Febbraio 16th, 2026 Riccardo Fucile
REFERENDUM, BESTIARIO DI BALLE E INSULTI DEL SI’
La sparata di Carlo Nordio sulle logiche “para-mafiose” dentro il Csm non è che l’ultima
chicca di una campagna elettorale in cui il fronte del Sì, impegnatissimo a fare la morale al No, ha dato prova di una certa fantasia in tema di balle e scorrettezze.
Certo, anche l’altro fronte non è stato immune da scivoloni, ma certe parole in bocca a ministri (magari della Giustizia) o partiti di maggioranza hanno un altro peso. In questo Nordio regala materiale ogni settimana. Un mese fa 15 giuristi stavano raccogliendo centinaia di migliaia di firme per un nuovo quesito referendario e avevano pure avanzato ricorso al Tar contro la decisione del governo di anticipare il voto. Nordio ostentava sicurezza: “Il ricorso è inutile, anche perché il quesito non si può cambiare, non è un referendum abrogativo”. Risultato? Quesito cambiato dalla Cassazione. La stessa Cassazione che infatti sarà massacrata dalla destra (basti per tutti il capogruppo FdI Galeazzo Bignami: “La decisione dimostra che bisogna votare Sì, c’erano due giudici schierati per il No”).
Matteo Salvini punta da tempo sui casi mediatici più noti, senza perdere occasione di collegarli alla separazione delle carriere: “Il referendum è un passo avanti fondamentale di civiltà – è un suo post dello scorso autunno – Anche la cronaca degli ultimi giorni lo dimostra, dall’incredibile vicenda di Garlasco al sequestro dei tre bambini portati via in modo indegno e vergognoso”. Cosa c’entrino Garlasco e i bimbi nel bosco non è chiaro, ma la cronaca è spesso utilizzata per fini elettorali. Basta farsi un giro sulla pagina social di Fratelli d’Italia. Un montaggio mostra le violenze al corteo di Torino di un paio di settimane fa. Didascalia: “Loro votano No e ringraziano la toga rossa”. Cioè il gip che ha scarcerato tre manifestanti. “Già a piede libero – si indignava Salvini – Vergogna. Votare Sì è un dovere morale”. “E poi dicono che non si deve votare Sì”, seguiva Maurizio Gasparri da FI. Ma il pm aveva chiesto il carcere e il gip ha detto no: un perfetto esempio di autonomia.
La strategia social di FdI però è chiara: semplificare. Altri esempi: “Il governo Meloni vuole più sicurezza”, si legge accanto al fiero mezzobusto della premier, “le forze dell’ordine arrestano i delinquenti”, e si fa vedere un uomo in divisa, ma poi “le toghe rosse le liberano”. Sintesi: “Sì, ci siamo stancati”. Un’altra card mostra una famiglia a tavola che guarda la tv: “Tanto i rimpatri del governo Meloni trovano l’opposizione di certi magistrati”.
E che dire del caso di Alessandro Barbero. I comitati del Sì si sono superati, essendo riusciti per giorni ad accreditare la versione – poi sbugiardata con una certa fatica – che lo storico avesse detto fake news sulla riforma. In realtà Barbero aveva spiegato in un video le ragioni del suo No al referendum, spiegando come funziona oggi il Csm e come, secondo lui, (non) funzioneranno le cose se passasse la riforma Nordio. Fact checker improvvisati hanno iniziato il linciaggio spacciando come balle le opinioni personali (basate su fatti veri) del professore e Meta ha persino censurato il filmato. I partiti non vedevano l’ora, come dimostrano alcuni post che ancora si trovano sui social in cui le parole di Barbero vengono liquidate come “informazioni false”. Mica come quelle del governo.
Appena due giorni fa il ministro Adolfo Urso spronava a votare “per avere una giustizia più veloce”. Ma era lo stesso Nordio ad ammettere che “la separazione delle carriere non rende i processi più veloci”. Slogan per slogan, anche FI si sta dando da fare. Autobus e manifesti riportano una scritta a lettere cubitali: “La legge sarà uguale per tutti. Vota Sì”. Un claim che dovrebbe allarmare chi finora ha
goduto di privilegi: forse i politici che possono farsi le leggi per salvarsi dai processi?.
Meglio stare sul generico, almeno non si viene smentiti. È andata peggio alla Fondazione Luigi Einaudi, che per spingere il Sì ha arruolato pure Indro Montanelli rispolverando alcuni estratti di un’intervista di 40 anni fa in cui, per altro, mai diceva di essere a favore della separazione delle carriere. È dovuta intervenire sul Fatto Letizia Moizzi, nipote del giornalista, per chiedere alla Fondazione di non appropriarsi a sproposito di Montanelli. Ma con un Nordio così, chi è la Fondazione Einaudi per fare ammenda?
(da ilfattoquotidiano.it)
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Febbraio 16th, 2026 Riccardo Fucile
DOPO AVER PREMESSO CHE NON CAPISCE NULLA DI MUSICA, IL PARRUCCHINATO SOVRANISTA SPIEGA IL MOTIVO PER CUI VENEZI “DEVE” DIRIGERE L’ORCHESTRA DELLA FENICE… OGNI VOLTA CHE PENSIAMO DI AVER TOCCATO IL FONDO, C’E’ SEMPRE UN SOVRANISTA CHE ABBASSA L’ASTICELLA DEL BECERUME
Al di là del triste caso di una direttrice d’orchestra più ambiziosa che talentuosa che si è infilata o è stata infilata in un vicolo cieco da sponsor politici che le hanno definitivamente distrutto una carriera che non c’è mai stata, il caso Beatrice Venezi ha almeno un merito: quello di certificare la penosa inadeguatezza della classe dirigente politica e giornalistica (di intellettuali meglio non parlare) che l’ha gestito.
Detto in parole povere, così magari le capiscono, fra i troll che sui social inveiscono contro i “poveri comunisti” dell’Orchestra della Fenice e propongono di licenziarli tutti e personaggi come il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro o il sottosegretario Gianmarco Mazzi o il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, non c’è alcuna differenza di preparazione, savoir faire, cultura e forse nemmeno di sintassi.
Però è sempre vero che, toccato il fondo, si può ancora scavare. Nessuno era ancora sceso alle profondità di becera volgarità e ignoranza raggiunti dal parrucchinato Andrea Ruggieri.
Per chi ha la fortuna di non conoscerlo, informiamo che si tratta di un ex deputato della “moderata” Forza Italia e attuale editorialista di una ex testata prestigiosa come “Il Giornale” e di una ex testata e basta come “Il Tempo”.
È anche l’ex fidanzato di Anna Falchi e tuttora, a meno che non l’abbia disconosciuto dopo questa performance, il nipote di Bruno Vespa. In un video incredibile a una manifestazione di quell’altro maître-à-penser di Nicola Porro, Ruggieri, che in precedenza aveva spiegato di non sapere nulla di musica, presenta una “lectio magistralis” di Venezi informando che è “acclamata in tutto il mondo come un fenomeno”.
Per la verità, qualsiasi giornale straniero che si sia occupato delle sue disavventure veneziane ha scritto esattamente l’opposto, e il fenomeno che tutto il mondo acclama poi nessuno se lo piglia, visto che la signora non ha incarichi né scritture importanti, anzi non ha quasi scritture tout court, a parte che nel suo feudo sudamericano e in particolare al Colòn di Buenos Aires, teatro prestigioso fino circa a un secolo fa, ma che l’ineffabile Brugnaro assicurò essere più importante della Fenice “perché l’aveva letto su ChatGtp”.
Tornando a Ruggieri, chi si oppone a una nomina insensata nel merito e indecente nel merito sono “quattro pippe senza curriculum”, cioè dei professori che hanno vinto un difficile concorso internazionale suonando dietro una tenda in modo che non li si potesse riconoscere.
Ma, “in questa Nazione di cagacazzi”, sempre secondo il raffinatissimo Ruggeri, “si vede la politica dappertutto”. E qui ha ragione. Soltanto una polemica politica, e di
questo altissimo livello intellettuale, può portare qualcuno che sa nulla di una questione a blaterarne: per esempio, lui.
E comunque l’argomento principe, il sillogismo definitivo, la sintesi folgorante arriva subito dopo: “Beatrice Venezi è una figa bestiale”. Nemmeno Eduard Hanslick o Franco Abbiati (Ruggieri può scoprire chi erano cliccando su Wikipedia) avevano mai elaborato una critica musicale così approfondita e perspicua.
Di più indecente di questo sproloquio c’è soltanto che, subito dopo, salga sul palco ad abbracciarne l’autore la diretta interessata. Evidentemente, Venezi è d’accordo sul fatto che i professori, che vorrebbe a tutti i costi dirigere, siano “quattro pippe”.
Ci si chiede allora perché abbia mosso mari e monti per ottenere quel podio; e soprattutto come mai non capisca che, comportandosi in questo modo, non riuscirà mai a salirci. Peggio dei nemici, ci sono solo degli amici così.
(da Dagospia)
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Febbraio 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL MOTIVO DEL GESTO E’ NELLA PROFONDA AMMIRAZIONE NEI CONFRONTI DELLA CAMPIONESSA E DELLA RESILIENZA CHE L’HA AIUTATA A TORNARE AD ALTISSIMI LIVELLO A 35 ANNI, DOPO IL GRAVE INFORTUNIO
L’inchino di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund non è stato un semplice atto di cortesia
verso la vincitrice dell’oro, Federica Brignone ma il riconoscimento pubblico di un’impresa che va oltre il cronometro e il valore sportivo della medaglia conquistata dall’italiana (il secondo metallo prezioso nel giro di pochi giorni) alle Olimpiadi Invernali 2026.
Il motivo di quel gesto è nella profonda ammirazione nutrita nei confronti della campionessa e della resilienza che l’ha aiutata a tornare ad altissimi livelli a 35 anni, dopo un gravissimo infortunio che le avrebbe potuto pregiudicare la carriera. Invece no, la sciatrice dell’Arma dei Carabinieri è tornata più affamata e competitiva di prima.
Un gesto nato dalla stima profonda dopo un argento ex aequo
In discipline dove la corsa contro il tempo è tutto, vedere un’avversaria inginocchiarsi al cospetto di chi le ha appena strappato l’oro dalle mani (Brignone lo messo al collo per 62 centesimi) è scena iconica.
Per la svedese e per la norvegese l’italiana è molto più di una “semplice” rivale ma una delle “atlete più forti a livello mentale” del circo bianco e meritava di esser celebrata con un tributo d’eccezione. E le parole di Sara Hector alla tv svedese ribadiscono il concetto: “Che Federica sia tornata a questi alti livelli dopo così tanto tempo è assolutamente incredibile. È davvero bello vederla ed è fonte di ispirazione in tanti modi diversi, una bravissima ragazza per il nostro sport”.
La forza di tornare: l’impresa di Brignone oltre lo sport
A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l’italiana ha fatto nell’anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s’è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero.
“Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni”.
Sara e Federica hanno parlato a lungo dopo la prima manche quando tutto era ancora in bilico e sarebbe bastato uno sbuffo di neve per determinare un tempo da oro. Si conoscono da anni, in pista hanno condiviso sfide sul filo dei centesimi e oggi la svedese sottolinea come la presenza di Brignone sia un “grande esempio a livello sportivo e umano. È una persona generosa e speciale. Merita tantissimo e sono felice di vederla ottenere questi risultati”.
La commozione di Federica dinanzi a quel tributo inatteso
L’emozione provata da Brignone è stata travolgente quando, dopo aver ottenuto il secondo oro in casa, ha visto le Hector e Stjernesund genuflesse. “Ero un po’ a disagio – dice la campionessa olimpica -. Con Sara ho già condiviso altri podi ma, in generale, con loro ho un bellissimo rapporto. E penso che ci sia un bel rispetto reciproco tra di noi e sono delle grandissime atlete”.
(da Fanpage)
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Febbraio 16th, 2026 Riccardo Fucile
LA RETROMARCIA DEL DIRIGENTE DELL’ISTITUTO DI CROTONE DOPO IL RICHIAMO DELL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE: “UN ERRORE INTERPRETATIVO”
Dopo giorni di polemiche nazionali e il richiamo delle istituzioni, il preside dell’Istituto Barlacchi di Crotone, Girolamo Arcuri, torna sui suoi passi.
La commemorazione per le vittime del naufragio di Cutro si potrà svolgere regolarmente il 25 febbraio. Quello che era stato presentato come uno stop per «mancanza di contraddittorio» viene oggi declassato dal preside a un semplice errore di comunicazione.
A dare la spinta decisiva al dietrofront è stato l’Ufficio Scolastico Regionale (Usr) della Calabria, che nelle scorse ore ha definito «inopportuna» la decisione di bloccare il convegno. Secondo l’autorità scolastica, il ricordo di un evento così
drammatico non rientra nelle fattispecie della circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, poiché si tratta di un momento di alto valore civile e umano, e non di un dibattito politico opinabile. Un invito a rivedere la decisione che il preside Arcuri ha ora accolto, cercando di smorzare i toni dello scontro con il sindacato Flc Cgil.
La risposta del preside: «Tutto un equivoco»
«Voglio ricucire questo equivoco e organizzare il ricordo delle vittime per giorno 25», annuncia oggi Arcuri, rompendo un silenzio che durava da giorni. Il dirigente ha provato a ricostruire la dinamica dei fatti, rivendicando di essere stato lui il primo a voler coinvolgere il sindacato. «C’è anche un mio dispositivo in tal senso. Ho chiesto ai miei uffici di chiedere a Cgil di ampliare il dibattito. Successivamente c’è stato un errore interpretativo a livello amministrativo di cui mi rammarico e mi rendo immediatamente disponibile per la celebrazione dell’evento», spiega. Arcuri ci tiene a dirsi amareggiato per l’eco mediatico e i toni usati. «Sono finito in un tritacarne, passando come una persona che voleva negare proprio la tragedia di Cutro, che ha colpito così da vicino il nostro territorio. Al contrario, con gli studenti avevamo già preparato elaborati e un videomessaggio per il presidente Mattarella».
Pace fatta con il sindacato?
Il grande «equivoco», come lo definisce il preside, dovrebbe risolversi tra oggi e domani in via definitiva con un contatto ufficiale tra la presidenza e la Flc Cgil per rimettere in piedi il programma originale, che prevede testimonianze civili e l’assegnazione di una borsa di studio per gli studenti. Resta il fatto che, senza la mobilitazione sindacale e il chiarimento dell’ufficio scolastico, una giornata dedicata alla strage di 94 persone morte in mare sarebbe rimasta off limits per una scuola della regione.
(da Open)
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Febbraio 16th, 2026 Riccardo Fucile
UNA GRAN PARTE DEL MONDO FORENSE E’ INTENZIONATO A VOTARE NO
È guerra anche nel mondo degli avvocati sul referendum sulla giustizia in programma i
prossimi 22 e 23 marzo. Nelle scorse ore un gruppo di legali posizionati sul No alla riforma Nordio ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco, censurando le sue ripetute uscite pubbliche in favore del Sì.
«Abbiamo appreso con stupore che sul sito istituzionale del CNF sono state pubblicate diverse interviste da Lei rilasciate sul tema referendario, a favore del “sì”», si legge nel testo del documento visionato da Open. «Non si vuole qui entrare nel merito di tali dichiarazioni, pure opinabili. È però evidente che le stesse non possano che essere state rilasciate a titolo personale, considerato che il Consiglio Nazionale Forense è un organo istituzionale che rappresenta l’intera classe forense – così come il suo Presidente – e, dunque, non potrebbe mai schierarsi a favore o contro una riforma costituzionale come quella di cui si discute».
Le uscite pubbliche di Greco (anche contro Gratteri)
Oltre a rilasciare diverse interviste in cui spiegava le ragioni della riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, nei giorni scorsi Francesco Greco – alla guida del Consiglio forense dall’aprile 2023 – ha anche firmato un intervento sul Foglio in cui si diceva incredulo per le (presunte) parole di Nicola Gratteri sul sì alla riforma della “massoneria deviata“, parlando di una caduta (smentita seccamente) nella «peggiore demagogia».
Tesi rilanciate apertamente dai canali ufficiali del Consiglio nazionale forense che rappresenta gli avvocati italiani. Una “esondazione” oltre il ruolo ufficiale inaccettabile secondo Francesca Artoni, Enrica Domeneghetti, Paola Loddo, Anna Michilli, Maio Palici di Suni, Federica Pistorello ed Ettore Zanoni, i sette legali che hanno cofirmato la lettera aperta a Greco.
La rivolta contro il presidente del Consiglio forense
«È noto come in tutta Italia siano stati costituiti da parte di avvocate e avvocati numerosi comitati per il “no” che dimostrano la presenza di molteplici sensibilità e diverse posizioni sulla riforma oggetto del prossimo referendum. A fronte di questa situazione, riteniamo del tutto inopportuno che nei Suoi interventi pubblici Lei non abbia chiarito di intervenire a titolo personale, ma si sia espresso a nome di tutta la categoria», scrive il gruppo dei sette. «Inoltre, a fronte di tanti, tra avvocate e avvocati, schierati per il “no” , non si comprende come un collega, prima ancora che Presidente del CNF, possa affermare che chi si schiera per il “no” non abbia mai avuto a che fare con la giustizia civile, penale e amministrativa. Riteniamo che si tratti di una modalità di intervento sul tema referendario che induce la cittadinanza a ritenere, erroneamente, che l’intera avvocatura sia favorevole alla riforma costituzionale».
(da Open)
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