Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
IL PM STEFANO MUSOLINO: “IL FERMO PREVENTIVO? LA NORMA SEMBRA PIÙ PREOCCUPATA DI LANCIARE UNO SLOGAN RASSICURANTE CHE DI GARANTIRE EQUILIBRIO TRA DIRITTI DEI MANIFESTANTI E SICUREZZA”
Il prefetto Mario Della Cioppa è stato questore di Roma, e prima ancora a Catania e Foggia. Ha
passato una vita nelle piazze, tra le divise. Sa quindi di cosa parla.
Con queste norme, il lavoro delle forze di polizia sarà più tutelato?
«Io credo che una norma che nasce senza una valutazione approfondita della sua applicabilità rischia paradossalmente di esporle di più, non di proteggerle. Se non c’è un adeguato potenziamento degli organici, delle strutture, dei mezzi, che le organizzazioni sindacali non finiscono mai di sollecitare, sia pur da troppi anni, il rischio è che la norma resti sulla carta o, peggio, che diventi una fonte di contenzioso e di stress operativo per chi deve applicarla […]».
Che ne pensa del fermo preventivo di dodici ore?
«Mi chiedo: chi ha pensato questa misura si è confrontato con i questori che poi devono materialmente applicarla? Perché trattenere anche solo una ventina di soggetti per dodici ore significa sottrarre decine e decine di operatori ai servizi sul campo, impegnarli nella vigilanza, nella tutela di persone comunque private della libertà, nella redazione degli atti, senza escludere che, poi, alla fine, le manifestazioni assumano una deriva violenta. A volte, anzi, quei fermi stessi fungono da detonatore».
Pensa quindi che si rischia un caos nella gestione?
«Io credo che una norma così non possa planare dall’oggi al domani senza che siano stati costruiti prima i presupposti per renderla realmente applicabile. Di questo verranno chiamati a risponderne i Questori, senza che abbiano contribuito a realizzarne i presupposti».
MUSOLINO: “NORME SLOGAN SENZA EQUILIBRIO TRA I DIRITTI”
“C’è la tendenza, grettamente politica, di rispondere con l’enfasi della forza a problemi complessi. E c’è chi si spinge al limite dello sfregio costituzionale».
Stefano Musolino, pm antimafia e segretario di Md, cosa c’é di sbagliato in queste norme?
«La tempistica. In materia penale e di sicurezza, la fretta è sempre cattiva consigliera, perché entrano in gioco diritti costituzionali che sono allergici all’emotività sociale.
Invece proprio quest’ultima sembra il motore di norme che si illudono di offrire soluzioni al problema».
I fatti gravi di Torino non richiedevano nuovi interventi?
«Esaltare soltanto la forza repressiva e preventiva può essere rischioso».
E il fermo preventivo: non va?
«La verità è che l’occultamento dei violenti avviene con modalità e tempi inconciliabili con valutazioni preventive. Per questo la norma sembra più preoccupata di lanciare uno slogan rassicurante che di garantire il complicato equilibrio tra diritti dei manifestanti e doveri di garanzia della sicurezza. Invece preoccupa l’assenza del giudice e, quindi, di un difensore nelle procedure di convalida del fermo, seppur in differita».
E lo “scudo” per chi reagisce a un pericolo e spara: prevede effetti?
«Non credo, ed è grazie al saggio intervento del Colle. Chi si illudesse di potere abusare dei diritti di legittima difesa, per trasformare il nostro paese in un Far West, farebbe presto i conti con il processo penale».
(da La Repubblica)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO PAGLIARINI: “TUTTA LA PARTE BUONA DEL VECCHIO PARTITO HA RIPETUTO PER MESI CHE VANNACCI ERA MATTO. SALVINI NON C’ENTRA NIENTE CON LA LEGA”… GIUSEPPE LEONI: “IL PRIMO TRADITORE È STATO SALVINI, CHE HA TRADITO LO SPIRITO DELLA LEGA, E HA MESSO BOSSI IN UN ANGOLO. LUI VIVE NEL TRADIMENTO. HA SCAMBIATO IL CONCETTO DI FEDERALISMO CON QUELLO DI FEDERALE FASCISTA” … PAOLO GRIMLDI: “IL VERO PROBLEMA È SALVINI, PERCHÉ È LUI CHE HA TRASFORMATO LA LEGA IN UN PARTITO DI ESTREMA DESTRA”
Qui dove tutto è cominciato, nella ricca ‘Lumbardia’ che lavora, produce e fa il fatturato, il Generalissimo «non è mai piaciuto granché», e pure uno che è stato nella Folgore come lui, e cioè “il vecchio Paglia”, censura «i riferimenti di Vannacci alla Decima Mas, che sono un’idiozia totale», e lo stesso Umberto Bossi «direbbe ‘a me i fascisti non piacciono’», ne è sicuro.
Giancarlo Pagliarini, già ministro al Bilancio e quindi predecessore di Giorgetti, leghista da subito e per sempre, sa che «tutta la parte buona del vecchio partito ha ripetuto per mesi che Vannacci era matto…».
Esiste dunque ancora una parte “buona”, nella truppa salviniana, ma silente fino all’altro ieri sul caso Vannacci, poi esiste il nuovo partito Patto per il Nord, in cui sono arrivati via via i “bossiani”, fedeli al Senatùr per l’eternità, per quanto il Bossi non sia eterno e pure molto malato, chiuso nella villa di Gemonio, stile liberty ma vista tragica, affacciata com’è sul cementificio Colacem.
Resiste, sulla strada che dal cancello scende in paese, la grande scritta “Grazie Bossi”, con il Sole delle Alpi, ma sta sbiadendo tutto. Resiste anche il ricordo di un
momento storico della Lega Nord, 8 febbraio 1991, primo congresso federale a Pieve Emanuele, e sono 35 anni fa, giusti giusti.
E quelli di allora non possono che essere contenti (e anzi, ridono!) dell’addio del militare fascisteggiante, e ride forte Giuseppe Leoni, primo deputato assieme a Bossi nel 1987: «Un film già visto. Il traditore tradito… Ma il primo traditore è stato proprio Salvini, che ha tradito lo spirito della Lega, e ha messo Bossi in un angolo». E adesso, «di cosa si stupisce? Vive nel tradimento, se lo doveva aspettare». E chi sono i bossiani, ce lo dica lei che è stato socio fondatore. «Io, Umberto, e Manuela Marrone, sua moglie. La scritta davanti a casa l’ho fatta io, cosa crede». Sua anche una battuta venefica su Salvini: «Ha scambiato il concetto di federalismo con quello di federale fascista».
E il generale, «è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema è Salvini, perché è lui che ha trasformato la Lega in un partito di estrema destra», spiega Paolo Grimoldi, che del Patto è segretario federale. E che «ha tradito gli ideali, il federalismo, l’abbattimento della pressione fiscale, della legge Fornero. E ha aumentato le accise, tassato all’inverosimile i frontalieri di Varese e Verbania. E diciamolo: la ‘Salvini Premier’ è rimasta con un unico progetto politico, che è il ponte di Messina».
Perciò Grimoldi ha prontamente pubblicato sulla sua pagina Facebook «un vecchio video di Bossi contro i fascisti», e tutti ricordano con rabbia — visto come sono andate le cose — le radici antifasciste della prima Lega. Roberto Bernardelli, detto “l’onorevole”, in quanto parlamentare dal ‘94 al ‘96: «Una volta Umberto fece un comizio e disse ‘mio padre era un partigiano. Mai e poi mai con i fascisti!’ Io sono rimasto lì».
Un’altra volta ha anche detto «i fascisti andremo a prenderli casa per casa!», per chi se lo ricorda. Poi «è arrivato Salvini, uno che non è mai stato un genio, e posso ben dirlo perché sono stato vent’anni in Consiglio comunale a Milano, e a un certo punto è arrivato questo giovane, che si faceva gran pubblicità personale grazie a Radio Padania». Quanto al Generalissimo, «l’ho incontrato una volta sola alla presentazione del suo libro. E gli ho detto: ma lei è favorevole a un’Europa confederale e a un’Italia delle macroregioni? Ha risposto sì. Per il resto, è uno dell’estrema destra fascista».
Ma non è che le cose cambino, ora che Vannacci se ne è andato. Resta Salvini, «che scandalosamente continua a usare il termine Lega. Lui non c’entra niente con la Lega, così, come Vannacci non c’entrava niente», dice Pagliarini. Infatti «noi distinguiamo bene i leghisti veri dalla ‘Salvini premier’, che è tutt’altra cosa», aggiunge Grimoldi. E potrebbe fare una lunga lista di consiglieri, sindaci, ex parlamentari, che gli stanno arrivando tra le braccia, «dal Nord produttivo», e anche da un po’ più in là.
(da Repubblica)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
E’ STATA PESANTEMENTE MODIFICA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICALE: ECCO COME, RIMANE DA CHIEDERSI PERCHE?… UNA TESI: SI VOLEVA NASCONDERE L’ENTITA’ LIEVE DELLE FERITE
Lo scatto è plastico. Il 1° febbraio gli account ufficiali della Polizia di Stato hanno pubblicato
l’immagine di due poliziotti. Uno a terra, in ginocchio. L’altro in piedi, mentre lo sorregge. Il poliziotto a terra è Alessandro Calista, 29 anni. È lui la vittima del pestaggio ripreso la sera del 31 gennaio dalle fotocamere di Torino Oggi. Uno dei video più forti degli scontri che si sono verificati a Torino la sera del 31 gennaio durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.
Il post della Polizia di Stato voleva essere un gesto di solidarietà per i due uomini. L’altro protagonista dello scatto è Lorenzo Virgulti, 28 anni. Ma negli ultimi giorni è diventato un problema, da qualche minuto almeno su Instagram l’immagine è segnata con un’etichetta: “Guarda perché i fact-checker hanno detto che questa è un’immagine alterata”. Al momento l’immagine risulta oscurata.
Cosa è stato modificato nella fotografia dei due poliziotti
La prima analisi su questa immagine è stata scritta da Facta.News. La fotografia pubblicata sui social è stata alterata in modo evidente, probabilmente con qualche strumento di editing basato sull’intelligenza artificiale. Difficile capire il modello preciso, potrebbe essere anche uno degli assistenti che ormai si trovano già impostati negli smartphone.
Stiamo sui dettagli più facili da vedere. L’immagine è stata scattata appena dopo l’aggressione di Alessandro Calista. Nel video di Torino Oggi vediamo Calista che riesce a fuggire al pestaggio e trova Virgulti che lo aiuta ad alzarsi mentre lo protegge con lo scudo. Ricostruzione poi confermata più volte da entrambi. Negli ultimi frame del video si vede un altro poliziotto che si muove per aiutarli. Lo scatto blocca proprio l’incontro tra Calista e Virgulti.
Il problema è che le immagini del video e la fotografia rilanciata dalla Polizia di Stato non coincidono. Partiamo dallo sfondo. È come se fosse diviso in due parti.
Dietro Calista si vede una pavimentazione regolare che termina in una cancellata abbastanza vicina. Dietro Virgulti invece un fondo stradale che sembra fatto con dei sampietrini. Anche la cancellata appare più lontana, come se si trovasse a una distanza diversa rispetto a quella dietro Calista.
Altri due particolari. A differenza del video, Virgulti non ha in mano lo scudo. Il braccio destro regge il collega, il sinistro invece non si vede dove è posizionato. E ancora. Nel video si vede bene che Calista porta come acconciatura un doppio taglio: una parte della testa è praticamente rasata, l’altra è più lunga. Nella foto invece sembra che la lunghezza dei capelli sia uniforme.
Le conseguenze della fotografia: i dubbi sollevati sui poliziotti
Non sappiamo le ragioni dietro queste modifiche. Certo, l’immagine risulta più nitida, forse più di impatto rispetto a quello che poteva essere l’originale. Eppure queste modifiche così grossolane si sono rivelate controproducenti. Appena gli utenti hanno notato queste incongruenze la versione dei poliziotti è stata messa in dubbio. Fra tutti il particolare che ha fatto più discutere è quello dei capelli di Calista. Il giorno dopo il poliziotto ha incontrato Giorgia Meloni in ospedale. Qui si vede bene che Calista ha il doppio taglio che si vede nel video.
Eppure su X sono diventati virali i post che affiancano la foto in cui Calista stringe la mano a Meloni e quella in cui si vede l’abbraccio con Virgulti. Il sospetto sollevato è che l’aggressione abbia avuto conseguenze minime per l’agente che avrebbe anche trovato il tempo di tagliarsi i capelli tra il ricovero in ospedale e l’incontro con la Presidente del Consiglio. Un sospetto che come abbiamo già spiegato sopra non ha fondamenti.
La foto quindi parte da un’immagine reale ma prima di essere pubblicata ha subito interventi netti di alterazione, probabilmente con uno strumento basato sull’intelligenza artificiale. E tutto questo non è stato segnalato in fase di pubblicazione. Il post non ha riferimenti all’uso dell’IA nella didascalia e non ha usato le etichette messe a disposizione da Meta. Non solo. Come spiega Facta, l’immagine è finita anche nella galleria fotografica dell’Ansa, inviata dall’ufficio stampa della Polizia senza nessun alert. In questo modo è rimbalzata anche sui giornali che usano i servizi dell’agenzia di stampa.
(da Fanpage)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
SCRITTO CONTRO UN NEMICO SOCIALE DA CRIMINALIZZARE SENZA ALCUN IMPATTO SULLE CAUSE
Siamo alle solite. E le solite, per il governo di Giorgia Meloni, equivale a fare un bel decreto, dargli un nome buono per tener tranquillo il proprio elettorato, e metterci dentro norme per colpire dei nemici ben precisi, che dipendono dal caso di cronaca del giorno prima: c’è stata la stagione dei rave, poi quella dei manifestanti ambientalisti, poi quelli che si fumano le canne una settimana prima di mettersi alla guida, e ora è il turno dei centri sociali, dei manifestanti in piazza e dei giovani stranieri.
Messo assieme, il quadro è un po’ grottesco. Sicurezza dovrebbe voler dire giustizia veloce, certezza della pena per chi delinque, lotta contro il degrado sociale e contro la povertà materiale ed educativa, rafforzamento dei presidi di legalità ed educazione per i giovani, come le scuole o le famiglie, lotta contro la criminalità organizzata. Tutte cose che, ce ne rendiamo conto, non scaldano il cuore del popolo, ma che hanno questa simpatica caratteristica di far diminuire i reati.
E invece, per il governo Meloni sicurezza vuol dire prendersela con chi va a ballare, con chi ha a cuore la lotta al cambiamento climatico, con chi si oppone alla costruzione di grandi infrastrutture o alla chiusura di un centro sociale, contro i giovani stranieri di seconda generazione, additati a propaggini di carne di una lama di acciaio, e già che ci siamo contro gli stranieri in generale. Anzi, contro le famiglie di stranieri, che a quanto abbiamo capito sono dei ricettacoli di insicurezza e criminalità, e quindi non vanno ricongiunte, mentre quelle italiane sono sacre.
Il tutto, ovviamente, condito con questa idea fideistica che dare alla polizia la possibilità di arrestare la gente prima che commetta un reato e di garantire impunità o quasi a chi ha in mano una pistola, e con quella pistola può sparare appellandosi alla legittima difesa senza correre il rischio di essere automaticamente indagato, siano cose che rendono le strade e le persone più tranquille.
La realtà è che è il solito decretino pieno di propaganda, scritto sull’onda dell’emotività dei giornali della settimana prima, contro il nemico politico del mese, con un paio di belle norme da stato di polizia per spingere l’asticella ogni volta un centimetro più in là, già che ci siamo.
Come tutti gli altri decreti sicurezza avrà zero impatto sui reati e sulla percezione di insicurezza delle persone. Ma tanto sarà sempre colpa dei governi che c’eran prima. E tra un anno ci saranno altri nemici da colpire, altri casi di cronaca a cui appoggiarsi, altri piccoli capisaldi dello stato di diritto da abbattere. E arriverà, puntuale come un treno straniero, un nuovo decreto sicurezza.
Ci scommettete?
(da Fanpage)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
LIMITARE LE LIBERTA’ PERSONALI E REPRIMERE IL DISSENSO, IMBAVAGLIARE LA MAGISTRATURA: BENVENUTI NEL REGIME SOVRANISTA
L’architettura dello Stato di diritto in Italia attraversa una fase di profonda riconfigurazione
attraverso il nuovo decreto sicurezza, nel quale è stata confermata la misura del fermo preventivo della durata di 12 ore per i manifestanti.
Tale dispositivo normativo consente alle autorità di limitare la libertà personale anche in assenza di reati flagranti, rendendo ordinaria una procedura di controllo che interviene sulla dinamica del dissenso prima ancora che questo si espliciti, normalizzando di fatto la restrizione delle libertà civili durante le manifestazioni.
Il dibattito politico è alimentato da un lessico che richiama le stagioni più buie della storia repubblicana. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha infatti giustificato questo inasprimento evocando esplicitamente il rischio di un ritorno alle Brigate Rosse. Si tratta di una presa di posizione pesante che giunge dopo giorni di polemiche relative al corteo di sabato scorso a Torino, nonostante la magistratura abbia già disposto la scarcerazione dei fermati e nonostante le incongruenze emerse nella ricostruzione del ferimento degli agenti e nella gestione delle prove fotografiche fornite dalla polizia.
Proprio la comunicazione istituzionale segna un punto di rottura metodologico con la questione della foto simbolo dei due agenti che si abbracciano durante gli scontri. L’immagine parrebbe essere stata ritoccata e modificata tramite l’intelligenza artificiale al fine di ottenere quel messaggio emotivo ricercato dal governo. Tuttavia, la tenuta democratica di un Paese non può fondarsi sull’emotività della propaganda, ma deve basarsi sulla certezza di norme e leggi capaci di tutelare ogni cittadino.
Questo approccio si inserisce in un quadro più ampio che comprende il prossimo provvedimento già annunciato per restringere l’azione delle ONG impegnate nel soccorso in mare, scardinando ulteriormente l’impianto che garantisce il diritto al dissenso e alla solidarietà. Quello che emerge, in vista anche del futuro referendum sulla giustizia, è un’inversione di rotta che spinge il sistema verso un modello ungherese o polacco, dove per anni la magistratura è stata assoggettata alla politica e lo Stato di diritto è stato eroso dall’interno. E lo abbiamo visto con le ultime condanne degli antifascisti a Budapest.
(da Fanpage)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA NON E’ LUI E’ QUELLA FECCIA DI AMERICANI CHE LO HA VOTATO
Un breve frame di pochi secondi, ma sufficienti a capire i destinatari del meme razzista postato da Donald Trump. Sono l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e la moglie, Michelle, raffigurati come delle scimmie. I due ridono mentre in sottofondo viene riprodotta la canzone The Lion Sleeps Tonigh dei The Tokens.
Il video in questione è stato pubblicato dall’inquilino della Casa Bianca sul suo social Truth e si concentra sui presunti brogli elettorali alle presidenziali del 2020, dove Joe Biden sconfisse il tycoon. Il filmato dura circa un minuto ma il fotomontaggio razzista appare negli ultimi istanti.
Obama e l’ex First Lady appaiono sorridenti, con i loro volti ritratti sul corpo di due scimmi e sullo sfondo un’ambientazione che sembra ricordare quella della giungla. Il video ripete accuse, mai provate, secondo cui la società di conteggio dei voti Dominion Voting Systems avrebbe contribuito a brogli in diversi stati, contribuendo così alla sconfitta di Trump. Il presidente Usa infatti, non ha mai riconosciuto la validità delle elezioni del 2020, alimentando teorie del complotto e false credenze.
Durissima la condanna arrivata da parte di molti utenti, tra cui autorevoli esponenti del partito democratico. Tra questi l’ufficio del governatore della California Gavin Newsom, potenziale candidato democratico alle presidenziali del 2028 e noto
oppositore di Trump. “Comportamento disgustoso da parte del Presidente. Ogni singolo repubblicano deve denunciarlo. Ora”, ha scritto l’account dell’ufficio stampa di Newsom su X.
Anche Ben Rhodes, ex consigliere per la sicurezza nazionale e stretto confidente di Barack Obama, ha criticato aspramente le immagini. “Che Trump e i suoi seguaci razzisti siano tormentati dal fatto che i futuri americani accoglieranno gli Obama come figure amate, mentre lo studieranno come una macchia nella nostra storia”, ha scritto sempre su X.
Non è la prima volta che Trump pubblica video o immagini, apparentemente ironiche, per attaccare Obama. Lo scorso anno aveva postato un filmato realizzato con l’intelligenza articiale in cui si vede l’ex presidente Usa arrestato nello Studio Ovale per poi comparire dietro le sbarre con una tuta arancione.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
MARINA CAPRIONI, VEDOVA DI RICCARDO MERCANTE, NON HA INTENZIONE DI CEDERLO: “NON CONVIDO NULLA DELLE SUE IDEE”
Marina Caprioni, vedova di Riccardo Mercante e titolare del marchio Futuro Nazionale, non
ha alcuna intenzione di cederlo a Roberto Vannacci. «Non mi piace proprio», dice al Fatto Quotidiano. L’ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Abruzzo, come Open ha ricostruito, lo ha registrato 15 anni fa. È stato depositato il 3 settembre 2010 e registrato il 25 febbraio 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese.
Il marchio e il generale
Dopo la morte di Mercante nel 2020, il marchio è entrato nella successione ereditaria. Mentre il logo del nuovo partito viene contestato da Francesco Giubilei, fondatore di Nazione Futura. Caprioni racconta di aver scoperto l’esistenza del marchio solo negli ultimi giorni. «Sono letteralmente cascata dalle nuvole. Questo del marchio non me la ricordavo onestamente. Sono andata io personalmente a verificare ed è vero che lui lo ha registrato dal 2011». Sapeva dei brevetti tecnici del marito, delle sue invenzioni, non di un progetto politico.
La moglie e la figlia
«La nostra famiglia arriva da sinistra, poi ci siamo avvicinati al mondo dei Cinque Stelle. Essere associati a una persona che ha tutt’altri ideali ci ha dato anche fastidio. Per me quel marchio non è una questione di soldi. È una cosa che riguarda mio marito, la sua storia, quello che era e quello in cui credeva», conclude la donna. La figlia Allegra Mercante, di 19 anni, aggiunge: «La notizia ci ha stupiti, considerate le idee liberali e progressiste di mio padre, che ci tengo vengano ricordate».
(da Open)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
MANICOMIO CRIMINALE: PER SBLOCCARE 16 MILIARDI DI DOLLARI DI LAVORI IL PRESIDENTE VUOLE CHE GLI EDIFICI CAMBINO NOME IN TRUMP STATION E TRUMP AIRPORT
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso al senatore democratico Chuck Schumer che sbloccherà i fondi per il tunnel fra New York e il New Jersey se la stazione della Grande Mela, Penn Station, e l’aeroporto di Washington, Dulles Airport, cambieranno nome. Vuole che siano chiamati Trump Station e Trump Airport. Lo riporta Cnn. I fondi sono già stati stanziati dal Congresso ma sono stati congelati dall’amministrazione. New York e New Jersey hanno già fatto causa al presidente Usa.
I finanziamenti congelati
La proposta è emersa durante la discussione sui finanziamenti e sulla crisi di bilancio in corso tra Congresso e Casa Bianca. Il Gateway prevede l’espansione e la ristrutturazione dei collegamenti ferroviari tra New Jersey e New York. Schumer è un senatore democratico eletto a New York. Non è chiara, al momento, quale sia stata la sua risposta alla proposta. Secondo il sito Punchbowl News avrebbe rifiutato spiegando alla Casa Bianca di non avere il potere di rinominare i monumenti. Oggi è prevista un’udienza per il ripristino dei fondi per il tunnel Gateway del fiume Hudson. Servono 16 miliardi di dollari, altrimenti i lavori si interromperanno e un migliaio di operai edili saranno licenziati. Trump ha congelato i finanziamenti a ottobre.
«È tutto ridicolo»
La senatrice di New York Kirsten Gillibrand, democratica, ha definito giovedì sera il suggerimento di Trump «ridicolo. Questi diritti di denominazione non sono negoziabili nell’ambito di alcuna negoziazione, e nemmeno la dignità dei newyorkesi… Il presidente continua a anteporre il suo narcisismo ai posti di lavoro ben retribuiti che questo progetto fornisce e allo straordinario impatto economico che il tunnel Gateway porterà».
L’iniziativa ha ricevuto circa 15 miliardi di dollari di finanziamenti federali sotto l’allora presidente Joe Biden. Prevede la riparazione di un tunnel esistente e la costruzione di uno nuovo per la ferrovia passeggeri Amtrak e le linee pendolari
statali tra il New Jersey e Manhattan. La governatrice di New York Kathy Hochul ha risposto alla presunta proposta di Trump sui social media con una «controfferta» che raffigurava la Trump Tower di Manhattan ribattezzata «Hochul Tower».
«Chiamami Trump, sarò il tuo edificio»
L’agenzia di stampa Reuters ricorda che da quando è tornato in carica a gennaio il presidente repubblicano ha apposto il suo nome a importanti edifici di Washington. Ma anche a una classe pianificata di «navi da guerra della Marina», a un programma di visti per stranieri facoltosi, a un sito web governativo dedicato ai farmaci da prescrizione e a conti di risparmio federali per bambini. A dicembre il consiglio di amministrazione del John F. Kennedy Center for the Performing Arts, che il presidente aveva riempito di amici, ha aggiunto il nome di Trump all’istituzione.
Il nome di Trump è stato aggiunto a dicembre all’edificio dello United States Institute of Peace a Washington. Alcuni mesi prima la sua amministrazione aveva sequestrato l’organizzazione no-profit e l’aveva praticamente chiusa. A dicembre Trump ha promesso di ristrutturare l’aeroporto internazionale di Washington Dulles, di proprietà federale, in Virginia, un importante hub della United Airlines e il principale aeroporto internazionale per l’area della capitale degli Stati Uniti, definendolo una struttura scadente.
La moneta da un dollaro
Alcuni repubblicani hanno presentato al Congresso una proposta di legge per rinominare Dulles in onore di Trump. Molti funzionari delle compagnie aeree hanno dichiarato a Reuters di credere che Trump voglia che l’aeroporto venga rinominato in suo onore. L’aeroporto è attualmente intitolato a John Foster Dulles, che è stato Segretario di Stato degli Stati Uniti sotto il presidente Dwight Eisenhower negli anni ’50. A ottobre, il Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato una bozza per una moneta da 1 dollaro raffigurante il presidente per commemorare i 250 anni dalla dichiarazione d’indipendenza americana nel 2026.
Le proteste al Washington Post
Intanto centinaia di persone hanno manifestato davanti alla sede del Washington Post contro la decisione del quotidiano della capitale statunitense, in difficoltà finanziarie, di ridurre drasticamente la propria redazione. «La democrazia muore nell’oscurità. E tu, Jeff Bezos, hai spento la luce», recitava uno dei cartelli, richiamando lo slogan del giornale e il nome del suo proprietario miliardario. Il quotidiano ha licenziato centinaia di giornalisti, in un contesto segnato dal riavvicinamento del fondatore di Amazon a Trump.
«In un momento in cui assistiamo ad aggressioni senza precedenti contro la stampa e a un clima ostile verso i giornalisti solo perché fanno il loro lavoro, è pericoloso ridurre il personale in questo modo», ha dichiarato all’Afp Michael Brice-Saddler, che seguiva Washington per il quotidiano prima di essere licenziato. «Questi tagli non sono colpa delle redazioni, eppure sono loro a pagarne il prezzo più alto», ha aggiunto. Il giornale non ha comunicato il numero esatto dei posti soppressi. Secondo il New York Times sarebbero coinvolti circa 300 giornalisti su un totale di 800.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
IL SISTEMA RUOTA ATORNO A UNA FONDAZIONE PRESIEDUTA DALLA MOGLIE, MENTRE UN LEGHISTA E’ IL DIRETTORE GENERALE
I vecchi amici russi, i nuovi amici americani. E il punto di incontro di un massone e
faccendiere. Per la politica ci vogliono i soldi e il non più generale Roberto Vannacci lo sa bene. Per questo l’europarlamentare era già al lavoro da tempo per finanziare la sua «cosa nera». Il cuore del sistema, spiega oggi Repubblica, ruota attorno a una fondazione che si chiama Generazione Xa per ricordare la X Mas. La presidente è Camelia Mihailescu, moglie dell’europarlamentare. Il direttore generale è Massimiliano Simoni, consigliere regionale della Lega in Toscana e uomo di fiducia del leader.
Tutto in famiglia
Così resta tutto in famiglia. La raccolta fondi prevede un sistema di adesioni a pagamento. 100 euro paga il simpatizzante, 500 il militate “oro”, 1000 il platino e 5 mila per la categoria Diamante. In cassa, ha detto Simoni a Report, ci sono circa 10 mila euro. E in queste ore si sta creando il «Team Vannacci» che, a parte i nomi in alcuni casi ispirati al Ventennio (ci sono i Balilla, gli Arditi, i Guerrieri), è attivo nel raccogliere fondi sul territorio.
Un sistema attivo dalle elezioni europee: all’epoca a Vannacci sono arrivati finanziamenti sotto i tremila euro e quindi non tracciabili. E lui ha risparmiato sui soldi da versare al Carroccio. Poi c’è il Maga di Steve Bannon. E Gianmario Ferramonti, massone legato agli ambienti della destra radicale, amico di Licio Gelli e poi fondatore della P3, che Report ha documentato essere un amico e accompagnatore di Vannacci. E che oggi, secondo Repubblica, avrebbe ricominciato a darsi da fare.
I bossiani e Salvini
Intanto nella Lega e tra i suoi fuoriusciti è il momento di mettere in croce Matteo Salvini. Umberto Bossi, il leader virtuale, è molto malato e vive isolato nella sua villa di Gemonio. Giuseppe Leoni, primo deputato assieme a Bossi nel 1987, ride: «Un film già visto. Il traditore tradito… Ma il primo traditore è stato proprio Salvini, che ha tradito lo spirito della Lega, e ha messo Bossi in un angolo». Salvini «ha trasformato la Lega in un partito di estrema destra», spiega Paolo Grimoldi, che del Patto del Nord è segretario federale.
Renzi
E soprattutto c’è Matteo Renzi. Che è un esperto di mossa del cavallo e dopo l’addio del generale alla Lega dice al Corriere della Sera che si tratta della «prima crepa nel centrodestra. Fino a oggi sembravano indivisibili, mentre la sinistra litigava su tutto. Ora loro iniziano a perdere pezzi e l’opposizione dà segnali di unità. Tra un anno si vota e la domanda sarà: dopo cinque anni di Meloni come siete messi in termini di stipendi, sicurezza, sanità pubblica? Meglio o peggio di cinque anni fa? Io credo che la maggioranza degli italiani non sarà contenta. E se la destra si divide, la vittoria del centrosinistra diventa probabile, non solo possibile».
La mossa di Meloni
Secondo il leader di Italia Viva Meloni «proverà a tenere Vannacci in coalizione, contro Salvini e contro Tajani. Ma non so se riuscirà a farlo. E comunque è il primo pezzo che crolla. Non è detto che sia l’ultimo. La coperta è corta: se vuole aprire al centro, perde a destra. Se si blinda a destra, perde al centro». Il generale in pensione invece «farà quello che gli fa più comodo. Del resto, nella Lega lui era finito. E così invece se la gioca. Se è abile potrebbe pure agganciare il movimento Maga di estrema destra mondiale, che considera Meloni traditrice. Ma comunque vada, il dato di fatto è che nel 2027 la destra potrebbe dividersi. Se la sinistra non fa autogol, possiamo vincere».
(da Open)
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