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IL BULLISMO NON PAGA, DONALD TRUMP CROLLA NEI SONDAGGI AL 36%: POLITICA ECONOMICA, RELAZIONI INTERNAZIONALI E DAZI ERODONO IL CONSENSO TRA GLI ELETTORI

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

IL CAPITOLO IMMIGRAZIONE REGALA A TRUMP UN 42% DI POPOLARITÀ, MA MOLTI AMERICANI CONTESTANO IL DISPIEGAMENTO DELL’ICE, LA POLIZIA ANTI-IMMIGRAZIONE… INTANTO IL TYCOON APRE UN ALTRO FRONTE: PRENDE ANCORA DI MIRA LA COMUNITÀ SOMALA CHE VIENE “DA UN PAESE CHE NEMMENO È UN PAESE”

Donald Trump celebra il suo primo anno alla Casa Bianca presentandosi nella James Brady Briefing Room per un faccia a faccia con i giornalisti. In mano ha una pila di fogli tenuti insieme da una spilla, sono i risultati raggiunti in 365 giorni.
Dal podio il presidente inizia a parlare mostrando le foto segnaletiche degli immigrati illegali arrestati in Minnesota nelle sette settimane di operazioni guidate dall’Ice (Immigration and Custom Enforcement).
Il presidente parla di 10mila criminali presi e mostra i volti di stupratori, assassini,
persone legate ad Hezbollah e prende ancora di mira la comunità somala che viene «da un Paese che nemmeno è un Paese».
Trump ha anche citato Renee Good, la 37enne uccisa il 7 gennaio da un agente. «È stata uccisa, è un dramma e io capisco entrambe le parti», ha detto sostenendo anche che i manifestanti sono degli agitatori pagati. Affermazione che ha basato su uno dei video del 7 gennaio: «C’era un’altra donna, gridava “vergogna, vergogna, vergogna”. Questa era una professionista, non era una persona normale». Trump ha anche riconosciuto che «può capitare che Ice compia degli errori».
L’offensiva mediatica di Trump nell’anniversario del ritorno alla Casa Bianca però fa a pugni con i sondaggi che gli attribuiscono una popolarità del 39% e prestazioni sui maggiori dossier che non soddisfano gli americani. Il suo tasso di approvazione su politica economica, relazioni internazionali, sanità, tariffe oscilla fra il 36% e il 39%.
Il capitolo immigrazione regala a Trump un 42% di popolarità, ma molti americani contestano il dispiegamento dell’Ice: il 56% ritiene che l’agente che ha ucciso a Minneapolis Renee abbia agito in modo «sconsiderato» e solo il 26% lo difende.
Le operazioni dell’Ice secondo il 51% dei cittadini rendono quartieri e città meno sicuri, chi invece vede dei vantaggi nel contrasto alla criminalità è appena il 31%.
C’è un’espressione che fa da filo conduttore nelle impressioni degli americani verso la presidenza Trump. «Too far», l’Amministrazione si è spinta troppo in là, troppo avanti su molti dossier, dall’immigrazione (52%) sino al ruolo degli Usa nel mondo (59%) al ricorso ai poteri presidenziali (58%) e ai cambiamenti apportati alle grandi istituzioni culturali come Kennedy Center e lo Smithsonian (il 62% ritiene che Trump abbia agito fuori dalla legge).
Trump è nel mirino anche perché non si è spinto oltre abbastanza («not gone far enough») quando si tratta delle misure per ridurre i prezzi dei beni di consumo quotidiano.

(da agenzie)

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI DI MOSCA LAVROV LANCIA L’AMO (“SE VOLETE PARLARE IN MODO SERIO, CHIAMATECI”) E IL GENERALE VICESEGRETARIO DELLA LEGA (E FILOPUTINIANO) SI MUOVE

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

IL THINK TANK DI VANNACCI INVITA L’AMBASCIATORE PARAMONOV A UN INCONTRO “INIZIATICO” IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA… MASSIMO FRANCO: “LE VERE INSIDIE PER PALAZZO CHIGI SI ANNIDANO DENTRO L’ESECUTIVO. IL CARROCCIO USA LA POLITICA ESTERA A FINI INTERNI, E VICEVERSA

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nella sua conferenza stampa di inizio anno, l’ha detta così, anche riferendosi alla proposta di Giorgia Meloni di un dialogo Ue con Mosca: «Se volete parlare in modo serio, chiamateci. I canali diplomatici ci sono». I rapporti tra Russia e Italia rimangono al «livello più basso», ha aggiunto Lavrov, criticando la cancellazione delle esibizioni di artisti russi nel nostro Paese: «Non mi aspettavo questo dall’Italia, è uno dei nostri amici di più vecchia data, ma non abbiamo scelto noi questa situazione».
Ma a proposito di inviti, detto fatto. Luca Sforzini, il creatore del neonato laboratorio culturale Rinascimento nazionale, che fa capo al movimento di Roberto Vannacci — il quale, intanto che porta avanti l’organizzazione del suo partito, rimane vicesegretario della Lega — chiama l’ambasciatore russo in Italia, Georgij Paramonov. C’è anche la proposta del luogo per un incontro “iniziatico”: il castello di Castellar Ponzano, acquistato proprio da Sforzini, che si trova in provincia di Alessandria.
I legami di aiuto e di amicizia tra Italia e Russia devono restare un monito vivo». La proposta, va detto, è coerente con le posizioni di Vannacci in politica estera, schierato per la “pace” in Ucraina e contrario ad ogni ulteriore invio di aiuti militari per Kiev, anche invitando il Carroccio ad una specie di ammutinamento rispetto alle decisioni prese dal governo.
L’invito si inserisce in un contesto politico interno alla Lega e alle forze sovraniste bello agitato: il protagonismo di Vannacci, mezzo milione di preferenze alle Europee del 2024, rischia di spaccare il fronte e il Carroccio. Una forza di ultradestra, sul modello tedesco dell’Afd, potrebbe rosicchiare voti fondamentali al centrodestra per le Politiche. Il posizionamento palesemente filo-russo è uno dei temi dov’è più facile rompere con forze considerate “di sistema”. Da qui quella che sembra una provocazione, ma non lo è: cercare un filo diretto con Paramonov, accoglierlo con tutti gli onori e accreditarsi come voce attenta e riconosciuta alle ragioni di Mosca.

(da agenzie)

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CONTINUA IL BUSINESS DI ANGELUCCI: IL BOSS DELLA SANITA’, CARO AL GOVERNO MELONI, ACQUISISCE DA PAOLO BERLUSCONI UN ALTRO 25% DE “IL GIORNALE” E RAFFORZA, SALENDO AL 65%, IL RUOLO DI AZIONISTA DI RIFERIMENTO DEL QUOTIDIANO MILANESE

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

IL RAS DELLE CLINICHE SPERA CHE “IL GIORNALE” SI RIVELI UTILE PER PARTECIPARE ALLA GRANDE CUCCAGNA DELLA SANITÀ LOMBARDA

Editoria Italia, l’azienda della famiglia Angelucci, ha acquisito un’ulteriore quota del 25% de Il Giornale srl e della controllata Il Giornale.it srl, precedentemente detenuta da Pbf, la holding finanziaria di Paolo Berlusconi, che mantiene una partecipazione del 5%. Lo annuncia la stessa Editoria Italia, che in una nota sottolinea come l’operazione, ‘avviata nel solco del percorso iniziato nel 2023’, consenta al gruppo di ‘consolidare il proprio ruolo di azionista di riferimento’ e di rilanciare ‘il progetto editoriale del quotidiano, in linea con la strategia industriale di lungo periodo definita’.
‘Il rafforzamento della compagine societaria – prosegue la nota – conferma la
volontà del gruppo di investire nel settore editoriale, sostenendo il pluralismo dell’informazione e lo sviluppo di realtà editoriali solide e capaci di affrontare le trasformazioni del mercato.
Nel nuovo assetto societario – conclude la nota – Paolo Berlusconi manterrà il ruolo di presidente onorario, garantendo continuità al percorso editoriale condiviso negli anni’. Con l’acquisizione di oggi Editoria Italia, l’azienda della famiglia Angelucci, sale al 65% de Il Giornale srl e della controllata Il Giornale.it srl, mentre Pbf, la holding finanziaria di Paolo Berlusconi, scende al 5%. Il restante 30% è in mano a Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio, che lo scorso 19 dicembre ha acquistato da Antonio e Giampaolo Angelucci la partecipazione nel quotidiano fondato da Indro Montanelli.

(da agenzie)

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TRUMP VUOLE AUTO-INCORONARSI IMPERATORE DEL MONDO. IL “BOARD OF PEACE” APPARECCHIATO DAL TYCOON COME UN SOSTITUTO DELL’ONU PREVEDE UN POTERE QUASI ASSOLUTO PER IL BOSS DI MAR-A-LAGO

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

IN QUANTO “PRESIDENTE INAUGURALE”, TRUMP AVREBBE IL POTERE DI INVITARE O ESCLUDERE CHI VUOLE, DESIGNARE IL PROPRIO SUCCESSORE E RESTARE COMUNQUE QUALE RAPPRESENTANTE DEGLI STATI UNITI, ANCHE DOPO CHE IL SUO MANDATO ALLA CASA BIANCA SARÀ TERMINATO, NEL CONSIGLIO, DI CUI FARANNO PARTE AUTOCRATI E DITTATORI (PUTIN, LUKASHENKO, ERDOGAN, AL THANI, AL SISI…)

Kiev è al buio, al freddo e senza acqua in questo inverno sottozero, dopo la metodica distruzione delle centrali elettriche da parte dei russi. Invece il presidente degli Stati Uniti si è limitato a invitare Zelensky a partecipare al cosiddetto «Board of Peace» che, da Gaza, la Casa Bianca vorrebbe trasformare in una sorta di sostituto delle Nazioni Unite, con una differenza fra le altre: in quanto «presidente inaugurale» di questo «Consiglio della Pace» — secondo la carta dell’organismo che sta circolando — Trump avrebbe il potere di invitare o escludere chi vuole, designare il proprio successore e restare comunque quale rappresentante degli Stati Uniti anche dopo che il suo mandato alla Casa Bianca sarà terminato.
In sostanza, Trump si vede co me una sorta di imperatore a vita del suo «Board of Peace» che dovrebbe trattare un numero sempre più vasto di questioni. Ha invitato Vladimir Putin e il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko a farne parte e ora voleva Zelensky.
Secondo lui, il leader ucraino dovrebbe abbandonare la sua capitale martoriata e venire fra i ricchi e famosi di Davos per questo: accettare di sedersi a un tavolo e parlare d’altro con Putin e Lukashenko, i due uomini che lavorano per la sua fine fisica e la fine dell’Ucraina come nazione indipendente.

(da agenzie)
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“I LEADER EUROPEI SONO COMPLICI DI TRUMP. SE NON SMETTETE DI INGINOCCHIARVI, VI DIVORERA’”: A DAVOS SHOW DEL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELLA CALIFORNIA, GAVIN NEWSOM, CHE SCALDA I MOTORI PER LA CANDIDATURA ALLE PRESIDENZIALI DEL 2028

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

“MELONI CERCA IL DIALOGO? NON C’È NESSUNA PACIFICAZIONE POSSIBILE CON TRUMP. BASTA LUSINGHE. QUELLO È UN T-REX: O LO AFFRONTI FRONTALMENTE O TI DIVORA, IN UN MODO O NELL’ALTRO. DOVE DIAVOLO SIETE STATI TUTTI? SMETTETELA CON QUESTA DIPLOMAZIA DEL CAZZO FATTA DI CONVENEVOLI. ABBIATE UN PO’ DI SPINA DORSALE”

«Non devo essere diplomatico. Assolutamente. È follia». Gavin Newsom, governatore democratico della California e probabile candidato alle presidenziali del 2028, ieri ha parlato a un ristretto numero di giornalisti al World Economic Forum e ha risposto alle domande del Corriere.
Ha un messaggio per gli europei preoccupati per la pressione della Casa Bianca sulla Groenlandia?
«Sì, è ora di reagire. È ora di fare sul serio e smettere di essere complici. È ora di stare dritti e saldi, di avere spina dorsale. L’ho visto negli Stati Uniti, con il Congresso supino che gioca su due fronti: dicono una cosa in un messaggio o in un tweet e un’altra in pubblico. È ora di avere dei principi. È ora di stare dritti e forti. E di restare uniti».
Ma cosa consiglia agli europei?
«Gli europei dovrebbero decidere da soli cosa fare. Ma una cosa che non possono fare è continuare a fare quello che hanno fatto finora, perché sono stati manipolati. Questo tizio (Trump, ndr ) sta manipolando la gente, li prende per scemi. È imbarazzante».
Gli europei pensano che la diplomazia alla fine funzionerà.
«Diplomazia, con Trump? È un T-Rex. O ti allei con lui o ti divora, non ci sono vie di mezzo. La gente deve reagire».
E gli europei stanno per essere divorati?
«Potrebbero esserlo se continuano su questa strada. Devono rimanere saldi, uniti.
Avremmo dovuto avere questa conversazione un anno fa e loro non l’hanno fatto. Ora ne state pagando il prezzo»
L’assenza di reazione potrebbe portare alla fine dell’Unione europea?
«Non voglio essere iperbolico, ma questo tizio è una palla da demolizione. Spero che la gente stia aprendo gli occhi. Questo è un codice rosso. E voi state ancora giocando secondo tutte le regole. Ragazzi, questo tizio è senza freni. Con lui è la legge della giungla.
Spero che il mondo stia iniziando a capire con cosa abbiamo a che fare. È una cosa seria. Questo tizio non è pazzo. È molto determinato, ma è fuori controllo e squilibrato».
Qual è il suo obiettivo?
«L’obiettivo è quello che lui vuole che sia. L’obiettivo è un mondo a sua immagine.
È un narcisista. Insomma, è questione di buon senso. Perché la gente non fa pubblicamente quello che dice in privato? Perché non fanno semplicemente quello che sanno che è giusto? Tutti parlano alle sue spalle. Ridono di lui. Intanto gli leccano i piedi. È imbarazzante. È questo il comportamento che date come esempio ai nostri figli? Questa non è diplomazia. È stupidità».
Trump cercherà una soluzione militare sulla Groenlandia?
«Non lo so. Chi può sapere cosa succede con Donald Trump. Avete visto cosa è successo a Maduro. Avete visto cosa sta succedendo nelle strade americane, cosa è successo in California, dove ha schierato 700 marines in servizio attivo. Ora ci sono 1.500 membri delle forze armate in servizio vicino a Minneapolis.
Questo tizio ha instaurato uno Stato di polizia. C’è un tizio con l’uniforme delle SS, Greg Bovino. Avete visto cosa sta succedendo con l’Ice, la polizia segreta, le persone che scompaiono? Svegliatevi. Dove diavolo siete stati tutti? Smettetela con questa diplomazia del c… fatta di convenevoli. Smettetela di dire una cosa in privato e un’altra in pubblico. Abbiate un po’ di spina dorsale».

(da agenzie)

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DAI RAVE PARTY AI COLTELLI, LA FABBRICA DEI REATI DEL GOVERNO MELONI. “LA STAMPA” AFFONDA IL COLPO CONTRO “LA LEGISLAZIONE MEDIATICA” DELL’ESECUTIVO SULL’ONDA DEI VARI CASI DI CRONACA: “NON SERVE A NULLA, MA VA BENE COSÌ. PERCHÉ PER IL POPULISMO, CHE FATTURA CONSENSI SULLE PAURE DI FONDO, È IMPORTANTE IL RACCONTO (REPRESSIVO) NON LA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

L’UNICO REATO SOPPRESSO, IN TRE ANNI DI GOVERNO: L’ABUSO D’UFFICIO. PERFETTO PER I COLLETTI BIANCHI E PURE PER APRIRE UN CONTENZIOSO CON L’EUROPA

In principio furono i rave party, dopo un’adunata nelle campagne di Modena, punibili (ma solo sopra i cinquanta partecipanti) con una pena da 3 a 6 anni. Da allora, una raffica di nuovi reati e aggravamenti di pena, per condotte già punite prima o punibili senza ingolfare i tribunali. Peraltro, con scarsi risultati, a partire dai rave che si continuano a fare. L’unico reato soppresso, in tre anni di governo: l’abuso d’ufficio. Perfetto per i colletti bianchi e pure per aprire un contenzioso con l’Europa.
Eccola, la fabbrica dei reati. Dopo che due ragazzi furono travolti e annegarono sul lago di Garda, istituito l’“omicidio nautico”. Dopo l’uccisione dell’orsa Amarena nel Parco nazionale del Gran Sasso, rischia chi cattura gli orsi marsicani: solo quelli però, non i trentini. Per chi uccide un cerbiatto, stesso codice di prima. Dopo la strage di migranti a Cutro, nel primo “decreto sicurezza” un nuovo reato per gli scafisti. In nessuna parte dell’orbe terraqueo però si sono spaventati del codice
penale (e neppure dei centri in Albania). Secondo i giudici il nuovo reato è inapplicabile.
E allora, se l’immigrazione non è politicamente governata, “colpa dei giudici”, altro elemento del racconto populista. E, pure loro, si beccano una riforma della giustizia presentata come una spedizione punitiva.
Proseguiamo. Dopo il terribile stupro di gruppo a Caivano, introdotto il reato di pubblica intimidazione con uso di armi e di inosservanza dell’obbligo di istruzione. Effetto: aumentati i detenuti minorenni nelle carceri, senza alcun progetto educativo e possibilità di reintegrazione sociale. L’elenco non è finito. Violenza contro il personale sanitario e scolastico (dopo dei casi di aggressione in qualche Pronto Soccorso, come se prima non fossero sanzionabili, ma così “fa titolo”). (…)
Poi il festival del secondo “decreto sicurezza”: occupazione abusiva di immobili (tranne CasaPound mai soggetta agli sgomberi) già sanzionata dal codice penale; aggravanti per chi commette reati nelle stazioni ferroviarie o metropolitane; rivolta, anche pacifica, nelle carceri o nei Cpr; blocco stradale o ferroviario col corpo e con gli striscioni (la cosiddetta norma “anti-Gandhi”); inasprimenti di pene per chi imbratta i muri; carcere per donne incinte.
E ora l’ennesimo pacchetto sicurezza in discussione, dopo gli accoltellamenti nelle scuole. Era già vietato portare le lame, ora multe ai genitori e divieto di comprarle sul web, norma impossibile da attuare. E poi nuova stretta sull’accoglienza che, di fatto, già non c’è più e allargamento delle maglie della legittima difesa. Lo ha fortemente voluto Matteo Salvini che, dopo l’assoluzione su Open Arms, si è ringalluzzito e pare un ministro dell’Interno aggiunto. Per carità di patria lasciamo invece perdere il guardasigilli Carlo Nordio che, da ministro, firma tutto l’apparato “panpenalista” che criticava quando faceva il Cesare Beccaria della Laguna.

Alessandro De Angelis
per la Stampa

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IL GOVERNO È UNA POLVERIERA, FORZA ITALIA HA BLOCCATO LA NOMINA DEL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA, FEDERICO FRENI, ALLA GUIDA DELLA CONSOB, QUANDO SEMBRAVA TUTTO FATTO

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

TAJANI VUOLE PIAZZARE SU QUELLA POLTRONA IL “TECNICO” FEDERICO CORNELLI, UNO DEI CINQUE COMPONENTI DELL’AUTORITÀ PER LA VIGILANZA DEI MERCATI FINANZIARI. DIETRO LA MOSSA C’È IL RISIKO DELLE NOMINE DI PRIMAVERA DI PARTECIPATE E DIVERSE AUTHORITY. MA C’È ANCHE LO ZAMPINO DI MARINA BERLUSCONI: LA PAURA DELLA CAVALIERA È CHE CON LA CONSOB ALLA LEGA VENGA MENO IL RUOLO DI TUTELA DELLE BANCHE CHE FORZA ITALIA HA CUORE. IN PRIMIS PER FARE DA SCUDO A MEDIOLANUM

«Giancarlo, io voglio Cornelli». Quando intercetta il ministro dell’Economia nell’anticamera della sala dove di lì a poco prenderà il via il Consiglio dei ministri, Antonio Tajani tenta l’affondo contro il collega. Sostituire in corsa il nome del futuro presidente della Consob che proprio Giorgetti custodisce in una cartellina con il logo del Mef.
È lì dentro che è conservata una breve nota su Federico Freni. Il profilo del sottosegretario leghista al Tesoro è quello concordato con Palazzo Chigi, a cui spetta l’indicazione in Cdm. Il bollino è di quelli che contano. L’ha messo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Ma quando tutto sembra filare liscio, ecco l’arrembaggio di Tajani. Tira fuori il nome di Federico Cornelli, uno dei cinque componenti dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari.
Il rapporto è andato avanti sotto traccia e ora viene rispolverato per la scelta del successore di Paolo Savona alla guida della Commissione per la società e la borsa. Il tecnico al posto del politico. Cornelli invece di Freni. Anche a costo di forzare la mano sulle motivazioni della contrarietà al candidato di Palazzo Chigi.
Il “mai un politico alla Consob” – ragiona la fronda contraria dei parlamentari azzurri – è «una sconfessione della nostra storia». Il riferimento è alla scelta fatta nel 2010 da Silvio Berlusconi, allora premier: l’indicazione del fondatore di FI per il numero uno dell’Authority ricadde su Giuseppe Vegas, vice di Giulio Tremonti al Mef. Un politico, non un tecnico.
Ma la scelta di puntare su Cornelli è funzionale anche ad altre ragioni. Il fastidio per la mancata condivisione della nomina di Freni da parte della presidenza del Consiglio nasconde il timore dei forzisti di restare indietro nella partita delle nomine.
La casella della Consob ha un peso specifico importante, le altre che restano ancora da riempire sono poche. Certo, c’è la tornata di primavera delle partecipate di Stato, da Eni a Enel, solo per citare alcune delle “big” in lizza, ma i posti nelle Authority dei settori strategici sono altrettanto pesanti, se non di più.
Ecco allora la strategia: alzare la tensione su Consob per strappare qualcos’altro. Il qualcos’altro è la presidenza dell’Antitrust, il presidio a tutela della concorrenza. La scadenza dell’attuale numero uno, Roberto Rustichelli, è a vista: maggio, poco più di tre mesi abbondanti. E poi c’è un altro incastro importante: l’Anac, guidata ora da Giuseppe Busia. Da tempo Matteo Salvini ha messo gli occhi sull’Autorità nazionale anticorruzione
Nelle considerazioni che scaldano le chat dei parlamentari azzurri dopo il caos in Cdm sul nome di Freni spunta anche Marina Berlusconi. La paura è lasciare la Consob alla Lega, venendo meno a quel ruolo di tutela delle banche che gli azzurri hanno da sempre a cuore.
In primis per fare da scudo a Mediolanum, la banca partecipata al 30% da Fininvest. Ecco perché nelle conversazioni telefoniche viene ricordato il pressing del Carroccio per tassare gli istituti di credito con l’obiettivo di trovare soldi per la manovra.
Ma la Lega non indietreggia. “Il nostro nome era e resta quello di Freni, non pensiamo ad altri candidati”, dicono fonti del partito di via Bellerio. Salvini non intende retrocedere. Palla a Meloni.

(da www.repubblica.)

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QUATTRO PASSI NEL DELIRIO DI TRUMP: “PENSO CHE DIO SIA ORGOGLIOSO DI QUELLO CHE HO FATTO IN UN ANNO”. NON BASTAVA IL FOTOMONTAGGIO CHE A MAGGIO SCORSO FECE IL GIRO DEL MONDO, IN CUI ERA APPARSO VESTITO DA PAPA

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

“I CRISTIANI E GLI EBREI SONO PROTETTI DA ME, E NON LO SAREBBERO STATI CON UN ALTRO TIPO DI PRESIDENTE. HO RISOLTO OTTO GUERRE” (QUALI?) … “HO UFFICIALMENTE RISTABILITO IL COLUMBUS DAY. GLI ITALIANI SONO MOLTO CONTENTI, VE LO RICORDERETE QUANDO ANDRETE A VOTARE?” (COME SE GLI ITALIANI VOTASSERO IL PRESIDENTE USA)

“Penso che Dio sia molto orgoglioso di quello che ho fatto, incluso sul fronte della religione. I cristiani e gli ebrei sono protetti da me, e non lo sarebbero stati con un altro tipo di presidente”. Lo ha detto Donald Trump a chi gli chiedeva se ritenesse che Dio fosse soddisfatto degli sforzi fatti dal presidente nell’ultimo anno. Ho perso molto rispetto per la Norvegia, che controlla il Premio Nobel. Io ho risolto otto guerre”
“Le Nazioni Unite, con tutte le guerre che ho risolto, non mi ha mai aiutato a mettere fine ad alcun conflitto”: lo ha detto Donald Trump nella conferenza stampa tenuta alla Casa Bianca.
“Se la Nato non ha gli Stati Uniti, non è molto forte”. Lo ribadisce Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva se fosse impegnato a mantenere gli Stati Uniti nell’alleanza.
“Qualcosa accadrà e sarà molto buona per tutti”. Lo ha detto Donald Trump rispondendo ai reporter sulle tensioni con l’Europa sull’isola danese e sul rischio di una rottura della Nato. “Nessuno ha fatto per la Nato più di me, troveremo una soluzione e la Nato sarà molto felice e noi saremo molto felici”, ha aggiunto.
“Ho ufficialmente ristabilito il Columbus Day. Gli italiani sono molto contenti, ve lo ricorderete quando andrete a votare?”
In una lunga conferenza alla Casa Bianca, Donald Trump è tornato sul Nobel per la pace. “Non venitemi a dire che la Norvegia non lo controlla”, ha ribadito. “Avrei dovuto avere il premio Nobel per tutte le guerre” che ho fermato, ha ripetuto.

(da agenzie)

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CAMPANIA, CHIESTO L’ARRESTO PER IL CONSIGLIERE REGIONALE DI FORZA ITALIA GIOVANNI ZANNINI, LA PROCURA DI SANTA MARIA CAPUA VETERE GLI CONTESTA CORRUZIONE E CONCUSSIONE

Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile

L’ACCUSA RIGUARDA UNA PRESUNTA GITA A CAPRI SU UNO YACHT DI LUSSO, OTTENUTA IN CAMBIO DI PRESSIONI PER L’AUTORIZZAZIONE DELLA COSTRUZIONE DI UN CASEIFICIO DA PARTE DEGLI IMPRENDITORI PAOLO E LUIGI GRIFFO … ZANNINI AVREBBE POI SPINTO ALLE DIMISSIONI L’ALLORA DIRETTORE SANITARIO DELL’ASL DI CASERTA VINCENZO IODICE, CHE NON AVREBBE ASSECONDATO LE SUE PRESSIONI

Corruzione e concussione: rischia l’arresto il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini. Quasi 32 mila preferenze con Forza Italia alle ultime elezioni, fino a novembre in maggioranza in quota De Luca presidente, Zannini è indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che ne ha chiesto l’arresto in carcere per due vicende differenti.
L’eventuale misura cautelare, però, sarà emessa dal gip solamente dopo l’interrogatorio preventivo in programma il 4 febbraio. I fatti contestati risalgono al 2023.
Secondo l’accusa, facendosi annunciare dall’ex vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola (non indagato), Zannini avrebbe fatto pressioni per autorizzare la costruzione di un caseificio, aggirando la valutazione di incidenza ambientale. In cambio dagli imprenditori Paolo e Luigi Griffo (chiesto il divieto di dimora) avrebbe ottenuto una vacanza a Capri a bordo di uno yacht.
Zannini avrebbe poi spinto alle dimissioni l’allora direttore sanitario dell’Asl di Caserta Vincenzo Iodice (candidato con il Pd alle Regionali), che non avrebbe assecondato le sue pressioni sulle nomine.

(da “Corriere della Sera”)

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