Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL CLIMATOLOGO: “SAPPIAMO TUTTI CHE TRUMP E’ SOSTENUTO DALLE GRANDI CORPORATION DEL PETROLIO, DEL CARBONE E DEL GAS”
Nel suo lungo intervento di ieri al Forum di Davos Donald Trump non ha parlato solo della pretesa di acquisire il controllo della Groenlandia: il Capo della Casa Bianca ha infatti inanellato una serie incredibile di bufale riguardanti il cambiamento climatico e le energie rinnovabili, invitando esplicitamente gli alleati del Vecchio Continente ad abbandonare la transizione energetica e puntare invece su petrolio, gas e carbone, “guarda caso” proprio tra le fonti che maggiormente hanno finanziato la sua corsa alla Casa Bianca.
Il Presidente USA ha detto che le preoccupazioni sulla crisi climatica sono – testualmente – “fake news” che i “radicali” vorrebbero imporre anche agli Stati Uniti. Ha aggiunto che “più un Paese ha impianti eolici, più perde denaro e peggiore è il suo andamento economico”, suggerendo di conseguenza di puntare sulle fonti fossili. Parlando della Cina, Paese leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili, Trump ha sostenuto che “vende l’eolico solo a persone stupide”, invitando quindi l’Europa ad avviare una nuova stagione di trivellazioni nel Mare del Nord e a seguire il suo esempio: “Durante la mia leadership la produzione di gas degli Stati Uniti ha raggiunto nuovi record e anche la produzione di petrolio adesso è aumentata da 732 barili a 1000 barili al giorno”.
Secondo Trump “gli Stati Uniti hanno evitato il collasso catastrofico che hanno vissuto alcuni Paesi europei che vogliono andare avanti con questa idea dell’energia pulita, ma in realtà molti pensano che questo potrà distruggere la vostra terra e potreste perdere in questo modo anche milioni e milioni di dollari”.
Parole in libertà, dette però dal capo della prima potenza mondiale. Dichiarazioni che Luca Mercalli – intervistato da Fanpage.it – liquida senza giri di parole come pura e semplice propaganda. “La prima cosa da fare è sempre guardare chi parla”, attacca. “Questa critica arriva da un personaggio che ha un interesse enorme nelle energie fossili. Non è una posizione imparziale, è la difesa di un modello economico”.
Mercalli: “Trump sostenuto dalle grandi corporation del petrolio”
Secondo il climatologo, Trump non sta semplicemente esprimendo un’opinione politica, ma sta portando avanti una strategia industriale e commerciale aggressiva. “Sappiamo benissimo che Trump è stato sostenuto economicamente dalle grandi corporation del petrolio, del carbone e del gas. Sappiamo anche che oggi gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a catturare il mercato europeo del gas, dopo averlo sottratto a quello russo”.
Un’operazione che ha conseguenze dirette sull’ambiente e sulle bollette. “Il gas americano non arriva via metanodotto, arriva con le grandi navi gasiere. Questo significa che viene prima compresso, poi trasportato attraversando l’oceano e infine rigassificato. È un processo molto più inquinante. E il prezzo, ovviamente, lo decidono loro”. Altro che sicurezza energetica. “Questa non è indipendenza, è una nuova forma di dipendenza”.
Per Mercalli, è proprio questo contesto a rendere grottesche le accuse rivolte alle rinnovabili. “Quando dietro una critica c’è un interesse economico così evidente, quella critica è già screditata in partenza”. L’idea che eolico e solare farebbero “perdere soldi” ai Paesi che li adottano viene definita “una banalizzazione propagandistica”. “È come dire che costruire una rete elettrica nel 1900 fosse un disastro economico perché all’inizio costava tanto”.
Il punto centrale del discorso di Trump, ribadisce Mercalli, è la totale incapacità – o mancanza di volontà – di ragionare sul medio-lungo periodo. “La transizione energetica non è una cosa che giudichi in due anni. È un processo che richiede decenni. Si parte con tecnologie nuove, inizialmente più costose, che poi migliorano, diventano più efficienti, costano meno e si integrano in una rete elettrica che ha più di cento anni”.
Trump, invece, “ragiona come se tutto dovesse dare un profitto immediato”. Ma l’energia non funziona così. “All’inizio devi investire. È normale che non vedi subito il vantaggio, se non in momenti particolari. Oggi, ad esempio, sappiamo che nelle ore centrali delle giornate estive l’energia fotovoltaica ha un costo praticamente zero”. Il fatto che questo non si rifletta ancora pienamente sulle bollette “dipende dai meccanismi di mercato e dal fatto che quei risparmi vengono reinvestiti per rifare reti elettriche obsolete”.
Reti che, sottolinea Mercalli, “vanno completamente ripensate”. “Bisogna rifare le linee, migliorare le connessioni internazionali, adattare l’architettura di rete a una produzione distribuita. Tutti investimenti che torneranno indietro nel tempo, come è successo con la rete elettrica costruita nel secolo scorso”.
Eolico e solare superano i fossili nella produzione elettrica dell’UE
I dati europei più recenti dimostrano che la direzione imboccata è quella giusta. Nel 2025, per la prima volta, eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili nell’Unione Europea: 30% contro 29%. A certificarlo è la European Electricity Review pubblicata dal think tank Ember, che analizza i dati di
tutti i 27 Paesi UE. “Questo storico sorpasso mostra quanto velocemente l’Unione Europea si stia muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento”, spiega Beatrice Petrovich, autrice del rapporto.
Mercalli: “Le fonti rinnovabili ci rendono meno ricattabili”
Nel complesso, le rinnovabili hanno coperto il 48% della produzione elettrica europea nel 2025, nonostante un anno sfavorevole per idroelettrico ed eolico. Il vero motore della crescita è stato il solare, aumentato di oltre il 20% per il quarto anno consecutivo, fino a raggiungere il 13% dell’elettricità UE, superando carbone e idroelettrico. In cinque anni, la quota combinata di eolico e solare è salita dal 20% al 30%, mentre i fossili sono scesi dal 37% al 29%.
Numeri che, secondo Mercalli, “smontano completamente la narrazione di Trump”. “Altro che economie in crisi: qui siamo davanti a un cambiamento strutturale”. Anche l’Italia è coinvolta. Nel 2025 la produzione elettrica da solare è cresciuta del 24%, arrivando al 17% del totale. Eppure proprio l’Italia è uno dei Paesi che paga di più la dipendenza dal gas. Insieme alla Germania, è in testa per costi di importazione: nel 2025 l’UE ha speso 32 miliardi di euro in gas per produrre elettricità, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente.
“La dipendenza dal gas rende l’Europa vulnerabile al ricatto dei Paesi esportatori e fa aumentare i prezzi dell’elettricità”, avverte Petrovich. Mercalli concorda e rilancia: “Se continui a basarti sul gas importato, sei per definizione ricattabile. Se invece produci energia sul tuo territorio con sole, vento e acqua, sei molto più libero”.
Trump ignora anche uno dei pochi veri nodi aperti della transizione: l’intermittenza. “È vero che una rete basata su eolico e solare è più fragile di una basata su fonti programmabili”, ammette Mercalli. “Ci sono giorni senza vento e senza sole. Ma questa non è una scusa per non fare la transizione, è il motivo per cui serve investire nello stoccaggio”.
L’UE investe troppo in armamenti, dovrebbe puntare sulle rinnovanbii
Batterie e idrogeno sono le chiavi. “Le batterie oggi permettono di accumulare energia per alcune ore, non per mesi. Per lo stoccaggio stagionale la strada più promettente è l’idrogeno”. Una strada ancora in sviluppo, ma non impossibile. “Il problema è che invece di investire miliardi nella ricerca sull’idrogeno, preferiamo spenderli in armamenti. Così rallentiamo una soluzione che sarebbe strategica”.
Infine, il grande rimosso del discorso trumpiano: il clima. “Trump è un negazionista climatico perché deve difendere il suo mercato fossile”, accusa Mercalli. “Ma i dati scientifici non sono opinioni”. I rilevamenti del sistema Copernicus confermano che il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati. “Siamo in pieno sviluppo della crisi climatica e questo comporterà danni enormi alla società e all’economia”.
Dietro gli attacchi di Trump alle rinnovabili c’è infine anche la competizione globale con la Cina. “Gli Stati Uniti hanno scelto di uscire dalla produzione di tecnologie rinnovabili, la Cina no”, conclude Mercalli. “Ora Pechino è leader mondiale e Trump reagisce attaccando il settore. Non perché non funzioni, ma perché funziona troppo bene. Ma non per lui”.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA CORTE COSTITUZIONALE SI ERA GIA’ ESPRESSA CONTRO I CPR, MA LA “DESTRA DELL’ILLEGALITA’” SE NE FOTTE DEL DIRITTO
Mentre si aspetta l’approvazione del nuovo pacchetto Sicurezza del governo Meloni – con alcune misure
che dovrebbero essere incluse in un decreto e dunque dovrebbero entrare in vigore da subito, come la stretta sull’uso del coltelli da parte dei minori, e altre che verranno emanate con un disegno di legge che sarà discusso in Parlamento – il 20 gennaio ministro dell’Interno Piantedosi ha inviato ai prefetti e ai questori una circolare interpretativa rispetto alla legislazione vigente, con cui chiede di favorire “con la massima determinazione” le espulsioni per i migranti violenti che minacciano “la sicurezza pubblica”.
Cosa dice la circolare di Piantedosi sugli stranieri nei Cpr
Nel testo della comunicazione, di cui ha dato notizia per primo il Messaggero, si legge: “Alcuni recenti episodi di cronaca hanno posto all’attenzione la necessità di perseguire con la massima determinazione l’obiettivo – prioritario per la sicurezza pubblica – del rimpatrio degli stranieri irregolari presenti sul territorio nazionale che si siano evidenziati per comportamenti pericolosi”.
L’allontanamento rapido dal nostro Paese viene raccomandato di fronte al “rischio che una possibile escalation dei comportamenti violenti culmini, come già accaduto, nella commissione di efferati delitti.
Viene inoltre sottolineato che gli irregolari in attesa di tornare nei Paesi di origine, devono restare all’interno dei Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr). Quindi il
Viminale aggiunge: “qualora singoli alloggi o addirittura, come pure è accaduto, interi settori dei Cpr siano resi inutilizzabili, si provveda a trasferire i migranti ivi trattenuti presso altri centri di trattenimento, escludendosi la possibilità di dimissioni dalla struttura con ordine di allontanamento del questore onde evitare che tale prospettiva possa incentivare comportamenti violenti”. Quindi, nel caso in cui le strutture fossero danneggiate e non idonee a ospitare i migranti, bisogna spostare gli stranieri in altri centri di trattenimento.
Il Viminale chiede ai questori di investire più risorse all’accompagnamento degli stranieri all’interno dei Cpr, “a qualsiasi distanza essi si trovino”. E invita poi i prefetti a provvedere alla manutenzione dei centri, in modo da avere a disposizione il maggior numero di posti possibile.
Altre criticità riguardano la presenza nelle strutture degli stranieri tossicodipendenti: il Viminale chiede ai prefetti di stipulare convenzioni con i SerD, affinché prendano in carico queste situazioni e impediscano che la tossicodipendenza comporti l’esclusione dell’idoneità alla vita di comunità ristretta.
Il ministro dell’Interno nella circolare richiama poi la direttiva del 19 maggio 2022, e in particolare l’articolo 3 comma 2 del testo firmato dall’allora ministra Lamorgese, che recita così: Nei casi in cui lo straniero abbia fatto accesso al centro senza aver effettuato la visita di cui al comma 1 da parte di un medico della ASL o dell’azienda ospedaliera, la visita dovrà essere ripetuta entro 24 ore dall’ingresso nel CPR da parte del medico della ASL con cui la Prefettura sede del CPR ha stipulato apposito protocollo.
Per la piena applicazione di questa norma, che consente appunto la reclusione nei Cpr anche allo straniero che non sia stato sottoposto a una visita medica preventiva per l’accertamento dell’idoineità alla vita di comunità , la circolare invita a stipulare convenzioni con le Asl.
La Corte Costituzionale si era già espressa contro la detenzione nei Cpr
Il punto però è che i Cpr violano l’articolo 13 della Costituzione, che afferma: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.
La Consulta si è già pronunciata il tal senso la scorsa estate, con la sentenza numero 96 del 3 luglio 2025, affermando che il trattenimento dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri implica un “assoggettamento fisico all’altrui potere”, che ricade sulla libertà personale del migrante. I giudici hanno bocciato la disciplina vigente sul trattenimento nei Cpr, perché viola la riserva di legge in materia di libertà personale, e hanno chiesto al Parlamento di intervenire, integrandola.
Secondo la Corte il legislatore dovrebbe introdurre “una normativa compiuta, la quale assicuri il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona trattenuta”. Inoltre la sentenza sottolinea che la disciplina sui Cpr sarebbe “inidonea a definire, con sufficiente precisione, quali siano i ‘modi’ della restrizione, ovvero quali siano i diritti delle persone trattenute nel periodo, che potrebbe anche essere non breve, in cui sono private della libertà personale, disciplina rimessa, quasi per intero, a norme regolamentari e a provvedimenti amministrativi discrezionali”.
Perché con la circolare a prefetti e questori Piantedosi fa propaganda: l’emergenza immaginaria
Il Viminale come abbiamo visto nel documento fa riferimento a una “possibile escalation” di reati, e tira in ballo una non ben specificata “minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica” ma non fornisce i dati a sostegno di quest’allarme, che giustifichino la stretta e che motivino l’esigenza di disporre con urgenza il rimpatrio con accompagnamento alla frontiera degli stranieri irregolari. Il ministero sottolinea l’importanza di porre “in campo ogni sforzo organizzativo utile a darvi corso”, ma non dice a quali “recenti episodi di cronaca” si riferisca, e perché li consideri numericamente rilevanti.
Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione dell’Arci, considera la circolare “un capolavoro di propaganda e criminalizzazione degli stranieri”.
“Il Ministro anziché dar seguito alle indicazioni contenute in quella importante sentenza fa l’esatto contrario. Introduce elementi di ulteriore discrezionalità e chiede un ricorso sempre maggiore alla detenzione amministrativa, come strumento di contenimento di persone pericolose socialmente, non sulla base di una sentenza ma sulla base di un giudizio del governo”, commenta in un post su Facebook.
“Nella circolare Piantedosi sembra sostenere che prefetture e questure non stiano facendo abbastanza per fermare il “crimine dilagante” nel nostro Paese ad opera degli stranieri irregolari. Ovviamente non c’è alcuna evidenza di questo pericolo che é, dopo anni di propaganda, auto evidente. Non servono i dati di realtà. Anzi direi che sono quasi irritanti. Da un lato infatti il Ministro ci dice che c’è una
riduzione dei crimini. Dall’altro, attraverso una circolare, lancia allarmi e chiede grande determinazione e dispendio di energie e risorse”, osserva ancora Filippo Miraglia.
E in effetti, se si leggono i dati Istat relativi agli omicidi nel nostro Paese relativi al 2024, In Italia abbiamo tassi più bassi rispetto al resto d’Europa. L’Istat ci dice infatti che nel 2024 si è arrestata la ripresa degli omicidi successiva alla pandemia di Covid-19. Dopo due anni consecutivi di aumento, gli omicidi volontari consumati tornano a diminuire. In particolare, nel 2023, si sono registrati 334 casi, mentre nel 2024 le vittime sono scese a 327 (-2,1% rispetto al 2023 e + 6,2% rispetto al 2019 anno precedente la pandemia). Il nostro Paese resta comunque tra quelli storicamente a minor rischio nell’Unione europea, afferma ancora l’Istat.
La media Ue del tasso di omicidi per 100mila abitanti nell’anno 2023 (ultimo anno disponibile) è infatti di 0,91 omicidi per 100mila abitanti. L’Italia, tra i 26 Paesi che rendono disponibili i dati per questo anno, è quello che presenta la più bassa diffusione del fenomeno (0,57) insieme alla Slovenia, dopo Malta (le cui ridotte dimensioni demografiche rendono il dato molto instabile) e prima di Irlanda e Polonia (rispettivamente 0,64 e 0,72 omicidi per 100mila abitanti).
Al polo opposto si trovano stabilmente Paesi baltici, Lussemburgo e Francia, con tassi che vanno dal 2,62 della Lituania all’1,30 omicidi per 100mila abitanti della Francia. Insomma, quelli che abbiamo in Italia non sono numeri da emergenza.
“L’obiettivo è sempre lo stesso costruire il nemico, alzare i toni, dare l’allarme e poi mettere in campo strumenti che indichino un colpevole, sempre lo stesso. Drammatizzare anziché rassicurare”, attacca Miraglia nel post.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA RELATRICE MICHELA DI BIASE (PD): “COSI’ SI TORNA ALLE SENTENZE DEGLI ANNI ‘50. PROPOSTA IRRICEVIBILE”
Preso e «snaturato» dicono i dem. Sparisce addirittura la parola «consenso», che cede il posto al «dissenso», nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale – il cosiddetto ddl stupro – presentata oggi, 22 gennaio, dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno. Mentre era proprio il consenso il perno della proposta bipartisan Pd–FdI su cui avevano lavorato la dem Michela Di Biase e la meloniana Carolina Varchi, dopo l’intesa politica tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, che aveva incassato il voto all’unanimità nell’Aula della Camera dei deputati. Ma la frenata è arrivata al Senato, dove il testo era stato stoppato e la senatrice Bongiorno era stata incaricata di formulare nuove modifiche.
Come cambia il testo?
Così, leggendo la riformulazione, si scopre che al posto di «consenso libero e attuale» si parla ora di «volontà contraria all’atto sessuale» da parte della persona. In particolare, nel secondo comma si specifica che questa «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso»: «La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». In giudizio, però, il rischio è che sia l’eventuale vittima a dover dimostrare che la situazione ha impedito di esprimere il proprio dissenso.
Rivisto anche il sistema sanzionatorio
Rivisto anche l’apparato sanzionatorio, con pene differenziate. Per la violenza sessuale, senza ulteriori specificazioni, la reclusione viene fissata da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni previsti dal testo approvato all’unanimità in prima lettura. Resta invece il range 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa», si legge nella proposta Bongiorno al vaglio della Commissione Giustizia del Senato. Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
COS’E’ IL MODELLO CIPRO CHE A CONVINTO GLI USA?
Si scrive Groenlandia, ma si legge Cipro. È all’accordo di sicurezza tra il Regno Unito e l’isola del
Mediterraneo – sua ex colonia – che s’ispirerebbe il «compromesso» proposto dalla Nato a Donald Trump sull’Artico.
Ieri sera il presidente Usa ha stupito tutti ancora una volta annunciando di aver trovato un’intesa sulla Groenlandia con il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte, e di rinunciare dunque a imporre gli annunciati nuovi dazi a vari Paesi europei. Ma né Trump né Rutte hanno fornito dettagli sul contenuto del compromesso trovato. «Questa soluzione, se finalizzata, sarà grandiosa per gli Stati Uniti e tutte le nazioni della Nato», s’è limitato ad annunciare in pompa magna su Truth il leader Usa. A dar conto di cosa prevedrebbe l’intesa sono però il New York Times e il Telegraph. Le cui fonti concordano: i negoziatori della Nato hanno
proposto in sostanza di cedere agli Usa «pezzi di Groenlandia». Non l’acquisizione dell’isola, certo, ma una cessione di sovranità di alcune sue aree strategiche: quelle attorno alle basi militari americane sull’isola.
Il modello Cipro: cosa potrebbero fare gli Usa in Groenlandia
Il modello del compromesso sulla Groenlandia sarebbe appunto il protocollo in vigore dal 1960 su Cipro. Quando il Regno Unito accettò di riconoscerne l’indipendenza, mettendo fine a oltre 70 anni di controllo (gliel’aveva ceduta nel 1878 l’Impero Ottomano), pretese di mantenere delle posizioni militari certe sull’isola dalla posizione strategica nel Mediterraneo. Nel Trattato che sanciva la nascita della Repubblica di Cipro, le basi di Akrotiri e Dhekelia vennero quindi proclamate “Aree-Base Sovrane Britanniche”. Zone che restavano dunque formalmente territorio britannico, benché ai cittadini ciprioti vi siano garantiti gli stessi diritti. Così potrebbero diventare dunque, se l’accordo andrà in porto, le zone in cui sorgono basi militari americane in Groenlandia: territorio americano vero e proprio “all’estero”. L’intesa, sembra di capire, si applicherebbe innanzitutto sulle tre basi Usa già presenti sull’isola, quelle di Pituffik, Narsarsuaq e Sondestrom. Secondo il Telegraph, rispetto alla situazione attuale che già consente alle forze Usa libertà operativa tra le basi via terra, aria e cielo, ciò significa che gli Usa potrebbero «potenzialmente espandersi verso aree ricche di minerali» senza dover richiedere permessi ai governi di Danimarca o Groenlandia. Potrebbero anche svolgere attività d’intelligence, e posizionare più facilmente dispostivi di ultima generazione facenti parte del Golden Dome, il nuovo sistema muti-livello di protezione degli Usa da qualsiasi minaccia aerea esterna.
Chi lo dice ora alla Danimarca?
A negoziare con Trump e i suoi a Davos è stato però Rutte insieme a una squadra di funzionari Nato. Non i rappresentanti danesi o groenlandesi. Il cui assenso al progetto dunque resta tutt’altro che scontato. Ieri la premier di Copenaghen Mette Frederiksen non ha nascosto le perplessità sulla proposta di accordo, ribadendo che la sovranità del suo Paese «non è negoziabile», benché sia un bene che Usa e Nato discutano della sicurezza nell’Artico. Un portavoce dell’Alleanza si è affrettato a precisare che Rutte «non ha proposto alcun compromesso sulla sovranità» danese sull’isola. E oggi in un’intervista pubblica a Davos ha aggiunto che la proposta non riguarderebbe lo sfruttamento dei minerali che si trovano sotto le terre della Groenlandia. Trump stesso d’altronde ieri ha lasciato intendere che l’accordo non è
ancora concluso, ma dovrà procedere tramite ulteriori negoziati. Guidati per gli Usa, tanto per cambiare, dai fidi J.D. Vance, Marco Rubio e Steve Witkoff. Per i quali deve essere stato previsto un corso accelerato di storia di Cipro.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
È OLTRAGGIOSO, PERCHÉ MENTRE LUTNICK SI IMPANCA A POLIZIOTTO MORALE DEL MONDO, GLI USA SVALUTANO IL DOLLARO ANCHE GRAZIE ALLE BOUTADES DI TRUMP”
È ridicolo, tartufesco, oltraggioso, paradossale che a Davos, a dare lezioni “antiglobalizzazione” all’Unione Europea e al mondo, sia Howard Lutnick, segretario al commercio dell’amministrazione Trump.
Il miliardario Lutnick si impanca a filosofo “de sinistra” sulla “difesa dei lavoratori americani” contro la “delocalizzazione produttiva”, ma tace e nasconde sotto il tappeto alcune cose.
È ridicolo, perché Lutnick è azionista di Cantor Fitzgerald, società finanziaria Usa a sua volta azionista e in affari come banca depositaria di Tether, la società creata nei paradisi fiscali e poi emigrata in Salvador che gestisce l’omonima stablecoin che intende globalizzare la moneta privata, quello che a tutti gli effetti è la criptovaluta, l’omonima stablecoin fondata da Giancarlo Devasini e Louis van der Velde, il duo che sta privatizzando nelle loro tasche (da decine di miliardi di dollari ciascuna) quello che per le banche centrali è l’aggio di emissione (per chi non ne sa nulla, è la differenza tra valore facciale di una banconota e costo per la sua produzione industriale), il duo che in passato era amministratore di società in affari o di proprietà di Gennaro “Rino” Platone, boss delle frodi carosello sull’Iva (alla fine degli anni ’90 era tra i 10 uomini più ricchi d’Olanda) che tramite catene societarie in decine di Paesi frodava ogni anno Iva per centinaia di milioni di euro, in contatto con la camorra. È tartufesco, perché proprio grazie alle criptovalute la famiglia del suo boss Trump sta guadagnando miliardi di dollari, in totale conflitto di interesse, senza dimenticare la rete globale di immobili e altre attività private del presidente Usa, di certo non edificate facendo l’interesse dei lavoratori americani.
È oltraggioso, perché mentre Lutnick si impanca a poliziotto morale del mondo, gli Usa svalutano il dollaro anche grazie alle boutades di Trump, fanno concorrenza ai loro ex alleati distruggendone la base produttiva con i dazi e bombardano a casaccio Paesi di cui sino a ieri ignoravano bellamente i problemi.
È paradossale che il Paese che ha beneficiato più di tutti sino a oggi della globalizzazione e della dollarizzazione globale della finanza e dell’economia vada a dare lezioni antiglobaliste ad altri.
(da profilo Facebook di Nicola Borzi, giornalista)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
COME LUI, ANCHE MATTEO SALVINI, ALTRO BASTONATORE DELLA SINISTRA “AMICA DEI TERRORISTI” HA ALCUNE FOTO SORRIDENTE INSIEME A HIJAZI. TUTTE SCATTATE IN INCONTRI CASUALI PER STRADA, COME PER GIUSEPPE CONTE, CHE SECONDO UN’INTERROGAZIONE DEL MELONIANO MOLLICONE HA “IL DOVERE DI DARE SPIEGAZIONI IMMEDIATE A TUTTI GLI ITALIANI”. LO STESSO ALLORA VALE PER GASPARRI E SALVINI
Ed eccoli lì, sprezzanti d’ogni pericolo. Matteo Salvini e Maurizio Gasparri sorridenti accanto al
“pericoloso” Sulaiman Hijazi, l’attivista palestinese finito nell’inchiesta della Procura di Genova sui fondi di Hannoun e da mesi usato da giornali e politici di destra come clava per accreditare l’affiliazione degli avversari a una presunta “rete islamista” a sostegno di Hamas.
Una campagna denigratoria senza sosta: ancora oggi Il Giornale regala nuove perle, con l’ennesimo affondo contro “Giuseppe Conte l’islamista”. Che puntualmente Gasparri ha rilanciato sui suoi socia
La campagna ha prodotto anche effetti istituzionali. Il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha presentato un’interrogazione per fare luce sulle “frequentazioni” del leader M5S e dei suoi parlamentari, rei di essere stati visti più volte al fianco di Hijazi. Tutti, secondo Mollicone, avrebbero “il dovere di dare spiegazioni immediate a tutti gli italiani”.
Ora però quell’interrogazione andrebbe aggiornata. Perché, applicando lo stesso metro, la lista dei presunti fiancheggiatori si allunga. Il Fatto ha scoperto altri due nomi, stavolta davvero insospettabili: Maurizio Gasparri e Matteo Salvini. Proprio due tra i più assidui animatori della campagna denigratoria.
I due sono immortalati accanto a Hijazi in diverse foto e selfie del 2021, 2022 e 2023. Estate, inverno. Sempre sorridenti. Del tutto incuranti del rischio di posare con quel “pericoloso terrorista coccolato dalla sinistra” che, a leggere certi titoli, sembrerebbe andare in giro con una cintura esplosiva sotto la t-shirt.
A rendere il cortocircuito ancora più evidente è la ricostruzione fornita dall’avvocato di Hijazi, Luca Bauccio, a cui abbiamo chiesto conto di quelle immagini. Nessun incontro riservato, nessun rapporto personale, nessun appuntamento: “Solo incroci casuali in luoghi pubblici”, identici per dinamica e contesto a quelli usati come prova d’accusa contro gli avversari politici.
Con Salvini l’incontro avviene per caso a Roma nel 2021, in pieno periodo Covid, davanti al ristorante Giolitti. Hijazi si presenta con nome e cognome e pone una domanda politica: il riconoscimento dello Stato di Palestina. Salvini risponde: “Sono per due popoli, due Stati”. Fine dell’interazione. Con Gasparri l’incontro avviene davanti al Senato, sempre in modo occasionale. Alla stessa domanda, la risposta è: “Ci stiamo impegnando”. Nessun seguito, nessun contatto, nessun rapporto
La stessa dinamica vale per Giuseppe Conte. “Nessun appuntamento, nessun incontro privato”, ha spiegato Hijazi al suo legale. Conte viene incrociato per caso davanti al Palazzo della Regione Lombardia, a Milano, mentre sta uscendo da un evento pubblico. Una stretta di mano, una foto. Come accade quotidianamente a chiunque faccia politica. Anche se ti chiami Salvini o Gasparri.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL FENTANYL È UN GROSSO PROBLEMA NEGLI USA: L’OPPIOIDE È DIVENTATO LA PRINCIPALE CAUSA DI MORTE IN AMERICA PER LE PERSONE TRA I 18 E I 45 ANNI
Un video su TikTok sta facendo il giro del mondo mostrando alcuni abitanti della Groenlandia che prendono apertamente in giro gli Stati Uniti, imitando la postura tipica dei tossicodipendenti da fentanyl — il cosiddetto fentanyl fold — e definendola sarcasticamente «cultura americana».
Nel filmato, girato tra neve e paesaggi artici, due giovani si piegano in avanti in modo rigido, accompagnati dalla scritta “Bringing American culture to Greenland” e dalla canzone Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival.
Il video, come ricostruisce Reanna Smith per “The Mirror”, ha superato 7 milioni di visualizzazioni e ha attirato decine di migliaia di commenti, molti dei quali provenienti dagli stessi americani, divisi tra autoironia, vergogna e critica aperta al proprio Paese.
Il riferimento al fentanyl non è casuale: l’oppioide sintetico è diventato la principale causa di morte tra i 18 e i 45 anni in America, secondo la Drug Enforcement Administration.
La satira groenlandese arriva in un momento di forte tensione politica, mentre il presidente Donald Trump ha intensificato le sue dichiarazioni sull’eventuale annessione della Groenlandia, sostenendo che l’isola sia cruciale per la sicurezza nazionale
(da themirror.com)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE
Tutto era nato con la Rivoluzione francese e Napoleone.
Le insurrezioni popolari dell’Ottocento avevano dato vita alle nazioni, esito della Storia hegeliana e delle civiltà che la muovevano: basta sudditi, siamo cittadini e, progressivamente, tutti al voto. Inghilterra e Francia dominarono il mondo fino a quando cedettero alla decolonizzazione (al loro posto arrivarono Bokassa, Amin Dada e vari cruenti dittatori locali) e gli Stati Uniti, un Paese senza storia e con quella che c’è (genocidio dei nativi e razzismo) da cancellare, presero il posto delle due nazioni europee con la forza dell’industria e della democrazia.
Democrazia voleva dire politica, inizialmente massoneria contro classi popolari e anarchici; poi, nel Novecento, si impone la formula Destra vs Sinistra, sino all’arrivo della globalizzazione, dove il potere passa dalle idee ai soldi e alle multinazionali, dalle norme alla forza economica.
Poteva essere l’avvento di quella “Pace perpetua” indicata da Kant. Nella “Fine della Storia” del 1989, il politologo Francis Fukuyama sostenne che la diffusione delle democrazie liberali e del capitalismo avrebbero concluso lo sviluppo socioculturale dell’umanità: tutti uguali, con un governo del mondo.Anche la tarantella della politica italiana, una sorta di commedia dell’Arte, sarebbe finita… ma non per il ritorno alla clava.
No, questo non era stato previsto da nessuno, tantomeno da Colle Oppio o da Botteghe oscure, da Macron o da Le Pen.
Tantomeno dagli intellettuali organici o inorganici, figure sparite sin dai tempi di
Foucault (che inneggiava ai giovani rivoluzionari iraniani nel ’79, che oggi, invecchiati, uccidono altri giovani nelle stesse strade di Teheran).
La Russia, da sempre imperiale, invade ciò che vuole: prima l’Afghanistan, e gli va male, poi la Cecenia e gli va bene. Seguono l’Ossezia, la Georgia, la Crimea e l’Ucraina. La Cina ha preso il Tibet e aspetta di papparsi Taiwan. Per controllare Gaza devi pagare una fee dice Trump, che vorrebbe trasformare la Striscia in una Rimini misto Miami.
L’Arabia Saudita attacca lo Yemen e contrasta gli Emirati come parte del programma Saudi Vision
Tutti ce l’hanno con tutti: c’è chi ti taglia a fette in ambasciata, chi ti uccide con il polonio, qualcuno ammazza la moglie e la seppellisce nel giardino, qualcuno un ferroviere che sta lavorando, c’è chi fa il maranza sabato e domenica e chi va a scuola col coltello, perché sui social c’è una foto della fidanzatina manco maggiorenne…
In compenso, di sera, accendi la tv, e se schivi Garlasco vedi la Montaruli contro la Picierno, Hoara Borselli che discetta di geopolitica, poi entrano in scena i dioscuri di Avs, la Carfagna, ci colleghiamo con Massimo Cacciari e alla fine arriva Vespa con il plastico di Palazzo Chigi. E buonanotte.
Non è la prima volta che cambia un epistema… E’ la “Teoria delle catastrofi” di René Thom: vai avanti, vai avanti e non ti accorgi che la prossima goccia farà tracimare il vaso. Il puzzone è arrivato. E le conseguenze sono devastanti.
La fine delle categorie politiche di Destra e Sinistra sarebbe pure una cosa buona se ci fosse l’alba di una nuova democrazia plurale, attiva.
Invece la morte di quella banale politica che ci tranquillizzava (tipo Meloni contro Schlein a dibattere di facezie in uno studio tv) lascia campo alle invasioni barbariche: tu prendi l’Ucraina, io tolgo Maduro dal Venezuela, prendo la Groenlandia e un terzo continente a scelta, neanche fossimo sulla plancia di Risiko.
La Siria? Vediamo. Peggio per te, Europa, che non mi hai dato un Nobel. Un Nobel che, poi, non conta ormai nemmeno tanto: abbiamo visto che l’hanno assegnato a Montale perché l’anno prima l’avevano dato per amichettismo a degli amici svedesi.
Che poi in questo marasma di “disruption” politica, non solo Destra e Sinistra perdono di significato, ma anche le tradizionali convergenze tra nazionalismi sfumano.
Agli occhi della tecno-destra americana (il potere oligarchico dei Big-tech unito all’industria satellitar-elettrica di Musk e alle cyber-visioni di Peter Thiel), le destre europee sono come i dinosauri. Vecchie, lente, sull’orlo dell’estinzione.
Dinanzi alla velocità dirompente del nuovo mondo, in cui la democrazie cede il passo alla “Repubblica Tecnologica” di cui parla Alex Karp, ceo di Palantir, l’Europa sembra una casa di riposo per burocrati. Il “terremoto Trump”, con le sue mire espansionistiche, fa traballare anche quelle frange sovraniste che in lui avevano visto un condottiero.
Quando la Casa bianca ha esplicitato la pretesa di annettere la Groenlandia, in Francia il lepenista Bardella si è schierato contro Trump e al fianco del suo avversario Macron; in Gran Bretagna, il brexiter Farage ha fatto lo stesso con il laburista Starmer; e persino Giorgia Meloni, pur timidamente, ha dovuto ammettere che il tycoon stava sbagliando.
D’altronde con Trump non c’è possibilità di dialogo, solo sudditanza: o gli “baci il culo”, come ebbe a vantarsi con eleganza parlando dei leader che lo chiamavano per i dazi, o soccombi. Lo ha ben compreso il Segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte, che non perde occasione di mostrare la sua piaggeria con il “paparino” Donald.
Se sei utile agli interessi della famiglia Trump, benvenuto. Altrimenti, “you’re fired”, sei licenziato (come amava dire ai tempi del reality “The Apprentice”).
(da Dagoreport)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
DA TRUMP A MILEI DI CLIMATE CHANGE E’ VIETATO PARLARE
Mentre il mondo ha deciso di ignorare il cambiamento climatico, il mega ciclone Harry si è abbattuto per tre giorni, tra il 19 e il 21 gennaio, su Calabria, Sicilia e Sardegna, con venti fortissimi e onde alte fino a sedici metri.
Mentre Donald Trump ha detto che la produzione di gas e petrolio è tornata a essere ai massimi storici, i dati pluviometrici nelle tre regioni hanno fatto segnare picchi da record, che in alcuni luoghi hanno sfiorato i 600 millimetri di pioggia in tre giorni.
Mentre il presidente americano parlava di “grande truffa verde”, di pale eoliche da abbattere, le tre regioni facevano la conta di danni per miliardi di euroMentre il suo omologo argentino Javier Milei, sempre a Davos, ha parlato dell’ambientalismo, ma anche di femminismo, diversità, l’inclusività, l’uguaglianza, la migrazione, aborti, ambientalismo e ideologia di genere, come parti di un unico grande complotto, “teste dello stesso mostro”, l’Italia faceva i conti col suo primo evento climatico estremo del 2026, dopo i 376 del 2025, secondo anno più distruttivo di sempre nel 2023.
Mentre avveniva tutto questo, mentre la più grande minaccia del nostro tempo, o forse di tutti i tempi, ci regalava la sua ennesima manifestazione, noi guardavamo altrove. Rubricata a una fatalità senza cause, a un evento fatto di immagini “strane” come la nevicata in Kamchatka. E chissà che a vedere le onde che superano i fari avrà pensato a un falso generato dall’intelligenza artificiale.
E forse, quando gli effetti del cambiamento climatico faranno ancora più male, e faranno sembrare Harry una pioggerellina, in confronto, ripenseremo a questi giorni, a questi mesi, a questi anni, dove i potenti del mondo si trovavano in Svizzera a parlare di tutto, tranne che di cambiamento climatico.
Mentre avrebbero dovuto parlare solo, o quasi, di cambiamento climatico.
(da Fanpage)
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