikh ha segnato uno spartiacque. Con quell’accordo, l’attenzione globale è crollata. La retorica della “pace raggiunta” ha avuto l’unico effetto di dichiarare conclusa la fase acuta dell’operazione militare e di smobilitare le piazze internazionali. Eppure, a Gaza il genocidio
non si è fermato; ha semplicemente assunto altre forme. Oggi a uccidere è l’inverno: le piogge torrenziali e il freddo devastano un territorio costiero ed esposto alle bufere, dove la mancanza di ripari sicuri diventa letale, specialmente per i bambini. Una tragedia che noi di Fanpage.it abbiamo documentato, nel silenzio di molti altri media nazionali e internazionali.
Mentre il mondo guarda altrove, Israele prosegue il suo piano: l’eliminazione del popolo palestinese o la sua relegazione in aree chiuse, simili alle riserve dei nativi americani. Riserve di povertà, segregazione e violenza strutturale. Lo stesso accade in Cisgiordania, dove le demolizioni continuano e i coloni agiscono indisturbati. Pochi giorni fa, in una città della Cisgiordania, un uomo è stato investito e ucciso da un’auto di coloni che sfrecciava nel centro abitato; la sua unica colpa era camminare nei pressi della propria casa.
In questa deriva, Israele ha scelto l’isolamento, circondato solo da pochi fedelissimi nella sua battaglia contro il mondo arabo. La svolta suprematista si riflette anche nella guerra alle organizzazioni umanitarie: una riforma legislativa approvata nei mesi scorsi punta estromettere le ONG dai territori palestinesi, eliminando testimoni scomodi.
Se Israele e i suoi politici avessero amici reali, questi consiglierebbero di frenare. Invece, Israele è circondato da sudditi — come l’Italia, totalmente succube — o da alleati che accelerano il disastro, come gli Stati Uniti di Trump. Questa spirale di violenza, suprematismo e guerra permanente non si fermerà a breve. Tuttavia, proprio nel momento in cui Israele
crede di scrivere la sua pagina più importante attraverso la forza militare, ha iniziato a scrivere la fine della sua storia.
(da Fanpage)

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FLASH MOB DURANTE UN CONVEGNO FILORUSSO DELL’ANPI, AGGREDITO IL PRESIDENTE DEI RADICALI CHE LI SPUTTANA: “NON SIAMO A MOSCA. MA NON ERAVATE ANTIFASCISTI?”

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

VERGOGNOSO CHE L’ANPI ORGANIZZI UN CONVEGNO PUTINIANO A FAVORE DI UNO STATO AGGRESSORE CHE RAPISCE BAMBINI E MASSACRA UN POPOLO… IL CORO DEI 50 FILO-UCRAINI IN SALA CONTRO L’ANPI: “ORA E SEMPRE RESISTENZA”

Con la bandiera ucraina in mano e stampata su magliette bianche, un gruppo di studenti e rappresentanti di Azione, Radicali e +Europa ha organizzato un flash mob all’interno dell’università Federico II di Napoli.
In un’aula l’Anpi aveva infatti organizzato un «convegno filorusso», a cui per due ore i manifestanti hanno assistito in silenzio. Al termine, quando uno di loro ha tentato di fare una domanda, sarebbe stato aggredito da membri del pubblico e da organizzatori dell’evento. La denuncia arriva direttamente da Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali, che ha documentato tutto in un video già virale sui social.
Le domande ad Angelo d’Orsi e l’aggressione
«Professor d’Orsi, voi siete democratici. Professor d’Orsi, che ci faceva in Russia a Russia Today (una sfilata di gala, ndr)?». Sono queste le prime parole che Hallissey urla in direzione degli ospiti del convegno, mentre un manipolo di persone lo spintona e gli sbarra la strada impedendogli di avvicinarsi.
«Sarete abituati alla Russia o alla Bielorussia, perché non fate parlare la gente?», così il presidente dei Radicali ha provocato Angelo d’Orsi, tra i relatori insieme ad Alessandro Di Battista. «Ci hanno aggredito perché un ragazzo ha provato a fare una domanda. Il presidente dell’Anpi ha provato a buttarlo giù». Arrivando, come si legge nella descrizione del post, a rompere il microfono.
La critica all’Anpi: «Mica eravate antifascisti?»
A quel punto l’intero gruppetto è stato spinto fuori dalla sala del convegno. «Bravi! Bravi democratici! Non posso passare? Oh! Ma che cazzo è? Violento? Bravi! Voi siete l’Anpi, eh? Bravi antifascisti», è il sarcasmo con cui Matteo Hallissey condanna il comportamento dei membro dell’Associazione nazionale partigiani italiani, che hanno impedito loro di intavolare una discussione con gli ospiti. E poi una nota di colore in coda: «Non è uno scherzo. Indovinate cosa gli è caduto? Un rublo».
(da agenzie)

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PERCHE’ CIRO GRILLO E GLI AMICI SONO STATI CONDANNATI PER STUPRO: “HANNO AGITO CON PARTICOLARE BRUTALITA’, LEI INCAPACE DI REAGIRE E DIFENDERSI”

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

IN 72 PAGINE I GIUDICI MOTIVANO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO: “CONTESTO PREDATORIO SENZA CONTARE LO STATO DI FRAGILITA’ DELLA RAGAZZA”

«Hanno agito con una particolare brutalità» sulla studentessa italo norvegese di 19 anni che poi li ha denunciati. La ragazza «è ritenuta pienamente attendibile, perché le sue dichiarazioni risultano riscontrate». Queste le motivazioni depositate dal tribunale di Tempio Pausania e rivelate da Adnkronos sulla condanna a carico del figlio di Beppe Grillo, Ciro, e dei suoi tre amici, accusati di violenza sessuale di gruppo. Lo scorso 22 settembre Sono stati condannati a 8 anni di reclusione Ciro, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, e 6 anni e 6 mesi Francesco Corsiglia.
«Non c’era ipotesi di consenso, lei impossibilitata nel reagire»
In 72 pagine i giudici, presieduti da Marco Contu, hanno ripercorso la vicenda. Tutto è avvenuto nel residence dei Grillo, in Costa Smeralda. Qui, secondo i giudici, sarebbe avvenuta la violenza sessuale di gruppo nei confronti di una delle due giovani. «Il collegio ribadisce la piena attendibilità della persona offesa, la quale, lungi da quanto sostenuto dalla difesa a, fin da principio, reso un racconto immutato nel suo nucleo essenziale mentre, le asserite contraddittorietà evidenziate dalla difesa degli imputati, altro non devono ritenersi se non fisiologiche e dovute alla difficoltà della stessa di ricordare infiniti dettagli di una vicenda peraltro risalente a qualche anno prima rispetto alla sua escussione in dibattimento», riportano i giudici. «Quanto al carattere violento dei rapporti subiti la descrizione della persona offesa esclude senz’altro un’ipotesi di consenso da parte della stessa, dato che si sono consumati in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire da parte della ragazza che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha
agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza», sottolineano.
(da agenzie)

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NEL GIORNO DEL RECORD DI SHARE DI REPORT, I VERTICI RAI NON TROVANO DI MEGLIO CHE INVIARE A RANUCCI UNA LETTERA DI RICHIAMO PER AVER SFORATO DI QUALCHE MINUTO

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

NON C’E’ LIMITE ALLO SQUALLORE DI UNA TV DI REGIME

C’è una domanda che torna, puntuale come una mail protocollata, nel rapporto tra “Report” e la Rai. Non è polemica, non è rivendicazione. E’ piuttosto una curiosità quasi amministrativa di Sigfrido Ranucci: com’è che la burocrazia della Rai si manifesta sempre con grande efficienza quando c’è da segnalare un problema, e mai quando ci sarebbe un risultato positivo da registrare?
In altri termini: com’è che mi rimproverano sempre e non mi dicono mai bravo? Ieri mattina la risposta è arrivata a Ranucci sotto forma di un richiamo garbato ma formale della direzione Palinsesto per poco meno di dieci minuti di sforamento. Una mail. Tono istituzionale, lessico amministrativo e un avvertimento finale sulla necessità di attenersi alle durate previste. Domenica sera Tg3 Mondo è partito alle 00.16, dunque qualcosa non ha funzionato. “Report” si è allungata. E la macchina ha scritto: “Vi preghiamo di attenervi alle indicazioni di durata date dal Palinsesto contenendo la durata delle trasmissioni. In caso contrario saremo costretti ad adottare una politica differente di programmazione”.
Peccato che, mentre il cronometro scorreva, domenica “Report” facesse circa il 10 per cento di share con 1,8 milioni di spettatori, toccasse punte del 12 per cento e superasse i due milioni. Battendo anche Fabio Fazio, che aveva Roberto Benigni per circa un’ora ospite a parlare di Papa Francesco. L’anteprima al 7,3, il Plus all’8,1. “La migliore trasmissione di informazione del prime time”, sostiene il Qualitel, cioè il sondaggio che la Rai deve fare per contratto di servizio pubblico.
E qui sta forse l’ironia tutta interna alla vicenda. La burocrazia Rai è presente, vigile, puntuale. Ma a “Report” pensano che abbia un solo verso: quello del rimprovero. Mai una comunicazione per dire “bene”, mai una nota per prendere atto che un programma regge la serata di Rai3, fa da traino ai programmi che seguono.
Ranucci, in fondo, non chiede indulgenze. Si chiede solo perché l’amministrazione compaia sempre quando c’è qualcosa da limare e non quando ci sarebbe qualcosa da riconoscere. Il fatto è che il rapporto tra la Rai e “Report”, come tutti sanno, è da tempo una relazione stabile ma un po’ guasta, attraversata dal sospetto politico che accompagna la trasmissione e dalla sensazione che le inchieste procedano spesso in una sola direzione: contro la destra. Così la storia Rai-“Report” va avanti da anni: regolata, formale, vigilata. Tesa. E i complimenti, se esistono, devono ancora trovare il modulo giusto. Magari con timbro, data e numero di protocollo.
(da agenzie)

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MANOVRA, BLOCCATO IN EXTREMIS BLITZ DEL GOVERNO CONTRO I LAVORATORI POVERI

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

CAOS GOVERNO, SCUD O PER LE IMPRESE E ALTRE QUATTRO NORME SALTANO DOPO LO STOP DI MATTARELLA

«Dobbiamo capire come risolverla, senti Mantovano». Alle otto e mezza di sera, Giancarlo Giorgetti esce dall’aula del Senato e consegna la sollecitazione al collega per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La telefonata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha il tono della richiesta di aiuto: «Che facciamo?». Ecco l’ultimo pasticcio del governo sulla manovra: la forzatura sullo scudo a tutela degli imprenditori condannati per aver sottopagato i lavoratori.
Infilata in commissione Bilancio attraverso un subemendamento di Fratelli d’Italia. Ma – sostengono fonti dell’esecutivo – fermata dal Quirinale. Non è l’unico altolà. Ciriani ha in mano un foglio con altre quattro norme cerchiate in rosso. Due sono della Lega: meno paletti per chi passa da un incarico pubblico a uno privato e viceversa, insieme a regole più lasche per le porte girevoli. Le altre due sono a firma del senatore di FI, Claudio Lotito. Riguardano il taglio dell’anzianità per collocare i magistrati fuori ruolo e la revisione della disciplina per il personale della Covip, l’Autorità che vigila sui fondi pensione.
Preso atto del problema, nella sala della conferenza dei capigruppo si consuma lo psicodramma sulla soluzione.
Il maxi-emendamento che accorpa la legge di bilancio, bollinato dalla Ragioniera Daria Perrotta mezz’ora prima, è stato già depositato in commissione. La prima idea è un decreto correttivo: le cinque norme resterebbero dentro la manovra per poi essere cancellate successivamente con un altro provvedimento. Ma l’ipotesi non convince tutti i partecipanti alla riunione. Il prezzo da pagare – è il ragionamento – sarebbe elevato: un’autocorrezione che lascerebbe strascichi.
L’urgenza di incassare, all’indomani, il via libera dell’aula dà forma allo schema finale. Sarà formalizzato stamattina in commissione: i commi in questione saranno espunti dal “maxi”. Con un parere della stessa commissione. Sarà positivo, ma in coda avrà una serie di osservazioni legate proprio alle norme da cestinare. A quel punto il testo, ripulito, potrà essere votato dall’emiciclo con il bollino della fiducia, che è stata posta ieri sera quando ancora non era stata trovata una soluzione. Un altro cortocircuito perché il governo ha appunto chiesto la fiducia su un maxi-emendamento che da lì a poco avrebbe modificato.
L’ennesimo incidente sulla legge di Bilancio solleva le opposizioni. Per tutto il giorno protestano contro la norma sui lavoratori sottopagati, che il governo aveva già provato a inserire dentro un decreto sull’ex Ilva. Eppure per la maggioranza sembrava tutto filare liscio. Al netto dell’assenza di due dei quattro relatori a inizio seduta, la discussione generale era proseguita senza scossoni. Fino ad arrivare alle repliche del titolare del Tesoro. Tutte focalizzate su un concetto: prudenza. Giorgetti l’ha evocata più volte. Per rispondere agli attacchi delle minoranze sulla manovra «austera». Così: «Questa politica di austerità io la traduco con il termine prudenza». Una considerazione agganciata al fardello del debito pubblico. Netto
il passaggio sulla necessità di cambiare passo sulla spesa: «Non posso continuare a ragionare come si ragionava cinque anni fa, quando i tassi di interesse – ha spiegato – erano zero o negativi e quindi quel debito in qualche modo costava molto poco». Prudenza, ancora, di cui – è la convinzione – «beneficeranno i governi a venire e i giovani». Ma il ministro non si sottrae nemmeno alla norma più politica della manovra: l’oro di Bankitalia. «È chiaramente del popolo italiano», taglia corto. Poi ricorda che via Nazionale paga un dividendo allo Stato. «Il nostro governo – dice con un filo di ironia – è sfortunato perché quest’anno», la Banca d’Italia «ha pagato 600 milioni», mentre nel 2021 cinque miliardi. L’ultimo affondo è un monito al Parlamento. «È andato via via perdendo la centralità, la dimensione che dovrebbe essere propria, con di fatto un monocameralismo che constatiamo da diversi anni: questo dovrebbe interrogare tutti noi». Una considerazione amara come è amaro il retrogusto dell’ultimo pasticcio da correggere.
(da Repubblica)

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BAMBINO SCOMPARSO TROVATO DAVANTI NEGOZIO DI GIOCATTOLI. VENDEVA LIBRI PER FARE REGALO ALLA SORELLINA

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

IL PADRE ERA IN CASERMA PER DENUCIARNE LA SCOMPARSA, LA MADRE MORTA PREMATURAMENTE, LA GRANDE UMANITA’ DEI CARABINIERI… E’ L’ITALIA DELLA UMANITA’ E SOLIDARIETA’ CHE LA POLITICA DELL’ODIO NON POTRA’ MAI DISTRUGGERE

Era uscito di casa portando con sé alcuni libri e dei disegni che lui stesso aveva realizzato. Li voleva vendere per racimolare qualche euro che avrebbe utilizzato per acquistare un regalino di Natale per la sua sorellina di tre anni. “Vado male a scuola e mi vergognavo di chiedere i soldi a papà”, ha poi spiegato. Protagonista della vicenda un ragazzino di appena 11anni. Il fatto è accaduto a Mugnano, un comune alle porte di Napoli.
Il ragazzino si era messo libri e disegni dinanzi all’uscio di un negozio di giocattoli. Il commerciante lo ha notato ed ha chiamato i carabinieri. I militari della locale caserma si sono recati sul posto ed hanno avvicinato il ragazzino rassicurandolo.
Lui ha spiegato di essersi allontanato da casa con un obiettivo semplice e commovente: raccogliere qualche euro per comprare un regalo di Natale alla sua sorellina di tre anni. Un gesto nato dal senso di responsabilità e dall’amore per la famiglia, in un momento di fragilità personale segnato anche dalla perdita prematura della madre.
Nel frattempo il papà del piccolo era nella caserma dei carabinieri. Voleva denunciare la scomparsa del figlio che si era allontanato da casa. L’uomo ha raggiunto la pattuglia.
Ricostruita la vicenda, i carabinieri, colpiti dalla storia, hanno deciso di fare una colletta in caserma e hanno raccolto i soldi per comprare regali a entrambi i bambini. Il ragazzino ha trascorso un po’ di tempo in caserma insieme ai militari, tra sorrisi e serenità, prima di fare ritorno a casa con il padre. L’uomo,
visibilmente emozionato, ha acconsentito di poter scattare alcune foto ricordo a testimonianza di un incontro che difficilmente verrà dimenticato. Il ragazzo è stato riaffidato al genitore in ottime condizioni di salute.
(da Repubblica)

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GOVERNO, I PONTI NON TORNANO: IL 2026 DIFFICILMENTE SARÀ L’ANNO DELL’APERTURA DEI CANTIERI DELL’OPERA SIMBOLO DEL GOVERNO MELONI, IL PONTE SULLO STRETTO

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

PALAZZO CHIGI HA PRESO IN MANO IL DOSSIER DOPO LO STOP DELLA CORTE DEI CONTI ALLA DELIBERA CHE STANZIA I FONDI (13,5 MILIARDI) PER L’OPERA… NEL FRATTEMPO E’ ARRIVATA ANCHE LA BOCCIATURA DEI MAGISTRATI CONTABILI DEL DECRETO INTERMINISTERIALE SUL CONTRATTO TRA MIT E MEF DA UNA PARTE E LA SOCIETÀ STRETTO DI MESSINA DALL’ALTRA; INOLTRE LA COMMISSIONE EUROPEA HA ACCESO DUE FARI SUL RISPETTO DELLA DIRETTIVA AMBIENTALE HABITAT E DI QUELLA SUGLI APPALTI

Il 2026 difficilmente sarà l’anno dell’apertura vera dei cantieri dell’opera simbolo del governo Meloni, il ponte sullo Stretto. Perché se, ottimisticamente, il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini e la società Stretto di Messina avevano fissato giugno 2026 come mese per avere la registrazione della Corte dei conti e quindi la pubblicazione della delibera Cipess che stanzia i fondi, 13,5 miliardi, con la posa della prima pietra a ottobre, nel frattempo sono arrivate altre due “cattive” notizie che mettono più che a rischio questo obiettivo.
La prima è la bocciatura dei magistrati contabili del decreto interministeriale sul contratto tra Mit e Mef da una parte e la società Stretto di Messina dall’altra; l’altra è l’apertura di due fari della commissione europea sul rispetto della direttiva ambientale Habitat e della direttiva sugli appalti.
Con la Corte dei conti che ha già detto, in soldoni, che l’iter messo in piedi dal governo Meloni per il Ponte, ripescando la vecchia gara e il vecchio progetto di venti anni fa, non rispetterebbe la direttiva Ue sugli appalti invitando quindi l’esecutivo a bandire una nuova gara internazionale
Il governo in parte ha preso atto della situazione facendo slittare le somme stanziate in bilancio nel 2025, circa 750 milioni, al 2033. Un segnale che anche al Mef sanno bene che sarà difficile far partire i cantieri. Ma nel frattempo non si aspettavano Mef e
Mit la bocciatura anche del decreto sul contratto che, come detto dai giudici contabili nella delibera con le motivazioni della bocciatura, è legata anche al mancato via libera della delibera Cipess.
Palazzo Chigi ha preso in mano il dossier Ponte proprio dopo lo stop della Corte dei conti alla delibera Cipess: l’intenzione del governo, e dei tecnici, è quella di ripresentare la delibera entro maggio per rispondere a tutti i rilievi della Corte sul piano finanziario dell’opera e sui pareri mancanti di Consiglio dei lavori pubblici a autorità trasporti.
Non rispondendo soltanto a un rilievo e provando a convincere la Corte della bontà dell’iter scelto dal governo: cioè sostenendo che non occorre fare una nuova gara e che l’aumento del costo per la realizzazione dell’opera senza lavori connessi non supererà del 50 per cento il vecchio contratto fatto con i privati (se supera questa soglia scatterebbe la procedura di infrazione Ue).
Il problema è che, anche se la Corte a giugno darà via libera con la bollinatura e pubblicazione in Gazzetta, poi si dovrà attendere anche il via libera del “contratto” tra ministeri e Sdm, il cosiddetto terzo atto aggiuntivo.
E comunque si dovrà quindi avere un ok anche solo informale della commissione Europea sulle due direttive , ambiente e appalti: non a caso il pressing del governo italiano, tramite il ministro Salvini, verso Bruxelles su queto fronte è già iniziato
(da agenzie)

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LA MANCETTA ELETTORALE DEI MELONIANI DEL LAZIO CHE, NELLA FINANZIARIA, HANNO DESTINATO UN MILIONE DI EURO ALL’IPPODROMO ROMANO DI CAPANNELLE

Dicembre 23rd, 2025 Riccardo Fucile

TRA I PARLAMENTARI DI FORZA ITALIA C’È CHI HA PENSATO DI USARE I FONDI PER I PARCHEGGI: UNO DA 500 MILA EURO A BASSANO IN TEVERINA, NEL LAZIO, E UN ALTRO DA 200 MILA EURO A SAN FELICE A CANCELLO, IN PROVINCIA DI CASERTA… POI I 380 MILA EURO CHE LA SENATRICE BUCALO HA DESTINATO ALLA “SUA” BARCELLONA POZZO DI GOTTO E IL MEZZO MILIONE PER LA FONDAZIONE PONTIFICIA “AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE”, DI CUI E’ STATO PRESIDENTE ALFREDO MANTOVANO

C’è chi ha mantenuto la parola e chi invece ha disatteso la raccomandazione di Giorgia Meloni. Eppure la premier era stata chiara durante uno dei tanti vertici di maggioranza sulla legge di bilancio: il “tesoretto” parlamentare andava destinato solo a «interventi di valore».
Basta leggere i quattro ordini del giorno alla manovra, uno per ogni partito della coalizione, approvati durante l’ultima seduta della commissione Bilancio del Senato. Le richieste sono agganciate a un emendamento che istituisce un fondo da 136,4 milioni al ministero dell’Economia: 68,7 milioni da spendere nel 2026, l’anno pre-elettorale, mentre altri 67,7 milioni arriveranno sui territori nel 2027, quando salvo sorprese si andrà a votare per le politiche.
Ippodromo delle Capannelle
I soldi ci sono, la destinazione pure. Tra i parlamentari di Forza Italia c’è chi ha pensato di usare i fondi per i parcheggi. Uno da 500mila euro da realizzare vicino al palazzo comunale di Bassano in Teverina, nel Lazio, e un altro da 200mila euro a San Felice a Cancello, in provincia di Caserta.
Le località sono ben note a chi ha proposto i finanziamenti in questione, perché rientrano nel collegio dove sono stati eletti. La “regola” è stata seguita anche dai parlamentari di Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati. E così l’ala romana dei meloniani ha assegnato lo stanziamento maggiore – un milione – all’Ippodromo Capannelle.
La senatrice Carmela Bucalo si è concentrata invece sul suo luogo natio: a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, arriveranno presto 380mila euro. Anche i leghisti non sono stati da meno. Grazie a loro la fondazione Lions di Milano potrà contare su un contributo di 40mila euro.
Non sarà sola. La lista dei beneficiari è lunga. Dentro c’è anche il circolo ricreativo Meazza (40mila euro in due anni). Nell’ordine del giorno di Noi Moderati figura anche
un’erogazione di 200mila euro per «il funzionamento gestionale» del palazzetto dello sport di Lamezia Term
Alcuni ministri hanno veicolato le loro richieste attraverso il proprio partito. L’ha fatto, tra i tanti, anche il titolare dei Rapporti con il parlamento, Luca Ciriani. Pordenone, il suo territorio, riceverà 500mila euro l’anno prossimo e altrettanti nel 2027. Ma non finanzieranno mancette. Saranno utilizzati per la pianificazione del territorio. Non è l’unico esempio virtuoso.
Tra le voci di spesa c’è anche una da 500mila euro per la fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre – onlus”: in passato, tra i presidenti della sezione italiana, c’è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
(da Repubblica)

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