Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
LA SORA GIORGIA BENEDICE ANCHE “ITABLOID”, TESTATA ONLINE DI “GIORNALISTE ITALIANE”, L’ASSOCIAZIONE FONDATA DALL’EX
PORTAVOCE GIOVANNA IANNIELLO… LA “BESTIA” MELONIANA DI PROPAGANDA E’ GIA’ RICCA: “LIBERO”, “IL GIORNALE”, “IL TEMPO”, LA RAI, I TALK DI RETE4, “IL SECOLO D’ITALIA”, “LA VERITA'” – E SI RITROVA IL NON-OSTILE “CORRIERE DELLA SERA” E IL SIMPATIZZANTE DEL VECCHIO, NEO-EDITORE DI “QN”
Tutto fa campagna elettorale. Perennemente, quotidianamente. Come fosse all’opposizione, e
non al governo. Lo ha sempre teorizzato, Giorgia Meloni: «Palazzo Chigi mi sta stretto, a me piace la lotta politica». Ora lo mette in atto, sempre di più e con la potenza di fuoco di essere la presidente del Consiglio, che ha la certezza di assicurarsi un titolo, qualunque cosa dica.
È noto che Meloni voglia anticipare alla primavera del 2027 le elezioni. Settimana più settimana meno, mancano 14-15 mesi. È a quell’obiettivo che bisogna guardare per comprendere la strategia comunicativa sempre più aggressiva che sta emergendo in questi giorni.
E che si compone dei contributi di diversi consiglieri, ufficiali e non, sviluppandosi su diverse piattaforme. Quotidiani, telegiornali, talk e canali social.
Nascono anche nuove testate, che sono funzionali all’ecosistema Meloni, e alle sfide elettorali, di cui il referendum rappresenta un passaggio cruciale.
Due giorni fa la premier ha salutato la nascita di ITabloid, «testata libera – i suoi auguri- garanzia di un’informazione vera e professionale».
Il periodico digitale nasce come organo di Giornaliste Italiane, l’associazione fondata dall’ex portavoce di Meloni, Giovanna Ianniello, poi spedita alla vicedirezione del Secolo d’Italia (storico giornale della destra), e da altre professioniste che in questi anni in Rai hanno compiuto un salto di carriera. Come vedremo, le porte girevoli tra Palazzo Chigi e la rete informativa che la sostiene sono sempre in funzione.
Ieri Report su Raitre ha raccontato la storia di Esperia, nuovo brand dell’informazione di destra, nato poco meno di un anno fa, in grande ascesa su Instagram e TikTok. Dietro ci sono esperti della comunicazione un tempo pienamente integrati nel M5S e nella Casaleggio Associati. Come Pietro Dettori, figura che è stata centrale nel mondo grillino, autore di alcune delle campagne più aggressive ai tempi di Gianroberto Casaleggio (di cui era stato dipendente), di Beppe Grillo e di Luigi Di Maio.
Oggi è passato a destra ed è impegnato in prima linea a costruire una narrazione sulla giustizia e a favore del Sì al referendum che è all’opposto di quella dei suoi vecchi datori di lavoro.
Dettori, attraverso un intreccio societario, ha quote di controllo di Esperia, assieme a Lara Fanti, compagna di Tommaso Longobardi, social media manager di Meloni a Palazzo Chigi. Longobardi, anche lui formatosi nella Casaleggio Associati, è un perno della strategia della leader di Fratelli d’Italia.
È un sostenitore della «personalizzazione» della comunicazione di Meloni e degli attacchi «alla sinistra», citata così, in modo generico e spesso vago.
Il messaggio è sempre lo stesso, martellante: «La sinistra colpevole», ogni volta di qualcosa di diverso. Che sia la «complicità» con i black bloc che assaltano Torino e Milano, «la deriva illiberale», perché il comico Andrea Pucci, dopo un paio di critiche dell’opposizione, ha rinunciato a Sanremo, o i magistrati rossi.
Meloni non prende posizione sulla figuraccia planetaria, durante la diretta delle Olimpiadi invernali, di Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, il primo direttore nominato in quota FdI, quando il partito era ancora all’opposizione, e Viale Mazzini lontana dall’accusa di essere TeleMeloni.
La premier non cita la censura denunciata dal cantante Ghali, critico verso Israele e che proprio Petrecca si dimentica di citare per nome durante la sua esibizione. Ma prende le difese di un comico che parla contro le «zecche comuniste».
Il leader di Iv Matteo Renzi, che di comunicazione se ne intende, mette in guardia: «Non cascate nel suo gioco», convinto che in questo modo, usando una polemica su Sanremo, voglia coprire le difficoltà su crescita, inflazione, sicurezza.
Nessuno spazio, nessuna notizia di cronaca che abbia una minima rilevanza politica deve essere trattata in maniera asettica.
Questo è l’ordine degli strateghi di Palazzo Chigi, anche gli ex, finiti altrove, come Mario Sechi, anche lui ex portavoce e oggi direttore di Libero. Basta aprire ogni giorno uno qualsiasi dei quotidiani di destra, Il Giornale, Libero, Il Tempo, La Verità.
I primi tre sono di proprietà di Antonio Angelucci, deputato eletto con la Lega. Gli articoli e gli editoriali spesso anticipano le dichiarazioni di Meloni e di FdI.
La premier ha un rapporto diretto e frequente con alcuni direttori di queste testate.
In molti casi gli articoli vengono allegati alla nota che lo staff di Giovanbattista Fazzolari invia a deputati e senatori per dettare la linea da tenere in pubblico. «Sinistra irresponsabile», «Sinistra in tilt», «sinistra complice».
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO L’ANALISI DELL’EUROPEAN POLICY INNOVATION COUNCIL, “BEN 234 RACCOMANDAZIONI (61,1%) SONO ANCORA IN FASE DI ATTUAZIONE O NON SONO STATE ATTUATE”
Le misure proposte da Mario Draghi nel suo rapporto per rinnovare l’Unione Europea vengono attuate al rallentatore e a gennaio 2026 solo 58 raccomandazioni (15,1%) sono state pienamente attuate, in leggero aumento rispetto alle 43 (11,2%) del settembre 2025. A condurre l’analisi è lo European Policy Innovation Council.
Il documento, consultato dal Financial Times e visto dall’ANSA, prosegue indicando che “91 raccomandazioni (23,8%) sono state parzialmente attuate, mentre
234 raccomandazioni (61,1%) sono ancora in fase di attuazione o non sono state attuate”. In generale, l’avanzamento rappresenta “un aumento netto di 7,5 punti percentuali nell’attuazione complessiva in cinque mesi e un aumento di 3,9 punti percentuali nelle misure pienamente attuate”.
I progressi sono “incrementali e consolidativi, piuttosto che trasformativi”, afferma lo European Policy Innovation Council. La maggior parte delle misure recentemente attuate riflettono infatti “l’operatività delle linee politiche esistenti, il passaggio da un’attuazione parziale a una completa o la conferma dell’attuazione attraverso atti giuridici vincolanti”. Tuttavia, le raccomandazioni che richiedono l’integrazione strutturale del mercato unico, la riforma degli aiuti di Stato o norme di mercato che impongano determinati risultati “rimangono in gran parte parzialmente attuate o inalterate”.
“La direzione intrapresa è chiaramente positiva e i progressi registrati in questo aggiornamento sono giuridicamente duraturi”, si legge ancora. “Allo stesso tempo, più di sei raccomandazioni su dieci formulate da Draghi rimangono ancora da attuare, il che sottolinea l’entità del compito che ci attende”.
Draghi prenderà parte al consiglio europeo informale di giovedì prossimo, organizzato da Antonio Costa proprio per dare un fresco impulso alle riforme legate alla competitività.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
L’EMENDAMENTO È STATO FIRMATO DA FEDERICO MOLLICONE, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA E PREZZEMOLONE DELLE SERATE ROMANE
Una dote di 3 milioni di euro per il museo affidato al “poeta di Comunione e liberazione”,
molto amato anche dal vicepremier leghista Matteo Salvini.
Tra gli emendamenti segnalati al decreto Milleproroghe, in esame nelle commissione Affari costituzionali e Bilancio della Camera, è infatti spuntata la proposta di Fratelli d’Italia, firmata da Federico Mollicone e sottoscritta dal collega di partito Alessandro Amorese, per assegnare 1,5 milioni di euro e mezzo nel 2026 e nel 2027 alla «Fondazione museo nazionale di fotografia», con sede a Cinisello Balsamo (in provincia di Milano), guidata da Davide Rondoni, intellettuale e poeta, molto vicino a Cl, assurto agli onori della cronaca, nel 2018, per il suo pubblico abbraccio al leader della Lega.
La prima nomina alla guida della fondazione (con una precedente denominazione) risale all’estate 2022 con il governo Draghi. Ma con Meloni a palazzo Chigi e la destra al potere, è arrivata la presidenza del comitato per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Un poetico abbraccio alla maggioranza.
(da Domani)
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Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
VEDIAMO DI CHE SI TRATTA QUESTA VOLTA E I SOLITI PROBLEMI GIURIDICI
La prossima settimana, secondo quanto ha annunciato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un nuovo pacchetto di norme che riguarda l’immigrazione. Tra queste dovrebbe essere incluso il cosiddetto ‘blocco navale’. E vista la delicatezza della materia, non è esclusa una nuova interlocuzione con il Quirinale, come avvenuto per il decreto Sicurezza varato dal governo pochi giorni fa.
In pratica il nuovo provvedimento, un disegno di legge, dovrebbe dare attuazione al Patto europeo Migrazione e Asilo che entrerà in vigore a giugno e al cui interno confluiranno una serie di norme stralciate dal ddl sulla Sicurezza emanato giovedì: tra le norme il cosiddetto blocco navale e il ritorno del ‘sistema Albania’, con la possibilità “laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare le procedure d’asilo”, ha spiegato il ministro.
Prevista la possibilità di un’interdizione non superiore a 30 giorni, prorogabile di altri trenta fino a un massimo di sei mesi, dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi”, ha detto Piantedosi, ma anche nei casi di “pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini”
Seguendo le indicazioni del ministro, i casi in cui i migranti, a bordo delle navi Ong, potrebbero essere bloccati, sono sostanzialmente quattro: minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale; pressione migratoria eccezionale; emergenze sanitarie globali; eventi internazionali di alto livello.
In queste situazioni i migranti secondo il governo potrebbero essere “condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi”, come ad esempio i centri in Albania. A valutare l’interdizione sarà il Consiglio dei ministri e, ha detto ancora Piantedosi, “dovrà essere certificata la condizione di particolare pressione migratoria e incidenza sulla sicurezza nazionale per una serie di fattori”.
Non è chiaro se nella bozza del nuovo pacchetto immigrazione ci sia anche la cosiddetta norma ‘salva Almasri’, che era contenuta nelle bozze del ddl Sicurezza e prevedeva “la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali”, o nei casi in cui si renda necessaria per rispettare obblighi derivanti da accordi internazionali.
Nella bozza del ddl, secondo quanto scrive il Sole 24 Ore dovrebbe esserci anche una norma che consenta al giudice di espellere uno straniero “nei casi di condanna per gravi fattispecie delittuose, come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, delitti contro la persona o contro il patrimonio, partecipazione a rivolte nei Cpr.
Cosa non va nel ‘blocco navale’ in arrivo nel prossimo ddl sull’immigrazione
Per comprendere e analizzare tutte le criticità della nuova norma sul ‘blocco navale’ in arrivo bisogna aspettare di leggere il testo del ddl, che ancora non è pronto. In mancanza del testo, per il momento però si possono fare solo alcune considerazioni, sulla base di quello che ha detto Matteo Piantedosi. Non sono molto chiari i paletti della norma. Piantedosi però mette insieme questioni diverse, tutte molto problematiche, e fa un pasticcio: da una parte la possibilità di interdire, da 30 giorni a 6 mesi, l’attraversamento del limite delle acque territoriali, e dall’altra la possibilità di trasferire le persone in luoghi diversi da quello del territorio nazionale per effettuare le procedure di asilo.
Secondo il professor Luca Masera (Asgi), la misura presenterebbe dei profili di illegittimità. In primo luogo, quando si parla di ‘blocco navale’, con interdizione delle acque territoriali, sarebbero troppo generiche le definizioni “di rischio di atti
di terrorismo o di infiltrazione di terroristi”: “Se c’è un sospetto di terrorismo bisogna comunque dimostrarlo, non basta che il governo dica che c’è un pericolo, ci devono essere elementi concreti, forniti dall’autorità giudiziaria. Altrimenti scatteranno i ricorsi. E lo stesso vale per l’eccezionale pressione migratoria: in un sistema liberale e di diritto questo deve essere verificato”.
E poi le autorità italiane non potrebbero imporre a una nave Ong straniera dove portare i migranti: “Le navi Ong che soccorrono persone in mare potrebbero non rispettare queste indicazioni, come è stato confermato in decine di processi. Al massimo il governo potrebbe ordinarlo a una nave militare italiana: in presenza di accordi, che al momento però non sono stati ancora stipulati, potrebbero portare i migranti verso Paesi terzi sicuri. Ma prima questi accordi andranno scritti. In ogni caso è una procedura che al governo Meloni converrebbe applicare con le proprie navi, che sono quelle che soccorrono il 90% dei migranti. Il restante 10% delle operazioni viene portato avanti dalle Ong. Ma l’esecutivo non potrebbe imporre loro di recarsi verso Paesi terzi”, spiega il professore.
Tra l’altro, ricorda Masera, l’accordo stipulato tra Italia e Albania prevede che possano essere portati nei centri albanesi solo le persone soccorse da navi italiane, per cui la nuova norma, se includesse anche le navi straniere, sarebbe palesemente in contrasto con il patto stretto con Tirana.
(da Fanpage)
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