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ANNO NUOVO, NUOVI SCAZZI TRA LEGA E FRATELLI D’ITALIA: I MELONIANI BLOCCANO LA NOMINA DI CLAUDIO ANDREA GEMME, L’AD DI ANAS CHE SALVINI VUOLE COME SUPER COMMISSARIO PER LE STRADE, AL POSTO DEI 13 MANAGER CHE ORA GESTISCONO 93 MAXI-CANTIERI SPARSI PER L’ITALIA

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

FDI HA PUNTATO I PIEDI (“LA CENTRALIZZAZIONE DI SALVINI NON HA SENSO”) ANCHE COME RIPICCA, PERCHE’ IL CARROCCIO È CONTRARIO AL DOPPIO INCARICO PER MASSIMO SESSA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DEI LAVORI PUBBLICI CHE IL MINISTRO DELLO SPORT, ANDREA ABODI, HA INDICATO COME COMMISSARIO STRAORDINARIO PER GLI STADI PER GLI EUROPEI DI CALCIO 2032

Doveva essere il grande giorno di Claudio Andrea Gemme, l’amministratore delegato di Anas cheMatteo Salvini, suo “sponsor” politico, voleva nominare super commissario per le strade. A lui «compiti, funzioni e poteri» dei 13 manager straordinari che attualmente gestiscono 93 maxi-cantieri sparsi per l’Italia. Così c’è scritto nel decreto, anticipato da Repubblica, che ieri pomeriggio era atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri.
Al mattino è tutto pronto: il provvedimento figura nell’ordine del giorno della sessione preparatoria. Ma quando Palazzo Chigi mette giù il “menù” del Cdm, in programma tre ore dopo, il decreto scompare. Nel mezzo esplode una lite tra Fratelli d’Italia e Lega. Ecco perché le norme vengono rinviate.
I meloniani puntano i piedi: «La centralizzazione di Salvini – annotano fonti di partito – non ha senso». È una contrarietà al disegno del Carroccio, ma anche una ripicca. Nelle stesse ore, infatti, i leghisti protestano sotto traccia contro un’altra norma del decreto, gradita invece ai Fratelli.
È quella che autorizza il doppio incarico per Massimo Sessa, il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici che il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha indicato come commissario straordinario per gli stadi in vista degli Europei di calcio del 2032.
Il decreto che ha avviato l’iter della nomina prevede che il commissario straordinario, se dipendente pubblico, sia collocato fuori ruolo o in aspettativa per tutta la durata del nuovo incarico.
Sessa è un dipendente pubblico e non può quindi ricoprire i due ruoli. La questione intercetta anche l’impossibilità di cumulare gli stipendi.
Tra l’altro, quello da commissario per gli stadi è pari a 132mila euro, più basso di circa 50mila euro rispetto a quello che il manager percepisce al Mit. Nell’area governativa di FdI si pensa a una soluzione, appunto a una norma per rendere possibile la doppia mansione.
Un bel problema vista l’urgenza di avviare i lavori per la costruzione degli impianti sportivi. Da qui, la necessità di «consentire una maggiore flessibilità nella procedura di nomina del commissario di cui trattasi». Ma la misura non è gradita al partito di via Bellerio. Salvini vuole che Sessa scelga tra i due incarichi.
Nasce così il dissidio con i meloniani che risponderanno appunto contestando la nomina di Gemme. Le opposizioni vanno all’attacco. «Il governo – incalzano i deputati del Pd Marco Simiani e Andrea Casu – sceglie di concentrare tutto su un’unica figura, ammettendo di fatto il proprio fallimento».
Il Mit riferisce all’Ansa che lo slittamento del decreto è dovuto a un affinamento delle norme per il Ponte sullo Stretto. Ma nel testo – validato dal ministero il 9 gennaio attraverso uno scambio di mail – non si fa alcun riferimento al Ponte. Anche il cosiddetto concerto trasmesso in serata da Salvini e dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ad Abodi per la nomina di Sessa non risolve la questione del doppio incarico.
Ma nel frattempo emerge un altro elemento che conferma la contrarietà di Salvini alla soluzione desiderata dai Fratelli per Sessa. Al suo posto, alla guida del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il leader della Lega vuole piazzare Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione al Mit e sua fedelissima.
(da agenzie)

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“COLPISCE LA MANCANZA DI SOLIDARIETÀ DEI GIOVANI DELL’OCCIDENTE DI FRONTE AL MARTIRIO DEI LORO COETANEI IRANIANI” : ALDO CAZZULLO BIASIMA IL SILENZIO DELLE PIAZZE PER I RAGAZZI DI TEHERAN

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

“QUESTO VUOTO FINISCE PER ESSERE UN REGALO AGLI AYATOLLAH”

Colpisce la mancanza di solidarietà dei giovani dell’Occidente di fronte al martirio dei loro coetanei iraniani, che protestano e muoiono per rivendicare il diritto di fare le stesse cose che in Occidente appaiono naturali: ascoltare musica, ballare, girare vestiti come si vuole, amare chi si vuole; e scegliere democraticamente da chi si intende essere governati.
Intendiamoci: è normale che i giovani dell’Occidente siano più severi, più critici, più esigenti con chi appartiene alla nostra parte di mondo. Ma questo silenzio, questo vuoto finisce per essere un regalo agli ayatollah. Se le strade di Roma, di Milano, di Parigi, di Berlino, di Madrid, di Barcellona, di Londra si riempissero di giovani in sostegno della rivolta iraniana, i giovani iraniani sarebbero più forti. Poi certo se la soluzione fosse facile la si sarebbe già trovata.
Non è la prima volta, dal 1979, che il regime vacilla. L’idea che torni il figlio dello Scià mi pare un po’ vaga, un po’ costruita a tavolino, tipo Karzai in Afghanistan. Ma di fronte a una teocrazia barbuta, vecchia, violenta, non schierarsi equivale a stare con Khamenei.
Gli ayatollah definiscono i giovani ribelli «nemici di Dio». Ma chi lo stabilisce? Quando un uomo decide da quale parte sta Dio, sta bestemmiando. Non c’è fede, non c’è religione, non c’è pietà nelle sue parole; c’è solo attaccamento al potere, difeso dalle squadracce mascherate che sparano sui ribelli all’altezza del cuore.
(da Corriere della Sera)

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GENNAIO, TEMPO DI MERCATO ANCHE TRA I PARLAMENTARI, LA CAMPAGNA ACQUISTI TUTTA INTERNA AL CENTRODESTRA: FORZA ITALIA (CORRENTE OCCHIUTO) POTREBBE PRESTO ACCOGLIERE MANLIO MESSINA, EX LUOGOTENENTE MELONIANO IN SICILIA

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

GLI AZZURRI SOFFIANO ANCHE ALLA LEGA DUE PARLAMENTARI, ATTILIO PIERRO E DAVIDE BERGAMINI. PERCORSO INVERSO PER LA DEPUTATA ANNARITA PATRIARCA… IL POSSIBILE RITORNO A “CASA” DI MICHELA VITTORIA BRAMBILLA E L’AVVICINAMENTO PERICOLOSO DEL “PISTOLERO” EMANUELE POZZOLO, ESPULSO DA FRATELLI D’ITALIA, AL GENERALE VANNACCI

Al via il calciomercato di “riparazione” nel centrodestra. L’anno inizia tra campagna acquisti e sgambetti tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il primo schiaffone lo rifila Forza Italia alla Lega.
Due parlamentari, eletti nel Carroccio, Attilio Pierro e Davide Bergamini, salutano Matteo Salvini, passando al Gruppo Misto.
Ma si tratta solo di un parcheggio momentaneo. I due ex leghisti dovrebbero annunciare a breve l’adesione a Forza Italia. Chi di spada ferisce…Potrebbe, infatti, seguire la strada opposta la deputata Annarita Patriarca, messa ai margini nella gestione Tajani. La fine della legislatura non è lontana. Occorre capire cosa fare. Oltre alla Lega c’è l’opzione Fratelli d’Italia. A spingere per l’ingresso di Patriarca in FdI è il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli.
In Forza Italia si muove anche la corrente “in Libertà” di Roberto Occhiuto. Il primo arrivo sarà Manlio Messina, ex vicecapogruppo meloniano a Montecitorio. Potrebbe ritornare in FI, via Occhiuto, anche Michela Vittoria Brambilla.
In casa Lega, con il proprio movimento “Il Mondo al contrario”, è in piena attività il generale Roberto Vannacci che pare abbia strappato convinto Emanuele Pozzolo, il “pistolero” di Capodanno, espulso dal partito di Meloni
(da Domani)

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L’INCHIESTA SENZA PRECEDENTI SU JEROME POWELL FA RIVOLTARE I REPUBBLICANI: AL SENATO MONTA LA FRONDA DEL PARTITO CONTRARIA ALLE INTROMISSIONI SULL’INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

ANCHE IL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, FA SAPERE DI NON APPROVARE: “CREERÀ IL CAOS SUI MERCATI” … GLI EX PRESIDENTI DELLA FED ANCORA IN VITA RILASCIANO UNA DICHIARAZIONE CONGIUNTA DURISSIMA CONTRO TRUMP. E JANET YELLEN AGGIUNGE: “E’ LA STRADA VERSO LA REPUBBLICA DELLE BANANE”

Scott Bessent non approva l’indagine del dipartimento di Giustizia sul capo della Federal Reserve, Jerome Powell, e lo hafatto sapere a Donald Trump. Secondo Axios, il segretario al Tesoro ha detto al presidente che l’inchiesta rischia di “creare il caos” e danneggiare i mercati.
Ma le preoccupazioni di Bessent non sono solo di tipo finanziario. Il mandato di Powell scade a maggio ma il segretario sperava che se Trump avesse nominato un sostituto prima lui se ne sarebbe andato. Con l’indagine, ritiene Bessent, “Powell è irremovibile. Questo ha davvero complicato le cose”.
Tutti gli ex presidenti della Fed ancora in vita hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui criticano l’indagine penale a carico del presidente della banca centrale Usa, Jerome Powell, affermando che l’iniziativa del Dipartimento di Giustizia è “inappropriata” per il Paese.
“L’indagine penale sul presidente della Federal Reserve, Jay Powell, rappresenta un tentativo senza precedenti di utilizzare azioni giudiziarie per minare tale indipendenza”, si legge nella dichiarazione, firmata anche da altri ex leader economici statunitensi.
Inizio di fronda repubblicana al Senato contro l’inchiesta del dipartimento di giustizia nei confronti del presidente della Fed Jerome Powell. Il senatore repubblicano statunitense Thom Tillis, membro della Commissione bancaria del Senato che valuta i candidati presidenziali per la Fed, ha affermato che la minaccia di incriminazione mette in discussione “l’indipendenza e la credibilità” del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Tillis, che non si ricandida quest’anno, ha dichiarato che si opporrà a qualsiasi candidato di Trump alla Fed, incluso chiunque venga nominato per succedere a Powell alla guida della banca centrale, “fino a quando questa vicenda legale non sarà completamente risolta”.
La senatrice Lisa Murkowski ha annunciato il suo sostegno al piano del collega repubblicano: “I rischi sono troppo elevati per voltarsi dall’altra parte: se la Federal Reserve perde la sua indipendenza, la stabilità dei nostri mercati e dell’economia nel suo complesso ne risentiranno”, ha scritto su X.
Un’iniziativa accolta negativamente dai mercati e che rischia di minare l’indipendenza della Fed, allargando ulteriormente quel potere esecutivo che The Donald sta usando in modo sempre più abnorme, secondo i suoi detrattori.
In un videomessaggio Powell ha reagito subito con toni durissimi: “Nutro un profondo rispetto per lo Stato di diritto e per la responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno — certamente non il presidente della Federal Reserve — è al di sopra della legge. Ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle pressioni continue dell’amministrazione” per tassi di interesse più bassi e, più in generale, per una maggiore influenza sulla Fed, ha spiegato.
“Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza dello scorso giugno né la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve. Non riguarda il ruolo di supervisione del Congresso … Quelli sono pretesti. La minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve stabilisce i tassi di interesse sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve all’interesse pubblico, anziché seguire le preferenze del presidente”
“E’ la strada verso la Repubblica delle banane”, ha sentenziato Janet Yellen, ex presidente della banca centrale americana e poi segretario al Tesoro con Biden. Condanna anche dai dem e inizio di fronda repubblicana al Senato, dove Thom Tillis, membro della Commissione bancaria che valuta i candidati presidenziali per la Fed, ha annunciato che si opporrà a qualsiasi nomina di Trump, incluso chiunque venga nominato per succedere a Powell alla guida della banca centrale, “fino a quando questa vicenda legale non sarà completamente risolta”.
La senatrice Lisa Murkowski ha promesso sostegno al piano del collega repubblicano. Secondo Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, “è evidente che ora ci sono maggiori preoccupazioni sul fatto che l’indipendenza della Fed sia sotto attacco”.
Wall Street per ora ha reagito con prudenza e, dopo un’apertura in calo, ha recuperato e proseguito contrastata, con il Dow Jones in lieve rosso e gli altri due indici in positivo. Ma altri indicatori sono negativi: l’oro e l’argento hanno raggiunto un massimo storico, il dollaro è sceso e i rendimenti dei titoli di Stato americani a dieci anni sono saliti.
(da agenzie)

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QUANDO LA POLARIZZAZIONE DIVENTA INSOPPORTABILE, GLI ELETTORI SCAPPANO AL CENTRO: IL 45% DEGLI STATUNITENSI ORA SI DEFINISCONO “INDIPENDENTI”

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

È UN CAMBIAMENTO EPOCALE RISPETTO A 20 ANNI FA, QUANDO SOLO UN TERZO DEI CITTADINI DICEVA DI NON VOLERSI SCHIERARE NÉ CON I DEMOCRATICI NÉ CON I REPUBBLICANI… CON TRUMP CHE STA RIVOLTANDO LA DEMOCRAZIA COME UN CALZINO E L’OPPOSIZIONE DEM CHE SI STA RADICALIZZANDO VERSO SINISTRA, SEMPRE PIÙ PERSONE NON SI SENTONO RAPPRESENTATE DAGLI SCHIERAMENTI TRADIZIONALI

Aumentano gli indipendenti negli Stati Uniti. Secondo l’ultimo sondaggio Gallup, infatti, poco meno della metà, il 45%, si definisce tale. Un cambiamento notevole rispetto a 20 anni fa, quando solo un terzo dei cittadini Usa diceva di non volersi schierare ne’ con i democratici ne’ con i repubblicani. Stando alla rilevazione, gli indipendenti crescono negli Stati Uniti per via dell’insoddisfazione nei confronti del partito al potere. I giovani, in particolare, sono i più ostili ai partiti tradizionali. Più della metà della generazione Z e dei millennial si identifica come indipendente.
(da agenzie)

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FINALMENTE QUALCUNO CHE NON INDIETREGGIA DI FRONTE AL BULLISMO DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP: IL SENATORE DEMOCRATICO MARK KELLY, VETERANO DECORATO DELLA MARINA ED EX ASTRONAUTA, FA CAUSA AL SEGRETARIO DELLA DIFESA, PETE HEGSETH, ACCUSANDOLO DI AVER VIOLATO LA COSTITUZIONE

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

HEGSETH AVEVA CERCATO DI SANZIONARE KELLY PER UN VIDEO, IN CUI ESORTAVA IL PERSONALE MILITARE A RIFIUTARE ORDINI CHE RITENEVANO ILLEGALI

Il senatore dem Mark Kelly ha intentato causa contro il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusandolo di aver violato la Costituzione per aver cercato di sanzionarlo a causa di un video in cui esortava il personale militare e dei servizi segreti statunitensi a rifiutare ordini illegali
La causa, che vede come imputati Hegseth, il Dipartimento della Difesa, il Segretario della Marina John Phelan e il dipartimento da lui diretto, afferma che le loro azioni “violano numerose garanzie costituzionali e non hanno fondamento giuridico. Non dovrebbero pertanto avere seguito”.
Kelly, veterano decorato della Marina ed ex astronauta, ha chiesto alla corte di dichiarare “illegale e incostituzionale” la lettera di censura inserita nel suo fascicolo, così come i tentativi di ridurre potenzialmente il suo grado militare in pensione e, di conseguenza, la sua pensione.
(da agenzie)

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IL PRESIDENTE DI +EUROPA E RADICALI, È STATO AGGREDITO, A ROMA, DURANTE LA MANIFESTAZIONE INDETTA DAI TASSISTI (CHE OGGI SCIOPERANO PER NON SI SA QUALE RAGIONE, VISTO CHE SONO LA LOBBY PIU’ TUTELATA D’ITALIA)

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

HALLISSEY HA PROVOCATO GLI AUTISTI MOSTRANDO, IN PIAZZA, LA COSA CHE PIÙ ODIANO: CIOÈ IL POS, CHE NON GLI PERMETTE INCASSARE A NERO … A QUEL PUNTO È SUCCESSO IL FINIMONDO: I MANIFESTANTI LO HANNO RINCORSO URLANDO “PEZZO DI MERDA”…ESILARANTE CHE SE LA PRENDANO CON LA MELONI DOPO CHE L’HANNO VOTATA IN MASSA

“Abbiamo deciso di manifestare pacificamente insieme a Ivan Grieco contro lo sciopero nazionale taxi indetto dalla categoria oggi mostrando cartelli con scritto ‘basta lobby’ e con dei pos da offrire agli stessi tassisti. È inconcepibile che una delle lobby più tutelata d’Italia protesti chiedendo ancora più privilegi, scagliandosi contro le multinazionali invece di prendere atto della sostanziale assenza di concorrenza e degli enormi disservizi provocati ai cittadini – per non parlare dei redditi dichiarati bassissimi.
La risposta è stata un’aggressione pesantissima da parte dei tassisti che hanno sfondato la piazza e tentato di superare le forze dell’ordine per raggiungerci tra sputi e calci. La dimostrazione ancora una volta che non possiamo continuare a tutelare questa lobby vergognosa ai danni dei cittadini”. Lo afferma Matteo Hallissey presidente di +Europa e Radicali.
La protesta dei tassisti, nel giorno dello sciopero nazionale, arriva davanti alla sede del Parlamento. Con esplosione di petardi, slogan contro la premier Meloni definita ‘l’americana’. E tensioni quando Matteo Hallisey, presidente di +Europa e dei Radicali italiani, è arrivato in piazza Montecitorio con un pos in mano contro la schiavitù della “lobby” dei taxi.
La situazione appare sotto controllo ma resta tesa e la piazza davanti a palazzo Chigi è stata chiusa. “Le Iene uguale Mediaset. Forza Italia amici di banche e multinazionali “, si legge su un altro cartello.
(da agenzie)

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LO STRANO CASO DEL “GIOIELLINO” DELL’INDUSTRIA MILITARE ITALIANA CON I CONTI IN ROSSO: LA PROCURA DI ROMA HA APERTO UNA FASCICOLO SU “TEKNE”, AZIENDA ABRUZZESE SPECIALIZZATA NELLA PRODUZIONE DI BLINDATI MILITARI CHE, NONOSTANTE LE RICCHE COMMESSE PUBBLICHE, HA PERDITE PER 32 MILIONI DI EURO

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

TRA IL 2019 E IL 2022 HA AVUTO CONTRATTI CON LA DIFESA PER 12 MILIONI E NEL 2024 È ENTRATO NEL PROGRAMMA DA 200 MILIONI DI POTENZIAMENTO DEI MEZZI DELLE FORZE SPECIALI DELL’ESERCITO, GUIDATE DAL CAPO DI STATO MAGGIORE CARMINE MASIELLO … “DOMANI”: “PERCHÉ NONOSTANTE LE ‘CRITICITÀ GESTIONALI’ E I DEBITI CON BANCHE E ALTRI CREDITORI, TEKNE CONTINUA A OTTENERE FONDI PUBBLICI? COSA SI NASCONDE DIETRO AL BUSINESS DELL’AZIENDA CHE NON RIESCE A SUPERARE LA CRISI?”

Da un lato gli affidamenti diretti e le commesse milionarie ottenute nel corso del tempo. Dall’altro le procedure relative alle possibili acquisizioni da parte di grandi aziende. Sono numerosi gli aspetti che i pm di Roma stanno accertando su Tekne, l’azienda abruzzese specializzata nella produzione di autobus, blindati militari e camion.
La procura capitolina ha infatti aperto un fascicolo d’indagine sulla spa i cui bilanci in rosso, come raccontato ieri da Domani, non ne hanno bloccato gli affari.
L’esposto
L’inchiesta è partita da un esposto, depositato sulle scrivanie dei magistrati romani, che descriveva un quadro dei conti economici della spa che, nonostante difficoltà finanziarie, continuava (e continua) a fare incetta di commesse da parte di regioni, comuni e altri enti pubblici. Timori sui conti di un gioiellino della nostra industria militare che sarebbero circolati anche all’interno del ministero della Difesa, che segue da vicino le vicende della società.
Ministero con cui Tekne, dal 2019 fino al 2022, tramite il segretariato generale della Difesa e la Direzione nazionale degli armamenti, ha sottoscritto contratti per un valore complessivo di 12 milioni. Negli anni successivi al 2022, tuttavia, la collaborazione è scemata: ad agosto 2025 l’azienda ha ottenuto un affidamento diretto di soli 30mila euro per la fornitura di materiale tipografico dal dicastero di via XX Settembre.
Non è stato così con l’Esercito, guidato dal capo di Stato maggiore Carmine Masiello. Solo nel 2024 Tekne, fondata nel 2002, è riuscita a entrare nel programma da 200 milioni di potenziamento dei mezzi della Brigata paracadutisti Folgore e delle Forze speciali dell’esercito, oggi guidato sempre dal generale Masiello
«Il programma permetterebbe di consolidare la posizione industriale della società Tekne con attesi impatti positivi sull’occupazione in un settore altamente specializzato», si legge nella determina di due anni fa. Un atto che, a vedere l’ultimo bilancio, non sembra però aver migliorato le sorti dei conti.
Il bilancio
«Perdite pari a 32,7 milioni» e un volume d’affari «sceso a euro 33,6 milioni rispetto ai 50,9 milioni del 2023», dicono i documenti presentati da Tekne. E poi «inefficienze operative, disallineamenti temporali nei flussi finanziari e un progressivo incremento dell’esposizione debitoria».
Perché, dunque, nonostante le «criticità gestionali» e i debiti con le banche e gli altri creditori, Tekne continua a ottenere fondi pubblici? Cosa si nasconde dietro al business dell’azienda che non riesce a superare la crisi? Le bocche, da parte di chi sta indagando da molto tempo, sono cucite.
La compravendita
Socio di maggioranza e amministratore delegato di Tekne è Ambrogio D’Arrezzo, imprenditore abruzzese che ha affari anche nel settore del turismo. È, ad esempio, amministratore unico di Compagnie delle isole srl, con sede legale a Olbia, in Sardegna. La srl, tra le altre cose, gestisce la costruzione e la vendita di immobili.
Proprio D’Arrezzo sperava di migliorare la situazione della sua azienda in crisi vendendola all’estero: all’americana Nuburu, che l’imprenditore, descritto come assiduo frequentatore dei salotti romani, aveva individuato come partner perfetto per rilanciare la società.
L’affare sembrava fatto. Ma su Tekne, ad agosto scorso, l’esecutivo Meloni ha esercitato il golden power e con un decreto ad hoc ha detto no alla cessione del 70 per cento agli americani, in nome del made in Italy da preservare e dell’«interesse strategico nazionale».
A golden power esercitata, la crisi aziendale tuttavia resta aperta. Da qui la nuova strategia del governo, che sta valutando l’ingresso attraverso Invitalia o insieme a un’altra azienda nazionale. La partita è aperta e in mano al ministero del Made in Italy e delle imprese guidato da Adolfo Urso, dove si stanno tenendo riunioni e confronti. La spa, che solo l’anno scorso ha chiuso la composizione negoziale della crisi con gli istituti bancari e gli altri creditori, verrà salvata? Di certo, l’inchiesta
che la riguarda potrebbe svelare nuovi elementi sul suo conto.
(da Domani)

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DAL GIUSTIZIALISMO GRILLINO AL SOVRANISMO DELLA DUCETTA: GIORGIA MELONI ARRUOLA PIETRO DETTORI, EX BRACCIO DESTRO DI BEPPE GRILLO E GIANROBERTO CASALEGGIO, PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL SÌ AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Gennaio 13th, 2026 Riccardo Fucile

DETTORI È STATO PER ANNI SUPERVISORE DEL BLOG DELLE STELLE E UNO DEGLI ARCHITETTI DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA, PER POI DIVENTARE CONSULENTE DI LUIGI DI MAIO ALLA FARNESINA. ALLORA, PER IL SUO INCARICO, FINÌ NEL MIRINO DEI PARLAMENTARI DI FRATELLI D’ITALIA. CHE ORA LO CHIAMANO COME RESPONSABILE DELLA CAMPAGNA DIGITAL E SOCIAL DEL COMITATO PER IL SÌ

Giorgia Meloni arruola anche l’ex punta di diamante della comunicazione del Movimento 5 stelle per la campagna elettorale del Sì al referendum sulla separazione delle carriere. Sta prendendo forma la macchina elettorale del comitato (FdI) in vista del voto.
L’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti sarà portavoce del comitato. Ma la novità è l’arrivo in squadra di Pietro Dettori, già braccio destro di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.
È stato per anni supervisore del blog delle Stelle.
Ora al fianco di Meloni sarà responsabile della campagna digital e social del comitato per il Sì, in accoppiata con il meloniano Andrea Moi, responsabile comunicazione di FdI. Dettori è stato inoltre in passato consulente (ben pagato) dell’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
Finendo proprio nel mirino dei parlamentari FdI. Ma i tempi cambiano.
(da Domani)

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