Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
“C’È UN REGOLAMENTO, CHE ANDAVA APPROVATO NEL 2021, IN CUI SI FISSAVA UN TETTO DI 100 EURO AL GIORNO PER IL VITTO E DI 190 EURO A NOTTE PER GLI HOTEL. ABBIAMO INVECE SCOPERTO CHE PER ANNI SONO STATI SPESI FINO A 690 EURO A NOTTE. QUEL REGOLAMENTO NON È STATO MAI APPROVATO”
Dopo il terremoto che ha scosso il Garante per la Privacy, con l’apertura di un’indagine per
peculato e corruzione da parte della procura di Roma a carico dei componenti del Collegio, e dopo le dimissioni di Guido Scorza, Report torna stasera sulla vicenda.
“Oltre a una ricostruzione degli ultimi eventi di cronaca – anticipa Sigfrido Ranucci – mostreremo un documento inedito in cui c’è la prova che i Garanti, nell’ambito dei rimborsi spese,
sapevano di essere in difetto. Peraltro c’è un regolamento che andava approvato già dal 2021, sollecitato anche all’ex segretario generale Mattei, in cui si fissava un tetto di 100 euro al giorno per il vitto e di 190 euro a notte per gli hotel, non superiori a quattro stelle.
Abbiamo invece scoperto che per anni sono stati spesi fino a 690 euro a notte, in alberghi anche a cinque stelle. Quel regolamento non è stato mai approvato dal Collegio per poter continuare a beneficiare di diversi agi alle spalle dei cittadini”.
“Parleremo anche – continua il conduttore del programma di Rai3 – di un secondo documento dei dipendenti che tornano a chiedere le dimissioni di tutti i componenti, non ritenendoli più credibili né equidistanti dalla politica. Abbiamo visto che si è dimesso Scorza, forse il componente meno legato ai partiti, sono rimasti invece quelli più legati alla politica.
Gli stessi partiti di governo non spingono per le dimissioni, con la scusa che gli attuali componenti sono stati nominati sotto il secondo governo Conte, ma quando si è trattato di applicare lo spoils system in altri versanti non hanno tenuto conto di questo ragionamento”.
Ranucci segnala anche un’altra anomalia: “Quando l’Europa ha istituito le Autorità, oltre a chiederne l’indipendenza, ha anche segnalato la necessità di prevedere per legge la decadenza di fronte a fatti gravi. L’Italia non si è mai dotata di una legge sulla decadenza: solo un rigurgito di coscienza potrebbe dunque spingerli alle dimissioni”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
LA PRIMA VENDITA DI GREGGIO VENEZUELANA NEGLI STATI UNITI È STATA EFFETTUATA A FAVORE DI UNA SOCIETÀ DEL TRADER JOHN ADDISON. COINCIDENZA: ADDISON HA DONATO CIRCA 6 MILIONI DI DOLLARI PER LA RIELEZIONE DEL TYCOON, E ORA È STATO COINVOLTO NELL’ACCORDO PER SMERCIARE 250 MILIONI PER IL GREGGIO DI CARACAS
La prima vendita di greggio venezuelano negli Stati Uniti è stata effettuata a favore di una società il cui principale trader petrolifero ha donato alla campagna per la rielezione di Donald Trump e ha partecipato a un incontro alla Casa Bianca con il
presidente la scorsa settimana. Lo scrive il Financial Times.
John Addison, senior trader di Vitol che ha donato circa 6 milioni di dollari a comitati di azione politica a sostegno del ritorno alla Casa Bianca di Trump, è stato coinvolto negli sforzi della sua società per assicurarsi un accordo da 250 milioni di dollari per il greggio venezuelano. L’operazione ha dato il via al controverso piano del presidente degli Stati Uniti di vendere fino a 50 milioni di barili di petrolio venezuelano.
Secondo il database dei donatori di OpenSecrets, le donazioni di Addison alla campagna per la rielezione di Trump includono 5 milioni di dollari versati nell’ottobre 2024 a Maga Inc e oltre 1 milione di dollari a due altri Pac allineati a Trump. Addison ha partecipato insieme a Ben Marshall, capo della divisione statunitense di Vitol, a un incontro di alto profilo con i leader del settore alla Casa Bianca venerdì scorso. Vitol è stata l’unica azienda a essere rappresentata da due alti dirigenti.
Durante l’evento, Addison ha promesso a Trump che Vitol avrebbe ottenuto il miglior prezzo possibile per il petrolio venezuelano destinato agli Stati Uniti, affermando che “l’influenza che lei esercita sui venezuelani farà sì che ottenga ciò che desidera”. Vitol ha dichiarato che le donazioni di Addison — che lo hanno reso uno dei più generosi sostenitori di Trump a Houston — sono state effettuate a titolo personale.
Anche Trafigura, un’altra grande società globale di trading, ha acquistato 250 milioni di dollari di petrolio venezuelano, secondo due persone a conoscenza degli accordi. La società ha speso 525.000 dollari in attività di lobbying negli Stati Uniti nel 2024 e 2025, secondo OpenSecrets.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
UN’ONDATA DI NUOVE RECLUTE SCELTE TRA FEDELISSIMI DI TRUMP, SPESSO IMPREPARATE, CON UNA PROPENSIONE PER COMPORTAMENTI VIOLENTI, CHE RISPONDE AI BANDI ATTRATTA DA STIPENDI MOLTO ELEVATI
L’Ice, il braccio armato della crociata anti immigrati di Donald Trump, è una polizia
paramilitare istituita dopo l’attacco terroristico di al Qaeda dell’11 settembre 2001. Fino ad allora il controllo dell’immigrazione era affidato a un organismo civile istituito nel 1891 presso il ministero del Tesoro. Questa funzione fu, poi, trasferita al dipartimento del Lavoro e nel 1940, all’inizio della Seconda guerra mondiale, il timore che ci potessero essere residenti stranieri attivi come quinte colonne del nemico spinse il governo a passare la competenza dell’immigrazione al ministero della Giustizia.
Dopo lo choc del crollo delle Torri Gemelle e dell’attacco al Pentagono, l’amministrazione Bush e il Congresso decisero, con una legge entrata in vigore nel 2002, di trasferire la competenza per l’applicazione delle leggi sull’immigrazione ad una nuova agenzia federale, l’Immigration and Customs Enforcement, alla quale vennero dati anche compiti e poteri per la prevenzione del terrorismo e la lotta ai traffici di droga, armi ed esseri umani.
Negli otto anni della presidenza Obama venne raggiunto il record di ben 2,4 milioni di clandestini deportati, ma è con Trump che questo giovane corpo di sicurezza diventa un organismo paramilitare. Usato per trattare con durezza i clandestini e, sempre più spesso, anche cittadini americani
colpevoli solo di avere la pelle olivastra degli ispanici. Trump sempre più autoritario che usa l’Ice come una sorta di milizia presidenziale con licenza di colpire ovunque senza dover temere conseguenze disciplinari.
Trump con la sua legge di bilancio dell’estate scorsa, quella che ha orgogliosamente battezzato One Big Beautiful Bill, ha trasformato l’Ice nel corpo di polizia più finanziato della storia americana (dispone di 15 miliardi di dollari) e anche quello con la crescita più rapida. In base a questa legge l’Ice, che aveva 10 mila dipendenti, ha fatto 12 mila nuove assunzioni. Un’onda di nuove reclute scelte, secondo i critici, soprattutto tra fedelissimi di Trump
Ma indagini giornalistiche come quella di Slate e le testimonianze di partecipanti alle selezioni fanno emergere scenari forse addirittura più inquietanti: gente impreparata o con una propensione per comportamenti violenti, che risponde ai bandi attratta da stipendi molto elevati (si parte da 50 mila dollari l’anno, ma con una qualificazione elevata lo stipendio iniziale può anche arrivare a 80-90 mila dollari, mentre gli agenti, al massimo della carriera, arrivano fino a 167 mila dollari) e dalla licenza di comportarsi in modo brutale nei confronti dei più deboli senza temere conseguenze e, anzi, venendo trattati da patrioti.
Nella fretta di fare massicce assunzioni a fronte di un numero non elevatissimo di candidati qualificati, pare che nell’Ice sia entrato di tutto.
Per le comunità degli immigrati e, più in generale, per le minoranze etniche prese di mira, c’è anche un altro incubo:
quello dei finti agenti dell’Ice che, approfittando del fatto che quelli veri sono spesso irriconoscibili e mascherati, ne approfittano per derubare, rapire, stuprare, uccidere
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
L’OBIETTIVO SAREBBE QUELLO DI RACCOGLIERE FONDI PER LE FUTURE ATTIVITÀ DI VANNACCI, IN VISTA DI UN POSSIBILE STRAPPO DAL CARROCCIO… VANNACCI HA LANCIATO ANCHE UN CENTRO STUDI, “RINASCIMENTO NAZIONALE”, INSIEME A LUCA SFORZINI, “UN MASSONE DA TRENT’ANNI” … RANUCCI: “COME SI CONCILIA CON LO STATUTO DELLA LEGA CHE VIETA ASSOCIATI LEGATI ALLA MASSONERIA, SENZA L’AUTORIZZAZONE DI SALVINI?”
Un’associazione sconosciuta. Da aggiungere alle strutture già svelate da Repubblica: il centro studi, il direttore massone e la sede-castello. La puntata di Report, in onda stasera su Rai 3, torna a occuparsi del generale Roberto Vannacci.
Secondo l’inchiesta della squadra di Sigfrido Ranucci, il vicesegretario della Lega – che non ha mai contribuito alle casse del partito – ha dato vita a un nuovo soggetto, oltre alla già nota associazione il Mondo al Contrario. Un’iniziativa di cui lo stesso Carroccio non sarebbe al corrente.
La nuova associazione si chiama Fondazione Generazione Xa. Ne risulta presidente la moglie Camelia Mihailescu. Non è chiaro quali attività porti avanti. In base alle ricerche di Report, l’obiettivo sarebbe quello di raccogliere fondi per le future attività del generale Vannacci.
L’eurodeputato leghista – come ha anticipato Repubblica – ha anche dato vita a uno nuovo centro studi. Il nome è “Rinascimento nazionale”, lo ha lanciato a Parma a metà dicembre, insieme al suo nuovo direttore Luca Sforzini, “un
massone da 30 anni”. La sede del nuovo centro studi è nel castello di Sforzini in provincia di Alessandria.
Nella puntata di stasera spazio anche all’inchiesta ‘Vannacci e i suoi fratelli’: “Report – spiega Ranucci – ha scoperto un Vannacci inedito, che accetta i voti degli omosessuali. Ma soprattutto ha scoperto che, da quando è nella Lega, non ha mai versato un euro per il partito, fatto anomalo rispetto alla consuetudine.
E ha creato una nuova associazione all’insaputa di Salvini, Generazione X, che prevede contributi che vanno da 300 a 5.000 euro ed è presieduta dalla moglie. Inoltre attorno a lui sono riunite persone che appartengono alla massoneria: come si concilia con lo statuto della Lega che vieta associati legati alla massoneria, senza l’autorizzazone di Salvini?
Tra questi Gianmario Ferramonti, che già si era avvicinato alla Lega negli anni ’90 con Miglio. Vannacci risponde che di questo non sa niente, salvo avergli impedito di concederci un’intervista”.
(da Repubblica)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
L’INDICAZIONE DEL GOVERNO A STANZIONE E AGLI ALTRI È DI “RESISTERE”, NONOSTANTE LO SPUTTANAMENTO
Una telefonata ai colleghi. Un messaggio nella chat di gruppo: «Così non si può andare
avanti». Guido Scorza si è dimesso ieri sera dal collegio del Garante per la privacy. Avevano deciso di resistere dopo la notifica degli avvisi di garanzia da parte della procura di Roma ma ieri l’avvocato, esperto di digitale, ha deciso di rompere il fronte e consegnare le «dimissioni irrevocabili» nelle mani del presidente Pasquale Stanzione.
Scorza, come Stanzione e gli altri due membri del collegio, Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, sono indagati per peculato e corruzione. Nel mirino della procura di Roma le spese e alcune decisioni in presunto conflitto di interesse: Scorza è uno dei fondatori dello studio E-Lex, dove ancora lavora la moglie. E lo studio ha difeso grandi clienti davanti al Garante
«Lascio uno dei lavori più belli che una persona possa fare», racconta oggi, definendo l’incarico una missione civile prima ancora che istituzionale. «Lo avevo sognato da quando, trent’anni fa, incontrai Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli», dice. «E lo lascio proprio per rispetto di quel sogno».
«Un giorno che purtroppo non è oggi e non è vicino, ci si renderà conto e si capirà che questo momento difficile dell’autorità non è dovuto ad errori o omissioni di chi ci ha lavorato, ma è dovuto a fattori estranei all’autorità e a patologie e derive di un sistema che non ha ancora trovato un punto di equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri», dice Scorza in relazione alle inchieste della magistratura e giornalistiche, su tutte quella di Report che aveva sollevato il caso Garante.
«Ma proprio perché quel giorno non è oggi ed è lontano — dice Scorza — non lo si può sfortunatamente aspettare oltre. Il Paese
ha bisogno oggi di un garante per la protezione dei dati personali che prima di avere autorità abbia autorevolezza non solo effettiva ma anche percepita. E le persone, a cominciare dal personale del Garante, hanno bisogno e diritto a che niente sia lasciato di intentato perché il Garante riconquisti il prima possibile quella fiducia percepita senza la quale un diritto già fragile perché è poco noto».
Al momento le dimissioni di Scorza restano isolate. Gli altri componenti dell’Autorità restano fermi, come tra l’altro gli chiede il governo. Ieri la premier Giorgia Meloni, da Tokyo, ha detto: «Sulle dimissioni ho già risposto, sull’inchiesta non ho elementi per giudicare, mi rimetto alla magistratura», facendo dunque capire che per lei non c’è nessuna necessità di un passo indietro. Cosa che invece chiedono le opposizioni, con il centrosinistra in prima linea, che chiedono all’intero collegio di andare via.
Anche perché non è chiaro dove possa realmente portare l’inchiesta della procura di Roma: la Guardia di finanza ha appena cominciato gli accertamenti sia sulle spese sia su alcuni dossier caldi. Sui quali, oltre a possibili contatti in conflitto di interessi, ci sarebbero state pressioni della politica.
Su tutti, la storia della multa a Report con Ghiglia che ha incontrato Arianna Meloni nella sede di FdI poco prima che la multa venisse comminata alla trasmissione di Sigrido Ranucci. Per quello — visto che c’era andato con l’auto di servizio — Ghiglia dovrà rispondere di peculato.
(da Repubblica)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
LE TARIFFE DELLA LUCE SONO SALITE IN MEDIA DEL 20,2% SUL 2024. MAZZATA ANCHE PER IL COSTO DI VOLI NAZIONALI (+16,3%), BURRO (+13%), IL CIOCCOLATO (+10,9%), I SERVIZI RICREATIVI E SPORTIVI (+9,8%), AGRUMI (+9,4%)
Oro e argento alle stelle. Ma non solo. L’anno appena chiuso lascia in eredità rincari record per i gioielli ma anche per prodotti di largo consumo come il caffè, che segnano rialzi a doppia cifra e sopra la soglia del 20%. A fargli compagnia c’è ancora
l’energia. All’opposto, i prezzi sono in picchiata per gli smartphone e, a tavola, per l’olio d’oliva, con ribassi superiori al 14%. Ad analizzare i listini del paniere nel 2025 è un’indagine del Ccr, il Centro di formazione e ricerca sui consumi, classificando gli alti e bassi dell’inflazione.
Di certo il primato va ai gioielli, i cui prezzi nell’anno sono saliti in media del 22% con lo schizzare in alto delle quotazioni dell’oro, bene rifugio per eccellenza di fronte all’incertezza della geopolitica. Al secondo posto il caffè, i cui listini al dettaglio sono cresciuti del 20,7%, portando ad aumenti sia sugli scaffali dei supermercati sia per la tazzina al bar.
Sul podio, al terzo posto, l’energia elettrica sul mercato tutelato, con le tariffe della luce salite in media del 20,2% sul 2024, anche se in quest’ultimo caso le tariffe sul mercato libero sono scese del 7,1%. Seguono il cacao in polvere (+19,5%), che come il caffè risente dei cambiamenti climatici e della crisi delle materie prime, i voli nazionali (+16,3%), il burro (+13%), il cioccolato (+10,9%), i servizi ricreativi e sportivi (+9,8%), altri agrumi (+9,4%) e i pacchetti vacanza nazionali (+9,4%).
Ma nell’altalena dei prezzi, altri prodotti nel 2025 vanno giù. E’ il caso di cellulari e smartphone, costati il 14,7% in meno rispetto all’anno precedente. Anche l’olio d’oliva, dopo i rincari degli ultimi anni, è costato sensibilmente meno, in media il -14,5% sul 2024.
Per computer portatili, palmari e tablet i prezzi sono scesi in media del 13,6%; in discesa anche lo zucchero (-9,6%), gli apparecchi per la pulizia della casa (-9,2%), i televisori e apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione d
immagini e suoni (-8,1%). Diversi i fattori che incidono sull’andamento dei prezzi.
“Alle quotazioni delle materie prime letteralmente schizzate alle stelle negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici e dei tagli alle produzioni, si sono aggiunte nell’ultimo anno crescenti tensioni geopolitiche”, sottolinea il presidente del comitato scientifico del Ccr, Furio Truzzi. Ma a ciò si associano anche “fenomeni speculativi, come i rialzi nel settore dei trasporti e del turismo, dove le tariffe variano a seconda della domanda da parte dei consumatori, realizzando rincari del tutto ingiustificati”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
“SONO CONVINTI DI AVER FATTO TUTTO BENE E LA BUTTANO ADDOSSO AI SINDACI, E LA BUTTANO ADDOSSO ALL’IDEOLOGIA DELLA SINISTRA. MA LORO SONO LÌ DA TRE ANNI. LA SICUREZZA È UNO DEGLI ARGOMENTI SU CUI VINCIAMO ALLE PROSSIME ELEZIONI”
L’ex presidente del Consiglio dal palco dell’assemblea di Italia Viva: “A Milano parlare di
discontinuità rispetto a Sala è fare un favore a Salvini”. Poi l’annuncio di Pietro Bartolo in Italia Viva
“Il problema sicurezza è molto più grave di quello che sembra”, mentre “loro sulla sicurezza sono convinti di aver fatto tutto bene”. L’affondo di Matteo Renzi dal palco dell’assemblea di Italia Viva contro il governo Meloni parte da qui, dalla sicurezza. Renzi fa riferimento ad Abanoub Youssef, il ragazzo di 18 anni morto a La Spezia dopo essere stato accoltellato a scuola.
“Sono andato a dormire sconvolto ieri, quando abbiamo letto la notizia di un ragazzo di 18 anni che con un coltello in classe ha ucciso un suo compagno per una storia legata a una foto di una fidanzata”.
Da qui l’attacco contro il governo: “Sono convinti di aver fatto tutto bene e la buttano addosso ai sindaci, e la buttano addosso all’ideologia della sinistra”. Ma “loro – incalza l’ex presidente
del Consiglio – sono lì da quattro anni, noi li abbiamo incalzati in Parlamento, dopo di che però la gente rimane in Albania, dopo di che però fanno decreti che servono semplicemente ad aumentare la fuffa e la propaganda”, dice riferendosi all’ultimo provvedimento in tema di delinquenza soprattutto giovanile.
Ed è proprio la sicurezza, secondo Renzi, “uno degli argomenti su cui vinciamo alle prossime elezioni”. E ancora: “Noi siamo orgogliosi di aver salvato la gente in mare”, continua rispondendo a chi, da destra, critica i governi precedenti sull’immigrazione. “Perché un pezzo dell’identità italiana è che se uno sta affogando lo prendi e lo salvi senza chiedergli la fedina penale”.
Standing ovation in platea, soprattutto in prima fila dove siede il sindaco di Milano Beppe Sala. Ed è proprio a Milano, la città che ospita l’assemblea, che Renzi dedica una parte del suo discorso, entrando a gamba tesa nella polemica sulla discontinuità che ha creato forti tensioni in questi giorni tra il sindaco e il Partito democratico.
“Chi chiede discontinuità a Milano chiede discontinuità rispetto a un centrosinistra che vince. La discontinuità a Milano di cognome fa Salvini”, attacca Renzi. “Quindi quelli che, dopo aver visto a Milano l’Expo, le Olimpiadi, una crescita straordinaria della città, si mettono in testa di chiedere la discontinuità, ricordino che stanno facendo il miglior regalo possibile a Matteo Salvini. Sala non era Pisapia, il secondo mandato di Sala non è stato come il primo, e il prossimo sindaco comunque non sarà come Sala. È normale e fisiologico che ci siano delle modifiche ma parlare di discontinuità significa fare
un regalo a Salvini”.
Sala raccoglie l’assist e ringrazia. Parla di politica a livello nazionale ribadendo quel “noi dobbiamo vincere” che ripete spesso. “Siete persone che lavorano e io sono vicino a voi”, dice dal palco del viaggio dei renziani verso la loro “casa riformista”.
Il sindaco ringrazia i riformisti anche per lo “sforzo fatto in questi anni per tenere insieme il centrosinistra”. Sala spiega come non ci sia nulla di male “ad andare a casa di Prodi”, perché “se non ci mette insieme non si vince”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
LA USAVA MADURO PER LE TRANSAZIONI DI GREGGIO, LA USA PUTIN PER AGGIRARE LE SANZIONI… TRUMP È IN PALESE CONFLITTO DI INTERESSI, AVENDO INVESTITO SVARIATI MILIARDI SUL SETTORE TRAMITE I FIGLI, FACENDO AFFARI ENORMI
Tether si è imposta come lo strumento vitale per PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.), la compagnia petrolifera statale, permettendole di aggirare le sanzioni dell’Occidente e diventando la valuta di riferimento per regolare le transazioni di greggio. Allo stesso tempo, ha rappresentato un’ancora di salvezza per i venezuelani comuni, travolti dal crollo verticale del bolívar, che negli ultimi 10 anni ha perso il 99,8% del suo valore contro il dollaro (il peso argentino è crollato del 94,5%, la lira turca dell’80%).
Come le più diffuse stablecoin, Tether mantiene un rapporto di parità di 1 a 1 con il dollaro statunitense, offrendo quel rifugio dal rischio che alcune monete nazionali non sono più in grado di garantire.
Anche Vladimir Putin negli ultimi mesi ha cercato un corridoio alternativo per evitare che l’economia russa resti senza ossigeno, costruendo una rete finanziaria invisibile che scorre attraverso i
mercati digitali. Al centro di questa rete, sia in Venezuela che in Russia, c’è un italiano: Giancarlo Devasini.
Ex chirurgo plastico, di Torino, terzo uomo più ricco d’Italia proprio grazie alla sua Tether, Devasini non solo vuole comprare la Juventus (ed è per questo che i tifosi di calcio lo conoscono) ma di fatto offre alla Russia un’infrastruttura finanziaria utile a sviare le sanzioni imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, ripristinando i canali di scambio commerciale con i principali partner, Cina e India.
Pilastro di questa strategia è il “Regime Legale Sperimentale”, una normativa firmata da Putin e diventata pienamente operativa l’anno scorso. La legge ha rimosso il divieto storico sull’uso degli asset digitali, ma con una distinzione.
Mentre l’utilizzo di criptovalute resta vietato per i cittadini russi nelle transazioni quotidiane, è diventato il metodo di pagamento ufficiale per le grandi compagnie statali di import-export.
È stata la realpolitik di Elvira Nabiullina a guidare questa svolta. La rigorosa governatrice della Banca Centrale di Mosca, nota per la sua avversione verso le monete virtuali, ha capito che con il rublo diventato “tossico” l’unica porta rimasta aperta è quella delle stablecoin.
Il cuore di questa beffa tecnologica risiede nel fatto che la Russia, per eludere il blocco dell’Occidente, si è affidata a un gettone digitale che replica esattamente il valore del dollaro, la moneta del nemico.
Tether (ticker USDT) permette a Mosca di muovere miliardi in pochi secondi fuori dai canali tradizionali e bypassando il circuito SWIFT: sono come messaggi su WhatsApp, invisibili ai
radar del Dipartimento del Tesoro americano e impossibili da bloccare anche per le banche europee
I fondi vengono inviati alle controparti asiatiche da due nuovi exchange (a Mosca e San Pietroburgo) dedicati al commercio internazionale e convertiti all’istante in yuan o rupie. Questo meccanismo permette al Cremlino di aggirare le sanzioni e di importare microchip e componenti a uso duale, inclusi materiali cruciali per l’apparato militare necessari a sostenere la guerra in Ucraina.
Devasini è una figura anomala: enorme capacità di influenza, visibilità limitata. Controlla il 47% di Tether, gigante finanziario con una capitalizzazione di 186 miliardi di dollari.
Forbes stima il patrimonio personale di Devasini in 22,4 miliardi di dollari, alle spalle di Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro. La sua notorietà è aumentata quando ha sfidato John Elkann con un’offerta da 1,1 miliardi per acquistare la Juventus, respinta perché ritenuta insufficiente.
Al suo fianco, alla guida di questa sorta di “banca centrale ombra”, c’è il CEO Paolo Ardoino, il cui pacchetto del 20% in Tether gli ha permesso di accumulare 9,5 miliardi (quinto tra i grandi ricchi italiani).
Con basi operative tra Hong Kong, Londra e la Svizzera, il quartier generale a El Salvador, Tether opera al di fuori dei confini normativi tradizionali.
La Procura federale di Manhattan e il Dipartimento di Giustizia USA monitorano da tempo ogni movimento della società. Le indagini, inizialmente concentrate su sospette frodi bancarie, si sono allargate fino a coprire il ruolo di Tether nel facilitare il
riciclaggio di denaro e l’evasione delle sanzioni Usa-Ue.
Sebbene Devasini e Ardoino non siano stati raggiunti da provvedimenti personali, un duro report dell’ONU ha descritto la loro stablecoin come lo strumento principale per attività criminali e di riciclaggio nel Sud-est asiatico. Secondo le stime dell’economista Asdrúbal Oliveros, quasi l’80% dei proventi petroliferi del Venezuela viene incassato attraverso token come Tether, Circle Internet Group e Paxos.
Già nel 2021 l’azienda aveva patteggiato 18,5 milioni di dollari con la Procura di New York guidata da Letitia James, la stessa giudice che ha messo sotto accusa Donald Trump per frode civile. Quell’inchiesta aveva svelato come, per lunghi periodi, Tether non avesse riserve sufficienti a coprire i token emessi, avendo prestato centinaia di milioni alla società “gemella” Bitfinex per ripianare perdite occulte. Da allora, Tether ha collaborato con le autorità americane per bloccare decine di portafogli digitali, tra cui alcuni legati al commercio di greggio venezuelano.
Una portavoce della società ha confermato che l’azienda rispetta le leggi, operando a stretto contatto con l’OFAC (Office of Foreign Assets Control) «e supporta costantemente le forze dell’ordine congelando gli indirizzi riconducibili ad attività illecite o violazioni delle sanzioni, agendo prontamente in risposta a ogni richiesta legittima».
Il punto chiave di questa vicenda è l’ambiguità dell’amministrazione Trump. Al fine di distruggere il canale alternativo, dovrebbe dichiarare guerra al mondo delle criptovalute, soffocandone la liquidità e quanto di innovativo c’è
nel settore, ormai alternativo alle monete “fiat” emesse dai governi.
La verità è che con la sua stessa famiglia coinvolta a man bassa nei guadagni miliardari in criptovalute – in plateale spregio al conflitto di interessi – un’azione di forza americana contro le monete digitali appare improbabile. I figli Donald Jr., Eric e Barron Trump promuovono World Liberty Financial, la famiglia ha diritto al 75% dei ricavi netti su un business valutato 1,5 miliardi di dollari.
Mentre la “Dottrina Donroe” di Trump riesce a espellere fisicamente gli avversari dalle Americhe e a consolidare il controllo attuale, e forse futuro, su scenari chiave come Venezuela e Groenlandia, il limite di questa prova di forza risiede nella paralisi decisionale di Washington sul fronte cripto, che si traduce in una tolleranza obbligata verso quel “dark web” valutario dove i byte di Devasini garantiscono a Caracas e a Mosca ossigeno finanziario e casse piene, nonostante la propaganda occidentale.
La partita decisiva non si gioca più solo nei porti caraibici o tra i ghiacci dell’Artico. Finché i token di Tether, agganciati al dollaro, passeranno di mano invisibili, l’obiettivo di Putin resterà a portata di mano: resistere, evadere e sopravvivere.
da “Utopie e distopie”
la newsletter di Luca Ciarrocca
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Gennaio 18th, 2026 Riccardo Fucile
L’IMPORTANTE E’ NASCONDERE IL PROBLEMA DEL BOSCO DELLA DROGA
Milano si prepara a ospitare le Olimpiadi invernali e, per farlo, ha già investito milioni di euro
tra sponsorizzazioni, cantieri e svariate riqualificazioni della città. Sotto questa superficie luccicante resta, però, una domanda scomoda: che fine fanno i problemi che non stanno bene in cartolina? Perché il rischio, sempre più concreto, è che invece di affrontarli si scelga di spostarli, o meglio, di nasconderli.
Proprio come sta accadendo – o rischia di accadere – con il cosiddetto “bosco della droga” di Rogoredo e San Donato, dove Fanpage.it è stata nelle scorse settimane per documentare cosa accade davvero al suo interno: quello che abbiamo trovato è un “non-luogo” più “vivo” e più grande che mai, dove l’eroina costa due euro e la vita spesso ancora meno, e dove, ogni giorno, transitano migliaia di persone invisibili agli occhi delle amministrazioni.
Cosa rischia di succedere al “bosco della droga” di Rogoredo
“Da tempo l’area tra Rogoredo e San Donato non assomiglia più al luogo che aveva fatto il giro delle cronache nazionali. Il bosco è stato bonificato, ripulito, riconsegnato alla città. Ma lo spaccio non è affatto scomparso: semplicemente si è spostato”, ha
spiegato a Fanpage.it l’assessora al Welfare di San Donato, Francesca Micheli, in un momento storico in cui le Olimpiadi rischiano di accentuare ancor di più il fenomeno, trasferendolo a San Donato.
Ed è proprio qui il punto politico, prima ancora che sociale. Perché se lo spaccio “si sposta”, significa che non è stato risolto. È stato solo accompagnato altrove. Detto in altre parole: nascosto dagli occhi dei riflettori e, soprattutto, a quelli dei turisti. In questo caso: “Lungo i binari, sotto i cavalcavia della tangenziale, negli spazi irregolari e marginali che non appartengono davvero a nessuno e che, per questo, diventano terreno fertile per un’economia criminale che non interrompe mai il proprio flusso”.
In questo scenario, secondo Micheli, non reggerebbe più la logica del “spostare il problema”, una formula che, già in passato, ha guidato interventi emergenziali, soprattutto in vista di grandi eventi. In questo caso, “se le Olimpiadi dovessero spingere il fenomeno ancora più a sud della città, il risultato sarebbe soltanto una sua ulteriore frammentazione, in territori più difficili da monitorare e ancora meno attrezzati per assorbire un flusso così complesso”, ha continuato l’assessora. Perché l’illusione che basti “allontanare” ciò che disturba la vista dei quartieri più centrali cancella un fatto ormai evidente: lo spaccio si adatta, cambia forma, occupa ciò che trova. Non scompare.
Quale potrebbe essere, dunque, la soluzione? Secondo Micheli, “risposte multilivello”, capaci di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni locali, enti sovraterritoriali, livelli regionali e autorità statali. E un “lavoro interdisciplinare stabile, non
episodico, tra forze dell’ordine, servizi sanitari per le dipendenze, operatori sociali, unità di strada, medici, psicologi, associazioni del terzo settore, esperti urbani e chi conosce le dinamiche del lavoro e dell’inclusione”.
C’è poi una parola che viene spesso usata e su cui servirebbe fare una riflessione: sicurezza. “Significa davvero sicurezza aumentare il numero delle pattuglie?”, si è domandata l’assessora. La risposta è no, se quella presenza non è inserita in una strategia più ampia. Perché “militarizzare non è mettere in sicurezza. Sicurezza è continuità, è presa in carico, è luce negli spazi abbandonati, è presenza sociale prima ancora che repressiva”. E, soprattutto, è impedire che il problema rinasca cento metri più in là.
E se è vero che nell’area intorno a Rogoredo e San Donato esistono realtà che lavorano ogni giorno per dare assistenza a chi vive o frequenta il bosco, è altrettanto vero che lasciarli soli mentre la politica pensa solo a “ripulire” in vista di un evento internazionale è un errore. “Serve un approccio straordinario, un vero fare insieme”, ha rincarato Micheli a Fanpage.it, prima di concludere. “Lo dobbiamo alle persone delle nostre città, a chi si sposta ogni giorno con i mezzi e vive tra paura e compassione, alle famiglie dei tanti invisibili di Rogoredo, compresi anche gli spacciatori, spesso vittime di un sistema che li rende insieme vittime e carnefici. Lo dobbiamo ai nostri spazi nelle città e al futuro dei figli, affinché possano vivere in sicurezza e con dignità”. Perché altrimenti l’alternativa, come dicevamo, è nasconderli, ma i problemi nascosti, prima o poi, tornano sempre a chiedere il conto. E lo fanno nel modo peggiore.
(da Fanpage)
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