Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
“SOGNO UN RITORNO DI MARINA E PIERSILVIO. LEI E’ DA SEMPRE IL MIO PUNTO DI RIFERIMENTO”
L’erede di Silvio Berlusconi? Per Francesca Pascale «nessuno». «Mi piacerebbe tantissimo Mario Draghi, ma ha ha altre ambizioni. Tajani è inadeguato e dovrebbe solo dimettersi. Più di tutto, mi piacerebbe che Marina e Pier Silvio entrassero a gamba tesa nel partito e rimettessero mano allo statuto, per resettare e ripartire con i congressi», racconta l’ex storica compagna del
fondatore di Forza Italia. Pascale, in una lunga intervista ad Elvira Serra per il Corriere della Sera, ammette che non disegna una “discesa in campo”. «Mi piacerebbe candidarmi per la segreteria toscana. Ma io non ho mai smesso di fare politica. La faccio andando al Pride, alle manifestazioni, dicendo cosa penso».
Un aspetto quest’ultimo che ha affrontato con Marina Berlusconi, «perché è da sempre un mio riferimento, in virtù anche di un sentimento indelebile e del rapporto che è nato quando stavo con il padre. Pur vivendo vite differenti in città diverse, so che quando cerco un confronto, lei c’è».
«Un dolore così forte lo avevo provato solo per nostra madre»
Pascale racconta poi, mentre si trova nella sua villa tra le colline senesi, il momento drammatico in cui scoprì della morte di Silvio. La avviso’ un’autrice di Otto e Mezzo. «Subito dopo mi chiamò il professor Zangrillo. Ricordo solo di essere scoppiata a piangere e di aver messo giu. Ero talmente sconvolta che chiamai le mie sorelle: un dolore così forte lo avevo provato solo per nostra madre. Ma allora, 28 gennaio 2007, avevo chiamato Berlusconi: erano le tre e mezzo del mattino. Lui pronunciò parole piene di cura: mi sentii aggrappata a qualcosa di solido». Al funerale era presente. «Me lo permise Zangrillo attraverso il dottor Letta. Mi sedetti nell’ultima fila, all’ultimo posto, tra gli ultimi amici di Silvio Berlusconi».
«Berlusconi – aggiunge – diceva che avevo bisogno di libertà, che non poteva farmi vivere la sua vecchiaia e non voleva imprigionarmi. La situazione diventò fragile per tanti motivi. Ma la verità è che tra di noi non è mal finita, non ci siamo mai realmente separati». Dopo lui si è unita civilmente con la cantante Paola Turci, per poi separarsi subito dopo. «Non ero pronta dopo Berlusconi, era un chiodo schiaccia chiodo. Ma mi prendo la mia responsabilità. Di quella storia mi ha fatto soffrire l’ipocrisia: stavo con una donna che disprezzava Berlusconi, ma non il fatto di vivere in casa mia con il suo denaro».
Non ha mai ben capito il ruolo di Marta Fascina, o meglio le nozze con lei. «Berlusconi era un uomo discreto, a parte quando doveva esibire la sua goliardia. Era difficile che ti baciasse o ti accarezzasse davanti agli altri. Mi spiace solo vedere come certi principi in politica, che era la sua vita, siano stati traditi. Lui mi diceva sempre: si deve essere i primi a entrare e gli ultimi a uscire onorando il mandato degli elettori. Ecco, non mi pare che la parlamentare Marta Fascina li rispetti».
Ma ammette che lei ha svolto «un ruolo importante accanto al Presidente. Lui ha scelto per il finale della sua vita ciò di cui aveva bisogno e lo quella cosa li non sarei mai stata in grado di dargliela».
Santanchè e le borse
Dopo il borsa gate, quando scoprì di aver ricevuto dei presunti capi falsi in dono dalla ministra Daniela Santanché spiega che non l’ha mai più sentita. «Mai più, e le sue Kelly farlocche le ho regalate. Me ne è rimasta una, vera, che avevo comprato io. Non mi è dispiaciuto troppo che fossero taroccate, ma aver provato imbarazzo quando mi hanno chiamata dal negozio. Pensavo tra una napoletana e una cuneese a chi crederanno».
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO MR. TESLA, BONSIGNORE NON HA ESPERIENZA E “MORIRANNO DELLE PERSONE PER QUESTA SCELTA”… LA REPLICA DI MAMDANI
Elon Musk attacca Zohran Mamdani per aver scelto una persona senza esperienza alla guida
dei pompieri di New York.
“A causa di questa decisione moriranno delle persone. L’esperienza è fondamentale quando sono in gioco vite umane”, ha detto Musk. Il neo-eletto sindaco di New York, che entrerà in carica il primo di gennaio, ha scelto Lillian Bonsignore, veterana nei servizi di emergenza medica, per il New York Fire Department.
Lillian Bonsignore sarà la prima donna apertamente gay a guidare i pompieri di New York e la seconda nella storia a farlo.
Zohran Mamdani replica a Elon Musk, che lo ha attaccato per aver scelto Lillian Bonsignore alla guida dei vigili del fuoco di New York.
“L’esperienza conta e per questo ho nominato una persona che ha trascorso 30 anni nei servizi di emergenza medica, che gestiscono almeno il 70% delle chiamate che arrivano al New York Fire Department”, ha detto Mamdani, il neo eletto sindaco della Grande Mela, difendendo al sua nomina. Musk lo aveva criticato per aver scelto una persona senza esperienza.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
“INTRODUCE UN’ESIMENTE DA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA CHE PUÒ CONSENTIRE ATTI ILLEGITTIMI, PER I QUALI NON POTRÀ MAI ESSERE ACCERTATA LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA”…“IL SOGGETTO RESPONSABILE DEL DANNO ERARIALE PER CONDOTTE GRAVEMENTE COLPOSE RISARCIRÀ IL DANNO NON PIÙ PER L’INTERO MA PER UN IMPORTO NON SUPERIORE AL 30 PER CENTO. IL RESTO RIMANE A CARICO DELL’AMMINISTRAZIONE, E QUINDI DELLA COLLETTIVITÀ”
Una riforma «urgente», tanto da impegnare il governo durante le feste di Natale. Presidente Guido Carlino, cosa cambia ora sotto il profilo della responsabilità di un amministratore?
«Si prevede che il soggetto riconosciuto responsabile del danno erariale per condotte gravemente colpose sia tenuto a risarcire il danno non più per l’intero ma per un importo non superiore al 30 per cento e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda.
Il resto rimane a carico dell’amministrazione, e quindi della collettività, indebolendo gli effetti deterrenti della responsabilità amministrativa e incentivando una maggiore leggerezza nell’adozione di atti e provvedimenti amministrativi».
Si interviene anche sul controllo di legittimità?
«La riforma introduce un’esimente da responsabilità amministrativa. Ritengo che tale meccanismo possa consentire l’immissione nell’ordinamento di atti illegittimi e produttivi di danno per i quali non potrà mai essere accertata la responsabilità amministrativa».
Vi è un tema che riguarda le somme recuperate, anno dopo anno, dalla magistratura contabile per sprechi e inefficienze. Cosa avverrà?
«Qui non vi saranno particolari innovazioni. Il recupero delle somme oggetto di condanna impartita dalla Corte dei conti è di competenza diretta della amministrazione danneggiata; il procuratore regionale della Corte dei conti svolge soltanto un’attività di vigilanza, segnalando alle amministrazioni disfunzioni o inadeguatezze».
Un sottosegretario spiegando questa riforma ha parlato di grande ipocrisia. «Siamo stati abituati ad accertamenti contabili stratosferici il cui solo limite era di non andare mai a compimento» ha detto. Vi sono stati eccessi?
«Le Procure della Corte dei conti, oggi, sono tenute ad accertare il danno nella sua interezza e a prospettarne la quantificazione al giudice che, ove riconosca la sussistenza della responsabilità, ha sempre avuto la possibilità di esercitare […] il cosiddetto potere riduttivo dell’addebito che consente di moderare l’entità del danno accertato sulla base di criteri di carattere oggettivo e soggettivo».
È la fine della cosiddetta paura della firma
«Ho sempre ritenuto che il “timore della firma” sia addebitabile ad altro (legislazione farraginosa, formazione dei funzionari non sempre adeguata) e non necessariamente al timore di essere convenuti in un giudizio di responsabilità
Alcune disposizioni approvate potrebbero indebolire la funzione preventiva della magistratura contabile, che ha rappresentato uno degli argini più efficaci contro sprechi e cattiva gestione delle risorse pubbliche, ma continueremo a fare il nostro lavoro».
(da Open)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
LA NORMA, PRESENTATA DAL SENATORE DI FORZA ITALIA CLAUDIO LOTITO, SEMBRA FATTA AD HOC PER GIUSI BARTOLOZZI, POTENTISSIMA CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, CARLO NORDIO, CHE NELLA RIORGANIZZAZIONE DEL MINISTERO HA FATTO ISTITUIRE UNA NUOVA STRUTTURA DI MISSIONE DA 20 PERSONE (COSTO TOTALE, PIÙ 1,6 MILIONI DI EURO)
Oggi la commissione Giustizia di Montecitorio si riunirà per l’unico voto relativo alla legge di
Bilancio del 2026. E nel pacchetto di norme che arrivano dal Senato e che riguardano il ministero guidato da Carlo Nordio ce n’è una che sta creando perplessità a via Arenula: l’aumento dal 5 al 10% dei consulenti e collaboratori esterni a chiamata diretta che possono essere assunti negli uffici di diretta collaborazione, cioè senza passare dal concorso pubblico.
La norma riguarderà, dunque, anche l’ufficio della potente capo di gabinetto Giusi Bartolozzi che proprio nella riorganizzazione
del ministero ha fatto istituire una nuova struttura di missione da 20 persone e i sottosegretari. Costo totale: più 1,6 milioni di euro.
L’emendamento è stato presentato al Senato dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito ed era nascosto in un articolo che si occupava proprio di rafforzare alcuni ministeri, tra cui quello sulla Funzione Pubblica, Disabilità, Lavoro e addirittura l’Agenzia italiana per la Climatologia
Nelle pieghe dell’emendamento ha trovato spazio anche il comma sul ministero della Giustizia: la norma alza il tetto dal 5 al 10% entro cui è possibile assegnare agli uffici di diretta collaborazione del ministero della Giustizia collaboratori a tempo determinato, consulenti ed esperti ovviamente con “specifici requisiti di professionalità, specializzazione e competenza”.
Con la nuova norma, dunque, i consulenti esterni che potranno essere assunti con contratto a tempo determinato raddoppieranno passando da un massimo di 11 a 22.
Una cifra che, secondo una fonte del ministero della Giustizia a conoscenza della questione, servirà proprio per poter chiamare dall’esterno figure per la nuova struttura di missione voluta da Bartolozzi, che sarà di 20 persone, guidata da un capo segreteria il cui stipendio sarà equiparato a quello di un pari grado di un ministro.
Una nuova struttura che aveva provocato le proteste delle opposizioni al Senato (“Mai visto un gabinetto del gabinetto”), mentre il governo aveva spiegato che l’ufficio sarebbe servito a garantire il buon funzionamento del ministero di via Arenula
Per aumentare il tetto dei consulenti esterni negli uffici di diretta collaborazione, nella manovra viene stanziata una spesa ulteriore di 900 mila euro e con un budget totale tra nuove assunzioni e indennità accessorie che crescono a partire dal 1° gennaio 2026 di 1,6 milioni di euro.
Indennità che sono stabilite in base alle “responsabilità, obblighi di reperibilità e disponibilità ad orari disagevoli nonché delle conseguenti ulteriori prestazioni richieste dai responsabili degli uffici”. A ripartire le indennità sarà proprio il capo di gabinetto Bartolozzi dopo aver sentito i responsabili degli uffici di diretta collaborazione del ministero.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
SCATTA UNO SCONTO SUI RISARCIMENTI DOVUTI DA CHI HA USATO MALE I SOLDI PUBBLICI E PIU’ MODI PER EVITARE I CONTROLLI DEI GIUDICI CONTABILI
Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma della Corte dei Conti: i voti a favore sono stati 93, i contrari 51 e gli astenuti cinque. Il centrodestra aveva fretta di arrivare all’approvazione prima del 31 dicembre, perché dall’anno prossimo sarebbe scaduto lo scudo erariale che protegge le amministrazioni dalle responsabilità contabili in caso di colpa grave. Così, invece, viene sostituiti da due strumenti permanenti. Scatta anche un tetto massimo ai risarcimenti, così come diversi modi per evitare che la Corte controlli gli atti politici. Duramente critica l’opposizione, mentre Italia viva si è astenuta.
Cosa cambia con la riforma della Corte dei Conti
Tra le misure più criticate dall’associazione dei magistrati della Corte dei Conti c’è il nuovo tetto massimo ai risarcimenti che chi viene trovato colpevole di danno erariale deve pagare. Gli amministratori dovranno risarcire al massimo il 30% del danno che hanno causato. In alternativa, se è una cifra più bassa, saranno tenuti a versare il doppio del proprio stipendio. Il resto rimarrà come buco nelle casse pubbliche, quindi a carico dei cittadini.
In più, se un’amministrazione chiede un parere alla Corte dei Conti e questa non risponde entro 30 giorni, scatterà il silenzio-assenso. Sarà come aver ricevuto un parere positivo, e quindi l’amministratore che firma non avrà alcuna responsabilità.
In più, il silenzio-assenso si applicherà anche per tutti gli atti politici e amministrativi che devono essere sottoposti a controllo preventivo. Passata la scadenza, sarà via libera automatico. La conseguenza è che aumenterà parecchio il numero di richieste presentate alla Corte, che però avrà sempre le stesse risorse (personale, tempo…) per rispondere. È probabile molti riusciranno ad aggirare direttamente le verifiche, grazie al sovraccarico dei magistrati, e si libereranno così delle responsabilità legali.
Infine, un altro punto contestato è che il cosiddetto controllo concomitante – cioè quel controllo esercitato dalla Corte già in corso d’opera – sparirà quasi del tutto. O meglio, sarà attivo solo se l’amministrazione o gli organi politici lo richiederanno. Il controllo concomitante esiste dal 2009, e il governo Meloni lo aveva già eliminato per tutti gli atti legati al Pnrr.
Pd-M5s-Avs: “Vendetta del governo contro la magistratura”
Nel Partito democratico il senatore Alfredo Bazoli ha criticato la “de-responsabilizzazione degli amministratori e della burocrazia” e la “demolizione dei controlli sul potere, sugli apparati del potere”. Il senatore Antonio Misiani ha parlato di un “attacco frontale ai controlli di legalità e all’equilibrio dei poteri”, dicendo che la Corte dei Conti “viene colpita perché ha fatto il suo lavoro”.
Negli ultimi anni non sono mancati gli attacchi del governo alla Corte. L’ultimo, in ordine di tempo, dopo le decisioni sul Ponte sullo Stretto.
Il Movimento 5 stelle ha attaccato, parlando di “vendetta politica” del governo verso la Corte e di “tana libera tutti” per gli amministratori, con la senatrice Ada Lopreiato. Per Alleanza Verdi-Sinistra, il senatore De Cristofaro ha commentato: “L’ossessione della destra colpisce la magistratura contabile. Alla destra infastidiscono i controlli, li considerano un freno. Dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, oggi un ulteriore tassello per indebolire in maniera strutturale le funzioni della Corte dei Conti”.
L’associazione magistrati: “Passo indietro nella lotta contro sprechi di denaro pubblico”
“Oggi si scrive una pagina buia per tutti i cittadini”, ha dichiarato l’associazione magistrati della Corte dei Conti. “Un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici”, che “inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito”.
I magistrati hanno citato le misure più controverse, aggiungendo: “La riforma incide negativamente sui principi di legalità, responsabilità e buon andamento dell’amministrazione, sanciti dalla Costituzione, e solleva un tema centrale di equità: le risorse pubbliche appartengono a tutti e la loro tutela richiede forme di responsabilità effettive e credibili. Una maggiore efficienza dell’amministrazione non si ottiene riducendo il ruolo della magistratura contabile, ma valorizzando il presidio indipendente e imparziale a garanzia del corretto utilizzo del denaro pubblico”.
(da Fanpage)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLA GIUDICE DELLA CORTE DEI CONTI: “LA RIFORMA NON E’ PER I CITTADINI”
Una riforma nell’interesse dei cittadini? I fatti dicono altro, purtroppo…».
Elena Papa, giudice contabile nella sezione della Toscana e componente del direttivo Associazione magistrati Corte dei Conti (Amcc): restate convinti degli effetti nefasti della riforma?
«In estrema sintesi le nuove norme riducono di molto la responsabilità di dirigenti e funzionari. E blindano i politici, rimarcando ancor più radicalmente per loro una clausola di presunzione di buona fede, per le scelte fondate su pareri di uffici tecnici».
Eppure, possiamo negare che ci fosse l’esigenza di sistematizzare il lavoro della Corte dei conti?
«Certo, c’era un’esigenza di risolvere delle difficoltà presenti
nelle funzioni della Corte, ma questa riforma non le risolve, è un intervento estemporaneo».
Quindi, la legge Foti indebolirà i controlli su sprechi e inefficienze?
«Basta guardare alle serie di forti criticità che segnaliamo ormai da tempo. Innanzitutto una deresponsabilizzazione di chi è chiamato a gestire denaro pubblico: grazie alle norme che limitano grandemente l’importo del danno da restituire in caso di gestione imprudente».
Ad esempio, su un danno per la collettività di un milione di euro, saranno risarciti solo 300mila euro?
«Il 30 per cento, infatti. Oppure l’equivalente di due anni dello stipendio del pubblico dipendente. Il secondo elemento che preoccupa è una tale estensione del controllo preventivo degli atti o della richiesta di pareri, che con il meccanismo del silenzio-assenso allo scadere dei termini, si tradurrà in un esonero dalle responsabilità».
Vede il rischio di un aggravio strumentale di richieste di pareri?
«Sì, l’obiettivo non è più gestire correttamente il denaro pubblico e garantire i servizi ai cittadini, ma procurarsi dalla Corte dei conti una sorta di copertura giustificativa delle proprie condotte».
Perché vi preoccupa anche il superpotere al procuratore generale: potrebbe avocare a sé indagini sgradite
«Certamente prevedere un visto del procuratore generale per ogni atto di rilievo delle Procure contabili regionali è in palese violazione dell’indipendenza del pm contabile sancita dall’articolo 108 della Costituzione».
Eppure il sottosegretario Mantovano ha spiegato che, dopo il confronto con le toghe, sono state introdotte modifiche importanti.
«Non è noto quali sarebbero le indicazioni accolte. È noto invece che non solo l’Amcc, ma soprattutto le nostre Sezioni Riunite della Corte dei Conti hanno più volte segnalato i rischi di una simile riforma».
La premier aveva parlato di «intollerabile invadenza» della Corte dei Conti. Questa riforma è una vendetta?
«Posso solo dire che vedo un serio difetto di prospettiva. Vedo la mancata percezione delle conseguenze negative, di come si tradurrà nella pratica».
Avete parlato di una riforma che è quasi un incentivo alla malagestio.
«Certo perde di incentivo, per i pubblici dipendenti, la ricerca della qualità, della competenza. Perde di mordente la spinta che ad oggi ha guidato la stragrande maggioranza di bravi dipendenti pubblici».
Perché stiamo dicendo che chi rompe non paga più?
«In effetti paga Pantalone: con i soldi che raccoglie dalla tassazione. E Pantalone siamo tutti noi, i cittadini».
(da repubblica.it)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
LE CORPORAZIONI GAS-PETROLIFERE POTREBBERO DARE LA SVOLTA SACRIFICANDO SOLO IL 5% DEI PROFITTI
È difficile immaginare una marcia indietro più decisa di quella innestata dai governi mondiali, europei in particolare (perché erano quelli che avevano giustamente accelerato di più) nel 2025. Quest’anno non ci sono regali sotto l’albero per la Terra e, di conseguenza, neanche per i sapiens, tanto per rispedire subi
al mittente l’obiezione che il pianeta non si accorge nemmeno di quanto combinano gli uomini: è vero, ma se non preservi gli equilibri e gli ecosistemi del mondo, i primi a soffrirne saremo noi. E, inoltre, le attività produttive dei sapiens l’atmosfera la modificano eccome: per la prima volta nella storia dei viventi una sola specie minaccia tutte le altre e intacca le geosfere.
Partiamo dall’agricoltura: la Commissione Europea propone di estendere illimitatamente le autorizzazioni per immettere sul mercato tutti i pesticidi, i biocidi e gli additivi che aumentano la resa, ma ammalano persone e ambiente. Il settore più sovvenzionato di tutti non riesce proprio a riconvertirsi e addossa la colpa al Green Deal, dimenticando che non solo non è mai partito, ma ora viene pure bloccato. E dimenticando che, se i loro affari vanno male, è a causa di mezzo secolo di Brown Deal e di migliaia di errori di prospettiva. In questo campo, però, possiamo sempre imparare dagli Usa, dove colorano di blu i mirtilli con gli idrocarburi, irrorano il riso con l’arsenico, spruzzano le mele con la difenilammina e immergono i polli nel cloro prima di smerciarli. Non c’è fine nella corsa al ribasso.
E poi le foreste: perché vogliamo proteggerle così in fretta? Secondo il Wwf, il regolamento contro la deforestazione in Europa (Eudr) è stato artatamente ritardato, così verranno abbattuti almeno 50 milioni di alberi in più, liberando 17 milioni di tonnellate di gas serra in aggiunta nell’atmosfera. Non male, anche se nel Sudest asiatico, in Borneo e in parte del Sudamerica stanno cercando di fare ancora peggio. Ed è anche vero che in Italia abbiamo riforestato negli ultimi decenni, ma spesso pinete o boschi non di pregio, che non risaneranno mai la perdita delle
nostre foreste primarie alpine e delle faggete vetuste dell’Appennino.
Se poi vogliamo considerare qualche nostro compagno di viaggio, le cose non vanno meglio. Uno su tutti, il lupo, simbolo della nostra incapacità di convivere con l’ambiente naturale, cui l’Europa ha ridotto il livello di protezione declassandolo. Ad agosto, in Italia, è stato abbattuto legalmente il primo lupo a oltre 50 anni dalla sua tutela (in Italia il Wwf di Fulco Pratesi), andando incontro a odii atavici di cittadini ignoranti che vedono nel lupo ogni sorta di male, dimenticando che si tratta di una specie cruciale per il mantenimento degli equilibri ecosistemici che, alla fine, tornano utili prima di tutto a noi. Magari si potrebbe pensare che così i nostri allevatori tuteleranno meglio il loro bestiame. Peccato che solo meno dello 0,1% (ripeto: zero virgola uno per cento) degli animali da allevamento europei viene predato dal lupo e che non si riscontrano attacchi di lupi ai sapiens, visto che noi non rientriamo nel target delle sue prede e che, per fortuna sua, il lupo fugge appena ci vede.
Sul clima le cose vanno meglio che negli Usa, che si sottraggono agli impegni internazionali e trivellano come se non ci fosse un domani, ma non è che vadano bene. Rinvii, ritardi, obiettivi sempre meno ambiziosi: cosa non si farebbe pur di compiacere le corporation gaspetrocarboniere, i negazionisti d’accatto e le nuove geometrie sovraniste al potere. Dal punto di vista climatico l’avvento dei populisti trumpiani anche in Europa è una jattura micidiale: ci si cura solamente di accumulare il più possibile prima che la barca affondi, senza pensare che quella barca è la stessa per tutti. La testimonianza plastica della
retromarcia innestata è la manomissione del phase-out europeo del 2035 per la vendita dei motori endotermici, che vede ridotto l’obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO₂ dal 100% al 90% e l’apertura alla follia del biometano per il trasporto su strada. E nella stessa inversione di marcia va la possibile cancellazione del programma Life, unico strumento autonomo per la biodiversità e il clima.
Se si fa eccezione per lo straordinario incremento delle energie rinnovabili in Cina e per l’intervento del Brasile a favore delle sue foreste, non si vede l’ombra di un Green Deal in nessuna parte del pianeta (e dobbiamo anche ricordare il record di centrali a carbone cinese o quelli dell’allevamento brasiliani): è ufficiale, il mondo non crede più alla rivoluzione verde. La scusa formale è che la sostenibilità ambientale non collimerebbe con quella economica e sociale, che non si capisce benissimo cosa mai possa voler dire. Tutto dipende da chi paga, e siccome nessun ambientalista di buon senso vuole addossare i costi della crisi al pensionato con la Panda euro 1, i responsabili li conosciamo bene: sono proprio le Oil & Gas Corporation che potrebbero mutare in meglio i destini dei sapiens semplicemente riducendo, e non di tanto (si calcola meno del 5%), i propri profitti, magari re-investendoli in rinnovabili.
La riconversione ecologica è una necessità non eludibile e meno ancora negoziabile, perché sull’altro piatto della bilancia ci sono vittime, danni economici (tutt’altro che irrilevanti, nonostante la mancata comprensione della letteratura scientifica da parte di alcuni giornalisti ideologizzati e ignoranti in materia) e un futuro che si prospetta pesante per chi ci ha prestato il pianeta. Aver
perso un altro anno per passare dalla constatazione della crisi alle contromisure può far contento solo chi su quella crisi continua a guadagnare o su chi teme che le regole odorino di comunismo e soffochino il libero mercato: tranquilli, intanto soffochiamo solo noi.
Mario Tozzi
(da lastampa.it)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
PERCHE’ NEGARE A UN PAIO DI CIABATTE I DIRITTI POLITICI?
È possibile che abbiano ragione i seguaci di Bolsonaro nell’accusare di «propaganda politica»
la pubblicità delle ciabatte infradito Havaianas, che invita a «non iniziare il 2026 con il piede destro», ma con entrambi i piedi. Anche il meno malizioso dei passanti può pensare che ci sia un riferimento abbastanza esplicito alle imminenti elezioni politiche.
Ciò detto, vista l’invadenza dei prodotti, delle merci, dei marchi nelle nostre vite, perché negare a un paio di ciabatte (o quant’altro) i diritti politici? Solo loro devono rimanere in eterno nel limbo inespressivo dell’unanimismo? Solo loro devono essere costrette a essere “di tutti”, senza mai contrariare nessuno? Elette a feticcio, a totem, in cambio di tanta grazia le merci devono tacere in eterno, mute, neutrali, complici di chiunque, buone per i piedi di chiunque, del migliore benefattore come del peggiore assassino?
In considerazione del loro predominio assoluto sulle nostre vite, le merci hanno il pieno diritto, ma anche il dovere, di avere finalmente una identità pubblica, e delle opinioni. Quando ero giovane e lavoravo con Grillo (il Grillo giovane…) mi ripeteva sempre: puoi dire tutto il peggio di Andreotti, ma se parli male di Coccolino ti denunciano.
Questo accadeva perché Coccolino, come tutte le merci, era sacro. Per dissacrarsi, bisogna che le merci, finalmente, scendano in mezzo a noi, e corrano i nostri stessi rischi. Si espongano. Dicano come la pensano. Se necessario sbaglino, come capita a noi. I rischi commerciali, tra l’altro, sono relativi: Havaianas ha perso in Borsa dopo la minaccia di boicottaggio della destra. Ha subito ripreso quota grazie al favore dei clienti di sinistra.
(da repubblica.it)
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Dicembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
AVEVA 91 ANNI, TANTI AMORI E L’IMPEGNO A DIFESA DEGLI ANIMALI
L’attrice Brigitte Bardot è morta oggi in Francia. Aveva 91 anni. Lo rende noto la Fondazione che porta il suo nome, dedicata alla protezione degli animali e creata dall’attrice francese nel 1986. Bardot era stata ricoverata un mese fa a un ospedale di Tolone per un «intervento chirurgico nel quadro di una grave patologia».
Le pellicole che la resero celebre
Nata il 28 settembre 1934 a Parigi Bardot è un simbolo del cinema francese e internazionale, protagonista delle pellicole negli anni Cinquanta e Sessanta. La sua prima apparizione sul grande schermo risale al 1952 nel film Le Trou Normand. Nel 1956 ha recitato nel film Piace a troppi di Roger Vadim e con Jean-Louis Trintignant, che l’ha trasformata in una star mondiale. Indimenticabili altri film come La linea francese (1953), Mademoiselle Pigalle (1956), La verità (con cui nel 1961 vinse il David di Donatello come Miglior attrice straniera), Vita privata, Erasmo il lentigginoso, Il disprezzo e Viva Maria!. Si ritirò nel 1974, dopo 21 anni di carriera e poco prima dei suoi 40 anni. Ha recitato in 45 film e inciso più di 70 canzoni.
La Brigitte cantante, paladina degli animali
C’è anche un’interessante parentesi musicale nella vita di Bardot. Nel 1967 collaborò con Serge Gainsbourg nel brano Je T’Aime…Moi Non Plus. Molti la ricordano nel ruolo di attivista di diritti degli animali. In particolare, nel 1986 creò la Fondazione Brigitte Bardot per il Benessere e la Protezione degli Animali. Nel 1996 ha invece pubblicato l’autobiografia Mi chiamano B.B., dove ha raccontato vita, carriera, amori e rapporto conflittuale con la stampa.
Gli amori di Brigitte
Si sposò in prime nozze con il regista Roger Vadim, poi il matrimonio finì. Seguirono l’attore Jean-Louis Trintignant, il cantante Gilbert Bécaud, l’attore Raf Vallone e il cantante Sacha Distel. Raggiunse le seconde nozze con l’attore Jacques Charrier, padre dell’unico figlio Nicolas-Jacques Charrier, con cui non ebbe un rapporto facile. Poi l’attore Sami Frey, un nuovo matrimonio il playboy Günter Sachs, ha avuto una relazione con il cantautore Serge Gainsbourg e con l’attore Gigi Rizzi.
Nel 1992 sposò un esponente politico del Fronte Nazionale, Bernard d’Ormale, al suo quarto matrimonio. Ha passato gli ultimi anni nella sua dimora a Saint-Tropez, circondata dagli affetti e dai suoi amati animali.
(da agenzie)
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