Destra di Popolo.net

IL GOVERNO RESTA VITTIMA DELLE SUE MACCHINAZIONI E DELLE SUE FORZATURE: “LA STAMPA” E IL RINVIO DELLA DATA DEL VOTO DEL REFERENDUM

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

“MELONI LO SA BENE: UN’EVENTUALE BOCCIATURA DELLA PIÙ IMPORTANTE RIFORMA DEL SUO GOVERNO NON SAREBBE A COSTO A ZERO E RENDEREBBE PIÙ COMPLICATA LA SUA AGENDA DI FINE LEGISLATURA. PUÒ UN GOVERNO, CHE HA APPENA PERSO UN REFERENDUM COSTITUZIONALE, METTERE MANO A MAGGIORANZA ALLA LEGGE ELETTORALE E POI VARARE, SEMPRE A MAGGIORANZA, UN’ALTRA RIFORMA COSTITUZIONALE (IL PREMIERATO)? ECCO, LA SCONFITTA SAREBBE UN EFFETTO DOMINO”

Beh, il rinvio sulla data del referendum è davvero clamoroso, viste le premesse. Per settimane il guardasigilli Carlo Nordio, fedele alla linea del “fare presto” e ansioso di realizzare il sogno di Silvio Berlusconi sulla giustizia, ha annunciato per tutto l’orbe terraqueo la consultazione entro la prima metà di marzo. Un’evidente forzatura perché, secondo una lunga consuetudine di applicazione delle norme, tra raccolta firme e verifiche di regolarità era chiaro anche ai bambini che la prima data utile è il 29 marzo.
Macché. Per trovare una teoria giuridica alla fretta politica gli insigni azzeccagarbugli hanno sostenuto che, secondo questo o quel comma, questa o quella interpretazione ai limiti dell’onanismo normativo, si poteva non tener conto della raccolta delle firme popolari (e, con esse, della sensibilità del Colle).
Di lì il timore di ricorsi e, alla fine, il rinvio della decisione che, prima del cdm, veniva data per certa. Adesso, per coprire la barbina figura, spiegano a microfoni spenti che, smaltiti i bagordi di Capodanno, si procederà a spezzare le reni alla Grecia: nessuna esitazione sull’obiettivo di accorciare i tempi.
Chissà, alle cronache finora ci sono i fatti, che fino a questo momento hanno smentito le intenzioni.
I fatti sono che, al dunque, l’evidenza democratica – in questo caso la raccolta firme – è inevitabilmente più forte delle fumisterie per stiracchiare i cavilli. Ed è proprio il tema democratico il cuore della questione. Squisitamente politico, non giuridico. Di esso fa parte il consentire ai cittadini la raccolta firme, una campagna che favorisca confronto e partecipazione in un Paese segnato dalla disaffezione al voto, un’informazione corretta.
Ebbene, è piuttosto singolare che un governo «eletto dal popolo», e piuttosto incline a brandire la volontà popolare come una clava, viva quest’ansia da urne referendarie e si incarti sulle scorciatoie.
La storia è tutta qui. Al fondo dell’ansia, c’è l’idea che, se si vota presto in un Paese distratto, si corrono meno rischi. Al momento i sondaggi danno in vantaggio il sì alla riforma, mentre Mediaset parla solo di Garlasco e la Rai se ne occupa il meno possibile.
A febbraio ci sono le Olimpiadi Milano-Cortina, poi l’ipnosi collettiva di Sanremo, et voilà: inizio marzo è perfetto per evitare un clima da ordalia finale che sovverta le previsioni. Più si va avanti, infatti, più la tenzone si politicizza al di là del tema giudici, più le opposizioni possono mobilitare attorno alla bandiera che mette assieme davvero tutti: il no a Giorgia Meloni. Esattamente quel che accadde a Matteo Renzi. Mica si votò sulla sua riforma del Senato, ma per mandarlo a casa.
E, infatti, ci andò.
A dispetto di quel che dicono la sua curva e le sue gazzette d’ordine, Giorgia Meloni lo sa fin troppo bene: un’eventuale bocciatura della più importante riforma del suo governo – anzi, dell’unica – non sarebbe a costo a zero. Magari resta a palazzo Chigi, ma un risultato negativo renderebbe più complicata la sua agenda di fine legislatura per ridisegnare il potere in Italia.
Può un governo, che ha appena perso un referendum costituzionale, mettere mano a maggioranza alla legge elettorale e poi varare, sempre a maggioranza, un’altra riforma costituzionale (il premierato) in un clima in cui mezzo Paese lo percepirebbe come un abusivo, delegittimato dal voto popolare? Ecco, la vittoria prepara la forzatura successiva. La sconfitta è un effetto domino.
Alessandro De Angelis
per “La Stampa

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ALFONSO SIGNORINI È INDAGATO CON L’ACCUSA DI VIOLENZA SESSUALE ED ESTORSIONE: LA PROCURA DI MILANO HA APERTO UN’INDAGINE A CARICO DEL CONDUTTORE, CHE IERI SI È AUTOSOSPESO DA MEDIASET

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

È UN ATTO DOVUTO IN SEGUITO ALLA DENUNCIA PRESENTATA DALL’EX CONCORRENTE DEL “GRANDE FRATELLO” ANTONIO MEDUGNO, CHE HA RACCONTATO A FABRIZIO CORONA IL PRESUNTO “SISTEMA” SIGNORINI … ANCHE L’EX GIEFFINO GIANLUCA COSTANTINO STA SCIOGLIENDO LA RISERVA IN MERITO A UNA AZIONE GIUDIZIARIA ANALOGA

La Procura di Milano ha aperto un’indagine a carico del giornalista e conduttore tv Alfonso Signorini. Un atto dovuto in seguito alle denuncia presentata nei giorni scorsi dall’ex concorrente del Grande Fratello, Antonio Medugno.
Nella querela depositata lo scorso 24 dicembre, e finita sul tavolo della pm Letizia Mannella, responsabile del Quinto Dipartimento che si occupa di tutelare le fasce deboli, Medugno, assistito dagli avvocati Cristina Morrone e Giuseppe Pipicella, ha chiesto di procedere per violenza sessuale ed estorsione, reati ora iscritti nel fascicolo.
La pm Mannella coordina con il collega Alessandro Gobbis anche l’inchiesta nei confronti di Fabrizio Corona, indagato per revenge porn sulla base della denuncia di Signorini. Una querela presentata dopo che nelle scorse settimane il “re dei paparazzi”, attraverso il suo format ‘Falsissimo’, ha accusato, in sostanza, il giornalista e conduttore tv di aver portato avanti un “sistema” di favori sessuali richiesti – questa la versione dell’ex agente fotografico – ad alcuni partecipanti del Grande Fratello o a chi aspirava ad entrare nella ormai famosa “casa”.
Proprio questo fascicolo ha consentito di sequestrare foto, video e chat e ha indotto Medugno a farsi avanti e a denunciare Signorini. Quella di Medugno potrebbe non essere l’unica querela nei confronti del giornalista. In queste ore anche l’ex GF Vip Gianluca Costantino, assistito dall’avvocato Leonardo D’Erasmo, sta sciogliendo la riserva in merito a una azione giudiziaria analoga.

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LO SCRITTORE UCRAINO ANDRIJ KURKOV: “IL FATTO CHE TRUMP ABBIA AVUTO UNA CONVERSAZIONE TELEFONICA CON PUTIN PRIMA E SUBITO DOPO L’INCONTRO CON ZELENSKY DIMOSTRA CHE NON STA NEGOZIANDO CON PUTIN, MA LO STA INFORMANDO

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

“TRUMP RAPPRESENTA GLI INTERESSI DELLA RUSSIA, NON ESERCITERÀ ALCUNA PRESSIONE SERIA”

Andrij Kurkov, lo scrittore ucraino più noto all’estero, non ha molti dubbi: nonostante i proclami di Trump, la pace è ancora lontana.
Perché il faccia a faccia di Mar-a-Lago non le ha fatto cambiare idea?
«Il Cremlino insiste per conquistare quattro regioni ucraine. Trump e il suo team hanno suddiviso la questione territoriale in diverse questioni separate. L’idea di base è di ottenere il ritiro dal Donbass dell’esercito ucraino, poi di esigere lo stesso per le regioni di Kherson e Zaporizhzhia. I negoziati stanno diventando un processo senza fine in cui Trump spera di costringere l’Ucraina ad arrendersi passo dopo passo».
Il presidente statunitense si è detto arrabbiato con Kiev dopo che Putin lo ha informato dell’attacco alla sua villa…
«Il fatto che Trump abbia avuto una conversazione telefonica con Putin prima e subito dopo l’incontro con Zelensky e che, in
seguito a queste conversazioni, si sia limitato a ripetere vaghi concetti dimostra che non sta negoziando con Putin, ma lo sta informando sui suoi negoziati con Zelensky».
Perché Trump non usa leve più convincenti con Putin sia economiche che militari?
«Trump rappresenta gli interessi della Russia, non quelli dell’Ucraina o il desiderio di raggiungere un accordo. Non eserciterà alcuna pressione seria su Putin perché crede che i grandi Paesi abbiano più diritti dei piccoli. Ha ribadito la sua richiesta di rendere la Groenlandia territorio americano per dimostrare a Putin che sono simili e uguali».
Zelensky parla della possibilità di un referendum sul piano e per la prima volta il presidente Usa ha annunciato di voler visitare Kiev. Sono buoni segnali?
«I referendum sull’integrità territoriale sono vietati dalla Costituzione ucraina. Trump crede di poterci convincere a violare la legge e ad accettare di cedere quattro regioni e la Crimea. Ma gli ucraini — tra il 65 e l’85% — non diranno di sì.».
(da Corriere della Sera)

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PER PUTIN, I SOLDATI SONO CARNE DA MACELLO: NEGLI ULTIMI 10 MESI DI GUERRA IN UCRAINA SONO MORTI 350 MILA MILITARI RUSSI: SI TRATTA DI UN AUMENTO DEL 40% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

IL NUMERO DEI DECESSI DALL’INIZIO DEL CONFLITTO, SAREBBERO IN TOTALE 1 MILIONE E 200 MILA (SOLO DA PARTE DEI RUSSI) … DAL 2022 AD OGGI, GLI UCRAINI UCCISI SAREBBERO INVECE 140.000

Negli ultimi 10 mesi, le perdite russe nella guerra con l’Ucraina sono aumentate più rapidamente che in qualsiasi altro momento dall’inizio dell’invasione su larga scala del 24 febbraio 2022, secondo un’analisi della Bbc, che conteggia la cifra relativa al periodo analizzato in circa 160.000 soldati morti confermati.
Ma tenuto conto che le stime degli esperti sono superiori di circa il 50% rispetto ai decessi verificati, ricorda l’emittente britannica, il totale stimato dei soldati russi deceduti in questi dieci mesi si collocherebbe in una forbice fra i 243.000 e i 352.000: più o meno in linea con i calcoli della Nato, sebbene l’elenco della Bbc non includa i caduti in servizio nelle milizie di due regioni occupate nell’Ucraina orientale, stimati tra 21.000 e 23.500 combattenti.
Nelle cifre pubblicate giornalmente dalle forze armate ucraine, i russi dal febbraio 2022 avrebbero registrato 1 milione e quasi 207mila perdite, nel bollettino aggiornato ad oggi, ma quella
cifra non solo somma, senza distinguere, i militari russi uccisi e quelli feriti o comunque fuori combattimento e non ha reali conferme.
Bbc News Russian conta le perdite russe in guerra insieme all’emittente indipendente Mediazona e a un gruppo di volontari dal febbraio 2022 e afferma di mantenere un elenco di nomi reali, le cui morti siamo stati in grado di confermare utilizzando rapporti ufficiali, giornali, social media e nuovi memoriali e anche tombe.
“Con l’intensificarsi degli sforzi di pace nel 2025 sotto la pressione dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sono stati pubblicati su fonti russe il 40% in più di necrologi rispetto all’anno precedente.
Secondo il vice capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale Dmitry Medvedev, entro ottobre 2018 si erano arruolate 336.000 persone, ben oltre 30.000 al mese. Il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha affermato che ogni mese vengono uccisi 25.000 soldati russi. Se entrambi i dati hanno ragione, la Russia continua a reclutare più soldati di quanti ne perda.
Quanto al campo ucraino, che di solito non fornisce cifre sulle proprie perdite, lo scorso febbraio Volodymyr Zelensky ha stimato il le perdite sul campo di battaglia in 46.000 e 380.000 feriti. Decine di migliaia di altri sono dispersi in azione o tenuti prigionieri, ha aggiunto Zelensky. “Sulla base di altre stime e dati incrociati, riteniamo che il numero di ucraini uccisi finora sia pari a circa 140.000”, scrive Bbc.
(da agenzie)

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IL SUICIDIO DELL’EUROZONA, CONTINUIAMO A IMBARCARCI TUTTI, ANCHE CHI CI SCHIFA: LA BULGARIA DAL 1 GENNAIO ADOTTERÀ L’EURO, MA IL PAESE È DIVISO SULLA SCELTA

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

LA POPOLAZIONE È CERTA CHE DIETRO L’ANGOLO CI SARÀ UNA MAZZATA A CAUSA DELL’INFLAZIONE, SENZA CONTARE L’INSTABILITÀ POLITICA: 7 ELEZIONI IN 4 ANNI E UNA CORRUZIONE DIFFUSA HANNO EROSO LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI BULGARE. NEL FRATTEMPO GRUPPI DI ESTREMA DESTRA E FILO-RUSSI SONO MOLTO ATTIVI NELLA PROPAGANDA

Le cifre parlano chiaro: pur con un Pil pro capite da cenerentola d’Europa, Sofia ha mantenuto il deficit di bilancio e l’indebitamento ben al di sotto dei requisiti Ue e non è soggetta a procedure per deficit eccessivo dal 2012.
Da tempo vanta uno dei livelli di debito pubblico più bassi dell’Unione: intorno al 24%, di molto inferiore rispetto al tetto del 60% imposto da Bruxelles
Dopo l’impennata di prezzi innescata dall’invasione dell’Ucraina, il Paese è anche riuscito all’inizio di quest’anno a riportare l’inflazione al 2,7%, quindi entro la soglia del 2,8% prevista per entrare nell’eurozona.
Così il 4 giugno scorso, Commissione Ue e Banca centrale europea hanno certificato che Sofia soddisfa i criteri di convergenza. Poche settimane dopo, l’8 luglio, il Consiglio
Ecofin ha completato gli atti finali fissando il tasso di conversione: 1 euro = 1,95583 lev, lo stesso valore che da anni àncora la moneta nazionale all’euro.
Nessuno scossone all’orizzonte, dunque? Non proprio.
Sulla carta questo «riconoscimento formale» dovrebbe portare soltanto vantaggi: se la politica monetaria del Paese dipende già dalle decisioni della Banca centrale europea, da dopodomani, l’1 gennaio, la Bulgaria potrà partecipare al processo decisionale.
La presidente della Bce Christine Lagarde ha parlato di «commerci più fluidi, minori costi di finanziamento, prezzi più stabili». Eppure, i bulgari sono divisi sull’adozione dell’euro.
A frenare gli entusiasmi, soprattutto la paura dell’aumento dei prezzi, ma questa frattura si inquadra in un contesto di instabilità politica prolungata: 7 elezioni in 4 anni e la corruzione diffusa hanno eroso la fiducia nelle istituzioni.
La scorsa settimana, il governo del premier Rosen Zhelyazkov si è dimesso dopo meno di un anno, in seguito a settimane di proteste di massa contro il bilancio e la corruzione.
Il passaggio alla moneta unica ha un significato geopolitico forte: l’euro avvicina all’Occidente e allontana da Mosca. «La maggioranza dei Bulgaria è a favore dell’Europa, la spaccatura si deve soprattutto a due fattori — dice al Corriere Milen Keremedchiev, analista a Sofia con trascorsi nell’esecutivo dell’ex re Simeone —. Il primo è che mentre il governo ha fatto una campagna debole per spiegare alla gente questo passaggio, gruppi di estrema destra e filo-russi sono molto attivi nel fare propaganda contro l’euro; il secondo è che dopo l’annuncio del via libera quest’estate, i prezzi si sono impennati e il governo
non è riuscito a tenerli sotto controllo».
(da agenzie)

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MARCELLO VENEZIANI, DOPO ESSERE STATO OSCENAMENTE MANGANELLATO DAL MINISTRO GIULI PER AVER OSATO CRITICARE IL GOVERNO MELONI, TORNA A PARLARE DI POLITICA ALLA PRESENTAZIONE DEL SUO LIBRO A BISCEGLIE

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

“LA POLITICA, A DESTRA E A SINISTRA, È IDENTICA AL CALCIO. SONO RIMASTI I SIMBOLI. IL RESTO È CICCIA VOLGARE”… “UNA PROPOSTA CHE MI CONVINCA? NON CONFIDO PIÙ IN ALCUNO E IN ALCUN MODO. ANCHE CULTURALMENTE MI SEMBRA TUTTO STINTO. PARLIAMO DI ROSSO E NERO, MA NON VEDO UN DIBATTITO ALL’ALTEZZA” … “NEL PANTHEON DELLA DESTRA C’E’ ANCHE ZALONE?”

“Non era un attacco personale”, si limita a dire. “Sarebbe stato meglio non rispondere”, aggiunge senza mai nominare Giuli. Infine, con lieve distacco, sorride: “Di questo, per favore, non mi faccia parlare”.
Dopo l’ira del ministro della Cultura – e la polemica esplosa a Natale, estinta già a San Silvestro – Marcello Veneziani è tornato a Bisceglie. “Sto realizzando il proposito di rincasare”. Di tornare in Puglia? “Di trascorrere sempre più tempo qui, sì”.
E’ domenica mezzogiorno. Nella libreria Vecchie Segherie Mastrototaro, a pochi passi dal porto, Veneziani presenta la sua ultima fatica: “Nietzsche e Marx si davano la mano” (ed. Marsilio). La sala è gremita. “Scrivo troppo, leggo tanto, sono un incontinente”, ammette lui.
Intanto, tra carfiocini e lampascioni sott’olio, sfolgora lei: Nancy Dell’Olio, ex ambasciatrice della regione al tempo di Michele Emiliano ovvero Puglia über alles.
“Il Sud va recuperato nella sua dimensione mitica – dice Marcello – perché il mito è la sua unica possibilità di riscatto dal fatalismo dell’abbandono”. Venendo però al libro, ossia al cuore dell’intervista, a Bisceglie si parla di Marx e di Nietzsche. Del rosso e del nero che si danno la mano.
Veneziani, lei non vuole parlare di politica, d’accordo, ma la politica torna sempre. “Sì. Anche se comincio a dubitare dell’esistenza del rosso e del nero”. Cioè? “Oggi viviamo nell’epoca del grigio o del multicolore. Ogni lotta ideologica è fuori corso”. E questo l’ha scritto già in altra forma, su La Verità, a proposito della destra di governo e del suo “mimetismo democristiano”.
Ma ecco: non è che se rosso e nero si danno troppo la mano, poi, rischiano di confondersi? “Sì, ma l’incontro tra Nietzsche e Marx deve avvenire sui cadaveri di destra e sinistra. Sono autori che hanno caratterizzato la condizione umana tra Otto e Novecento. Bisogna pensarli impoliticamente. Anche perché la politica, oggi, non regge il peso della cultura”. Ma davvero non c’è una proposta che la convinca? “No”.
Neppure a destra della destra? “Non confido più in alcuno e in alcun modo. Vede, ormai ho un’idea calcistica della politica”. Cosa intende? “Intendo dire che votando si fa il tifo per uno schieramento o per un altro. Ma già si sa che non cambierà nulla. Se vincente, lo schieramento avrà vinto soltanto il campionato. La politica, a destra e a sinistra, è identica al calcio. Sono rimasti i simboli. Il resto è ciccia volgare”.
La politica – osiamo dire la fiamma – non regge la cultura. Ma la cultura regge la politica? “Anche culturalmente mi sembra tutto stinto. Parliamo di rosso e nero, ma non vedo un dibattito all’altezza di quello che in altri periodi avveniva con Massimo Cacciari o Roberto Esposito”. Non vede nessuno? “Giorgio Agamben svolge un lavoro interessante ma è refrattario al dialogo. Tra i più giovani, a parte rarissime eccezioni e outsider come Diego Fusaro, faccio fatica. Forse anche per ragioni anagrafiche”.
Franco Cardini, in sua difesa, ha detto al Foglio che a destra leggono solo Tolkien. Dopo il Signore degli Anelli, il Pantheon filmico annovera Checco Zalone, ora al cinema. “L’ho visto ieri”. Puglia über alles, ancora? “Mah. E’ carino, ha una sua dimensione di tenerezza famigliare, ma nulla di che. Erano più divertenti gli altri film”.
Anche lui è sbiadito (come la destra)? “Forse. O forse il repertorio è finito, l’effetto sorpresa non c’è, e lui si è logorato col tempo”. Il tempo che logora e rivela. “Sì, è così”, sorride ancora Veneziani.
(da il Foglio)

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GEORGE CLOONEY E LA MOGLIE AMAL HANNO OTTENUTO LA CITTADINANZA FRANCESE: L’ATTORE, È UN GRANDE OPPOSITORE DELL’ATTUALE PRESIDENTE

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

HANNO SCAZZATO IN PIÙ OCCASIONI, CON “THE DONALD” CHE LO HA DEFINITO “UN FINTO ATTORE” – A INIZIO MESE IL 64ENNE CLOONEY AVEVA ELOGIATO LE LEGGI FRANCESI SULLA PRIVACY

George Clooney ha ottenuto la cittadinanza francese, insieme alla moglie Amal Clooney e ai loro due figli, secondo un decreto ufficiale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale francese.
La pubblicazione conferma un’ambizione a cui Clooney aveva accennato all’inizio di dicembre, quando aveva elogiato le leggi francesi sulla privacy che proteggono la sua famiglia dai paparazzi scrive il Guardian. “Amo la cultura francese, la vostra lingua, anche se dopo 400 giorni di corsi non la parlo ancora bene”, ha dichiarato l’attore alla radio RTL in inglese.
“Qui non fotografano i bambini. Non ci sono paparazzi nascosti davanti ai cancelli della scuola. Questo è il fattore più importante per noi”, ha affermato l’attore che ora ha la doppia cittadinanza, statunitense e francese. Il legame di Clooney con l’Europa risale a prima del suo matrimonio nel 2014 con Amal Alamuddin, un’avvocata britannico-libanese specializzata in diritti umani che parla correntemente il francese
Clooney possiede una tenuta nella regione italiana del Lago di Como, acquistata nel 2002, e lui e sua moglie hanno anche comprato un maniero storico in Inghilterra. La loro proprietà nel sud della Francia, un’ex tenuta vinicola chiamata Domaine du Canadel, vicino al villaggio di Brignoles, è stata acquistata nel 2021.
(da agenzie)

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LA RESISTENZA A TRUMP: PIOVONO CANCELLAZIONI DEGLI SPETTACOLI AL KENNEDY CENTER DI WASHINGTON, DOPO LA DECISIONE DI TRUMP DI INTITOLARE A SE STESSO IL CENTRO

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

L’ULTIMA AD ANNUNCIARE LO STOP AGLI SPETTACOLI È LA COMPAGNIA DI DANZA NEWYORKESE “DOUG VARONE AND DANCERS”… ANCHE DUE CONCERTI JAZZ PREVISTI PER LA SERA DI CAPODANNO SONO STATI ANNULLATI

Una nota compagnia di danza di New York ha annunciato la cancellazione dei suoi spettacoli al John F. Kennedy Center di Washington per protestare contro la decisione di intitolare il centro anche a Donald Trump. Lo riporta il New York Times.
Quella della compagnia Doug Varone and Dancers è l’ultima di una serie di mosse da parte di artisti che hanno annullato le loro
esibizioni in uno dei più importanti centri culturali degli Stati Uniti questo mese. Un’ondata di ritiri e dimissioni si era già verificata lo scorso febbraio, dopo che il presidente aveva rimosso alcuni membri del consiglio di amministrazione sostituendoli con suoi fedelissimi.
Sul sito del Kennedy Center è stata anche annunciata la cancellazione di due spettacoli previsti per la sera di Capodanno del gruppo jazz The Cookers. E, la vigilia di Natale, il jazzista Chuck Redd aveva annullato il suo concerto gratuito annuale. La compagnia di danza Doug Varone and Dancers ha spiegato che l’annullamento degli show comporterà una perdita di 40.000 dollari.
(da agenzie)

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SI STANNO INTENSIFICANDO GLI ARRIVI DI MIGRANTI A LAMPEDUSA: IN POCHE ORE SONO SBARCATE SULL’ISOLA 256 PERSONE, PARTITE CON ALMENO CINQUE IMBARCAZIONI DALLA LIBI

Dicembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

I GRUPPI, COMPOSTI DA 8 A 56 PERSONE, COMPRENDONO ERITREI, MALESI, SUDANESI, EGIZIANI E BENGALESI

Sei approdi si sono registrati in poche ore a Lampedusa, con l’arrivo complessivo di 265 migranti. Le motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza hanno soccorso cinque imbarcazioni partite, secondo quanto riferito, da Zawia, Homs, Zawyiah e Sabrata, in Libia.
I gruppi, composti da 8 a 56 persone, comprendono eritrei, malesi, sudanesi, egiziani e bengalesi.
Otto egiziani, tra cui due minorenni, sono stati individuati dai militari della tenenza della guardia di finanza lungo la strada di Ponente: hanno raccontato di aver viaggiato su un natante in vetroresina non ancora rintracciato.
Tutti i migranti sono stati trasferiti all’hotspot, dove al momento si trovano 329 ospiti. In mattinata il trasferimento di 102 persone con il traghetto di linea diretto a Porto Empedocle.
(da agenzie)

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