Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
25,6 MILIONI DI INDEBITAMENTO CON LE BANCHE, 4,3 CON IL FISCO, 7,7 MILIONI VERSO I FORNITORI… IL TENTATIVO FALLITO DELLA VENDITA DEL TEATRO ELISEO DI ROMA
È in crisi e va verso il concordato preventivo la casa di produzione “Eliseo Entertainment Spa” di Luca Barbareschi. A darne notizia è Italia Oggi. Con un provvedimento iscritto al Tribunale di Roma il 22 dicembre 2025 la società – controllata al 100% dall’attore – ha presentato domanda di ammissione al pre-concordato «al fine di richiedere al competente tribunale la concessione del termine massimo di legge per il deposito della proposta di piano di concordato preventivo in continuità». La motivazione? La montagna di debiti: 40,2 milioni di euro alla fine dell’esercizio 2024, di cui 25,6 milioni verso le banche, 4,3 milioni di debiti tributari e 7,7 milioni verso i fornitori.
La vendita del Teatro Eliseo di Roma
Nella relazione sulla gestione del bilancio 2024 – visionata dal quotidiano economico -, Barbareschi spiega che «per superare la tensione finanziaria creatasi nel corso del 2024, la società aveva sottoscritto il 30 aprile 2024 un accordo vincolante per la vendita del suo principale asset immobiliare, il Teatro Eliseo di Roma. Purtroppo il potenziale acquirente non ha portato a termine l’operazione, rinunciando alla caparra versata».
Una crisi che si è aggravata, portando all’avvio di un’attività di ristrutturazione formale il 9 aprile 2025, con la richiesta di accesso all composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa presso la Camera di commercio. I piani d’azione adottati tra aprile e dicembre 2025 non hanno però prodotto risultati. Il piano di
risanamento di 5 anni non è stato accettato dai creditori e il 5 dicembre 2025 “Eliseo Entertainment” ha deciso di puntare sul concordato preventivo in continuità. Ora si attendono le decisioni del Tribunale di Roma.
Il botta e risposta Barbareschi-Ranucci
La notizia della crisi arriva a pochi giorni dello scontro verbale tra Luca Barbareschi e il conduttore televisivo Sigfrido Ranucci. Domenica 11 gennaio, in apertura di Allegro ma non troppo su Rai 3, subito dopo la messa in onda del programma d’inchiesta, Barbareschi ha lanciato una frecciata a Ranucci: «Vorrei ringraziare il conduttore di Report e ricordargli che mi chiamo Luca Barbareschi e che dopo il suo programma c’è il nostro. Lui fa fatica a dirlo. Il suo consulente commerciale è la persona che mi sta spiando da due anni: l’ho letto sui giornali e verrà querelato. Io non spio voi, ma almeno ricordatevi il nome. Watch out, stai attento».
La replica è arrivata la domenica successiva, il 18 gennaio, quando Ranucci ha chiuso Report con un’inchiesta sui finanziamenti pubblici al Teatro Eliseo, di proprietà dell’attore: «Barbareschi dovrebbe restituire otto milioni di euro al ministero della Cultura, che glieli ha anche richiesti, ma lui si è rifiutato. Ora Allegro ma non troppo può cominciare». La controreplica non si è fatta attendere: «Ranucci mi annoia, l’ho ribattezzato Torpor. Milena Gabanelli faceva una bella trasmissione, lui no. È un impiegato della Rai come me, ma è maleducato. Il programma successivo si lancia sempre, ce lo insegnò Berlusconi. Non gli voglio male: è uno dei tanti finti eroi destinati a finire nel nulla. Lo sfido a duello: a cazzotti o con la spada, scelga lui».
Le fiction bloccate
Barbareschi avrebbe inoltre dovuto realizzare per la Rai due fiction: A casa di papà, con Serena Autieri e Fortunato Cerlino, e un’altra serie incentrata sul padel. Tuttavia, le riprese erano state sospese e i set risultavano fermi, poiché la situazione finanziaria si era deteriorata al punto da spingere le banche a interrompere i finanziamenti.
(da Open)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
I DANESI HANNO INIZIATO A NON COMPRARE BENI PROVENIENTI DAGLI STATI UNITI
Anche se lo scontro sulla Groenlandia sembra (per ora) rientrato, la Danimarca resta sul chi
va là e guarda agli Stati Uniti come un potenziale nemico da cui difendersi. Ma spesso la miglior difesa è l’attacco, e quale migliore settore se non quello economico per colpire al cuore il Paese di Trump? Nasce da questa idea la app UdenUSA (letteralmente: “Senza USA”): si tratta di una applicazione scaricabile sugli smartphone che permette di individuare i prodotti americani, per boicottarli.
Come funziona
La app è pensata per i comuni cittadini che vogliono dare un segnale agli Stati Uniti: basta inquadrare con la fotocamera una confezione al supermercato per scoprire se quel prodotto è legato agli Usa. E, in quel caso, lasciarlo sullo scaffale evitando di comprarlo. L’applicazione è freemium: nella versione gratuita consente di fare due scansioni al giorno, mentre la versione a pagamento garantisce scansioni illimitate. UdenUsa però non si limita a identificare i prodotti americani, ma suggerisce anche alternative danesi: la Danimarca si riscopre quindi nazionalista.
Il paradosso
Boicottare gli Stati Uniti che – nelle intenzioni di Trump – hanno messo gli occhi sulla Groenlandia però non sarà così facile: esistono numerosi prodotti a marchio americano che oggi vengono prodotti in Europa, ed esistono moltissime aziende con sede in un Paese europeo che però sono controllate da gruppi americani. Ci
sono licenze, joint venture, private label, filiere globali che rendono quasi impossibile classificare come “made in Usa” al 100% un prodotto. E poi c’è un paradosso: molti utenti che hanno scaricato la app, lo hanno fatto sul proprio iPhone prodotto (in Cina) dalla americanissima Apple.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
IL CENTRO DI ROMA INVASO, TIPICA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA DA SCIOGLIERE, MA IN QUESTO CASO LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI
Centinaia di tifosi tedeschi hanno marciato questa sera per le strade del centro storico di Roma. Sono arrivati oggi in città, in attesa della partita di Europa League Roma-Stoccarda in programma per domani, giovedì 22 gennaio, alle ore 21 allo Stadio Olimpico. Hanno sfilato per le strade della Capitale, nei pressi di Piazza Venezia, intonando cori inneggianti al Duce e facendo saluti romani. Nel video pubblicato da Fanpage.it si vedono i tifosi tedeschi avanzare per le strade. A riprendere è Giada Fazzalari, direttrice dell’Avanti, che ha assistito a “un’inquietante parata”.
“Scena inquietante e surreale”
“Da dentro un bar sentivo degli strani cori, che provenivano dalla strada. Appena fuori ho visto davanti a me schierati centinaia di uomini, che marciavano intonando cori, compreso Duce, Duce! e facendo il saluto romano – spiega -Una scena surreale e inquietante: erano vestiti tutti uguali, tutti di nero, e camminavano in fila gli uni con gli altri, come in una marcia. Nell’immediato non avevo capito che fossero tedeschi, se si trattasse di una manifestazione, mi sono solo domandata cosa ci facessero tutte quelle persone schierate in quel modo a fare quei cori. Solo dopo ho compreso che erano tifosi dello Stoccarda e che si trovavano a Roma per la partita di domani”.
“Una folla che inneggia al Duce al centro di Roma”
Fazzalari ha ripreso tutto con lo smartphone, ad un certo punto due tifosi le si sono avvicinati, dicendole che non avrebbe dovuto riprendere, le hanno versato della birra addosso e hanno tentato di strapparle il telefonino dalle mani. Da Piazza Venezia si muovevano verso Collegio Romano, dietro la folla era scortata dalla celere. “Mi sono chiesta se fosse normale uscire da un bar una sera come le altre e ritrovarsi davanti una folla che inneggia al Duce al centro di Roma”. I poliziotti da questa mattina hanno svolto vari controlli sui pullman delle tifoserie ritenute a
rischio, nell’ambito del dispositivo di sicurezza disposto dalla Questura di Roma in vista del match di domani.
I poliziotti hanno fermato e controllato sette pullman, che si trovavano all’altezza della barriera autostradale di Roma Nord. All’interno hanno trovato decine di bottiglie di vetro vuote e aste metalliche. Gli agenti hanno identificato tutti i tifosi tedeschi, verificato la presenza dei tagliandi di accesso allo Stadio Olimpico per il settore ospiti e registrato le strutture alberghiere all’interno delle quali i tifosi alloggiano. Verifiche che hanno riguardato anche la tifoseria romanista e ai luoghi di abituale ritrovo.
(da Fanpage)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
“IN IRAN REPRESSIONE DEI DIRITTI UMANI, L’EUROPA DEVE FARE DI PIU’”
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ospite dello speciale per i 30 anni di Porta
a Porta, ha duramente criticato il cosiddetto Board of Peace per Gaza, definendolo “una Onu a pagamento fatta su misura per gli interessi di Trump”, per cui l’Italia “deve dire no”. È fondamentale per Schlein, che “funzionino le Nazioni Unite e che l’Italia difenda le sedi multilaterali, invece di contribuire a crearne di private che rischiano invece di minarne l’autorità”.
Schelin ha poi aggiunto che il Board of Peace rappresenta un tentativo di indebolire la diplomazia multilaterale tradizionale, perché mira a costruire strutture che favoriscono solo interessi politici ed economici di pochi. Ha quindi esortato il governo italiano a rifiutare questa logica e a sostenere le istituzioni internazionali esistenti, sottolineando come l’Italia abbia contribuito a fondarle e abbia quindi il dovere di difenderle: “Il nostro ruolo è rafforzare le istituzioni multilaterali, non smantellarle come sta facendo Trump”.
La solidarietà all’Iran
La leader dem ha poi parlato della situazione in Iran, condannando la brutale repressione dei diritti umani e la censura di Internet: “Il regime teocratico sta colpendo i diritti fondamentali dei cittadini, più di 12mila persone sono state vittime delle proteste. Dobbiamo stare al fianco degli iraniani che lottano per la libertà e la democrazia. La democrazia va sostenuta”. Ma, aggiunge Schlein “Portare la democrazia non significa imporla, ma fare uno sforzo diplomatico concreto, dialogando con i Paesi vicini e cercando soluzioni sostenibili”.
Parlando di politica europea, la segretaria del Pd ha poi rilanciato la necessità di rafforzare l’unità dell’Unione: “L’Europa deve superare la logica dell’unanimità e costruire un grande piano comune di investimenti. Non si può gestire un continente come un condominio, serve una vera integrazione. Un grande piano comune di investimenti permetterebbe all’Europa di conquistare autonomia strategica e difendere i propri interessi. Solo cosi potremo ridurre la dipendenza dagli altri Paesi e affermare un’autonomia strategica, evitando di essere schiacciati dall’aggressività americana”.
“Ricostruire il Pd e difenderne la pluralità”
Alla fine del suo intervento, Schlein ha poi parlato del Partito Democratico e del percorso di ricostruzione interna: “Il Pd nasce dall’incontro di culture diverse ed è ancora un partito plurale. Negli ultimi anni abbiamo ricostruito la nostra identità, rafforzando il partito e preparando una leadership più solida. Stiamo costruendo un partito più forte. Nel 2022 in molti ci davano per morti, e invece ci siamo rialzati”.
(da Fanpage)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE TRAVESTITA DA POLIZIOTTI ORMAI E’ UNA MILIZIA PRIVATA DEL CAPOGANG: HANNO ARRESTATO UN BIMBO DI 5 ANNI E UNA BAMBINA DI 10 ANNI
Quattro alunni del distretto scolastico di Columbia Heights, nel nord di Minneapolis, tra cui un bambino di 5 anni e una bambina di 10 anni, sono stati fermati nelle ultime due settimane dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). Lo hanno fatto sapere le autorità locali. La sovrintendente distrettuale, Zena Stenvik, ha riferito in una conferenza stampa che il bambino è stato arrestato insieme al padre nel vialetto di casa dopo essere tornato dalla scuola materna.
Stenvik ha dichiarato che gli agenti hanno pattugliato i quartieri, circondato le scuole, seguito gli autobus e fermato gli studenti in vari momenti della giornata. Generando paura e preoccupazione tra famiglie e insegnanti.
«Il senso di sicurezza nella nostra comunità e intorno alle nostre scuole è stato scosso e i nostri cuori sono spezzati», ha affermato. Tra gli arrestati ci sono anche uno studente diciassettenne delle superiori arrestato mentre si recava a scuola. E una studentessa diciassettenne fermata insieme alla madre la scorsa settimana. Oltre a una bambina di 10 anni arrestata mentre si recava a scuola con la madre due settimane fa.
Le famiglie
Le famiglie dei minori hanno richieste di asilo attive e nessuna di loro ha ricevuto ordini di espulsione. Le autorità per l’immigrazione non hanno rilasciato dichiarazioni su questi arresti. Ma un giorno prima che fossero resi pubblici il capo della Border Patrol Gregg Bovino ha assicurato alla stampa che l’Ice non avrebbe lasciato Minneapolis nonostante l’ondata di dinieghi espressa nelle ripetute proteste. Giustificando la propria presenza affermando che il loro obiettivo è quello di trattenere persone senza documenti con precedenti penali.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
SUL PALCO CON LUI SOLO LEADER DI SECONDA FILA
«Abbiamo la possibilità di mettere fine a decenni di guerre e bagni di sangue e costruire un
futuro di successo, portare la pace, non solo in Medio Oriente ma nel mondo intero». Lo ha detto Donald Trump presiedendo a Davos la cerimonia di firma della carta fondativa del Board di Pace, l’organismo pensato per supervisionare la tregua a Gaza ma allargatosi via via ben oltre, a promuovere «la stabilità» e «garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Un mandato globale così ambizioso da porlo di fatto in contrapposizione all’Onu. Ragione per la quale i Paesi europei uno dopo l’altro hanno declinato l’invito Usa a farne parte: prima la Francia di Emmanuel Macron – ormai in aperto conflitto con Trump -, poi il Regno Unito di Keir Starmer, infine anche l’Italia di Giorgia Meloni, dietro lo «scudo» dell’articolo 11 della Costituzione. Senza contare la Danimarca.
Nel suo secondo intervento a Davos nell’arco di due giorni, Trump ha infatti evocato le Nazioni Unite proprio per sottolinearne l’irrilevanza. Ricordando a più riprese i suoi meriti nell’aver «messo fine a otto guerre nell’ultimo anno», il presidente Usa ha sottolineato come l’Onu «poteva avere un ruolo ma non ne ha avuto alcuno, non ci ho mai parlato». Trump vedrebbe bene dunque al suo posto il club di leader “prescelti” del suo Board di Pace.
Chi c’era (e chi no) sul palco con Trump
A fianco a lui sul palco allestito a Davos c’era sì qualche decina di leader, ma ben pochi di quelli che contano davvero. A presentarsi al tavolo dove Trump ha presieduto alla firma della Carta del Board di Pace sono stati super-fan di Trump come il presidente argentino Javier Milei e il premier ungherese Viktor Orban, i leader di Indonesia e Uzbekistan, Kosovo e Paraguay, Azerbaijan e Bulgaria. Non esattamente delle teste di serie mondiali. E i player più rilevanti del processo che hanno accettato di entrare nel Board – Turchia, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi – si sono fatti rappresentare da ministri. Nessuna traccia dunque dei leader del Medio Oriente direttamente coinvolti su Gaza, compreso il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Inseguito da un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, tanto quanto il russo Vladimir Putin, che pure avrebbe accettato l’invito insieme al fido alleato, il bielorusso Alexander Lukashenko. E nessuna traccia come detto di alcun capo di Stato o di governo dell’Europa occidentale. Trump comunque ha fatto buon viso a cattivo gioco.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
A DAVOS IL POLITICO DEM CHE STA DIVENTANDO L’ANTITRUMP ACCOLTO DA APPLAUSI
Una ginocchiera firmata Trump come gadget del tycoon perché i seguaci possano inchinarsi al sovrano. L’ha presentata, ironicamente, il governatore della California Gavin Newsom durante il suo intervento a Davos, accolto da risate e applausi.
“E’ la nuova ginocchiera firmata da Trump e sono disponibili online, le ultime erano esaurite comunque queste sono disponibili, anche in stock”, ha detto Newsom fra risate ed applausi di una buona parte del panel del Forum cui partecipava.
Esaurite perchè si “stanno vendendosi i nostri studi legali. Molte università americane si stanno vendendo. E sì, anche molti leader aziendali si stanno
vendendo a questa amministrazione. Vendono i nostri valori, vendono il nostro futuro. Vendono ciò che rende grande l’America, e questo mi spezza il cuore”, ha detto Newsom. “Le persone devono reagire – ha proseguito il governatore che potrebbe correre alle presidenziali americane del 2028 -. Devono trovare il coraggio delle proprie convinzioni. Quest’anno ricorre il 250simo anniversario degli Stati Uniti d’America. Duecentocinquanta anni. Il meglio della Repubblica romana, della democrazia greca, dei poteri dello Stato sullo stesso piano, dello Stato di diritto, della sovranità popolare. Ditemi se questo rispecchia l’America di cui leggete oggi”.
“Donald Trump è una specie invasiva”. Lo ha detto il governatore della California Gavin Newsom nel suo intervento al World Economic Forum a Davos spiegando che Trump ha colonizzato il partito repubblicano e lo ha reso irriconoscibile. Newsom ha inoltre raccontato che ieri sera avrebbe dovuto parlare a un evento alla Usa House “ma si sono assicurati che io non parlassi. Hanno fatto in modo che l’evento venisse cancellato. Ed è questo che sta accadendo negli Stati Uniti d’America. Libertà di espressione, libertà di riunione, libertà di parola: un’America al contrario”.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
NORDIO LO USA SPESSO COME UN TAXI PER ANDARE E TORNARE NEL SUO VENETO
I ministri del governo Meloni non resistono al fascino del volo di stato. In poco più di tre anni
sono stati autorizzati in ben 429 occasioni, con una media superiore a undici al mese. Significa uno ogni due giorni e mezzo, ferie incluse.
Il 2025 è stato comunque l’anno più parsimonioso sotto questo punto di vista per l’esecutivo sovranista. C’è stato infatti un minor impiego dei voli blu, classificati per motivi istituzionali o di sicurezza: il contatore si ferma a 113. Dati in linea con i precedenti governi e inferiori all’anno della sbornia da volo di stato, il 2023, quando sono stati autorizzati 165 volte (a cui si sommano i 30 voli di fine 2022). Era l’esordio al potere per la compagine scelta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
I costi per le casse pubbliche sono significativi: la stima minima è di almeno 13mila euro per un volo andata e ritorno per una meta vicina. Ma in linea di massima si parla di un esborso medio di circa 25-30mila euro. Insomma, dall’insediamento della leader di Fratelli d’Italia alla guida dell’esecutivo la spesa sarebbe quantificabile in oltre 10 milioni di euro. Ma si tratta di una stima, appunto, che serve a rendere l’idea dell’incidenza sulle casse statali, dato che ogni volo ha un costo a sé. Sempre meglio dei 23 milioni di euro (all’anno) che Palazzo Chigi sborsa per gli staff della premier, i vice, ministri senza portafogli, e sottosegretari.
I voli di stato danno molto da fare alla struttura di Palazzo Chigi, che fa capo al sottosegretario Alfredo Mantovano, deputata a valutare ed eventualmente validare le richieste di ministri. Dal conteggio, è esclusa la premier, che per motivi di sicurezza non viene “tracciata”.
Come è fisiologico, i ministri maggiormente beneficiari dei voli di stato sono Antonio Tajani (Esteri), che lo ha preso in 38 circostanze, e Guido Crosetto (Difesa), che ne ha usufruito una dozzina di volte: entrambi per i loro compiti istituzionali hanno maggiore necessità di spostarsi.
Non mancano casi singolari. Uno di questi riguarda il volo di stato del ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, usato il 18 maggio per tornare da Venezia a Roma alla fine del festival delle regioni e delle province, che vedeva Luca Zaia,
all’epoca presidente del Veneto, nel ruolo di padrone di casa. Calderoli non poteva mancare. Il Guardasigilli, Carlo Nordio, ha invece un volo di stato sotto casa. Spesso programma l’atterraggio nella sua regione natia come punto di arrivo delle sue missioni istituzionali.
A maggio, per esempio, di ritorno dalla partecipazione a un evento a Chisinau. Partito da Roma, ha fatto tappa nella capitale della Moldova e quindi è rientrato a Venezia. A febbraio, invece, per andare in Turchia ha scelto l’aeroporto di Treviso dove lo ha accolto (e lo ha riportato) il “volo blu”. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha chiesto il volo per essere a Trieste lo scorso 14 ottobre in occasione dell’evento, promosso dal suo stesso dicastero, intitolato “Sport di base e Bolkestein”.
Nel ruolo di moderatore c’era Massimiliano Atelli, già capo di gabinetto di Abodi e ora presidente della Commissione indipendente di controllo sui conti delle squadre della serie A di calcio. A spingere il ricorso al volo di stato è anche il Piano Mattei, uno dei capisaldi della propaganda meloniana, che ha intensificato i viaggi verso l’Africa. Un emblema è il volo di gennaio del sottosegretario all’Ambiente, Claudio Barbaro, a Dar es Salaam in Tanzania.
(da Domani)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
A DAVOS L’EUROPA HA TROVATO FINALMENTE UN LEADER AUTOREVOLE, PECCATO CHE SIA CANADESE
A Davos l’Europa ha trovato finalmente un leader. Calmo, realista, autorevole. «L’ordine mondiale è rotto, siamo entrati nell’età brutale», ha esordito con lancinante consapevolezza. Era forse Merz, il cancelliere tedesco?
«Ci viene detto che le grandi potenze possono fare quello che vogliono e i deboli devono conformarsi per sopravvivere». Ispirato, schietto, senza complessi. Sarà stato Starmer, il primo ministro inglese?
«Per comodità ci siamo adeguati a un sistema che sapevamo ingiusto, ma adesso saremo costretti a cambiare. Guai, però, se ci chiudessimo nella nostra piccola fortezza. Siamo una media potenza, ma non siamo impotenti». Che visione, che apertura e che orgoglio. Si trattava sicuramente di Sanchez, il premier spagnolo.
«Dobbiamo fare affidamento sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza. E raddoppiare le spese della difesa, rivolgendoci alle nostre industrie». Un sovranismo continentale, enunciato con grinta: che fosse Giorgia Meloni?
«Cooperando con le altre medie potenze esistenti al mondo, potremo costruire un nuovo ordine basato sui nostri valori: rispetto, solidarietà, sviluppo sostenibile, integrità territoriale». Ah no, era Macron, senza gli occhiali a specchio.
«Ma per contare di più dobbiamo agire insieme. Perché, se non sei al tavolo, significa che sei nel menu».
Firmato: Mark Carney, primo ministro di Ottawa.
Ora ci siamo. Il leader che l’Europa aspettava è un canadese
(da Corriere della Sera)
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