Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DI “IZI” PER “L’ARIA CHE TIRA”: QUANTO VALE IL PARTITO DI ROBERTO VANNACCI? IL BACINO POTENZIALE DELL’EX GENERALE POTREBBE ARRIVARE AL 4,9%, MA 2 ELETTORI SU 5 SI DICONO NON INTERESSATI, E IL 75% NON VOTEREBBE PER IL MILITARE CON LA PASSIONE PER LA X MAS
Quanto vale il neonato partito di Vannacci? Se si votasse oggi per le elezioni politiche, Futuro Nazionale potrebbe raccogliere il 4,9% di voti degli italiani ma 2 elettori su 5 si dicono non interessati ed il 75% non voterebbe per il Generale.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira condotta da David Parenzo su La 7.
La base elettorale di Vannacci si conferma essere di destra e la maggioranza dei voti proviene da Fdi: il 39% di chi sarebbe disposto a votare Fn alle politiche ha votato il partito di Giorgia Meloni alle ultime elezioni, quasi il 26% aveva invece votato la Lega ma c’è anche un 20% di base elettorale che proviene da altri partiti ed un 15% che nel 2022 non aveva votato.
Per quanto riguarda la coalizione di appartenenza del partito di Vannacci tra gli elettori di governo meno della metà ritiene che dovrebbe far parte dell’attuale maggioranza mentre gli elettori di Vannacci in larga maggioranza , il 61%, vogliono Fn dentro la coalizione di centrodestra .
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
L’AMICO CHE NON C’È PIÙ, I COMPAGNI SOLIDALI: COSÌ VLADI È DIVENTATO UN EROE PER LA SUA GENTE
Ukrainian Lives Matter. Si mettono dei caschi neutri. Bianchi, fanno notare loro, «come quelli
che usano gli atleti russi e bielorussi senza bandiera». Vuoti, dicono, «come le ragioni che hanno fatto cacciare Vladi dalle Olimpiadi». Alla fine della loro prova in staffetta, i sei slittinisti ucraini sollevano i caschi e s’inginocchiano «Non è una protesta. Vogliamo solo mostrare il nostro supporto. Contro una profonda ingiustizia giuridica, sportiva e storica».
Molti di loro avrebbero voluto fare come Vladyslav Heraskevych, che non ha rinunciato al suo collage con le immagini degli atleti morti in guerra. Ma a quel punto, tutta la delegazione ucraina si sarebbe dovuta ritirare. Uno strappo mai visto. «Abbiamo un pensiero, prima che dei muscoli», solidarizza Daniel Barefoot, campione americano dello skeleton: «Ammiro Heraskevych, è fedele a ciò in cui crede. All’inizio, pensavo: dice la verità e non si tirerà indietro. Ma pensavo pure che il Cio avrebbe fatto un passo indietro e l’avrebbe lasciato fare. Sono sotto choc. Lui è uno dei migliori slider al mondo. Stavolta, ha creduto che le sue idee fossero più importanti delle sue scivolate».
C’è un momento che spinge un uomo a dire no? Quello di Vladi fu l’uccisione d’un amico del cuore, Dmytro Sharpar, pattinatore di qualche speranza. Il pilota di slittino l’incrociava spesso, fuori Kiev, al campo d’allenamento. Avevano anche frequentato un po’ d’università insieme, Vladi laureato in fisica, l’altro partito per il servizio militare. Anche papà Heraskevych, l’uomo fotografato in lacrime, conosceva quel ragazzo
L’allenatore lettone di skeleton, Ivo Steinbergs, sta raccogliendo firme fra le nazionali perché sia riammesso alle gare. Molti però si son girati dall’altra parte: «La ragione — dice un atleta ucraino — è che i russi di Gazprom sponsorizzano indirettamente molti sportivi occidentali. E nessuno vuole davvero mettersi contro lo zar» .
(da Corriere della Sera)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
HERASKEVYCH, PREMIATO IN PATRIA CON UN’ALTA ONORIFICENZA, HA MESSO A NUDO L’IPOCRISIA DEL CIO: “QUESTA SITUAZIONE È IN LINEA CON LA PROPAGANDA RUSSA. NON HO VOLUTO UNO SCANDALO, L’HA CREATO IL CIO CON LA SUA INTERPRETAZIONE DELLE REGOLE”
Incontro all’alba, com’è nelle tregue. A Cortina, alle 8,15. In un angolo dell’area riservata agli atleti dei Giochi, si siede la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry. Di fronte c’è Vladyslav Heraskevych, portabandiera e portatore di grane, accompagnato dal padre. La questione è chiara: il campione di skeleton s’è messo in testa l’idea d’un casco decorato con le foto degli atleti ucraini morti in guerra, il Cio vuole che se lo tolga. I due parlano un’ora e un quarto.
Kirsty ci prova, vuole convincere Vladi a mollare: non gli basterebbe una fascia nera sul braccio, simbolo che in base alla Carta Olimpica — articolo 50: vietato manifestare in gara, con parole o con atti, le proprie convinzioni politiche o religiose — sarebbe comunque una concessione? Di più, non è possibile e il Cio, da Losanna, è irremovibile: Heraskevych abbassi la testa. O rinuncia, o sarà squalificato.
«Siamo già stati dalla tua parte nel ’22 — ricorda la Coventry —, quando a Pechino avevi esposto il cartello contro la guerra. Ma qui è diverso…». Alla fine, l’ucraino s’alza e se ne va. La Coventry è in lacrime. Il padre di Vladi raggiunge il bordo pista e piange. Stop. Non gioca più. Il comunicato esce pochi minuti dopo: Vladi è squalificato, Olimpiadi finite.
Inutile parlarsi, lo skeletonista ha ripetuto che il casco secondo lui è regolarissimo e che pure altri atleti ucraini, adesso, sono disposti a metterne uno. «Negli ultimi giorni — spiega la capa del Cio —, abbiamo consentito a Vladyslav d’utilizzare il casco durante gli allenamenti. Nessuno, io in particolare, è in disaccordo con il messaggio. È un messaggio potente di commemorazione, un messaggio di memoria, e nessuno lo contesta. Non si tratta del messaggio, ma di regole».
È la tesi ufficiale: «Non è il messaggio che conta — aggiunge un portavoce —, bensì il luogo dove viene espresso. Ci sono 130 conflitti in corso nel mondo. Durante la competizione, non possiamo mettere in primo piano 130 conflitti diversi, per quanto terribili siano. Noi vogliamo che Heraskevych gareggi».
Lui, lo skeletonista, non si fa intenerire dalla commozione della Coventry: «questa situazione è in linea con la propaganda russa. E non promette nulla di buono. Non ho voluto uno scandalo col Cio: il Cio l’ha creato con la sua interpretazione delle regole, che molti considerano discriminatorie».
È una giornata di sgarbi e cortesie: all’atleta viene ritirato pure l’accredito olimpico, salvo ripensamento (e restituzione) nel pomeriggio; da Kiev, gli arriva l’onorificenza dell’Ordine della Libertà, massimo abbraccio del presidente ucraino. In patria, Vladi è già un simbolo: «Lo sport non è indifferenza, siamo orgogliosi di lui e del suo gesto — dice Volodymyr Zelensky —. Il coraggio vale più delle medaglie: 660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia durante la guerra. Centinaia dei nostri sportivi non potranno più partecipare ai Giochi. Eppure, 13 russi in Italia partecipano ai Giochi sotto bandiere “neutrali”, anche se nella vita sostengono pubblicamente l’aggressione russa. Sono loro, da squalificare».
(da Corriere della Sera)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
“DUE ANNI FA, USUFRUENDO DEL CLICK DAY, HO CHIESTO DI FARE ARRIVARE DAL PAKISTAN UN LAVORATORE PER LA MIA AZIENDA AGRICOLA. DOPO UN MESE È ARRIVATO, VIA PEC, IL NULLA OSTA DEL MINISTERO SIA A ME SIA ALL’AMBASCIATA ITALIANA IN PAKISTAN. IL NOSTRO UOMO SI È RECATO ALL’AMBASCIATA PER RITIRARLO, MA NON LO HANNO FATTO ENTRARE. DOPO NUMEROSI TENTATIVI, AIUTATO ANCHE DA QUI, HA DOVUTO PAGARE ALCUNE PERSONE ESTERNE ALL’UFFICIO. E COSÌ È STATO PRONTAMENTE RICEVUTO. SI È IMBARCATO”
Due anni fa, usufruendo del click day, ho chiesto di fare arrivare dal Pakistan un lavoratore
per “l’azienda agricola Leonello Diversi”. Dopo un mese è arrivato, via pec, il nulla osta del ministero sia a me sia all’ambasciata italiana in Pakistan. Il nostro uomo si è recato all’ambasciata per ritirarlo, ma non lo hanno fatto entrare. Dopo numerosi tentativi, aiutato anche da qui, ha dovuto pagare alcune persone esterne all’ufficio. E così è stato prontamente ricevuto. Si è imbarcato e poi, a Lucca, aveva 7 giorni per presentarsi in questura.
Ha chiesto l’appuntamento. E gli hanno dato la data a sei mesi. Nel frattempo non avendo codice fiscale non poteva lavorare né aprire un conto in banca. In questo caso gli abbiamo dato assistenza, ma cosa devono fare questi poveri ragazzi per campare, nutrirsi, avere un alloggio? Delinquere? Vagare in città a mendicare, o peggio, così poi li possiamo vituperare accusandoli dei peggiori misfatti? Non le sembra che questo sia un blocco navale con altri mezzi? Quanti di questi casi ci sono in Italia?
Leonello Diversi – Trine di Barga (Lucca)
Risposta di Francesco Merlo
Caro Diversi, ci sono, nel suo racconto, di cui condivido l’amara filosofia generale, due dettagli inquietanti: la crudele lentezza operativa della questura di Lucca, ch
ha “sospeso” per sei mesi la vita dell’immigrato in possesso del nullaosta, e il “pizzo” pagato dal suo lavoratore per essere ricevuto all’ambasciata italiana a Islamabad dove c’era per lui un nullaosta ministeriale.
Il primo sembrerebbe il solito menefreghismo connaturato alla nostra burocrazia, la sua inerzia ostruzionista (“strunzionismo” lo chiamava Matteo Renzi). Il secondo sembrerebbe un reato consumato attorno alla nostra ambasciata a Islamabad.
(da Repubblica)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
UNO/A SU TRE GEOLOCALIZZATO/A DAL PARTNER, META’ DELLE RAGAZZE IMPORTUNATE
Alla vigilia di San Valentino, mentre in tutto il mondo viene celebrato l’amore, i dati del nuovo rapporto di Save the Children – intitolato “Stavo solo scherzando” – fotografano una realtà ben diversa nelle relazioni tra adolescenti italiani: comportamenti aggressivi, controllo ossessivo e violenze che vengono sempre più spesso normalizzati. Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti come schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione. A più di uno su tre il partner si è rivolto con linguaggio violento fatto di grida e insulti.
L’indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, mostra come queste dinamiche abbiano radici profonde e si manifestino sia nella sfera privata che in quella pubblica, online e offline. Un adolescente su tre è stato geolocalizzato dal partner, il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi. Ma la violenza non si ferma alle relazioni sentimentali: più di quattro adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e approcci sessuali indesiderati – percentuale che tra le ragazze sale al 50%. Al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati.
Le ragazze le più colpite
A pagare il prezzo più caro secondo il rapporto di Save The Children sono proprio le ragazze, e sia in termini di rischi, che di rinunce e stigma. Il 66% ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada e quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Una limitazione della libertà che diventa strategia di sopravvivenza.
I dati Istat confermano la gravità del fenomeno: le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile. Il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni, quasi dieci punti in più rispetto al 2014. L’aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali, passate dal 17,7% al 30,8%. L’incremento più forte riguarda gli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e gli uomini non partner come parenti, amici, conoscenti e sconosciuti (dal 15,3% al 28,6%).
Il peso del contesto familiare
Il rapporto evidenzia come il contesto familiare giochi un ruolo decisivo. Vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza porta spesso alla riproduzione degli stessi modelli. Le percentuali di adolescenti che subiscono o mettono in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo sono sistematicamente più alte tra chi vive in un clima familiare teso o conflittuale. Il 39% di questi ragazzi usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.
“Paure ed esperienze di molestie, umiliazioni, ricatti e aggressioni attraversano luoghi e momenti diversi della vita degli adolescenti, dalle relazioni intime agli spazi pubblici, sia fisici che digitali”, spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. “Ragazzi e ragazze in molti casi imparano e riproducono copioni di un repertorio violento, con il risultato che dinamiche di possesso, controllo e aggressività rischiano di venire giustificate e normalizzate”.
Controlli e ricatti nelle relazioni
Quando interrogati su comportamenti violenti e di controllo, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che ragazzi e ragazze affermano di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere questi atteggiamenti. Il 28% ha usato linguaggio violento, altrettanti hanno fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa il partner, il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi.
Al 44% degli adolescenti è capitato che il partner chiedesse di non uscire con alcune persone, al 43% di non accettare contatti sui social, al 40% di non vestirsi in un certo modo, al 29% di condividere le password. Il ricatto emotivo è diffuso: il 29% ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura. La fine del rapporto è un momento particolarmente critico. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza l’ex partner, il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto, altrettanti di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi o foto private per vendetta.
Incontri occasionali, giochi e sfide sessuali
La ricerca di Save The Children mette in luce anche la diffusione di pratiche che possono diventare terreno di vulnerabilità. Al 28% degli intervistati è capitato di avere incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo senza ricordare bene le circostanze il giorno dopo. Il 40% ritiene diffuso tra i coetanei bere in modo esagerato per disinibirsi sessualmente, il 24% usare sostanze o farmaci, il 23% partecipare a giochi o sfide sessuali di gruppo. Percentuali che schizzano rispettivamente al 49%, 36% e 44% tra chi vive in un clima familiare negativo.
Aumenta la consapevolezza, ma non cambiano i comportamenti
Rispetto all’indagine del 2023, gli adolescenti – soprattutto le ragazze – sembrano più consapevoli. È calata la percentuale di chi ritiene “normali” alcuni atteggiamenti di possesso: se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d’amore, oggi è sceso al 23% (16% tra le ragazze). Il 73% ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere password o posizione, il 68% che il consenso non sia mai scontato.
Tuttavia, questa maggiore consapevolezza non si traduce in un cambiamento dei comportamenti. Anzi, alcuni atteggiamenti sono in aumento: chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti è passato dal 19% al 25%, chi ha subito linguaggio violento dal 31% al 36%, chi ha subito ricatti dal 22% al 31%.
Violenza negli spazi pubblici e online
Anche fuori dalle relazioni sentimentali, i ragazzi affrontano un clima di violenza pervasiva. Il 29% si è trovato in una situazione in cui si è sentito costretto ad atti sessuali indesiderati. Il 49% ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da coetanei, il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona.
Sul fronte digitale, il 37% ha ricevuto richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo. Commenti sessisti e discriminazioni sono parte del vissuto quotidiano: il 63% ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo, il 60%
commenti giudicanti sul modo di vestirsi o comportarsi, il 36% insulti per motivi legati al genere o all’orientamento sessuale.
Le strategie di autoprotezione delle ragazze
Le ragazze sviluppano strategie di prevenzione che limitano di fatto la loro libertà. Il 60% sceglie di non andare in luoghi isolati, il 49% di non prendere mezzi pubblici da sole la sera, il 42% di evitare feste dove non conosce nessuno, il 21% di non prendere taxi da sole. Il 45% finge di essere al telefono per sentirsi più sicura tornando a casa, il 38% condivide la posizione con qualcuno di cui si fida, il 32% finge di aspettare qualcuno quando si sente minacciata.
Fiducia nella famiglia, ma poca conoscenza dei servizi
L’85% degli adolescenti parlerebbe con qualcuno in caso di violenza: il 60% con la madre, il 39% con il padre, il 24% con le amiche. Solo l’11% conosce correttamente il numero antiviolenza 1522. Meno della metà (47%) ha fatto educazione sessuo-affettiva a scuola, per lo più percorsi brevi. Eppure il 79% pensa che un corso obbligatorio sarebbe utile per contrastare la violenza di genere.
“I passi avanti nella consapevolezza sono importanti, ma ancora troppo pochi e troppo lenti”, dichiara Raffaela Milano, direttrice ricerca di Save the Children. “È necessario rafforzare l’impegno affinché tutti i ragazzi e le ragazze possano crescere in un contesto di rispetto, libero da stigma e paure. Questo deve partire dalla scuola, con corsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva”.
Con la campagna #Facciamoloinclasse, l’ONG torna a chiedere una legge che preveda percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità, risorse per garantire sostegno psicologico alle vittime minorenni e un sistema nazionale di raccolta dati sulla violenza di genere.
(da Fanpage)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
HA REVOCATO UNA LEGGE CHE DICEVA CHE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E’ CAUSATO DAI GAS SERRA, UNA FOLLIA CHE PAGHEREMO CARISSIMO… L’ENNESIMO LIBERI TUTTI A CHI INQUINA IL PIANETA
Partiamo dalla fine. Ieri Donald Trump ha revocato una legge del 2009 che dice che i gas serra
sono la principale causa del cambiamento climatico in atto. Se lo chiedete a un climatologo, probabilmente vi dirà che è come negare che la terra è tonda, o che la neve è fredda. Eppure Trump l’ha fatto.§Perché se neghi la pericolosità dei gas serra è tana libera per tutti. Per i produttori di auto a benzina o diesel, per chi estrae idrocarburi, per chiunque concorra, con la sua attività, a surriscaldare il pianeta.
Non che servisse quest’ultimo atto, per accorgersi che Trump sia per distacco il più convinto negazionista climatico del pianeta Terra. Ma quel che ha fatto in poco più di un anno per ridurre in macerie ogni tentativo di mitigazione del riscaldamento del Pianeta è semplicemente allucinante.
Nell’ordine: ha ritirato gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima, ha cambiato le normative sulle emissioni, ha bloccato i progetti di centrali eoliche offshore, ha ridotto l’agenzia americana per la produzione del clima, l’EPA a una specie di circolo dopolavoro, e ha quasi azzerato i fondi per la ricerca scientifica sul clima.
Il tutto mentre il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, preceduto solo dal 2024 e dal 2023, con un aumento delle temperature di più di mezzo grado nel giro di appena trent’anni, con il record di scioglimento del ghiaccio marino artico, un aumento delle parti di C02 in atmosfera.
È inutile dire che tutto questo non è uno scherzo. Che le scelte che oggi si perdono tra i mille, folli, ordini esecutivi di questa tragicomica presidenza condanneranno probabilmente tutti noi a un futuro di eventi climatici estremi, oceani che sommergono le coste, siccità che distrugge i raccolti, a danni da decine di miliardi a ogni evento climatico estremo, ed esodi biblici per scappare da aree inabitabili del pianeta.
Che tutto questo sia avvenuto nel nome della prosperità è surreale, una follia
collettiva che sarà oggetto di studio per gli storici che verranno. Quel che è allo stesso modo certo è che lo zero che stiamo facendo, in Europa, per controbilanciare la follia trumpiana, è allo stesso modo folle.
Di fronte alla più grande sfida del nostro tempo, quella al clima che cambia, anche essere inerti e indifferenti è una grande, grandissima responsabilità.
(da Fanpage)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
RAI IN SCIOPERO CONTRO LE MANCATE DIMISSIONI
Il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca da giorni è nell’occhio del ciclone per le sue papere, finite pure sul New York Times, durante la telecronaca della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Ma sul tavolo dei vertici Rai, oltre alla figuraccia che ha portato prima solo i giornalisti di Rai Sport, poi della Rai tutta a ritirare le firme da servizi e dirette, sono finite anche le spese d
Petrecca. E non sono leggere. Il 3 febbraio, nel corso di una riunione con il capo del personale, sono state segnalate le spese pazze del direttore: un’escalation fatta di assunzioni, promozioni e gratifiche come non se ne vedevano da tempo, ma soprattutto di un budget cresciuto in modo vistoso. Dall’arrivo di Petrecca sarebbero state autorizzate consulenze esterne per 640mila euro in più rispetto all’anno precedente. I conti delle rubriche parlano chiaro: nel 2024 i programmi storici — dalla Domenica sportiva a Dribbling, passando per Il 90° del sabato e Il processo del lunedì sera — costavano complessivamente 1,7 milioni di euro. Nel 2025, con la nuova gestione (da marzo), la cifra è salita a 2,34 milioni. Tutto a carico dei contribuenti.Lo sciopero contro Petrecca
È anche su questo sfondo che oggi in Rai va in scena lo sciopero bianco contro Petrecca. Una protesta decisa dall’Usigrai per chiedere all’azienda un intervento dopo l’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi invernali, finita nel mirino dei giornali di mezzo mondo. Per i vertici di Viale Mazzini, però, quella figuraccia non è bastata a giustificare le dimissioni del direttore di Rai Sport, invocate da più parti. Da questa mattina i giornalisti Rai realizzano servizi e dirette senza firma. L’informazione è garantita, su tg e web, ma senza “metterci la faccia”: una modalità già adottata dagli inviati della redazione sportiva a partire dalla scorsa settimana. A fine edizione, poi, arriva la lettura di due comunicati. Uno dell’Usigrai, che ha proclamato la protesta, l’altro di Unirai, il sindacato di destra che allo sciopero si è subito opposto. Una scena non inedita nella tv pubblica, dove anche le note sindacali diventano terreno di scontro.
Il comunicato dell’Usigrai e di Unirai
Il testo dell’Usigrai è secco e va dritto al punto: «Nonostante l’immagine di Rai Sport e della Rai siano state danneggiate, nulla è avvenuto. Continueremo a difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai per garantire a voi cittadini un servizio pubblico di qualità». Di tutt’altro tono il comunicato di Unirai, con un incipit che pare già un manifesto: «Unirai crede nel servizio pubblico. Crede in una Rai capace di unire il Paese, di rappresentare l’Italia nel mondo». Nessun cenno alle gaffe del direttore, solo l’esaltazione degli ascolti olimpici. Tanto è bastato ai piani alti di Viale Mazzini per evitare repliche ufficiali: la linea è già rappresentata dagli “amici” del sindacato giallo.
/da agenzie)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
SOTTO ACCUSA PER UNA FRASE MAI PRONUNCIATA,,, I SERVI DEL CRIMINALE NETANYAHU ATTACCANO UNA VOCE SCOMODA
Tutto nasce da una frase che Francesca Albanese non ha mai pronunciato. Al forum
organizzato da Al Jazeera, ha parlato di “nemico comune dell’umanità” riferendosi a un sistema – potere politico, capitale finanziario, industria militare – che ha reso possibile il genocidio in Palestina. Non ha mai detto che il nemico fosse Israele come Stato, come popolo o come nazione. Ma su questa frase mai detta si è costruita un’altra offensiva mediatica.
Tra i giornali che l’hanno attaccata con riflessi pavloviani spicca il Corriere della Sera. Il commento di Antonio Polito è esemplare: “La militante (sempre più) pro-Pal che è riuscita nell’impresa di unire la Francia e l’America”. Se non bastasse,
nella versione online lo stesso articolo ha un titolo ancora più infamante: “Francesca Albanese, militante (sempre più) filo Hamas”§Ironicamente, è lo stesso Polito a scrivere che la ricostruzione è falsa. “Nel video dell’intervento – riconosce l’editorialista – (Albanese) in realtà sembra definire ‘nemico comune dell’umanità’ il sistema che in Occidente ha tollerato e aiutato ciò che lei ritiene essere il genocidio dei palestinesi”. Viene negata in premessa, quindi, la ragione per cui il commento è stato scritto, ma la smentita che non produce nessun effetto: né sul titolo, né sulla tesi, né sulla condanna complessiva. La correzione viene inglobata come sfumatura lessicale, come questione di wording. Rimane l’accusa falsa, necessaria a costruire il quadro politico e morale; le parole vere sono ridotte a nota a piè di pagina.
Quello del Corriere è solo l’ennesimo calcio dell’asino mediatico da parte di una stampa distratta sul genocidio palestinese, ma solerte nel sottolineare (o manipolare) le sfumature lessicali della relatrice dell’Onu. Solo ieri, sui quotidiani nazionali, sono fioccati articoli così. Il Messaggero, editoriale di Mario Ajello: “Albanese, se anche Parigi si accorge del bluff”. Ajello scrive di “culto albanese”, rigorosamente con la minuscola, e butta nel calderone tutto: “politicamente corretto, università ProPal, cortei saltellanti” aizzati da “una riverita sacerdotessa” che “accende ancora di più, in Italia, il sentimento di odio verso Israele”. A differenza di Polito, Ajello non si accorge che Albanese non ha mai detto quello di cui l’accusa: non gli interessa nemmeno. Poi c’è il Foglio, “Le parole di Albanese e un monito: l’antisionismo è antisemitismo”. E il Giornale: “Vada via dall’Onu. Anche Macron è stufo”.
E lo stesso riflesso, praticamente ogni volta che Albanese parla in pubblico. Il 30 novembre, dopo l’irruzione di manifestanti pro-palestinesi nella sede torinese de La Stampa, la relatrice condannò le violenze, ma aggiunse in un inciso che l’episodio doveva servire “anche come monito alla stampa” a raccontare i fatti nella loro interezza e nel loro contesto. Un’uscita discutibile nella forma, ma di tutto il suo discorso fu riportato solo “il monito” (oggetto anche di censura dalla Federazione della stampa italiana). Con lei non sono concepite sfumature, solo parole sbagliate.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile
“IO IL SENSO DELLA PAURA L’HO SUPERATO 35 ANNI FA”
“Io il senso della paura l’ho superato 35 anni fa, non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che mi si mette a tacere”. Il procuratore Nicola Gratteri risponde così, a Piazzapulita su La7, agli attacchi dopo le sue dichiarazioni al Corriere della Calabria sul referendum.
“Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro. Ma io non farò falli di reazione, e continuerò fino all’ultimo giorno la mia battaglia per il No”.
“I miei interventi – ripete Gratteri – non possono essere parcellizzati: ho detto che a mio parere voteranno Sì coloro che non vogliono essere controllati dalla magistratura, tra cui centri di potere, ‘ndrangheta e massoneria deviata.
Ma non ho mai detto che tutti quelli per il Sì appartengono a centri di potere”. “Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi dico che si sbagliano, stiano tranquilli”.
Al ministro Nordio, che parlando di lui ha fatto riferimento a “test psicoattitudinali per la fine della carriera” di un magistrato, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri replica: “E che gli devo dire, si è fatto una domanda e dato una risposta”.
Intervistato a Piazzapulita su La7, Gratteri continua: “Nordio è il ministro che dice di non voler dare la mano al procuratore generale di Napoli, che i mafiosi non parlano al telefono, che Schlein sbaglia a non appoggiare la riforma perché in futuro potrebbe servire anche alla sinistra… possiamo raccontare per ore le frasi di Nordio. Le conclusioni spettano ai cittadini, non le devo fare io”.
Gratteri, rispondendo a Corrado Formigli, replica anche a Tajani, che lo ha accusato di attacco alla democrazia: “Tajani l’altro giorno ha detto che sta pensando di togliere la polizia giudiziaria al controllo della magistratura, penso che quello sarebbe un attacco alla democrazia”. Il procuratore di Napoli invita infine a esaminare le posizioni espresse sui social in merito al referendum e alle sue dichiarazioni: “Vediamo le persone che scrivono sotto chi sono, persone perbene, pregiudicati, parenti di pregiudicati. C’è di tutto, ma magari vediamo i numeri. E vediamo più avanti se serve altro”.
(da agenzie)
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